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Full text of "Memorie storiche sull' intervento francese in Roma nel 1849"

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HEinORIE STORICHE 



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MEMORIB STORICanB 

SULI. 



INTERVEl^TO FRANCESE IN ROMA 



NEL 184» 



DI 



FEDERICO TORRB 






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TORII^O 185i 
Tipografia Italiana di Savoiardo e Bocco 
iHazxa f^iÙùfU» Emanìuk^n. 9%. 

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Pkovrojtà UiraiuwA 



Val seotameato cl*oDore col crescere della cnriltà propagato 
hanno avuti» origiDe e vita le così dette Mewwrie Storiche: 
perciocdip le abbiano prese a dettare, bramosi di prevenire 
(M)mbdttere calunnie, uomini la maggior parte illustri die 
ai fatti d'arme, o ai segreti maneggi dei gabinetti, o alle 
;4eIiberazioni delle assemblee legislative, o ai congressi dei 
! potenti, o comecchessia ai pubblici affari parteciparono, e di 
Ifrocacciare alla causa da lor sostenuta il pubblico suffragio 
ì mobilmente ambirono. E se tutti non ebbero, come era ben 
; maturale, acquistatosi nome d'imparziali e fedeli narratòri» 
i certo che somministrarono sempre assai lume a potere 
tRi il buio delle umane passioni e nel conflitto degli op- 
posti partiti discemere possibilmente la verità dei fatti. 

Nella nostra Italia non è penuria di cosi fatte scritture, 
ri oggi più che mai è a desiderare che quanti o trascinati 
) spontanei si avvennero nel vortice dei rivolgimenti polì- 
ì( i espongano schietto le cose operate e le vedute, o patite 
la loro ; percioc^>hè sorgendo un qualche felice ingegno spinto 
la) generoso pensiero di tramandare ai posteri i tanti e cosi 
uovi e gravi avvenimenti della nostra comune patria, che 
ir vuole e dovrà un giorno dalla antica servitù redimiVìt^V 



VI 

tfoveià in pronto la materia al lavoro, e narrando le virtù, 
e gli errori, e le glorie, e le sventure dei nostri tempi farà 
opera di vero ammaestramento ai popoli sitibondi di libertà. 

Per concorrere nella nostra pochezza ad apprestare ma- 
teria a così desiderato lavoro abbiamo . impreso queste Me- 
morie Storiche sopra un avvenimento che vk tra i meno 
comprensibili, e i più strani della presente eia, qual fu V in- 
tervento francese nella rivoluzione di Roma.' Noi come ad- 
detti al Ministero della Guerra dovemmo per necessità re- 
carci all(» mani ed avere sottocchio i documenti che di 
quel fatto disvelavano le simulate cagioni e le vere; fum- 
m(f testimoni della lotta che ne seguì , e sapemmo le scel- 
lerate, pratiche onde la reazione si brigò di renderla a noi 
disastrosa. Possiam quindi vendicare Fonor militare de' no- 
stri, e Tonore del repubblicano governo dalle tante accuse, 
onde non- solamente le note e le encicliche nel furor fab- 
bricate dai cardinali e dal Papa, e lè omelie dalla tribuna 
di Francia recitate per Montalembert e compagni, e i ro- 
manzieri prezzolati e venderecci della razza di D'Arlincourt, 
di Balleydier, di Àudìsio e simile lordura, ma eziandio lo 
assalirono alcuni scrittori indiiferenti o lontani che non per 
mai auiino o studio di parte, sì per mera ignoranza dello 
spirito pùbblico, che nelle popolazioni da noi prevaleva, il 
raóc^nto dei casi nostri turpemente adulterarono. 

' Che se il nostro dire in alcuna parte saprà di qualche 
agrume, non dissimuliamo di averlo fatto volendo che Va- 
spreggiato animo testimonio di tante malvagità esprimesse 
còli sincero linguaggio il dolore onde l'intervento francese ha 
ii^ flalia e in Ròiiìa trafitto il cuore dei buoni. 

!!lè vógliam nascondere un erróre in cui pur troppo con 
jiiàlif fiBemìì cad^iiijno e fti di Alléiìdere ' Jal papato poli- 



VII 

tìco la salute d'Italia. Dai fatti ci venne il disinganno, e dai 
fatti fu mestieri che fossero gli Italiani ricondottti ai severi 
principii di loro antica scuola storica stata sempre inimica al 
papato cagione eterna e suprema de' nostri affanni. Se per- 
tanto dobbiamo ora col divino alighieri gridare alla Fran- 
cia che dal suo intervento non gloria ('come le prometteva 
quel menzognero governo) 

. . . , ma peccato ed onta 

Guadagnerà per se tanto più grave 

Quanto più lieve simil danno conta. 

(Purg. e, XX). 

dobbiamo anche ripetere al Papa con quel sommo de' no- 
stri italiani scrittori 

. . . che la Chiesa di Roma 
Per confondere in se duo reggimenti 
Cade nel fango e se brutta e la soma. 

[Purg. e. XVI). 



1 ■ 



% 



LIBRO PRIMO 



Sommario. 



Restaorazione pajpaledel 1815 — Indole dèi ifiuovo governo dei preti — 
Pio VII e GonsalW — Riprìstinazion. dei Gesuiti— Leone XII —Pio 
Vili— Gregorio XVI — Rivoluzione negli Stali Romani -r- Intervento 
aostrìaco e francese --^ Memorandum delle cinque grandi potenze al 
papft — £secizione illusoria del medesimo — Morte di Gregorio XVI 
e timore dei cardinali -^ Elezione, di Pio IX — Amnistia — Qualità e 
carattere di Pio . IX — Retrogradi e liberali .— Circolari segrete — 
Ministeri Gizi , Ferretti, Bofondi -r- Ministero Rocchi — Enciclica del 
29 aprile — * Tumulto in Roma — Ministero Mamiani — Ricorso con- 
fidenziale di Pio IX al generale Cavàignac — Lettera all'imperatore 
d'Austria, e missione di monsignor Monchini — Ministero Fabbri -r 
Ministero Rossi — Qualità, carattere ed atti del Rossi — Morte del Piossi 

— Dimostrazione e tumulto del 16 novembre — Nomina del ministero 
democratico — Progetti di fcga — Foga a Gaeta — Scopo della rea- 
zione — Vane speranze dei retrogradi — Menzogne del cardinale An- 
tonelli — Civiltà presente dei popoli — Iniquità e assurdità del do- 
minio temporale dei papi — Vera causa della rivoluzione romana l'a- 
more dell*indipendeiiza d'Italia r^ Deputazioni respinte dal pontefice 

— Giunta di Stato — Governo provvisorio — Scioglimento delle Camer^ 
~ Convocazione dell'Assemblea Costituente — Proclamazione della 
Repubblica — Necessità della mededma. 

i. Non è possibile che alcuno comprenda lo stato di agità- 
tione generale, onde in ogni parte d'Europa scaturiscono le tante 
Uè frequenti mutazioni politic&e/ senza risalire al famoso con- 

-trèsso di Vieiuia del 1815. Là st9.nno le ascose cagioni del mal- 
essere che og^ tormenta i popoli, e là sono i semi chi ama di 
n^ionare degli ultimi avvedimenti di Roma, i quaìli noi ci prò- 
poniaìno di esporre con breve discorso e veracità di storico. 

'Quel trattalo richSatnava su) tròno le vecchie monarchi ^n^\\.^ 



2 

dal braccio fortissimo di Napoleone, e instaurò . pure nei così 
detti Stati della Chie^^. i) governò Uimporale dei preti. Ma* questi 
s'imbattevano in condizione affatto nuova de' tempi e de' popoli, 
e altre leggi, altri usi, altre opinioni e speranze e bisogni pa- 
rca dovessero abolire por sempre dalFanimo loro il pensiero di 
•mai tornare alle stolte e- viete arti di re^no. Le romane pro- 
vineie, qual più tempo qurtf meno, aveano gustato il frutto dei 
reggimenti nella nostra peuisola -cTcali da quel gran capitano, 
che repubblicani o imperiali o regi andarono pur sempre e- 
gualmente lodati. per sapienza di leggi civili, per amministra- 
zione regolare di finanze, per favoriti commei'ci^ per onorali in- 
gegni e per gloria militare. Senzachè alcune massime slate prima 
della rivoluzion francese argomento solitario di aludio a pochi, 
vennero per runiversale sconvolgimento politico d'Kuropa ren- 
dute conie di pubblica ragione. Con lutto ciò i' preti che Tim- 
mobilita del dogma religioso voglionx) pur sèmpre introdurre nelle 
opinioni e faccende necessariamente mutabili della terrena po- 
litica, mal sapendo adagiarsi al rinnovato {>eik»are <iei popoli, 
opposero come primo i privilegi alia eguaglianza, il diritto di- 
vino alla sovranità nazionale, l'assolutismo alla legge; l'intolle- 
ranza ed il Sant'Oflicio alla libertà di coscienza, Jn breve i prèti 
rimasero quelli che erano prima della rivoluzion Irancese, uo- 
mini cioò dall' un canto tenaci d'un passato che slupidamenle li 
fece arbitri dei regnanti e dei popoli, e ribelli dall'aliro atle- vo- 
glie di un secolo civile che liberalmente prepara secondo il 
vangelo dì Cristo un avvenire di libertà, di giustizia e di' fra- 
tellanza per tulli. Colesla lor perfida indolo palliarono fon suf- 
ficiente ingegno, jfinchè regnando Pio VII ebbe^ timoneggialo gli 
affari il cardinale Consalvi. Egli infrenò le impazienze dei fu- 
ribondi, e più accorto giudice -delle cose e dei tempi, volea 
forse in Roma stessa fermare ordini tali di condotta politica da 
non rendere impossibili que' miglioramenti avvenire che fossero 
in desiderio de' popoli. Nell'atto però ch'egli era al congresso 
di Vienna i suoi nemici assediarono con tanto insistere di ve- 
scovi gon^i fanatici chi Io supplì ya da prò -segretario di Staici 
fera il buon cardinal Pacca), che importunato importunava il 



• I 

pontefice a richiamare come fece .in vita qu^i morto istituto, ove 
sotto nome di Gesuiti riparano, come. dentro il cavallo troiano, 
gli incendiatori deiruniverso mondo. Àbbominevole setta che da 
Ire secoli dura pertinace neir opera di ricostruire il medio evo 
in Europa e in America. L'avea spenta per dare la pace al 
mondo il santo pontefice Clemente XIV; per mala ventura la 
risuscitò Pio VII: se ne morse le dita il Consalvi assente, ma 
la setta risorse e tosto diede mano ad intrigar per le corti dei 
cardinali, e dentro i covili dei frali. Consalvi non li lasciò re- 
gnare; ma lui caduto dopo la morte di Pio il successore papa 
Leone XII spalancò il serraglio delle gesuitiche fiore, e fiera- 
mente regnarono. Chiamali a-lle prime cariche dello Stato i più 
devoti alla setta distrussero quanto di moderne istituzioni avea 
lasciato sussistere inlatto il Consalvi, rimisero lei alla testa delia 
pubblica istruzione , e le consegnarono la gioventù perchè la 
foggiasse ipocrita, scostumata e ignorante. Da Leone XII in poi 
arse celata a stento e compressa la lolla fra governanti e go- 
vernali, lotta che durerà invincibile, finché si avrà poter tt^m- 
porale il chiericato, 

li. Trascorso in 18 mosi l'inutile pontificato di Pio Vili, 
uomo d'indole fiera e bisbetica, il quale pubblicò un solo editto 
politico minacciante pene di galera e di morte agli adepti dclFe 
società scerete , venne Gregorio XVI. Fu eletto il ^ febbraio 
4831, ed il 4 da Bologna a Pesaro insorgevano le romane Pro- 
vincie. . Venne presto compresso quel moto dalle armi austriache; 
rinnovossi però ivi a qualche mese. È da ricordare che dopo 
la rivoluzione parigina delle tre gloriose giornate di luglio del 
1830 assunto al Irono Luigi Filippo, che non re di Francia, ma 
s intitolò re dei .Francesi , sospettando che lo grandi potenze 
solloscrilte al trattato di Parigi del 1814 e a (juello di Vienna 
del 484 5 potessero pigliar parte per l'espulso re Carlo X e in- 
vadere a favore del primo ramo borbonico una terza volta la 
arancia, fu presto a farsi riconoscere dalla, Inghilterra e a pro- 
clamare come principio di pubblico diritto per la Francia ìlnon 
nUervenio, È manifesto che quando una così polente e bellicosa 
Bazione qaal è la Francia, «i dichiara in favore d\ uu \>t\wcX^\<i 



qualunque, non pU6 (j[ue1 'pfthcipio non venir rispettalo idaìrin- 
tera^ Europa. Di qui fùroh'o 'tratti in inganno i liberali di Bo- 
logna, delle Romagne/ delle Marche e dellllinbrìa, che provandosi 
una seconda volta ad insorgere sotto Tusbergo dei non intervento, 
credettero dover riuscire a scuotersi dal collo una volta per sem- 
pre Todiato giogo dei preti. Eccoli pertanto da capo all'opera 
nel 1831, e in pochi dì chiamano a rivolta i popoli, che ri- 
spondono volenterosi e impazienti d'ogni indugio air invito. Ma 
anche allora fu vista la Francia abiurare per Tltalia il principio 
del non intervento, da cui aveva già cavalo per sé tulio il pos- 
sibile vantaggio, essendosi per quello sottratta alla temuta in- 
vasione della santa-alleanza. La Francia anche allora con gra- 
vissimo nostro danno mentì a se stessa, e consentendo ad un 
intervento austriaco negli Stati romani, intervenne anch'essa pel 
papa in Ancona (1). 

ni. La sera del !25 maggio del 1831 quando erano già 
dome le giuste ire d'una rivoluzione santissima fa dalle cinque 
grandi polenze Francia, Inghilterra, Austria, Prussia e Russia 
^.presentato al papale governo il famoso m<mtorat{(lfim. Sa il mondo 
e vide come fu necessario che al capo della religìon cattolica 
cinque potenze secolari. Ire delle quali non cattoliche, insegnas- 
sero i primi elemenli della giustizia e della vita civile non an- 
cor penetrati infino allora nella legislazione dei preti: e vide il 
mondo e sa qual'caso abbiano poi fatto costoro di quei con- 

(ly « La santa alleanza, diceva il inaresciallo Sebastiani il 37 gcn- 
« naro 1831 alla Camera dei deputati di Francia, riposava sai principio 

* dell' intervento distruttore dell'indipendenza di tutti gli Stali secon- 

* dari. Il principio opposto che noi abbiamo consacrato, e che noi sa- 
« premo far rispettare, assicura V indipendenza e la libertà di tutti. Ma 
•r-se noi per servire una causa {la cauta polacca) che ci è tanto cara, 
m fossimo i primi a violarlo, la nostra politica sarebbe ingiusta e men- 
«• zognera, essa perderebbe per ciò stesso ogni autorità in Europa.» f^i 
stessa dichiarazione faceva Casimiro Perìer nella seduta del 18 marzo 
che terminò coUe tanto ricx)rdate parole Le song des Francis n*appar' 
tient qu^à la France. E così U governo di Luigi Filippo che pi*oclamava 
31 principio per sua sioureioca e per negare aiuto alla Polooia, loj^violò 
paco dopo per intervenire nello Stato Romano. 



i 

sigli di giustizia. Lo sciagurato governo di Gregorio XVI lì ri- 
dusse alla nomina di pochi consultori triennali messi al fianco 
dei legati e delegati apostolici dèlie provincie, e a quattro pro- 
vinciali chiamati in Roma per assistere al prelato tesoriere. Circa 
i consigli dei comuni e delle provincie furono sottoposti all'ar- 
bitrio dei presidi e della segreteria di Stalo. L'elemento così 
dello della elezion popolare per un corpo di rappresentanti che 
stabilisse le imposte e sorvegliasse la pubblica amministrazione, 
e la secolarizzazione degli impieghi governativi politici, rimasero 
due vani desiderii nel memorandum, a documento perenne che 
le cinque grandi potenze conobbero la piaga principale del go- 
verno dei preti, ne indicarono il rimedio, se non radicale certo 
il raeno intollerabile ai tempi, ma i preti sempre ostinati nel 
male e solo curanti l'interesse proprio senza badare a quello 
dei popoli, ricusarono di applicarlo (1). In tal modo crebbe a 
dismisura il malcontento del pubblico, crebbe la tirannia dei 
preti. Nel 4843 a Bologna e nel 1841) a Riminì si tentò una 
sommossa che diede pretesto a persecuzioni, arresti e condanne 
senza fine, ed ebbe la Romagna a soffrire per anni il crude- 
lissimo poter giudiziario eccezionale nelle crudelissime commis- 
sioai permanenti. 

IV. Sceso finalmente nel 1846 nella tomba esecralo e ma- 
lodetlo il papa persecutore e tiranno si preparava il popolo a 

:lì liord Seymoar, ministro inglese alle couferen/e di Roma nei par- 
tire da quella capitale per ordine avatone dal suo governo indirizzava 
il 7 settembre 1833 ai rappresentanti, le altre quattro grandi potenze 
una nota in cai fra le altre cose dicea: 

« Più che quattordici mesi sono ormai passati da che il memorandum (u 
« comaoicato, e non una delle raccomandazioni che esso contiene è 

• stala pienamente adottata e messa in esecuzione dal governo del 
« papa Il governo papale non avendo fatto passi risoluti 

• per rimediare ai difetti che avevano creato il malcontento, questo 

• «alconlento si è accresciuto per il disinganno delle speranze che le 
■ Mg0ziazioni a Roma avevano contribuito a far nascere. . ..... H 

• goremo inglese prevede che, se il sistema attuate vien contipnato» 
« nuovi torbidi sono da a&péliarsi nello Stato papale, e di un carattere 

• progr98|jÌ^aiiieQte più serio. • ■■ - ' ' 



generale sommossa per iscbìanlar dalle radici un governo ab- 
bominalo e fedifrago. 1 migliori però pieni la mente de* recenti 
sistemi politici pubblicati dal Durando, dal Gioberti e dal Balbo 
avvisando a libertà e nazionalità per via lunga e tranquilla di 
riforme anzicchè per la perigliosa e breve delle rivoluzioni e 
delle armi, volendo pur evitare nuovi e non utili spargimenti di 
sangue consigliarono pazienza e indirizzi a cardinali in con- 
clave: si esponessero bisogni e desiderii dei popoli, non si dis- 
simulassero i pericoli d'insurrezione universale e tremenda, ove 
le eminenze negassero di provvedere, e si aspettasse la ele- 
zione del nuovo papa. 

V. Cosi fu fatto, e alla ferma risoluzione divulgatasi dalla fama 
impaurirono cotanto i cardinali, che por mezzo deireminentissimo 
Camerlengo Riario scrissero .supplichevolmente al feld-mare- 
sciallo Radetski in Milano (1), che a lui confidavano la prote- 
zione del conclave; facesse di sollecitare dalF imperiai corte di 
Menna gli ordini per la pronta occupazione degli Stati eccle- 
siastici nel caso che gli animi non quieti delle popolazioni tu- 
multuassero. Nel medesimo senso scrissero ai rispettivi mini- 
steri gli ambasciadori di Francia e d'Austria, e sotto la pressioo 
del terrore entrarono i cardinali in conclave^ né va certo errato 
dal vero chi crede non ultima causa della sì pronta eleziondel 
papa essere stato il timore. Dopo due giorni appena di scru- 
tinio non avendo ancora gli ambasciadori e i ministri avuto 
tempo di ricevere le solite istruzioni dalle proprie corti, uè es- 
sendo per anche arrivati messi e cardinali stranieri colle temute 
eselusive, ci udimmo annunziare daHe loggie del Quirinale un 

Vi; Lo sle<so Grea^orìo prevedeva cr^ alla sua morte satvbke ìkìI- 
meole actadula ma rivolozìoDe ne^ Stati romani; a tal aopo Imciò 
un Breve> trovato poscia fra le sue carte, col qmde fingeva ffti?oHi ai 
cardmalì dì congregarsi onmtiiie sì credessero sicuri per la oimioiie 
éfì «BOVO papa, derogando alle apostoGdiecostìteiioai su lai proposiloL 
L'Austria prose ■wh^'cla le sue mìs«re« e meutro si^ prgpormra ad in- 
vadtto W Sialo iummiiy s|>edì ìmanto aohito ili— i um di ftrra nel 
poffie^ di Aucouu (Docmunlo 3 della prima parto dttta Cmmfmtitmte 



.Pio nona, già cardinale vescovo d'Imola, di nome Giovan iMaria 
Mastai/ niente nolo ai Romani salvo che a pochissimi preti. I 
più non sapevamo chi fosse, e ricevemmo ' assai freddartienle 
l'annunciò ieì nuovo pontefice. Nato in Siiìigallia fu per malote 
epileltico impedito di battere, come voloa, la carriera delle armi 
d'anticaniéra e abbracciò l'eccleèiaslica. Andò missionario al 
Chili con monsignor Mussi e tornalo di là poco satisfatto del 
suo principale ottenne in Roma un canonicato in S. Maria in 
via lata. Slreltosi in amicizia coi preti nmiani che sogliono an- 
dare in missione fu loro compagno in diverse diocesi dello Stalo. 
Durò qualche tempo rettore del conservatorio così dettolo Roma 
di Tata fiiovanni, passò poi prcsidenle deirospizio apostolico di 
S. Michele a Ripa , di là papa Leone il mandò arcivescovo a 
Spoleto, donde venne poi da (tregorìo XVI trasferito al più ricco 
vescovato d'Imola, e là divenne cardinale. 

I molli anni da lui vissuti nel pastoral minislero fra le po- 
polazioni deirUmbria e di Romagna l'aveano fatto accorto di 
lor indole generosa e tenace. Sapea quanto avversavano il ^50- 
verno del preti n fossero impazienti d'insorgere. Volle dunque 
.scongiurar la tempesta affrettandosi ai)romettere riforme. DI li 
a un mese le inaugurò cominciando da un atto di giustizia, che 
si disse di clemenza, pubblicando il famoso editto che richia- 
mava dairesiliò e dal carcere quei benemeriti non d*allro de- 
litto puniti che d'avere amato la patria. II popolò non uso a ri- 
revere atti di giustizia dai preti, e quantunque IVstehsor dell'e- 
dilto si fosse studialo a dargli colore, e apparenza di grazia, 
fo accolse quasi presagio di felice avvenire, e proruppe in tante 
manifestazioni di gioia che lutfo a cosi dire ne fu commosso 
il mondo. L^ottomanó successor dei Califili e il presidente del- 
FAméricaoa Unione' inviarono rallegramenti ed omaggi alla nuova 
inaestà del Quirinale, e stettero come in forse i proleslanli a- 
lemiaiiai ed inglesi di allàrgarjiaalménte a fraterno amplesso le 
Wcia ^erso i credenti di Roma. 1 liberali d* Italia e d'Europa 
celebrareàDO^ ad una; voce la rinàscente speranza dei campidoglio.' 

TI. Là mala fede però del pontefice , e il^ sub Versipelle 
ptapederé lu dòdo da star con tutti e proméUer^ &\\\ V\^is i^\ 



8 

uni ciò che dietro le spalle giurava agli altri di noa maolenere 
fu causa che nascesse. bentosto una lotta accanita tra ì parti- 
giani dell'antico sistema timorosi d*ogni novità e i liberali amanti 
di migliorare le sorti e la condizione della patria. Gli uni e gli 
altri dei due partiti avevano gente piena d'ingegno che doveva 
per diversi titoli avvicinare il pontefice , e come ^li non po- 
teva non sentirsi inferiore ad essi nell'arte del ragionare, s'ap- 
pigliava al ripiego che bene o male eragli riuscito da vescovo, 
ma non potea mai riuscirgli da regnante. Il vescovo tratta ma- 
terie dove per Y un verso o per V altro entra la ragion di co- 
scienza, e semprechè ebete non sia o ^fornito di ogni naturai 
furberìa può reggere sullo storto , sul falso, e finanche sopra 
l'ingiusto. Ne abbiamo esempi continui nelle tante controversie 
che sorgono fra preti e vescovi , fra luoghi pii e vescovi , fra 
monasteri e vescovi, fra giurisdizioni di regolari e vescovi. Quando 
il vescovo sappia alla fine dei conti asserragliarsi nei penetrali 
della sua coscienza , e vi risponda non potervi favorire in co- 
scienza, anzi essere in coscienza obbligato a resistervi o casti- 
garvi, ò raro che si giunga a. vincerlo o fargli mutar sentenza. 
Più, le occupazioni del vescovo sono ristrette a poche cose e 
a poche persone. Il regnante al contrario deve provvedere a tutto 
e a tutti, e la sola moltiplicìtà dei negozii che si debbono a lui 
riferire lo mette a contatto di sì gran numero di. persone, che 
senza massime direttive e senza ministero di assai subalterni è 
moralmente e fisicamente impossibile che solo basti a tutto. 

VII. Ora papa Mastai avvezzo da anni al mestiere di ve- 
scovo pensava fare a un modo istesso quello di prìncipe e s'in- 
gannò a partito. Avvenendosi infatti a dover pur definire e ri- 
solvere .su ciò che dovessero ordinare o difendere, impedire o 
permettere le podestà civili e politiche il più comandava recisa 
ed assoluto. Le podestà obhedivanOji ma quando all'atto deQ*e- 
seoizione si commoveva il pubblico e yeniva a manifestazioni di 
sdegno o di malcontento, papa Haslai negava di aver mai dat<» 
quegli ordini, e lasciava esposti alla esecrazione popolare que' 
seia^rati che li avevano da lui ricevuti. . NaUuraliDeni^ gli uni 
per comune difesa si stringevano in lega fra loro tentando di 



9 

separare il papa dai popolo, ed erano tutti i principali impie- 
gali di Segreteria e di Polizia, e con essi lutti i retrogradi amici 
degli antichi privilegi, e favori ed abusi. iSli altri più numerosi 
ed onesti fidenti nella giustizia e santità dei loro desiderii si con^ 
giuravano anch'essi ad allontanar sempre meglio il papa dai re* 
tirogradi e approssimarlo al popolo, e questi erano i liberali. Gli 
unì e gli altri agivano secondo lor principi!, ma Tuomo sempre 
indeciso e titubante fra i due era il pontefice. Se ne avviddèro 
i retrogradi, e insofferenti il motteggiavano con sarcasmi nei pri- 
vati discoidi, e con allusioni abbastanza ardite persino dai.per- 
gami. Divulgarono per la Legazione di Urbino e Pesaro sotto 
la proteiSone del (ordinai Legalo (che era il Della Genga) un 
manifesto che poi fece sui giornali il giro d'Europa, in cui tac- 
ciavano d'intrusione la sua elezione al pontificato. Di lui fidan- 
dosi i liberali incoraggiavano con tratti di bontà e con mani- 
festazione^ di ossequio il pontefice , in cui supponevano schiette 
intenzioni e solo temevano il fiacco e pieghevole animo : lusin- 
gavano r ambizione che era in luì sterminala , ne difendevano 
con ardóre i dritti, il nome e le opere. Non giunsero però mai 
ad ottenere da lui stima e fiducia. 

Vili, Cominciava egh frattanto le sue riforn»e, e i liberali, 
poco anzi nulla di sé curanti ma solo del pubblico bene darsi 
attorno perchè ne avesse plausi ed onore. Nel tempo istesso va- 
lersi di cotesta sua debolezza che lo faceva bramoso di aura po- 
polare per indurlo a sapienti consigli, e a correre franco nell'in- 
Irapreso cammino. Prima ed essenzial condizione ad avviare il 
progresso ora che il Governo trovasse ministri ed impiegati da 
ciiV, quindi i liberali chiedevano a cose nuove uomini nuovi: un papa 
riformatore mal potersi servire di chi si aveva ingrassalo negli 
antichi abusi', del gregoriano sistema. 1 retrogradi alf incontro 
amavano continuare padroni come prima d'ogni cosa, e per co- 
perte vie ogni riforma nel personale dei diversi ministeri impe- 
divano. Pio IX coi liberali in palese mandava fuori ordinamenti 
pur liberali , ma come di soppiatto intendea i retrogradi , co- 
mandava circolari segrete che gli v?ffelti di quegli ordinamenti 
modificassero in modo da renderli nulli. Que.sta bugiarda ^ci\\- 



10 

lica la (lovclle per necessità discoprire il cardinal Vannicelii a 
sottrarsi dallo sdegno del pubblico: percìoccbè stando egli Leg- 
gala a Bologna comunicò ai governi della legazione ordini af- 
fatto contrarli alle benigne disposizioni deiramnìstìa ; si seppero 
questi ordini, e svegliossi per tutto lo Stato, una irritazione cosi 
veemente contro il Legato che gli convenne giustificarsi, e lo fece 
pubblicando per le stampe la circolare segreta a lui spedita per 
ordine santissimo dali<i Segreterìa di Stato. Sospettarono allora 
la prima volta alcuni liberali essere malafede nel papa, e li confer- 
mavano le corrispondenze di Spoleto ed Imola, dove suonava non 
buona fama di lui. Pure, pel ben del paese amarono meglio dissimu- 
lare i torti del pontefice, e riputare ogni colpa ai vecchi impie- 
gati. Non badarono che gli stessi ordini erano stati per espresisa 
volontà di Pio IX spediti al preside di Civitavecchia, al console 
generale di Marsiglia ed al nunzio di Parigi, come si parve ma- 
nifesto quando il Maniiani esule in Francia sdegnò sottoscrivere 
le condizioni che gli vennero colà presentate se intendeva go- 
dere il benefizio della data amnistia. Proseguirono longanimi e 
indulgenti verso Finfinto pontefice a combattere il partito retro- 
grado che occupava tutte quante le cariche, ed esercitando ogni 
potere necessariamente impossibile rendeva le promesse e spe- 
rate riforme. Le stampe clandestine pertanto e le dimostrazioni 
popolari, e più tardi i liberi giornali, e preghiere, ed insinuazioni, ed 
avvisi agli amici, e finanche ai fratelli del papa miravano a im- 
plorare questo salutare cangiamento dei vecchi impiegati , non 
importava li giubilasse pure volendo con ricche provvisioni e 
pensioni; meno esser grave ai popoli un sacrifizio d'oro che una 
continuata anarchia di governo. 

IX. Caduto senza biasimo né lode dal seggio di Segretario 
di Stato Finutile cardinal Gizi, e pochi mesi dopo ritiratosi per 
coscienza, com'egli diceva, ma veramente per sentita incapacità 
di reggere con dall'una parte un principe scapricciato, insincero 
e compromettente, e dall' altra un pubblico stanco di soprusi e 
d'abusi e chiedente ordine giustizia e riforme, il cardinale Fer- 
retti, e scomparso con lui il ministero ecclesiastico puro, erano 
col cardinale Soffondi saliti a mimsiri di Stato Ire secolari, Pa- 



11 

solini, S(arbÌQe(li,e Gaetaoi. Circa un mese dopo il cardinale 
Bòffoodi e il Gaetani vollero ad ogni costo dimettersi, il primo 
per indole restìo al maneggio di affari politici, scandalezzalo il 
secondo di trovar troppo facile il papa a dimenticare la mattina 
gli ordini dati la sera innanzi. 

X. Si creò un nuovo ministero con due soli ecclesiastici , 
il cardinale Antonelli presidente del consiglio de' ministri, e il 
cardinale Mezzofanti ministro dell* istruzione pubblica ; gli altri 
lutti secolari cioè Rocchi, Pasolini, Sturbinetti, Minghetti, Al- 
dobrandini, Galletti, nomi allora carissimi .ai liberali, singolar- 
mente quel di Galletti censurato a torto, non saprei ben indo- 
vinare il perchè, da chi descrisse in tre volumi lo Stato Romano 
dairanno 1815 all'anno 1850. Questi ministri secolari non fu- 
rono come profani ammessi a conoscere lo Statuto della Costi- 

* 

tuzione che si stava apparecchiando da una commissione di soli 
ecclesiastici. Lo conobbero quando venne affisso al pubblico. Era 
agevole arguire da ciò quanto essi fossero poco addentro nella 
fiducia e stima del principe , che fin d'allora li riguardava piii 
quali strumenti di sicurezza per sé, che come consiglieri e mi- 
nistri di liberale governo. Con tutto ciò questo ministero andava 
drillo al segno e sbarazzava di preti le cariche, e succeduta ap- 
pena Teroica espulsione degli austriaci da Milano fu operosis- 
simo in allestire armi e armati per la guerra della indipendenza 
italiana. Né esso peraltro potè reggere a lungo: in ogni corre- 
zione che tentava di antichi errori, in ogni riforma di vecchi 
abusi, in ogni mutazione d'impiegato anche mìnimo doveva so- 
stenere lotte incredibili col pontefice sempre ^avverso e renitente, 
n cardinale Antonelli a parole era sempre coi ministri contro 
il parere del Papa , a fatti si credeva dai più in Roma , che 
fosse in p(ìeno accordo col papa per abbattere un ministero così 
aperto nemico della esclusione dei laici dagli alti impieghi dello 
Stato. 

XI. Fremevano intanto impazienti i Romani di accorrere col 
resto d'Italia alia guerra della indipendenza; e benché il go- 
verno teocratico a cui sottostanno da secoli non abbia miralo 
mai ad arrollare e disciplinare soldati, ma sólo a con^act^t ^\v\^- 



t 



fiche ed assoldar fraterìe, seppero in poch« seilimaoe fra truppe 
regolari e civiche e volontarie allestire da meglio di 20 mila 
uomini armati che pugnarono da prodi a Vicenza e Venezia. 

Cotanto fremere, accorrere d'armi e d'armati spaventò in tal 
guisa la cameriUa retrograda che non si ardiva d' opporsi. La 
rivoluzione di Vienna che volse in fuga Fimperatore fu un se- 
condo colpo di fulmine che agghiacciò loro il sangue nelle vene. 

f retrogradi e i diplomatici studiarono tosto al come strappar 
di mano al Pontelice un atto che lo compromettesse nel cospetto 
del pubblico, e lo staccasse da quel partito che V> inebbriava 
di applausi, e secondo lor trascinavaló a mal fare. 

Ne trovò subito occasione e pretesto il gabinetto dell'Austria, 
che pare abbia dal suo lungo soggiorno (f Italia appreso meglio 
di nessun altro gabinetto del continente Europeo gli accor-gi- 
menti politici di cui non sappiamo se a danno o prò del geitero 
umano fìi maestro eccellente il terribile Macchiavelli. Fece seri- 
vere dai vescovi dell' impero al papa essere non lontano uno 
scisma, ove il pontefice romano avesse voluto persistere nell'aiz- 
zare i suoi popoli e quelli di tutta Italia alla guerra contro 
dell'Austria: non essere decoroso a un capo di religione armare 
ì fratelli contro i fratelli: a lui convenirsi il ministero della pace, 
non mai quello delle armi: pejQsas:^e che cattolici sono gli ita- 
liani, e cattolici pur sono gli Austriaci, e lui padre comune 
d'entrambi non poter trattare gli uni da figli , da nemici gli 
altri senza pericolo che questi non s'abbiano a separare da lui; 
pensasse molte essere e potenti le sette accattoliche in tutto 
l'impero, e tripudiare che il papa metta loro con questa iniquissima 
guerra le armi io mano per abbatterne il primato, e renderlo 
odioso ai cattolici: pensasse come sempre casa d'Austria avesse; 
difeso e sostenuto la S. Sede in Europa, e come dal 4815 a 
questa parte rimessola ben due volte in trono: poco potersi 
ripromettere i papi dai popoli italiani , che sempre ne hanno 
sprezzato l'autorità, e all'occasione scosso il giogo. Far essi oggi 
i divoti al papa perchè la fazione che li mena vuole farne strur 
spento di rivoluzione generale, ma ottenuto l'intento i primi a 
sQor^lajT^ì. del. papa e vilipenderne, il trono saranno gU Italiani. 



*3 

E allora senza l'appoggio dell' Austria, né di alcuna ^elle potenze 
amiche deirAuslria, a cui volgerassi per aiuto la Roma dei papi? 
Forse alla Francia incostante sempre e volubile che edifica e 
strugge mille altari in un giorno? Unico sostegno del papato in 
Italia è l'Austria, solo con essa e per essa egli regna. Del resto FAu- 
stria non è ancor vinta: non le mancano generali ed armate: potenti 
alleati ad aiutarla son pronti ; non chiede protezione al papa 
che forse non è più padirone di comandare a' suoi sudditi , ma 
chiede solo che rimova dagli occhi de'fedeli uno scandalo che non 
rimosso a tempo potrebbe con ìrreparabil danno della S. Sede 
partorire nelVimpero uno scisma. I faziosi spargono che la guerra 
d'Italia è guerra santa, e santificata dal papa. Conviene che il 
mondo sappia esser questa una menzogna inventata ad arte 
dagli spiriti agitatori e turbolenti delle sette rivoluzionarie, con- 
viene che dalla causa di questi malvaggi ingannatori de'popoli 
sia notoriamente separata la causa del papa. Senza questo lo 
scisma è inevitabile, e più prossimo che non si pare. 

Appena giunto in Roma questo sospirato messaggio dell'epi- 
scopato austriaco si misero in faccende i retrogradi per mar- 
tellare con opportuni ed importuni discorsi il pontefice sui molti 
danni avvenuti dalle sue tentate riforme; danni tollerabili finché 
non portavano che disprezzo ai cardinali, e persecuzione ai più 
fidi ministri della Santa Sede appellati dalla setta liberale retro- 
gradi, non più ora che toccano la religione e minacciano lo 
scisma. Altri incalzava per un pronto riparo: volevano gli uni 
l'abolizione immediala, o almeno la sospensione delle costitu-^ 
zionàli instituzioni: altri menò eccessivi e più furbi suggerivano 
pronta risposta un' enciclica , che venne convenuta di bollo e 
sottoscritta. Alcuni de'retrogradi fuori di se dalla gioia tradì il 
segreto , e prima ancor del concistoro già si mormorava aversi 
dal papa apprestato un atto, che tulli qualificavano per diser- 
zione e tradimento qua! era. Lo stesso ministero entralo in 
sospetto di qualche atto papale non favorevole alla gran causa 
ilaliéna pensò di esporre l'animo suo al pontefice, e lo fece con 
Ì5rave e riverente dichiarazione del 25 aprile sottoscritta anche 
dal cardinale Antonelli. Timori e dubbiezze correvano già pei 



circoli, per le sal^r e pei tri vii di Roma. Uq .prelato di corte 
da dodici e più anni slato commensale e vicario di Mastai ve- 
scovo d'Imola, certo Enea Sbarelli capitò a- senlirli in più di un 
silo: non si arrischiava di parlarne al papa sì perchè ne cono- 
sceva r irritabile fibra, massime quando operava a riiroso della 
coscienza e dell'onesto, sì perchè a parie com'era del segreto della 
preparala enciclica temeva non l'accusasse il sospettoso padrone 
di violala fede. Gli parve dunque pel meglio di chiamarsi, come 
fece, nella stanza il nipote del papa, e confidandogli ogni cosa 
il supplicò non mellesso tempo in mezzo : andasse dal pontefice 
zio , e gU dicesse il malumor del paese per V enciclica che si 
lémeva i^-onlraria alla guerra, e il pregasse a sospenderla: che 
questo gli sembrava un passo assai mal consigliato, e da non 
potere altro arrecare che guai. restasse il nipote Mastai ve- 
ramente persuaso o fingesse, fallo è che andò raccontare fedel- 
mente ogni cosa al zìo. Quesli l'udì con simulala bontà: il ri- 
chiese da cui si avesse tratto simili informazioni , e ripetendo 
« va bene » l'accoramialQ. Il giorno dopo Enea Sbarretti venne 
caccialo di corte con ordine espresso di non vi si accostare mai 
più. Arrivalo il giorno del concistoro, pur troppo si avverarono 
le sinistre voci diffuse per Roma, e fu pubblicala la fatale en- 
ciclica del S9 aprile. Il ministero già slato offeso dai contrasti 
durati per la nomina dei due generafi Durando e Ferrari, per 
la pailenza delle truppe da Roma, per Varruolamento dei corpi 
Yolonlarii, per 51 passaggio del Po a Ferrara, per le spese della 
guerra, non resse a quest' onta > che un atto, di cotanta impor- 
tanza politica avesse pubblicato il pontefice sènza farne pur motto 
ad alcuno dei ministri, e si dimise. Nella sua caduta trascinò 
seco anche il cardinale Àntonelli, e così lo sottrasse airanìma- 
dversione del pubblico il quale già io teneva per complice della 
nemica enciclica. 

XII. Qual divenisse Roma alla caduta di questo ministero 
così universalmente accetto è difficile a dire! Non si dubitò più 
per alcuno della doppiezza del papa, doìia malignità dei preti, 
e '-'li ad una voce gridavano, o farla finita coi preti e finita 
per sempre, o noi saremo sempre gabbati e traditi. La civica. 



^5 
i popolani, i signoti egualmenlc fremevano, Roma era in piena 
molazione. I cardinali arrestati nei rispettivi palazzi, il papa 
sollecitato dalle grida del popolo, chit^dersì per alcuni un go- 
verno provvisorio, altri più ingenui consigliare fiducia nel papa, 
altri meno riguardosi minacciare man bassa e strage de* tradi- 
tori ed ippocriti. In cosi furiosa tempesta di moti e dì mìnaccie 
fu nominato il Mamiani , la cui proposta al ministero attutò le 
ire, assicurò gli animi , e tolse di sotto la 'pression del terrore 
quei c^dinali che -l'odiarono poi tanto e il maledissero. 

Egli accettò ma con patto espresso che tutti ì suoi coUeghl 
l'ossero come lui responsabili; e siccome la dignità cardinale non 
permette che alcuno investilo della medesima possa accettare 
questa* responsabilità che lo sottopone ai giiulizìo del potere le- 
gislativo dello Stato, e quindi a rimutziare al privilegio di non 
essere* giudicato che dal solo pontefice, voleva che» anche il mi- 
nistro degli affari esteri fosse un secolare : solo ainmelteva che 
restasse un cardinale alla presidenza del consiglio dei ministri 
e alla direzione degli affari esteri puramente ecclesiastici. 

Aderiva il pontefice, e fu nominato il ministero Mamiani con 
solo il cardinal Soglia alla testa come presidente del consiglio 
^ei ministri e Segretario di Stalo per gli affari ecclesiastici. La 
nomina di tal ministero pane mettere tutte le furie d'inferno a 
Pio IX. Scrisse di proprio pugno al generale Cavaignac capo 
della Francese Repubblica affinchè gli mandasse cinque o sei 
mila firancesi a guardare la sua persona in Roma e aiutarlo a 
riineltere Tordine rovesciato dai faziosi. Il generale rispose che per 
la persona del pontefice avrebbe invialo qualche fregata a Civita- 
vecchia' dove ripararsi in caso di pericolo, ma truppa in Roma 
per combattere un popolo desideroso di nuovi ordinamenti po- 
litici non potea senza* autorizzazione dell'Assemblea, né credere 
opporliino il proporlo, dacché gli sembrava essere direttamente 
contrario ai principii professati dalla francese repubblica. 

Indispettito Pio IX di nulla non avere ottenuto da Francia fece 
sparjgere da segreti corrispondenti a Parigi che egli era non più 
libero in Roma tenerlo conie prigione il ministero Mamiani , e 
queste voci sparse a Parigi le raccoglieva studiosamente YVni- 



46 

vérs che le spacciava poi nelle sue colotine cod tutta Vampti- 
ficazione e la bile di un rèttorico allevato alla scuola dei ge- 
suiti. Arrivalo il giornale ^ Roma si traducevano e stampavano 
a spése del papà nella tipografia di Propaganda , e monsignor 
Bernabò e compagni le andavano diramando clandestinamente 
per tutto lo Slato. Così avevamo un governo conosciuto e pa- 
lese nel ministero Mamiani, e un altro ascoso e segreto in quello 
del papa. . 

XIII. Pio IX vedendo come tulli vedevano prossima la mina 
deirAuslria assalila quasi a un tempo dalle rivoluzioni dì Milano, 
di Praga, di Vienna e d'Ungheria scrisse direttamente all'Impe- 
ratore e si provò a persuaderlo 'che abbandonasse -senza, colpo 
ferire Vltalia: risparmiasse una. inutile effusione di sangue: con- 
siderasse che Iddio ha daló ad ogni nazione i confini suoi pro- 
prii, e doversi per giustizia rispettare la indipendenza dì ognuna* 
Pensiero lodevole , ma perchè n^to in Jui da bassa passion di 
invidia a Carlo Alberto a cui erano rivolle le., menti e le spe- 
ranze di tulli senza che vi avesse parte alcun sentimento di 
pàtria carità di cui era affatto vuoto il cuor suo come i poste- 
riori suoi atti ebbero appien dimostrato , la nazione nostra è 
sciolta dair obbligo <!i essergli grata. 

Cosse orribilmente ai retrogradi lettera colale, o insensata la 
dissero e stupida e degna del matto Mastai. 

L'Imperatore come era fàcile a prevedere non rispose; il mi- 
nistero austriaco se ne adontò, e l'imperiai corte ne rimase for- 
te scandalezzata. Se ne- avvih Pio IX e come a rimediare 
il mal fallo spedì messaggiere a Vienna, monsignor Monchini 
incaricandolo di attestare tutta la sua devozione al trono dei 

« 

Cesari e dissipare ogni sinislra impressione avvesse potuto fai' 
quella lettera giurando* non averja egli scritto per desiderio che 
mai cessasse in Italia il dominio austriaco al quale tanto dovea 
la Santa Sede aposlolica, ma unicamente per impedire se pos- 
sibil era una guerra micidiale. Osservasse quindi il contegno 
della Corte e del (loverno austriaco, ne ricercasse bellamente le 
intenzioni e i disegni e informasse. Adempì monsignore il dif- 
ficil carico, ebbe accoglienze non mollo amiche ih Insprùck alla 



Corte e poco soddisfacenti al Ministero in- Vienna. Un messagio 
in cifra spedito da Roma al Nunzio colà residente fu intercettato 
alle frontiere da un corpo di volontari italiani e pubblicato dai 
giornali di Torino. ^Ci6 rese la missione del Monchini più che 
mai sospetta ai liberali d'Italia e ai governanti dì Vienna e ritornò 
senza nulla conchiudere (1). 

(0 Dopo che ebbe il papa scriUo all'imperatore votea mandare al 
medesimo una legazione mista composta dì due oratoi:i imo ecclesia^ 
siastico i*altro laico, monsignor Monchini e l'avvocato Sturbìnetli, i 
quali cercassero modo e via dì conchiudere la pace nei termini posti 
dalla lettera. Il pubblico però sospettava insincere le pratiche del papa» 
e gli animi turbati dalla sua non mai aspettata encìclica, rìfagglvaBO 
dal cooperare a qùal sia mediazion pontificia in cui si temeva un in- 
ganno anziché un giovamento all'Italia. L'avvocato Storbinetti non ac- 
cettò l'inòarìco ed andò solo monsignor Morichini, e con quali istruzioni 
précise non sappiamo. Alcun: sono -dì credere che dovesse placare gli 
sdegill della corte im{)eriale con [irotestazìoni di affetto ed ossequio per 
parte del ponteiice presso dell'Austria, e spiegare ie* espressioni della 
■lettera in modo che non altro significassero che desiderio di pace nel 
pontefice. Facesse di corto entrare nell'animo di sua maestà che quella 
lettera era un atto da prete e nulla più: del resto riguardasse tutti i moti 
guerreschi ed ostili di Homa come imposti a Pio I.X dalla violenza dei 
tempi e dagli avvenimenti non mai .come voluti né approvati da luì. 
Il MorìcHini mal ricevuto alia corte non ebbe permesso di parlar di 
politica, e fu da Inspruch indirizzato ai ministero in Vienna. Pare che 
le sue istruzioni segrete per l'iroperadore non si stendessero ai ministri, 
e a questi dovette nudamente esporre la mediazione del Papa nei ter* 
mini della lettera e secondo l'incarico datogli dal ministero di Roma. 
Laonde noi non possiamo ammettere col Farini che l'opuscolo'pubbiicato 
dal sig. di Pisseldorf ministro allora del gabinetto austriaco a Vienna 
testifichi l'ingiustizia dei sospetti che sorsero nell'animo dei Romani. 
Perciocché il ministro austriaco parla della legazione dal Morichini a- 
dempiuta c>ol ministero di Vienna qual eraglì stata pubblicamente or- 
dinata dal ministero Mamianì in Roma^ e non potea parlare uè parla 
della legazione segreta ed occulta che aveasi ricevuta dal papa per la 
persona dell' iniperadore, e che non potè compiere come abbiam dettò 
di sópra. 

Ci permetta di grazia il Farini questa sola osservazione : Il 29 aprile 
Pio IX manda ÌTuori {'enciclica; quattro giorni dopo spedisce la lettera. 
In quella rinega ógni principio d'italiana indipendenza ed esorta i popoli 
italiani a tenersi cari i loro principi ed aiiciie l'Àùslrià per conseguenza, 



48 

I 

XIV. Avvenne frattanto che si aprirono le Camere , e il Ma- 
miani vi*1esseil ministeriale programma. Benché l'avesse già prima 
approvato e postillato, il Papa non rifiniva di condannarlo e al- 
lora più che mai irritato centra l'istituzioni liberali da lui con- 
cesse, e quasi pentitone fece contro il Mamiani causa comune 
coi retrogradi. I quali accostandosi al Pontefice, e secondandolo 
nella sua antipatia verso Tillustre filosofo giunsero a formare 
una camerilla in palazzo favorita dal cardinale Àntonelli, acca- 
rezzala dal Papa, e nelle determinazioni governative influentis- 
sima. 

Trapelava sopratutto Tazion della medesima nel mantener fermi 
ai loro pósti quegli impiegati antichi di cui tentava disfarsi il 
Ministero perchè incapaci , o perchè al nuovo ordine di cose 
avversi. Riuscì a. rinnovarne alcuni dopo incredibili contrasti , e 
con sacrifizio di glosse pensioni, ma non potè mai tutti. Pio IX 
era divenuto il pròttettore dei retrogradi , la cui camefilla per 
mano d'AntoneUi ricingevalo co' suoi ampi giri nel Quirinale. 

Era poi anche il protettor dei croati, e odiava ogni parola di 
indipendenza italiana, e sbuffava contro Ministero o Camere quante 

e ricorda esser ciò italo da lui ra(;com:mdato andic nella sua allocu- 
zione del 4 ottobre dello scarso anno. In questa invita l'Austria a de- 
porre gli odii e riconoscere ia nazionalità italiana; a cessare una guerra 
e una dominazione che non sarebbe nobile né' felice quando sul fèrro 
unicamente posasse. Quale dì queste flue politiche si visibilmente op- 
poste fra loro siamo noi obbligati di ammettere per sincera? Se la prima, 
convien dire non sincora la seconda: e cosi pensavano i Romani, e 
perciò dicevano non sincera la missione all'imperatore e lodati i laici 
che la ricusarono. Se ammettasi per sincera la secpnda, convien dire 
bugiarda ed insincera la prima, e cosi forse giudicavano corte e mini- 
stero in Austria, onde le male accoglienze fatte a monsignor Morìchini. 
Vi avrà forse alcuno che ammettendo per sincera la prima* e la seconda, 
voglia conciliarne l'aperta contraddizione dicendo che realmente il papa 
pensava a un modo il 39 aprile, e a un altro modo il 3 maggio? 

Ciò a parer nostro indurrebbe a credere che un'alienazione di 
mente, che noi non osiamo supporre in un vicario di Cristo, e Mtm 
certi che non la supporrà uemmanco il Farini. Torniamo doiiqiie a 
conchiudere che non senza ragione erano le diffidenze corse nel pub- 
blico sulle sincerità della lettera e legazione alTimperadore. 



19 
Volle uscivano a trattare di provvedimenti per quella. Ben lo co^ 

nòbbe a prova il biion monsignor Muzzarelli che presidente dei- 
fallo consiglio propose Tapprovazione delle leggi votate in pro- 
posito dalla Camera' dei Deputati, e n'ebbe in ringraziamento 
così villana parola di biasimo da Pio IX cbe mandò subito la 
sua dimissione. Non fu accettata dal Papa perchè seppe accor- 
tamente impedirlo il Mamìani, e venne anzi nelle più obbliganti 
maniere invitato il Muzzarelli a perseverare nel seggio così de- 
gnamente occupato. Ma in quel tratto si manifestò sempre meglio 
in qual conto Pio IX lenea la causa dei liberali e d'Italia. 
Non osava ancora tutto che da lui pretendevano a ragione 
per logica deduzione dairenciclica i retrogradi , ma lascìa- 
vali così impudentemente tramare all'aperto , che omai più 
nessun dubitava della esistenza di due governi tra noi, Tuno li- 
berale condotto dal Ministero Mamiani e dalle Camere , l'altro 
reazionario e retrogrado stabilito e protetto dalla Camerilla del 
Papa. In quest'ultimo avevano anche parte non piccola i Diplo- 
matici d'alcune corti d'Europa. Pur erano uomini si ciechi della 
mente fra ì liberali ambiziosi, da cui non andava esente la no- 
stra come non mai ninna Camera al mondo , che questo agir 
subdolo e finto de! Papa non a raggiro di Camerilla come pur 
i Iroppo era , ma attribuivano ad odio [)ersonale di Mamiani. Di 
qui io credo nascesse in alcuni Deputali più ambiziosi che savi 
la smania dì combattere a morte quel Ministero, né ebbero posa 
fioche sotto le coperte insidie e sotto le declamate filippiche 
noi videro caduto. II delitto, l'imperdcnabile delitto del Mamiani 
agli occhi di Pio IX era quella ferma volontà che lo Stato Ro- 
mano con ogni possibile sforzo concorresse alla guerra dell'in- 
dipendenza nazionale. Finché quell'eminente italiano sperò coi 
suoi intrèpidi colleghi di approdare al nobile scopo lottò ma- 
gnanimo contro i ripetuti assalti dei partiti ostili e del Principe, 
e tenne saldo il potere : quando però si avvide che dal con - 
linuo lollare non veniva che scandalo al paese e niun vantaggio 
alla causa italiana, si ritirò e dimise. 

XV. Ne menarono vanto i retrogradi , ma dovettero ben 
presto dissimular nuove ire, quando il Ministero successore, che 



20 

essi con Pio IX aspettavano dover essere contrario alla guerra 
dichiarò per bocca del Fabbri suo capo alla Camera dei Depu- 
tati, non aver accettalo che a patto di coadiuvare la causa della 
nazionale indipendenza italiana. Uomo onorevole era il Fabbri 
e sacro allltalia per patiti dolori ma la tarda età lo scusava 
dal reggere contro la fazion clericale, e ripetiamo di lui quello 
ne scrìvevamo allora sul Contemporaneo, a II nome di Odoardo. 
« Fabbri è nome sacro a libertà; ma la sua veneranda canizie. 
« fu messa a palladio alle trame dei tristi, ed egli non deve 
« più a lungo capitanare un potere illusorio, inetto, compassio^ 
a nevolè. Generosa opera è far. sacrifizio della sua quiete e vitsi» 
^ suiraltar della patria nelle civili e militari imprese; ma quando 
« la fama integerrima deve far velo alle altrui magagne è però 
i< la patria ne risente anziché giovamento danno maggiore è do- 
a vere santissimo fuggire precipitosamente un funesto potere, e 
« dove non si abbia quel coraggio civile che è dato a pochi di 
« far conoscere alFuniversale con solenne protesta ì mali veri e 
a radicali onde siamo afflitti, si riprenda almeno la vita del pri- 
« vato e libero cittadino che collo sue virtù reca anch'egli utile 
a grandissimo al paese. Altri ministri ancora godono fama di 
« buoni, e se noi moviamo lamento sulFeserqizio del loro pub- 
tt blico ufficio, sappiamo rispettarli nelle individuali qualità pre- 
a gevolissìme. » 

Dalla debolezza del Fabbri Pio IX ottenne che il Ministero^ 
dell'Estero senza la distinzione degli affari ecclesiastici dai ci- 
vili (sulla qua! fu ragionevolmente inflessibile il Mamiani che 
studiava a ridurre a verità la Costituzione dello Stato Romano) 
tornasse di nuovo alle mani del cardinal presidente del Consi- 
glio dei Ministri ; e i liberali temendo a buon diritto non otte- 
nesse altri atti ancor più retrogradi il consigliarono a rinunziare» 
ciò che egli eseguì con docilità esemplare dopo appena 70 giorni 
di ministero in cui visse senza infamia e senza lodo. La Camerilla 
spingeva il pontefice a scelte retrograde, ma ostava in lui Tamor 
proprio temente di fare con ciò una tacita confessione di avere 
avuto torto nel sottoporre il papato ad esperimenti impossibfli: 
e il tratteneva poi anche speranza d'imbattersi in tal ministero 



ai 

che scaltrito netrarle degli inganni giungesse a burlare ed ap- 
pagare il pubblico. Egli era sempre il vescovo di Spoleto e di 
Imola ; è non poteva essere altri : questa sorte diedero i cieli 
ai miseri Stali Romani di soggiacere alla dominazione di un 
un vescovo! 

XVI. Dopo molte incertezze e opposizioni e deliberare lungo 
Pio IX nominò il ministero Pellegrino Rossi col cardinal Soglia 
|ffesidente del consiglio dei ministri e ministro Segretario di Stato 
per gli affari esteri, e col cardinal Vizzardelli ministro della pub- 
blica istruzione come sotto il ministero Fabbri. Del cardinal Soglia 
non ' fece mai alcun caso il papa ma solo abusava della sua 
sommissione estrema per caricarlo delle molte parli odiose per 
dui a un principe della tempra invidiosa e fanciulla e preson-^ 
tuosa di Pio IX non mancano mai occasioni e pretesti: del resto 
sappiamo che non gli ha dato mai alcun segno di fiducia o di 
stima , e più presto piacevasi di osservare le caricature che di 
lui apparivano sul D. Pirlone. Chi potea dirgli allora che fra pochi 
mesi avrebbe mirato ben cento altre più mordaci e più vere 
caricature dì se ! Giusta punizione di un orgoglioso che per vani 
applausi riscossi in principio di regno, come pure si riscossero 
e Tiberio, e Nerone, e Caligola, si teneva in possesso di tulle le 
più singolari virtù d'un principe ottimo. 

Pellegrino Rossi era uomo lodato per opere liberali e sapienti. 
Nel 48Ì5 caldo promotore a Bologna dellindipendenza italiana 
capitanata da re Gioacchino Murai si meritò Tonore dell'esìlio. 
Visse a Ginevra molti anni professore di criminal diritto che fu 
poi stampato, e tradotto in diverse parli d'Europa, e rimane bel 
moDumenio ai posteri del senno, ingegno, e dottrina deirìtaliano 
scrittore. Fu anche incaricato dì stendere una nuova costituzion 
per la Svizzera che approvala non ebbe mai luogo. Dopo Tav- 
Teniknento di Luigi Filippo al trono gli amici di lui Guizot eal 
duca di Broglio lo invitarono a Parigi , dove ebbe cattedra dì 
economia, politica , e poi di diritto costituzionale. Diventato de- 
cano dell'istituto e pari di Francia molto i^i segnalò alla Camera 
alla nella discussione dei zuccheri, e in quella del pubblico in- 
segnamento , e per ultimò in quella déirèspulsionè dei gesuiti 



E appunto per essere il. governo, aiulalo da Roma ad espellerli 
senza rumore né scandalo mandò suo commissario il Rossi ^ Com- 
piuta Topera con soddisfazione reciproca delle due corti rimase 
ministro del re dei Francesi presso la Santa Sede e poi am- 
basciatore. Venuto papa Pio IX gli fu consigliator di riforme. 
Dopo crjeato la Repubblica in Francia ritornò in condizion di 
privato, e con piacere accoglieva assai liberali che lo frequen-^ 
lavano. Per la guerra jieirindipendenza italiana lasciò che parr 
tissero due suoi figli , e parea si rammentasse assai volentieri 
di essere anch' egli italiano. 

Ciò non ostante la sua nomina a ministro del papa, benché 
giustificata dalla sua rarissima capacità, fu grave errore , grava 
riguardo airopinione pubblica d'Italia e di Roma che lo aveva 
in conto di uomo disposto a servir tutti i partiti che gli foroìs-* 
serQ speranza di guadagni e di onori fossero italiani, o francesi 
o svizzeri ; da che la sua condotta politica dal 4845 al 4 848 
aveva sempre secondo occasioni e tempi variato. E fu grave 
errore anche riguardo alla Francia repubblicana erbe mai non 
poteva di buon occhio mirare vicino del papa, la cui potestà 
religiosa riveriscono i cattolici che sono il numero maggiore dei 
francesi, un ministro divoto per tanti titoli alla monarchia costi- 
tuzionale del luglio del 4830. «Le pape commit une grande fatUe 
(( potUique , scrìve il sig. De la Forge , on choisissant paur sùn 
u conseiller officiel fhrnnme de ioute Vltalìe peut^élre le plus an^ 
(( tipathique aux masses et cela dans un temps où texaltalian la 
a plus vive regnati dans les esprUs » (4). I radicali (ossia i li- 
berali più avvanzati ) lo detestavano come dottrinario , i mode^ 
rati lo sospettavano generalmente poco amico della guerra del- 
rindipendenza, i retrogradi lo chiamavano eretico, apostata, e poco 
men che demonio ; pochissimi fra i liberali più moderati ne pre* 
sagivano bene. Lo slesso panagerista del Rosffi r't!!ustre storico 
Mignet nel suo elogio letto il ^4 novembre dei 4849 all'acca- 
demia delle Scienze morali e. politiche mostrando com'egli sempre, 
ebbe servito fedelmente la causa di una libertà ragionevole e 

(5) Des vicissitudes politiquo.^ de l'Italie dans ses rapports avec la 
France T. l.er. » 



23 
coslitiizìonale osservò che tu uomo di diverse patrie , sempre 
freddo . ove gli mancava raUralliva dell'interesse « i7 se mon- 
K trait froid s^U cessait cfétre mieressé n (1). 

Nel breve esercizio del suo ministero erano chiuse le Camere, 
e quando alla ria^rtura del dì 15 novembre 4848 egli veniva. 
salendo le scale per entrarvi a dar conto della sua passata ge- 
stione e deiravvenire , una mano sconosciuta il trafisse di pu- 
gnale alla gola , e fatti pochi passi spirò. Noi deplorando il delitto 
e ignorandone tuttavia Tautore e i complici, se ve n'ebbe, non sap- 
piamo condannare la coloro opinione che avvisano doversene 
accagionar i retrogradi. Conciossiacosaché , dicono* avendo già 
essi riacquistata la fiducia del papa, e per mezzo della CameriUa 
governandolo . come governare si lascia un fanciullo imperioso 
e potente a chi gli sappia lusingar le passioni, sperassero colla, 
morte del Rossi condurlo a farla finita coi liberali , & mettere 
ogni cosa a lor discrezione. Avrebbero la prima cosa licenziato 
le Camere , poi richiamato le truppe dalla Venezia , poi stretto 
alleanza colV Austria, poi aspettato il destro di abolire lo Statuto. 
Poco la vita di un tant'uomo importava a gente avvezza a san- 
tificare pei loro fini il delitto. Non furono forse confortati in con- 
fessione dai padri gesuiti gli assassini dei re di Francia e di 
Portogallo? Né sappiamo fin qui che essi mai abbiano mutajLo 
morale ; e scolari dei gesuiti sono tutti i retrogradi. Senzaché 
nulla costoro lasciarono d'intentato per impedire che il papa 
scegliesse a suo ministro il Rossi . e nei loro parlari il morde- 
vano e straziavano con incredibile rabbia appena ebbe imposto 
un disbito di 4 milioni sul patrimonio del clero; debito che da 
loro stessi tornati dopo la ristorazione all'antico potere é già 
stato subito annullato. Finalmente i liberali nella rivoluzione del 
maggio dopo la famosa encìclica del 29 aprile potevano, se aves- 
sero amato la vendetta, saziarsi del sangue dì tutti quanti i car- 
dinali e retrogradi già nelle proprie abitazioni arrestati dal por 
polo ; e in quella vece si adoperarono a gara a salvar loro là 
vita. Ora a qual prò imbrattarsi nella strage di un uomo, ch^ 

(1) Ibidem. 



24 - 

alia finfine illiberale non era / non retrogrado, e lui estinto re- 
stava sempre al pontefice vicina la rea Camerilla, onde ogni op- 
posizione veniva alla guerra della indipendenza italiana. dun- 
que, conchiudpno, la morte del Rossi fu vendetta privata di alcuno 
per supposta ingiuri^ o per véra, o se dobbiamo considerarla' 
come opera di un partito, non possiamo ragionevolmente ascri- 
verla che al partito retrogrado perchi"^ Tunico alle cui passioni 
e interessi una tal morte giovava. 

Volendo però noi essere schietti narratori del vero non tace- 
remo le parti che nel Rossi dispiacquero forte ai liberali di qua- 
lunque opinione: dispiacque il programmajnserito nella Gazzetta 
Ufficiale come quello che assai oscuramente parlava della gran* 
causa nazionale dell'indipendenza italiana, e non prometteva che 
prosperità materiale . quasi in tanto ardore di patria ond*erano 
invasi gli spiriti , fosse lecito a un paese qualunque d'Italia il 
concentrarsi io se slesso per non pensare che ad arrìchiré le 
finanze. Dispiacque la non curanza onde trattò le persone e i 
lavori del consiglio di Stato, le une e gU altri informati ai più, 
«ivili prinòipiì delle moderne scienze: dispiacque che non avesse, 
voluto a richiesta del presidente della Camera ordinare la stampa, 
del bel progetto sui municipii perchè venisse quanto prima. di- 
stribuito a casa i Deputati e alla riapertura discusso : dispiacque 
avesse nella Camera dei Deputati ristretto, di spazio le trìboiìQ' 
dei pùbblico: dispiacque lo sfratto illegale e istantaneo da RomlkT 
di tre esuli napolitani innocenti: dispiacque il suo superbo cob- 
tegno nell'atto del dar udienza: dispiacque la chiamata di numerosa 
corpo de' carabinieri in Roma e la rassegna fattane da lui a 
porte chiuse, quasi per minacciare immeritati rigori alla tran- 
quilla città : dispiacque la poca o ninna fidanza da lui mostrata 
alla guardia civica : e dispiacque un articolo pubblicato nelhì 
Gazzetta due giorni prima dell'apertura delle Camere oltraggioso 
ai Deputati. Per le quali cose nella maggioranza delle Camere 
eira volontà risoluta di combattere la sua politica. 

Giovi ora soggiungere con eguale sincerità di storico le allW 
sue opere non poche le quali avevano messolo in favore de' li- 
berali. Furono queste le pensioni assegnale ai feriti e alle fa- 



i 
11 

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V 

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II 

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miglie dei mo^i nella, guerra italiana, furono i 4 milioni di de-* 
bito pubblico fondalo sui beni d^I clero, furono le promesse di 
consertare gli ordini cosliluzìonali dello Stato , e le proposte 
linee telegrafiche, e le cattedre nella Università di Bologna e di 
Roma designate alFeconomia politica e al dritto commerciale, e 
le scuole nella capitale non pria mai stale di agraria e di fi- 
sica — " meccanica e chimica applicata alle arti e mestieri, e gli 
uffici di statistica ordinati per lo Stalo con ufficio centrale in 
Roma/ Opere tutte di liberale ministro che era certamente de- 
liberalo di mantenere in vigore la Costituzione. 

l' più per altro temevano non cedesse airesigenze del sovrano 
pontefice in danno delle libertà pubbliche ; che sapevano quanto 
fosse questi reslio a tenere la data parola e sempre colla Citi* 
mrìtta unito a falsarla e deludere, e sapevano come educato 
il Bossi nella scuola del dottrinario (ìuizot poteva collo stesso 
àstéma di ostinata e irragionevole resistenza alla volontà del 
pabUico trascinarci come accadde in Francia alla rivoluzione. 
. Pensavano anche i Romani essere bensì il Rossi uonno d'alto 
ingegno, ma pur nuovo nei volpini maneggi della chieresia pa- 
pale. Ipocrita e farisea di massime si cela sello pelle d'agnelh), 
e carezza e lambisce con sì mentila bontà le vittime cui vuol 
dimre, che i più accorti uomini caddero talor neiringanno e 
iurono sagrificatii I preti della Corte presi ad uno ad uno (fatta 
mfeiidL qualche onorevole eccezione) sono come i gesuiti di 
poeo p mezzano valore ; ma presi in corpo sono una vera Ìe~ 
9*00 di dèmonii, e versipelli, e ìbugiaMi, e astuti per modo, che 
trattando a lungo con essi, abbiam veduto uomini anche onorati 
e lirtuosi divenir senza avvedersene bugiardi e versipelli ed 
aitati. Qaal meraviglia pertanto se i Romani, avessero poca fede 
d'IUissi non più molto italiano di cuore, come naturato in Fran- 
eia^ e poco di conseguenza geloso delle nostre libertà ? 

Di qui è facile comprendere che la sua morte non ebbe dai 
Bomaui il compianto che certo non gli sarebbe mancato in pri- 
ma fortuna». Fu perù osservato che n'erano lieti assai i^ retro-^ 
9radi, e non è affatto veiro ciò che abbiamo letto in alcuni fo-^ 
iji francesi «ssèfé cioè «tata festeggiala per le vie coù cantr 



26 

infernali la morte del Rossi. Appena poehi mascalzoni manda- 
rono vìcin della casa deirestinlo alcuni gridi senza alcjpn eco 
dispersi dal venie. A discernere le fonli onde scaturiscono certi 
favolósi racconti basta. sapere il color dei giornali rhe li inserii 
sconò. Alcun disse che quelle notizie le sparsero a bello studio 
ì retrogradi per distornare Tattenziono del pubblico dal cercare 
fra loro il colpevole. In Roma stessa rhi riferivano maggior co^ 
pia d'aneddoti sulla morte del Rossi , erano i retrogradi : essi 
che il papa ne aveva qualche sentore dalla mattina e pregò il 
Rossi non andasse alla Camera, eàsi che un prete venne in per- ' 
sona dal Rossi a scongiurarlo si astenesse per quella matCna 
di comparire in pubblico, essi che una dama gli scrisse un vir 
gliettino poche ore prima del caso avvisandolo del perìcolo; essi 
che ii cameriere deirestinto ò' inginocchiò davanti a lui per- 
suadendolo a non uscire in quella mattina di casa, ed essi altre 
storielle iniinite che più non rammemoro. (1) 11 tìei mi guardi che 
io accusi persona; le apparenze non sono così chiare daai^ven*^ 
turare un giudizio. 1 liberali più avversi al Rossi lamentavano 
quel misfatto anche perchè li privava del Irioitfo da essi spe** 
rato di . combatterlo a pie fermo in parlamento, e forse la somma 
abilità del ministro mal bastava a sottrarlo da una caduta ordita 
con tanta unione da risoluti spiriti italiani. E giovi qui Tawer-' 
tire «he in quella stessa falal mattina del 4 5 novembre quasi 
tutti i Deputati della Camera si erauo posti a sedere dal sinisliro 
lato. avrebbe egli dunque parlando conciliatosi la fiducia, o 
dovuto dimettersi , ovvero ricorrere all'usato spediente di sioior 
gliere la Camera. Qualunque di questi tre risultali fosse per 

uscire da quella importante sessione è. eerto che 11 paese edo- 
cavasi sempre . meglio alle novelle istituzioni civili , e ciò solo 
appagava i liberali sinc(^ri. 

A 

'(l/be costoro, comt? og§i eìisi sle«t»i racconlauo per nie/zu de* iora 
storici e romanzieri, conoscevano prima che accadesse quel fatale aV- 
renlmenlo perchè, dom»ndìam noi, ooh sventarono la «Criminosa trama, o' 
almeno» se deboH ^raitio à tanto, perchè assolatamente non costriisanr 
quali* infelice ministro a tenersi celato io tanto perìcclo della vita? Per lo 
nello eisi sono -colperòli di non aver impedito quell* atroce a»iassiaio. 



XVIL SvenUiratam^^nte andò la faccenda a ritroso. I preti 
non tardarono a trarne il maggtor possibile prò. Perciocché potendo 
con una pronta nomina d'un ministero' interino composto di per- 
sone ben volute al pubblico frenare ogni disordinato movimentò 
sul nascere , abbandonarono in quella vece il paese-ase stesso 
senza più ombra di' governo. I ministri colleghi del Rossi rim- 
piattati e invisibili , la polizia inoperosa ed inerte, il principe 
muto e cinto solo da inutili piagnistei cortigiani, quando abbi- 
sognava di consiglieri avveduti e operosi e sapienti. I retrogradi 
bramosi che il popolo si commovesse ridevano fra loro sull'im- 
barazzo del papa che finalmente speravano si fosse convinto di 
dovere da capo a fondo distruggere V opera sua e ritornare (fosse 
pur coH'aiuto d'armi straniere ciò lor non caleva) nel mal ab- 
Iiandonato cammino della pontificale tirannide. Lor si teneva da 
costa la diplomazia austriaca rappresentata allora in Roma dal 
conte Spadr ministro di Baviera, a cui aderiva per non so qual 
entusiasmo poetico lo spagnuolo Martinez della Rosa, ambizio- 
sissimo forse di acquistar nomo, di papalino poeta. Tutti ad una 
voce insinuavano allo smarrito pontefice di provvedere alla sua 
personale sicurezza , ed egli godeva di essere Toggelto a tante 
affettuose premure, e dimenticava affatto di curare com'era debito 
in sì perigliosi frangenti la sorte del popolo. 

La notte del 1 5 alcuni membri più influenti del circolo popolare 
intimarono generale adunanza, e statuirono si facesse per la mat- 
tina appresso una imponente dimostrazione al papa, chiedendo 
si ponesse fine una volta agli inganni e si .nominasse un mini- 
stero popolare, ossia democratico. Alcuni assicuravano che nella 
dimostrazione si avrebbero compagne le milizie d'ogni arma, 
esserne prevenutile consenzienti i capì, saperlo i soldati, e averne 
da tutti parola d'onore. Si venne alla scelta de' nuovi ministri 
da proporre -, si ordinò il tenore della dimostrazione. Applaudi- 
rono tutti, l'adunanza si sciolse rimanendo pochi in seduta per- 
manente, andando altri ad infendersela nei quartieri, ed altri ad 
apparecchiare ì cartelloni su cui a cubitali caratteri fossero iscritti 
i desideri del popolo, i più si riebbero alle proprie case. Il papa 
non dormì quella . notte, ma solo riposò ad interva\\\/^\^^^* 



as 

soDe gli riferivano fedeli ogni cosa, ed egli col suo meschino 
•ceFTello invece di ricorrere a mezzi pronti ed efficaci per im-- 
pedire la dimostrazione pensò mettersi come a partita di giuoco 
contr'essa. Cercò protettori fra le milizie senza poterli trovare; 
udì consiglieri mal conoscenti Tindole dei Romani e le presenti 
circostanze e allo spuntar del giorno mandò messaggi ai colon- 
nelli, della Guardia Civica, e messaggi ai presidenti delle due Ga-* 
mere per averli con sé a consiglio nella mattina. Vani progetti, 
e tardivi rimedi 1 Sola via di scongiurare la tempesta , avendo 
condotto a quel punto le cose la stupida inerzia in cui giacque 
fi governo dopo la morte del Rossi , suggerivano alcuni la 
nomina di un ministero democratico che non avrebbe dato 
più luogo alla dimostrazione stabilita dal circolo. Il cardi'' 
naie Soglia Segretario di Stato corse ad informarne il pon-^ 
tefice che se ne sdegnò fortemente. Dopo del cardinale provossi 
più tardi a parlarne di nuovo col papa monsignor Pontini : fo 
tutto indarno. Incaponitosi il papa nelFidea che i provvedi^ 
menti da lui pensati la notte bastassero a sventare ogni di- 
mostrazione del popolo non volle mutar consiglio. Allora come 
la sera innanzi era giunto in Roma il Galletti, pensarono 
Soglia e Peniini e altri non perversi uomini , che quantunque 
pochi pur non mancavano in corte, di farlo venire dal papa a 
cui non era per anche escito totalmente di grazia. Non si con- 
chiùse nulla. Suonarono frattanto le dieci ed ecco stretti a con* 
siglio dal papa i due presidenti delle Camere monsignor Mnz- 
zarelli per Taito consiglio, e Tavvocato Sturbinetti per la Camera 
dei Deputati entrambi coi vice-presidenti e con essi i colonnetii 
della Guardia Civica. Parlarono chi più chi meno, ma tutti nel 
senso che il papa dovesse assecondare i voti del popolo, man- 
care la ragione e la forza al resistere. La dimostrazione intanto 
ingrossava a piazza del popolo, vi prendevano parte carabinieri e 
soldati, la moltitudine si ordinava a schiere e squadroni. Preceduta 
del circolo avviossi per la via del Corso in silenzioso contegno 
dall'insegnealla Cameradei Deputati pregandoli venissero interi- 
preti e intercessori del pubblico voto al pontefice. Vennero e 
l'abllaU dimostratone I-accompagno fino ^ila.piaiza del Qui- 
rt^^' 410 cjoque ed essa fermossi quieta, e dubbiosa come 



appettando il fato. Stava già il corpo diplomatico circoDdando 
di omaggi e di adulazioni il pontefice. Questi tenne duro alle in- 
ebieste del popolo : i Deputati non ebbero udienza : sì parole 
altere mandate loro dal papa per mezzo del segretario cardinal 
Soglia che il sovrano penserebbe a tulio e non soffrire che al- 
eno gli facesse violenza. H popolo non si mosse. Entrò dal Papa 
il Galletti e il papa durissimo. Uscì il Galletti ad avvertire il 
popolo perchè fidasse nel principe , si ritirasse alle case , non 
temesse ; che il principe si occupava di lui , il lasciasse fare ., 
ma il popolo perde pazienza, e gridò voler un ministero demo- 
cratico e volerlo subito. Il buon Galletti preso in mezzo fra due 
ostinazioni, del papa e del popolo, è incredibile quanto ebbe a 
soffrire dall'una e dall'altra prima di arrivare a vincerle e con- 
cordarle. Avvenne che verso le tre dopo mezzo giorno stando 
ancora sulla piazza del Quirinale il popolo, una Guardia vSviz- 
zera mal consigliata tirò sulla folla un colpo di archibugio. AU 
Icnra soldati e popolo correr furiosi a provvedersi dell'armi da 
fuoco , e tornar per battersi , e cominciar una zuffa a colpi dì 
palle tra la folla in piazza e gli svìzzeri in palazzo , che durò 
fino a sera. Pare che la morte di monsignor Palma segretario 
delle lettere latine caduto trafitto da una palla in palazzo nell'atto, 
che spinto da cnriosità male intesa accostavasi alla finestra del 
suo appartamento, e Tessersi dalla Guardia Civica appuntato un 
cannone contro il posto della Guardia Svizzera che più colpi 
lanciava: al popolo, persuadessero finalmente il pontefice a cedere 
a quelle imperiose circostanze. Chiamato il Galletti gli ordinò 
che ad evitare mali ulteriori annunziasse al popolo che egli 
annuiva , e nominava ministri coloro che gli proponeva. Dì 
buon grado ubbidiva il Galletti , solo per esperienza co- 
noscendo facilità che aveva il papa di negare o dimen- 
ticare gli ordini dati, chiese uno scrìtto che« autenticasse essere 
veramente fatta dal papa la nomina dei ministri da notificare. 
Lo scrìtto fu subito per comando santissimo apprestato dal car- 
dinal Segretario di Stato, e il Galletti presentossi fra l'impazienza 
del pubblico ; intimò silenzio e lesse i nomi dei nuovi ministri. 
n popolo ne fu contentissimo e la città subito lieta e lt^Ti^2^\^. 



30 

il papa prolestaDdo cóntro le palile violenze innanzi al corp9 

diplomatico, tradilorì e scellerati diceva i soldati, i civici, ilio- 
mani. 

XVltl. Alle ire del Pontefice rispondeva lo sgomento eil dolor 
della corte: solo erano il Ministro di Baviera e il cardinale Anlo.- 
nelli allegrissimi perchè dalla intempestiva resislenza del Pontefice 
e dalla susseguente rivoluzione traevano speranza certissima, di 
doverlo di breve trafugare, secondo i patti già congiurati, a Gaeta. 
Ivi sotto r, egida del re di Napoli si sarebbe d'accordo col papa,, 
colla Russia ecoirAuslria consumalo il sacrifizio delle libertà 

, ■ ^ 

civili non della sola Italia ma di tutta TEuropa. Pur troppo a 
giudizio della diplomazia in ciò concorde ai retrogradi Pio IX 
al prestigio per se potentissimo della libertà congiungendo (pei* 
ambizion fanciullesca d' àura popolare e niente affatto per con- 
viozion che ne avesse, che aver non polca) il prestigio della re- 
ligione era slato causa involontaria di un movimento liberale ] 
che dagli Stali Romani a tutta Italia e dallltalia a tutta Europa 
si propagò. Conveniva adunìque fosse lo stesso Pio IX costretto 
a disdirsi, e a ritirar dai liberali apertamente , anzi conlr' essi 
rivolgere la stessa autorità della religione. La enc^iclica da lui 
sotloscrilta e letta in concistoro il 219 aprile , contraria alV as- 
serire che egli continuamente faceva di amare e voler X indi- 
pendenza nazionale d'Italia, il mostrava uomo doppio e capace 
di riprovare oggi quello che benedirà domani. Bisognar pertanto 
si menasse fuori dair.atmpsfera dei plausi popolari; conciossiachè 
durando in essa 'si correa pericolo che di leggieri mancasse alla 
data fede: averne testimonio visibile la esecuzione fiii qui indarno 
sperata e mille volte richiesta dall'Austria della suddetta enciclica 

Per tirarlo fuori dagli applausi e dalle seduzioni dei liberali 
di Roma ninna occasione migliore di questa rivoluzione . Par- 
landogli allora dell' impottanza di mettere in salvo la sua sacra 
persona (e nissuno'la stima al par di lui ) accetterà senza meno 
il partito di fuggire, e la diplomazia gliene fornirà i mezzi, ed 
egli strumento fin qui di agitazioni politiche in balia deMiberaìi 
diverrìi capo e strumento di reazione in mano ai retrogradi. 

Sorgeva difficoltà non. piccola nel seno stesso della diplomazia 



34 



dà che la Francia oflferivd trasporlo eU asilo: il generale Cavaiy 
gnac capo in allora del potere ne aveva già fatto gli apparecchi, 
e V aìnbascialore di Harcourt d'ordine del papa scrittogli fìn<> 
dallo scorso maggio che dovendo partire da Roma sarckbe an* 
dato colà. Qui VAustria per mezzo del ministro Spaur di pieno 
accordo col cardinale Antonelìi la diede attraverso alla Francia. 
Subito dopo la. rivoluzione i ministri di Spagna, di Baviera e 
di Francia entrarono in discorso di fuga , ma subilo non ne 
convenne il papa. La stessa sera dcHGrabate Rosmini che era 
fra i ministri nominali* dopo interpellato il Pontefice se accettare 
ò no, diede la sua dimissione , e il papa la mattina del17 gli 
surrogava monsignor Muzzarelli. Questi lontano per indole ed 
abitudine, dalle faccende politiche, benché di non dubbi liberali 
principii, amava i tranquilli suoi sludi, e per esimersi dall' in- 
aspettato incarico, osservò che come decano di Rota godeva un 
posto guadagnato con 35 anni* di magistratura esercitala in quel 
tribunale, e mal polca scambiarlo col ministero che gli veniva 
offerto dell'Istruzione pubblica, il quale por onorevole che fosse 
era però precario massime in Governo costituzionale, e in tempi 
cosi burrascosi. Il papa lo assicurò che non avea da abbandonare 
né fH>sto né diritti di rola, e cosilo indusse ad accettare. Andato 
il Muzzàreili a ringraziarlo il trovò molto cortese ; andatovi 
Stérbini, che era il Ministro nominato al commercio ed ai lavori 
pubblici io trovò ituche assai- cortese, cosi lo trovò Lunati mi- 
nislrò di 'fidanze, còsi Gallelli ministro dell'interno, rosi Cam- 
pello ministro della guerra. Arrivato giorni dopo da Genova il 
Mamiàiii che era nominato ministro degli affari esteri, prima di 
accettare interrogò it l*ontefice se fosse di piacer suo che egli 
accettasse o ho: e il pontefice lo accertò del si. 

XIX. Meiilre però le apparenze erano che il pjapa fosse 
rassegnato e contento, ih verità eg;li aveva aderito alla fuga, e 
volendosi pure condurre a Gaeta come desiderava l'Austria, 
({delli di córte diretti sempre dairintrrgaate Antonelìi, fihséro al 
pipa cìie l'accòaipagnavano a Civitavecchia per imbarcarsi colà 
aliai vòlta di Hàrsìglta , è ih quella vece postolo in carrozza 
còii maldaà4 Spaiir l'avviarono per )a (>àrté oppósta a T^.tt^^^.xtv*^ 



e di là nel regno di Napoli a G^ta. Come poi lodassero ad ìn^ 
lemdere a Pio I^ per mòdo ch^ egli non entrasse in alcun sor 
spetto d'inganno, e avesse la semplicità di ripetere a tutli cbo 
per singolarissimo tratto della provvidenza del Cielo fosse par 
pitato dove npn aveva avuto mai intenzione, noi non ci cariam 
di sapere; e ciò tanto ^meno che vogliono alcuni fosse cotale 
inganno teso alla Francia di consenso del papa. Dicono che per 
astuzia e temendo non ne adombrasse il francese Governo» sf- 
mulo di aver ignorato o^:m cosa, e solo a scanso di sovrastanti 
pericoli dovuto tra via cambiar direzione. Ma ci6 era falsò per-^ 
ciocché diversi monsignori camerieri di corte partiti la stessa 
notte con lui presero il cammino di Civitavecchia e vi giùnsero 
senza alcun malo incontro, e venuti a bordo della nave che li 
trasferì a Marsiglia, fecero sembiante che un di loro fosse il 
pontefice. Toccato il suolo di Francia, a cui trovarono . essare' 
colà in apparecchi ed aspettazione del papa dissero d^aspe^arlò 
di breve, e tennero sospesi gli animi finché non uscì di Gaeta 
Voracolo, che volere espresso e provvidenziale di Dio (cioè dd- 
l'Austria) Y aveva condotto in queirìnespugnàbile fortezza posta 
sul mare più rìdente d' Italia. 

XX. Si ripromise allora il partito retrogrado dal nome di 
Pio IX quegli stessi ed anche maggióri vantaggi che avevano 
in sì breve tempo saputo trarne i liberali. Cecità e follìa vera- 
mente, incredibile. Tutto quel poco. possibile bene che aspettar 
si potea da un papa in politica , tutto l'avevano già spremuto i 
liberali: Pio IX era pianta* già tutta sfruttata da loro: egli non 
ebbe né scienza mai né forza del ben fare; il solo senno d^ 
liberali conobbe ove innestargli un principio fruttifero, e vi riu- 
scirono fin dove permise la natura del trónco che era pur sempre 
natura di prete e di papa. Ecco come. Videro in lui pullulare 
assai rigoglioso il ramo di una passione che bene diretta è 
radice di belli intraprendimenii, e la chiamano ambizione i fi** 
losofi^ I liberali tenendolo sempre d* indole buona , ba peiccliè 
^bole bisognosa d'appoggio si diedero a coltivarla con amore» 
CI CQQI6 inaffiandola spesso di lodi, di applàusi ^ di osseqmose 
^QStr^ioni^ e ài evviva la condussero à predominarlo in gtisai 



3J? 
Mmì 'sdtiè'^i 'tei seòÉhpàIVrÉ 11 poMéfieè r* k re^làva^ solaifrente 
AhNHb liNmi096 iAi 'Storia. iNè glorisi ikiài '^ feiìcévano mancare 
ì libÉndi;''è>colM gloria amnriiiSstrÀtiir cbIPàile di pròvido (^ultòi-e 
aiireaiM) dà ^10 IX friilti di riforme ,' d' isiftazfoiii e di I^ggi al- 
V4MWPef«ale aceifettevòli, odiose ai retrogradi. 
- Otiil Pio BL diviso dai liberali rimane «ó^ual è trooco inutile, 
oMiMdofialo a slérite tetreno. E clie pnò ^erar mai il partito 
iviro^iado che lo possiede e tenàcementef il tiene ? Cotesto partito 
rinMgft la propria generazione per appartenere al passato, non 
«amielle progresso; non miglioramenti, non piA felice avvenire, 
odia i lami delle scienze, dispetta i consigli della ragione, e ai 
rieceitti' bisogni risponde con'antidii soprusi: ha di conseguenza 
nemici i presenti e vive nell'esecrazione del secolo. Necessaria- 
meaie impopolare com* è , non darà mai nutrimento ad alcuna 
anUftione, e come 4i questa ^ola Pio IX vivea finché Febbero 
i UbepaM oon essi , ora pilo cofnsil^erarsi ed è affatto spento. 

Yèrranno forse i retrogradi che Pio IX morto alla vita ppli^ 
tiea risdiiga ^la religiosa, e debba nel cospetto dell'universo ve- 
nire in fama e riputazione dì santo? 'Stolti se non si avveggono 
che quanto iPio'lX dal favor dei liberali ingagliardito valse a 
rendere 'per tutto l^brbe (Cattolico benedetta ed adorata la reli* 
gfOB6'di Roma, altrettanto la sua solenne apostasia dai liberati} 
principìi potè BCemarne in cuore dei più fedeli il rispetto. E qual 
fede aversi nella religione d- un pirincipe é plaipa, che divenuto 
mancipio iservite dei retrogradi lasda Commettere ad occhi 
asdttli e con fronte durissima i pia crudeli eccessi della rèa^' 
sMi» ia |»b violenta' ? Alla tirannide del suo predecessore Grcf< 
goHo' SVI aggiunge anche la colpa di mentite promesse è di 
8pei|;iuratiaiÉori nazionali. Ferdinando Imperatore almeno dopò 
il boiibdrdAmfento' di Vienna abdicò rimordendogli forse il cuore di 
regnar sopirà genti" d'ordine suo slrazistte. Pio TX' in quella vece 
dopo le tante stragi di Roma persiste sul' trono. E come volete 
che i popoli possaho mai vetkerarlo? Pio IX rimanendo capo 
1 (Mia religione così reo -di stragi, dr perfidie, di guerre, e di 
mMtoitf;,tlÌ8onora'il carattere che io riveste ,* e fa dianni irre« 
(mUH aib 4c^toliea Tende. - '" ' 



ì 



34 

XXI. 1 popoU aiiigolarnieikU^ Haliti jprole&Uiao ^coalfo lUola 
enormità di scandi, e come ti* oc^inaria feeera :seiii{Mre «ìb sir 
mili congiunture amano la reìigipne o sprezzano la ipocrihi;$ur 
pcrstiluzion del pontetice. egli si sfoghi in encicliche, o mi- 
nacci scomuniche, o profeleggi sciagure, gl'italiani rammeolMo 
che vive in essi lo spirito e T intelletto di Anialdo, di Oaote, 
di Savonarola, di Macchiavelli , di Guicciardini , di Segei^ di 
Sarpi, di Muratori, dì Tiraboschi, di Giannoni, di Becchetti, di 
Tamburini, di Filangieri, dì Beccaria, di Pagano, di Conforti, 
di Cuoco, di Botta, di Colletta e d'altretiaU illustri e dottissimi 
valentuomini che devoli e ubbidenti alla Chiesa non s' inchina- 
rono giammai a venerar ne' pontefici la parola dell' interesse o 
deirira. 

Le altre nazioni iiisofferenli delle esorbitanze pontiticie ricor- 
sero allo scisma di Lutero, di Calvino, di Zuinglio, come seodi 
prima in Oriente erano a quello di Fozio. Noi in quella vece 
1' abbiamo il più disprezzate e derise , e grazie a tal sislema 
antico fra noi quanto è antica la fama de' nostri classici e grandi 
pensatori, i fulmini del Valicano sono stali quasi sempre armi 
senza taglio, né punta in Italia. Non abbiamo quindi a deplorare 
né una strage degli Albige.«ii o una Saìnle-Barthélémy come ini 
Francia, né la carneficina e i snpplìzi interminabili che inflisse 
il feroce Duca iV Alba alle Fiandre , né le guerre religiose de" 
30 anni slate cosi funeste alla Germania, né le atrocità orribili 
fra protestanti e cattolici patite per anni dairinghillerra, né ve- 
demmo i martirìi onde rosseggiarono insanguinate le Americhe 
dal gran Colombo offerte in dono alla Spagna. Di fermo non 
pochi, né piccoli sono ì danni venuti dal romano pontificato alla 
nostra Italia, (massime quando governi deboli e superstiziosi g^ 
concessero dì erigervi Tempio tribunale della sacrilega Inquisi- 
zione , si lasciarono da lui condurre a tentar colla forza la 
conversione de' Valdesi e degli Ebrei) ma chi legge attento la 
storia conosce il poco o niun rispetto che dalle popolazioni Ita- 
liane riscosse la Santa Sede. Laonde portiamo fiducia che pro- 
cedendo innanzi grUaliani in questo avito sistema di spronare 
i tonsurati regnanti del Vaticano giungeranno a togliere ogn; 



vBlllmetìa'fò]^^^ à godere in pace quelle instìlu- 

zioni'fNndé godono aa temp^ le ifttziohi , che prime si fhrono 
emancipafte' da Roma. Oggi noli sono tempi da tentativi alla 
Lutero, né alla Enrico Vili. Ci chiamano qaestioni di patria e 
(T indipendenza, non ci brighiamo dehe religiose: siamo degni 
dèi secolo nòstro secolo cristiano e filosofo: oppoiiiamo' sulPe-^ 
seìDpio de'nostri sommi un sardonico sorriso alle cabale e al 
j^ìHnno 9i Roma, e saifemo ottimi cattolici a dispetto di Pio 
ne e di Roma , saremo cioè cattòlici ' con Dante e Galileo se 

■ 

essere non potremo con Mastai e con Antonelli. 

XXn. Per t)ra ci basti l'aver dimostrato che Pio IX coi 
liberali ben meritando di Roma d* Italia e del mondo promp- 
veva indirèttamente l'onore e Tamore* della religione, e Pio IX 
coi retrogradi oltre all'incorrere l'esecrazion dell'universale, fin- 
(Aè ìQon si diparta ual mondo o dal trono» non può che nuocere 
gravemente alla religione. Perciocdhè egli è in aperta contradi- 
rione col secolo e confuso còl volgo de' suoi predecessori più 
detestati. Sé liei primordi del suo regno apparve splendido ne deve 
andar grato ai liberali che dalla nativa sua oscurità lo trassero 
è il levarono alto nella stima «de'pbpoli. Sempre speravano fa- 
cesse per atmbizione allltalìa quel bene che non sapca per mente: 
ma appuntò perchè mancava in lui mente pari all' ambizione 
s'ingannarono i liberali a partito, ed egli avvisandoci di gabbare 
i Starali riabbratcianUò i retrogradi ^ingannò sé stesso; per- 
ciocché ruppe in sé stesso un'iflolo che nulla conteneva di grande, 
e conobbe il mondo l'abbominazione da lui introdotta nel tempio 
santo di Dio. Or egli è perduto neiropinione di tutti, e facesse 
prodi^ non potrà più mai risalire a fama df oneàto e di buono. 
Ha un bel dire il cardinale Antonelli nelle impudentissime note 
di Gaeta, che il papa' fu ÌTorzato a concedere istituzioni liberali; 
bugiardo lui che ciò afferma, o bugiardo il papa che ne'suoi 
edilli e motupropri asseriva il contrario, o (che più verosimile 
si pare) finti e bugiardi entrambi. ? 

Antoneliì a.cagion 4'osempio nella sua nota scritta in nome 
e per ordine di sua Santità il 18 febbraio 4 8it9, assevera che 
yenne violentemente impòsta al pana la divisione del ministero 



36 

di stato in ministero ecctesiasticQ e liical^ e qoq fé «-nuyi 
nosciata dal papa. Ora 6o^44^0feU»raio 4^18 PioIXpabbK- 
cava UQ breve affisso per tatto Io Stato io cui erano qpeste 
parole: Per meglio allargare la sfera di quelli cheposeanacMin^ 
gegno e con Vesperiema concorrere ai fmbbUd migliorametUi inptfs. 
vamo pur pen&ato d^ accrescere nel nostro consiglio dei mmisUri la pari$ 
laicale. » L'Antonelli scrive (ivi) che a fu accordata per finipi-*. 
riosa forza deUe circostanze la Guardia Civica, la nuova legga per 
una onesta, libertà di stampa, ed infine uno Statuto fondameniala^ 
per gU Stati delia Chiesa » Pio IX invece nella succitata DCjlir 
ficazione diceva «.^itidl/e dvili istituzioni che abbiami posie^ ^non 
d'alcuna necessità costretti, ma persuaei del desiderio deUa /èltoMr 
dd nostri popoli e della stima delle loro nobili guaUtà. » Riguarda, 
poi allo Statuto in allora non anche promulgato, così lo stesso-, 
Pip IX esprimevasi al 4 4 marzo 4848 « / nostri vicini hanma, 
giudicalo maturi i loro popoli a ricevere il benefizio di una rof^ 
presentanza non meramente consultiva, ma deliberaiiva: Noi fUM. 
vogliamo fare minore stima, dei popoli nostri )> A cui credere dei, 
due? A Pio IX che parla ne*suoi propri editti di Roma in per- 
sona sua , ovvero a Pio IX che parla nelle note di Gaeta per 
bocca del cardinale Antonelli? Per noi eonsiderando anche at- 
tentamente le maliziose encicliche fabbricate a Portici, e sotto-* 
scritte e mandate fuori per sue e come sue da Pio IX, siamo 
tratti a dover credere che veramente non abbia mai di biuma 
fede concesso alcuna delle civili istituzioni, di cui ragioniamo, 
ma sempre colla perversa intenzione di ritirarle quandocobessia 
se gli venisse il destro. 

XXin. Forse atti di buona fede da lui non avemmo che i 
primissimi del suo Pontificato , cioè V amnistia^ la concessione 
delle strade ferrate, le commissioni per la formazione dei codici^ 
forse anche la consulta, (4) e poche altre innovazioni. Ma tatto 

(1) La consulta, come tutte ie altre così dette couoeasioni di Pio IX, 
fa fino dal suo principio condannata ad essere una illusione. Blla do- 
veva dì più dimostrare ehe gli affiirì deflo Stato regolati dai laiei «n- 
diwer o piggio di prima. Radunati i considlorì affinchè non aveamro 
9tmpp. di pensare a riformare Tordinamento dello. Stato, e fiir seattro^ 




s^lOGca eieretzio & pabbbca. liberU, gaarouUgia dell» 
esine egli In diede come il re di Napoli per RÌmuIazioo» 

mediali al pubblìcu i miglioramenti, si t.-«rcò di afTogarli solto la rfr J 

Afone dei comunlivl di molti anni decorsi. Sventata fjucsta trama, af*! 

n'allra. La ronsnila era diviiia in quallro sezioni, e ci 

e applicata al diversi rami di azienda pubblica. Conoscendosi e 

s dei preventivi era ti genue da cui dovevano nascere le Hi^M 
e , aOlocliè questo esame si protuogaHso a tempo iofmilo , si v " ' 
'1 ad una sola sezione, a quella cioè delle finanze, anziché là-^ 
rare che ciascuna rivedesse i preventivi del ramo atlrltiu itole. ~ ~ 
reduno riuscì vnno, e cosi appKcandovisi sei persone invece di ventti 
ctoque accadde che la consulta cessò senzacbè neppure uno dei pre* 
voMÌTi fossa compiuto. Di tutte la ri»aluzi»iù prese dalla consulla, quari. 
nosona divenne ley^e dello Slato: e fra le altre ricorderemo il [wcmi^ \ 
dai drappi-lana che la consulla voleva si dasse non a coloro che ne 4 
fiiUrìcavano maggior quantità, ma a quelli che panni di più perfetta , 
qiMlUk presentassero. 

fllcaome poi Un d'allora ti prevedevano araviavvenimenli.eraopinion^ 4 
di (alti i baani «he anche fra noi si cosliluisse una forza armala a guiiy f 
di quelle degli altri paesi civili d' Europa : mentre non avevamo chfl^ 
pochi battaglioni di genie raccolta iu piazza senz' ordine , scn 
(ione , senta disciplina e savii regolamenti militari. Il segretario dèln 
•^arla sezione Campello fece un nuovo piano di oi^aniizaiione mllio 
tare Tof^giato sai mji;li4irl etislenli , e ponendo per base la coscrìzio^f 1 
pnau sorgente di regolari .miUaie, progettò si chiamassero dall' estei^fl 
booni ullìziali , di ohe noi difettavamo. Il piano fu approvato e firma^ J 
dagli altri membri ddla quarta sezione, e fra gli altri dal prìncipe Odej4 
bi ohe n'era il presidente; ma per trama già combinata la consultil 
le ■« ne agitlornasse la discussione , e fu hdlo 1' osservare quella | 
> principe Odcscnlchi che lo aveva Grmato e presentala onde fon 
a discusso, volare cootro la sua slessa dimanda. Vennero àìB^HÌ0 
giamì di guerra ì it ministero gridava all'anni, te popolazioni rispoD;-^ 
AnaOD correndo numerose all'armi, ma si negava poi il necessario elft-fl 
Muto,! denari Si crearono due generali senza definirne esatlamentei T 
poteri, due diverse intendenze, e tutto ciò i>erchè nascessero fatati cAl- I 
Vnooi, uonie par troppo nacquero. Basti dire che all' intendente deHi^J 
irappo regolari in più mesi furono appena inviati quaranta mila scndliiV 
• CM quaranta mila scudi sì voleva far la guerra all'iaipero d'AiUlrt4f 
La coDMilu dunque fu, come tutte le altre isUtiuioni date da fiif^ 
'X, Bna vecB ìUoMOiie ; luUavia noi crediamo che egli la concede»*» dl'I 

£' bda, a soh> scopo par altro di migUorara le finanze dello SMa 
ian ai preti U parte odiosa della pobblica amDÙDÌsWaii«u« . ita ' 



38 

ed inganno. Così solo voi potete spiegare là guerra che- viépe 
ora da hi sostennta cóntro quelle istitazloni liberali , che pose 
egli stesso a fondamento novello della politica società ne* nostri 
Stati,. e secondo coitfessò, pose di sua pjena, e libera, e spon- 
tanea volontà, ed ebbe in seguito confermato più volte di man^ 
tenere. E perchè meglio si manifesti in lui Fuomo della simu- 
lazione e della menzogna ci sia lecito di qui , fra i tanti fatti 
che potremmo, allegarne un solo. Nella allocozione del 20 aprile 
4849 Pio IX racconta essere stata nel luglio 4847 inventata dai 
perversi una congiura per compromettere personaggi, ragguar- 
doTolissimi (4): di che avere il popolo tumultuato contro dei 
Congiurati, e in quel trambusto essere stata proposta e con tanta 
celerità stabilita la Guardia Civica che mancò tempo e .modo di 
provvedere alla sua buona organizzazione e disciplina. 

Lasciamo da parte la iniquità che sarebbe stata in Pio IX 
gravissima di fare per ben due anni gemere dimenticati in carcere 
personaggi per sua confessione ragguardevolissimi. Nel caso di 
popolar sedizione un governo qualunque può essere tra^ a 
dbiuder prigioni uomini ìnnoceptissimi per. cosi camparli dal- 
l'impeto primo del commune furore , ma sedati gli animi un 
governo giusto deve tosto restituirli a libertà. In quella vece Pio 
IX li fece per monsignore Morandi Progovematore di Roma 
sottoporre a processo, e non curò mai di mandarne la causa a^ 
iribujiali.* Se dunque i suUodati personaggi ragguardevoUsrimi 
(tenuti anch*oggi dalle popolazioni di tutto lo Stato Romano per 
genia ribalda e scelleratissima che sotto- Gregorio XYI esarci- 
tafano con immenso lucro il mestiere della spia o del giudice 
nelle famose cominissioni straordìnafìe } hanno di cui lagnarsi 
per la lunga prigionìa soflferta , ecco Pio IX che solo potea e 

(i; il cardinale Ferretti spretano di Stato allora di Pio IX, non con- 
«iderava per uomini cosi ragguardevoli costoro, od obbligò monsignor 
Grassellìni ad uscire da Roma in termine di sei ore. Mìonsigiior Moraiidk 
Trogovematore di Roma, nella sua notificazione del 91 luglio disse aper- 
tamente che il governo era determinato apnUPgredin etm emr§ia e leé^ 
mtme nel gran proeetio. Ciò basii a sbugiardare l*aUaeuzìone' del 
da SOsprìlé 1849. 



3d 

Boa. Tòlie iiberiMAit.À lui e jdou al popolo si rivolgaiio per aYere 
.^fmtì!à$: ehè; iU tai soiPii <^e ili eonoscea anche solo innoceoti 
e degii di ogni riguardo, dipendeva la pronta loro liberazione, 
essendo egli in adlora ancor principe assolalo .9 dispotico. (4 ) 

Ma circa la Guardia Civica a cui non dà sugli occhi la meiH 
zogpa di P}o IX che nel 1849 osa chiamarla sprovvista di buone 
istituzioni e disciplina, quando nel 1848 concedendo lo Statuto 
. fondamentale apertamente ne conferma la istituzione e le leggi? 
Ecco le sue parole « La Guardia Gvica si ita come istituzione 
dellù SMo e rimmrà eastUuita sulle basi delle leggi del W higUo 
1847 e del regolamento del 30 dello stesso mese » Tutti sappiamo 
che dalla istituzione della (ìruardia Cìivica alla promulgazione 
dello Statuto 'corsero da nove mesi. Ora se in questo così lungo 
intervallo di tempo non fu giudicato necessario alcun migliora- 
mento da introdursi nella sua istituzione e disciplina, come può 
qui lagnarsi Pio IX che. non gli fosse lasciato tempS di ben 



(1) Perchè il tetloro conosca di qual pasta d'uomini fossero i ragguar- 
devolissimi personaggi di cui parla Pio IX riporliamo due brani di 
lettere di Virginio Alpi al cavalier Minardi, che foiiiio parte dei docu- 
menti del fra» processo Udio in Roma nel 1847 e 1848, al foglio 1888 

e isoa 

Simo venute UUere dicostàf scriveva TAlpi al Minardi il l** giugno 
1846, che il papa è gi-avemente malato. Tu non tne ne IhU scritto , e 
«redo alineno la cosa fuoUo esagerata. Intanto molto entusiasmo si vede 
nella fiunone (intende i liberali)» ma noi pure non dormiamo : molH io- 
tioroHO a fior cartiuccie: non H devi maravigliare se senti un gran botto. 
— E ai 5 deUo stesso mese scriveva ; Vawnunzio delia morte del papa 
ha prodotto qui grande esaltamento nei faziosi^ il che prova quanto siano 
sciocchi. Io credo che dovessero piangere. Noi siamo preparati a dare 
loro una buona lesione. La tua carabina lavorerà: ho una frotta di 
contadini a mia disposisione che smaniano a misurarsi con questi vi' 
gHaeehL (I^edi Memorie storiche di F. A. Gualtiero, voL 1°, parte se- 
conda, pa& 543). li Minardi poi -è quel famoso cavalier pontificio che 
ìa una lettera da lui diretta allo Statuto di Firenze , e pubblicata sa 
qoillo ed altri giornali, si offeriva a lotti i sovrani della terra a far da 
boia ooolro ì UberlK. €be Pio IX abbia realmente per ragguardcuoteè- 
Miad quoati.pevMNyfgi , afabiemo prova nei vederti oggi negli alti uur 
|iit|hi dei fovajrw» papale. 



io 

ordinaFla e friggere? La ragion di tali coairadditioiii sul labbro 
9é pontefice noi rindoviiiiam sènza meno. 8b là Guardia Civita; 
di Iftòma e dello tSutM in luogo di maMlane battaglióni aber- 
riti e prodi a combattere a Gomuda; a Tfei^o; à Vieenaa, a 
Venezia per la indipendenza d'Italia; *e in luogo di respvè^ere 
la forza còlla forza a Bologna/ e in Ancona, é^a Bbnia «fesse 
di cittadin sangue tardato la patria in 'guerra cii^le , oh allofa 
la sua organizzazione sarebbe satata trovala ottima,^ e daDa 
bobca del sommo prete avrebbe ai^to- "lineile medesime lodi 'e 
benedizioni che si ebbero i discendenti "di Brenno e 'di Attila, i 
Galli ej Croati. 

XXIV. Per le quali ^colȎ tutte noi siamo per logica coh*- 
seguenza obbligati a credere che Pio IX sia stato aenipre si- 
mulatore e dissimulatore per eccellenza: che fingesse di esserò 
liberale coi liberali , ma non fosse nnu' di cuore; ih Ini infine 
non vivere che il prete con tutti i tizi e gli intiìglii, 
e le cupidigie del prete. Finché non sia purgata l'Italia dal 
governo de'preti che regna in Roma, noi difficilmente avremo 
preti non ambiziosi di onori e di cariche, e come cotesti preti 
d'ordinario sono quelli che imprendono le carriere della Romana 
Corte, è chiaro che ivi per lo più prevalgono {peggiori, ossia 
i più scaltri, e i più simulati. E qual prò da cotal genìa giànta 
ai supremi poteri abbiano a sperare le popolazioni romiaine, og;gi 
Io ha ben, di mostrato nel cospetto dell'universo un Fio.IX. Se- 
cóndo ì tempi amica' e nemico d'Italia, auMcò « nemico delVAu* 
Stria,; ma sempte alla fin fine amido 'di solo sé stesso, della sua 
ambizione e de'suoi . preteschi interèssi. 

Dobbiamo pejrò cs$.ergli grati , che in tanta luce di <;iyutà 
propagata egli e i suoi consiglieri, o aderenti o adulatori e cortigiani 
vollero trattare le genti coirantica politica de'raggiri , di finfcionie 
doppiezze. I tèmpi sonò ta dio mercè cangiati, e quella "politica 
è smascherata, e le avviene^ ciò che agli antichi oracoli avvenne: 
cesjss^roiio di parlare, quanilQ: istruito aella cristiana fede iljrpo- 
polo s'avvide cbo^per boc^a ^Idl'Bscol^iAA dell!.Apollo<a4i 
bròrnso ^veneralo i^V aHare del tettfio , parlava dà^ »90ooi 
recessi un ipocrita. Pio IX: ha coHa sua p r oVvM efflM^'JtoiMlteà 



pia, ìgQQEUte volgo i misteri della pa. . itti 
Uitka. Cìit che prima conoscevano solo ifUosofi e gl'inlelligenlì^ 

;i S3J)Q0 Sq le doone e ì fanciulli, che cioè la polilica d^J 
ipi consiste nel far interesse di Cielo di Dio e di Pielcoin^l 
LPaolo e della Vergine Saalissirna ci6 che è solo interesso^ I 
terra, di lusso, di rendile, di comando e di scellro mQndanff.^ 
topolo ha imparalo a dislinguera l'uomo dal papa, il lingoaggjo-. 
l^piÌDcipe da quello del pontefice e più non si lascia inganiul 
^e nfe sgunienlare alla minaccia d' interdetti e scomuoiclw-iA 
indo si traila di questioni politiche. 11 popolo oggi conosOQvi 
Ldoveri d'un ponletìce, come i suoi propri, e quando il ponle-^ 
naaca, sa dire « il papa la sbaglia, il papa ha lort^r/ 
l papa mentisce » È questo un gran passo già Tallo verM, ' 
Klla epiancipazion generale dai vincoli della superstizione, cl^fjiffl 
(nfondeii^o nel papa la religìon col principato sp^ciava, , f ^^ F 
l^dFole politiche del papa come dogmi di fede, e le resiste 
in parole o in tatto opposte alle volontà del papa come pecc^t^l 
di eres'ia o di apostasia. Il papa che d' oggi innanzi vorrà.,^1, 
rispelli come capo supremo della religione è necessario rimu ' 
ad ogni apparenza di mondpità, e tardi o tosto il voglia ess^|1 
no il suo temporale dominio cadrà. ^ „[.J 

XX.V. A.vvÌsaroDO alcuni che questo dominio temporale d^^fl 
papi ove sia temperato e corretto dal sistema rappresentaliffL 
posM essere tollerato dai poipoli, anzi amato e difeso. Errore ftLl 
folti». l'incorreggibile curia romana saprà indurre i papi àji-, 
abiurare tulli e singoli i principii del sacerdozio cristiano, o que^lfL'l 
dominio rimarrà sempre iniquo senza CostituMone fi,a$.5urdr 
colla Costituzione 

Che questo dominio senza Costituzioue sia iniquo lo hani 
sempre capilo i buoni cattolici di lutti i tempi che appresei 
dal vangalo non essere di questo mondo il regno ili Crista 
e aver egli perciò proibita a suoi apostoli di mai dominare i 
muiìera dei re. v Beges geniiam dominantur eis, fon uu/ent r 
!it B e siccome taWi i cristiani dell'orbe chiamano iniquità ogDlf'l 
isUlnzione condannala dal vangelo di Cristo, non vi è dublii(^^| 
_xl|a il ^BÌiiio tenparale de'papi come, esptessameote ^toMtft 



A*- .. . _. 

da Crì8lo non sia sempre ih sé slesso iniquo abbia onon abbia 
la Costitazione. Le ragioni mendicate in quantità dai curiali e 
teologi romaneschi per legittimare agli occhi dei gonxi tjoesto^ 
sacrilego dominio sono veri vaniloqui. Perciocché contro il divieto 
(li Cristo' gli apostoli suoi, che oggi per dritto di successione 
sono i vescovi tutti della cristianità, non hanno potere alcuna 
(introdurre novità nella chiesa. Il dire che i capi hanno bisogno 
di essere anche principi terreni per poter liberamente esercitare ' 
l'apostolato cattolico è come dare del bugiardo o dell' improv- 
vido a Cristo, che dopo di aver dichiarato che il suo regno 
non è di questo mondo obbliga o permette . o non sa , né 
vuole impedire che siano dalla necessità obbligati i suoi apostoli' 
a prendersi il regno dì questo mondo, se debbono esercitare il loro 
ministero. Egli come verbo e tigliuolo di Dio, a cui è presènte 
il futuro, «apendo e vedendo che i suoi apostoli avrebbero un 
giorno dovuto acquistarsi un regno mondano per adempiere fa 
missione da lui ricevuta, perché proibir loro di cercar questo ' 
regno? Chi non vede che avendo Gesù Cristo fondato la sua 
cUesa sopra la sua parola divina, e non sopra la forza di un 
trono, il pretendere di appoggiarne la esistenza al trono ossia 
dominio temporale dei papi, è un dare alla Chiesa un fondamento 
diverso da quello che le é stato da Cristo? E siccome chi nelle 
cose di Chiesa dispone o pensa diversamente da quello che é^ 
disposto ed ordinato da Cristo, va dichiarato nemico della Chiesa, 
e falso apostolo, noi non dubitiam d'asserire essere tutti Pseudo* 
apostoli e Pseudocristi i curiali romaneschi, o siano essi tanti 
cardinali Bellarmi)ii, o sieno tanti conti di Montalembeil. 

È finito il tempo che Taffastellare paralogismi scolastici ap- 
pellavasi ragionare, e a persuadere le genti superstiziose e cre- 
dule bastava T eloquenza energumena d'un ciarlatano fanatico.. 
Noi con licenza degli antichi e nuovi e duovissimi curiali di 
Rbiila, e in i^p'^tie del sig. conte di Montalembert, noi figli del 
secolo XtX poco o molto leggiamo tutti il Vangelo e crediamo 
di non dovere mai scambiare la parola di Dio per la paròla . 
dell' uòmo, trovando scritto appunto nel vangelo ', che"^cmsser 
anche un angelo dal cielo a iaségnàrci diver^éórrientè daquaiiio 



43 
ci ba insegnalo Cristo , noi dovremmo star fermi ed immobili 
sulbi parola di Grìeito. Or egli apertamente nel santo evangelo 
e' insegna che il suo regno non è di questo mondo , e i suoi 
apostoli non denno affatto sognare comandi e troni da Re. Duo* 
que sia chi esser si vo^ia de' suoi apostoli che contro il divieto, 
di Ini abbia usurpato o comecchessia guadagnato un regno 
tenpeno, si chiami Pietro o Paolo , si dica vescovo di Roma o 
papa, aibbia o no in suo favore carte di donazioni, o diplomi 
di prìncipi, adesioni di popoli, noi prescindendo da qualunque 
consideratone personale del. suo individuo che potrà avere le 
qualità di Cesare, noi non possiamo non chiamare iniquità il 
suo reg^o, perchè condannato dalla parola di Dio. Sia pertanto 
questo regno governato costituzionalmente o no. rimane sempre 
una iniquità. 

Iniquità, se vi piace, tollerabile, e forse utile a tempi incivili 
é^ selvaggi dove le moltitudini ancor non vivendo la vita politica 
quasi non si accorgono della esistenza del governo , come av7 
venne agti infelicissimi abitanti del Paraguai quando stupida-^ 
ifiente subirono Finfernale governo dei gesuiti. Ma iniquità che 
gli uomini veramente santi e veramente dotti non vorranno mai, 
perdonare alla nostra, età. 

. XXVI. La quale eziandio ricusa di tollerare il papato alla 
testa di up governo qon tutta la migliore costituzione del mondo^ 
Taccio che quella di Pio IX era la peggiore, perche meno larga 
di quella di Napoli, di ^Toscana e di Piemonte, perchè soggetta 
ad eccezioni tali che il potere ecclesiastico avea sempre libero 
il campo d['iovadere e padrooeggiare le ragioni di Stato valen- 
doù ora del dritto a se riservato di trattare gli affari misti ossia 
uè clericali uè laici, ma per alcuni rispetti attinenti a persone, o 
a cose di Chiesa, ora. dei canoni i quali venivano mantenuti in 
vigore, ora del protesto di religione a cui riguardo una censura' 
preveutiva dovea jn molti casi fare impaccio alla libertà della 
stempa, ora dell'autorità dei cardinali, che formando una terza Ca-' 
mera in segreto concistoro esaminavano le leggi delle due (^a-^ 
Bae.ayàóu che fossero i^pzovale e decretate dal papa. 

C^i che rènderà impraticabile sèmpre ed assurda una Cóstitn-, 

■ ••■.ftj. ■■ .4. .■•■.,., ,. ( 






u 

rione col governo del papa è quel saperstisioso pmoipio chlè il' 
papa deve regnar sui popoli daprùicipe, come regna Ém cattolici 
dà pontefice, vate a dire con massime e norme immotabiK « con 
impero assolato e dogmatico. Senza entrar qui neUa qmstioiie se 
il potere del papa sollà Chiesa sia veramente assolato e non anai 
temperato e diretto da (fanoni e leggi , è certo che neOe fac- 
cende sacre di cluesa vi ha parti inalterabili come sono i ^ogmi; 
e occapazion principale di chi presiede è qaella di conservare 
intatto il deposito delle dottrine qnal fu ue'primissimi tempi dèi 
cristianesimo. Il contrario accade nelle faccende pofitiohe, ^ve 
il progresso continuo richiede eziandio mutazioni contimie, e 
mentre il poter biella chiesa è poter conservatore ed ii 
il potere politico è progressivo e variabile; di qui le 
dell'ano sono opposte alle abitudini dell' altro , e ben ^&i99ò nel 
suo rapporto alla Costituente T avvocalo Armellini, che fio * IX 
nella Costituzione non vedeva che un oindSttamento incompafibHe 
coi doveri ai quali obbediva come capo della chiesa. 

Ripetevano ciò stesso i tetrogradì, e chi vo^ia giudicar semia 
passione, sono veramente impossibili le libertà poliliehe nel rdgni 
dei preti. Alcune essi le perseguitano come pericolose alla eterna 
salute delle anime: tali sarebbono la Kbertà di coscienza e -la 
libertà della statipa ; altre le maledicono come frutto della ittcre* 
dulità, tali sarebbero la libertà dei culti, e la libertà detf insegna- 
mento, e la libertà delle riunioni: altre le riguardano come ostili 
al principio dell'autorità, interpretato da loro per sinonimo di dir' 
ritto ^dhino, tali sarebbero la libertà di porre in accasa i mi-' 
nistri,'e la libertà di mandare petizioni alle Camere anòhb'contro' 
i pubblici agenti del governo. Oltracciò i preti respin^ni) e de- 
testano come inimico alla religione, air ordine e alla trahqaiDità 
pubbGca ogni liberale principio di sovranità popolare, Ai Hbeni 
discussione , di rivoluzione legittima , di contro-riVbluzione col- 
pevole e simili. Essi infatti sono òbbligaiti dallo stesso lor tnr^ 
nistero a non ingerirsi nei negozii del secolo, e però la poUtica 
loro è quella di riconoscere sempre e inchinare i governi che 
legnano seasa che didibano goardare ai dritti: oggi preguio per 
r inqieidadoi^ dèi Bomani , domam: pèrla francese RepaUbfiea ; 



■»r-^si 



per l' impeitulore Napoleóne . poi pfi! Ve Lai^ ' 
poi per Luigi Filippo, poi un'altra volta per la Repubblica, > così J 
di segnilo, perchè essi come ministri della Chiesa sono inter- 
detti dal)' immisciiiarsi in polìtica. Se pertanto possono ntte- 
oere un regno dove non succedano agitazioni uè mutazioni p&- 
tiliche, ossia un dominio dove la parte politica sia susceltira i 
ddla immutabilità delle faccende di Chiesa , essi contro il dì- ' 
rìelo di Cristo arriveranno a regnare e. a perpetnaie nelle loro 
tnairi cotesto regno terreno. Ma procedendo come procedono gR 
maam eventi . e non più indietreggiando la civiltà presente 3 
r«gno loro Don può più essi^re che precario e momentaneo, perche 
incompatibile colla ragione della Chiesa, incompatibile colla ra- i 

!bne dei tempi, incompatibile coi bisof^i dei popoli. Siam certi 
■b non ci stnenlirit l'avvenire. 
■ Tin qui V esperienza di Pio IX ci ha tatto ragione : la sW 4 
eostitnzione benché festeggiata dal popolo, benché sostenuta du 1 
liberali scrittori che ne coprivano i difetti , benché aiutata dàlì^ I 
l'opera leale di tutte le migliori intelligenze deHo Stalo noni 
sorti alcnno de'heni sperati. ' ■ 

1!IVU. Altri ne chiamerà in colpa l' incapacità coiioscili!| 
del regnante pontefice, che come asseriva continuo ti cardinììtftl 
Anlonelli. in ciò solo verace, avca promnigato la costiluzionafe \ 
(orma di govertìo senza comprenderla, e perù pretendeva durài^ 
oe( sistema assoluto e dispotico benché in govèrno rappresenla- 
tnt, e imporre ai ministri responsabili la propria volontìt, qua^ . 
am aveeeero questi obbligo di contrastarla quando la conosce^ ] 
Mtft dìffonne dalle leggi , o avversata dalla opinione del pub- 
hBoo. Qaesla ignoranza in verità ridicola nel regnante era causi J 
IMM altima dell'incerto e titubanle procedere de' nostri ministirir, f 
a ha peffiw assolutamente l'appHcazìone regolare delle costìtu»ti^ 1 
Olii franchigie 

Utri ne accagionerà le improntiludini dei partili, e di fermo < 

M BgVfoI cosa (a riunire latte le diverse parti dei liberali ni^ | 

Mcorde volere di cooperare aJla causa della nazionalità ed in^ I 

d^andrazà italiana, non potè perft mai rìoscire di farvi di baonii ] 

^_fede ccocoirere U parUto clericale e retrogrado Questi. ¥ 



4tt 

lenne sempre ostile, e per quaolpi,'in. pabblico simulasse amore 
alla causa ìlaliaua, sempre vi coogiurava conirp iu se^elp, e 
sapendo a lempo e luogo sorprendere e gabbare il poniefice il 
trasse ad impedir sempre V esecuzione di. quanto su tal propo- 
sito veniva dalle Camere deliberato. 

XXVIIl. Secondo noi per altro la impossibilità di un governo 
civile e libero sotto la poUtica dominazione del papa nasceidal- 
r indole stessa del papato che professa massime ^ prìncipii 'dir 
struttivi d'ogni libertà entrando financl^e a diriggerc il pensiero 
e la coscienza deiruomo. Uso a comandare con presunzione. di 
infallibile ciò che voi dovete credere e pensare, pen(i: V inferpA 
se non lo fate, come sperare che tolleri mai libertà' politiche 
ne' popoli a lui soggetti ? Quelle libertà saranno sempre da ivi 
riguardate per licenza, per offésa airautorità legittima^ pQc. man- 
canza di ben dovuto ossequio alla suprema podestà della Chi^. 
Gli dovrà pesare la libera discussione per tema che dalle Dose 
politiche passi alle religiose, gli tornerà insopportabile un corpo 
deliberante nelle Camere che può essere tentazione ai ;ff|deli4i 
chiedere concilii non mai volontieri subiti dalla' S. Sede .^l^e.^ 
tiene per superiore ai medesimi. Infine conosce che la discus- 
sione e i concilii non potranno, essere giammai favorevoli al don 
minio temporale de' papi, perchè non appoggiato né a ragion di 
diritto, né a ragion di vangelo ; non a ragion di diritto perchè 
il popolo è r arbitro vero de' governi e de' troni e può sempre 
mutarli, quando gliel consi^iano i suoi interessi e bisogni, ^ non 
potrebbe mai oggi avere in conto di necessario ed utile ^n go* 
verno teocratico fosse pur quello di Mosè ed Aronne regolata 
da Dio : non a ragion di vangelo che gli è notoriamente av- 
verso, e sappiam tutti il da fare ^be si danno i curiali e cano*- 
nisti romani , e i teologi adulatori per torcere a interpretazioni: 
bugiarde i testi che lo riprovano. , . . .' . 

Di qui é che dileguata la barbarie de'tempi e risorg«9ili le 
.scienze e le lettere in Enrppa il papato sentì la sua deb<rie^a,- 
n più se ne accorse quando azzuffatosi .con, LulerOi i^ìdte cbe 
un terzo ^plF Europa, caito^cia abbracciò, il. partito 4el nfcinsiSfii'* 
(ore abbsmd^)qando quel del, p<)nBtfl$«?ì. wJ.;i*..< I: ;•:.<». .^ / 



47 
Cercò iBfcUoia di circondarsi d'intelligenze/ e i palazzr pontìfi* 
cali di Roma s'aprirono ai grandi ingegni. Questi però andarono 
così canti e temperati nel sostenere i diritti temporali del papa 
che a giudicarli dai corifei principali che sono i cardinali Bel- 
larmino e Baronio non riuscirono ad innestarli fra i dogmi della 
fede. 11 concilio stesso di Trento convocato dai papi e presie- 
dvlAda cardinali noti solo non pose fra gli artìcoli di fede la so- 
vraoità temporale del papa, ma non ne fece nemmeno sobtetto 
a trattative o discussioni come cosa del tutto aliena ed estranea 
alla religione; e la guardò come tutti gli altri possedimenti e 
prebende e beni e benefici di chiesa. Le intelligenze adunque e 
Taulorità d'un concilio fallirono alle speranze delFambizione pa- 
pale, e il dominio degli Stati Romani rimase qual è un prin- 
cì(ni!o né più né meno degli altri principati ecclesiastici, nella 
condizione cioè di una istituzione quaFè meramente umana , e 
caduca la quale non ha ragione alcuna di esistenza né di du- 
rala nelle parole e promesse evangeliche di Gesù Cristo. 

XXIX. In- tal condizione il papato che fece? Svanita dalla 
mente' dei popoli la falsa idea che il papato sovrano fosse di 
dritto ' divino si accostò alle potenze dominanti della terra ; e 
sempre se^\ le parti dèlia più forte. Adottata questa via po- 
litica noi lo troviamo sempre alleato fedele del dispotismo. Parve 
si smentisse' la prima volta in Pio VII che a Napoleone si 
oppose , ma chi ben considera è chiaro che non gli si oppose 
che «juando Napoleone lo spogliò della sovranità di Roma , e 
oppoiiendosi a Napoleone strinse • amicizia con tutte le potenze 
(tispotiche ' nel Nord senza nemmen badare se fossero- cattoli- 
che no. 

Caditt<^' Napoleone il papa regftò per la grazia delia Santa 
ABeimiSa; e Hgio dell- Austria, ed essendo nel 488Vsorti a libertà 
1^'iiililMi di Pienkonte di Napoli, e i Greci, maledisse i primi* 
séoMiftteaiido i Carbonari ed ogni società piolitica , e non voile 
beMite^ aii' ^comll hencbè ribelli ai turchi poiei^za infedéle e 
m* rieiNMemta da Roma ; perchè una rivoluzióne contro il di- 
spofifeiiiéjè dhreuiilà tièRa piriBìlca dèi papato un principio sov- 
ven^Ho IdeBÉi i^' te«i(io]^ Isovftaìtà.' 6ùll*òtttie di Pio VÌI eoa- 



linuè Leoae XJUL nella gii^ra di 8p^Qa,.eottiinllò Gre^rìoiXVl 
, qi^ella di Porlogalk), di Spagna, del Belgio'» e {iierfiii della. 
PploDia^ e coniinuò Pio IX e contiBua nelle dolwose fice^de ohe 
(^ontiHstano la nostra Italia. Due eoeezioni abbiamo nelle >dae ri* 
voluzioni uUiine delta Francia tosto riconoaeiate da Papi, queHa 
cioè del 4830 soM» Pio Vili e quella M 1848 sotto Piò IK. 
Ma oltreché queste furono in pochi dì /ìilts compitai come dkcÉii 
i diplomatici, niuao ignora come e quanto di soppiatto si Ina- 
vagUò poi la ront^na politica a sordamente consumarle e di-. 
struggere tingendosi amica a Luigi Filippo, e insieme favovendo 
le brighe dei gesuiti. Non è qui luogo di scendere a pariicritri» 
ma un osservatore anche supeificiale conosce che il parlilo «g^ 
suitico è oggi potentissimo in mezzo alla grande nazione. Ora 
non è questa la prova più manifesta che nei 48 anni che regal- 
ia rivoluzione di luglio, i gesuiti, questi giannizzeri del papato, < 
hanno lavorato assai per corrompere il cuore dei Franceai t > 
Senza ciò come sarebbe dal suffragio universale uscita eolà* una 
maggioranza gesuitica ueirAssemblea Costituente e un'yéltara' pur 
gesuitica nella Legislativa? E come un governo, che si chiama « 
Repubblica, avrebbesi dato in mano di un ministero gessila dw. 
ha ordinato Tinfame spedizione «li Roma? Il papato politico eterna 
cagione della schiavitù d'Italia ha pur sempre colle potenze di- 
spotiche (e Luigi Filippo co' suoi Thiers, Mole, e GuizoI dm se 
ne addiede giammai! ) tramato la servitù d^lla Francia; o se 
tutte le genti libexe deirOrbe non si congnirano ad aUmllem 
questa sovranità pestilenziale noi la vedremp sempre ttwfcanleg-. 
giare la sua religiosa influenza coi despoti e cospirare eoa etai 
ai danni della libertà. 

XXX. Di tutti i popoli fu primo il Romano a soffirime in 
questi ultimi tempi la prova. Egli anelava con ardeiA voti la nch. 
ziomalUA e Yindipèmi&na italiana : egli nomini» armi.' e danaii in- 
feriva pronto, spontaneo, volonteroso : egli adorava mm per albo 
il pontefice perciocché della gran causa anùco il credeva, e gMi 
chi n'avesse injsidiato la fila, e sialedetto il nome. Sealdals^ agli 
saifti del Qioberti, d^ Balb», e daH*A749gUo luti» si ripmmelr 
larA 4i||p^ qM|Correnaa leale e «yaceia àtft 8M poii4efipa «lUbr^ 



n^iInnimM.'Nri vstgine eMOBiaaEMcisTSgliBt» 1« cute Al lotti' 
visite reatina «d «hàca riToInsion Ai Milano speraTa potesu^; 
rìswgmt per ta mano A'an papa l'IUtia, e a Uherlà vendicarsi;' 
- di elessi liberali iMgliA versali nello stadio della storia e perfrl 
MMinti che noi italiani andìam debitori al papato deUe ptrpe^' 
M'incnrsrotu straniere e Idi essere il fabbro perenne delle RtH* 
sK» Catene', non si confidaTano è vero che Pio IX avesse maÈf 
cMre a menersì alla testa della guerra Italica, ma pur pensaci 
vano; che da natura essendo inchinevole a pietà mal soffrìsse^ 
etw fMsero si duramente oppresse e strariate dall' Aastrìa 1»> 
Umbarde prorincie e le Venete, e dovesse lasciar fare, e quasi'' 
pMSivatnenle assistere alla scoppiata rivoluzione italiana. •'" 

Dlsàngannolli per altro la famosa enciclica con cui Più HI 
i-onfermava l'opinione di coloro che il r^no temporale del p^w^ 
chiamavano ineompatibite colle islJtuEÌoni cìnli. Perciocché aendri 
il papa come capo della religion cattolica un potere cosmopo*- ' 
litico senza nazione e senza patria non p«6 mai cnrare gl'in-t^I 
Intesi di nazione e di patria, alla cui prosperità mirano' appunU* 
ilituzioni liberali del secolo. Convien dunque stiasi conlentob 
la al duo regno spirìtnale di chiesa , e gitti Via una volta 
letlro temporale' di Roma. Senza cib ì popoli a lui soggellil 
ira eternamente giacere in quello stato di abbiozione po>>t 
UUca forse possibile in tempi di universale barbarie , non piftn 
che splende in ogni parte la luce della civiltà. È ora i*^ 
sperare che le popolazioni degli Stati Romani possanao 
pia «tare nel centro d'Italia quasi tribù di selvaggi sotto la vergai 
PMiorale d'un prete interdetti dagU affetti e pensieri onde vi-'' 
VIHi win! <''0i quali hanno pur comune sna patria e ssikBf) 
hML q 

'"XXXI. Altra volta i papi in Italia inalkerarono pei primi tti 
reaìUo di libertà contro gli oppressori, ma quando li minacciane 
in uornnne il perìcolo di servita ; allora, solo allora si facean«> 
^0 dell'aiiUo de'popoli e chiamavano gli Italiani alle armi. Nos- 
ptdvemo qui di quella enorme follia che furono le Crociide eS*> 
itHa pki di QO fatialismo generale ohe non doU'ioBuenza de' pajà^ 
Amtteni assi farse dovBta impedirle ptr dovere di canta cttt4 



viiiU In «aniDiioiiMR 6 tevitffi0r> >na li scusiam di buoi^ frado 
imMAndo chi) d» qu«Ue Irragionevoli guerre trasse boa pochi 
vantaggi la fiivillfc deirEnropa. Né ricorderemo tampoco le in- 
tarminabili KuiTe din Uhibellini n dei Guelfi , dove i papi non fW- 
rono che capi d*uii partito sempre però abbandonato da loro 
quando grimperiali sapevano appagarne le ambizioni è satol- 
larne le cupidigie. Solo amiani d'osservare che la famosa Legft 
Umibarda per cui tanto si onora il nome e il pontificato di . 
àlessandm III, lù la proleggitrico del papa , e noQ la protetta - 
da lui. Egli era nemico alPimperadore Barbarossa non perchè 
(ipprimesse Tltalia, nm |>enihi> noi volle riconoscere per legit^- \ 
timo impa e gli contrappose Tantipapa Vittore, e' morto Vittore 
Taiitipapa Patiquale. Ora essemlo iLondiardi in guerra coirin- 
perailore loro accoslossi per proprio interesse il pontefice . ed 
essi rimasti infine viiKitori aliando appiè delle Alpi vna fòrtezia 
che li guartlasse dii nuovo irnuioni di barbari dal nome del papa 
la chianuurono AlessaiHiria come dal piùilegno frai loro alleati. ' 
Ma la gloria di quelKalla impresa magnanima è tutta e solanMBle 
dovuta allo spirito degli italiani popoli. 

\\\ll. Clk^ so 1^ l\ ambi sulle prime che si letiesse per 
bberale o\t anuiture d* Itafia lo foco soma comprendeie i doveri . 
che perciò ^NMitraova noi oospollo iloirìnlora nazione . e lo fece per 
naturale awerùone all'Austria che see$pettava essere ^lala Ostile 
alta ««a olavaiiaiìe ai papato, lo fece per hncMIesca e 
aile bnmiaùa ili ledi, ma oartanente la fece con anÙBo dì 
TWAottere deH'anliro potere dispotico dei papìu ^^ appena sì av* 
^ide cW ora spanta a KsttaociiNsà di Khertà rke 
l ue iito ' bmtal p ol eic imn^ppavano mmi solo ìàxnè alla 
poliUca ^ie* suoi juiUvesson . ma tutti dì Iwkn uaiio R 
nttf ofdiro» lUjOHMé. IhflnrMcclè mentre^ al caMpo dei le Cario 
%Ukr<o w ^«ecra colAuslm leceva riMie ki^caKa» deh S Scdip 
«Miausenor Corbiik i» se^jv» d'alfcairi e amiekm noa «aafe ewi- 
^Miiiva A cebU> coVAubtrà b Éiatasa emrkiea del 2^ aprile-., ma 
eairtfhhaaiHpungewia ■KMSt^nMre d'npedur a Ut'ttiaui la 

I^Mvra e4 atti tmim/t votevi ii^iaMfSfù i irMà 




5f 
parteoipaf|^ ai nnkaggi .|,del^^^xsec(Hlda ;. peccioccbè ìstaDlaiié^r 
menta chiedeva che (ossero al domiiMG della Santa Sede aggii)iitì/ 
i iuiC9Ìi di iParniia e Piacenza {{) di che può dirsi di lai con 
Dante :-r Poic/iè in mal far la ^me tua atfansi. 

. XXJPV. Il popolo romano però aitiva eoa ,ardor generoso' 
la nazional indipendenza di Italia» e stretto ai liberali por colir 
yiodinenlp dciraoimo e per carità, di patria non badò alle pai^ 
role delVeociclica , e^^e il papa dichiarava di non poter fai la 
guerra,, il popolo esclamava t^tp, meglio , la faremo noi,senza^ 
papa ,. Oi^ia, la faremo tutta pfr copto nostro. Mia* 6nfine spen-?, 
diamo danaro e «angue nostr^.. . • : * 

In questq pensare si, convenivano camere, nriiìistri, e giornah^ 

e eon tutta Tencidica Iji guerra cpntinvuiva, e Uranne pochi vil^ 

che disertarono, le romane legioni stettero ferme sul campo, e» 

al grido, profano di viva» Pio IX. suifrogarono .quello piii sacro 

perphj^. nazionale, di riva; V Italia, Ne fremevano le sette clericali. 

' e retrpgnyde, ma far fronte alla popolare volontà non osarono:. 

: le iofirenava la natura . codarda , f il timore d'un pubblico sanr, 

I tamente' sdegnalo. Cospiravano in segreto ^ col f^pa e con re, 

: Ferdinando Borbone, ^ib sotto coljQire di tenere illesa. la, ioviola- 

! bilità,dello/Stato impedirono che^ arrivasse in^ tempo m pode-, 

I roso aiuto . alla; ypay^/sa nazionale non piermettendo . che 91 un bat*. 

f tjM;|ione [yr gicgmo, il passaggio per le città nostre airesercito 

I napoletanf condotto da(,general Pepe, davano per tal modo agio. 

! la^'o^ pantaall* Austria, ^enon contra^stata come doyevaalllsonzcii 

ed alle /pontiere; del Tìrplp ogni dì; ingrossava le munizioni e le 

; ik^.di, aapialire e più .. fapìhnepte 9b!arag)iare i nostri abbiuidonati 

soli, nel veneto e non spfficipntQinente .aggpeiriti, e dall'altra fa^« 

voriVa i^'ìntfrighi della CaineriUa alt Napoli, che riuscì di fatti a, 

.■!..•■ . '■ : • : . !■ ■■' . . ■■■;* 

(I). SJAatJtróAnent. le papié émcttMt sàr lesdochégdeSFlaisanovvt^dé* 
tane 4p^ ptfélei|l{boa fcWdótti.wir ,ttn.,«ilci9i| IMamOAJt.dn deruier des^ 
Cinése.. (Dispaccio del presifif)!^ d^ qppsiflio^djBÌ.ifiiiisUi> iparchescy, 
^bssiioio d'Azeglio,, ai Henipoteiiziarjli skVdi in Milài^o). Mepabrea, Hi- 
i<télh1teÀ'n!»^òcìat!on» <*ii': òùt l(>r6ètoé le fhiftè de pàix , coiiòla 1é é 
aaiiiiiifi -Mln^ S.:ÈLììxk.ML'^:xSatàmmb.^iS^-M.._ kypyiruT ((Aa- 



ss 

cQUfi&té Ul riurtOE imiie del 4« maggio» pFiUMlò d ricKìÉBo éOtè 
trilla prì!na cte passassero il Po. InTàoo provossi il gfmstU 
Pepe a iralienere dd vergognoso ritomo le troppe. Corrotte dai 
capi quasi tutti gesuitici a bella posta scelti e mandati con èsse 
dal retrogrado comando militare di Napoli, dopo che «lAero coOa 
prima divisione toccato Ferrara, vollero assolutamente tornarsene. 
E i nostri preti col cardinal Giacchi sempre astuti e maligni ìb- 
mende che i cittadini le spingessero con dimostrazióni a prose- 
guire la marcia, come era avvenuto a Bologna, spargevano ad 
aite nel popolo H timore che mai si riunissero alla guarnigione 
austriaca delta cittadella, e potessero arrecar danni gravisrimi d- 
rkienie città. Consigliavano pertanto si lasciassero andare, e 
abbondevolmente le lomirono di danaio di vetture e di ri- 
veri (4). 

Una mano peraltro di valorosi marciò col general Pepe alla 
testa, e quasi per lavar la macchia dei rili che opererano là 
disenion deH'esercito sMllustrò di magnanhne gesta a Venezia. K 
M» andiamo superbi di renderne qui loro una grata e perenne 
testimonianza d'onore. 

Lieti frattanto i retrogradi che nei focoSari dome!Jlici rientrasi 
sero le schiere napoletane, e non molto dopo anche più Beli 
della capitolazione , per altro onorevole ai nostri , di Vteenza , 
ancor di mal occhio soffrivano che reggesse Veneria, e co^ 
altri italiani anche i nostri ri combattesser da prodi. Li avreb* 
tono voluti richiamare . ma la fiera attitudine del p<^olo Mil' 
consenti. Passo le segrete arti e le occulte pratidie nei cisnies^ 
sionaii dei preti, passo ^ artifiziali parlari tiei saloni isA grandi^ 
e dei crocchi, nei «afl%, nelle case per ammorzare nei petti ogilt' 
aidor bellicoso o rìeordando Tenciclìca proibitiva del papa, o là 
nota povertà dell'erario impotente a sopportare le gravi spese 
di guena , # la fona gigante deU' Austria non debellata sdle 
prime, e inrinciliile aHora. Parea sordo il popolo ad ogni vsee 
e insinuarione fi pace : la guerra dltafia più che desdeiìo era 
in lui an dover di coscienza , un dover di pietà, una re&giaM 

(M) HtaliàMdM pNofciliw |ia.a» aatma &ìUìèù m 1M7, l«8« 



1 pnitì 



flnoK ; e come teneva Pio IX per buono non gli enlran d 
fl^ si opponesse a)U guerra, ma d'ogai opposizione facM sa£ 
rei qaei Irisli. chr> pur troppo sapea essere inlri^anti e circnin^ 
il posUtfice. 

XXXTV. iolequete fedele dei sensi nadriti e sentiti dal pò* 
polo era la Camera dei Deputati la quale, intesi appena il 4^ j 
agosto i fatti gtwiosi ma non foitunati delle armi italiane a Cu* 1 
itoia, non caduta di speranza nò d'animo inviava massaggio ti 
pontefìce , voler essa ad ogni costo difendere i diritti della na- 
e del popol«: fallila una prima prova si torni alla seconda.- 
^ animi di lutti a ricominciar ia. capo. Pensasse 
k «ecoadare così saolo voto de' figli. Bue giorni appresso qnand* 
iqMtlavamo tulli che i ministri avessero da lui sottoscritta Ili | 
sAnxìon delle leggi approvate dal volo delle Camere per le s 
<)■ guerra apparve affisso un proclama ove si leggevano qnestaf 1 
puole di Pio IX : * Abbiamo già detto e lo ripetiamo auc/ie ade 
1 tasere nostra voltaità che H difendano i coitfini dello Stato, 
« Dio però veffUo. a custodia dell'Italia . dello Sialo . delUt Gtiait J 
< e di questa àtlà, e ne coìnmelle la immediala fatela olla gratiMé } 

• pnUtUiee di Roma, Maria SanlissiMa, ed ai principi degli a 

• iMi .' .' -' » 
iOn noi domantliaino per sapent se poleasi peggio insahM j 

dil papato lU) popolo che a lui s'affidava t Eppure il popola 1 
tlibe la generosità di non avvertir quell'insulto , e quella vottC / 
MooiB ne scusò il principe e l'ascrisse ai perfidi che lo con- 
ijfftwano. Ma il tribunale della storia è inesorabile, e approsn 1 
tei al f»é lardo avvenire che tutte le forze di un popolo del» I 
ttBBtfoa insorgere oonlro i nemici della sua nazionalità vi 
e compresso dalla foce autorevole di an Papa , 
amore d'ilalia non mirò che al solo mondano mleresMf \ 
del iMpatOi e Cavori come fecero i suoi predecessori la causa d 
Uttra nazionale servilìi. >.) { 

XXXV. Ciò non ostante il popolo affascinalo dal nome 4 
un papa che pur tanto era stato venerato da lui non volle sesiA) 1 
<i> Ini agguerrini alla sospirata impresa della iodipeulnna. NeMM 1 
ElHu difWKtraziooe del JjB aoniabw, la qo^ è staU fiaqvlf J 



Hi 

mal giudicata dagli amioi € iniviìti: d-Italia, eeco riiidirizM^i|iatle- 
stampato a migliaia di copie recarono cinque deputati al papat 
da parte e in nome del popolo romano. 

4^ Promulgazione del principio della nazionalità italiana;. 

2'^ Convocazione della Costituente e attuazione del progetto 
dtBiratto federativo ; i 

3° Adempimento delle deliberazioni del consiglio dèi Deput<: 
tati intomo la guerra dell'indipendenza; 'i^i^ 

4^ Intera adesione del programma Mamiani 5 giugno,' • f 
Niente come ognun vede è qui richiesto per se- dal popolo 
romano ; che se nel programma del ministero Mamiani eranoi 
eziandio toccate le necessità del paese, come portava il dover», 
la prima cosa però si parlava della gran causa della nazionale^, 
indipendenza d'Italia. Parve a Roma (vane illusione chi esamina 
ben addentro la natura del papato come abbiamo accennatoci 
che Pio IX assistito da un ministero democratico ossia unica'^i 
mente inteso ad esaudire i voti del popolo avrebbe cooperato- 
all*italiana libertà. E se la rivoluzione nel suo progresso aiÉd^ 
oltre questo confine, e non conlento il popolo romano a dìchia^ 
Tarsi amatore o soldato d'Italia divenne eziandio repubblicano, 
ciò deve riputarsi airìnvincibile ostinazione del papa che ascol- 
tando solo i consigli della CameriUa retrograda e reazionaria 
pritcipitò se stesso del trono, e noi spinse necessariaments-a- 
Bepubblica. 

XXX VI. B qual altro reggimento potevamo noi sceglier» 
dopo la fuga del papa ? EgK da Gaeta ci nominò con breve ^ 
der27 novembre una Commissione che dovea sciogliere il mi-'' 
nistcro, annullare i suoi alti, prorogare le Camere, e goveinaMri 
in suo nome. Eri im atto incostituxlDnale perchè nessun prindpiif 
ha drillo di far leggi fuori del suo regno : incostituzionale per- 
chè non sottoscritto da verun ministro responsabile. D caidinat) 
Castracane e monsignor Roberti che ne iaceano parte non man- 
carono di avvisare con pronto messaggio a Gaeta il pontefice, 
pregando modilifrasse queirordino . secondo le forme co^iluzio-"' 
DaK li rifolgaigdal minislero» ìnierpeHasse le Camere e conci*'' 
llapa-gli mmi. S«lita di ci^ la Commissione era MpossiMleé.- 



55 
maM l'affiabbe rkioiiò8CÌttta, niuifè accettala. Fu preso ^in maU • 
parte U savio e temperato consiglio : Pio IX per tutta rìqposla ^ 
mandò rimproveri, e la Commissione non ebbe cnor di mosthursi, 
e si fòsse anche mostrata qnal dei poteri legali Ministero e Ga* 
nere, che soli restavano al paese, l'avrebbe mai riconosciuta? 

XX.X.TII. La Camera dei Deputati fedele alio Statuto, e va- 
lesdosi della &coltà che come rappresentante del popolo pòs- : 

' siede di diritto nel caso dello smarrimento del principe obbligò 
il ministero a non dimettersi. E bramosa d'impedire che awenis*- 

, seio di6<tfdint, postochè il popolo tenea contegno di tranquillità 
veiamenle ammirabile, sulla proposta del deputato Pantaleoni de- 

' cise, andasse una deputazione a Gaeta per sollecitare il ritomo 

'■ del papa. «Cinque soli, fra i quali lo scrittore di queste pagine, 

t* nettarono il toro voto ad una tale proposta ; infatti ingiusto io 
fiDsafa ed umiliante consiglio che un corpo deliberante s'in- 
dSnasse a pregare un sovrano proditoriamente fuggito sulla 
8p«ania di muovere una guerra civile, che gli dasse apparente 
nifime di sopprìmere le libertà del paese. Accusarne le perverse 
iiMnzkmi il bi^ietto lasciato da lui fuggendo al marchese Sac- 
chetti : ivi' confessare aperto il timore di vicini disordini e fug- 
gendo .per salvare.se sto^o (bello amor di padre ai figh 
beila cttslodia di paAore al gregge ! ) raccomandare i suoi mo- 
KB, i; suol palaEzi, i suoi familiari, e solo pel popolo in ultimo 
ma vaga r^ccomaBdaziòn di quiete. Doversi bensi Tautorità ri- 
spettare ^Gome fohdamento di civile consorzio , ma quando essa 
Tehmlariamente si ispo^ia d' ogni forza morale non si fidando 
cke Bolaoieate alla brutale delle armi, o alla più brutale del- 
fivgHioo, non valere la pena che più alcuno s*inearichi * di lei. 
filùilawnle il nome d'imperatore, di re, di papa, non cangiar ^ 
walSanta alle cose per médo che si abbia a vedére virtù ove 
IMO' vili; e vili ove sono virtù. U papa (uggendo avdr mancato 
ai nói' doneri di principe, non meritare die lo scherno dei pò- ^ 
pdt La ■ maggiorama tuttavia folle * abbondare in .generosiUI , e^ 
deMaodo nulla di diritto ogni ordinaaione! ohe ci venisse dal 
pipi'aeienle, spedi i suoi deputati. Vi si >iÌBmiio par quelli =del 
Senato ^Mh|liaik»pH|t^jift'gittllKJ^^ del nèPto^ 

I 



56 

im^gletinii tono WBi io n^mt di Su Sattttlà ^raimaBi 



tf 



mVlU. Bsnrite ìm Ul sodo le prate e le spennn dir 
cMMsliazìoBe col principe dovemmo eoKÌdemci come sdoli di 
ogni legame eoo lei, e ricorrere ofla primitiva eorgente d^ogm 
polcre civile; che è la sovranità popo l are. Alami iaoslèvano 
perchè m Imporegg^aase. e loro consealendo la Camera cho 
ama?» di conservare ad ogni costo il governo rappresenlativo 
prese la segneate deKberaiioiie: 

€ Considerando che gli Slati romani godono diritti e ganren- - 
lìgie d* ano Sialo eostinzionak, che hi MMo ha per f»- 
damento la distinzione insieme e la connessione dei Ire poteri, 
e che ove ano di essi faccia difetto il leg amento eooSIn- 
zianale è monco e non pnò adempire a* suoi fiaL Che neli' 
notte driSI novembre scorso il pontefice si è aDoolanM» da 
■oma e non ha lasciato akono a tenere le sne veci. Cte3 
figlio dato in Gaeta il 97 novembre in cm si nomina, mm- 
cnmmissione governativa manca deDe debite forme eortAn^ 
aionali. le qnali servono anche a goarentire TinviolabBilà del 
p ri ncip e, Ote la commissione governativa nel sopraddetto 
faglio nominala non ha palesato U sna accettarione in ninn 
modo, e per ainna parte ha esercitata h soa faniione. e 
neppore si è costilnita di fatto. Che i dne consì^ èelibe- 
fanti d'accordo col mmiteri e mnnicipìo hanno p t oc a rrid o 
di ijpmait a tanta pertnrbarione col mandar — '■" eg ^' 
principe, chiedendogli istantemente di ritornare a re gg ere 
(4 la cosa piriMca. Che i messaggi istessi non sobmcnlo non 
« finono amiwmri neBo Stalo napoletano, ma invano adtymmmi 
tt p tÉfiiht presso il principe, e che aMn pratiche pih recenti^ 
a ^ airi ofid compiti p r emo di hri sono rìnsciti aibito te- - 
« stianei Che egli dimorando in terra non sna. ovest viola fin- 
« g r e ass per ordine snp crÌ M e a qnaliiiiii depatmàone a fari in- 
« dirinata, togliendosi cool ai depolalivB diritto espresso ndo 
fondamentale^ rimane incarto .«^ edi s^.à ::; grado di 
dsHa piena libertà o spiclaB?r.^ ddh sne ariani ^• 
gmiarri d^hnparmali a Itiiiii c«nri#. 1» "fdtenAi or*^ 



m 

« Sitlo o. dttà^i)aaMDe.éenza:'.coiiipintii^ Invero 
« e i drilli de' ciUadìiii betta lalèhL Doveodisi pev^ogni guisa 
« e con ogni spedieole TimaoTero l-immiiienie peckolp dellV 
« «jurlin e di oiipli.iAsconlie e manleoere ForvUne pi^iblioe. 
« Doveiidosi conservare kiiatto io stalulo fnidamentale, 'i ptìor- 
« cìpeto ed i suoi dritti cosiitazionatt. I dae . consigli /délibe- 
c fanti, consci dei loro dovori, e obbedendo eziandio all'^^s*- 
e solala necessità di provvedere in guisa alcuna regolare air* 
« rinrgenza estrema d« casi,, con alto deliberato da ciascun 
« di «ssiki seno del proprio consiglio decretano:' 
« 1*^ É costituita una provvisoria Giunta di Stalo. 
. . « 2^ Ella è composta di tre persone scelte fiiori del con* 
M sìf^o dei deputati nominate a maggioranza assoluta di schede 
tdfé^ consiglio de' deputati stessi, e approvata dair^to consiglio.. 
.1 . <c 3<^. La Giottta a nome del prìncipe e a maggioranza di 
ii.snfffagi eserciterà tutu gli uffici, perimenti al capo delpoteiia 
«eaecutivo, nei termini dello statuto e secondo le norme ed i. 
« 'principii del dritto costituzionale. » 

K 4^ La Giunta cesserà immediatamente le sue funzioni ai 
« ritomo del pontefice, o qualora esso deputi con atto vestito 
t della piena legalità persona a .tener le sue veci ed adempiere 

• gli nfllci è questa assuma di fatto Vesercizio di dette funr 
-« zioni. » 

• QufslO'Solo ^ decreto approvato l'undici ^decembre 4848 dalle 
doeCÙnere andrà ; testimonio all'avvenire che la rivoluzione, di 
toma fu la più temperata delle rivoluzioni, e che non sisepacb 
dal prìneipato del papa che quando e^i si volle separare da. lei. 
Mmà non chiedeva da lui che lealtà nella guerra .deirindipeu-r 
denia, ma egli voleva da lei rìnunziasse ad ogni idea di na- 
zionaUlà italiana , > e disarmandola delle istituzioni costituzionali 
ridarla sotto il giogo dell'antica tirannide straniera e papale, «Por 
qMslo fuggi, iiaìtando Ferdinando I di Napoli, che nel 4821 .dopo 
«ver 'giurato la costituzione ottenne di potersela svignare a Leyr 
hA, dove paituì coU'Àustria T invasione del re^. . 

1 meoibri eletti a comporre/la Giùnta di Stato j fuco no: ^ v 

• m iMuatiqfìé di Roma principii Cotiùiii. > . .. 



W6 

Il iNsnalore di Bologna- conle Zuechini , < a. cai Tenne pur 
subita rìnimua sostitaito il GalleUi. 

Il gonfaloniere di Ancona conte Camerata; 
tre dignità popolari poiché capi di municipii, ed amMtrteaenti 
alle tre città principali dello Stato erano simbolo d'unione. 

X}CX1X. Questi provvedimenti per conservare il governo 
costituzionale andarono falliti per sola colpa del principe che 
non solo non riconobbe la ttiunta, ma subito la dichiarò intrusa, 
e le (Hamere che avevano fallo opera di divozione al prìncipe 
e di pubhli(*,a utilità pel paese furono dichiarate ribelli. Così for- 
sennato agire del principe sdegnò Topinione del pubblico, i popoli 
delle provinole si agitavano minacciando staccarsi dalla capitale, 
«e dopo tanti inutili tentativi di conciliazione indugiavasi an« 
cera a (*onvo<tare una cisseniblea generale che fosse la interprete 
vera dei bisogni v della volontà del paese. Per le provincie di 
Romagna e delle Marche era già stabilita un'adunanza generale 
in Ancona pei primi di gennaio 1849. Per rinunzia del senatore 
Corsini i due altri membri della Giunta entrarono a far parte 
eoi minìsiri di una commissione provvisoria di governo, che ad 
evitar 1' anan^hia , mentre buona parte dei deputati fuggivano ^e 
ai rimasli mancava numero e coraggio qual richiedevano i tempi, 
dovette recarsi in mano la somma delle cose, e chiuse le Ca- 
mere intimare air istante i comizi per eleggere con suffragio 
universale un'Assemblea Costituente di rappresentanti del popolo. 
Qualunque k^galità potesse mancare a queiratlo era bastante* 
mente supplita dalla suprema legge della salute pubblica, e la 
storia non avrà che elogi ])er quei coraggiosi uomini che in 
tanto pericolo della patria non dubitarono di assumerne il go- 
verno e la cura. Fu decretalo il i\ gennaio ai comizi, e il S 
febbraio all' a|H'rtura delV Assemblea, il numero dei Deputali a 
tOO; elettori tutti i cittadini da 24 anni, eleggibili dai 25. 

XI.. Quanto i profughi di Gaeta facessero, quanto tentassero 
a impedire o funestare con guerra civile la convocazione di 
questa Assemblea cì fornirà materia ad altra parte dell'opera^ 
Qui solo osserveremo che Pio IX confondendo al solito di lutti 
i papi ì suui mondani interessi di regno coUa religione di Cristo 



htèÉA icr tae «rmi -spiritnlr oohlrò dtHMi ; e ei rovescia Md 

c«p9imaledniom,e scmniimiche, qaasi doTèm rinerescetè «1 

dMo> a . fÒBse^ peccato innanzi a Dio , che noi abbandonati tU^ 

1 mente, dd -papa: eefoaesino modo e via di stabilirci nn g<yvemo 

j ordinalo e normale. Pur troppo anche ai nostri preti d*oggi pos- 

|. àamo ripetere quei tremendi versi del' Ghibellino: ^ 

J •« iFatlo v*avele Dio 'd'oro e d'argento 

i * "E ch'altro è da voi all'idolatre 

,t ' Se non ch'egli ano e voi n' orate cento ? 

. Ahi Gpstantin di quanto mal fu.matre 
!>; Non la tua convei;sion ,. ma quella dote ^ 

Y .^ , Che tn facesti al primo ricco patr^ / 
1 ' ' ■ Canto 19 inf. 



XLI. Onde poi il lettore possa meglio non sulla autorità del 
tMMtio raccónto ma colla guida dei fatti giudicare essere stato 
Feifetto deD'assohita necessità degli eventi la proclamazione della 
. hepnbblica in Roma, e non la conseguenza delle brighe e degli 
1 mori de^ eccessivi, noi gli poniamo sott'occhio il seguente do- 
«metato. Dà esso apparirà ad evidenza come il governo di Roma 
ifliche pochi giorni innanzi della mutata forma del reggimento 
polilico negli Stati' Rimani inchinasse l'animo a pacifica conci- 
fiazione. * » 

Mmistero degli affari esieri 
Signore, 
Lieto il governo Romano di avere in lei Tinterprele sicuro 
M suoi prihci^ii e della sua politica, non può 'non accogliere 
dì baon grado la di tei offerta di recarsi a Torino, ed ivi len- 
ieni sincero cfsposiiore come dei principii e della politica, così 
Me nostre intenzioni e dei sentimenti che lealmente ci legano 
d Piemonte. 

Che il governo Romano abbia mostrata propensione di se- 
gvie-a preferenza una via di conciliazione còl santo Padre, oltire 
i bui, lo addimostrano cMaramente le replicate istruzìom in- 
ivk ai nostri Rappresentanti ih Torino e rese note al governo 
Saidt.Cke'il governo stesso ^ Roma sia fermo in voler g^a«- 

■ ^ •! : ' m .'•'' • . I ■ ■ • I • ■» , , 



' 



mtito e More le liirarlà cortitaionadi é la eavM é^t bmM^ 
Éiliifc e della* indipaodenia Haliant, ed in respingere té é^ifjfi^ 
rato teadeoie di (pialimqae parlito estremo è htto tanto certo 
che dia non de?e esitore ad ammetterlo een tranquilla cosdema. 

La Coslitoenlié Italiana proclamata da Roma eon atto del 
46 del corrente^ come già ebbi V onore di renderne sicuro il go- 
Temo Sardo mediante ì nostri incaricati in Torino, ha per base 
fondamentale il principio di una federazione nazionale diretto a 
tutelare la libertà e la indipendenza italiana, non offende l' au- 
tonomia di ciascun Stoto, e non altera quindi sostanzialmente le ' 
tratutive pendenti fra i due governi di Roma e di Torino. 

ammesso tatto questo, ella vede o signore, che il governa ' 
Sardo può francamente e fidatomente abbracciare i nosbri prìn- ^ 
cipii e la nostra politica. I due Governi allora coopereranno in- 
sieme al trionfo di una stessa causa, della libertà costitosionale 
e della nazionale indipendenza. Roma comprende troppo bene 
die r aiuto del Piemonte può salvaria da qualunque straniera 
intorvenzione e dagli attacchi continui dei reazionarii, ma h 
d*uopo che il Piemonte, al pari del governo Romano, si spiegjki 
chiaramente e francamente , fa d' uopo che la sua alleanza con 
Roma sia arra di sicurezza per tutti e non dia con equivoclia 
esitanze pretesto a chicchessia di spargere calunnie e sospetti. 
Allora le stesse influenze reazionarie resteranno nulle ed ineffir* 
caci ; allora comprenderà il santo Padre che una sola via può 
assicurargli la sovranità temporale, quella di una onesto e cri- 
stiana conciliazione. Noi vogliamo il JPapa, ma lo vogGamo quale ' 
Io spirito vero deUa religione e della libertà , le esigenze dei 
tempi e della civiltà . i bisogni morali e naturali della nazione 
lo addimandano. Vogliamo la separazione totale dei die poleri 
onde r esercizio dell* uno non frapponga , come per lo passalo» 
ostacoli a quello dell'altro. 

Vogliamo uno Statuto eostituzionala senza equìvoci. VogjUamo 
infitte nelto Gostituento Italiana una federazione vera e reale dia 
ci liberi la patria comune dalto straniero. 

Beeote, signor deputato, il protpramma del goveno Bomana. 
Elia. M faccia oggetto di particolari e riservate inlorpeBaiiofii 
st a U Governo, e ne comunichi prontamente il risidtoto. 



. Wfftìim f W(iciini..deDa piena ,4d|Humi0,># tutti i waàvL co^ 

k|^i.aV* etpfffitf cose , p^sso ad attestarle i sensi della, distinta 

na coDsidenoione. 

Bpma, 30 genoaro 4849. 

MinzAaBLu. 
Ài mgnor Berghini. 

.IJLiL, Iia sera del 9^ febliraio la nostra Assemblea Gostàtaf^ 
erte delta dal suffiragio uoìTersak , bandi decaduto di dritto é 
a fatto il dominio iemporale dei papi, e proclamò la Bepnbblica.i 
Ìmt% depalati presenti soli 5 votarono contro il decadimento» 
dd papa, e SS contro la repubblica» ^ ani e ^ altri non per 
moie al papato o per avversione al repobblicano principio , 
Wk per motivi di opportunità; in quella sessione tutti erano 8ta-< 
filli salvo due soli , il general Ferrari e il general CrarìbaldL 
1 dafne altri italiani ma non dello Stato, Saliceti, Gemnschi, 
: Giuionieffi, Dall'Ongaro e Hazzini entrarono a iar parte ddl'As- 
Mabba detti n^presentanti del popolo dai collegi posterior*-: 
[■ente convocati sia per riempiere i posti rimasti vacanti per 
deprtati nominati in più luo^ e dalla legge obbligati ad oliare 
f9t un. solo . sia per elezioni state mancanti del numero dalle 
k§fi prescritto a renderle definitive. 

XLDL E poicbè i narratori ignoranti o maligni deUe nostre 
ptiichc vicende di Roma: si dilettano di figurarle per opera 
i laa so .quali massimifii asaaeggi sognati da loro, né vogliono: 
ciafassarle effetto di pura necessità come furono, né fatte e com* 
finto dtt noi e dai popob a ragion veduta e con pieno cono- 
iOMuto di de che intendevamo di fare , ci piace avvertire i 
iNiri che il Mazzini giunse a Boma il 5 marzo, quando cioè 
itt nmaneva più nulla a desiderare circa la forma del nostro 
liQpieBto pdStico. Né giova clfe alcuno ci accusi di esser noi 
iMni stati ciechi esecutori e strumenti di uomini mandati da 
hi a didgnre i nostri moti Potrd, se fosse qui luogo , nomi- 
M ad: IMO ad uno i cittadini, ohe miaggiore influenza avevano 
^'lopolo ddla Capitale e ddle Provincie,.. e « capadtereUbe 
chei'PÌ^noa solo non erano Mazziniani, ma fecero di* 
fcée .ognisCarzoia riooagittagecB àlipopdo col principe latUi 



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avevt che di acèiotiferè"eotf sa^i protVedinfehtf dì giietfi 
uHÌì|M«denia d' Italia, avrebbe di buon grado ' obbligò ì 
ìwtiì ricevuti dal papa, e nuovanieiite accòltolo fra le sSe 
con gioia, se ticonsigliandosi meglio si fosse , condotto .ad 
dire i suoi voti. Che se durando lui caparbio e àeìro ne 
sensata deHberazidhe di nulla -coAcedére al popolo ab 
dotato 'fare da noi, chi non vede che non potevamo altro 
die la ripubblicate la ^repubblica volemmo. Se questo é il 
òipio che dà SO anni e più va* predicandoli Mazzini, se 4 
è l'unico mezzo che possa e debba una volta per si 
liberare dal papato ritalia> ciò potrà essere soggetto di 
piacenza a móltissimi, maciòjion prova che la Romana R 
Uica noi ìd^ dobbiamo ad alcuna -preconcètta idea, e noi < 
deli istorici non possiamo non » respingere come bugiai 
coloro éupposizioni, che chiamano frutto d'intrigo un'oper 
alla sapienza d'un popolo temperato e 'prudepte persuase 1; 
necessità degli eventi. • ' \ 

XLIV. Pio IX non volle' riè seppe essere italiano pri 
da che protestava contro la santissima guerra deirindii[)end 
Pio IX non volle né seppe mantenere gli ordini costitozi 
da che pretendeva ligi ài suoi càenni i ministri e negava salti 
a tutte anche le più urgenti leggi del parlamento: Pio IX 
dallo Stato rompendo' ogni patto dello statuto, né il popok 
cava punirlo, ma in quella vece gli inviava messaggi a- ri 
marlo: Pio IX invidiò da Gaeta che lid partito stesse qui 
tranquillo il popolo, né .a sturbarlo giovassero i tentativi e 
nari- della reazioncy e allora quasi ultima pruova a suscitar^ 
ordini lanciò la scomunica. Il popolo la raccolse* giulivo 
guanto di sfida, e rispose eleggende con suffragio univi 
^Assemblea Costituente, che gli errori del principe rimed 
i danni della sua irragionevole assenza impedisse e prowe 
un governo. A niun miglior partito poteva l'Assemblea'- 
piarsi, che pronunziar decaduto per sempre dal suo poter 
porale il papato, e sutt'aniicp irono - del Campidoglio uso 
da' Cesari e poi da' Papi ritornar la Repubblica. Era a te 



63 
una invasione siraniera, il Mamiani lo disse, a noi Intti lo pre- 
sentiva il cuofe, eppure Tassemblea decise repubblica, e il popolo 
deUa capitale e delle provincie festeggiò la repubblica. Fummo 
calunniati dal papa, la diplomazia d'Europa ci buttò sarcasmi, 
il fanatismo ci denunziò per empi alla coscienza de* pusilli e 

. de' stolti, una Crociata di bigotti e di despoti accorse colle armi 
Mìe potenze cattoliche a rimettere in seggio il papato. Ma dove 

^ più sono i sudditi del papato polìtico? I cannoni di Austria, di 
Spagna, di Francia e di Napoli hanno ben potuto far largo al 
ritomo del papa in Roma, ma fornirlo di «popoli che lo amino 
come sovrano politico noi poterono e noi potranno giammai (4). 
n papato negli ultimi rivolgimenti di Italia e di Roma si è nella 
saa schifosa nudità conosciuto da' popoli per un potere politico 
Bon solo non più rispondente ai bisogni dei tempi civili (che 
come potere teocratico non può essere) ma eziandio stretto, 
incarnato e immedesimato alla causa del dispotismo. Invano i 
declamatori fanatici e romanzieri di Superga e di Francia lo 
vanno confondendo colla religione: tanto esso ha che fare con 
lei (pianto il Dio d'Epicuro o di Belial colla evangelica dottrina 
di Cristo, e quanto le calunnie del visconte d'Àrlincourt, del Bai- 
leydier e del canonico Audisio colla verità della storia. Ora in tutta 
Eorqm è già scoppiata la lotta fra dispotismo e libertà: sono 
ancor col primo armate poderose, ma stanno coir altra i popoli. 
La vittoria a Fungo andare noni può esser dubbia; caduto il co- 
fesso dai pie d'argilla che è il dispotismo vedrem dileguarsi 
coffle polvere al vento cotesta maledizione del papato in trono. 
Ne potranno le anime timorate di Dio non più funestate dallo 
scaldalo d'una corte religiosa a parole, sempre malvagia in po- 
litica. Ha più ne gioiremo noi popoli infelicissimi che il più 
eradd dei destini ha fin qui condannato a portare sul collo il 
pogo della sacerdotale tirannide 



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I (ti Pio IX nella sua lettera del 3 maggio air imperatoro d' Austria, 

"': *criai: una dominazione non saroM^ nobile né felice quando sai ferro 

**' Mtawate posarne. 

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^ LIBRO SECONDO 



SoBfiDiario. 



Dirilto del {MÙ forte — Pio IX e la Francia cre<luli motori degli uUimi 
ilYolgimenti — Pio IX e la Francia tratti nella lega delle potente 
assolate — Influenza attuale della Francia in oriente ed occidente — 
Ordine dei generale Cavaignac per una spedizione francese a Civita- 
vecchia — Protesta del Parlamento e del Ministero romano contro 
questa spedizione ed ordine di respingerla — Contrordine della spe- 
dizione — Opinione di Luigi Bonaparte intorno questa spedizione ^— 
Martinez della Rosa e la circolare del ministero spagnuolo — Risposta 
del ministro piemontese Vincenzo Gioberti — Offerte di mediazione 
del ministero sardo — ^fissione del marchese di Montezemolo e di 
monsignor Riccardi a Gaeta — Vani tentativi dei medesimi presso 
Pio IX — Istruzioni date al conte Martini dal Gioberti — Infruttuose 
pratiche di quel diplomatico — Il papa ed il re di Napoli chiamano 
in Gaeta il granduca di Toscana — Opinione del ministero inglese 
intorno ad un intervento armato negli Stati Romani — Politica della 
Corte di Gaeta — Ostinazione della medesima — Offerta del Gioberti 
per restaurare il papa colPesercito piemontese — Illusione ed errore 
dì quel ministro •— Nota del cardinale Antonellì alle potenze catto- 
liche e menzogne in essa contenute — Proteste del governo piemon- 
tese contro l'invocato intervento straniero — Indole vera dell'inter- 
vento — Il papato come istituzione divina non ha bisogno del domi - 
nio temporale — SoOsmi di Montalemhert e Thiers — Mentito scopo 
della spedizione spagnuola — False dichiarazioni del ministero francese 
all'Assemblea — Gontradizione tra queste dichiarazioni e le note del 
ministero Barrot— Interpellanze di Emanuele Arago e di Ledro-Rollin 
^ Risposta di Odilon Barrot e del generale Lamoricière — Delibera- 
zione dell'Assemblea francese — Suo disinganno ^ Parole di Giulio 
Fivre — Rapporto di Senard — Ordine del giorno dell'Assemblea — 
talonnie di alcuni francesi Contro P Italia e la repubblica romana — 
RbpoBta alle medesime — Gli stranieri in Roma — Calunnie sulla 
vendita degli oggetti d'arte. 



66 

I. Giovava al^iaMBaf ft oTopeo achiaatere dai cealfg d'Itali» 
una repubblica liberameote sorla dal suffraga universale di Ire 
milioni di popolo la quale era ed ogni dì più diveniva eseoipìa 
contagioso e terribile. E poiché la civiltà del «ecol nostro non 
è ancora giunla a svellere dalle radici il brutale e inumano di- 
ritto della forza, i potenti si congiurarono ad assalire con le anni 
la nostra romana repubblica, e dopo combattute le più incredi- 
bili ed ostinate resistenze loro opposte da un popolo non ancora 
agguerrito, anzi quasi inerme e del tutto nuovo alle guene fi- 
nalmente la vinsero. Ancor qoesla tiala il ferro e il piombo de- 
cisero le sorti in favore del più forte. Nel 1815 Austriaci . In- 
glesi, Prussiani e Cosaccbi imposero alla Francia spossata e vinta 
la restaurazione dei Borboni: nel 1848 la slessa Francia ar- 
mata e potente impone in pochissimi giorni ali* Austria, all^ln- 
ghilterra, alla Prussia, alla Russia il riconoscimento della sua 
ultima rivoluzione che si chiamò repubblica. Era debole allora e le 
convenne ricevere dai più forti la legge ; era forte oggi di 500 mila 
baionette pronte a marciare e battersi e si diede la legge da 
se. La romana repubblica in diritto non meno legittima delia fran- 
cese, perchè mancava di eserciti dovette cadere, e caduta Tin- 
sultano di codardi oltraggi, quasi stata ella fosse infin dal nascer 
suo empia e colpevole. Ma chi giudica ben addentro le i*ose nel 
soccombere della romana repubblica non è a vedere un fatto par- 
ziale di uno Stato Italiano ricondotto a subire un governo oblialo 
e detestabile , ma bensì un breve episodio di un dramma che 
sulla vasta scena d Europa da stretta e generale reazione di 
despoti si tenta compiere col sacrificio di ogni libertà popolare. 
L'impresa che noi .speriamo impossibile è diretta dall'Austria e 
dalla Russia. 

II. Scosse come da profondo sonno pei tanti e così rapidi 
rivolgimenti in due mX\ anni accaduti in ogni stalo si argomen- 
tano di riunire gli sforzi della vecchia diplomazia e le armale e 
le fiotte deBe maggiori potenze a frenare Vagitazione de' popoli 
e rìcondurli a quella politica immobilità che era stata £n dal 
181 i consacrata quasi dogma religioso dalla santa alleanza. Due 
erano a suo avviso t principali motori del presente spirte ir- 



feqnìet» dol.fopoli, Pio IX credulo |K>otefice di liberi sensi, e 
k:fraiì€i« obe si i^gg^ a pq>ttbblica, insognava tirarli entrambi 
nella dìj^oiaiica lega e far sì che li avesse nemici i) liberalismo. 
Con ' quali arti e per quali inganni di ministri esteri e di car- 
dinali fosse trascinato il primo a Gaeta e posto sotto la più se- 
v^a custodia del cardinal Antonelii ( a cui si aggiunse quella 
volpe vecchia e maliziosa del cardinal Macchi decano del sacro 
collegio) lo abbiamo narrato or ora. E pregio delFopera vedere 
eome sia stata bellamente costretta la seconda a guereggiare 
coirarmi quegli stessi liberali principii con tante rivolazioni e 
Unto sangue da lei conquistali. Una repubblica di 36 milioni 
d'uomini potente di richezze e di cultura, amantissima di libertà, 
pronta sempre a difenderla con insurrezioni istantanee era tale 
spavento che turbava i sonni del dispotismo. A spegnerla non 
bastano i partiti monarchici interni perchè divisi fra loro e però 
troppo deboli : non sarebbe prudente un'invasione straniera, che 
riunendo i suoi tanti parliti in ({uest'uno di respingere la forza 
folla fcNTza renderebbe quella nazione in lai caso unita e invin- 
cibile. Unico mezzo a conquiderla restava che si spogliasse la 
Francia di quella influenza, che esercitava sull'opinione dei po- 
poli. Già Luigi FiUppo col suo intervento in Italia e coH'ab* 
bandono della causa Polacca e dei cristiani di Siria messa la 
Francia a rimorchio dell'Inghilterra, e poscia ancor della llussia 
avea cotanto umiliata all'estero la gran nazione che più non ri- 
scuoteva io alcuna parte non dirò simpatia, ma ne tampoco il 
meritato rispetto. Quella però era ancora la Francia monarchica 
ossia la Francia dèi re e dell'ordine; conveniva scemar credito 
alla Francia democratica ossia alla Francia del popolo e della 
repubblica ; tanto più che nella sua costituzione stabiliva tratei- 
Janza universale dei popoli e rispello inviolabile alle nazionalità 
di ciascuno, ciò che secondo i diplomatici equivaleva favorire 
e proteggere in ogni parte i disordini dell'anarchia. Ne venne 
il destro dalla rivoluzione di Roma. Inducendo la Francia ad 
allearsi coir Austria per rimettere colla forza delle armi in trono 
il pontefice contro il volere dei popoli che da lui ripudiati il 
rìpudiarouo , hi diplomazia riuscita a persuadere l'Europa non 



68 

doversi por mente alle parole uè alle isliloxioiii pii soljennt di 
Francia: lei essere nazione essoniaimenle mal fida perdiè mo^ 
bile natura di tolto e prestò si annoia, e diverala repd4>Iieàna 
per impeto era già stanca o almeno non corante delb saa ìm* 
proY visata repabblica. Se mai donqae sedacea le genti Tesempio di 
Francia e da. lei aspettassero ne' rivolgimenti politici un soecono, 
aveano di che rinsavire e porre giù dall'animo ogni sperania 
vedendo la Francia repubblicana e libera imporre colla fcmnt a 
QD popolo repubblicano e libero il più assurdo governo che sia 
mai stato al mondo, quaFè il teocratico governo del papa. 

III. Pur troppo la diplomazia riuscì alFintent^. Dopo la spe- 
dizione di Roma la Francia in Italia è considerata da meno 
dell'Austria. Questa finalmente agiva pe' suoi interessi e pe' suoi 
principii: non li dissimulò giammai: sapevamo di averta nemica, 
né alcun si sorprese che ella marciasse armata mano a reggae 
contro noi Tusurpazione parade che sempre è stato fondamento 
alla servitù deUlUlia. Laddove la Francia contro noi oondbtt- 
tendo in favor del papato politico abiurava pel dispotismo più 
stupido la sua grande rivoluzione del 4789 , abiurava la causa 
della libertà . abiurava e smentiva la recente sua costitmion fi 
repubblica. E come potè ella scendere si basso da divenir guarda- 
corpo dell'ultimo e peggior dei tiranni, quando tutti la credevam 
destinata ad essere la salvatrice guerriera della libertà dei po^ 
poli? Sotto Luigi Filippo ella ha perduto il suo primato in Oriente 
per cederlo alla Russia, quando negò o indugiò protezione ai cri- 
stiani di Siria. La Francia da secoli godeva il diritto presso la Porta 
Ottomana di protesero quanti erano colà milioni di adoratori di 
Cristo, o di altro cullo ammesso in Europa come TElMPeo e da 
lei pigliavano tutti con orgoglio la denominazione dì Fnmehi. Oggi 
la più gran parte è sotto la tutela di Russia, che per questa ca- 
gione esercita in Oriente una influenza assai superiore alla Francia, 
in Occidente era anche prima la Francia per la influenza che 
le davano le sue libertà civili guadagnate con rivoluzioni e bat- 
taglie che resero il suo nome temuto e caro aB*ìnlera Europa. 
Parea che ove fossero queste minacciate presso alcun popolo 
dalla fona delle potenze assohile dovesse la Fiancia soccorrerle 



69 
colla qittda è col consiglio. In questa vece è> qualche tèmpo che 
laaoìa all'iog^iltorFa , alla sola ioghìlterra il Tanto di potenza 
aniica a liberià.'^Oggi unico ministero liberale in Earopa fra le 
grandi potenze è.qneUo di lord Pàlmerston e l'unico il quale 
non abbia appuntato baionèCte e cannoni al petto della romana 
lepiAbioa. La Fnmcia come nazione ha senza meno milioni di 
QOlBÌiii^ amie) delle- libertà che ancor si lodano con nazionale or- 
go^o della grande nvoluzione che fu come Funiversale eman- 
cipazione ^i popoli dalla servitù delle córti, dei feudi, del clero. 
Ha certamente la Francia milioni d'anime Uberali apparecchiate 
ad insorgere il giorno , che là si tentasse ricostruire co' suoi 
mflle abusi l'antico dispotismo. Ma la Francia come governo, o 
sia difetto di. uòmini che sappiano ben condurne i destini senza 
incMnpare nei disordini della eontro-rwolutkmè o sia malefica 
influenza straniera che ne padroneggi lo spirito è certo che va 
di pari passo coi gabinetti dispotici , *e pare unicamente épie- 
naaiMito d'accordo con essi per compier l'opera della natime 
e distraggere libertà e Ubefolismo in Europa. * 

IV. Fin dal settembre 4848, prima che nuHa fosse anche 
accaduto in Roma, il francese governo allestiva per l'Italia una 
spedizione amata che< stesse pronta in Marsiglia ad ogni evento 
(1). 1145 maggio il ^uo amaiiraglio Bandin aveva colla sua 
Dotta «smtilo impassibile agli eccidii di Napoli, iiè valse il ri- 
cordargli che fece ' il cittadino Levraud le promesse ripetute più 
volte neirassemblea costituente che avrebbe la Francia coope- 
rato all'aflBrancamento d'Italia. Nel settembre mirò tranquillo il 
boriMdrdamento e Tincendio delFeroica Messina. Dopo le scia- 
gure di Vicenza, di Gostoza e di Novara il governo della Senna 
fo muto coir Austria, né mandò una sola parola di conforto al- 
rhalift.:(Appena però fuggito il papa da Roma quel governo si 
nMè in fbccrada e il 28 novembre dal generale Gavaignac capo 
di quella repubblica si annunziava all'assemblea esser giunta il 
% notizia a Parigi che il papa fuggì la notte del ^4; o stato 



1 " 



(1) Prècìs hisforique et militaire de l'expéditioo firanyaise en Italie 
par un offieier d'Etat m^or.P, 9, 



70 

subito dato ordine a Marsiglia che s'imbarcasse eoià «na hn- 
gala per Civitavecchia. Nel tempo stesao aonoauavasi Tia^ 
del sig. De-Corcelles a Roma eoo istnuaoni. Oggi non è pHi 
ignoto a persona di qoal fatta istruzioni ri fossero, non di aa- 
stenere i diritti deK popolo e della libertà ma di adoperare in 
favore del papa» dovendo* però nel tempo slesso assicurare ì Ibn 
mani, che la francese repubblica non intendeva iminisclriarsi abllo 
negli affari di Roma! E come^pretendere che debbano i popoli 
rispettare le autorità dei governi con sotto gli occhi tali esempì 
continui d^infingimenti, di mala fede e d*inganni ? La nazione 
francese che aveva fama di cavalleresca e leale non apparisce 
da qualche tempo nelle diplomatiche trattative de' «noi gover- 
nanti che una tessitrice di frodi e d'insidie. Quell'infame pre- 
cetto del sig. Talleyrand, dovere cioè gli uomini far «so della 
parola a nascondere i lor pensieri, sembra essere la norma im- 
mutabile di qualunque govèrno colà imperi o re^o o repuUili- 
rano. Qaal meraviglia se quella nazione va ogni dì più perdendo 
credito e influenza al di fuori con gravissimo danno della ci- 
viltà europea? Che una nazione ingegnosa ma piccola come era 
sotto gii antichi Romani la Grecia, ed erano le repubbliche del 
Medio Evo in Italia, si aiuti cogli scaHrimenti politici dove la 
forza del braccio non giunge, noi tomprendiam di leggieri. Ma 
che ricorra la Francia a così meschini espedienti quando per 
numero e potenza d'armi è in condizione di poter ciò che vuole* 
è tal vitupero che non sappiamo com'essa il sopporti. 

V. Intanto il ministero romano e i deputati nella seduta del 
6 decembre faceaoo solenne protesta contro la ddiberaiione del 
generale Cavaignac annunziala all'assemblea nazionale di Francia. 
Si fecero tosto marciar troppe alla volta di Civitavecchia ac- 
ciocché si oppponessero a qualunque sbarco di straniere milizie, e 
conservassero inviolato il territorio degli Stati Romani. QuelTatto 
rimarrà testimonio ndla Storia, che interventi stranieri sotto 
qual si fosse colore non si volevano, e il 19 decembre i soldati 
francesi che già si erano imbarcati a Marsiglia per la spedizione 
a Civitavecchia ricevettero ordine di tornare a terra. 
Vero è che tal mutazione anziché da proposilo di emendare 



71 
il mal-laltò potea essere originata dalla elezione delio decembre, 
la qmale al. posto di Caraignae mise nuovo presidente il Bona* 
parte e .oangiò come sempre accade in ogni rariazione del 
supremo potere, Tandamenlo' politico del francese governo. E mi 
cambiameoto si doveva certo attendere dal sig. Luigi Bonaparte 
die pochi giorni prima aveva diretto al giornale francese il dm-- 
téàiOimmél la seguente lettera. 

IParigi 2 dicembre 4848. 
Sig. Redattore 

Sapendo che è slata osservala la mia assenza nella votazione 
per la spedizione di Civitavecchia , credo dover dichiarare che 
quantunque deciso ad appoggiare tutte le disposizioni proprie a 
goàrentire la libertà, e Taulorìtà del sommo pontefice, non potei 
però approvare col mio voto una dimostrazione militare che sem- 
bravami perieolom , ancÌM per gl'inierfissi sagri che vogliono prò- 
t^mi e fatta per compromettere la pace europea. 

Riverito sig. Redattore 

Luigi Napoleone Bonapate. 

L'abbiano ben. presente i nostri lettori. 
Vi 11 sig. Martinez della Rosa frattanto ambasciatore di 
Spagna presso la Santa Sede e stato consigliere sì caldo e sì 
importuno della fuga del papa, eccitò con ardore ed entusiasmo 
poetico il suo governo a intervenire negli affari di Roma. llSf 
decembre 4848 il sig. Fedro y Fidai ministro degli affari esteri 
% Madrid diresse ai rappresentanti delia regina Isabella presso 
'e potenze cattoliche una circolare ove Tincaricava d'invitare da 
parte e in nome di S. M. Cattolica la Francia, T Austria . la Ba- 
viera, la Sardegna, la Toscana, il Fortogallo e Napoli a un con- 
I grosso a Madrid per deliberare sui mezzi di rimettere U capo 
I Mk Chiesa { citiamo le stesse parole della circolare ) in quello 
'Mo di Uberià e indipeìidensa e dignUà e auUvrità imperiosamente 
r/dUoflo daUe sacre sue funtUmi, e quindi non solamente proteg- 
gere la Ubertà del papa minaceiaia daltusurpa%ùme dei proprii 
^dilt, ma ben amche ristMUrne tauiùrità in modo stabile e du- 



raltiro amcarandoln «mcA» emira,la nummo. spparmia di-tiolema. . 
Così Tacerasi Paladino delle somme chiavi quel governo spa- 
gniiolo die sorto da ima rivoluzione la più micidiale avoa mas- 
sacralo ed arso a migliaia i preti e i frati e gillato a terra ona 
quantità (ti monasteri e di chiese, e confiscato v. alienato le so- 
stanze dei Vescovi, dei Curati, dei Claustrali e dei Capitoli. Atta 
l'anlasia riscaldala del sig. Marlineìt della Uosa tardava torse itt 
cantare la novella Crociata sotto le mura di Roma e nell'ac- 
censione dell'estro mal conobbe cbe i Saiifediati non saranno mai 
cavalieri fossero anche celebrali dal Tasso , e le imprese loro 
Itoli sono che imprese di maledizione e d'infamia. Alle soUeci- 
lazioni spagnuole il miuistero Sardo presieduto da Vìncenu. 
Gioberti con nota del ^ gennaro al sig. Berlrau de Lis miaialrfr^ 
ili S. M. Cattolica presso il re di Torino rispondeva essere ptM 
rameule politica la queslioii romana . uè per nulla entrarvi ìtm 
religione. Sarebbe di conseguensa, continuava, stato ia oppontÙMA 
iliretta colle mire delie potenze itaUaue il iiiescolare l'astone in \m0t 
giu^slìoiir i:lie in grandimina parte riguardava la politica ilaUamu 
Notava che gli Siali della- ftenÌKola italiana non nmmetterebbera itt 
ijiwl nioiaenlo riitlervensimtr aaslriaca anche <jiianih te negoiÌasvmiÌ 
potessero enaeiv riitri'Ue alla parte spirituale isotata labilmente doA*' 

temporale che nelle circostanze in cui trovavausì gli spinti i0j| 

Italia Vinlervenlo delle potcazr slraMtei'e indisporrebbe Iruppo^n 
:<uddUi del paim e fiHeU renderelée avversi in modo cIip , mfifMì^l 
Mudo l'Sfaiidjfl c/te .vi otleiieasi' ]ier qìiesto messo una riamoitiasiuitt 
j'ra loro , questa avrebbe l'improutu della violenza straniera , nmt 
potrebbe a taeno iVesseiv imitabile e di corta, durala e quindi pM-^ 
ridibe il SUO atropo . '• lomereblie unii a pregiudi-^io delia religiom!\ 
Conchiudeva cbe. la maniera di ottenere l'inteiilo desiderato e(i\. 
d'agire direttamente jn-esso il sommo ponie^ce, onde persunderlo a*, 
ritornare in fìoma ed imilarh a far osservare colla sua e^caati, 
le leggi costilmioìiali die egU diede ai suoi popoli. E nel concono , 
ilegti ttffitU die t diplomatici delle diverse corti cattoliche credesse» , 
adoperare jier tale importante oggetto, dovevasi i/eìosamente eviUn ■. 
ugni aorl't di clamore e di fnibblicilà, e specialmente tutto ciò che ' 
jHilPsse iirere iiii'apparcnzn d'uni riiazione qiialvni/iip. 



73 

VII. Ife queste offerte di conciliamone e di pacifica eita- 
iaaa nediazione riescivaiio assai ingrate' aiift coriè papale de- 
ibècata com' era di distruggere ogni orma di libere istituzioni; 
dava agli ^ inviati ' piemontesi poco o ninno ascolto in Gaeta. 
] percHè meglio si conosca il mal animò del papa e de' sudi 
oòsiglieri , e perchè il lettóre possa chìaramiente apprezzare 
[negli, ostili intendimenti daremo opera a narrare per minuto le 
Bòtte ed infrutiaose pratiche che gli ambasciatori sardi isosten- 
lero presso quella corte. Oltre il Pareto, già ministro in quel- 
l'epoca del re di Sardegna a Roma, giunsero in Gaeta' il mar- 
chese di Mòntezemolo e monsignor Riccardi vescovo di 'Satona 
inearicaii specialmente da re Carlo Alberto e dal suo primo 
ministro Gioberti ad offerire assistenza ed aiuto al pontefice. 
Presentarono essi a Pio IX il dì 39 dicembre lettere del re, e del 
Gioberti ed esposero: desiderio ardentissimo -di Carlo Alberto 
essere che il papa accettasse osfntalità a Nizza o ih qualunqiie 
altra citta degli Slati Sardi, ove la religione del re e del popolo 
subalpino avrebbe circondato il pontefice di affetto e di cure: 
pensasse gli uffieii e la mediazióne dèi governo piemontese riu- 
scice più accetti ai popoli italiani dello Stato Romàno cui irri- 
tarobbe maggiormente la invocazione di armi straniere: curasse 
di non rinfrescare la mleraoria delle antiche querele contro il 
paiolo, che tanto più acerba riuscirebbe ora che gli italiani in- 
tendevano con maggiore affetto a nazionalità: considerasse quelle 
armi essere male acconce a ritornare nella concordia e fiducia 
i romani e nella dovuta autorità il dominio temporale dei papi. 
Kipondeva il pontefice non volersi allontanare di troppo dà suoi 
8(KUiti e preferire perciò me^io Gaeta a qualunque altra di- 
iQora: aver ejgli già partecipato i suoi casi alle Potenze (l'Eu- 
ropa e da esse aspettare i richiesti consigli sulla maniera di 
ricomporre il dominio papale: veder egli con rincrescimento il 
(oremo sardo inchinare alla costituente italiana , e tenersi in 
relazione con gli usurpatori dei suoi diritti: finalmente a fiaccare 
l'aodace Eazione che regnava in Roma non èsservi altra ria pos- 
sibile che quella della forza. Né difformi a queste palesò le sue 
intenzioni il pontefice negli altri due colloqui che ebbero con 



74? 

lui gli inviati sardi i quii per Tosliiiazioiie di Pio IX non tras- 
sero aknm frutto ddla- loro missione. Ciò non {wrtaato il go- 
verno piemontese non volle Iralasdaie le pratiche di concilia* 
zione ed il- 30 dicembre dava le seguenti ìstroiioni al wmvo 
ministro presso la S. Sede il conte Martmi soccednto al Pareloi^ 
rìseriiandoci più inaanEi a dire ropinione nostra intomo aqnesle 
ed altre trattative del Giidberti. e suoi successori al potere. 

« Il sig. ministro avrà relazioni ufidoie col governo di btto 
a che presentemente esbte in Roma, e relazioni uffìemK col 
« Santo Padre (nresso cui è ambasciatore. 

« Doe sono i fini immediati ddla sua missione ; r uno la ti^ 
« conciliazione del Santo Padre col popolo romano , Y altro la 
« più pronta attuazione possibile della confederazione italiana.. 

« In ordine al primo scopo il signor ministro rappresenterà 
« al governo di fatto che esiste in Roma la necessità di ricenci^ 
« liarsi al più presto col Santo Padre, offerendogli tali condizioni 
« che mettano in salvo la delicatezza della sua coscienza corno 
<» pontefice, ei suoi diritti essenziali come principe. 

« Se la scissura tra il Santo Padre e il popolo di Roma du- 
« rasse, gii stati ecclesiastici e l'Italia tutta saranno posti a gra^- 
« vissìmo repentaglio. Le potenze esteme interverranno nelle cose 
« nostre con grave discapito della nostra dignità e della nostra 
« indipendenza. 

« Se i goveraanii di Roma desiderano un mediatore tra loro 
« e il Santo Padre il sig. ministro gli ofirirà Y opera sincera e 
« leale del governo piemontese. 

« Riguardo alla costituente romana proclamata dal circolo 
« popolare di Roma (differentissima dalla federativa proclamata 
« dal Mamiani ed approvata dal nostro ministero) il signor in- 
« viato si governerà secondo le circostanze. 

« Se questa costituente romana si può ancora impedire colle 
« buone ragioni , egli cercherà di farlo efficacemente, mostrerà ai 
u rettori di Roma, che il solo titolo di questa rostìtuente mettendo 
« in dubbio Tautorìtà del pontefice , può essere da lui reputata 
« ingiuria e fellonia manifesta; e se non altro recherà impedi- 
(( mento alla federazione che interessa a tutta Italia. 



95 
téebba OMMentire al miiiistero la somma che domanda, e au- 
a toriiaulo • a; far^ occop^m Civitaveiìchia. Se dopo sbarcata la 
e nostra spedkiioiìérAusUriar' marcia sa Roma per distruggervi 
« h repaUrtica e ristabilirvi col papa la propria inflctenza, noi 
« pensiamo che si debba fare tìAììik al governo d'inviare la 
« BpedUaione a Roma dCGioccbè vi salvi qnanto può dal nan- 
e fifogio^^ se non la repubblica romana, almeno^ la libertà e Fin- 
« flvenza della Francia in Italia. 

XYDi. Altucinata l'ÀssemMea da così bugiarde promesse di 
salvare' in Roma la eausa della libertà minacciata daHa inva- 
sioiie austriaca concesse con 3915 voti contro ^83 la spedizione 
e i fendi riohiesti/ Intanto queir infinto governo ordinava al generale 
incapa deOa^ spedizione tulto Fopposto di quello aveva Chiarate 
alla tribuna, perciocché in luogo di raccomandargli la causa della 
libertà gli prescriveva nelle istruzioni che dovesse coir amri 
aiutare . invanè sino allora in Rèma la reazione tentata e de- 
siderala dai preti. « Voi manderete a Roma uno dei vostri 
« uCeiali che farà sapere ai capi del governo non essere voi 
« mente afiBattto incaricato di difendere l'attuale ordine di cose , 
^ ma un ordine regolare... Marciando voi alla testa delle vostre 
«truppe su Rema renderete facile Tintento col dar coraggio al- 
«funeste persone.... (Vm^ emefrez à R&me un de vos offleiers, qui 
«fSwv eniendre atuc chefs du gouvernefnent quevaus n'étes ennucune 
«fimii ehargé de défendre tordrede choses actuel, mais un ordre 
ftregiUier... volte tnatche sur Rome à la téte de vos troupeSy facp- 
« Uterm sans doute un pareil deneuement en donnant courage aux 
iiimmétes gens....) » Infetti nell'ordine del giorno pubblicato il 
31^ aprile dal generale sulla fregata ammiraglio il Labrador era 
iletto ai soldatf « Noi dobbiamo ispirarci al pensiero dei nostro 
« governo che d' accordo coi generosi disegni di Pio IX vuole 
« untare p^ quanto è possibile ogni elisione di sangue fnous 
« tvoiM M nous inspirer de la pensée de no^e gowvememénl qni 
t§nooiè auso idées généreuses de Pie IX, veul éviéer, auUml que 
« fomibU', feffMon da song), » Si vede aperte che in ludgo di 
ina guerra o di una resistenza all'invasione austriaca il governo 
franeese mtrava a guerreggiare uoitamefirte eolVAuslria , col papa , 
iM>lla reazione la Romàna Repubblica. 



92 

a Appunto però perchè il Piemonte soccombè, perchè le ar- 

a male imperiah minacciano la Toscana e la Romagna in virtù 

« delle leggi della guerra, e dei privilegi deBa' vittoria, e per- 

a che dietro loro scoppierebbero inevitabilmente crudèli reazioni, 

<c appunto per questo, importa alla Francia, sotto pena di abdi- 

cc care, importa dico, che la sua bandiera sventoli in Italia, per- 

<v che all'ombra di lei Tumanità sia rispettata, e la libertà, almeno 

« parziahnente, salva » . 

u La vostra commissione ha compreso che autorizzando il 
« potere esecutivo ad occupare un punto dell'Italia oggi minac- 
d ciata, voi gli dareste per missione di porre un limite alle pre- 
ce tese deir Austria, e terminare per mezzo d*un arbitrato che la 
a forza delle nostre armi appoggerebbe al bisogno , tutte le 
« controversie che dividono ancora la penisola, e che il nostro 
« interesse del pari che il nostro onore ci comandano di tron- 
a care nel senso possibilmente più favorevole allo sviluppo delle 
« istituzioni democratiche ». 

« Convinta che associandosi a questa politica, il governo non 
(( abbandonerà alcuna delle grandi questioni attualmente in pen- 
(( denza la vostra commissione ha Tonore di proporvi di di- 
u chiarare l'urgenza, e di passare immediatamente alla dìscus- 
a sjone del progetto di legge n. 

Mentiva così solennemente quel ministero nel seno della com- 
missione, nel cospetto della francese assemblea e dell'Europa: 
poiché nello stesso giorno 17 aprile scriveva nel vero senso di 
restaurazione papale ai suoi rappresentanti d'Harcourt e de 
Rayneval presso la corte di Gaeta. 

' u Abbiale la bontà, quando di concerto col sig. de Rayneval 
u voi annunzierete al cardinale Antonelli la partenza della divi- 
a sione comandata dal generale Oudinot . di spiegargli chiara- 
« mente l'oggetto e l'estensione della risoluzione da noi presa. 

rt 11 cardinale comprenderà che per essere in caso di appro- 
(v fittame il papa do^Tebbe sollecitarsi di pubblicare un mani- 
vi festo , che guarantendo al popolo istituzioni liberali conformi 
K< ai suoi voli non che alla necessità dei tempi . possa rendere 
i^ impossìbile qualunque resistenza. Questo manifesto pubblicato 



97 
«eaita iMUica dove i cardinali potrebbero scrÌTere benissifflola 
« lìsla dèi proscritti e quella dei condannati a morte. Da questa 
« tribona si è positivamente detto, il Moniteur ne fa fede, le pa- 
ti relè del ministro di giostizia non lasciano luogo a dubbio « 
K queUe del genel^Ie Lamorìcière sono cbtarìssime , si è detto 
« che non si tenterebbe nulla contro la popolazione romana: che 
«si andrebbe là contro Tinfluenza dell' Austria e del re di Na- 
«poli Ora qual causa avete voi servito? Per chi versato il 
« sangue de'nostri uffiziali e generosi soldati ? Pét chi quel san- 
« gue italiano, sangue di quella nobile nazione a cui mostravate 
« ayer tanta simpatia ? Quel sangue fu versato in favore del 
« papa, in favore dell'assolutismo. La Francia che mandò i suoi 
«soldati in America' a combattere Tinglese tirannide è sempre stata 
« in ogni tempo quando al timon degli affari ebbe nomini degni 
« di lei, si è stata sempre il cavaliere della libertà e delle idee 
H generose e liberali. Che ne avete voi fatto di questa Francia ? 
«Voi ne fate, il gendarme dell' assolutismo (1)». 

XX. L'Assemblea convinta deirevìdenza delle ragioni , no- 
minò tosto una commissione incaricata di esaminare le istruzioni 
date dal ministero al generale in capo della spedizione e rife- 
rmie la sera dello stesso giorno. Relatore della commissione fu 
il cittadino Senard , il quale riferì che la commissione avendo 
chiamato il presidente del consiglio dei ministri, il ministro degli 
aSairi esteri e il ministro della guerra , li richiese di tutte le 
istruzioni date al generale comandante la spedizione d' Italia , 
non che di tutti i dispacci fino allora pervenuti al governo, e 
Aofù esaminato attentamente ogni cosa e confrontato ì fatti nar- 
rati nei dispacci coi discorsi tenuti nelF Assemblea e colle di- 
chiarazioni fattevi solennemente dai ministri , la maggioranza 
della commissione aveva giudicato che la direzione data alla spe-^ 
dizione non era conforme alle intenzioni manifestate e approvate 
dair Assemblea ; da che oggi è attaccata là Repubblica Romana 
che non dovea essere né difesa , né attaccata. La commissione 
quindi avea l'onore di proporre la risoluzione seguente : « L'As- 

.1 Le Moniteur Universe!. Séaiice du 7 mai 1S49. 






98 

a semblea nazionale invita il goTerno a prendere senza indugio 
« le misure necessarie perchè la spedizione dltatia non sia pii 
<c a lungo traviata dallo scopo che l'era assegnante (4 ) » . 

Approvò TAssemblea questa risoluzione, e per tal guisa venne 
riconosciuto dai medesimi rappresentanti della nazione firancese 
che quel governo sotto la falsa apparenza di mandar truppe in 
Italia contro dell'Austria in favore delle liberali istituzioni, aveab 
mandate in favore del Papa contro la libertà di Roma. Quaodo 
noi dunque appelliamo bugiarda , menzognera e traditrice U 
politica della Francia rispetto gli affari di Roma non facciamo 
che annunziare un fatto pur troppo vero e autenticalo dalia 
stessa Assemblea fraùcese. 

XXI. I posteriori avvenimenti che abbiamo a narrare ag- 
giungeranno anche maggior lume a questa verità dolorosa die 
ha disgraziatamente diviso d'a^ffelto e di cuore due nazioni che 
pareano destinate da' cieli a vivere in fraterna alleanza perenne. 
Questa fatai divisione fra due nazioni amiche aspreggiarono 
non poco le calunnie dei Thìers, dei Barrot, dei Monta,lemb^ 
dei Falloux e dei giornali tutti così detti dell' ordine e stipen- 
diati dalla reazione. Costoro fecero tutti a gara chi meglio ria- 
sciva a screditare i Romani e travisarne le azioni, la rivoluzione 
e il governo. La morie del ministro era il gran cavallo di bat- 
taglia de'nostrì awersarii, come se fosse mai lecito chiamare in 
colpa tulio un popolo del delitto di uno o di pochi. L'Inghilteni 
e la Francia hanno decapitato i loro re. la Russia ha strozzato 
i suoi czar, e non si è menato certo tanto remore quanto ne^ 
menarono cotesti gridatori di Francia per l'assassinio del Rosa. | 
E SI , niun italiano ha osato mai incolpare la Francia del pa- ì 
gnalalo duca di Berry 1 Ninno incolpò la Svizzera perchè Ga- ! 
glielmo Teli uccise Gessler ! Niuno incolpò V Alemagna perchè -. 
Kotzebue fu trucidato da Sand I Niuno incolpò la Russia perchè 
una mano di congiurati con Pahlen ebbe strozzato l' autocrata 
Paolo 4*^1 Niuno incolpò l'impero austriaco per la morte del mi- 
nistro Latour, o la Grecia per quella recente del ministro Kor- 

(1) Le Monìteur UniverseL Séance du 8 mai .1849. 



olr ti papa pasm riiomare in Rama e r^^iglmre la sua nuUtrità 
Umformh* Il ffoveme dHh regma seoFgefido a malmcuùre t toi- 
mgo di urna forta mUàlmre estera fer osseÉlare le disatràie éale- 
Éìme m uno Stato , salvo che non si tratti di casi estremi e par- 
iciihi'i si rallegrerebbe grandemente se le polense cui U papa si è 
UneUo^ richiedendole datati per trarlo fami d imbarazzo, lenilassero 
ti^fMo della loro influenza morale a Roma, prima di ricorrere ad 
4tre mimre piU kUiise. 

IX. Ma così miti consigli deiriogliilterra non potevano lor- 
dare accetti alla feroce politica del cardinale Àntonelli e dei 
pttìày né alla reazione europea rappresentata dalla Russia e dal- 
l'Austria niella corte di Gaeta. Lord Palmerston dicea che la 
eoméisiùne deUa restoraziotie del papa, doveva essere die egli s'im- 
peginasse a conservare nelle loro condizioni principali ed ^sssenziaU 
le ieHiazùmi costituzionali e rappresentative da lui accordate. (5) La 
Cherichena e la reazione invece volevano ogni orma dilibere leggi 
distfuggere, e se ciò stato non fosse perchè il Papa nel partire 
di Roma non lasciò persona che legalmente il rappresentasse ? 
pefchè ritornato in Roma mercè l' aiuto delle armi cattoliche , 
sicuro dell' appoggio delle baionette straniere non ha dopo venti 
me» ripristinato lo Statuto fondamentale da lui stesso giurato ? 
X. Questa ostinatezza del chiericato a voler riacquistare il do- 
minio temporale colla forza delle armi , ed il desiderio certa- 
mente nobile di evitare 1 intervento straniero in Italia indussero 
forse il Gioberti ad offrire a Pio IX il soccorso del Piemontese 
esercito. La quale offerta egli faceva per mezzo dell' inviato Ber- 
ghini cui tra le altre cose così scrisse « Il Papa e i suoi legittimi 
« diritti costituzionali non possono avere un difensore più fermo 
<( più leale, più dignito^ del Governo piemontese. 1/ intervento 
« straniero» qualunque siasi, nuocerebbe al dex;oro della Santa 
« Sede e della religione e potrebbe procacciare mali grandissimi 
« airiialia. L -intervento del Piemonte al contrario non avrebbe 
^ aessuno di questi inconvenienti e pericoli. Offrite adunque al 
« Mmlo padre tutte le forze piemontesi e ditegli, che se fin da 

(5\ Nota del 9 ménco. 



k 



80 

CI. principio De il 0p$lro re né il suo governo fecero qoesla of- 
<c feria, cìò.oaieqae che finché Mamiani: fa al potere, credenuno 
« possibile un'amichevole conciliazione e non necessario il eon^ 
«..corso delle armi ». 

Incaponitosi anch'egli il Gioberti a non voler. vedere nella ri- 
yoloiione romana che Y audacia di una mano di faziosi, e non 
piuttosto il rinnovato odio generale delle popolazioni nostre al 
governo clericale, spinto, come abbiam già detto, dal lodevole 
desiderio di scongiurare dall' Italia la minaccia dì nuove stra- . 
niere ipvasioni non ponderava però a qual altra sciagura e più 
tremenda ci spingeva il suo stesso affetto alla patria. Avremmo 
veduti Piemontesi e Romani rinnovare le antiche zuffe dei padri 
nostri e combattersi tra loro pel papato, per queir imperio cioè 
temporale dei preti che ha tenuto e tiene la nazion nostra sempre 
divisa e convocato contro di essa tante volte le armi forestiere. 

Questa attitudine forte del Piemonte e le iterate proteste di 
quel ministero contro ogni intervento straniero turbavano le im-< 
pazienze di Gaeta, che altri imbarazzi provavano per parte di 
Francia , la quale , non volendo dal bel principio immisclùarsi 
direttamente in questa difficile impresa e d'altronde dispiacendole 
che TAustrìa sola intervenisse, favoriva assai volentieri l'idea 
che il papa fosse instaurato dalle due maggiori potenze e bel- 
lìgere d'Italia dal re di Napoli cioè e da quel di Sardegna. L'au- 
.Siria medesima minacciata a quei dì dalla prossima guerra eol- 
l'esercito piemontese lardava anch' essa a soddisfare le replicate 
domande dei preti. 

XI. Fu allora che a rompere gl'indugi iH 8 febbraio il car- 
dinale Antonelii dirigeva a nome di S. Santità una nota a tutte le Po- 
tenze richiedendole al cospetto d' Europa di soccorso e d'armi per 
rimettere sopra un trono, non importa fosse anche intrìso dì sangue, 
il padre dei fedeli. Egli scriveva che avendo il papa già esaurito tutti 
i mezzi in suo potere invocava le armi delle potenze cattoliche e 
specialmente dell'Austria, della Francia, della Spagna e di Na- 
poli a ristabilire la sua autorità negli Stati romani. Abbiamo già 
veduto quali furono questi mezzi , cioè la nomina di una Com- 
missione governativa alle leg^ costituzionali contraria: appresso 



81 
ina reazióne interna' vanainente con ogni più 7ile seduzione 
)ròvocàta; infine mibaece dì anatemi. Ecco le vie di riconcilia- 
;i<me adoperate prima di ^lenire alìe armi dai sacerdoti di Gesù 
bristol £conTerso i pòpoli dello Stato romano prima ài dichia-' 
are decaduto ir papa dal suo potere temporale, aver mandato 
leputazionì deDe Camere e del municipio oltraggiosamente re- 
;pintè; il Ministero innalzato, come dice l'ÀntonelIi, dalla violenza 
ivére spedito messaggi e preghiere di accomodamento a Gaeta; 
a Camera dei deputati in luogo del terzo potere che mancava 
il governo, per nulla innovare nel reggimento costituzionale, aver 
creato una Giunta di Stato, e la Giunta che dovesse esercitare 
raatorilà a nome del principe e cessare lui ritornato , o qua- 
lora esso deputasse con atto vestito della piena legalità persona a 
tener le sue vedi (1)B queste pratiche adoperate dal fiore della cit- 
tadinanza per venire ad oneste conciliazioni rAntonélli chiama 
sacrileghe violènze, e l'osservanza dello statuto appella menzo- 
gneri pretesti. Ma quell'iamima feroce anelava di tuffarsi nel san- 
gue de* cittadini romani e condurre egli stesso al trono calpe- 
staiido cadaveri il Vicario di Cristo, e così inaugurar di bel nuovo 
il regno del dispotismo e della oppressione. Senza avere pertanto 
usato alcun mezzo di ravvicinamento del Papa con Roma invo- 
co armi straniere in Italia. E le invocò per suo maggior vitu- 
pero, quando Vitaliano popolo fremente anior sacro di nazionalità 
I non più serva aspettava ansioso che si ricominciasse la guerra 
'1 contro TAustria. Volle anche una volta la corte papale non mo- 
strarsi degenere da quei scellerali politici, che ih ogni età la fe- 
cero giurata' nemica d'Italia, e alleata nata dei barbari che scen- 
fcao a divorarla dair Alpi , sieno Unni, Goti, o Franchi a lei ' 
i^on monta, purché stranieri e a lei non avversi K accoglie giu- 
livi e delle sue benedizióni li copre. E a lei che importa che 
*' noi Siam servi? che nostri non siano i nostri campi? e che 
^ iltìsi cibi le nostre messi? Abbiasi essa il godimento tran- 

'Hfllo del patrimonio che chiama suo ed è nostro, 'ed essa l'ebbe! 

.i I ■" -'i •■■■'. ■ 

IJ V. decreto delle due Camere dell' Il (lecemì>ro 1848 riportalo nel 

o. libro 1.^ * . I. . . ».i.'.' ». ■•' • ' ■ 

I 



t 



Ni 

.i<f iis{4 III icwi^cb^^ i pjidii nostri arrisaroM di megMo sicift- 

idulu lu \xì4m » l<)i' EDaiOMirpollQ ia suo eschisivo vantaggio 
*(^^v (H'vyi^lolà ereditala da Pietro che aoa possedea pure an sol 
l^4im^ ii torru, o quasi Tavesse a lei giUato dalFalto dei cieli Cristo 
ooi»4Mv ^^ht^ ^ *uoi apostoli apertamente interdisse ogni regno- 
1)1'^ lu compre tanto invaghita dellonor di regnare che secondo 
v«x^\H'Yi^ il I*' Tosti Benedettino cassinese nella sua storia dda 
ttiya Lciiibar(/a al libro primo, vi ebbe sagrificato la stessa li- 1 
\>^x\^ (lolla olczionedel pontefice, talché gl'Imperatori tedeschi lo I 
^H^HMiovaiio ne creavano un naovo come n farebbe d'un e^piUmù 
d'wiitroilo guardiano di pecore. 

Adriano IV per ottenere dal Barbarossa che lo reintegrasse ia 
tuMa la pienezza del potere che ^i avevano tolto in parte i Ro- 
mani (1) non ebbe orrore d' imporgli sul capo la corona im- 
piiriale , mentre le mani di quel barbaro ancor gocciavano del 
Mangue onde erano imbrattate di fresco nell'eccidio della città di 
1*ortona. Pio IX non volle essere da meno del suo predecessore 
quando invitò ad intervenire cogli stranieri anche il Borbone in- 
sanguinato tuttora dalle stragi di Napoli , di Calabria e di Si- 
cilia. 

XII. Benché però le qualtro potenze rìctùeste d'aiuto annuis- 
Horo alle domande dolla corte papale, tuttavia la Francia pro^ 
poneva alcune conferenze in Gaeta per istabilire il modo e le 
condizioni di queir intervento, e proponeva che in quelle avesse 
parte ancora il PicmonUv La qual cosa e le insistenze dei mi- 
nistri francesi per ottenere dal papa la promessa di conservare 
agli Stati romani le libertà costituzionali misero le furie d* in- 
remo in quella rea anima e dispotica dell' Anlonelli. 

< Caduto in quel torno di tempo dal potere il Gioberti e sucr- 
cedutogli nel ministero deg^i affari esteri il general Chiodo, cosi 
il 23 Tebluraio alla nota del cardinale Antonelli rispondendo tra 
lo molte cose questi diceva : « Informato ora in modo, positivo 
« il (iovemo Sardo che il Sommo Pontefice , traksciandoE ogni 
« mozzo parifico ha domandato Y intervento armato di parecchi 

(I) P. Tosti. !^a lombarda libro f.*" 



83 
«StSiti esteri onde. ottenere colia forza un rìsultamento che la 
« prtidenrza dovea consigliare di raggiungere colla via della mo- 
« deràzfone e delta mediazione » confermava la nota del Gioberti 
e si Tec^aTa-^a debito a di protestare nel modo più formale contro 
«ratio présente delta Santa Sede, e contro Tadesione che pò- 
« tesse essere accordata ad istanza , il cui fine si è quello di 
« èlliamafe * un intervento straniero in Italia mentre si è esclusa 
«la «pacifica mediazione del Re dì Sardegna principe italiano.» 
P^chi giorni appresso il general Colli fu ministro degli af- 
fari esteri, è ordinava al rappresentante del governo Sardo in 
Gaeta di far sempre valere le ragioni delle antecedenti proteste 
de'suoi antecessori Gioberti e Chiodo, aggiungendo che, ove le 
voci e le pratiche di onesta conciliazione non fossero ascoltate 
e volute dalla corte di Gaeta, si tenesse alla più stretta neutra- 
lità riguardo gli affari di Roma. E queste nuove proleste del 
Piiemonte, e Y appoggio che ad esse veniva dalla autorità degli 
inriati francesi, imbarazzavano e ritardavano lo conchiusioni di 
quelle diplomatiche conferenze. 

KRIv Le quali 'lunghezze nel determinare gli accordi Ira le 
potenze cattoliche congiurate a danno di Roma infastidivano assai 
gravemente il mite animo di Pio IX e ne moveva spesso op- 
portuni ed importuni lamenti'. Afa in quei dì sopraggiunse la non 
lieta novella ai preti dell' armistizio disdetto da re Carlo Alberto e 
eie l'armata piemontese si preparava a scender di nuovo sui campi 
iteUie battaglie a guerreggiare contro Y Austria la guerra della 
iofipendenza. Più IX allora dubitando che la vittoria delle armi- 
itdiatie potesse mettere in repentaglio il dominio temporaTe dei 
papi, poiché' gli Italiani, fatti lièti dell'acquistata indipendenza 
rimproverando a buon diritto il pontefice del recente attt) con 
cor convocato avea il flagellò di nuove incursioni straniere, avreb- 
hsra 'fiicitmente tolto di mezzo quella mala signorìa, cagione di 
taiit» sciagure airitalia, pensò tenersi lontano dalla funesta in- 
llen^ del cardinale Antonelli e dei ministri stranieri de* quali 
ia (piei giorni mostrò sospettare altamente. Sperava egli in tal 
{risa conservar» possibile nei futuri avvenimenti e nel caso della 
prospera fortuna degli italiani aver agio e modo di riversare 



84 

sul capo de'suoi consiglieri l'accusa delle male opere di Gaeta. 
La breve guerra però ed infelice del marzo rinverdì le speranze 
di quella corte papale che non tenne più freno , e .Catta sua la 
vittoria dell'Austria, protestava e strepitava contro gì' indugi , e 
determinò di invocare questa volta Tintervento dell'Austria sola, 
sperando in tal guisa rendere il soccorso delle altre potenze {hù 
certo e più pronto. L'Austria stessa fatta vincitrice a Novara non 
nascose alla Francia che dove essa non volesse aiutare il pon- 
tefice e riporlo sul trono. Tarmata imperiale sarebbe stata senza 
meno posta a disposizione, del papa. Quindi la Francia vedendo 
che Austria e Spagna e Napoli sarebbero intervenute , benché 
nulla ancora si fosse conchiuso nelle conferenze di Gaeta intomo 
alle libertà e alla costituzione da mantenersi agli Stati Romani, 
decise anch'essa d'intervenire per suo conto e senza accordi. 

XIV. Ottenuto Y intervento delle potenze cattoliche e T as- 
senso, dell'Inghilterra infuori, delle non cattoliche (circostanza 
da non trascurarsi chi vuole esaminando convincersi che l' in* 
tervento fu decisione tutta polìtica e niente afiatto religiosa ! ) , 
era a studiare la maniera di ridurre all' atto questa flagrante 
violazione del dritto delle genti. La voce della giustizia gridava 
in favor dei Romani . che non solo hanno comune con tutte le 
nazioni delforbe il drillo di scegliersi qual reggimento più loro 
aggrada, ma erano . dalla fuga del principe e dalla ostinata di lui 
resistenza ad ogni tentativo d'accordo stali condotti alla neces- 
sità di crearsi un governo a repubblica . siccome abbiamo nel 
precedente libro ad evidenza provato. Ne cessava lo scandalo 
per sapersi che Y Austria e Napoli non si fanno coscienza di 
violare qualsia leì;ge di pubblico diritto europeo quando il ri- 
ckiegga Y ulile loro, avendo la prima con recente esempio in- 
£:oialo Cracovia a cui il congresso di Vienna aveva nel 184 5 
assicuralo lib^Tlà. e avendo il sivonJo 4:à ritirato le istituzioni 
liberali solennemonle giurate dinanzi a Dio eJ al populo. A que- 
ste due poleiize violalrioi spor^ziuro delle dale parole si univa la 
Spagna e si univa la Francia, nuiiioni dì libero e liberale go- 
verr.o. La i[u"siivnìe roiiuina era seiiìpliciss'ina: non più governo 
dei proli, perchè da lungo esporimenlo dimoslrAii a ben regnare 



LIBRO TERZO 



Accordo Ira it conte \V'<iles|^y aiiitiaiclalore di Francia a Firenze t* i 
costilDzionali pootificii per una restaurazione spontanea — llliiBloni de' 
costitDÙonali aolla politica francese — Ragioni dell'Austria per inler- 
venire negli Stali Itomani — Ragioni del re di Napoli — Ragioni elio 
dovefano impedire alla Francia d'intervenire —Timore de' preti per 
questo intervento — Promesse e pratidie della diplomazia francese 
col partito costituzionale — Lettere dell'ambasciatore D'Harcwirt al 
conte Msmjaiii e arrivo di monsù Mercier — Progetto del Mamiaiu 
per nna reslAuraxione ponlilivia e opiniouc sul medesimo della ili- 
plonuzia francese— Rillessioai su <iuel progetlo — Unico ed onoralo 
progetta era (|uella della resistenza — Altre pratiche dì Mercier — 
Suo confidenze — Novelle fatte spargere dai costituzionali nelle pro- 
rincJB — Il Concitatore poscia statuto giornale liorentioo ed jl conte 
Waleskj — l corrispondenti di Ruma e di Bologna — Speranze dei 
costituzionali sopra Bologna — I diversi partili di Bologna — Spe- 
ranze della diplomazia francese su queste divisioni — Cause che re- 
sero Bologna centro d'intrij^hi dei costi tu nomili — Partenza di alcuni 
deputati Bolognesi dal parlamento di Roma dopo la fuga del papa - - 
LwD Goaiulesto agli elettori e novelle da essi sparse a Bologna — Cnn- 
lorleria da essi stretta col preside Spada, co] generale Zucchi ed aUn. 

- Pratiche della medesima per avere il papa in Bologna — Risposte 
della corte di Gaeta — Progetto di un governo provvisorio ponliGcio 
JB Bologna — li conte Ginseppe Hastai coli) — Messaggi spediti dalla 
CoBiorUria nelle Legazioni per slaccarle da Roma — Risposte nega- 
tive — Minacce delle Marche di separarsi dalla capitale se non si 
convocasse la Costituente — Deputati dei cìrcoli d'Ancona a Bologna 

— Partenza del Bevilacqua e Zuccbi da Bologna e loro manifeiilo - 
Nuovo sforzo della consorteiia o prolesta del municipio di Bologna 
Proclamazione della Costituente -- Il Monitorio di scomunica — Finti 
scrupoli dei costituzionali della Consorteria — MìgUore condotta del 
putito moderale — Altro sforzo della Coniorleria e nuovo indirinn 



J 



4 06 

al pontefice -- Apertura dell'Assemblea Costitaente — Ritorno in Rdma 
del Mercier e suoi consigli — Protesta dell'Assemblea Gostitiiente alla 
notizia d'intervento straniero — Invito ai miiifBeipii per una dicfaia- 
zione politica e intrighi della ConsorUria -- Partenza per Bologna dei 
dopatati Oodinot « Pedrìni — Indirizzo del municipio di Bologna — 
Gli indirizzi degli altri mnnidpil dello Stato e le illosioni della Cim* 
soTteria — Vane speranze delia diplomazia francese per questa ani- 
versale manifestazione — Il ministero francese conosceva le ostìU in- 
tenzioni dei preti -— Effetto prodotto a Bologna dalla novella deDa 
vittoria* del 30 aprile — Promesse di quel municipio e della gaar& 
nazionale ai governo di Roma — Stupide accuse della Conscrteria 
contro queUe manifestazioni — Confronto tra la restaurazione toscana 
e la restaurazione pontificia. 



' !.. 



I. Per quanto noi possiam dire a biasimo dell'intervento 
francese non potremo giammai svegliare nei lettori la vera idea 
dì questo inesplicabile avvenimento senza discendere a partico- 
lari, che -sono per la maggior parte ignorati, ma necessari a 
comprenderne le cagioni e i progressi. Sugli Stati Romani eb- 
bero non poca influenza i casi di Toscana, e la diplomazìa fran- 
cese non mancò di trame quel maggior partito possibile ad 
operare o sollecitare una spontanea restaurazione papale. Appena 
ebbe Firenze instaurato a dì 43 aprile il granducale governo i 
nostri costituzionali ancora fidenti nel papa si argomentarono a 
trarre anche Roma nella stessa via politica. E ciò speravano più 
facilmente ottenere coirappoggio del francese gabinetto/ che sa- 
pevasi non essere ai popolari governi di. Toscana e di Roma 
stato mai favorevole. Era allora in Firenze ambasciatore della 
gran nazione il eonte Waleski. D^accordo costui col ministero 
di Francia credeva impedita la imminente invasione austriaca se 
compivasi spontanea la restaurazione dei Principi, e Tltalia cen- 
trale per tal modo liberata dal pericolo delle armi straniere non 
polea far danno alla pace d* Europa. Era questa una illusione 
patente, ma pur onorevole nei restauratori toscani; ma in quelli 
che sognavano possibile negli Stati Romani un tal atto era a parer 
nostro non illusione solamente ma funestissima colpa, siccome 
quella che tornava pregiudizievole a tutta Italia ; da che è ben 
altra l'indole, e son ben disuguali le condizioni dei due princi- 



«7 
lotta di'una^spediztoiie arnvata per Civiiaveeehia. Tate spedizione, 
WMiùo il parlare del signor Fidai, tton è un idt^rveHto'percliè 
il Governo Spagnuolo abborrisce gli intervenlì. Il sentiiirenW (^at- 
4oico la ^ida eselusivamente a proteggere il capo della Chiesa 
pirato d^n tvono che gli è 'necessario a poter liberamente eser- 
citare la suprema podestà Spirituale. 

^Bfqpitire senta avere 'in Irono il principe degli apostoli resse 
la'iCliieisa dctlla'^a ceittedra-di Antiochia: la ressero i^uoi suc- 
OMsoti per otto séiidli dal Vaticano. Forse fu Carlomagno o Pi- 
pino o' la ooritessa Matilde che istituirono il pontificato? In i>grii 
l^gopo 'Si è sempre deu cattòlici anche più riverenti edivotì fatta 
la éfIbìUi estinzione tlca il 'pontéfice e il principe. Che se i jpapi 
non rare vétte eercarono iUimedesimare Tuno coir altro, 'non 
giaifsero però >mai a persuaderne i popoli né gli stessi re, che 
-seppero le vane loro pretensioni combattere ed impugnare. Senza 
riandare le aiitithe storie , né dilnngarci da quelle di Spagna 
t\À non rammenta come Timperatore Carlo Y rispettando nella 
persona di Clemente VII il pontefice, Io assediò dentro Roma e 
tmine prigione in Castel S. Angelo come pgincipe a se nemico, 
ed alleato de' suoi nemici? 

Se i Romani vogliono viver liberi dal giogo principesco del 
papa, è forse in pericolo la religione ? Sono forse contrastate le 
prerogative della podestà "spirituale ? Sono forse strappate di 
mano al capo della Chiesa le chiavi del Cielo .^ È forse confi - 
sealo Fanetlo piscatorio? sano chiusele vie per cui possa 
entrare lo Spirito Paracléto? Per qual teologico incanto il mi- 
nislero Narvaez ha mai potuto cambiare in question religiosa 
una questione tutta politica ? La nazione spagnuola però ed egli 
slesso, ove gli ipiacesse d'esser sincero, non possono non com- 
prendere che intervenendo nella questione di Roma hanno ser- 
vito agii interessi del dispotismo europeo verso cui li spinse 
il sig. Martinez della Rosa che veramente con zelo e fedeltà 
straordinaria 'ha sempre sostenuto fra i diplomatici di Gaeta le 
parti deir Austria, ma niente hanno giovato alla Spagna, niente 
alla religione. Mescolando anzi l'augusto suo nome a questione 
meramente politica ne hanno ^ profanato la santità , e non poco 



E 



88 

avvilito il sacerdozio. Che se ipocrita appelliamo il ministero 
spagnaolo, dobbiamo, anche più ipocrita e bugiardo appellare 
quello di Francia. 

XVI. ..Non fece egli sulle prime parola di religione, di pa- 
pato , e di chiesa : ma toccò di reazione ond'era minacciato il 
popolo romano, toccò d'anarchìa, toccò deiraustriaco predominio 
in Italia necessarìamenle avverso all'interesse e onor della Francia, t 
Deciso d'intervenire nel nostro Stato senza aver nulla conchiuso 
nelle conferenze di Gaeta intorno alle libertà di Roma ne' suoi 
dispacci parlava delle cosa mostre colla più grassa ignoranza, e 
condotto ad uq falso passo jsr^^ionava mirabilmente in quelle 
famose note . che resteranno nella Storia a suo perenne vitupero. 
Nello stesso dispaccio al signor Delacour, anzi in uno stesso 
periodo di quel dispaccio il ministrp degli affari esteri Drouio 
de L'Huys contradicendosi apertamente dichiara non essere in- 
tenzione del governo di Francia d'imporre al popolo romano m 
sistema d'atnministrazioìie die la sìm libera volontà rigettasse, e 
d'altra parte di non volere obbUgare U papa, quando egU sarà f> 
fihiamato alVesercizio del potere , di adottare tale o tal altro si- 
stema di governo ! ! Noi rechiamo per intero (quella nota perchè 
ognuno possa conoscere qual era fin d'allora la volontà del mi- 
nistero francese di restaurare cioè il governo del papa, e con- 
frontare queste asserzioni colle bugiarde assicurazioni che quei 
ministri facevano alla tribuna dell'assemblea di rispettare i di- 
ritti del popolo romano cui protestavano solennemente non vo- 
lere imporre alcmpa forma di politico reggimento che di sua 
libera e spontanea scelta non fosse. 

// sig. Drouin de Llluys al sig. Delacour. 

« Signore. Gli avvenimenti che sonosi cosi rapidamente avvir- 
u cendati da qualche settimana nel nord dell'Itatia; i movimenti 
u operati dall'armata austriaca dopo la breve sua lotta contro 
(( l'esercito piemontese ; l'intenzione apertamente annunziata dal 
<( principe Schwarlzenberg d'intervenire in tutti ì paesi vicini della 
(( Lombardia ; finalmente la decisione stessa dei membri della 
(( conferenza di Gaeta, che non hanno ancora creduto aderire 
(( ad alcuno dei piani suggeriti dai nostri plenipotenziarii, tutt^ 



89 
« queste circostanze ci condussero a pensare che per conser- 
:tf 3raie ndraceomodamanto degli affaai dell'Italia centrale la parte 
C'd*inflaenza che legittimamente le si conviene, ed il cui man- 
« .tenimente ^imporla essenzialmente airequilibrio europeo , la 
«e Francia dovefa prendere un atteggiamento più decisivo » . 
. a II governo della repubblica ha risoluto d'inviare a Civita- 
« vecchia un corpo di truppe comandato dal generale Oudinot. 
«Prendendo questa determinazione, non è tiostra intenzione di 
« imporre al popolo* romano un sistema d'amministrazione che 
a la sua libera volontà rigettasse, né di obbligare il papa, quando 
« e^ sarà richiamato all'esercizio del potere, di adottare tale 
« tal altro sistema di governo. Noi crediamo e. persistiamo 
« sem{»« più a credere che per le naturali disposizioni degli 
« animi il sistema d'amministrazione inaugutato a Roma dopo 
.<i la rivohizione di novembre decorso è destinato a cadere, e 
<( che il popolo romano si assoggetterà volentieri all'autorità del 
<t sovrano pontefice, posto che egli abbia delle guarentigie contro 
« i pericoli della reazione. • ' 

c< Ma noi crediamo altresì , e su tal soggetto il noftro lin- 
« guaggio non ha mai variato , e voi lo sapete , che Tautorilà 
« papale non potrebbe gittare profonde radici , e consolidarsi 
« contro nuove tempeste , se non adotta istruzioni acconce a 
« prevenire il ritomo di vecchi abusi , di quegli abusi che Pio 
« IX colla soa riforma avea preso a distruggere con un zelo 
«tanto generoso. Facilitare una riconciliazione, che si effettue- 
« rebbe su queste ba^, dare al Santo Padie , e a tutti coloro 
« che sia in Roma sia a Gaeta sono disposti a cooperare a 
« questo intento , l'assistenza della quale possono abbisognare 
« per sormontare gli. ostacoli creati da esagerate pretese o da 
« malvagie passioni, tale è l'oggetto della nostra spedizione » . 

<c II principe di Schwartzenbérg comprenderà, ne sono sicuro, 
« ehe dopo aver presa Timporlante decisione che io ho l'onore 
tt di annunziarvi , noi non abbiamo voluto compromettere qua- 
« lanque probabilità di successo coi ritardi che ne sarebbero 
< seguiti, se si fosse dovuta fare precedente comunicazione alla 
« conferenza di Gaeta. Il correr rapido degli avvenimenti non 



« d perflieiteva di temporeggiare. Ma le nostre intenzioni non 
(c hanno niente di equivoco, né potrebbero estere v<dte in mala 
« parte. Ciò ehe noi vogliamo si è die il Santo Padre rìlonuindo 
« inBoma possa trovarsi in una tale silaaxìone da soddisiar hn 
« ed il sao popolo , da preservar l-lUlia e FEnropa da nuove 
« turbolenze, e da non aUentare al potare ed airindipendenza 
« degli Stali Italiani». 

a I mezzi ai quali noi rieoniamo sono, se non m'ingmnio, i 
« più adatti a raggiungere lo seq>o, e devono essere afiprovati 
« da tutti gli amici dell'ordine e della pace. Non è senza di- 
« q[>iacere che noi vedremmo TAustria , coi ta recente AHxafà- 
« zione d'una parte considerevole dell'alta Italia, e la vittoria 
« di lei sull'annata piemontese hanno già assicurata una parte 
« si larga d'influenza nella penisola , cercare ancora ( aicome 
« eUa più volte ha Catto trapelare) ndl'oecupazione di Bologna 
« una nuova guarentigia. Questa occupazione innlile , se si ri* 
« guardi ai gravi interessi dell'Austria, non servirebbe che ad 
« inquietare, ed a sconvolgere gli animi. 
Ricevete ecc. 

Dbocim de l'Huts. 

Nel chiedere di fatti il 4 7 aprile un supptemento di 4 ,200,000 fr. 
all'assemblea per la spedizione a Civitavecchia asàrnrò di ve* 
nire come per ottenere allo Stato romano un governo non quale 
poto vasi desiderare dall'Austria ma libero e fondato su liberali 
istituzioni: non intendere di rovesciare alcune delle repubbliche 
esistenti in Italia, non essendo ciò concesso dalla vigente costi- 
tazion della Francia : solo accorrere perchè vedea Toscana e 
Roma minacciata da invasione austrìaca, e come tutelarie senza 
la forza delle armi, massime dopo ta disfatta del Piemonte a 
Novara ? Non aver certo intenzione di difendere ta romana re- 
pubblica , ma neppure volerla attaccare : occorrere di occupare 
ad ogni costo Gvitavecchia, non di marciare su Roma : colà sa- 
rebbero iti i Francesi quando li avesse richiesti la popolazione. 
Infine sulla parola d'onore dichiarava non doversi dalla spedi- 
zione appoggiare alcuna forma di governo respinta dal voto della 
maggioranza. 



« Voi <i, domandate, diceva il fiarrot,' perchè aoì preiHÌer«ino 
« .possesso d'uDf^piuito sul liUorale d'Italia. Io «on credo useire 
« daUa riserva, che ia simile circostanza mi è imposta..:... Io 
a non eredo uscire da questa riserva rispondendo che noi : non 
«^andremo io Italia per impocre un governo agli Italiani, non 
«più il governo della repubblica che un altro governo». Nel 
$eno poi della commissione incaricata di esamimure la questione 
di urgenza assicurò persino che la Francia non doveita e non 
voleva concorrere al rovesciamento della repubblica romana. 

« La commissione che voi avete incaricata di esaminare la 

t( qpaestione d'urgenza (sono le parole del relatore Giulio Panare) 

«per la domanda del credito fatta dal .presidente dd consiglio 

« vi propone all'unanimità di riconoscere, e di dichiaarare tate ur- 

« gonza. Per giugnere a questa soluzione e giustificarla dinanzi 

« a voi, la commissione ha pensato che 'essa doiveva ayndaffe al 

« 'fondo stesso del progetto del decreto, ed informarsi ielle cause 

« e del valore politico della risoluzione che vi si sottopone. In 

«ciò essa a creduto conformarsi ai vostri precedenti ^.siccome 

« a prinqipii che guarentiscono la vostra in^pendeoza e la vostra 

« sovranità ». 

(c Essa ha dunque chiamato nel suo seno il sig. {Nrosidente 
« del consiglio ed il ministro degli affari esteri. Dalle loro jgite- 
^ gazioni è risultato che U pensiero del governo non è di far con- 
« correre la Francia al rovescujìento della repubblica che 
« SUSSISTE ATTUALMENTE A ROMA ; cho egli tratta nella sua 
« libertà, svincolato da qualunque solidalità con altre potenze, non 
« consultando che i suoi interessi, il suo onore, la parte d'in^ 
« ilaenza che gli appartiene necessariamente in ogni grande quet 
« stione europea ». 

« La vostra commissione ha preso atto di queste dichiara- 
« zioni politiche ; essa vi prega di non dimenticarle nel corso 
« della deliberazione che sta per comindare. Figlia d'una rivo- 
« ìusione popolare ìa repubblica francese non potrebbe sesua di- 
« sdoro cooperare alh servitù d'una nazUmalUà indipendente, L'as- 
« semblea che tante volte ha manifestate le sue simpatie per 
« la causa italiana non può umiliare la sua politica facendosi 
« complice deirAustria )> . 



fiutato di palesare i suoi intendimeiiii deiranimo? Avesse par 
egli promesso e volato ogni bene, gli permettevano poi di mo- 
tenere la parola chi aveano in suo nome intrigato, ed oggi as- 
solutamente il padroneggiavano? L'enciclica fatale del 29 aprile, 
opera di slealtà manifesta verso T italiano popolo, la sistematica 
non curanza del Parlamento Romano, le villane ripulse d'ogni 
conciliazione venute dalla nemica Gaeta , e la minacciata sco- 
munica, e le rinnovate proteste e infine Tìnvocazione delie ar« 
mate straniere non erano prove recenti e visibili che nuUa di 
fermo potevamo aspettare da Ini ? Se mancavano atti da irige- 
nerar fiducia nelle intenzioni del papa in favore di cui potete 
il popolo insorgere spontaneo contro il repubblicano Governo T 
Qual prova che ritornando il pontefice non fosse per istaorard 
di nuovo l'abolito dominio della fazion clericale ? La Ghierem 
aveva congiurato contro lllalia, quando tutta Italia sorgeva oA- 
nipotente ed armata ; cederebbe oggi che Italia era vinta e de- 
pressa ? Vogliam dir che da senno il Mamiani si confidasse che 
le quattro potenze intervenienti, e quindi Austria e Napoli con- 
sentissero a guarentire allo Stato Romano quelle istituzioni li- 
bere , che negavano ai loro popoli , e coU'armare la Civica to 
aiutassero da quella reazione che essi agognavano, e a far senza 
di queirintervento in cui riponevano ogni lor sicurezza ? Poteva 
il Mamiani ammettere da senno che Austria e Napoli interve- 
nissero per solo amor platonico del governo temporale dei papi, 
non piuttoslo per necessità dì politica? Come non sospettare 
il Mamiani che Tintervcnto non fosse stato ad arte provocato 
dalle sollecitazioni di Austria e Napoli , e a bello studio sotto 
color dì religione accioccRè fosse imbarazzata la Francia e come 
posta nella necessità d'intestine discordie o col partito cattolico 
se non aderiva, o col partilo repubblicano aderendo ? Il Mamiani 
era stato come oggi si dice ofiìcialmente informato dal signor 
D'Harcourt che avevasì stabilito Tìntervento di pieno accordo fra 
le potenze prima ancora della battaglia di Novara. Or come 
credere che l'Austria dopo aver vinta la guerra si arrestasse 
nel bel mezzo de' suoi progetti da una restaurazione spontanea, 
che non ?i celava volersi unicanienlc operare per impedirle che 






H3-i 
si. ^v^^E^msu più iiit^ ciàliunà'^ cCteu;); credtff(Br.r.ehe rJkuettri» 

lUiìMO :Cb9^ era evidente, minaceia dì mina/ al 'Snp/^omjnio icf 
LoBetef^'f .0 preteodera il M^aoi . dK. doveste Jia. Francia 
soudaiie ^ spadjji coBtro AuBtria^ Napoli: aazi. contro iutia Euiopa 
per obbligar If. poienzc a riinirtlere.. in tr«iiia il pontefice» con patii 
del tu|ta i^postjy, atte iotensùoni di* lui ei ai loro, interessi poli-i 
tici? Binalmeqt&iiOon ^i- trattava per. la Francia di sostenere u^ 
gQveniA nazionale (Qop: lei alleato, ma convemva che ella pigliasse 
batt^^gna coirorbe^c^ definir la misura di libertà a cai 

cosliiogere w govemo; a viva forza instaurato: una delle ra- 
gioni perchè interveniva la .Francia era appunto quella d'impen 
dire una Iptta . europea. Or come trarla al; paefso cui essa yolea 
ad ogni .casto editare ^ Non aveva la Fratria abbandonata Tltalià 
in teo»pi'miglipn , quando ardeva la prim^ guerra dell'indipenr 
denza, la vorr^t^be difenderq oggi caduta in tanta. sventura:?. . 

Che se il. partito del conte Mamiani pativa difficoltà iosupe-t 

rabile.pér parte di .;Francia, ,nmnO';ignora che , altre maggiori ne 

incontrava per- p^te.di,:^Qipa.. I faHi,eom(piulì'.do^ 48>. la 

mala fed^., della fj^zHui cierìoale .sempre.; post, funesta all'Italia;^ 

rindole tradit^iqe^^erversqt .della .setta retrograda erano tuttavia 

presenti i^lfanunp del ^popolo romano^:. iacoofidenza^non poteva 

HDascere^.e quindi e^a ogpi riconciliazipne impossìbile» o fatta 

appena n^essanamente manchevokt^.Sefi^ un miracolo. dell'Ala 

tittimp che tFamutabse.nEiente cuote :e natura; non j^o)ò. alpoum 

Wfice ma a.tutt^: eziandio alla fazione clericale ^noo' era a. dipeli 

rare jipai ric^nciUazipne di sorta .fra;:popoIi romani 6 governo di 

preti. Ciò non qra asjsp^o aKIMamiani^e ben^ d0vqa;,egli couh. 

prendere chQ i .i^qpij suggcirimenti nottimiià sa. ^stessi! erano: pei; 

la cpndizioQ: dl^Ua. corte djb, Gosieta, ip, delieiXbse'-d'ItaQa.progetUi 

d'impresa^ a^9S9Ltto ineseguibile, : :etan/o isogno. poetica privo di qua»^ 

tanque prataLf(;ò(($ politico, fondamento. ^ /'r.Oi I oqi:«> m: ■.'■^-■ 

X. Non rimanevano veramente .aUoi»:;che dhieipaoriilà da 

sceglier^^ Q^i^a^Bi^.CQnfgloàa.ov.eiada^ifiOii xerg^goài) VilteiSòsa 

I ''^MtìTWi.a. ÌJ^VATa invffd^va ;ftnehe/>vHlfittÉ6au^^ 

I W*^ dÌploSfitf r«..MW^.' SW<J>' .iW>«tfi lib^COs • «d :eran#..a- maestro , nata 

I ^ 



Mi 

contemporaneamente aggredito da qoaUro potenze sentiva immi- 
nente e risoluta U sua roina. Che fare t Cedere vilmente e get- 
tar colle proprie mani nel fango la tricolore bandiera e smentire 
così quei generosi principi! solennemente professati dalla romaiia 
repubblica, principii di libertà, di fermezza, d'amor di patria, 
di sacrifizio , o combatter da prodi per essa e valorosamente 
cadere con lei. I nostri polìtici moderati di cui è fatta parola 
più sopra cercarono sconsigliare la guerra, ma lode a Dio fii 
indarno. Roma , Bologna e Ancona accettarono dalle quattro 
potenze la slida, corsero al sacrifizio e col sangue de' suoi sug- 
gellarono ancbe una volta il valore e la fede d'ItaUa. Il forte 
esempio frutterà un giorno imitatori. 

\I Oltre il Mamiani s\ provò l'inviato francese a tentar altri 
fra i rappresentanti del popolo, consigliando, scongiurando, prò- \ 
mettendo, minacciando, mettendo in campo ogni argomento per | 
iodurb a secondare ì disegni della Francia. Stretto però che 
egli era dalle osservazioni dei visitati perchè dicesse quali si- 
curezze egli dava alle sue parole , e si spiegasse aperlameole 
senza andar per ambagi, rispondeva nulla non aver egli a dir 
di positivo solo consigliava si t^nfidasse nell'animo benigno dd 
prìncipe, si confidasse nella liberalità della Francia, e infine si 
pensasse non essere nelle attuali condizion delle cose altro mi- 
glior partito d'una restaurazione spontanea. Andar lui a Gaeta 
a perorar la causa della libertà, ritornerebbe fra breve, intanto 
maturatamente esaminassero il da fare e risolvessero. È qui bella 
il sapere che niuno di coloro che sedevano nell'assemblea o nel 
governo ed ebbe colloquio con lui volle farsi cooperatore dei 
suoi consigli; solo alcuni uomini infiuenti per credilo di liberali, ma 
fuori d'ogni funzion di governo e di rappresentanza che seguivan 
le partì del conte Mamiani gli si mostrarono pronti ad eseguiroe 
le voglie se gli riusciva di far dalla Francia accettar la propo- 
sta del loro capo onorevole . ed assicurarne con atti solenni e 
irrevocabili la esecuzione. 

XII. Obbligo di storica sincerità c'impone di palesare come 
il sig. Hercier selle intime ed amichevoli espansioni con alcuno 
che non voglìan noniiMre cbìuuneDle dicesse poco doversi 



I f rancift, 1a reazione essere colà trìonfxnte nei se- 
greli coneigli del presiiienle ai pari che nel resto d'Europa ; il 
presidente vivere in cordiale accordo coi gabinetti del Nord . e 
segnatamente con la Russia ed entrare nella lega fatta per com- 
battere lo spirito rivoluzionario dove che fosse, il quale già co- 
minciavasi ad appellare demagogia, vocabolo fin d'allora destinata 
a dover far fortuna , e messo innanzi a colorir le persecuzioni 
eoi preparava contro la democrazia il furor della reazione. 

Sin. Queste parole dell'iucaricato francese risapute e ri- 
petute per molti non erano certamente proprie ad ingenerare 
fidanza nelle sue promesse. Ciò non ostante i costituzionali, che 
si erano abboccati con lui, ed obbligati a parola di favoreggiariiR 
le mire, sperando che egli potesse ottenere quanto era deside- 
ralo da loro, spedirono per le provìncie avviso delle trattative 
intavolate con lui , e come per solito fanno gli uomini di par- 
tilo , grandemente le magnitìcavano ; di che i più concitati e 
caldi lor partigiani benché pochi di numero spacciavano spe- 
cialmente in Bologna come accettate le proposte del Mamiani, 
e tenendole già per fatti compiuti si apparecchiavano a ricantar 
di nuovo le lodi del pontefice con Osanna alla Francia. A noi 
pare incredibile che egregi e sperimentati uomini come essi 
erano dimenticassero o dimenticar fìngessero gli avvenimenti dal 
39 aprile del 18(8 in qua succeduti, e si continuassero a dar 
biasimo ai repubblicani d'ogni patita sventura , e perfino della 
avversione che avea Pio IX mostrato alle istituzioni liberali 
nonché alla causa della indipendenza italiana. Se i repubblicani 
cadevano questi che moderati appelavansi con vocabolo del tutto 
improprio non si addavano poter di subito sorgere la fazione 
iBHffdista che tanto abilmente erasi impadronita dì Pio XI e lo 
trascinava all'abisso, Immaginavan da semplici che questa fazioo 
L tuta cosa dei preti si fosse travagliata con tanta destrezza pel 
I Mio amore della costituzione e dei liberali che dovevano con 
' (SM riporsi nel seggio del governo, degli onori, della padro- 
nuiia. La congrega di Bologna per mezzo di romane persone 
dimoranti a Firenze veniva diretta dal conte Walesky. Il Conci- 
_ ittore oggi Statuto pubblicava i pensieri del conte e dei nostri 



I 



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ielle Mvaw. pfo^eiov Qjoeslfi^.jgìqkrii^le^,^ 
eoDcia idi qaL pii^pe ;, : . awa. *qf»(tto i9^{^ , 4^»)ibfN^ 
per, la 91^ i#fr(yùoipe. lOla €#0» ^iaIÌAiui;^^ftf,pi;]:,^to(u^flt^ 
coB cbé scf^l^efra, le iftUq^oo) lap^ieseiitjriwQ^ imi49i|ljLos! i^mMIK^ 

<itelaiani», .tfaviò >ptìuc ti^oppo «pg«lany^iite. 9^i;àf^%iA*^(qpmm 
di moUi^'Impefeiacchè'Iei^npWle 4i ftoinft 4aj^n|<VÌ)4>f9^|H^ 
eoU'armiirf^fijcesi' 4ft/,#iÌDrge?^ f^^h m^^g^ofi^^w^ aijQnK 
Bepwoi^ fonlf 4€*7feoiile .Wftl^filty , 4ì rripfitote iB9^} Df^ijgimii^ 
I6ft9i0tlan:0^1»jJMstórì9li'4t -FiTaAc^^ «come ncavat§,4^j|fi^liyi JlPI 
Iiaft0!!^li)M^^fi^iHriyaDo imiialiilHiente ìji :mDii^so,|Af)^'Jfl^^Mg 
per ¥ìmm^ i!Ìpttta|iioiie.4i:|^aoiio,j^ o^^ffì gfi^Wl^pà^Aìtm 
^A'mtKipì^ ai.TBtelri valorosi che^i9Qp)iiM^rMl)P^ . ovA y^b oJ« 
Nodf 01 * oadri maitf^U'anijneJil gi«L8to^,nsfì0ti||iwl9fjji(r^j^ 
ièri di dolore leggendo scriiU da^;ii|a9e ili|lia«MbijgMh|^ jili 
successa /delle armiulraBoesi:;. né ^in^ofobei'CMìfiW^ tMMrfÉI 
^n ^giQlli^lf'ftorenliBO^••abUa^'f)M'}ill£a«l^ « mntfvitt^ifniflIIMM' 
annuoUtato ifik V/i^l^'rqifu^ai i^eutai» ,é!l\9ìà% tei pii^f <^/Ji^p^ 
Se- oggi ^qqueslD stess^i/.^^orQale.nooodoUo^dftfdQrA'eayeidi^W^ i 
jòà sani consigli combatte. ammoso I^ reiitziooe, -Qj,f(f^<#|i^oc^7to. 
ine Hi .aOBae. della, virtù, e .49ll«rrel}gipiie^vi^e)raJt^'.^iaii|.ii^ 
cordargli che egli -^te^so aicpaV stolta: roajùoock f scl4a4évavpK 
quanto ^era da seiM via spacciando €ont»^:4i, noi Je^«piìl:i4!qiK 
deli carlonirie. GalUnme che loroavàno a daHiM^ deMleiHUT: ^ai^ 
naie, e di quei : nostri italiani . fratelli' che- agli schorpiic^ri d'(U^ 
mostravaa col fatto, diegli. Italiani A baltoa/o. tll pentivdeMito deUl 
Statuii ci svela aaa»|^ijaga dolorosa d'Italia qua^'èiqti^llafidi.ajfii 
nomini chef per disiogiwaifsi; abbisognano: , sempre 4ell0^^fl^^ 
de' fatti e per malai :V»alar^ di questi/.fatti me^idofire l^^patoi^ 
Avventavano cosloro >. le. pif»; acerbe ìngiorie aUar rovAa^: repidhj 
blica e aderendo iallà scaltra poliiioa}(deJti60BteWi^l^q|t.^ajni^ 
opera nel ^ornale .fioiredtinofja sollevar conti^^la ste^saiglr muffi 
del popolo. " ,.vv : o. »:■ .•» aì^so-*-.'/' .. «.' *:xnfi« 

* XIV. . Noi li tfistiljigiiìieretBioiQ due ifile.,- qaeUaM<)ei$ cf^^pMb 
denti* di «Roma, e Vékìrk àiA''Vp(iA9mii iiìiji^^ 






«47 
tfenli'Ghè qael ^ornafe- aveva .iO' Roma^rano alcuni chiari no- 
flAii' che sorridendo aita' causa italiana la sorte avevano colla 
painria- è cogli atti disseminato discordia Ira papa e popolo ; 
pisitiòcchè- ^avendo' ini' cima dei loro pensieri la indipendenza 
naaricoale cercavano impedire che mm potesse il primo di sua 
doppia aiUorità abusando contrastarla o indugiare. Appressò però 
^i infbiiiitiii di Gustò'za; e gli avvéniménti del 45 e 46 novembre 
emne atterriti dal ''mar fortunoso in cui si agitavano i destini 
dltalia giudicarono' éhe fosse pel meglio acconciarsi col governo 
pontificale, che' tentar novità, obbliato i passati suoi torti come 
nnieo rimedio alla grandezza del presente pericolo abbraccia- 
rono quello di una pronta riconciliazione. Non furono però accorti 
neBa scelta dei mezzi per ottenerla, ed anziché sanare invele- 
nirono Fantica piaga. Una restaurazione spontenea ci rimetteva 
secondo loro in possesso dello Statuto, e tornavano alla perduta 
influenza le assemblee deliberative ; per la condizione stessa del 
rinnovato vivere cadeva dalla memoria del pubblico quella ipo- 
crita farsa, che avevano durante il ministero Mamiani rappre- 
sentato con tanto scandalo e dolor del paese il pontefice, i mi- 
nistri e il pariainenta. L'incompatibilità del dominio temporale 
del papia colle libere istituzioni era forse neiranimo loro come 
in ogni altro è- più, bastantememte dimostrata dalle antiche espe- 
rienze e dalle recenti , ma dinanzi alla necessità questo vero 
dissimnlavano, e s'illudevano di poter ricominciar sopra più si- 
curo terreno la lòtta del laicato coH'ordine ieratico; di che operar 
pian piano la finale trasformazione del governo pontificio sino a 
condurib a dover separare le due podestà. Intendimento à vero dir 
liberale,' ma come volato da uomini non confidenti che nella pro^ 
pria opinione ed autorità, e poco accorti a conoscere Tinesorabil 
logica dei principi!, non sappiamo se mai giungeranno a poterlo 
aandare ad effetto. Odiando però costoro il governo clericale non 
avevano fiducia di sorta nelle virtù popolari, e come sogliono 
fji orgogliosi che dottrinari si appellano non sappiamo perchè , 
aspreggiavano affatto la repubblica: non perchè ne fosse slata 
hnesta e inopportuna la creazione ; non perchè peccasse d'in- 
capacità di debolezza quel reggimento, ma semplicemente per- 



418 

cbè ropi|bUiejik,..jDì tfUloium Tippresc^^to^ effsji piw aii|Q^eM^ 
die uDQà fonaa sola » ? m(m(¥rdM c ott iti a i im i^ : . «{Militali <)idÉÌij||} 
di qa^la nm ^eggfiw ^^ né pragresao pMsibae. fuor d^ 
chie^: coBlitiuionale V e governata, da loro. UpiiUÙUt , , l^^^ll^ 
pop<dD SODO perdoli ii8ceodo.4aU!^ 

autorità. « Scadicaxanp è; ypfo osscp^., faùoso e jo^Mnc^^^gibaeL,^ 
^tmfedimoj^t caxf^:^eip(^ dmG9l^.:iiGp|9fes6|^^ 

irreconciliabile essere i'•avYersioa.^ltpofH^lolC9o^,^•gOTepi 
dei preti» e più dopo gli idtjiai esperiiQfpQtf. J|«isjMovwai|^ 
doyera cedere alla forza;: la prepoteoto yoloB|à. d'Eii|^op)|(j|{||' 
porci coll'armi il po^kéfice, megUa chinar: h &ontf)|^:8^ 
libertà. Ci proteggerebbe la Francia, meMatebbeofusaa^^ 
pontefice, saUrebbero essi di bc^ nuovo alipobure, n'ayrebjhijii 
vantaggi* tutti delle libere. istitazimi^JM>poIo.. Fattisi, i^^ 
diatori necessari tra popoloepapa aiutavano con viviasi^Bo-^^li 
la diplomaz^ francese a compiere la sospirata. restansa^Àff^ 
spontanea. Fondavano ogni speranza ^pra Bologna dove ^frti* 
Uaionalidi simil risma a.walorat|.anc|ie. pia .venivano dàji ^W? ^ 
corso di altri parliti. Quali questi , si fosserOi e come daitafli ii^g^ 
tecedenti avessero origine e. sede in qonlla città giova aU'uili^ 
ligenza del racconto che noi facciamo il narrar per. disteso. i.j, ] 

XV. Primeggiava fra tutti con alla, testa raggoardevoti.pq;- 
sonaggi il coloro partito , che avversi palesemente aHa ^estan* 
razione del principato ecclesiastico e niente amici della repulC: 
blica anelavano la fusione col Piemonte. La qqale si voleva coi 
aperto moto promuovere tostochè Pio IX divulgando la frunosi 
enciclica ebbe volto le spalle alFItalìa ; ma venne impeditp noii 
tanto per le lusinghe del Farini inviato allora colà dai Hamiaii^ 
come egli slesso riferisce nella sua recente storia, quanto e:pià 
alla certezza in cui si venne che re, Carlo Alberto avrebbe ri* 
fiutato l'annessione delle provincie ecclesiastiche. Solo che r^ 
Cario Alberto avesse accettato, le Romagne da gran tempo state 
sarebbero piemontesi, né durandi* la tregua si perdeva sperane 
che la vittoria dovesse un giorno o laltro spianare le difficoltà. 
Prima che la sorte delle battaglie fosse decisa, questo partito 
di mal occhio vedea che le provincie con Bologna seguissero la 



C149 
...Olazione romana; perciocché, in lale slah) di cose gli fuggiva 
di mano 1' opporlunilà di allargare il possente regno ilell' Alla 
Italia dilatandone i confini oltre Ancona, e dal cader di novem- 
bre aveva fatto pensiero che i deputali delle provincie di Ro- 
magna che sedevano nel Parlamento di Roma dovessero dopo 
la fuga del papa prendere senz'altra formalità la vìa di Torino 
e chiedessero d'incorporarsi al Piemonte, e sedere in quell'As- 
semblea. Costoro erano chiamati fusknisti, e nelle mire delkt fu- 
sione mirabilmente secondati da una gara aulica municipale tra 
Bologna e Roma, e dalla piii naturale afUnità d'interessi che 
passa fra le Romagne e i subalpini che non fra le Romagne e 
floma. Per questa ed altre ragioni che verremo accennando o 
per italiano o per municipale affetto si desiderava sciogliere Bo- 
logna dalla soggezione di Roma, e aggregarla colle Romagne al 
Piemonte da cui si aspettava maggior sicurlà di governa forte 
e liberale. 

Altri considerando che Roma doveva secondo ogni proba- 
■\ bile previsione e qualunque fosse per essere la sorte delle bat- 
tijji^, tornare o presto o tardi per volontà dell'Europa sotto il 
giogo de' preti, non senza ragione temevano che unendosi alla 
livoluzioue romana fosse un esporsi a ricadere quando che fosse 
con Roma sotto la sacedotale tirannide. 

Altri spaventati dai casi sanguinosi che nel settembre deH848 
poco dopo la memorevole cacciala degli Austriaci funestarono- 
Bologna, erano alieni dal favorire un popolare governo come 
qatUo che lor sembrava più facile a lasciar luogo a tali eccessi.' 
&lifCensione in verità singolare, ma che pur entrava nelle classi; 
{Hbigìate, e toglieva a molti, come sempre suole ogni paura, la 
bc«Jlà di ponderato giudizio. Perciociè dimenticavano che quei 
DtfifftUi erano accaduti in tempo del pontificio governo . e non 
^po la rivoluzione, e dimenticavano che la debole repressione 
dilani eccidi! veniva per naturale effetto da quell' indefinito 
%rdine che i governi teocratici ha sempre mutalo in perma- 
anarchia. 

J più giudicando che la sorte dello S\.a.lo Romano dipendeva 
delle battaglie senza approvare gli avvenimenti di no- 



4 20 

vembre li accetlaVam^ come faUi óonpiiiti e nèc^sità fM^ktata 
da questi fatti amteetlevado che fés^e dì ÒméMé TdLAéfifSti^te^ 
Sapevano che «gbi'teiitatriHyitdi rìcimcilìazionè '^l-*^<Mbce ént 
veaiilò meno a Gaeta riove* un concilio di rettogràJK^faoldva par* 
lare il principe da signore assoluto e non più c^ititazionalér sa- 
pevano che te. stessa rivoluzione del novembre non* èra cóme 
alcuni pretendevano stata T effètto di colpevoli trame, ina più 
presto una inevitabile conseguenza della lotta cui la tatalè eri- 
ciclica del 29 aprile aveva dato principio tra il partito nazio- 
nale e il pontefice disertore della causa italiana. Di là venne' rf^ 
suscitata nel popolo la sopita avversione al governo saeerdotaM 
per forma che quando cadde non v'ebbe una mano che aecot^ 
resse a sorreggerlo. L' abbandonarono tutti, ed è vano rincol* 
pare chicchessia tornando con false interpretazioni sopra un pas- 
sato che è aperto e noto a tutti. Ciascuno s'avvedeva che una 
riconciliazione dopo i tentativi falliti non poteva più operarsi 
che con disonore, e che più è con getto delle libertà acquistate. 
k così duro ed estremo passo non mai di lor volontà, ma vanno 
per sola violenza le popolazioni. Dovendo pertanto pigliar con- 
siglio dallo stato delle cose qual era e non da quello che si de- 
siderava che fosse, i più intendevano a camminar colla rivoluzione 
da cui solo era a sperare che si stabilisse un governo laicale e 
continuasse la guerra dell' indipendenza italiana. Indifferenti se 
repubblica o altra forma di governo qualunque si adottasse, 
semprechè non fosse di austriaci e meno ancora di preti. Uo- 
mini di questo pensare erano in assai gran numero, e uniti poscia 
parte ai repubblicani e parte ai così detti piemontisti .. tutti si 
strinsero in uno a respingere Timprudente ed ipocrita ristaura- 
razìono ponliticia che la CotisorterUt dei costituzionali di cui è 
fatta parola più sopra tentò. Quando poi la repubblica opponendo 
la forza alla forza contrastò per Tenore della nazionale indipen- 
denza il passo alle straniere armale , essi pur combatterono in 
nome di quella repubblica che non avevano invocalo , e con 
lutti i loro sforzi generosamente raiutarono. Laonde i costituzio- 
nali pontificii òhe congiuravano per odio alla repubblica si fe- 
cero non volendo sosle^^o della casta sacerdotale, e rei di tra- 
r*.'.^ ;>o.lr.i fax oroi:c:ìa lo !o .;;•;..•.:. ^. 



421 
Nordeniinò^ e daremo biasimo *à qtiedtu eòstfMziònate fàtione 
.jKftifiè leniamoi eSscire tifata àUa^ causa rothaìia e italiana dì gra- 
tissrriHy Uannò-. Ci guardi però 'il Gibft) che acctisanfio maùrrìfeste 
eòljpe scchdtamo giammai a caluntriare ; ^sa favorì sènza meno 
te lilit^^ del chièrìcalo ma non si tramischiò mai nei raggiri dei 
sanfedi^ e dei retrogradi. Tu errore ed utopìa in lei creder 
possibile il ritomo dei 1847 còlle sue mille speranze irfevoca- 
Uhnent'e svanito; Ri errore e ingiuria che esclusivamente ai suoi 
das^e il nome di onéfsti; e nelle dure prove per cui passammo 
essa fallì sovente di coràggio , dì risoluzione , di consiglio. Con 
tatto' ciò non sarà dalla storia mai posto in oblìo Fattivo ed 
efficace procedere con cut ebbe insinuato l'italiano risorgimento, 
né usciam di speranza di vederla anche una volta scendere a 
combattere sul campo per quella causa che è immutabile nel cuor 
deliberali a qualsia forma di governo con più affetto aderiscano 
Yogliam dire la causa del nazionale riscatto. 

Dei retrogradi e reazionarìi non faremo pur menzione, che in 
Bologna non erano e cospiravano di celato in Gaeta, né si ardivano 
mostrarsi a viso aperto in alcuna parte dello Stato Romano; ap- 
pena sì arrischiarono di comparir quando una invasione di sol- 
dati é cannoni stranieri assicurava loro l'impunità e il privilegio 
- de^ insulti. Con tfiiei maladetti niun dei partiti che abbiamo 
rimemorato volle ìtm contaminarsi. 

XVI. Fra tanti e così diversi partiti che avevano seguilo e 
aderenze in Bologna la diplomazia conobbe facile materia a*suoi 
intrighi, e colà più efficacemente li volse! La popolazione in ge- 
nerale dapprima non caldeggiava gran fatto la repubblica , né 
airebbe a un tempo istesso mai sostenuto la reazione, la quale 
non dobbiam confondere còlla restaurazione tentata dai costitu- 
zionali pontificii. Se poco seguito avevano colà i repubblicani , 
ciò non era per amor al papato, ma perchè queirillustre pro- 
vincia come le altre di Romagna più sperimentata nel fatto di 
rivolgimenti impresi per libertà e indipendenza, non poteva dis- 
simularsi i pericoli a cui correva incontro la subila rivoluzione 
del 16 novembre. Del resto ove 31 trattava di resistere al pa- 
pato, non è dubbio che ivi fosàé la sede più sicura d'ogni co- 



4ÌS 

spirazione. BasU osservare che le dimostrazioni di affollo a Pio 
IX essa k dirigefa non al pontefice , ma aQa persona che .dfl 
pontificato sembrò si facesse islmmento a rigeneraiB e rodimeif 
ritalia. Non appena inbUi Pio IX disertò la nobilissima capm 
Bologna rammentando le anticlie colpe del papato, e TimpossiT 
bilità di poter mai nulla con esso operare in prò dell'Italia ^ 
volse affetti e speranze al Piemonte, e ciascono in cuor suo por 
poneva di congiungersi al regno dell'Alta Italia se a qneUaavr 
mata arridevano le sorti. Cotal verità risulta dagli alti coi quali 
sin dall'estate deH848 circoli, camere di commercio, municipip^ 
provincia, ogni cittadino, ogni rappresentanza spiegavano seoza 
velo e ripètevano a gara questo concetto, esser ciò da guardare 
innanzi tutto all'Italia e non al pontefice. E nella espressione di 
questi pensieri solita farsi il piò per indirizzi stampati figura- 
vano tra' principali autori que'medesimi che perdendo poi aninpp 
e quasi obbliando così generosi principìi indietrarono pieganr 
dosi alla volontà del pontefice ed acconciandosi alle assurde esi- 
genze che venivano a lui suggerite dall' occulto consij^o dei 
reazionarii. 

XVII. Come ciò accadesse è degno di ricercare con atten- 
zione risalendo ai primi giorni della rivoluzione romana. L'av*- 
venimento che più di tutti contribuì a render Bologna centro 
d'inerte resistenza e d'intrighi fa la partenza improvvisa di al- 
cuni suoi deputati dal parlamento dì Roma poco appresso la 
fuga del papa: partenza che sotto cx>lpre d'opposizione mani- 
festa era atto di paura, e servì a riunire sotto una stessa ban- 
diera non pochi elementi che stretti in consorteria ebbero parte 
grandissima, nei falli avvenire. Imperciocché quella inqualificabile 
partenza appena fu conosciuta venne senza distinzion di partito 
dall'universale riprovata; dovevano essi dunque in difesa della 
propria azione mendicare scuse e pretesti da uomini e cose, ed 
essi travisarono gli uni e le altre in modo che non paresse de- 
litto Tavere in così solenne momento e in tanto pericolo della 
patria abbandonato l'unico posto d'onore che lor competeva. Né 
taceremo che l'esempio loro, ei parlari che essi facevano sce* 
marono coraggio a molti dei depotati che a poco a poco si an- 



nhlhrao 



123 
IO rilirìDdo dalla Camera diminuendole per lai modo l'au- 
lorilà qaaado più ne abbisognava. Giunti quesli deputali a 
Bologna si scusarono del mal Tallo cogli elellorì appoggiandosi 
speiìalmenle a doe ragioni , cioè alla pretesa mancanza di pa- 
rola nel ministero, che non metteva mano alla promessa inchiesta 
contro l'assasinio del Rossi, e alla impossibilità di libera vota- 
zione nelle camere tiranneggiate dalle tribune. Accuse enormis- 
sime le quali però non dispensavano, se vere fossero, i deputati 
dal recarle alla tribuna fosse pur con perìcolo della vita, anni- 
di' portarle io provincia dove non potevano che esser seme di 
discordie, ed esporre il governo all'ira del pubblico. Tanto più 
che uscivano da bocca ad uomini della fatta dì Minghetti , dì 
Bevilacqua ed altri che non avevano mancato di dar prova di 
civile coraggio. Noi come cittadini, come italiani, e dovremmo 
iinrhe dire come costituzionali pontifìcii, se il nostro amore al- 
l'Italia potesse circoscrìversi dentro l'angusta cerchia d'uns costi- 
luziane papale, deploriamo cotesto procedere perciocché dall'un 
tanto giovò non poco al rìnascenle sanfediiimo e divise dall'altro 
(Ji animi dei buoni . che dovevano più che mai congiungersi a 
superare quella difficile condizione dei tempi. Un mal passo in 
polìtica precipita e rovina , e intenebra talora i più chiari in- 
Wletti a non più discernere ciò che tanno. 

Le novelle che essi spargevano a Bologna davano orìgine ai 
pii strani racconti, e su i loro delti parecchi credevano la sorte 
den'ìnfelice Rossi essere sovrastante a chiunque nella Capitale' 
tBt$H esporre sensi di giuslìzia, e frenar le violenze degli sca- 
peMfftti che domìoavano. All'udirli erano in Roma redivivi i tempi 
dtl il3 di Francia, e mentre essi cercavano assopire così le voci 
ddlk coscieoKa propria che li mordeva del commesso fallo non 
CHisìderavano che il Panlaleoni ed altri del lor partilo duravano 
CHlanli al posto di deputati e smentivano col fatto esser in Roma 
ipti perìcoli inventati ed esagerati da loro. 

XVIII. Frattanto il proprio sgomento nell'incerto animo del 
fteùde Spada travasavano, e strìngevano eoa luì patio di consorteria 
cketendesse a separar dalla Capitale le Provincie, e apparecchiare 
*iiÌleciUmente ed indipendentemente ^alte Caoiars il rìlomo 



1 



m 

VlbenHà Jtfe i^H ^fl to ii ft e dai llftli.. tr^H^piii^bp^orfaM tf li» 
atì^ttf ncM^'IMM^ apeilo eòDMflb ikd niniifal 

eiita^>emf^*b >aeF'MM ignaro ^i pomice ^pei« Uml ém'^ 
un fMailto di (fnellà Vèdchìa titanp» idteH'iitlp^ wtfttÈ»^'-Éi^ 
MHfrè senta intèndere. Fu per paólir^^dì mlnisM edt Bomì ju« 
mitf nato 'poi d)i 6aéte menibrò diqnéUa GÀmiÉiMonif gttfii'' 
ttàtiTa che ncm *6bbe * mai Inogoj e iiifine spiecateei dai ioòlk^i 
iteltitiiiiDnali anéèr'étrMientD di ba^ea reazione clericale nd feglMi 
Nelle «fiscofliioni chef si' tenevano 'jMresso il proside Spada ddì' 
bararono tf intavolève direttànènie con' Piò K trattatif^ di:a0^ 
intìtandolo a poMs lasede del Gòyomo' a Megoa:* D'pM^ 
Inaingava tutti chb erano ^ partito costituzionale pW 
ponlifiatf; non che lo spirito niunicip^ del paese; perciaMliI 
avvisavano di maneggiare avendolo in Bologna a lor taleal#4 
Principe , e se non potevano prométtergli acco^ente^ Mm 
entuinasmo universalmente e irtevocabibnoite spento'' pè#*TénflÈ^ 
elica dri %9 aprile; si confidavano di farlo almeno ricevere MH 
dimo^rasioni amichevoli anzi che no. Senza apprensioiie ddFìtf 
certo fine a cui si precipitavano, si teneano lieti di allonlanili 
Pio IX dalla pericolosa Gaeta, e ricondotto ne' suoi Stati in ubi 
città dove ogni nomo g^ rammentava sensi italiani e liheAE 
furoposìti, speravano ' tornarlo qual credevano fosse stato per b 
innanzi aflezionato a' suoi popofi '\ e bramoso della reden- 
zione d'Italia. In questo mezzo una circolare segreta di Pii 
IX era diramata ai presidi delle diverse provìncie, la quA 
inculcava il mantemmento delTordine; più tardi un dispaccio 
al preside di Bologna annunziava che il generale Zucchi cól 
marchese Bevilacqua erano da Sua Santità nominati mem- 
bri della Commissione governativa. Quali fossero le c«rri- 
ri^ndenze tra il prende Spada e la corte di Gaeta, noi non 
sapemmo. Solo possiamo asseverantemenle aBermare che 1é 
Spada sollecitando la venuta del pontefice in Bologna io andau 
informando dello spirito puIMico. e gli notava che il favore pd 



fusaio f9«se p(9f i,|6irii%^ GCHk qadl»*aii|i^o^iDÌI^ chf)i.4lA^4^k lui, 
sapiK9ieVw9« . 9 i^inpir^ fido mai#Dj|^y|e,|d^f4Stitiiùooi ii^^r^ 

e 8Ó8t^q^re,4eHi9^ c$«^'li'lU4iav qiiel psfisji^ 

perdio tljlo^vegse iLjrisUuratp prìncipe mand^rpB, jim^^i r foriaale 
dichiarazione a^'^noi popoli Hqcipccliè cessa^qro, le diffidenze e 
i sospetti qeglL. uomii^ ;ti(ubfinii. ed incerti, .« :^i accrescesse co-*^ 
raggio ai decisi. Bra.qae^.>^ pr^ncipalr eon^fìne j^dUpeji-^, 
sabile ad ottenere buona acco^ieiua alponte^c§;; senz|9..ci6 non 
si sarebbero le proYincie dìsioUe.ds^la obbedienza a Rom^. ,• ,; 
Xj[3^. Forono da prjucipio le risposte as^a^ lusinghiere» non 
però mai. chiaria ed esplicite. Appresso i . discorsi , del. papa nel 
legno .di l^appli, le. repulse alla Camera dei depu(^ti d| IHoma 
e le proteste, e le ^minacce e ^ simili altri aUi patenti venivano 
manifestando ., quale riposta a quelle domande si ordiva in 
Gaeta. Ogoi. di. più ..mancava fiducia nel papa, e aggiunge- 
ìasi..^soa al pubblico., sdegno, e, di veniva, consistente la rivola- 
lione. Non si perdevano d'animo i Bolognesi consorti e prosor 
gnivaoo i lor. tentativi ppr. distaccete se riusciyapp le proyincie 
da Roma,. *(s, inaugurale: s.9ltQ le. ppiitifi(?ie insegne, un governo 
prowisorìq. Presumevamo continuare così in qnest^ politica di 
aspettativa pigliando consiglio dagli : eventi, pr^onitì ad abbracciar 
qaei pafftiti che. avrebbero i «.tempi- avvenire suggerito: si attra-* 
versava però loro^altro: pi\^:deci^o.,e. nuoxeros^ .partito, che slava 
col Parbunento e .v«tlea. con lui ottenere se possibil fosse. una 
licoQciljazione c^l pontefice. ^ ci- conduce.^ crederlo che ima- 
Dd|gi dij Bologna non c^ano cosi .segretafneqte orditi che il pub- 
blico non ne sospettasse,.^.! Già ti^oppp,, difficj^jif^ per Ja presenza 
eolà del conte Giuseppe Hastai,,. e rincolpava,,;^. ragione che vi 
fremo vesse e dirigesse intrighi. Percipccbè. egli recava larghe 
promesse e dallQ. stesso. Spja^^ ,$i spppe.cI^Qi.s^uUa. parola di lui 
era da un giorno air.altro, .asp:etta(o il papa .jua. Bologna, tanto 
ehe.una can:p^9^,.di iposta :gii}pta..;impji^ovviso. nel piazzo a^^ 
stolicó una^sfira njiise jn iscoi)()pifl^io ^ui^ ;Cpngi;^sQ. Qhe:iSÌ,:t»Qf<9^ 
dal preside credftO#^i,c^ .WW^^e j^^ j, . ,, ; i:. 

Ad ogni {I)o4q ,^ Ipmp^re <I»aliyìq»fi;Jj"ivW!P i§P»Ì'^^ p.^^M 



qnàltro Legazioni ÌBflì messaggi; eie sbasserò il pensar Se'pàe^ 
e proponessero ai Presidi di entrar in relazione col gorerno 
centrale delle Provincie in Bologna. Ma questi inviati doveltero ben 
presto accorgersi che lo spirilo delle popolazioni non era affatto 
propenso a tale idea, e alcuni apertamente risposero non volersi dai 
paesi esautorare i proprii Deputati per giustiGcare la diserzione i 
di pochi: avere ancora il popolo fede nel Parlamento, nfe essere 
proclive alla separazione da Roma, Queste disposizioni venivano 
altresì confermate ai messaggi dagli stessi presidi; di che svi' 
niva ogni speranza che la proposta dello Spada e dei consortì 
fosse mai per essere accettata. Che se difficile era allora, più 
innanzi quando gli avvenimenti incalzavano, e la reazione ap- 
pariva a viso aperto, fa meraviglia che uomini istruiti e politici 
non la vedessero impossibile, e fa meraviglia che quei Presidi i 
quali appoggiavano la rivoluzione di Roma, quando per n^pa 
della resistenza del pontefice ad ogni riconciliazione divenne n 
fatto necessariamente compiuto, la rinnegassero poi nelle imme- 
diate conseguenze. 

XX. Nell'atto che sì lavorava a Rologna per separare le 
Provincie da Roma e riconsegnarle al ponleRce, nelle Marehe, 
e propriamente in Ancona sì spingevano verso altra direzione le 
cose. Anche là minacciavasi una separazione dalla Capitale, a» 
la minaccia veniva dalla stanchezza del provvisorio e dal sentito 
bisogno di un governo decìso e fermo, minacciavasi dunque li 
separazione se non fosse all'istante convocata un'Assemblea co- 
slìtueule che rassicurasse il paese. Da che infatti era perduta 
ogni speranza di riconciliazione, e restava senza poteri la Ca- 
mera, la convocazione d'una Costituente era una logica nece*- 
sitit. perchè unico mezzo ad evitar l'anarchia e ricostituire lo 
Stato sia col richiamare il pontefice sia col fondare uno stabile 
governo. Il suffragio universale come interprete delle mentì di 
tutti forniva ogni diritto alla Costituente, come espression na- 
turale della sovranità popolare. Appena sì pronunziò la parola 
Costilwnle indirizzi, petizioni e una generale commozione dì po- 
poli avvisarono il Governo provvisorio a convocarla senza rì- 
gfi stessi capi delle provìucie per la maggior parte ìm* 



TftttaroiK 



mo qoeslo che dicevano nnico rimedio all'ordine minac' 
eialo. Inviati dei circoli di Ancona giunsero in Bologna invi- 
landò qoel Circolo a chiedere al Parlamento romano la convo- 
cazione di una Assemblea generale dello Sialo. Dopo discussioni 
vivissime il Circolo bolognese adottò sulla proposizione del Hiu- 
ghelti che si sarebbe riunito agli altri dello Stato per la con- 
vocazione della bramala Costituente dopo che i tenlalivi di ri- 
conciliazione fossero esauriti. 

XXI. Verso quel tempo partivano da Bologna il Bevilacqua e 
Zucchi per Gaeta annunziando con pubblico manifesto che essi 
andavano condotti dall' amore al proprio paese presso del fug- 
gitivo principe ad interpellarne le intenzioni; niuno però mai 
dubitasse che fossero per disertare da quei liberali sentimenti 
stati da loro nudrilì per la vita. Questa partenza adescava l' il- 
lusione di prossima* riconciliazione , ed erano colà attese eoa 
grande ansietà le novelle. Non giunsero mai . solo i pubblici 
alti del papa toglievano ad una ad una le cdncette speranze, 
e l'animo degli incerti e irresoluti fortemente inasprivano. Sa- 
pemmo appresso che il Bevilacqua rimase fedele alle fatte pro- 
messe, e se non parteggiò per la repubblica, non fu settatore ne 
amico di reazioni, dove anima e corpo entrò il generale Zucchi. 
Siali suU'esitare fin verso il fine di decembre convenne risol- 
Tersi a impedire che durando più oltre tale incertezza di cose 
non precipitasse lo Slato in assoluta anarchia. La Camera dei 
deputati assottigliata di numero ed autorità non si decideva ad 
esaudire le voci che la chiamavano ad assumere le redini della 
aieoda pubblica, e quindi per necessità veniva desiderio ebi- 
MgDo che il governo provvisorio convocasse la Costituente 

XXil. Appena fu ciòannuncìato, cheli preside Spada co'suoi 
tentò in Bologna un disperato sforzo, e per mezzo del municipio tutto 
aocora di nomini di antico pensare mandò ai romani ministri 
OD indirizzo che vagamente parlando dì libere istitnzioni disap- 
provava con modi coperti la Costituente. Ne fu fieramente com- 
nassa tolta la città che a buon diritto lagnavasi non avessero 
fKi suoi consiglieri ben interpretato lo spirito e la ferma VO' 
bau del paese di volere ad ogni costo mantenute le date liberti. 



4^ 

! cjb^.^i4ÌB'in^^H<*^BMffiMp)Vi, i) popoli? si metleva mitrai, 
tuHi:c^i^(àw><t!i5ÌoT^TO«(Mpe_.:^iflpradeiil^ indirinzo e, fogs^.o,,i 
eonsi^eji ^^^^ogni ,;i))itg^.,dfp|^li. Tennero fermoalfnini gìoflù 
ina 5p(,^(^ifflja^rQ,,^jaii[^vsBa^enli dovevano fare »ccorU i, 
p(}cl^i4^a:,^f)n«o;^(|tct^,aq|.mW^s<> ^^f^ «^^l (6 novembre ave& 
ratio, q^ -/IWCQ f*^ i9P^^f^*.^'. a^vcr^ione al' goveino dei preìi^, 
àoveyfpìfif^ifchG pexef^àff^i moderali che <iuel molo anivcr&ale b)r. 
sognava dolcemente seguirlo, avviarlo \c.rm ilice di na»iflnal)Ub< 
e [ler^. }l|i^9pcDr^,,<0p Son^.^n mai cootraslarlo. Gi(m«erD 
in.tapto|^^lf^■jP<>^^vi<^fi^69TeI;^o Provvisorio ai Presidi che n*'" 
iìGcasse^p,|!9;XQDyoc{U^^,^c^^asliLuiiiile: u ^ulTra^io universale 
e pro«?ed^pro' atìft,;^lWWPe:i U.,preside, Spada cadwju dalUift- 
p)iM4Hi^ M f^^:,-pegr sosp^Uct^, parzialità al (i;ov«rno di Gaeta. 
noD fayorU9 dalla, o(ute , di Gaeta cUe. di lui e dol , partito sua, 
Ql^vasi m.eiio ,aa^ ct>e;.ooa dei, palazzi apostolici, nonsapentla 
a che. me;gl}p,.appi^>ar^ è,.voce spedisse una stjiiTelta a l-'ireou 
a,jìcliia'pa(;gi,4„c/>14,J>^W"^ 'pPut^ale , della ^onsorleria. che, lo 
wttlas^,^!; j>r,ODV>..f;oii3i^((, £.,voce che questi ìft iuducesse a 
C9dt^.,j!lìa„Deces9m, .f^tfQ;.^^^ precetto potendosi effettuare per. 
l'astiarlo ;SÌIef^ta,del,ji*^|)jy.,Laonde pittato giii dall'animo (|ua^ 
lonquB i)Ofi^(Jo À Ì>i«»de. proclaniù la Cosliluealc, e subito i 
parliti daj^^l attorno ;ia bioguj^re ciascuni:! pcr.s^ Lvoti dal popola, 
.X j ^ lII ,,..Si Cofmayano fi ^|itQ,cpivùtati.e Ijsl^ dì pgni co)oc9. 
e ì costilusioq^li àf:ììff,^jfiima(i^ìa apparecc^arpiko, anch' e^ 
le liste cec9aatl<^4p''u>'^i^>'''^ .el^'f>fl|iiftl)[i>oda,)ft(;BgQ p^HB 
t)iasimarpno,.co#, i^l^sta- logica, in ,j)itrui''Mai^'^rafviifi»,fti^ 
sopraggiiiD,ger« il,p)QQÌl^rÌq .di ,^coinu|]^(^ cont|(^j4^f)fifj)qiie,p()%> 
corres&e..^ .^^uare^J^^, (^p^ueate, ed„^cco ,p^9^ms^teriff,^ 
^re.fipiì sorj^Uc-^Q^ ao&aititD.d^ «(^edil^Q^ , V oppi^r^ttà 
chiaw^d^lil.^ 4ip^py,,^[flpp))lÌ9c^,^;^.^os^,:^d3 JiOHliài .«^MSeje^Hjifli 
enapi. It pqpQ)a^r(>;^i)i^ai;ava 1^ po^oro ;T|ta..pa^t^, ^,Kflt 
8ft5[(Ì,;sssupolj;iSaj^ì[fi|C5ijjnsiseiBp.re ayes^eno costpH) ,b|e^}^i(|( 
n^li alti diji, flap* J»'piw^uit^itica^fi?Ha,:Bartf(rsli^a,,^gfài 
di.,Ìj)tft,aw;fa,v#|j(,tfljJÌ pqpolp i#FW^re.>*el|H.^3i|i ^i^vli^^ 
censuc*}.. epijpsi^^cfes .s^t(jfl*!jKl* idoy^^fi .ra ;.^(!^fi^^ii^^,ft^le ;« 



ìsOB^ìfttBlki^ IVaiiveftAa'-fifalla! di' Nafldli nr 

MWJiq i^jltt.-^ilisegaalè; jh'^elfa) non è'«fgiioÌO:ad alcàno che 
ei«rjU|)|Ììte'4^4^aeiB8U>tié' a pajpiale 'ga?erno. Tattipoi 

cfliltyift liX^tt » .^tH^aefty^ ìl^popélóipér 6raU>a'caHK^ della sè-^ 
]M«i«ènAW|ai 'dMfj^oieM nef papa ;i e 'fàiseva le' meraviglie cte"^ 
fMMrt fidi «tftiKOi divénnb- uomìntì cosr' sctrupolosi: 'Con qdel baòn 
sesia- iJiortaiilO' «lié rase vòlte s'inganna qnando'eòn espressióne 
QWmale ! st mànìCMla , aiidàva susQFrand<v la parola ipocrisia, 
€< ri.lpetstiaidev»^cke steooma (raetà abasava yst fine mondano 
d'oli' ipHié^teli^^a, cosi e^iper intendimento pòlilko fingevano 
dii.fgéH^ffine rdigiósa nn jrì^^ un titnorèpcKe certamente 
JDicoèraieB' senUvaaò. Palesarono ' poi • eissi medesimi averiofóllo 
par fltfaotBhefiri' nctiirall 'finché durava la lotta» fra' il sacerdòzio 
ed/ìl popolo ', 6 restare ad £uff tenipo islelso possibili e forse' 
aneòr necessari quando si- fossf. conditusa;'una riconciliazióne. 
trasp<NcMtì:p6lòcoàke sempre aécade in'^simili fràngenti politici 
al di là: del' l&onftho che .sì proponev^o;^ come" che forse afcubi' 
ben noti sapessero squarciavano a dnaledizioni e bestemmie la* 
bocca '^pra (doloro , che da' cittadini leali ed onesti si tene-- 
vanor per- coscienza ed onore obbligati a servir ne' pericoli il 
paese amandolo non per ambizione di' otiori e di potenza, ma 
per affetto sincero. Persuasi di goder tuttavia neir opinione del 
pibblieo- l'autorità che aveano' esercitata per lo passato quando 
(livideiin ' col popoio- sentimenti e desideri, pensavano che i co- 
mitii dolorali abbandonati -da loro sarebbero rimasti deserti. 
<<iò essi pensavano e desideravano, quando noi eravamo senza 
governo , ed essi erano isenza una bandiera da proporre per 
governò alla accettazione dèi popolo.' Capitani senza esercito p, 
seaia insegne convien dire che la sola sapienza dell'intelletto e 
)a bontà del cuore li tenne lontani dal parteggiare per quel cle- 
ricale assolutismo che trionfava a 6aeta. Unica ' via di mezzo 
era, secendò essi, il ritòmo del pontefice con libere istituzioni, ma 
questo sogno vagheggiato da loro àbborriirano i consiglieri del 
papa , ed. essi lo ' sapevano. 

lXi\. I più dd parato ' moderalo accettando' che la so- 

1 



\ 



411 

al grrmm^^géioéfb Cmw opimlo lo spifilo pdMiKcò andift eoH 
dom predimiMtv» il partilo della emmrterm , pariito 4A» dopo 
(^ alti di Gaola mvera sola toIuIo rimanere nella ìtliMOMdi 
diedero ancor poasibile coi jmtà la libertà costitozioDale. ^ 

niflsioDe Yoramenle incredyNle e diremo anche inescifealRle^ 
perdoccliè ogni uomo che abbia in petto caor di ciljladii|o:e 
d'italiano non potrà mai riconoscere nelle Potente Gattolichie il di- 
ritto che pubblicamente nsorpavino di disporre del nosiro ìioolo 
e delle nostre persone quasi noi fossimo fendo e mancipio dola 
cattolicità, perchè sosteniamo da secoli il vìtoperò e la sciagn 
del {HJL bestiale governo che abbia mai eustìto in Europa. La* 
onde a qual sia partito ami ciascun d'aderire non può nèdoie 
esimersi giammai dall'óbbligo di combattere più presto mo -còdBtù 
dieci e morire anziché ricevere patti di conciliazione con un §h' 
verno che non può non essere alle famiglie e alla pàtria m^ 
&me calamità. 

XXXII. Il voto- unanime de' munìcipii era luine d franoeso 
governo se avesse voluto giovarsene a conoscere verso tfuji 
istituzioni tendeva b maggioranza degli Stati romani. Egli laUt^ 
nea favorevole all'odiata ristorazione papale, e per mezzo ^e' suoi 
agenti ne provocò la manifestazione, che quando per impossibile 
fosse rittscìta secondo i suoi desideri, lo sottraeva all'accusa di 
violata costituzione , di aggredita indipendenza e libertà d' aiio 
slato, e dì lega reazionaria coH'Àustria, colla Russia e con Napoli. 
Le tante calunnie e menzogne da lui dette all'Assemblea per ca^ 
pire il voto della spedizione venivano in tal modo chiarite per 
verità, ed egli si manteneva nome di liberale e vanto di lealtà 
qual si conviene a repubblica. Alle sue vane speranze fecero 
puntello i pochi nostri illusi della Consùrteria che si maneggia- 
rono a tutt'uomo colla voce e coll'opera a favorire l'insidioso pro- 
getto , ma lode a Dio fabbricarono sulla sabbia e predicarono 
al deserto. 

XXXni. Il ministero francese però non ignorava le inten- 
zioni e r indole versipelle dei preti che si travagliavano a com- 
piere la papale ristorazione. Lo stesso ambasciatore D'Harcotrt 
che separandosi poi da quella sciagurata politica diede le sue 



r le ~ aXn cose Sue &I Hamiànì .- Mg^vlme 'tUf 
contro lo setta prelatitìa non potsono eìu fona t jxnira. 

XXXIV. Gianla a Bologna la novella dei francesi stati glo- 
riosamenle respirili il 30 aprite rial valor dei romani , come 
dMcrìveremo a suo laogo . la moltiladine dei cìlladini correva 
a domostrazioni di gioia insolila , e lodando l'Assemblea e il 
popolo romano come benemerili della patria , acclamava cor 
voci assidue la Repubblica e l'Italia. Per festeggiar (fuell'avVe- 
nifflento si schierava per ordine del comandante supremo ne" 
pubblici giardini la guardia naiionale: convenivano colà i due 
rappresentanti del popolo, ed uno di essi arringando le armate 
legioni le confortava a dovere nel caso che l'austriaco invasore 
si presentasse imitare l'esempio di Roma. Loro rammentava la 
giornata del 8 Agosto e con esse alternava il grido Viva la 
RepHMtica, yùa Cltalia. Un indirizzo della guardia nazionale al 
governo dì Roma assicurava piena adesione, consigliava peiSR- 
vennza e prometteva all'occasione sacrifizi e concorso di uomini 
ed anni. Parole e promesse che furono poi mantenute ad esempio 
perenne di amor nazionale e di militare fortezza. Queste mani- 
festazioni del municipio e della guardia nazionale di Bologna 
fbbero non aspettalo onore, quando la Consorlerìa le accagiond, 
<:«n qual logica spiegherà il CoHciliatore — Statuto . di aver reso 
iaevitabile l'invasione austriaca. Costoro chiamati fin qui illusi da 
noi li chiameremo d'ora avanti colpevoli da che follemente spe- 
rando che la restaurazione sponlenea coli' innalzamento della 
bandiera francese avrebbe da quella calamità salvato lo Stato, si 
fecero miserabile strumento e complici della ingannatrice dìplo- 
oiaiia. Perciocché ignorar non potevano, siccome quelli che a*ean 
orecchio nei segreti consigli del conte Waleski. che Francia in- 
terveniva perchè Austria avea dichiarato volontà ferma e irre- 
rvcabile d'intervenire. Sapevano al par dì noi che ai gabinetti 
d'Europa avea ciò denunziala il principe Swanemberg, e la 
stessa presenza dell'armala francese negli Stati romani affrettava, 
chi ben vede, l'adempimi^nto dell'austriaca determinazione. Avreb- 
bero altresì castoro dovuto comprendere che senza una guerra 
VA poteva l« Pnacia impedire l' interveato austrìaco, e guem 



i 



«4 

da re^jWnl ne paavaìt p!'j» •' 
tnt) nne. grande éDiisioD 'In i 
donten, 

L'agitatìon qui s'clait prinln 
ifiier l^ii i!ii déparl Jes -i 
.tea cerclm s'élaienl établi^ 
Toeaient sans relAche l'adi < 
(helaieqt, pnnr ninsi dirf , i 
. et qni Iflbr seroblaìcnl Ifv 
des soisaes, soit à leui nr 
tons lei habilaots étai>^<u 
dau toos Irs quartirrs; "i 
dis mille sigualurcs d'in' 
opiidffiis. Le dirctleitr i' 
nies ttne défencc It li<> ^ 
tA BODi queltfiiu |>W!l(-M 
le «erticf di;» sul«i<i> 
les place* putilimii^o ' 



É 



la -riUe e ^ 

déhors ponr fttni jm. ^ 
aviser les villo» «iivy^^^ 
.de cÈlles qui ellfl» h4^^ 
née du 3s su iniinlii^^ 
prète à ét'laier. - ^ 
Il était dii devirìi tlit^_ 
l'envoyé 'UKlraordinitui^^ 



mppla qo'ìl 30 procuinil 
8HÌre9; il lui falsali pnrt 
drculaieol dans la vili 



^illdisc^Ètl^ légérelr 
coiDpter. 

Lorsqo» l'cMivuyé 
de fHiniir >Ìp,» chey»u- 



> Ielle 




277 
Ire ano résoluliao dérmilive àj'égard de la 
ce m6me juur le ministre de I;i gtiflrre écri- 
I gntivemeur He Bologne paur fui cunfier la 
D arrangomenl avec le géoéral , el k-s chcts dea 
t41i id'iI ne seruit pas pmilent de restcr avec l'cs 
1 aflDslk. [.e miiiblrc do l'iDlérieur de sun «tF^, 
rnclions; et quoicjae Ics dcux minislnis semblaS- 
B lalitude au gouvemeur rcl^tjvi:inpnt au Irailé 
e uinbtre de la guerre avHÌI cepenilanl j'oint ì» sa 
I foisaut iruDnattre tesi nteDtions du Gouvernctnent 
f ciHnmi! de reglu , im au moins comnie point eie 
MUtiba. Nous raporloUs tellc noie que noua Ira- 
fi qa'il Oli l'ésuUcra que si les ndnUlres s'é- 
t atlarhcs à sauve-garder l'interét malerjel dea 
ì Tepouxsant les proposttions qui leur élaient tuìtts, 
^')dlis parti cu Keremenl préocupés de sauve-garder leur 
f fdlerAl maleriel, 

^ à la sftrelé de l'Élal , el pour mellre lo gouveme- 

viHlt* position nette, puur metlre les suìsses dans une égale 
Il MpiiRialment leur noble el hnnornble cnmmandant il faol: 
le eorps enlier do la Milice élrausère ol delruire 
acluelle ; 

• «- raianslilaer le mènìu jiior et auv mèines toudilìuas , de 

t Ite n'aient point à e'n éprimver le uoinitre préju<li(;e, 

«MB» la novelle! rapìlnlation le noja des regimenis élrangéra 

it recoyoir rélai de regimenis natìiinaux, 

mifbéh doB tiurps doiveut il'abord se nfettre d'ac^ord avet: te 

e du gouvernemenl roniaìn, qui doit leur fairé eitlendre 

iveo OD sanve cn nièrae lemps et ieiir hoaneur et lenr 

I itrdre.-^ qu'il aviut re^us 'et daas lo bui d'acoomplir la 

RonRéc , le souvernear do la Ville éti-ivait lo 6 

I 11- i.atour prttir h prior de se rendre che^ Ini 

< mossieurs los ofiiciere superieurs du eorps 

l'nndai^anoe dus dépÈche» qii'il venali de r«- 

■ d'en eourérer avoc lai . 

: i|i|e le KUUvui'iiE'ur prupusait au 



fiders superìeors 
< •rtillorie, ol ih 
'" II!!) rucimsti. 
nes L'uudìtiou» 
■■I au lìen M 
ìaU natiODBui. 



<Ir' Ios deux roglmonlB, 
(eur ancienne capitu- 
l'tvKM d'ose nouvelle- 

-uirnoots étrjngért 
■ mnivelle qaalilé 



^ 



r 



378 

iU prèloraient sermeat de lìilelilé à la nalìoo. i^e si ces caiuliUoH 
n'élaient pofot acceptécs ilans leur oolier , il avuit orile de procedgtf 
iinmedLiileineiil, à son tres grand regrel, au Itcenciemment, «t 
solulioii eflbclive des dils regimeats. 

La reponse du géuéral et des olUcicrs superieurs Tul spuataitéB 
ananiine; ils dèciarerent à monsieur le gouverneiir que, quanl 
liés au S. Siège par leur capitolation et bcaacoiip plus eocore p 
sermeDt de Gdclité qii'iis Ini avaient prète, leur honneurs'opposuitd' 
manière hisunuoalablo, à ce qu'its désertasaenl leur aiicìeDne capUalat 
et tju'ìls prèlasseat un nauveau serueot; qu'eii consequence, toDJÌ 
quant à eux ib élaienl pr6ls el dlsposés A subir tuittes les consequE 
de leur refas; qua l'é^ard de leurs Iroupes, doDt ib connaissaient 
l'esprit, ite pouvaienl presqiie assurer à l'avance, qu'elles partageni 
l'opinion de leurs chcfs, el que non plus qu'cux, elles ne ronsentii 
jamais, en prélaut un aonveau serraent, à vìuler celui qui les liail 
S. Siège. El eii élTet torsque la proposilion ile munsieur le ^ouveriH^ 
dot leur étre trausmise, loutes lu repoussereot d'un fìninuD et uni ' 
accord. 

Catte rcsolution iles li'oupes ayant élé uomioiiuiquù a mi 
gouveraeur, il fasail paratlre aussitot le decret suivaal: 

" Hois, Charles Berli Pichat, lieuteoant coloiicl de la legion 
> el gnavemeur de la ville et province de Bologne, «n vertu 
° pouvoirs qai m'onl été canferés par le gouvernemenl soperieur, 
' dèpèohes de monsieur le ministre de l'inlérieur N. 3G, et de 

• le niinislri> de la i^uerre fi. 134; 

• D'ordre de la Commissìon prfTvìsuire de iiouveroemeat- 

• An nume du peuple de l'Elat romain déclsre A la brìgade 

• el à son arlillerie, collectivement, et individuellement, qu'à 
B jour B.février 1849, elle esl deiiniveniesl dissoni» el lie^néeì 

• capilulalion est annullée ci* roinpue , ol qu'cn con&equcnce 
> recowa plus ni solde, ni vivres, ni fouragea. 

• Le présent acte fall, etnolilìé à monsieur lu general de Lalonr ci 

• mandant lu brigade, i mesaieurs lex culonels commatiilarits les di 
■ regimens, et à mensienr le eapìLaine uoinmandant la batterie. 

" Buloauc le 7 février 184il. ' ■ 

U CouremBur 

, Sigrté} C. Bbhti PiGHir- 

e gouverneyr noliliait au gène 



rolniives it l'éxéoulion do ( 



El le leudemain 8 révriev monsieur 
un second decrei, prescrìvant les 
du 7, (MDimenCRDl ainsì: • 

- Consìderanl que la Iroupii élrangère, toiifornieméiit au voeii«l|| 
■ conseil de ses cheb, ne pcut cbanger !e sernient prélé dans lenr a 

^tatalion eto. eie, ^ 




^^rès la reception de ces deux decrets, le general de Latour reunissaìt 
m. deox conseils d'admiaisti^ation des regimens, et après leur avoìr 
Ut comiattre tout ce qni s*etait passe, ik entraient en negociation aveo 
h| plenìpotentiaires da gouvernement provisoìre. 
'^Unecommission chargée de la lìquldation des comptes relatìfs aax règi- 
its élrangers fot.nommée par le gouvernement, et se constitua a 
le. Les conseils d*administratìon des deux regiments, ainsi que la 
sried'artillerie se mirent de leur coté à Topuvre pour établir le compte 
jeelamations quils avaient à faire et lorsque leur travail fut termine, 
fine regiment fut rappellé de Forlì à Bologne où devait s*eflfectaer si- 
)inent, et le licenciement, et le paiement effectif de ce qui re- 
à chacan des hommes licenciés ,. ofiiciers, et soldati Mais' uno 
ide difficulté ne tardait pas a se manifester. Le gouvernement 
Btpensé pouvoir se liberer de ce qu'il devait àia brigadeétrangère» 
noyen des paiements qu'il lui feraiten papier-monnaie ; les tronpes 
d foalaient en aucune maniere entendre à ce pt^ode de liberation, el 
lient que tout ce qui leur etait du, Tour fqt com'pté en argeiit 
mt. Le licenciement dut donc naturellemeatsetrouverretardépuisqu» 
iieùr le gouverneur manquant absolument d*argent ne puovait re- 
à la Gommissìon.de liquidation ce qui lui était necessaire pour 
les comptes. Et ce fut en raison de cette difficulté ou plutòt de 
impossibìlité qu*à la date du 19 février 1849 la Gommission de 
itiqp écrivait au general de Latour 
^«'Qne par suite de la communication qui lui était faite par monsìenr 
■ le gouverneur, de l'impossibilité dans la quelle il se trouvait de pouVoir 
•lairemettre aucuns fonds avant le 15 mars suivant, elle prevenait 
^Bonsiear le general de cette disposition, en le priantde la faire con- 
«•nattre aux corps, et en donnant aux conseils d'administration d'établir 
^ les comptes de^ la liqpidation generale pour chaque individu jusqu'au 
^.IS mars inclus. » 

Mttntenant en présence de ce manque absolu d'argent, que devait 
donc iàiTe la troupe, qui tenait es«;entiellement à ótre paiée de ce que 
lai était du? Devait elle sur la simple eyentuaUlé de la promesse qui 
fai était faite, et sur la realisation de la quelle il lui était peut-ètre 
ftieo permis de concevoir qoelques doutes, abandonner les postes qu'elie 
«ccupait dans la ville, se déssaisir de ses armes, se dissoudre d'elle méme, 
se separer, partir sans argent, et revenir dans son pay$ , n'y raportant 
jffiie Tespérance assez douteuse de pouvoir rccevoir plus tard ce qui 
Ili était dn? Y-aurait-il eu prudence de sa part à en agir ainsi? Ne 
pevait-elle pas, au contraire serrer ses rangs , se maintenìr .dans les 
postes qu*elle occupali, principalement dans la garde des portes , con- 
ienrer ses armes et se montrer. si non menagante, toujours prète à le 
derenir , en cas d'un manque de foi aux promesses de paiement qui 




mi 

dérare cberi^i^ci^'^iiUis a«««^ »w HidHMKfaUissiiiiiMii^ 
rìtoi^nwiia iQ^efili)^MM aliar qepqbblic9^ Sl»ì|lfirtonit«4m(^ 
coii^io tii-anésìUv^ le'io^ri^ ^MÙriose ^ejyi' AimÌm ìnalbéiv^^ 
l^yio^^gae fraiic^-ponlitÌGÌekv:-)rà«er4 '«oqfticlifì . cru^Me^S'9Mkif> 
senni ^cijl^dipo;^ cpnjOiUa ; ii0a rìiiseiva « 4i.: farie. Olirveccbè fUialMi 
cli^.sieryiiTQ *dì pretesto all'aiistriaco per^^qsUfieare •rìDieFYeiiiJa,^ 
aceocrere: in , soccorso ^ì partilo rìstocalore^ beathèt^queitiitor 
respingesse.. .?■. ' -, v ■»..■ •■ - .....■.•. . .-: , ■. -irtiif! 

. , XXX:V. Cbe. se in ToscfUMi ^la ristorazìonei quasi ;paeàlMàn{ 
mente, avvenne, fa anrore. se*non:innoGcmte almeno ; Bonsakipbti 
Ivi trattayasi di principato oiyiteie costitaiioÌMÌey ivi d'ilnà dt;'' 
nptU per lunga serie d'aqoi amata dal popolo ;• e per^ ammfHs! 
dernato: governo e mansueto iienemerita. Il Grandnca non à«N^ 
maieontrasiato riforme, e casseg^aato alla ne(%ssitSi dei/iémpV 
le chieste • istituzioni liberali prontamente largì: alia icabsa deilap 
indipendenza, rimase almeno apparentemente. fedele.Nol difenderemo' 
noi che fuggisse, ma forse al mal passo lo spinse quella' ImposlagB' 
convocazione della Costituente, italiana dove T istinto di regiaq 
conservazione gli faceva sospettare o temere la non lontana abdie^ì 
zione del trono. Se il suo soggiorno in Gaeta inspirava diffideniA/^ 
conviene , però confessare ohe durante la sua assenza nesstm pub- = 
blico atta non fec(> che fosse ostile alla politica o al volere nazionale;, 
ma quieto si tacque, né suscitò sospetto che ripristinato: iosse per.» 
abolire la data costituzione. Vogliam dunque perdonare se ikon^ 
difendere que' toscani politici che la' ristorazione del gronducir 
nella speranza di averlo costituzionale «affrettarono. Dieiam per*^ ' 
donare e non difendere, perciocché ragione di richiamare ilptii^ 
cipe adducevano esser prima il: desiderio onorevole di .evitare' 
l'intervento straniero,: appresso di conservare le istituzioni rap*^ 
presentativi Ora questi due essenziali prìocipii della restaararv 
zione spontanea non dovevano quei politici abbandonare in baKà' 
d'un principe ospite di corte nemica; e circùito da perfidi eon^ 
sigli. La oommis^one municipale di ^ Firenze che sì recava it 
mano le .redini del governo avea dal priìim giorno diritto ed oIh- 
bligo di convocare' secondo* cbò la politica opprirtariità- richie- 






DOCUMENTO VII. 



Delegazione dt Aucona 
Direzione provinciale di polizia 



' 



(N. 284) 

Eccellenza 

mezzo (li apposiUi slaflella ho <)uesla mano riciivuta dal preside 
lì notìzia che ijdue reggimeati svi/zeri abbìapo avalo ordine dal 
Ire di avviarsi uniti verso le Marche. Sembra che vogliano ccitraK 
sgno per formare il nucleo dell' esercilo destinato a conquislant 
paesi essendo moria la speranza di «gai straniero intervento, 
aggionge poi lo stesso preside che Bologna è decisa d' impedire 
lenza di qacl primo reggimenlo. e che i Romagnoli operano nel- 
lo senso in riguardo al secondo che è di starna in Forlì, 
pro-legato di Bologna in nome dell' urdiae puhblicu, e nello iuten- 
o di salvare la città da una guerra civile, ha inlimalo al gene- 
itoar di non muoversi: il generale ha preso tempo a rispondere. 
> bo indugialo un istante a convocare avanti di me li signori 
innello Lopez comandante la seconda divisione militare ; 
'lo conte Cresci comandante questa guardia civica ; 

Pianciani comandanle il terzo reggimento Leggieri iu An- 

lente-colon nello Cavaima comandante lo squadrone di carabinieri 
icona; 
lor conto Camerata gonfaluniere di Ancona ; 
itano Costa comandante l'artiglieria; 
più maturamente risolvere In un cosi supvemo momento come per 
avvisare a quelle previdenti misure cbe più opportune od effì- 
h' estimassero. 

eam di che sì e in pienissimo accordo con i prefali signori deU- 
I dì tostamente mobilìiizare una compagnia civica di questa citta, 
naie unire altra di questo terzo redimento Leggieri ponendo tale 
1 sotto il comando del signor colonnello Pianciani, ed avviarlo in 
Ica per quivi formare un campo di osservazione unìlamenlc a latte 
truppe disponibili che lungo lo stradale da percorrere potessero 
urei , DOD esclusa la batteria che allualmente trovasi in Sinigallia. 
' in pari tempo disposto i^e questo signor tenente-colonnello Ca- 
si trasferisea immediatamente nelle provìncie di Macerala, Fermo 
Ascoli onde formarvi con piena intelligenza di quei presidi una forte 



1 



446 

▼ittime non mai ; e il sogno di una restaurazione spontanea era 
una colpa, ma la Dio mercè fu colpa impossibile. I pochi della 
consorteria che la eU)ero brigata collo straniero tentarono open 
d' ipocriti, perciocché nascondeva agli occhi d'Europa quelFodio 
che arde nel cuor loro come nel nostro qontro la sacerdotale 
tirannide. Se erano pertanto da compatire i toscani che cessero 
alla seduzione di vivere indipendenti da forza straniera e liberi 
sotto principato civile, ninno potrà mai scusare da deUtto quei 
romani politici che col richiamo del fuggito pytefice saggeUa- 
vano la vei^ogna d*un popolo. Meglio servire per forza con sa- 
crifizii ed onore che imperare con perfidia ed ipocrisia. 



^^Ly>«4^i^? 



rii 



■^' 



LIBRO QUARTO 



Sommario* 



e della diplomazia e de* preti ìd una readoae nello Stato Re- 

— Ordine^del giorno del general Zocchi •— PromeaM e ininaccie 
età àgli officiali romani — Alcuni pochi soldati e il generai Zam^ 
disertano — Monsignor Redini a Bologna — La Brigata Syizzera 
I ordini di recarsi negli Abmzzi — Ritardo per mancanza di da- 

— Commozione di Bologna e ddle province, e minaccio di 
1 civile — Il preside Roii-Piohat e i oonsoli di Francia e d'In- 
rra — Impossibilità deUa partenza e foga del Redini — Sdo- 
Qto degli Svizzeri — Nuovo piano, di jreadone per impedire le 
ni alla Gostitoente — Il dottor Millingen e la congiura di Albano 
immossa di 50 granatieri a Roma — Lodevole condotta del clero 
ma — I parrochi di Gometo, di Montefiascone e d'alcuni altri 
rifiutano di consegnare i libri battesimali per le Uste elettorali 
)nsijsnor Delegato e Monsignor Vescovo d'Orvieto -^ Sommossa 
Qtadini dì quella città — Il preside Ricci — Circolari del vescovo 
e[nani e del card. De-Angelis ai confessori perdiè negassero i 
nenti ai votanti per la Costituente -< Scandali In SinigaUia, in 
>, in Belforte, in Subiaco ed altrove -7 Miracoli e profezie —■ 
piare condotta di alcuni Vescovi — Nissona sorve^^anza det% 
a romana — Il console di KapoU a Civitaveechk e Monsigoor 

centri^ delle corrispondenze di Gaeta rr- Arresto di quel 
ganeo '^ Scoperta de' congiurati — Legge dell' Assemblea sul«- 
tmeramento de' beni ecclesiàstici — Circbiare segteta del Vlea- 
di Roma contro qoesta legge — Opposizione di' vari! votovi, 
e frati all'esecuzione di questa legge — 11 P. Rossi e la Asroce 
«re di Gaeta — Circolare del mìaistro dell' latemo per smentire 
s false voci — Decreto per la fusione delle campane e i PP« 



446 

della Chiesa naova a Roma — Tentativo reazionario per la Pasqua 

— Voci di coscrizioni e sommossa nella provincia di Pesaro — Trame 
di reazione in Orte,'«-rarìgindags^o d-A^eòli proiepeato da Gaeta— Ili- 
dole e mezzi di qaél Drl^èdaggio — Aiiito del re di Napoli a qneOa 
sommossa — Gli agenti francesi in Roma — Cospirazione per acco- 
gliere Tarmata francese senza combattere — Altri tentativi soopeiti 

— Circolare per i confessori contro i combattenti — L'arciprete diGia- 
lianello — I preti tiravano colpi d'archibugio contro le nostre troppa 

— Uccisioni in S. Callisto — Il Governo era estraneo a quei fatti ^ 
Il Governo libera molti dalle mani di quei fìnanzieri — Fede dèi 
Francesi nella reazione. 

I ■ 

I. Che se Y intervento francese approvavano ì consigli delia 
cùnsorteria da noi raccontati sin qui , mollo più lo rendevamo 
ardito e sicuro le speranze di una reazione che i diplomatici e 
i preti coDMi^già; matura accertavano e pronta « seòppiarn^ 
Slata' «I prhtm'^pparii'e' d-antoi stranie!!^. E poìii^ -^luesté' ì^ ' 
taiize ebbero taiità parte air Inganno ' Ih ctii.fu traftl^i^lia ,ÌPrà|^ 
di èrèdefjp^jr.goye^^^ dei fiù^^js iÌeta|4Ìì|to 

qùeiio 4eila repMbblioar noi ci teiiiiamo in obbUge di Barrarft«t* 
quanto per disLeso^ ii'inoUi e infruttuosi. sforzi' onde'si tentèsM** 
levare a* ribellione i popoli act^iò comprendano i lettori cònio 
fosse anzi la ptil)blica opinione avversa al risls^bitimentò 4cl 
dominio temporale de' papi. ' \ . 

II.,,. Giunto Fio IX. da pochi giorni a Craeta le prìine sue 
cure furono! rolbe. a suscitar negli Stati co^ ìmprovVidameiite 
abba<Ddonati da lai Fanarchia per accendere neiranarchiàià ^erra 
civile, e eòi) armi a ^ dìvote riconquistare 9 perdiito potere* 
Ogniaittà via di pacifico ritorno a. fioma abbiam ,gi^^,ye4iito 
com'e^. rifiuK»:.. voleva cp* suoi ricuperare il governo^ asMloio 
stanco di' più tollerale il temperato della costitonone, ^rperdiiè 
aH* Europa apparisse questa ^sere la volontà de' suo! popioli'te* 
ncbè 'stia amava inéglfo ricevere il trono dalla niiaìfo sanguia^ 
di 'tma'int^er;49L.re.2^io furibonda ^«qh^noU' da mess9^,..0|tr#-' 
tati a. conyenuoQì politiche. ivtvìt 

vJU. ': Primo lentativo^ .di' reazione' fo quello'- del geiimSe 
■KiieeM- H^hil ifHntricàto con Mdfepatció sottoscritto dar bapisinitìl- 

» . . l*^ t ■ *•» . • . -Ili » . ..■ t & • •!• 



449 
dò fuori da Gaeta un ordine dèi giorno 7 gennaio 4849 alle 
tnkppe tolte degli stati romani infiammandole a tener fermo 
pel papa contro la volontà de' cittadini , e cosa mirabile a 
dirsi, a conservar Y ordine e la tranquillità col disordine e la 
discordia ( DOC. t). Perciocché loro insinua di non prestare ub- 
bidienza al governo di Roma che era il solo costituzionale e non 
eseguir che i comandi di autorità dichiarate incompetenti e in- 
costituzionali dalle Camere. Potevano le nostre truppe ubbidire? 
Senza allegare esempi onorali di truppe che a non contaminarsi 
di cittadina strage aderirono a' governi di fatto diremo che le 
nostre milizie erano dal dovere di lealtà obbligate a sostenere i 
i dritti del popolo. Le due Camere dei deputati e del senato ave- 
) vano formalmente dichiarato in nome della nazione che incosti- 
tuzionale e nullo era ogni atto qualunque venisse da quel solo 
I dei tre poteri dello Stato che erasi fuggito a Gaeta. Le truppe 
|^ che sono parte integrante della cittadinanza, e in governo rap- 
ts presentativo tenute per giuramento a difendere la Costituzione 
» avrebbero dunque violato Tenore dell'armi riconoscendo altra au- 
i tonta fuori di quella che unica rimaneva al paese, cioè l'auto- 
b1 ritìi del Ministero e delle Camere. Oltrecchè lo slesso generale 
e Zucchi avea con lettera del 27 novembre, annunziala nella Gaz- 
i zetta Ufficialo di Roma del 5 decembre, rinunziato ad ogni co- 
mando di truppa, ed il ministro della guerra Campello avea 
>r con apposita circolare del giorno 29 novembre avvisalo le truppe 
Bf essere di ninn valore il titolo di Commissario di Sua Santità 
r conferito allo stesso Generale perchè non riconosciuto dalle Camere 
n e non dato secondo le leggi costituzionali. Senzachè quando 
ft qnel Generale ebbe in Bologna a casa sua invitato pel primo 
B^ decembre tutti gli ufficiali esortandoli a tenersi pronti a qualun- 
1^ qne determinazione del pontefice, quelli del quarto reggimento 
ir colà di guairnigione recisamente risposero per tutti, che ben ri- 
)^ conoscevano i lor sovrano Pio IX, ina nei limiti posti dalla 
i' Costituzione giurata da loro, e però sempre sottomessi alla rap- 
presentanza del paese che era il Parlamento. Infine le nostre 
à troppe aveano motivo potente a prediliggere le istituzioni liberali 
JH per cui erano divenute milizie di nazione e non più di una classe 



.*> • 



450 

che niente non si curò mai di loro, e le àvea falle zimbello 
di universale disprezzo in Europa: ora atmen si cisarcivano delbii 
palila abiezione, e godevano essere anziché truppe del pa^ 
appellale italiane. Come sperar dunque mai che aiutasseto una 
causa così apertamente nemica al' paese, e umiliante per Yos^ 
militare? Da pochi pochissimi infuori tulli ad una voce mlB^^ 
sarono dì aderire alle insinuazioni del general^ Zuccbi^jl^ 
(jueirordine del giorno allri mandarono al Ministero della Gue;r^ 
e lacerarono altri , e altri consegnarono ai Presidi delle Provinf^. 
(DOC. II). .' 

IV. Non per questo desistevano dal congiurare ì preti dj[- 
Gaeta: veggendo che a quell'ordine del giorno ninno dei .«jSkr 
mandanti facea risposta seguitarono a spedirne copie in ogà 
parìe valendosi delle poste di Livorno e di Terracina, é benché no 
infestassero lutto quanlo lo Stato non giunsero a guadagnar Taniiit 
del nostri ufficiali. Pensarono allora di ricorrere ajle arti ddU 
corruzione , e glorioso ricordo ed esempio dobbiamo qui rejpk , 
strare il nome del lenente Conte Giuseppe Cencelli acui.i} Cai^. 
dinaie Gizi in nome di S. Santità ofTeriva grado di Colonnello aej 
coi dragoni da lui comandali in Terracina ov'era di guarnigioiMi* 
fosse disertato a Gaeta. (DOCIII. ). Il valente giovane accoto 
sdegnoso Finaspettato messaggio, e per tutta risposta lo mandi 
subilo al maggiore Quintini che là comandava con protesta di 
affetto inviolabile alla causa della libertà rammentando che puro, 
di clericale servizio l* aveva caldamente abbracciala e sostenuta 
sui campi del Veneto (DOC. IV.). Similmente .adoperarono il mag- 
giore Squarzoni del 4^ reggimento in Terni, e il capitano Ma- 
rinelli del %^ reggimento nella Provincia di Fresinone ed altoj, 
ancora sollecitali egualmente a disertare dal capitano. Caramelli 
il quale indispettito di non aver ottenuto dal romano governo il 
chiesto comando d'un reggimento fuggì presso del Zucchi a 
Gaeta. Venule meno le lusinghe s'appresero al parlilo deHenó-. 
naccie^ e il delegalo apostolico monsignor Badia intimava al fifr) 
mandante d'una compagnia di carabinieri in Rieti Salvatore Oh. 
laidi disertasse a.iristanle coi suoi spilo pena di scomunicl]|é.f4| 
altri severi gastigi. Quella corrispondenza con altre dello stess) 






454 
capitano caddero poi nelle mai del Preside che le inviò al go- 
vemo di Roma. 

Y. €!on tanti raggiri ed artifizi appena 30 bersaglieri sulla 
metà det gennaio, e pochi altri carabinieri e pochi di alir^anne 
y^so quel tempo , passarono ad ingrossare Tesercito di Gaeta , ' 
che il Zucchi non potè mai far giungere a un sol battaglione. 
Si provò in Roma a raggiungerlo il vecchio generale Zamboni, 
ma nell'atto che egli fuggiva coi due ufficiali Monari e Sassolini 
fu anestato la notte del 47 gennaio dalla guardia civica e tro- 
vatogli indosso gli apparecchiali proclami sediziosi alle truppe. 
Privo d'armi e d'armati il Zucchi si diede a tutt'uomo a sedurre 
gli Svizzeri delle romagne; la qual cosa avendo tanto conturbato 
qoei paesi ed esposto a dicerie e calunnie quelle onorate miliùe, 
noi intendiamo di qui riferirla distesamente, 

VI. La Brigata Svizzera a servizio dello Stato era coman- 
data dal bravo generale Latour. Stanziava il 4^ reggimento a 
Bologna con 4300 uomini sotto gli ordini del colonnello Weber, 
e con la batteria di 4 80 artiglieri : un distaccamento a Castel- 
franco, ed il ÌP sotto gli ordini del colonnello Kaiser a Porli. 
Come tutti gli altri comandanti dei corpi militari tenne anch'egli 
da Gaeta l'ordine del generale Zucchi, e lo fece per tre giorni, 
secondo che quell'ordine prescriveva, leggere e affiggere perle 
caserme. La sera del ^4 gennaio giunto nascostamente in Bo- 
logna monsignor Bedini qual Inviato Straordinario del Papa gli 
recò lettera del cardinale Antonelli portante che dovesse egli as- 
sistere quell'inviato, e ubbidire agli ordini di lui. Altra istru- 
ùone scrìtta dello stesso Cardinale gV ingiungeva d'incamminarsi 
cdla sua brigata e artiglieria verso gli Abbruzzi , ove avrebbe 
ricevuti ordini ulteriori. 

L'arrivo di prete Bedini aveva doppio scopo, quello cioè d'in- 
vestigare se mai fosse stato possibile di ristabilire senza bisogno 
di forza straniera il governo del papa a Bologna, e 1' altro di 
fwe in ^caso contrario marciare gli Svizzeri verso la frontiera 
di Napoli (DOC. V). Prete Bedini ebbe tosto ad accorgersi che 
oeHe Stato Romano, e precisamente in Bologna luttocchè fredda 
nel corrispondere alla rivoluzione di Roma non si volea più 



4 52 

sentir parlare dei preli. Pratiche di Coslitazionali, come già nar- 
rammo nel [)reCedenle libro, ivi non mancarono, ma il Bedini 
volea 8i ristabilìàse il governo qual era in antico senza le isti* 
ttuioni liberali; perciò ordinava Timmediata partenza della bri- 
gata: ben raccomandava che il tutto si tenesse celato così che 
nulla ne trapelasse in pubblico, e dal Generale esigeva parola 
d'onore che ninno saprebbe di sua venata a Bologna n^ di sua 
nilHKJone: di Che non volle mai dare alcun ordine scrìtto uè 
HOtlOHcritlo da lui. Il Generale si dichiarò pronto alF ubbidire, 
Holo richiese tempo a concertar coi capi de'reggimenti la marcia. 
(!hiamò tosto presso di sé il colonellò Kaiser che prima del é 
Heguenle non potea giungere da Porli. Intanto mise il coloa- 
nello Weber in relazione col Bedini per deliberare insieme sugli 
apparecchi e sui mezzi della partenza. Come era ben naturale 
hì chiedeva al Bedini il danaro indispensabile per le paghe e 
pel mantenimento delle truppe in viaggio non breve , e nella 
stagione d* inverno. Il Bedini non avea per nulla pensato a 
questa necessità, e colla maggiore impudenza del mondo ebbe 
cuor di proporre due modi che a lui pareano semplicissimi di 
provvedere all'uopo, ed erano o di togliere il danaro occorrente 
dalla massa dei corpi o di taglieggiare colla forza i paesi per 
cui dovean passare. Così disonesti espedienti respinse il Generale 
e respinse il Colonnello da ufficiali onorati rispondenti al prete 
osceno che la massa de'reggimenti era proprietà di ciascun sol^ 
dato confidata in deposito all' onore dei capi, e però da guar- 
darsi come cosa sacra ed inviolabile; e che i reggimenti svizzeri 
attraversando paese amico , paese che aveva dato cittadinanza 
agli Svizzeri, paese con cui cittadini e soldati aveano combat- 
tute uniti per la causa dltalia , non potevano mai senza nome 
d'infamia abusare della forza delle armi per metterlo a sacco e 
a ruba. Andasse più presto l'eccellenza reverendissima dell'In- 
viato a chiedere danaro agli eminentissimi di Bologna, di Ferrara 
e d'Imola, almeno tanto che bastasse ai soldati da che gli uffi- 
ziali si sarebbero aiutati alla meglio. Bedini andò ma senza ca- 
varne costrutto; tentò carati e conventi ma pur senza effetto. La 
sera del 86 venato in Bologna il colonnello Kaiser, e strettosi 



fi. 



453 
a consìglio col Gerierale e col Bedini e Weber convennero di 
provvedere alle truppe per via di requisizione nei paesi dipas* 
saggio rilasciando ai fornitori boni soltoscrilli dal Bedini e dai 
Colonnelli pagabili sul tesoro papale. La partenza fu stabilita per 
le cinque del mattino del giorno 28, dovendosi procurare' vet- 
tore e mezzi altri di trasporto indispensabili nei movimenti di 
truppa. Il tenente Kochla fu niandalo avanti a preparare gli al- 
loggi pel 4® reggimento in Imola e il colonnello Kaiser tornò 
a Forlì dove avrebbe col suo reggimento aspettato Y arrivo del 
rimanente della brigata. Il giorno %1 prete Bedini ordinava al gene- 
rale Latour si dimettesse primadi partire dal comando che pure avea 
della 3.* divisione militare investendone cui meglio credeva. Ne fece 
egli rassegna al Tenente Colonnello Berti Pichat preside in allora di 
Bologna. Mentre si andava in cercadi cavalli e vetture per gli Svizzeri 
si sparse per la città la voce di loro imminente partenza e i cittadini 
d'ogni ordine sospettando una defezione e una trama qual era del 
•partito dei preti si unirono tutti nel pensier d'impedirla. Invano 
il Generale anwhè di partenza flava colore di cambiamento di 
guarnigione* a quel moto. Deputazioni ben molte lo scongiura- 
Tano a mutar risoluzione: pensasse che ei provocava una guerra 
civile, essere agitato il paese, ascoltasse i consoli di Francia e 
d'Inghilterra che lo consigliavano anch' essi a desistere da così 
mal passo, andarne la pubblica tranquillità compromessa, e chi sa 
quai gravi danni poteano venirne al paese, a lui stesso e a' suoi. 
Inflessibile il Generale rispondea dover egli ubbidire agli ordini 
ricevuti dalla S. Sede. Il Preside, che come abbiam detto, era quel 
valentuomo di' Berti- Pichat caldo amatore d'Italia e di repubblica, 
parlò reciso e franco al Oenerale avvertendolo non si lasciasse 
gabbare dai preti: voler costoro coli* armi dei fratelli svizzeri 
scannare i fratelli italiani coi quali essi aveano combattuto nel 
Veneto. O decidesse di non partire o si aspettasse la resistenza 
della città e del Preside. Perseverando nella ostinazione lo svizzero 
il Pichat convocava presso di sé i comandanti degli altri corpi 
di guarnigione, convocava quelli delle guardie nazionali , invi- 
tandoli a deliberare sui mezzi d'impedire ad ogni costo fosse 
pare eoirarmi quella insana partenza. E perchè egli non era 



45* 

uomo d^ parole ma da fatti nominò tosto una commissione 
provvisoria di governo che sopraintendendo i civili negoiii il 
lasciasse libero a comandare la direzion delle truppe e dei cit- 
tadini nel conflitto se mai accadeva coir armi svizzere. Nel tempo 
istesso spediva messaggi agli ambasciatori dlnghillerra edì Francia 
residenti nella vicina Firer^e perchè interponessero offici! au* 
torevoli a scongiurare una lotta ip cui gli Svizzeri sarebbero* 
necessariamente imniolati. Gli ambasciatori scrissera agli agenti: 
consolari di dissuadere a lor nome il generale Latour. Ma quelle 
pratiche non valsero a vincere Tanimo del Qenerale, e fu d*uopp 
che in nome del dritto internazionale quegli agenti il richiedes- 
sero di ventiquattr ore di tempo per mettere in salvo e sicurezza 
le persone e i beni dei lor connazionali. Allora il Generale presi 
gli accordi coirinviato Bedini, che abitando nello stesso palazzo 
era minutamente informato di quanto accadeva , promise che 
differiva ancora d'un giorno la sua partenza. 

VII. In poche ore da dieci e più mila cittadini d*ogni con*^. 
dizione sottoscrissero una petizione dove dal Generale imploravasi 
che evitasse di loro arrecare i danni di . civile guerra. Il pre- 
side pubblicava un proclama in cui invitando i cittadini a con<^ 
legno lontano da provocazioni loro inculcava di star snirallarnie- 
pronti ad ogni evento: il direltor di polizia proibiva a tutti gli 
abitanti di fornir cavalli e mezzi di trasporto agli Svizzeri , e 
la città spediva staffette nelle vicine province e lontane fino ad 
Ancona perchè guardie nazionali e truppe accorressero ad im- 
pedire la marcia de'Svizzeri, e opponessero difficoltà insuperabili 
all'ingresso loro nel regno. Tutte infatti erano già sorte in armi 
le provìnce: a Faenza aveàno arrestato il colonnello Kaiser a 
Forlì quei cittadini minacciavano di venire alle mani cogli Sviz- 
zeri, e a questa materia già di per sé stessa infiammabile poco 
mancò non appiccasse fuoco la pessima condotta del 'capitano 
Ubaldo Ubaldini, il quale papalino fracido ricusava di conse- 
gnare sopra ordine del preside Galeffi le chiavi della polveriera. 
Costrettovi dalla forza ricorse allo stratagemma di affaccila 
alla fenestra chiamando con alte grida aiuto dalla prossima 
guardia svizzera, e facendo opera di sollevare il paese (DOC. VI). 



455 
Laonde il Preside dimise Y Ubaldini ma non per questo i cilta- 
dini quietavano. Un forte attruppamento di guardie nazionali e 
di popolani erasi messo a guardia fuori la porta che mena a 
Faenza, né si ridusse in città se non quando ebbero promessa 
- che avvenendo la partenza degli Svizzeri sarebbero stati chia- 
^ mati aUe armi. Lungo la via che corre tra Forlì e Faenza erano 
poste vedette e scolte perchè d'ogni movimento svizzero trasmet- 
^ lessero pronto avviso. In Ancona mercè le cure del preside 
» Mattioli e di tutte le autorità militari e civili fu deciso un 
campo di osservazione alla Cattolica sotto gli ordini del colon- 
nello Pianciani (DOC. VII). À quell'uopo si mise tosto in marcia 
la batteria d'artiglieria scortata da due compagnie di linea che 
erano di guarnigione a Sinigallia (DOC. YIII). Sospettando anzi 
il Preside Anconitano che il movimento degli Svizzeri fosse 
V, appoggiato da qualche sbarco di truppe nemiche lungo quel 
littorale mandò il tenente colonnello Cavanna nelle province di 
Macerala, di Fermo e di Ascoli acciocché formata d' accordo. 
con quei Presidi una forte colonna mobile d* ogni arma sorve- 
gliasse la spiaggia. Pregò pure di aiuto il Comandante della 
OoUa sarda allora in Ancona pel caso in cui occorresse qualche 
trasporto di truppe per via di mare, e quel Comandante corte- 
si j semente annuì ponendo a disposizione del Preside il Coito battello 
• \ a vapore di guerra (DOC. VII.). 

j^ ^ Vili. Queste erano le disposizioni degli animi in Bologna e 
jg. ^dle province di Romagna e di Marca ; onde ostinandosi gli 
.3]^ Svizs^eri nell'ubbidire agli ordini ricevuti da Gaeta era inevitabile 
2^ ^ conflitto generale. Benché fosse* di ciò persuaso il generale 
f.- Latoar oome confessa nella pro-memoria che noi riportiamo tra 
^y. i documenti (N° V), e non potesse trovar vetture, rimase tuttavia 
^ deciso di partire. Prete Bedini immaginando che anche un uffi- 
.^ ciale possa colla facilità d'un prelato mancare quando gli giova 
(. alla sua parola d'onore stimolava il generale Latour a rompere 
[ gli indugi. e senza aspettare che trascorressero le ventiquattrore 
; prfNnesse ai consoli d'Inghilterra e di Francia a partir d'improv- 
I viso. Arrossì dell'indegna proposta quel militare onorato, e fece 
a monsignore osservare com' egli non avesse mai mancato, 



456 

nfc mancherebbe alia sua parola d' onore, e gli ricordò di 
averla data a quei consoli di pieno consenso di monsignore stesso 
con cui consigliosai prima di darla. 

IX. La mattina del 29 il Generale ebbe notizia che erano 
stati arrestati il colonnello Kaiser a Faenza e il tenente Kochh 
ad Imola, e partecipandola al Bedini non gli ascose le molte 
ragioni che rendevano d'ora in ora più impossibile la parten» 
ed inevitabile un massacro. Se però l'invialo assumeva la respoiH 
sabilità del fatto, gli comandasse che egli marcierebbe e com- 
batterebbe, solo non intendeva rispondere dei disastri la etti 
colpa ricadrebbe tutta su monsignore. Atterrilo il Bedini dai 
sovrastanti pericoli pensò svignarsela abbandonando negli imba- 
razzi il generale Latour a cui lasciò due biglietti ne' quali gli 
aicea che falla per ora impossibile la partenza de' reggimenti 
svizzeri aspetasse miglior congiuntura, e fraltaato non obbedisse 
giammai al governo intruso di Boma. E tanto più volontieri il 
valoroso monsignore foggia che incominciavasi già a susurrar* 
per Bologna la sua presenza. Forse involontariamente il tradiva 
rindiscreta loquacità d una donna; poiché nel venire egli clan- 
destiiiamenle a Bologna volle, per cagioni che qui non occorre 
investigare, starsi a casa una sua antica conoscente anziché 
accettare l'alloggio che nel suo appartamento gli proferiva il 
generale Latour (DOC. V). Questi rimasto solo né reggendogli 
il cuore di esporre a sanguinose lotte il paese entrò di nuovo 
a negoziare col Preside di che provvedere all' ordin pubblico. 
Mandò quindi direttamente al papa in Gaeta , e al ministero 
della guerra in Boma l'esatto ragguaglio di quanto era accaduto. 
Parve al ministero della guerra esser questa l'occasion' favoré- 
vole di liberar lo Stato da guarnigioni per antiche abitudini 
troppo ligie al comando de' preti e che quantunque avessero 
ben meritato d'Italia nelle battaglie del Veneto, pur italiane non 
erano. Amando però di procedere con tutti quei dovuti riguardi 
che meritava un corpo di valorosi pensò prima di scioglierlo e 
poi invitare que'soldati che volessero a pre>nder servigio sotto 
gli ordini dell'attuale governo non più col nome di reggimetiti 
esteri, ma di soldati romani. Dati gli ordini opportuni a quel 



157 
.; Preside^ seppe egli con lanUt abilità condurre quella scabrosa 
:■ faccenda che i più degli Svizzeri col generale Latour ed altri 
oficiali contenti dì ricevere gli stipendii quali erano stabiliti 
k nell'antica loro capitolazione col papa tornarono ai palrii foco- 
i lari, e la spia batterìa col nome di nazionale e con altri pochis^- 
k simi venne assoldata fra i nostri. Chiunque ha fior di seuno 
e< conosce non potere in alcun modo i preti lagujairsi di questa 
•- coadolta del generale Latour e suoi commilitoni. Eppure chi il 
e- crederebbe? Cotesti incontentabili signori ne mossero i più fieri 
^ lamenti, e Pio IX istesso in una di quelle tante e ridicolose 
à eacioBche sciorìnate da Gaeta e da Portici, e propriamente quella 
ib» dd 20 aprile 4849, innesto singolare d'impudenza e caluqnie , 
i £ BH^edì loro perchè non avessero le nostre provincie insanguinato, 
ler Lo smenti solennemente il generale Latour in apposita memoria 
li^ che noi alleghiamo nei documenti. 

li e X. Il nostro ministro degli affari esteri Muzzarelli non mancò 
in^ br noto a tutti i rappresentanti delle Potenze in Roma come gli 
M eccitamenti alla guerra civile erano venuti agli Svizzeri da parte 
Us-. e ìb nome del. Vicario di Cristo. La sua corte in Gaeta ostile 
Dni id ogni pratica di conciliazione coi Romani perchè voleva ad 
ù(i| ogni patto distruggere le . date istituzioni liberali tentò corrompere 
a i b fede deir-armi , e se nel malvagio inlento riusciva avrebbe 
Ì9sl accreditato in Europa quella menzognera voce invano da lei ri- 
uc-f? jietoka, la rivoluzione romana esser opera di pochi agitatori e 
•lic» Eudosi, e la maggioranza dei cittadini desiderare il pieno ed as- 
^t(r solalo dominio del papa. Andati a vuoto i primi artifizìi bisognò 
iou candriasse direzione di attacco. 

o^^ XI. Quando fu convocata la Costituente, benché si potesse 
idi» da qaeUa richiamare in trono il pontefice, sdegnando i preti di 
s^' mai riconoscer nel popolo il diritto di consegnare a cui gli ta- 
M kila lo scettro del potere, e temendo anzi noi dichiarasse 
ari iecadiito da qualunque diritto al trono, come sentivano per co- 
lo f icieDta. che meritava, si federo a tutt'uomo a impedire che mai 
oìSè s'aduiasse. ^ìo IX. con manifesto abusò di, sua spirituale autorità 
Sii per molivi affatto niondani lanciò scomuniche e minacele d'io- 
rud temo a coloro che fossero concorsi atta elezione dei membri ^i 



41» 

qaeU'àMemblea. là ìaùfsp però di sgomentar le moHilodiiii qjùitl^ 
TMo 8caiidaÌ090 le irritò forte, è t bàoniAi qnaionque opiQ* 
pdXXitdL si ftifiseinor tienerando la Toce del pontefice nelle e 
chiesa la sprezzarono in quelle di polifica, e da pitimi 
fini tolendo por dare un gorerno alta patria e sottrarla ai 
rieoH delFanarchia caldeggiarono la rinnione degli elettorali 
legj. Appena pochi della ean$arteria dà nói difRisamente n 
nel precedènte libro si astennero dal parteciparri , non 
mossero i falòrini papali, ma per sola speranza di rendersi!' 
cessar! all'avvenire tenendosi neutrali al presente. Ordivano 
tanto i preti una vaista congiara e ne stettdevan le fila da 
alla Comaréa e a latte le città confinanti col regno di Ufi 
Fidi emissarii del cfero secolare e regolare veleggiavamo da 
aHo Staio, e nei paeri meo colti, come più aòcessibifi a 
fanatici progetti, si addentravano apostoli e promotòri di 
vamenti. Il general Zaccbi sé la intendeva all' aopo con 
aflkiale e soldato che doveano tra ia nostra milizia s 
téinpo opportuna nel fasico della reazione. Avea egli iiiftór *' 
se ' tagraiiellatò in Pontecorvo poche compagnie di Svìzìb< 
Napoletani , e in vicinanza di Ceprano passata furtivamenle 
frontiera si tenea nascosto fra le montagne per esser pronto-'^ 
secondare i moti dell'aspettala insurrezione. L'animo di quei sefl^ 
plici ed ignoranti montanari sperava infiammare alle ire cóHl 
sventolare dei numerosi vessilli del papa, e coll'inalberare l'iì^ 
magine che seco portava di non so quale Madonna sotto il 'ìm 
stendardo sognava poter seco condurre quei campagnoli aiftl 
conquista di Roma. Gli venivan di coda varii frati zelanti iUt^ 
bondevolmente fomiti di rosarii, di iscapuliiri, di medaglie e nudi 
merce d'antico traffico papale. Questi apparecchi dì fraterii 
guerra faceano coloro che per obbligo di ministero debbono^ 'V^ 
vangéliijzate la pace, e si apprestavano a predicar la difteo^riM 
é la strage: ""■ - ■ »»' 

XII. In Albano i Reazionari con promesse é fninaoéie nynkiSb 
ind(rtto là magisiratara a dimettersi, f melil^il govènio s^c^tdi 
colà per le proKsiÉÌe elioni della Gostitoente un Goiiiniiasatlfl 
còstclrb sotto maschera da libérali gli' vennero incentro, e '-'Ti 



4 59 
seppero spayeniar così forte, che oon tenendosi egli sicuro della 
nta fece dar volta ai cavalli e tornossene a Roma. Il governo 
pochi giorni appresso inviò Tarchitetto Pietro Gamporese e Tav- 
rocato Agostino Barbetti con aatorità di commissarii che giun- 
sero io Albano la sera del 47 gennaio. Sprezzarono essi i pau- 
"osi discorsi dei reazionarii né punto li sgomentò lo scoppio 
li quella specie di bomba che gli lanciarono notte tempo gli 
Diqai sotto le finestre. La mattina seguente nuova e provvisoria 
nagfslratura nominarono ad invigilare le prossime elezioni , e 
ra i membri della medesima il dottore Augusto Mìllingen in- 
l^ese d'origine e italiano d'affetti. Domiciliato da diciotto anni 
n quei colli ameni vi godeva dritto e nome di cittadino: d'in- 
dole buona, caritativa ed amorosa aveasi concilialo la stima di 
opielle popolazioni , e divolgatasì appena la sua nomina nella 
magistratura corse persona benevola a scongiurarlo perchè non 
accettasse. Era la mattina del 43 gennaio e di buonissima ora 
quando tornati vani gli argomenti d' ogni sorta per condurlo 
a rinunziare gli disse in fine che la sua vita non rimin- 
riandò era in pericolò. Rispondeva imperturbato Y inglese che 
buon cittadino deve anche esporre pel suo paese la vita, e 
non rinunzierebbe. L'amico allora alzandosi e fissandogli gli 
occhi in volto e stringendogli la mano con vivace accento gli 
chiese parola d'onore che non lo comprométterebbe per quanto 
gli stava per isvelare. Avutone promessa raccontò , esservi 
in Albano dongiura di reazionari , alla cui testa monsignor 
vicariò, e membri principali l'arciprete, 1' arcidiacono, «canonici 
e superiori di conventi , il governatore Montani , i due fratetli 
del vicario ^ il tenente dei carabinieri, ed altri che nominò: 
le adunanze tenersi ora in casa del vicario , ora al convento 
delle Grazie: ai congiurati di Albano oorrispondere quelli di 
Marino, di Castel Gandolfo, d' Ariccia, di Genzano, dì Nemi, 
di Civita Lavinia , di Nettuno , di Porto d' Anzio , e di altri 
piccoli paesi. Un deposito d' armi essere ascoso nel convento 
dei Gesuiti a Galloro , ed altro nel palazzo del papa a 
Castel Gandolfo. Partigiani fra il basso popolo avere inca- 
rico di arrerlarii un focinoroso reo d' omicidii , e avanso di 



La sera del 27 aprile stretU qi 
commissioni con ampie facoltà di provvedere, ciascuna 
che la riguardava, ai pressanti bisogni del pubblico. La 
della degli approvigìonamenli invigilaijse che non mancBSEeni 
le derrate necessarie a) consumo; la seconda, di sanità, s' 
rasse che ai feriti per la patria venissero prontamente amministnt 
i soccorsi dell'arte salutare; la terza riparasse ai guasti 
guerra ; la quarta soccorresse all'uopo le famiglie de'combattul 

ni. Alla minacciala patria così provvedevano del loro megù 
i ÌRomani; pm' mal soffei'endo di dover essi repubblicani resp 
ger coH'armi un esercito repubblicano, senza nulla inlrameU 
dei lavori di difesa vollero tentare accordi, e se riuscifi 
scongiurare lo scandalo d'una guerra frateina. 11 municipio, 
guardia nazionale e i circoli inviarono deputazioni al genw 
Oudinot che gli palesassero l'animo de' cittadini, il disini^aniiil 
sero sulla pretesa anarchia dc'nostri Stati, e a non marcìaif ^ 
Roma il consigliassero ; che tutti già i:ràno in arme i ciUadl 
pronti a combattere e pronti a morire anzi che cedere. Aln 
il generale cortesemente le accolse, altre con alterezza, a ti 
dicendo di aver buone truppe per entrare a for^a, uve noD' 
si fossero aperte di buona voglia le porte della città. A gIù 
rispose, mi ci balteremo, egli con militare scherno ghignò, qi 
non sapessero anche gli Italiani morir per la patria e per i 
nere, o fosse (|ues1o un privilegio de' soli Francesi. U 
degli affari esteri ed il deputato Pescantim che lin dallo sili 
de' Francesi a Civitavecchia gli aveano fatto presente, come 
cemmo nel libro quinto, l'inevitabile resistenza che avrebl 
le sue truppe incontrato ove avessero inai voluto entrare a ftoA 
tornarono di bel nuovo colà a rilenlar se potevasi d' 
' quell'animo ostinato. Lo trovarono partilo già col grosso dell'i 
mata a Castel di GHÌdo né venne loro concesso dì raggiunfH 
oppouendovisi il colonnello HIanchard governatore francesei 
Civitavecchia. Scrisse allora il Rusconi al generale Ondinoli 
lettera che gli fu per pronto corriere .spedita dal colonnello, 
esponeva in essa l'arilor de' Ilomani in volersi ad ogni costai 
fendere; esortava il generale a sospendere le sue marcie, a' 



À 



16f 
iqnania soldati di fanteria forzando le porte della caserma di 
marra ascir^no a dispetto de* loro ufficiali percorrendo le vie 
mala mano e gridando fuori Zamboni. Sotto pretesto di volere 
lerar dal carcere questo generale , arrestato molto tempo prima 
»me abbiam detto nell'atto che disertava per Gaeta, si diressero 
quartiere dei dragoni per invitarli ad. unirsi con loro, ma nulla 
tenendo fecero contro i medesimi una scarica di fucili : rispo- 
tro intrepidi i dragoni assalendo i ribelli che messi in foga 
masero in parte prigioni ed altri usciti di città vennero poi 
)Tpresi a Sabìaco. Non è da dubitare che quei sedotti soldati 
on avessero come ubbriachi dal vino anticipato un movimento 
he dagli autori dovea più tardi rivolgersi a funestare le eie- 
ioni. Fa infatti veduto in quel giorno un rotale vestito da zap- 
)aVor della civica entrar ben provveduto di vino in quartiere e 
racannarlo in allegria spezialmente coi capi della sommossa che 
lorono i due soldati Mirri e Petrarca. Li ufficiali vedendolo in 
oniforme di civico non fecero difficoltà che entrasse, sì la fecero 
ad un prete che presentossi più volte in quel d'i con fisonomia 
sospetta chiedendo senza alcun plausibile motivo di parlare ad 
ajeimi del reggimento. Istituito regolare processo fu condannato 
a morte il solo Petrarca come capo della sommossa e gli altri 
secondo la maggiore o minore partecipazione al delitto a varii 
aoni di pena. Il governo fu largo di grazie a tutti mutando o 
(fimiDuendo le pene. I tre condannati ad un anno mandò dopo 
in libertà e uno di questi per nome Giuseppe Gotti combattè 
cootro le armate cattoliche nella legion Garibaldi,, il che prova 
che tran quei miseri veramente sedotti. Anzi il maggiore Sculteis 
uveali quasi indotto a ritornare in caserma se certo signor Ce- 
sari oiio dei poveri ed ultimi impiegati del debito pubblico, non 
ivesse dalla finestra del suo domicilio gridato loro « cwaggio 
'agas%iy non credete atte ciarle, evviva Pio IX m. Quesito ardito 
mnfedista lo premiarono di onori e ricompense i reduci da Gaeta 
nre egli dopo questo fatto ei'a andato a raggiungerli. Anche il 
Petrarca fu da) triumvirato csurdinalizio riammesso alVonor della 
liilizia nel 2.^ reggimento. Se questi sommovitorì dei soldati di 
toma fossero o no d'intesa coi reazionarii d'Albano noi. npn 

9 



«63 

possiamo asseyerare, certo è che nel quartiere ddUa civica. J^ 
banese ali- aonuosio delta fallita sommossa di Roma fii fisla 
mutar colore nel volto, e impadlidire il tenente d^ carabuueiÌT 
e poco appresso radunati i suoi 43 uomini partì senz'<»rdinijvh; 
pmori verso la Macchia della Paiola, pè ritorna che dopo vani, 
^orni. E quando il governo chiamoUo a dar ragione di cole^ 
sua partenza egli si scus(^ allegando di ayer nemico il tenei^ 
che era di guarnigione a Marino, e non ava* voluto incontrini 
con lui nel giorno delle elezioni. Le milizie che furono da.BoiM 
spedite in Albano per contenere l'audacia dei tristi bastarooOfa 
firancheggiare la votazione per la Costituente che'Senz'ondira.di^ 
alcun disordine riuscii affollata e tranquilla, l canonici vaggendA 
svelati i loro molti e segreti intrighi a fuggir le vendette df^ll 
legge e del popolo erano tutti scomparsi; quelli di Frasca.ti yi^pi 
nero a giustificarsi in Roma sottoscrivendo precettovdi ohhidi) 
alle le^: gli altri congiurati potea il governo piinire^ ma^cfì) 
tento di averne sventate le trame amò maglio non coiiniiiffi 
loro. Solo dopo, alcun tempo ordinò perquisizioni ndU casadR 
Gesuiti a Gallerò, ma il goverdator Montani pf^venando ijBah 
pevoli diede lor agio d* ascondere in altro luoga le provv«4it|| 
armi. Del resto il clero della Gomarca si tenne aSatto loirtai|| 
da ogni torbida intrapresa contra le elezioni, e sordo ai co&8Ì(df 
feroci di Gaeta visse quieto e divoto a repubblica. Anch8||j 
clero di Roma, da poclii pochissimiinfoori, si causò dalle biiij^j 
dei reazionari!, e alle ripetute insinuazioni che gfi venivano 4^^ 
cardinali e prdati, e da certe sagrestie con evangeliche paMlf 
rispondea che i prèti deano fare i preti e non i perturiiaWr 
politici. V * .. j; 

UV. Non così pare si diportassero in assai altre partì d# 
Stato alcuni ecclesiastici i quali favorirono anzi che no la M^ 
zinne abusando in contese politiche T autorità del vangelo v(lil 
ministerio spirituale della Chiesa. Occorrendo per le elez^iiyi 
note da puÙlicarsi dei cittadini elettori ed eleggibili cooyaMf 
ricorrere ^ libri battesimali dei parrochi; percioochò p^dW-SM 
Romano sotto la papale dominazione, fu sempre giu4ical^^fi|r 
niciosa come' invenzione moderna quella $cianza Qhe> sojiaripieM 



463 
dMKlraùr le piaghe di qael bestiale governo, vao'dire la Statistica: 
Vergognosi i preti di essere in questa parte lontani di secoli 
}al' progresso d'ogni altra civile nazione pubblicavano d'anno 10* 
imo alcune storpiate cifre in eui leggevate il numero degli' 
ibati e delle monache, dei morti e dei nati e le chiamavano con 
iiiipudeiite ignoranza la nostra statfstica. Potè dedicata al cardinal 
Pacca uscire sotto Gregorio XVI una statistica di certo cav. 
Salii , oggi ministro delle finanze del papa , e per ìncomposta 
che fosse, e ridondante d'errori fu negli Stati Romani accolta 
come un singolare fenomeno, e parve incredibile che ne avessero 
i preti licenziato la stampa. Fu primo il ministro Rossi che da 
uomo di Stato appena ebbe afferrato le redini del governo im- 
l^aniò da noi V indispensabile ufficio di statistica , ma per la 
breve durata di quel ministero non si trovava essere ancora in 
islalo di servire per le elezioni il governo. Dovendosi pertanto 
ricorrere necessariamente airaiuto pei parrochi, il governo ebbe 
ad inbaltersi in alcuni così rozzi e villani uomini , che sotto 
vendicati pretesti da loro détti canonici si ricusarono di aprire 
i loro libri. Vanno fra i più pertinaci qui ricordati quei di Cor- 
leto cbe ad ist»iga2iene di qc^ loro cardinale Clarelli preteu- 
èivaiio dov^sse^ prima il governo ottenere la facoltà dalla Con- 
gregazione dei Vescovi e Regolari. Costretti di ubbedire spinsero 
ÌK'. magistratura composta' la più partèr di villani e di preti a 
giardai^i come da grave peccato dal compilare le liste eletto- 
nli, e ie dovette in quella vece compilare una commissione di 
oiMiriiiii obeagli^ interessi de* pt^ti antimetteva F amore e l'onore 
déRa' patria: Bguati praliohe ed opposizioni bisognò superare in 
MontefiàGCone ' ed altri luoghi dove la scarsa civiltà permette 
anenrar it predominilo dei preti. 

XV: III Orvieto le cose piegavano a peggio. Stando ivi 
ancor Presidev per non comprensibile indolenza del Govef ilo, il ' 
piriato D. Filippo Toraca poco maneù non si venisse a tumulti. 
Aspo aver di più giorni indugiato a pubblicare il decreto dèlia 
onvwazioD della Costituente , finahnente il 3 gennaio Tafiffisse 
air porle della Delegazióne e in altri punti della città, ma t^olt? 
somala malignità l'affisse in mezto al monitorio di scomlitica 



46i 

mandalo dal Papa e ad una pastorale del vescovo Vespigoani 
che commentava e appoggiava quel monitorio. Molti gesuiti ih 
abito da preti si aggiravano tra quella popolazione che di due 
terzi almeno è tutta di contadini , e brigavano a sollevarla in 
favore del Papa, e tenevano quartier generale presso la vedova 
Caterina Febei. À meglio subornare quegli animi più gonzi die 
semplici dai confessionali e dai pulpiti creavan odio alla Guardia 
Civica dipingendola come preludio della coscrizione che il nuove 
governo di Roma volea ordinare per la guerra della indipendenza. 
Affermavano che appunto per non consentir questa coscrizione 
e mandare così al macello della guerra tanti suoi figli amatis- 
simi erasi Pio IX sottratto colla foga alla prepotenza dei libe* 
rali di Roma. Fremevano i cittadini e i migliori, e tuttoché pocU 
in paragone dei villici si arrischiarono a lacerare il monitorio 
del Papa e la pastorale del vescovo. Di qui l'aizzare che feeerd 
i gesuiti con maggior fuoco l'animo dei contadini dandor lor cre- 
dere in quell'atto offesa la religione per forma che la domenia 
7 gennaro quei creduli si presentarono di buon mattino il 
grossi attruppamenti e prima con parole poi con (ischi e eoo 
s^si presero ad insultare le pattuglie della Civica. Come in graa 
parte i contadini apparivano armati di pistole e coltelli, sospettò 
la Civica non volessero al grido di viva Maria ripetere il sae^ 
cheggio e le stragi che al tempo dell'antica Repubblica Francese 
erano accadute in Arezzo e città di Castello : corse da monri' 
gnor Delegato per consiglio e ordini, ma colui fosse per viltà o 
perfidia si tenea chiuso in palazzo uè dava ascolto. Volendo però 
la Civica provvedere alla tranquillità del paese inUmò più volte 
a quei contadini si ritirassero e quando vide ogni parlare in- 
dairno li assalì colla forza , e dopo breve zuffa non senza feri- 
menti li disperse. Il dì vegnente il Delegato fuggi e i cittadini 
dessero un comitato di salute pubblica, ma venne tosto da Roma 
il nuovo Preside il bravo giovine Pietro Ricci che trovati fji 
animi composti e Tordine ristabilito ringraziò i Civici e gli ar- 
tiglieri di Viterbo colà accorsi a sedare il tumulto. La reazione 
però non si diede per vinta, e l'avveduto Preside a cessare qua* 
lunque conflitto potesse mai nascere dal rifiuto dei parrocfai di 



• • • 

165 
fornire i registri per le liste elettorali ne fece dar loro ordine 
dallo stesso vescovo monsignor Yespignani. Vero è che al solilo 
(jael vescovo tradì e con circolare segreta frappose nuovi osta- 
coli alla votazione, prescrìvendo in essa ai confessori le norme 
da tenere coi penitenti chiamati a votare : doveano consigliarli 
a non dare il voto, e ai renitenti negare Tassolazione. La cir- 
colare segreta la ebbe comunicata al Preside Ricci il cano- 
nico Lateranense D. Eusebio Reali apostata ora del popol o e 
allora del papa. Secondo le istruzioni segrete del vescovo fu ne- 
gala a variì contadini l'assoluzione, e negato finanche il sacra- 
mento del matrimonio. JBmpietà non rara di contaminare colla 
politica i sacramenti. Il parroco di S. Angelo D. Giuseppe Gag- 
gioli era de* più frenetici sermonatori che si avesse il partito 
della reazione, i contadini lo sdegnavano a morte per le negate 
assolozioni e forse il finivano se la Guardia Civica e il Gover- 
no trattandolo più da pazzo che da. colpevole non gli usavano la 
pietà dì proteggerlo, e farlo evadere^ 

XYI. Ad Onano, distretto d'Acquapendente, certo Alfonsi 
Vicario Foraneo avversava le elezioni e fu causa che venisse alle 
mani la Civica con alcuni istigati da lui e vi perdesse morto 
Vincenzo Bocchini. A Fermo il cardinale De-Angelis con circo- 
lare del 4 4 gennaro per sostenere com'egli dice l'autorità se- 
cdare del pontefice romano ai parrochi e .confessori inculca di 
formare un sol corpo a impedir, come possono le elezioni. A 
Sinigallia il vescovo Fra Giusto cappuccino, che da semplice ps^dre 
definitore in Roma facea sui primordi del pontificato di Pio il 
Giobertiano ed il liberale, e fu spedito a Cammerino sua patria 
a processare i gesuiti per veleno colà da lor propinato a un 
professore della lor compagnia, ordinò al clero che promulgasse 
nelle . forme più clamorose la scomunica minacciata dal Papa 
alla Costituente. Ammutinossi il popolo a cotanta insolenza epi- 
scopale e msJ a fatica lo potè dall'ira del pubblico salvare la 
Civica. In Belforte provincia di Macerata un tale Fra Maria Giu- 
seppe Coni francescano da segreto istigator qual era di reazione 
ai fece a un tratto predicator fragoroso di papali scomuniche. 
A porlo di Fermo alcuni preti minacciavano di negar sacramenti 



A6fi 

a ^pianti fossero concarai alla eleùene , e quel parroco ricusò 
hmedix^ «n malrimooio perchè lo sposo ayeva dato il Toto:;;di 
akii non odi tampoco la confessione perchè votanti. A SnUaco 
f^i slessi scandali : poco dissimili altrove : dovunque poro sema 
fmtto^ U più con pericolo deì.sommovitori ; che la pobblica o|»i- 
aione,era in ogni luogo contro il governò de' preti. 

XyiL I quali questa volta ancora, ci spìace il dirb» in Unto 
luce di studii e di civiltà non vergognarono di scendere alFìgiMH 
minia di quei prestigi che la santità d'ogni religione empiamtaiff 
profanano. Misteriose lettere come discese dalle stelle tra il pa- 
,polo si divulgavano, portenti e predizioni e visioni in caor.dai^ 
idioti e dei. pinzoccheri si travasavano ; immagini di madoBM, 
dì crocefissi e di santi visibilmente inquiete si rappreseotavaav» 
e alle commosse fantasie di animi rozzi ed innocenti apparivaao 
attestate di sdegno come stralunassero e movessero intoroof^ 
sguardi. I due parrochi Vallerani e Pulcini di S. Benedetto » 
nunziavano la trasfigurazion repentina delVeffigie di S. FFanccsfH^ 
e attestavano che in una chiesa rurale avea cangiato viéo^coaH' 
ad avvertimento di cielo che dovessero gli elettori tremare A 
scomunica minacciala da Pio. I frati Agostiniani di Toleniiai 
e parrochi di altre chiese marchigiane, assai rinomate periti' 
magini ai più bei tempi dell'universale ignoranza miracolose/ a 
risuscitare. nella mente de' popoli gli antichi prodigi inutilmeato 
si adoperarono. Perchè una Madonna de' dolori in Fermo 
geva, gridavano alcuni essere vicina la fine del mondo, ma qi 
lagrime ninno vide né credette. In Roma presso piazza delp^ 
polo alcuni furbi una vision della Vergine a piccola fencink 
imbeccarono dove alle spalle del pontefice in Gaeta parea kir 
sere attaccati i cardini del mondo. Un Badia cancellier vescovile 
d'Orvieto dispensava nel popolo per commissione la profezia i 
un tedesco cui c^ canonizzava per santo il cui testo diceta: 
« Nel bel mezzo del secolo decimonono si conturbano i pqioli 
« e i re fu^ranno. B Sommo Pontefice divelto dalla cattedra fi 
fc Pietro andrà in esilio. Si combatterà su i campi, ma ^a di^ 
« aiuto alloggiato certo re aquilonare venuto in Italia le itaKam 
« repubbliche abbatterà, ai prindpi le regali sedi restituirii, 6 



467 
[ ilTicarìo di Cristo trionfante Roma rivedrà ». (4 ) Ai profeti segui- 
arono i cabalisti e certo signor Pedrelli barattiere famoso e 
puoeatore di numeri pose per la causa dei preti uno spaccio di 
litioazioni a S. Giovanni in Persiceto e ne trasse nna veramente 
nagnifica scritta da Pio VII il \% febbraro 4843 in Fontaineblan 
sulle sorti di Pio FX. Un buon marchese di Cremona e propria- 
mente quegli che del sao palazzo fece dono ai benemeriti figli di 
S. Ignazio con tanto dolor della patria la volle ad ogni costo 
airere, e' per nna copia aatentica sborsò volontieri ben cento scudi. 
Miro cabalista, che si di^se vicentino, sulla pubblica piazza di 
S. Francesco di Civitavecchia a marinari e conladini dispensava 
merci e fandonie consimili. 

XVni. Fra tante oscenità d'impostori, e fra turpitudini co- 
tante di ministri e prelati ecclesiastici l'animo de* nostri lettori 
aliamo si conforti all'esempio de' buoni sacerdoti .che pur non 
mancarono, ì quali badando solo a compiere il ministero augusto 
di religione', da ogni qualunque briga politica si guardarono. 
Monsignor vescovo di Acquapendente scrìsse per le elezioni al 
ministro dell' intemo una lettera (DOC. IX) che piena di sen- 
teenti apostolici pare il contraposto , o meglio la confutazione 
Mie dottrine mondane onde ribboccano gli scritti del cardinale 
Antonelli, del cardinale De-Àngelis e di cotal altra fatta di gente. 
Ibnsìgnor vescovo d'Ascoli ammonì da pastore evangelico i suoi 
ì^rrochi a star cauti che per causa loro i^on accadesse in dio- 
<M opposizion di sorta alle elezioni. Monsignor vescovo di Rieti 
andò egli stesso in persona ad aprire la votazione e dietro lui 
segiirono preti molti e fr^ti. Non guari dopo quel buon prelato 
morì , dissero i maligni per castigo di Dio , sospettarono i più 
per vendetta dei preti. Nelle città più cospicue dello Stato i ve- 
scovi non zittirono, la più parie dei parrochi non apri bocca, i 
confessori non disturbarono le coscienze, e le votazioni a dispetto 

(1) la medio sacieuli decimi noni oommoveotor populi, et reges fagient. 
Sommus Pontifex ex Petri cathedra avulsus in exiliom ^regrioabit. Pu- 
gBibitar io castrìs » et divino fulgitas auxilio rex quidam aquilonarìs 
fCiltam petens respublicas italfcas evertetj principìbus sedes regales res- 
Itoet et Chrìsti Vicari um triumphantem Roma respiciet. 



•• 



I6S 

dei pochi tristi, e dei reazionarii impotenti jriuscirono . mimerose 

e liete. . • . 

XIX. Nei pochi luoghi dove i corrispondenti di Gaeta. po- 
terono eccitar qualche scandalo è da coosiderarè essere ciò ijCh 
caduto perdiè la nostra polizia dopo la fuga del papa fii ?eri- 
mente non sapremmo qual pia tra ^nsierafta e mitìssima: dm 
sorvegliare, non dar ordine ai governatori di pi:ovincia si sor- 
vegliassero gli uomini sospetti: il generale Zucchi spedire im- 
punemente da Gaeta ordini del giorno e spedirli in pia copila 
ciascun comandante par le nostre medesime poste,, e noi ne ri- 
cevemmo grossi plichi al ministero della guerra, che per essiiie 
stampati di fresco erano ancor bagnati, e venivano di Tercaciai 
come mostrava il postale sigillo. Si confidava la polizia :al biMH 
senso del popolo né punto curavasi di tener d' oo^ìq; le trave 
della fazion clericale. Riuscì per tal modo al vescovo^ :;^»a|EFir 
ganeo df Civitavecchia monsignor Bocci di maatenere^'^i^ìi^ air 
cun suo pericolo allacciate le fila dei smnfedkH di Gaeta CHI j 
quelli di tutto lo Stato Romano dal SI5 novemibre al 20 
I vapori fciDcesi erano d' ordinario il vinicolo dei messaggi; 
corrieri a piedi o a cavallo ricapitavano liberamieirte le ìstruii9i|^^ 
di Gaeta agli agenti qua e là sparsi per le provincie, e il gh 
verno nostro o non vedeva o non badava. Dalle lettere di 
.signor Milella che noi riportiamo nei documenti si parerà- 
nifesto che centri di corrispondenza erano in Civita vecchitf' 
console di Napoli e il suffiraganeo (DOC. X. XI. XII. XIII). Gii 
infatti a Civitavecchia il nuovo preside Mannucci , e infoi 
della nissuna vigilanza della polizia sopra le provenienze di 
ordinò visite rigorose a chiunque colà sbarcasse, e tosto gli venii^ 
fatto di sequestrare nelle mani d'un, prete un pacco di quaraail 
e più lettere, onde arresti e processi ma nissuna condanna; pe^ 
ciocché quella era l'epoca della generosità checché ne dicano ti 
contrario i fanatici. Scrivevano in quelle prelati, cardinali, prefii 
frati, parrochi e servitori di corte chiedendo come andassero i 
preparativi della sospirata riscossa, come riuscivano le praiidi^ 
suggerite nei paesi indicati, su quanti uomini si potesse coniar^ 
in Civitavecchia , sa quanti in altri paesi. Vi si Gonaig^aviii^ 



^69 
parrochi a zelar cautameate la meditala impresa, e tacciavasi il 
partito clericale di soverchia paura dei liberali, e si dava a in- 
Iraved^e la speranza di vicino intervento. Tutte codeste lettere 
Ura le quali due energumene del cardinale Lambruschini, e una 
nota del suo. segretario Gambero ove stanno descritti i nomi di 
alcuni preti repubblicani che per aver ufiBziato nelle feste della 
libertà si qualificavano degni di esemplar punizione, saranno a 
suo tempo pubblicale, e saprà la storia che i nominati in quelle 
còme autori e fautori della congiura in tutto lo Stalo , non ol- 
trepassavano i cento ; prova evidentissima che la maggioranza 
dei voti non era affatto pel governo dei preti. Le stesse cose a 
OD dipresso risultavano dalle carte rinvenute nella perquisizione 
futa a casa il vescovo di Civitavecchia neirallo del suo arresto 
(DOC. XIY). I complici della congiura in Civitavecchia, quaU ap- 
parivano dalle carte sequestrate, si riducevano ad alcuni capi 
d'ordini fratéschi, fra i quali quel Fra Rocco che ehbe a fuggire 
per sotlrarsi allo sdegno del popolo stanco del villano e frene- 
lieo inveire che faceva ne' suoi sediziosi sermoni contro la re- 
pubblica e riparossi a Gaeta, un mastro muratore, certo Si- 
meoni, ben accetto al popolo perchè lo tenea per liberale, qualche 
prete come certo don Angelo Cabras delatore e ignorante e ma- 
lijpio (DOC. XVII), un consultor governativo, e non sappiamo 
qnal altra donna faccendiera. Questi i corifei del partito papale! 
XX. Non mai potente per numero cercò divenirlo per 
Mtinazione e ardimento ; di che scoperto o sconfitto sempre 
tonava agli agguati ed alle clfese. Abbiam veduto come non 
gnsae consuonanti intrighi a turbare la convocazione della Costi- 
toeDte, vedremo come ora nulla lasciò intentalo per turbar la Re- 
pobUica. Volendo credere questo reazionario partilo che la Repu- 
ìikà non fosse nell'amor di nissunq, e tutti agognassero occasion 
fiTorevole d'instaurare il papato - anziché volgere a prudenti 
coisigli, vieppiù infieriva e contro il repubblicano governo in- 
focava e abusava il potere e rautorilà della Chiesa. L'Assemblea 
Cflititaente decretò il 43 febbraio che » qualunque alienazione 
< di beni stai^Hi o mobili delle case religiose e di altro qua- 
«lioque q|fidbilimento ecclesiastico, casa pia, e così dette mani 



170 

« morte fosse proibita sótto pena di ouUità d. Il 24 dello 
stesso mese, ì beni acclesiasiici dello stato .romano diclHarò 
essere tutti proprietà della Repubblica. L'esecuzione di questi 
due decreti scompigliarono per ogni guisa i reazionarii. Con 
circolare ai Presidi il Ministro dell' Interno Armellini in adem- 
pimento del decreto del 43 di' febbraio ordinava che superiori 
ed amministratori ecclesiastici dovessero dare « esatto e cir- 
u costanziato inventario di tutti i mobili comuni e prezion, 
« non che dogli arredi sacri e suppellettili, come ancora de'se- 
« moventi e crediti d' ogni sorta che fossero in proprietà del 
« corpo religioso o luogo pio, insomma di ogni altro effetto che 
« si descrive in un inventario legale. » Bisognava che T inven- 
tario fosse poi convalidato con giuramento del superiore e an- 
ministrator rispettivo, che sotto pena di essere come spergiato 
trattato a rigor di legge attestasse di nulla non .aver sottratto 
né venduto o nascosto. Passato il termine stabilito l' inventario 
&i doveva eseguire d'officio per atto di pubblico notaio e a speae 
dello stabilimento ecclesiastico. 

XXI. Contro questa circolare del ministro monsignor l^eo' 
gerente del Vicariato di Roma mandò fuori altra sua circolare 
segreta ai superiori degli stabilimenti ecclesiastici , nella quak 
era lor insinuato come dover di coscienza il disobbedire (DOC 
XYIII ). Non importa che il ribelle consiglio accompagnassero 
esortazioni di procedere senz^ ìmpeto e con tranquilla fermezza. 
Non pochi vescovi e preti e frati la ricevettero come un ordine 
espresso qual era di resistere potendo al governo. Il turbolento 
monsignor Yespignani scrisse minaccia d'interdetto e scomunica 
al preside di Orvieto se osasse eseguire 1' ordine del ministro. 
11 Preside adempiva impavido senza curar di lui i ricevuti co- 
mandi, ma quando mise m.apo all'inventario della mensa vesco- 
vile, il sacro zelo di monsignore infiammato dall'interesse pro- 
prio montò sulle furie e venne a tali scandali ed insolenze contro 
il capo della provincia che fu forza per dignità del governo ed 
esemplarità del pubblico farlo arrestare e tradurre come si fece 
co'dovuti riguardi in Castel S. Angelo a Roma. Monsignor Gan- 
dolfi vescovo sufiraganeo di Fara venne dalla tdmulluante popò- 



19 

Non è ignoto ad alcuno che rappresentavano la Francia a Gaeta 
il signor De Rayneval ministro a Napoli, ed il signor D'Harcourt 
ministro a Roma. 11 primo parteggiava apertamente con Napoli, 
con l'Austria, colla Spagna e co' proli nel volere che il papa 
tornasse senza condizioni di sorta al suo temporale dominio, e 
sempre nelle conferenze diplomatiche andava perfettamente d'ac- 
cordo coi ministri Ludolf napolitano, Esterhazi austriaco, Mar- 
tine? della Uosa spagnuolo e Anlonelli cardinale; non cosi il 
secondo, che onesto e liberale uomo il D'Harcourt conosceva l'u- 
mor dei chierici e le finzioni del papa, e chiedeva s'imponessero 
drintervento delle potenze condizioni di libertà ; senza ciò ri- 
cusava di stipularlo. Ciò non ostante amico qual era ai costi- 
fnzionali di Roma, da essi e dai loro aderenti, che egli suppo- 
neva essere in gran numero, sperava favore all'armi francesi, e 
amava entrassero quanto più presto potessero in Roma: forse 
i'unica via gli parca questa di piegar l'animo restio dei preti a 
Sberali consigli. Scriveva però a Parigi prevaler in Gaeta i con- 
cigli di Napoli, di Spagna, e sopratutto dell'Austria che cercava 
^assicurarsi la preponderanza in Italia; pericolar quindi le sorti 
Jelle romane libertà. Il De Rayneval invece spediva dispacci di 
Intt'altro colore: essere inutile alla Francia d'imporre condizioni 
al pontefice, perchè sospirare il suo governo i Romani ; star pronti 
^4 sollevarsi appena sieno in vista della capitale del mondo i 
francesi; non potere più reggere a lungo nel potere i faziosi. 
fCosi l'avevano imbeccato i preti , e per soverchia divozione ai 
• ainistri di Dio quel diplomatico obbliava la vecchia massima di 
' «gni buon politico di non doversi cioè mai ciecamente affidare 
■He parole *dei regnanti sbanditi. « Debbesi considerare, scrisse 
ii sommo Machiavello, quanto sia vana e la fede e le promesse 
/ii quelli che si trovano privi della loro patria. Perchè quanto 
itila fede si ha da estimare che qualunque volta possono per 
jJiltri mezzi che per li tuoi rientrare nella patria loro, lasceranno 
Ib ed accostérannosi ad altri non ostante qualunque promessa 
li avessero fatta. E quanto alla vana promessa e speranza, egli 
I tanta la voglia estrema che è in loro di ritornare a casa, che 
e' credono naturalmente molte cose che sono false, e molte ad 



474 

àtt'oi^odelL'aotorìtàscepefle alcune carie (DOC. 'SXI^ che ftUfe 
Jo emnj^nuseii^yesoUo quabmqae aUro mea g^M^rtto goteM 
avrebbero ^dOT^o. costargli ktTita. Si irat&ava- di umi paleiple£ 
^oa^sralo m?iatag|i da Gaèla ofvei'è: santificata ia pi^tiea di 
stenmnio piamente adottata nei concistori del fa^;ilÌTo poòl^be. 
Noi fommo compresi d'orrore leggendola, e inorriditi la scftto- 
.mettiamo così per intero alla medilazion de'lettori. 



I '•* : 



fÉrealtaire 

Ntan.iffl 

Alfa 

t 



••tift 



- li 



Amali fraldti. 



t,'.' 



, ; '>l 



f Iddio! delle misericordie prima di concedere^ ai; sm d 
.la-^wa del paradiso, ama die essi guadagniop là pifcwi 
martirio. Le calamitose ricende che sovrastano romanità <)-4l' 
xdigioae esigono che y<H, amalo firatello, Usiate tatti i meni di 
sono al vostro potere da noi affidato per giungere a riacipl" 
'stara i nostri infranti diritti e a disperdere le trame dei noÉlfp 
nemici. •• •' 

I liberali, i giaccdiìni, i carbonari , i repubblicani mm soat 
che un anonimo. Essi, yo^ono disp^d^re la religione, e lott»t 
ministri. Noi dovremo invece disperdere fino le ceneri ddla bn 



4, 



Proseguite col vostro zelo a coltivare cotesti religiosi, e^ijl 
abitanti di cotesta canqiagna come avete ssà^pre fotte per lo'pi^ 
salo. Dit^ h»o che al suono della campana non i|iandiiiiaii||f 
santo conl^egao, ove ognuno di noi dovrà vibrare sema pielàjlf 
sue armi nd petto de* profiaoiatori della nostra santa religiM- 
Sifletlete ai voti che s'innalzano da noi ali* Altissimo ; sono ^pidi 
di disperdere sino all'ultimo i nostri nemid, non eccettimli i 
bambini , pw evitare le vendette che questi un giorno potreb" 



173 
STO esercitare 'soi nostri allievi; procurate insomma che quando 
A iiaiide]rano il grido di reazione, ognuno di toì senza timore 
ImitL Sì è già pensato a distinguersi. 

Adfa 

Gaeta 45 febbraio 
ÀI P. R. Rossi, 

t . 

ÌXII. Questo documento è prezioso alla storia, e spiega ai 
eggenti a quali eccessi trascina i preti l'ambizione di un trono. 
Foi yì scorgiamo redivivi i fratelli della cattolica apostolica so- 
ietà cìte sanfedisti s'appellano. Il costoro giuramento era in ter- 
lini somiglianti. Eccolo quale è riferito nei documenti pubbli- 
iti dal Gualterio ne' suoi VUimi Rivolgitnenti Italiani, « Io N. N; 
I presenza di Dio onnipotente Padre, Figliuolo e Spirito Santo, 
1 Maria sempre Vergine Immacolata, di tutta la Corte celeste, 
di te onorato padre, giuro di farmi tagliare piuttosto la mano 
ritta, la gola, di if orire dalla fame e fra i più atroci tormenti, 
prego il Signore Iddio onnipotente che mi condanni alle pene 
en»e deir inferno piuttosto che tradire, o ingannare uno degli 
MUrandi padri e fratelli della^ cattolica apostolica società , alla 
Baie in questo momento mi ascrivn, o se io non adempissi scru- 
Diosamente le ^ sue leggi, o non dassi assistenza a' miei fratelli 
isognosi. Giuro di mantenermi fermo nel difendere la. santa 
iiusa che ho abbracciato, di non risparmiare nessun individuo 
ppartenente alFinfame combricola deliberali, qualunque sia la 
la nascita, parentela o fortuna ; di non avere pietà uè de'pianti 
)* bambini né de' vecchi , e di versare fino all'ultima goècia il 
iDgne degli infami liberali , senza riguardo a sesso né a grado, 
ioro infine odio implacabile a tutti i nemici della nostra santa 
di^ODe cattolica romana, unica e vera ». Così sacrilego abuso 
A nome santo di religione in così diaboliche sette qnal dubbio 
ie non abbia contribuito a sviare il sec(do dalla riverenza alla 

«te! 



^2 

«: Nondimeno appena io giunsi feci appello agli uomini di 
lutti i partiti sperando riunirli in una sommessione comune al 
voto nazionale. 

^ Il fantasma di governo che slede in Roma risponde con 
reiterale bravate alle mie parole concilianti, 

« óoldali, accettiamo la sfida, marciamo su Roma. Noi non 
troveremo per nemici né le popolazioni, né le Iruppe romane, 
le une e le altre ci considerano come liberatori. Noi non airremo 
a combaltere che i rifui^iali di tutte le nazioni i quali oppri- 
mono questo paese dopo aver compromesso nel loro la causi 
della libertà. Sotto la bandiera francese al contrario le istitu- 
zioni liberali riceveranno tutto lo sviluppo compatibile cogli in- 
teressi e i costumi della nazione romana. » 

Ripetizione, a noi sembra, delle medesime frasi che il duca dì 
Rrunswich rivolse all'armata destinata a conquidere la grande ri- 
voluzione francese; le vogliamo citare a non inutile insegnamento 
di storia. <c Convìnti che la parte sana deTla nazione francese 
abborre gli eccessi d'una fazione che la soggioga, e che la ma^ 
gieranza degli abitanti attende con impazienza il momento dd^ 
soccorso per dichiararsi apertamente contro le intraprese odiose 
de loro oppressori, S. M. l'imperatore e S. M. il re di Prussia 
li chiama e li invita a ritornare senza mora alle vie della ra- 
gione e della giustizia, dell'ordine e della pace. » 

Solite parole o meglio menzogne e ipocrisie di religione e 
d'ordine, vecchia e sdruscila maschera d'ogni rinnovalor di ti- 
rannidi. Qual fosse l'opinione de' Romani sul governo de' chie- 
rici i nostri lettori lo sanno e Tudiremo più tardi dalla bocca 
stessa del generalo francese. 

Xlll. Continuandoci ora alla narrazione dei fatti, la mattina 
del giorno 28 aprile alle sei muoveva da Civitavecchia la truppa 
repubblicana di Francia per alla volta di Roma; noi in appa- 
recchi di guerra e disposti a combaltere. 

Siede la cittìì sulle rive del Tevere che ha scaturigine dal 
monte Fumaiolo in Toscana e serpeggiando la valle deirUmbria 
e quello che prendon nome da esso fiume, passa fra i collidi 



175 
e casse di risparmio e i monti di. pietà e gli istituti di bene- 
iceoza gli susurrava accortamente airorecchio che quanto prima 
1 goyeme gli rapirebbe ogni cosa, e a dissipare i timori che 
atomo a ciò correvan nel pubblico fu necessario un manifesto 
lei ministro deirintemo. Questa volta ancora però i preti dab- 
iene e per istruzione e civiltà ragguardevoli si tennero a quelFe- 
"angelico precetto di ubbidire alle autorità, né alVazion del go- 
eroo io alcun modo si opposero. Basti sapere che da cinque 
» sei vescovi infuori gli altri lutti che pur nella propria fede 
ìmasero sempre venerati e pacifici , imbarrazzi di sorta al go- 
verno non diedero. La più gran parte de' semplici preti e par- 
"ochi mal curati e stipendiati alle nuove leggi come repressive 
li privilegi ed abusi antichissimi applaudivano. Fra claustrali 
Scorderemo esempio notabile i PP. Benedetti di Farfa sempre 
locili a repubblica benché i più ricchi possidenti del luogo. 

XXV. Motivo pretesto di più sfacciati maneggi sperò 
rovare la reazione in quel decreto che a fornire istrumenti di 
guerra contro gli stranieri sequestrava le campane di chiesa. 
Snao in quel decreto eccettuate quelle delle parrocchie, delle 
)atriarcali basiliche , deHe chiese nazionali , e le aventi pregio 
Tantichità o lavoro. Con tutto ciò amavano i perversi far cre- 
lero che si volesse impedire ai fedeli d'accogliersi al sacro suon 
[ielle chiese quasi. ciò si operasse in odio della religione. Pure 
IO tutta Roma i soli PP. Filippini della Chiesa Nuova s'arrischia- 
rono coH'aiuto di servitorame e pinzocchere ad eccitare tumulti 
spargendo ad arte che lor si toglieva la miracolosa campana di 
S. Filippo. Lasciamo stare che nessuna campana al mondo potè 
mai far miracoli , ma appunto perchè sapeva il goverqo chff. la 
pubblica credenza ingannata da antica impostura di quei preti, 
De riguardava una; colà come opera de* tempi di S. fUippo ben- 
Dbè non fosse |iortaado la data del 4643 quando il santo era 
già cenere, aveva jMfaressamenle ordinato che calandosi le altre 
i|«ella non si toccasse. Andata dunque la Commissione per levar 
lalla torre que' bronzi trovò che que' Padri li faceano dispera- 
iaaeiiie suonare a festa divulgando tra i creduli divotì che per 
wadigio del santo suonavano da se. Trovò folla di minuta gente 



'24 

italiana, della universitaria e di quelle de* reduci e degli eni* 
grati, guardava la linea tra porta Portese, porta S.Pancrazio eCah 
valleggieri. La seconda brigata condotta dal colonnello Masi e 
composta del quinto reggimento di linea e della nazionale mo- 
bile, si stendeva da porta Cavalleggeri a porta Angelica. Lt 
quarta brigata, del colonnello Galletti, composta 'd*un batta- 
glione del primo reggimento ed uno del secondo colla legioi 
romana, era accampata sulle piazze Cesariai e S. Filippo. U 
terza, tutta cavalleria, composta d'alcune compagnie del primo 
e secondo reggimento dragoni, era dal colonnello Savini squa- 
dronata su piazza Navona col battaglione de' zappatori del ge- 
nio. Stavano a riserva sulla {Sazza S. Pietro i bersaglieri lom- 
bardi, il battaglione carabinieri, e vicino a Castel Sant'Angelo 
altri carabinieri a cavallo capitanati dal generale Galletti. Fuori 
le mura da Monte Mario spiava i passi nemici un piccolo corpo 
di finanzieri mobili, e tutta questa oste non oltrepassava i dieci 
mila armati (1). 

XV. Giungevano i Francesi a Palo nell'ore meriggiane ie\^ 
aprile, precedutivi la sera innanzi da un battaglione cacciatori. 
Il giorno appresso inoltrarono per cinque leghe a Castel di Guido 



(1; A queirepoca del 1" reggimento non eravi in Roma che uà 
battaglione; raltro, comandato dal maggiore Squarzoni, trovavasi 
nell'Umbria e venne ai primi di maggio. Del 2® reggimento i pochi 
tornati col maggiore Carpegna da Civitavecchia. Il 3® reggimentUr 
lasciato un battaglione a Spoleto, ora in marcia per Ascoli, entrò 
in Roma il 9 maggio. Il 4? reggimento ed il 7° non furono mai in 
Roma.. Il 6** vi entrò solo il 13 maggio. I bersaglieri romani erano 
prigionieri a Civitavecchia; la legione bolognese, la polacca, la 
legione Medici . il reggimento Unione, la batteria svizzera e la bo- 
lognese facevano parte della divisione Mozzacapo che giunse solo 
il 16 maggio. Scarsa la civica mobile e le artiglierie civiche deDe 
Provincie. Sopraggiunsero dopo altre artiglierie, altri carabinieri, 
altri dragoni , altre guardie nazionali mobili. Dopo il 30 aprile, ven- 
nero di Civitavecchia i bersaglieri romani, tenuti prigioni , e altri 
2^)13 bersaglieri lombardi. La legione Garibaldi s'ingrossò anch'essi 
durante la guerra. Quindi in quel giorno non avevamo che le 



rqnisiBfMé' ì«i eàsa del reo , e tolte alcune •ahai fKrfiK'mrre^ 
lo S maggUm^ de'figb^ il minore erasi già sUvaté a^GaJBla. ' 
• X^^nn. Bwfiipolo ogni^ pitp si faceva ainicoi gelosa aH6 
ttrtà'COnqtisUfe « Keto di K?ersi')ilDakDeiile dopo eosì ImigbM 
inni fco^^dal collo la piit^etupi^à ed abbieUa sérviiii. Uscib 
spenÓAzai' «ODgiurati di Oaela ^li poter più sedanre» qùtih 
le eiltà"iDamiésta«jtote deciso a combattere qualsia inUraprenP 
imito di roatkne. volsero ogni lor cara aHe campagne, e: ai 
weitire le seóipliei menti- dei ceatadiAi. Collo. spa«ràcchio gijt: 
ara volta accennalo é'ona coscrivane imminente anilavana in-> 
^MHiendo gli animi contro il goveriìo. £ qui è doloroso a nar-^ 
re come arrivassero con 4ale calunnia a turbare la quiete; in 
coni contadi e castelli della montuosa provincia d'Urbino e' 
Maro: ColàvstabiUii i ritrovila noltumi (convegni, colà fornen- 
te le natie voglie di brigandaggio , colà istruite lo popolazioni? 
1 accorrere al canto delle chioccie marine, soUto mézzo osato 
i qoei contadini a chiamarsi la notte. E *prolunga,to e continuo: 
lei canto udivasi là notte ultima del marzo 4849, e la dome- 
co infatti dei primo aprile turbe di villani frammisti a pochi 
imrabiK ciaHroni di città sotto la guida d'un Domenico Oliva* 
Mitadino pur esso apparivano a Ginestreto piccola terra* a ci»'. 
le miglia dà Pe^o. Er.lrate tumultuariamente ndlla chiesa par*- 
icchiale disturbano la sacra solennità della messa e trailo del 
mfessionale il prbdtcator oappoccino gli fanno benedire ariiìì 
bandiera, e d'accordo ooì parroco suonano furiosamente a 
tonno , ma daliar assordata campagna non muovono : die- pò-. 
hi: Padroni del luogo atterrano il repubblicano stemma qrial'-. 
ino con urli il pontificio. Imbaldanziti da ' questo primo suc- 
Àsò s'avviano verso il vicinissimo castello Santangelo, . passano 
Monte Gicardo, indi a Montò TAbate, e in ogni parte ubbria^hi 
festanti sollevano il segno delle somme chiavi. H^ntendimento 
rìncìpal dell'Oliva e de' compagni era d'rntrodursi iin Momba- 
Kcio terra natale di lui, o castello fra i più popolosi di colà 
itorao. Quei buoni terrazzani però lor chiusero le porle sul * 
iso e li respìnsero, né altro quella masnada potè che riparare 
ime a qoartier generate al prossimo convento de' Zoccolanti 



178 

• 

che iorgeve mI culiiiiiie dei monte detto il Bealo Santo. L'i^ 
voooto Andrai Cattabene Preside esumo di quella proTÌaci* ,8 
«ungo tempo tormentata da qne despota aocjaiato dei'òWdlna 
UeIla4xeoga, non ebbe che. a spedire ona cdonna . mobile ea- 
rtandata dal tenente Rossi per disperdere a nn tratto qne ada- 
glprati contemporaneamente aggrediti da nna compagnia, dell 
Guardia Nuiónale di Fano. La nostra troppa ebbe accof^tesM 
e feste di gioia nei paesi tutti ove il giorno ionanii insolcai 
rono quei briganti. Il Preside xichiamò ai lavori del campo quei 
traviati inritandoli con generoso perdono : appena sostenne i 
promotori de* quali il eòlo Oliva, faggi e dal oomindato procew 
si parve non essere di quella macchinazióne innocenti qnaUe 
parroco e diversi frati. 

XWIII. Nella, provincia dì Viterbo face vasi ; un- gran- lava^ 

rare da)|s^ reazione in Orte in ca^ d^ona contèssa Alberti Sai^ 

rsicinelli. Vi entrava con monsignor Scenra cognato ddla signoit 

il P. Secchi i;esuita ospite della. medesima, e modsigaor vescow 

di quella città. Avutone sentore il Preside Bicci $Mò tosto teli' 

da Viterbo, ma erasi già involato lo Scorra prevenuto in tempo» 

e perquisita la casa non vi si trovarono che varie lettere suS- 

cienti però a mettwe sulle tracce delia cospirazione il goveras. 

ed io arresto . il gesuita che . dimorava colà sotto il finto noaie 

di cav. Pietro Mattioli di Modena, di profefóione antiquario. 

< XXIX. Ove ebbero però maggior frutto gli iniriglit.dei 

preti, e può dirsi fosse la. reaiìpu trincerata. con armi ed armati 

fu 9ui confini marchiggianì poi regno di Napoli e sopratutl» 

nella: provincia d'Ascoli. Là il 'Cenacolo di Gaeta -mirava conp 

à centro di> site più sicure speranze , e sul finire del decembre 

184^, poco più d*un mese cioè dalla fuga di Pio IX -gU antichi 

sanfedisU erano già tutti intesi àiropera di solleivare iquelle Mi' 

pestri genti per selvatichezza di'costumi non mai stata -ad aite 

dirozzata dai preti meglio atte a ricevere TimpressioUii fanatiche^e 

volevano raccozzare le abborrile tenlurie degli ausiliarii e tea- 1 

tiare un sollevamento contro il governo di Roma. L.e cose atsso 

già sul cadere del gennaio al punto che il Preside, della • Spi' 

lih)a provincia di Fermo Francesco Bubanr n'ebbe.; ^speUif 



lift 

ìfiffisi, e più qoauitia gli venne' sorpresa ona ciitelarè del GòIJfna 

pmmMom di Montàlto d'Ascoli, oVe apertaìmenlè èl-^àrleggiarà 

fé ff«gQO temporale del Papa (DOC; XXllI). La spedir tosto come 

«a debito al 'Prèside Ascolano Ugo Calindri da cai qael gorer- 

^ nalor Spendeva che altresì prevenato a stai* stiiravviso da rap- 

^ poi4i di àlti^ autorità civili ebbe all'uopo dal governo di Roma 

E sÉMmoii' nerbo di truppe che sotto il comando del cdonnellò 

* Roseli! tenessero m dovere quelli alpigiani. • 

f- :Con artifizi solili ai preti ivi gli agitatori spàrgevano vocS 

* «a^ di prossimo intervento napolitano, cui àggìangevà fede 
^ ringrossar che facevano su quei confini i soldati borbonici a 
^ iwlla posta spediti colà per sostenére il brigandaggìo. S^infiam- 

navano le superstiziose coscienze con minaccia di nuove sco- 
^^ Aaniehe e di dolorosi inferni. Per la -ricorfenza della Pasqua si 
' ^ Mgava Tai^òluzione a coloro che avessero votato per la Coisti- 
^ taente o aderisisero a Repubblica. Sul fiacco animo delle donne 
^^ ipeoialmente esercitavano il fero dominio, e quelle rozze pop»- 
^ ^'- belóni riempivano di sgomento aizzando ne* sacri penetrali delle 
^* bmigiìe sdegni superstiziosi e implacabili tra mogli e mariti, tra 
^ ptdri e fij^ie. 

^^ La fucina ove quelle .infernali macbhinazìòni éi fabbricavaho 
^^ era Teramo città confinante del regno. Di là partivano le fila 
^ tlell*or<iit^ brìgandaggio , di là le istruzioni che ai rapi della 
^^ * pienpa civile comunicava una mano d'apostati -che' tòlte lé spalle 
"^ al iaansueto vangelo di Cristo , che ^ religioW dì perdono di 
'^^ amorfe e di pace . predicavano solo vendetta e strage. Iti sotto 
^^ k presidenza di monsignore Savelli, nome sordido d'ogni ava- 
^"^ rizia e cu()hfi\à, nominato Commissario ' Straordinario Pontificio dai 
^^^ cardiiale* Antonelli s* adunavano a congrega 'il maggiore De^-An- 
*^ ' {»lis fratello del cardinale di Fermo e ^ maggiore degli aii- 
^ * «Biri e comandante "la piazza d'Àscòii.' ed il maggior Xlderano 
^^ Klèìnba fratello del Coriste toscano ed austriaco in Civitavec- 

Htìi, e 'óreatò maggiore dal governo provvisorio , e disertalo a 
^ Gaela , e lutti e tre dirigevan d'accordo la scellerata impresa. 

Cahinhiare la Repubblica, assoldare insorgeuH, iiVferocìre gli in- 
*" ^orti, prometlt^t^ 'premtì'V tninhcchre voiidette, ' "ìranquilU cilla- 



4M 

4ioi male4ire,f '^i'eì^e^EUire i.irisU ^raoo le caritabr)» o<jcvpaabtt 
di qaeiriBferDaIe;'.^ooses90/.ll S^yelli diffidaTà'^ 
tori camerali perchè al repiibUioaiio governa noo pagaayiiro 
poste minacciapdoli di. doppio pagamento (DOC.=\£&V)i< Il magf* 
gior Palomba registrava i briganti e armi e maoÌ2Ìom fòrnifi'^ 
\à parte militare delForreoda intrapresa condoceva (DOC.XXIflfj 
Il maggiore De-rAi^gelis con certo maresciallo Àlboni.de'earUi*' 
nierì fabbricava falsi bolletUni di guerra a sgomento de- btiovi 
ìncitameoto maggiore dei tristi. Costoro però col tanta Uffacceodini 
dei congressi di Gaeta e di Teraino ancha nel maggiore incremeoU 
■on giunsero mai a oltrepassare il numero di iJ^O^. waànl 
Divisi in diverse bande li capitanavano un FaUmziani» un GuOr 
chini , già segretario comun^e di Mootegallo » un Piccioni 4tìk 
Villa S. Gregorio^,. un Capponi Giuseppe no«iinato Coccio , v 
D. Romolo Amici , un Sacchioli , up Tedeschi , un Silvestri , uà 
Sebastiani, un Bucci ed ahri. furfanU simili usciti parte di naa 
fi|cinorosap papffe del clero. Primeggiava su tutti prete Domeaka 
TaCani che fu il vero Fra Diavolo (4) di quelle masnade. NaUI- 
ìn Montegallo e già prete meritò grado di colonnello tra i Coh 
turioni di Papa Gregorio, e fra questi Sanfedisti di Pio IK nan 
fu mai possibile che ei- si movesse a; far nulla se non gli ve- 
niva ordine di Gaeta. Gli venne iniaUii ricapitato a dì 49 aprile 
con dispaccio in cui il cardinale Anionelli il creava. Comminano 
Pontificio delle Marche e Comandante . superiore de' Voloniarii 
(DOC XXVn. I,XVni). Allora egli a darsi moto, a scrìver lèt- 
tere, mandare inviti, far circolari, statuir convegni, ordinar marcie, 
suonare a stormo , e mettere tra quelle ' valli e quei monti la 
confusione e il disordine (DOC. UUX e XXX). Allora il bri- 
ganda^o si rinforzò, allora in più scontri come vedremo fece 
le sue più furibonde prove.. 

XXX. D'ordinario le bande marciavano precedute da frali 
e da preti che col Cristo in mano vomitavano le più acapestitte 
calunnie coatro i fratelli e in quei roui petti ogni più cruda pas^ 

(1) Uno dei briganti più celeliri nefle squadre dei Sa$ìfèàùH del etr- 
dinal Ruffo nel regno di NapoU. (Vedi Colletta e Botta). 



29 

u^a diritta dove era dirupato e boscoso e dì arduo accesso il' 
efi!iynpy,-^<]^elle de' òàcciatori di. Viucennes sulle alture sovra- 
taitfi a sinistra. A centocinquanta metri circa dalle mura furono 
osto fulminati dalle infuocate gragnuole che vomitava l'arti- 
[lieria del bastione S. Marta, ma con poco danno come che di- 
"ette contro i cacciatori qua e là dispersi pei circostanti vigneti 
» protetti dal terren montuoso che in qualche guisa li nascon- 
leva. Poterono anzi quei valenti molestare assai comodamente i 
Mostri artiglieri fra i quali avemmo in quella occasione a de- 
plorare la morte del tenente Paolo Narducci, giovine romano 
ligrand'anima e fervente d'amore di patria. Anche Enrico Pallini 
aiutante maggiore venne mortalmente ferito nell'atto che recava 
cràni superiori e da valoroso mori incoraggiando i soldati. Altri 
Értiglieri caddero della stessa guisa spenti o feriti. Il grosso però 
Sella colonna nemica costeggiata dalle case e dal muro non 
linsci a spingersi molto innanzi che fortemente la bersagliavano 
i fuochi dei cannoni posti sul bastione S. Pietro. Pensarono al- 
lora i Francesi di collocare una contrabatteria con cui scavalcare 
imboccare i nostri pezzi, e il valoroso capitano Fabar ordinanza 
ìlei generale Oudinot riconobbe e scelse a trecento settanta metri 
Val bastione dove appostare due cannoni che direttamente guar- 
davano i nostri ed apri subito un furiosissimo fuoco. Rispon- 
devano senza intramessa i nostri, e la colonna impedirono avvi- 
cinasse. Ma le artiglierie e le carabine francesi assestavano colpi 
JBosiaggiustati contro i nostri bravi cannonieri che stramazzarono 
norto il brigadier Della Vedova soldato quanto altri mai animoso, 
ft ferirono il capitano Pifferi, il tenente Belli, il cadetto Mencarino, 
ilinaresciailo Ottaviano ed altri bravi che lor succedevano, e 
bialmente smontarono un cannone. Nel luogo dei feriti e dei 
iQorti entravano pronti o gli stessi ufQciali per le manovre dei 
^zzi altri di fanteria che gareggiavano di valore. 11 soldato 
I^Stefanis ed il caporale Lodovich ed il capitano Leduch del 
'* reggimento corsero a coadiuvare il fuoco de' pezzi, e cadeva 
secondo a' pie del cannone, moriva il terzo colpito nel petto. 
Desto prode era nato nel Belgio, amico di libertà, italiano d'af- 
ìto. Combattè per l'Italia nella guerra dell'independenza, e in 



p0r«isdmp«MMri«(i ^dqoaMor le< MDlMre «^^niealitt in 
firae«iìt/M|«*e iiigli»iMHDivbroMvaiJnle i ribdikiil^f^ 

^vMdcmi e 4agpi^. .>fitiiHdtt^i 4M8ln:MI? a^aslw^oinM 

vegnente dopo cirea nn'ora di fl|óléi'^j;|[i«roWÌUÌ<m(ià^ 
i|lMa<dif« ftÌM|iitan*<«oÉkmiliv rìdttloflik^cMifAsllàlM^ 
iiè9i0%iitìf»t^'m*r^^ tKfaAdrài ^dii I 

€#9Si»farii^2iietoMLJU»4MMO detÙTCUbi^ Jiof^ 
linie» dMn4ÌDBA''<*lbDDÌI Mattai^ itinqoe:'nrikM«^fyilii 
9Ye|ryuiflCffiAi4M9i<fiiiUo>i' brigtatknfirerf^ 
c^ioMelMMIbipf ronUdélir eé|ia.4filRigé)J^Uiall*>^'kh{mt 
rtMB?.iifpOfltaiiticoB^-iiliiiqàca>i in«y adtian|Mta. MiÀ|n 
tlHif eotrti. odiifode ;iMir'qf|i|ndo^i;D08lrì > e^aceiftgttriiiQK sMi 
fallpnBmiiMlt<StiperdÉMiMÌ 1^ tténp n w wfift i «^i 

co«akiin»TkUlieiii A .•iqeran0..An ;JUc(ìb&I6 fotta litelrì Aie 
dt4irHM»'fi0i'iai1Matov|^igoe«:evflata^ Jl' gidrollllH 

iM9à:iippowmifi^^bdpalo/Xoale0^ ìéìo 

tacpecignattdel.fraUrTaliàoi, Ir fBio^e:'d^^ 
di Seb9^ani> «D^ifratelkned uh fi|^^':di'B«sei' quattro i 
btigaaii;- JLi4l a9jvtft0ri»ioQO''àd'ArQpiatà r dosM lieti di 
in .pocihe 019 s^ominatar !e^ distratta -«na* iasurreuoiiè con- ni 

MÌdiie<.>ppcesMkÌdaÌ}'fìrelii;-.'r. :■-.■:.'- •■ ^-.^-^yn *r.-".. . -*! 

.> P4iijkty«.i% §nreff0d; ricorrei^^ deilei^leggi o 

ribelli cadati nelle mani della ginstizia^ fmiXiiàiò megM 

l>^en2»iMfrwiito;oondliMire'»to>8ola.A eeal bemgDà4Ì< 

lispMerò da: «agiati i krlgBiAioohe aitnoTa, ocoàsiotier rib 

vort('-:¥olle^aHeiaì}il ifipìieiBv 'M 

del Buselli aggiungeva il terzo di linea comandato dal col 

Mi 

%. 





18» 
ÀJ»rQppe.CQsiCiNUQUriffrogMii;«:;€ol' terzo, di ttoea che eraigià 
leÈa/b^mt Ascoli^ dovettero |iarttpe> dia Vòlta di Roma ((uanti altri 
«raso MHari colà. .' - '- -f- 

* XXXHv Fg^rorili' così dagtinaWeBìmenti i ribelli toroamio a 

(aapeggiar ^qmS paesi e minaièciarono la stessa'«ittà: ne cen^ 

eepè sgctnent»- il Preside non potuto soccorrere dal governo di 

konà^ «e*^ in: vicino ''^pericolo di cader nelle^ mani'^ delle tmppe 

Mfemeiie le quaft tigni dì- ingTM^vano alle spalle dei briganfi; 

KUnlMfi «gli mS* Benedetto* col ^comandante di' piaixa lasèiè 

ù<aÉtadiÉi:la eara^di provvedere a se stessi. Lo lecer essi 4^oh 

i lodile vmtòpe nobilmente ineoFaggiati dairottimo loro monsignor 

r leioirroiZeili degno ministro di Chiesa e^ dal gotifaloniere Sga-^ 

i ngfia^cheiftpienO' consiglio gli esortarono alle difése. Si ar- 

^ ■mma in brer'ora da settecento -e pià^ uomini^ essendo iarde- 

'I aderio di più altri venute- meno le- armi. Chiuse le porte, ed 

r vihati in Iretta alcnni parapetti ove più ne appariva il bisogno, 

* ft.tKilrib«te le scolte^ -C'assegnate le poste attesero intrepidi che 

^' mnzassero i ribelli air attacco. Non indugiarono a' lungo; e 'Spe^ 

a mido «ittto dagli amici di •dentro invasero le prime case Ùel 

ì; Ittgo Soleste V ma di colà li iridarono tosto i valorosi Ase^làni 

a crlmvsmenie li- fugarono. Rientrati in città rinchiusero prigióni 

Jilcani aper6 nemici dell'ordine stabilito, e fiaccarono cosr la 
HMaiisea «i pochi papisti. In tanto scompiglio d'armi e in tanta 
i^ Berta cittadina un -solo disordine Inai non^accadde^ non una rissa, 
n erb ebiaroitoche una volta' che presso quel popolo .non desiderio 
i natre'ddio delle potestà clericali. È ci6 tanto vero ohe altri 
ooBwi' della stessa 'provincia appena liberir dal timore e daììsi 
n oppnmon dei brigsmti che si ritiravano mandarono atto formale m 
d AéboIì di sudditanza al repubblicano governo e divenne famosa^ 
i. hk'soleniie abiura che del papale' dooriiìio in quella occasione 
i sottoscrissero I cittadini di Montabolv* .. . / 

^ AMsalÉ-'ff Roma >la notizia d^lla vittoria^ d'Ascoli il Tirruinvi- 
é iaii^M»prqst» a'iriominare e spedire Commissario' colà sirsor-ii. 
k Aario jf oon pieni poteri, il capitano Felice Orsini deputato dtè 
I pipolp, «oma'di femo^eazasperimentata in altvpi. commissione di 
< taeo e«egiiilitJv*Ancoó»u9ontn^ assassini. che prcdiiòriamenle» 



184 

ikcciéevaiié. li%Me tgli acconpagnalo fU 'IM- 5(M>i-.iio«m : fùk 
carabinieii comliriAiUilU ItaeafttfCflMtildto .fiMamut, pkMé;^ 
coniUei della Nazionale mobile ed altri qua e' là raticMli irfk 
vìciiie regioiiii Accolto dai rìitadiiii con diilMMldfinofli di ^eU 
stadio 'A «icarare- da a(iovi^4uaallt la citllE'Syr aoll«pose ft 
raggimeoto la provincia* una Gioota di |;iMrrtt istMn dw 
naiiiainenlif . sentenziasse: i dfelilli^lli ^itellione^, j faolérisdel M 
gMdaggio qnanti rinvenne prontamente arrestò; al vbaaévwMI^ 
fidai saqaesUruti arredi reslitlù, dei danni 'cagiaiati'al'priMKI 
dalle tNmde il maggiore De-àngelis tassò. Avrebbe di feMai'pi<> 
eifieato in poco tempo quegli agitati paesi éwè daUTon 
rirmzione de^i Austriaci elle di Toscana ^erao Perugia 
cando risalivano per Foligno Colfiorito, e dairaltro la preaiiÉii 
de* Napolitani sotto il girerai «Landi schierati- 'alle frontienria 
pffotezien dei briganti dal maggior Alderano Paloinba coUtfB 
a S. I Aregorie non avessero eonitigiiaUi! i tsommisMri del <fs^ 
verno che erano a Foligno Enrico Serpierj 6 Vincfenao CnUhm 
ar- ridiiamarto. •'' . • ' . :Wi; 

' : Rivennero allora i briganti, e nuovamente assalii0bo.nia oarifÉo 
indarno la città. E se tutte arridevano le sorti ai pervetfsi^ dÌMi|ii 
della reazione^ e parea depressero infondere coraggio a suoi pH^ 
Ugianh il venir de' Tedeschi, Tapprossimar dei. Borbonici ; 'ai 
bollettini tanti e continui dove: la congrega di monsignor SaMii 
da Teramo- moltiplicava sconfitte sopra sconfitte in danno .deW 
armi repubblicane quando ancora non erano adoadoti gli 'scodivi 
né le battaglie, e finanche in iscanfiUe eooveifiva le vittorie dei 
liwtri. Ma. vogliano o no confessarlo' i reasiooarii, alla icaiiaadei 
preti non aderiva che una mano Tilissima di assassini e brigiÉli 
senza coraggio di sorta, e forse^ ne sentivano in cuore AnAft 
essi la malvagità, e li rimordeva coscienza di dar mano adi'^ 
fenderla.. e mancata la convinzione mancava il valore. 

XIXUI. Con tuttociò i preti e i pochi loro aderenti mtf » 
stancavano mai d'asserire che tutte erano per loro « pel 
M papa le popolazioni romane , e alle Potenze che si 
armate per essi promettevano con linguaggio d'infallibili ptml0 
eaìcuro favore del pubblico.. Con questa menzogn». che parto 



AiptaMafiUvéiyeiiae; direni* iioi^v^^ nauo^ia bardine, il g<^ 

t«iwirirwi^«9r4piiise'-a. fariptrto. del ^fndraplice ìntervènkiiòit* 

VriteA'i'MlM bftltagiioiA, eoo :q«M4a fece veloallasaaspactìnonQ 

Miro. Bmm « por mona di giòfeali e di-agénlt c^reò gaada<- 

gMurù. b (MibMKaopìfiiaDé: Perchè tanUi neozogoa vestisse pM 

kappofeosei idi .iveriià :fiel caòrc di Roma' intensa 4iFdiTa ma 

lacoUoazione teoekrosft che là diomeiroè compittlanieDts fallì; 

liiilavafti: di apparéccbiare^^ro' ^ccogiKefiza :lrianfilc e benevola 

pM' farle dei: cittadint ajh generate: Oudtnot.e alla. sna. annata. 

YV ealratiaQO menihrì principali alcont agenti francési venati 

Mlto^arti elnelle .iiofiiciiie della sligfiesliii loooiana, vi aderiiano 

^ p«f)hi ill^ii'''Blrairieri e vi cooperavano alcuni preti, e un^qualchè 

ì nmw allievo di. «^rdinalizie aniiaamem. Aveano costoro ar-^ 

; cweUal» ana dimostrazione net modo che f|ui siamo iper rac- 

I diaiare.T i ' » : .' . 

%, Melpalassò^ove è il. Monte di pieià abtUArA come direttore 

t M medesimo il commendalore Campana, cavaliere di quanti 

, odiai crediamo siano in Europa, e ^ig^ore di largo eenso. 

f SnVana da. ini frequenti certi c^pi'.deHa guardia svizzera Hcen* 

I lUalt 47 novembre, ed alcuni' officiali nie'carabinieri.- Questi 

I ari' conosciamo per- nome, e di J buon : grado na^ondiamd alla 

iliris porche combattendo per la Hbertà di; Roma battezzarono 

IrfiwK' liel,sàiif^é il cotnmesso errore. ;Quest*adunanasa d'amici 

é tMe in sospetto del vigile. Meucci* ohe sopràintendeva la pubr 

f Mia. aiciirezza: Ih tenne d* occhio e nofA guari dopo verso la 

i Mi d* aprile wdél 4849 scoprì esserle i^!efiamèol6 qual sospettava 

n Ili aoQvegiao di congiurati. Steppe ;ohe'il. più^ gran faccendier 

i di^it brigja'tea .il {mte cappellano della Tjfinità de'péUegripi e 

( dtpto lui t^rto Leonardi impiegato del Monte. Soprb. indizi non 

I dibbi comandò l'arresto d* entrambr fuggiva il primo a Gaeta, 

h prèso il secondo. Chiamalo- ai consueti esami rivelò netta-^ 

éenlfr la trama e depose^ come si foiése >8tafailitio di apprestare 

fttttot4i6i bandiere coi colorì del papa , distribuifle di soppiatto 

«a a. ciascun dei quattordici rioni, e liei dì dénvenuto prezzolar 

§tÉiò àhe con esse alla testa, si {^esentasse alto porte della 

olà :pnrt ìaccugUerri ift liaoo di Pio. IX i-atmataifrancese. B 



i 



34 

avevamo cui surrogare. K si per facile che fosse in queirincontro 
il vincere, non dovevamo supporre di non soffrir molte e gmi 
perdite che ci stava a fronte una truppa addestrata in gran parte 
alle battaglie dell'Africa e formidabile per disciplina e valore. 

Il giorno appresso il general Garibaldi usci come per dar h 
caccia al nemico, ma lo richiamarono ben tosto i triumviri 
sempre fermi a schivar le offese, e l'ordine gli venne che gii 
stava per raggiungere la retroguardia dell'Oudinot, il quale pose 
per qualche giorno i suoi alloggiamenti a Castel di Guido, eli 
indi rilirossi a Palo. 

Questa gloriosa giornata costò ai Romani duecento uomiai 
circa, de' quali ventidue oflìciali metà morti e metà feriti, e dne 
cittadini morti e cinque feriti. (Hoc. L\L\). I Francesi per- 
dettero da mille uomini (1), poichò trecento morirono »1 
campo, cinquocentolrenta furono i feriti, e duecentosessanta i 
prigionieri. 

X\l. K qui giova imiagare minutamente come questi ultimi 
cades:^^ero nelle nostre mani , poiché sin qui lo stratageniBi 
usato dai nostri noi seppero alcuni e scrivendolo tacquero,aÌ- 
tri temendo no venisse macchia all'onore stoltamente il nep.- 
rono, gli scrittori francesi* più che all'insidia al tradimento gri- 
darono ed alla perfidia. A noi piace di essere schietti narratori 
del vero, e nulla nascondere di quanto è giunto a nostra sicim 
notizia. K dunque a sapere ihe mentre ardeva la mischia che 
abbiam sopra ricordata tra' Francesi e Garibaldi, il maggiore Pie- 
card comandante un battaglione del 40** si era con duecento ses- 
santa de' suoi impadronito d'una posizione assai favorevole dove 
entro case rurali guardava i)rigionieri alcuni de' nostri, cioè 
i'oftìciale Andreotti, il sargent(^ maggiore Muzzi e pochi soldai 
della legione degli emigrati. Avutosi come è stato detto il so- 
pravvento dal Garibaldi e respinti a baionetta i Francesina ogv 
lato, questo distaccamento rimase dal resto dell'armata disgiunto. 

■ 1; Memoriale dei falli d'armi che occorsen» solto le mura di Roai 
dal \U) aprilo a tutto il :i luglio 18 19. T.stratlo dalla Miscellanea, n. IJ». 
F relaziono (run oflìrial<* franrosr, ]>ag-. 3. 



ifq:c.|»owAiM/Mtaa coDlio i -franoM, veht tMgcmoib: MMa 
Ilo slesM Pontefice. Senza sgomènlafii il GenMala. ripnote 
iBgergli.ntMTO' on tal lingoaggMc riautdisfiaro: che «vena gin- 
lO-UMd e JLepobUica; ai gioralì. doveri tortiassero ed egli 
»blte'>conta A\ma averkraUa ascdlalo di quanto diceano: Ri-: 
lae .i^^mnente «otto silenzio il fatto e i nostri carabinieri contro 
MBiicar- oste -francese pognacon tuUida bravi, ed ancbe da 
nato lato le speranze de'congiorati 'fallirono. i 

■XKXV.^ Altre cospirarioai «chiudeva il palazzo della Legazion 
iiieeae^'e.'le- inanimiva il cardinal Tosti colà rinpiatlalQ e qu^l-? 
le dira potènte personaggio del clero; ne ^chiudeva Jaltre sul 
indo il -palazao Medici dove raccademia francese parea che il 
imicilio pacifico delle belle- arti ceduto* avesse a stanza di 
ilM>l8ntf' complotti. Il governo rispettando allò scrupolo à dritti 
IftmaaioifaK non violò mai qua' soggiorni' di ceipiradon per*^ 
unente^ he quando il francese cannone, tuonava ceatro dìAoma. 
lyar nulla non ignorava di ciò che là rientro si^mulinaTU» ma 
sggende che quei sciagurati agenti col tanto loro afbbcoendarsi 
lai non giunsero. :& raccorre sotto la loro. bandièra un quaranta 
ittàdini del popolo romano, pensò pel meglio : di; lascarli fana 
sprezzarli. Non curò tampoqo de^li indizi e segnali 4he d>-là 
ue^vàno ad avvisare gli assédlanti di quanto accadeva in città. 
ì acampi il cielo che noi -qui accusiamo di < cos'i indegne asipni 
fipaaicesi tutti che^ dimoravano in Roma, dobbiam anzi 'per amot 
d vero attestare, che mplti la politica del proprio govei^no sceN 
arala appeifabvano e quella ^spedizione maledivano. 

XXXVI. Venne- pure a cognizione del go ver no'cbc fervendo 
I guerra non quietavano i preti' dal fomentare 'iqrbamevlr. Con 
ireolare segreta i fuorusciti di Gaeta «weano messo ia moto i 
oofesaorì perchè la resistenza de'nostri dipingeeserò^cdme^rave 
eocato alle -timide fantasie dedle donne, .e dal ^pugnar contro i 
'rancesi dissuadessero per esse i mariti e i:figH. ^ìEu colto in 
agrante il cappellano di.easa Poria perchè dìscoprUlo'una donna 
a kri alimolata ad eccitar il marilp afar {ìbooo> notte tempo alle 
patte de'nostrì civici (del •^ardine Vaticano 'pen^steainanri Tal'* 
urai6;:>.'lo scompiglio, il .govarm. sempre viiitec si:conlpnt6 di 



mMmU flriflMaro^ di Boeecdote:: ■ i- -'-i . .^i;-:.;!^;'^ <h--:v..<>ìì>ì 
. 4)>«{Mnili di nbccogiieiia akuq. fraUo dall» aiMrileglJfii^;fiflftM 
Muodì dei: peaìtcttEiàt aaorapienio dacché ^àii€lMì;ttélleddiiile<ìi^ 
geiieraTa 4CÌbrestM quésta oolaota malvagità de'preli^ e 'dali^m 
fèÉMonaleicotne da luogo d' ioiBidie pradeofanaeiite 4iiggivaMiv 
impugoaroDo èssi sleaai ie armi deU'assassinio^i e fiiroM» méM 
ed anche sorpresi udì! atV>.'Che cooUro deloosUri leirìvolgefMl|) 
Il 30 .acrile: Recedeva i* Fiaacesi annato. 4 'acohUiugio itf |UR0, 
e>.^tl pel canpa fraooeae aggirayanti ,.e ^preti iudieavMOìidl 
nemioo le.Tie^,e preti eorrispondeoza god IuÌì mantonevaoo. tt^ 
iceni colpi di paUa eoolro il nostro ^coodo reggimento :dilÌMÌ 
presso, la casemia. Cimarra paiiivan dall! orto delle monache di 
S: Lorenzo^} locale, come tulli sono i conventi di monache^wi 
aperto che solamente a fratk e preti. (DOC. XU). ÌTnn pattngBi 
de^.noitrt mista di carabinieri e dragoni a cavallo: uscita di pólla 
& Giovanni ad. esplorare le marcie dell* armi napolitane, ftu^ 
improvvisai'ì scarica di archibugi assalila ed etiba un ferito. . (lem 
alla, •casa ^'onde sc4ppiairon quei colpi, vi rinvenne tre .preti.,iB 
abito idi caibpagnùolL e di, tulio punto armali che erano atAii 
colpevoli; Presi prigiooì* . mentre per ordine: del . tiiumvirato ve- 
nivan Qondotti alle carceri il popolo vicino di: Castel S. An|^ 
impaziente, di aspettare le foone gjUiridicbe lì sbranò sul ponte. 
A: noi rifugge Vanimo di scusale ratto 'barbaro, ma i preti sep- 
pero con maggior barbarie vendicare 'quel reo sangue bariiara* 
mente sparso. Perciocché dalla immensa , folla di uomini e donne 
che stati erano presenti al fatto scelsero, sei persóne a capriccio 
tra- le. piai popolari, e sopra vaghi <^ lontani indizii neppurbea 
provati te mandarono a morte. E a rimuovere da quel, crudeli 
giudizio';r odiosità di personale vendetta , il restaurato govens 
non preti ma contadini disse i tre di cui vendicava così ioa- 
manamenteiil saiigue. 

Fomentator di reazióne fra.i più caldi e arditi noi ravevaao 
presso Vfthnontoae neU- arciprete di Giulianello Don Domenico 
Santoro; Costui iqainacciava sfrontato la morte al sindaco M 
paese perché divoto a repubblica^ coalni incitava la popolaxioae 



«89 

»atav»P.'4i' Mstrì cfieifnd^tVHiQ fetlostraiido i o^toriù 'r-cùsiii 
^lilikmii - par s^ivilop della jpeligpope e diol pept r btriMmici 
itpAlilaiH-clìe di Valleiri aoceonavano d-inyaddre 'ù svalo Tornano* 
s parloriva odio alle nostre reppbUicaae truppe calonniandole 
ffiiVMvpjietìiy inventai^, da lai. 1)1* adirlo condivano i nostri Tin- 
s^plia. eollf olio santo^^. altre nefaodHà eommettevano-ehel^amor 
UT/^pesto vieta a noi di .nominare. Prometteva Varciprete prendo 
4|;;ie;i4i,jCent0 a chi ncoidesse an repubblicano della nostra Le- 
gio|Be,4Ìv..CFaiibaldi. Fra le costui carte erano segni e cifre'. ed 
emMeni 4ì setta: pare, .dovessero . servire a impressionare l'imr 
iftaginanone de' proseliti , o a sgomento de' soldati e.ite' buoni, 
bmo tra que^i, teschi spolpati di morte intorno a eui oscuri 
ed enigiDatici parlali e rotte frasi e minaccie d* inferno ed al- 
tntMi sìmboliè^ linguaggi sempre in* uso fra i cospiratori e le 
sette. Nell'uà de'teschi erano per traverso piantato dalKuna parte 
aa focile, dall'altra un brando con da lato scritto a grandi ca-^ 
rattifì la p^a SCBGU quasi per dare alla scelta di chi re- 
sisteva, idle insinuazioni del prete o morir di ferro o di fuoco. 

Tale intendimento ^«piegavano le cifre scrìtte sopra una fascia 
cheda, (destra a sinistra del mento girava, dove leggevasi : Cre- 
dici, o ti scannano, .9 runa .schiopettata , che pensi? sarsì mio 
[DQjC. XLD). Andati i nostri colà comand^^ dal Garibaldi, 
i^ennero i parrocchiani stessi a supplicare perchè si facesse giù- 
stilla del reo chg tenea a soqquadro il paese.^' e coadiuvato da 
certo Giuseppe De Angelis sommoveva ì\ popolo. Arrestali e 
conviali. degli apposti ddBtti furono miliarmente passati per le armi. . 

IXXVII. In Roma ebbero egual punizione pochi' altri dei • 
reazìonarii pi(i fieri, ma perchè senza le forme giuridiche della 
eggd noi non vogliamo giustificare que'fatti. Gelosi custodi della 
ama, per ogni verìdico scrittor meritata. <& uomo onesto, non 
lissimuliamo i disordini inerenti alle, grandi commozioni poli- 
iche , e senza allargarci in facili declamazioni di morale filo- 
iofia condanniam francamente la fiacchezza in que'dolorosi mo- 
nenti mostrata dall'autorità del governo. Preghiamo però i lAtori 
i tener conto dell'agitazione che si era impadronita del popolo al 
rodersi dairSuropa cattolica brutalmente riposto neUe mani del 



^ beelmto fiyrernd «tosdffiWìir^là'iiBlrra f^ BbdnMk^ 

ij0O<'^laiitf fetterosr alti^ie'miS^iaiifid fra le «gcmie si%ìf6''lflft 
/'^i >>mofle «i^era vdk Rò^a'^è /e sdfircintiò «{Mft-iàm t>éHibtli(4' 
pèdii eccessi che! qui depiommo. ^ i.i.oiv.f 

È a sapersi che nel chiocdro Hi S Gallislo avea é6*étiSI'^ 
Dansiéri ' quartiere ir maggiore Zambianrchi il quale- ìa(fiijite ^ 
che alcQiri ecclesiastici cospirassero di celalo è in pàleèé#éSApK ^ 
HBpunitix{« qiii avea torto il governo) di "éaa autòfllà alékfiì^ 
noti sostenne, e colle prove d^l delitto alla maTtd -3ènb! aTcÉI 
fonnalità dt giudizio con sèldaie^he palle li punì di nkortfe.'^Sf 
fama volgare come suole secondata anche dai i^illafMfdiori' ^ttief 
mai nowmancano, esagerò il numero di questi 'inftSiti; 'ma m 
possiamo- asseverare di certo sicuri che ifitiho ci potrà bài 
smentire non essere stati 'più di sèi. E il gov^no ih tpiéK 
scene non ebbe partd alcdrià (DOC. XLIII^: quandiòr'aiikl a'ihi 
ricorrevasi per alta di Wlcun catrceMo colà non indugiava ii'WI^ 
lecitane la libertà. Esistono tuttavia docum^fiti autentfCi 'SéìlS 
apparisce come esso liberò il canònico D. 'GiovatOhi Miicdòlli'^é' 
poi Fra Giuseppe Mingotii eremita della Navicella, Tàbàtéèal" 
lucci chierico di S. Eustachio, D: Antonio^fmperi di S. Giusep^ \ 
da Capo le cases D: Luigi Ttisconi deirAngelo Custode 1 il I*: 
H. Basiacco Ai Propaganda fide, D. Lui^i Bigi gestrìtaf/ mdtÀi- 
gnor Gallo segretario dèi Capitolo di' S. Giovanni a Lat^raiio . 
fra Giuseppe Kamm e fra Emidio Walter efemlli tedéschi détta 
Fara in Sabina', D. Angelo Germohani abate \\\ S. Lorenzo in 
Lucina, e D. Esuberanzio Gentili abate alla Ghi^a Nuova-i[DOC 
XLIV e XLV). •' ■■'-■' 

■ XXXVIIL H governo dèlia Repubblica fu buorró, fu benigno 
ed ^esto»e se non giunse o prevenire ogni abu^bo' eccesso 
o delitto vuoisi ascrìvci^ alla condizion prepotente in cui èrìL'lAi 
rivolgimento - politico- intèrno e di accanita gnérra e^terttà. Stif 
poi nell'indole stessa de' liberali governi il noh porscguilàr per- 
sona su meri sospetti , qual meraviglia quindi se alctrna voHh' 
alla "Sntorità della legge prevale lo sfrontato, il ciarliere, l'-dWfta- 
ialor di 'Caffè ^ simile' lordura? In paragone degìi altri pòpoli 
sono anche slati lievi e pochi dÀ noi gli eéces<»i ripi^dfviiti*/ Ónel!<* 



m 

ilelfle . dMxioBi chejireleiMloao noreiart tHi iest» dtila ci\iit&^ 
MlrapM ibanao tli ctocoiifoiidersi -ricoràici..; iiHtyneragrmttiM 
lUM.'.ffDfitici B> le aireoi sceovr^dv sangue che m ia ^ ^ooóoiìemni: 
il lor» yA9fle cootristarona: dot possiaàio al paragoflrxomolarci 
iA4Mm Ò- a; fai' paragone di pochi disordiot con masiacriie'ear* 
nificiDe infinite. Oaservareine in fineehe: presaò noi i pochi fatti 
lngrimoTOli che accaddero, li provocò la reazione, e quando 'più 
Hmft C^ animi turbati dai perìcoli della guerra. Troppo p^gìo 
fpa :appreaUTa co* suoi teniaiin, troppo peggio speraVà, ma ci 
84l!6 l'avversione ch& era.iiaaaiiBeMn intli aè dominio deirtealè; 
; J)a-.qiiaoLo abbiam narrato sin qui hanno i mostri lettori impreso 
che loi sostenneco pochi, e questi briganti o assassini o Isrisei 
^npflP^Ut. ribaldi 'di cooTeotò o sfaccendati o paltoni. Ogni altro^ 
gllf€pnp per malvagio che sia non crolla giammai senza difesa: 
Q:p«pUgiani iQ favoriti soldati, birandisconò ooraggiosaihente le 
Mniiper Ini. I soli preti sorUronok-dallamaledision di DiO'ii 
pnvilegio! ohe sdruociciaBdo dal trono mal usurpato eofitro 
V.Sffpresaaf tolontà ; del Vangelo ninno de* popoli soggetti stendai 
la VMiMJ a soccorrecli, conviene lòr vengano ^ aiuti di fnori quasi 
^ suggellar ^mpre peggio il disprezza e Fodio del paeseart cui 
regnano, che oltre il peso e le piaghe della: più sciagurata am-^ 
midistrazione del mondo è cosi dannato a subire anche lo scorno 
« fl -vitupera perenne dagli interventi stranieri. E qual olisse 
4ella società potrebbe nel iH>stro Stato parteggiare per essi? Noè' 
Varisto^razja gelosamente tenuta lontana da ogni autorità di 
coModo, occupando le cariche estraoie persone di qualunque 
razu che la prelatura compongono; non la cittadinanza alla cui 
istmzione i superbi., dominanti coacedodo appena il misero pane 
ds'pib bassi ii^pÀeghi; non la milizia solo usata a funxioni di 
()hiesa ed anziché aironorato mestiere del soldato esercitata nella 
stfipida oziosità del icononico; non l'attivo popolo de* no^zianti 
da ignoAnti^sime ' leggi impedito, p. mal .difeso o notato ne* smi' 
(^Marnerei; ,non gli operai giornalieri le cui professioni sono dai 
preti vilipese e neglette; noj» finalmemk^ i poveri che gillato il 
pudore, ultimo resto della dignità deiruomo , raccolgono, dalle 
dorato carrozze de* satolli cardinali a frusto a frusto la vita. In 



m 

GOtìi «iiérèvelt'CoiMizkin. Tersa lo SUté ^omkno^e inoapaei'4i 
nuglionude. i fieli, perdiè non soliti i sagrificìir «udr alcmoM 
piTRBfigi. che igodono, >o oome oBiirpalori dì%QiTnuittàiioii]^iropfte . 
neeelMuriameote . IfsègiiML di assoluto potere 'non gtaof efttbé 1 
a 4;tiadàgoaisi ramorède^ |KipoH. Coloro stessi che debbooMlgii | 
gtatldefeia e ricobeoac ai 'preti, il gOTerao- non amano>:«gm dt^ 
feaoDò o nel papat) nei. cardioale o nel prelato ripòngolio Ili 
cié. . proteuoBe igK 'giovb^a fari Cortona, e la rìcòooseeDxa ^li 
qoeifti cKénii doia ^quanto larvila *4èi patroni lonlana. D^'reili 
^'abilanti. cbe tolio:. circa tre niManV^de' nostri Stali 6Ì>diii^ 
mano tòstamente kifelioi di si^ggiacere alctaricale domiiii^^U 
ò fiaba di stolti o di maligni clMs >l|i gloriosa nostra àHnnai ri^ 
volniioaa • fosse opera dilette e di-settarii.^'Nacqae daVinliiN' 
persMsian di tatti essere i pajn sol trono i flagelli nati tdkf- 
nostra ' fialia. Ove le cose nostre 'avesse dirètto wi partila A 
pocU ah la resistenia intrepida e universale ed tmanime di Battio 
di JMogna d* Ancona ^ non illaslrava le armi della Bomaaa ftiw 
paiibficat né il popol nostro starebbe^; come immobilmente =Mi!^ 
neÉiieo -all*instanrato governo. Eppure gli sono sol collo Franeeif 
ed Austriaci . e gli appontano a così dire le armi al- petto i 
despoti congiorati d*Earopa'. 

La diplomaiia francese conobbe^ la verità delle cose; poidi^ 
mentre l'ambasciatore D'Harcoort scrìveva come abbiam dello al 
Mamiani doversi co' preti osare la fona e la paura, ad altn 
persona scrìsse impedirsi il ristabilimento pacifico del papa daRa 
rìvolmioae che negli Stati Romani era oniversale. Tuttavia FEKsek 
volle illodersi, e sempre sperava nascesse Ira noi um reazióne' 
in favore del pontefice. La rearione avvenne qoale è stala da- 
nni raccontata, vale a dire meschina, dopo brighe senza nomerà 
con ahnso di religione e di sacramenti, con promesse di premo, 
con sedozioni e minacrie, infina avvenne fra pochi, e lo di ri* 
baldi, e di ninna importanza, se pure non vogliamo cìiiamaie 
importantissima la solenne prova che fo quindi data all^inlera 
Europa, che negli Stati Romani non ha amici di sorta il papale 
governo. 







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mféésà militerò francese al generale Oadinot —^ Mà]àteae"di 
M Gòrarno --^ Insolazione della Càmera dei deputati e dél'Gb-' 
Mi^oiBaiio dì respingere ogni mtervènlid fin- dal decembrè 1B49> 
4SÌÉÉR di 8ii»ezsa pal|Miea in OìritaveiMhia ■*- CornHàto-di'^fcea) 
" U pf6slde Maonncci , il maggior ' - BeiB^nU i ^ . cjrionnelio Giaidi) 
pd|ri di quei- Gomitato 77;.pa^l^mentarii francesi in** Civitavec-^ 
{yL e lettera del generale Oudìnot al Preside —"lì còlònnèlìo^Espi- 
■le sua dichiarazione — Il miinicipié di Civitavecchia 'e àiia 
— Insistènze delPÌRspivent per ìò sbarco — Ordine di tmi-'* 
giiiDfto dà Róma -^ Consigfìo dt guena^ e detenninàadone .dì> 
A- resistete -^Deputazione al genorale Oa^inpt:^ cqndizioiii ^dellO) 
ìf€o — Sbarco tielle troppe francese — Dìsin^sanno di .qneì citta- 
u r- Indìrì'^b di quel consiglio municipale, al generale Ondiiiòt 

£Slenzio dèi Generale é dei ministri e scriltori francési su questo'' 
'aM- simili documenti - Stato d'assedio 'in C^eitavecohia ^— Iber-' 
{Beli e gli' artiglieri disaitniti ed altri atti arbitrarti -^ Ilubhì. in* 
pa. sulla spedizione francése — Protesto dell'A^seiublea Costituente, 

iBviiiti francesi e abboccamento con i Triumviri — - Seduta della 
ittiini del. 36 aprile e decreto deìr Assemblea per la resistenza -- 
iflenoiii sa quer decreto — L'Assemblea persiìsté nella pi'esa riso-' 
rióne — Parole del Salft^ dell' Armelliid, dello Sterbihi; e nota 
1^ Innati Romani --Gli strafnìcrri e spéciahncnte i francesi dimo-' 
Ili in Homa posti sotto la salvaguardia della Nazione. 

■ ' . ■ ■ 

I. Appena il ministero francese- ebbe vinlo colie menzogne 
ale nel libro secondo il voto deirAssemblea che lo autorìz- . 
i a spedire nt corpo d'armata a Civitayecchia, nomini^ co- 
idante in capo della spedizione; il generale Oadinot. Noi ri- 
iamo qui ieslualBQienie te istmzìom che gli vennero date, e 

H 



194 

impareranoo i nostri lettori che il goferno firancese altra 

prometteva dalia tribuna, altra f jùeva coi |(ìenerale : là 

marciar contro l'inflaenzadèirAnatria, qai'adoj^raya d^accord 

b santa alleanza di Gaeta in favore del pqm : là non gaerregf 

Romani, qui veniva a spegnere la Repnblica. Ecco le istn 

tf Generale, 

« Io vi ho dato conoscere Toggetto della spedizione • 

« il governo della Repnhhlica vi ha confidato coniandf 

« sapete essere da una reanone intéma e da on intervento 

ff niero minacciata resistenza del governo attuale di Ronu 

a noi non abbiamo giammai riconosciuto. All'avvicinarsi di q 

«crisi ormai inevitabile il dover ci prescrive di prender 

ft; cessane misure «ia per mantenere la nostra parte d'infli 

« ne^ stafr della penisola italiana, sia per introdurre negjji 

ir Romani il ristabilimento d'un ordine di cose regolare 

« basi conformi agli interèssi e diritti le^ttimi delle popola 

« Benché voi non abbiate a intervenire nelle negoziazioi 

• finitive che assicureranno questo risultato, siete però aul 

« zato ad accettare daUe autorità stabilite tutte le proposi: 

« e a conchnidere con esse quegli accomodamenti che vi < 

« breranno proprìi a preparario, evitando solo .nella fom 

a tale accomodamento ciò che potrebbe essere interpretate 

(( atto di riconoscimento del potere da cui quelle autorità 

« rivano. Voi troverete qui unito il progetto- della lettera da 

if vere subito dopo il vostro arrivo al governatore o magis 

a superiore di Civitavecchia per chiedere di essere ammess 

n città. Ciò non sarà certamente a voi rifiutato; tutte le ii 

« mazioni che ci pervengono danno luogo a pensare che s: 

« voi anzi ricevuto con ^sporto dagli uni come liberatore, ( 

c( altri come mediatore contro i pericoli della reazione. Se 

« contro ogni verosimiglianza si pretendesse impedirvi l'en 

« in Civitavecchia, voi non dovreste arrestarvi per la resist 

« oppostavi in nome di un governo, che nessuno ha rìconosi 

(( in Europa, ne si mantiene a Roma che contro il voto i 

a immensa maggioranza delle popolazioni. 

(( Appena stabilito sul territorio degli Stati della Chiesa 



« enlràMè iosto' ' in rà col' sig. D* Harconrt e còl sìg. 

« £ Rayneval iocarieati dal governo deHa Repubblica a trattare 
« in Gaeta 'ciò che tocòa là missione 'che vi è confidata. 'Voi 
« potrete allora ìMèn denirela con essi, e secondo le informazioni 
«che yifiatraTiho' trasmettere, dare le disposizioni che vi cùn- 
« verranno.- Manderete a Roma uno dei vostri ufficiali con or- 
-t dme di espórre ai capi del governo la natura della vostra 
t missione, e f^ loto ben chiaramente intendere non essere voi 
« «Blatte autorizzato a sostener l'ordine delle cose rappresentate 
«I da toro» e sollecitarli a cooperare a quelli accomodamenti che 
V possono preservare il paese dalla terribile crisi che lo minaccia. 
' « La vostra marcia su Roma alla testa delle vostre truppe 
««agevolerebbe sen^a meno un tal risultato dando coraggio' agli 
« onèsti/ A voi il giudicare se le circostanze • saranno ta.li da 
« potervi certificare non solamente di non incontrar seria re- 
« #rteiisa, ma di èssere anche ben accolto quando sia fatto e- 
« vidente che al vostro ingresso voi risponderete all'appello della 
tf popolazfoiie. 

« Dapertutto dove voi vi troverete fino al momento che un 
«' governo regolare venga surrogato a quello che attualmente 
« pesa sugli Stati della Chiesa» rimane in vostra facoltà secondo 
€ che vi parrà necessario o conveniente , sia di mantenere le 
« autorità civili , porche queste consentano di restringersi alla 
«sola azione municipale e di polizia, nèfaccian nascere pericoli 
e e iflibarazzi reali, sia di favorire il ristabilimento di quelle 
« che erano in carica,. ^a anche di stabilirne delle nuove, evi* 
« tando al possibile d* intervenire direttamente in queste muta- 
« sioni e limitandovi a provocare, a incoraggiare Tespression 
« dei voti della parte onesta della popolazione. Voi potrete giù- 
t dicaodok) a proposito valervi per le comunicazioni con quelle 
e autorità del mezzo del Console di Francia a Civitavecchia, il 
« quale io metto a vostra disposizione. 

« Queste sono, o Generale, le sole istruzioni eh' io posso darvi 
« pel momento. Il vostni buon senno supplirà airoccasione, ed 
« io non mancherò da «altra parte di farvi pervenire in seguito 
« direzion nuove che potranno essere necessarie. 



« Unisco. al presente dispaccio il lesto, d'on proteina- ^ 
%.yroi pobblici^ete sdJ^ìU) fatto lo sbai^Go (^). » ^ e ;;: » I 

0. iVbbianio già abbastanza parlato. deUà ^copo déUjii qof 
dizione, fnjuicese nei libri pr0ce4enti e |>er . a^ dUiuigairasiH^ 
cbjo lascieremo al, lettore la cura dì comn^eqtard qnpsta ifl($i9 
sioni che il ministero Barrpt dava al ge^^^vii^ .aap^vOiid||0|k 
Solo qoi amiamo osservare che il gòyerooi,fra9C(^.noii {Mllfvi 
in buona fede credere, je popolazioni romane. co;$ì.stapidio 4^111% 
ferire il governo dei preti aUa repubblica : poiché^ (^^^v^ 
Sfinii a Gaeta e agenti in Roma che Jo^i informavano dui jgtf^ 
stato delle co)ie. Ove costoro Tavessera così s^raoamentf( i 
liato noi diremmo, esser questa la ben mecit^ pena >4\l 
ferno, che reggendosi a repubblica si la rappreseqt^raaO*' 
da. uqpuni che nemici a repubblica sonot intesi a compro 
r esistenza e V onore. Come colle idee pi'edominant^ del 
dopo quanto da due anni accadeva in ItaUa sògnaip^i^ai^ 
in- alcpa angolo benché .piccqlissimo.deUapeniM^ mi jù^^j^^ifg^. 
taneo di reazione a favoi^e della chieresia ? Come ffA cna 
diplomatici, residenti a..Gaet^ .igiKqiace.chQ.i pi:eU , nfewiivìll^^ 
mercè r opera d*armi straniere in Roma eraiH>:irifKii^i^-)4Ì 
battere ogni istituzione liberale, e aj)plirì^i pome uop^ noai p^fin 
Uicato lo Statuto? Come ignorare che la, corte pap^Je : pii^ ' Jkf 
repuMlicani odiava gli^ uomìoi costi^zu)naU? ComeigiH^mAjafui 
dopo la fuga del papa, e dopo gli. insulti di Gaeta. «^be^prolfstii 
e le ripulse, e le scomjanicbe e dopo V appello alle %noi--ptii^l 
niere i costituzionali erano a cosi scarso, numero ridotti .aePi ! 
Stato romano che formavano appena, una. setta di pochi ^,^.>la 
pia gran parte eiano repubblicani ardenti? Qa qualsia lato;.ft 
guardi la condotta «del francese governo è inescuoabjlle» e.'trofpa 
resta a fare alla 'Francia se mai pensa a layarsi la piaDebiadì 
ima spedizione che la infamerà per secoli, ; ^ 

m. Fin da quando il generale Cavaigoac meditava: un ÌBfia 
di truppe sulle coste, dltalia non per intervenire, come- e^ M- 
^diiarava,; nell'interne contese di Roma, ma.solo per la^ii^fiisiMlft 

(1) MonttftMT Univenl 8 mai IdiO pÉgp^ 4'70& .^v, /:ci: *>*.... 



in 

A^oMDfié dtf )>iB^/ H'ittiiiiistefo romano ed il consiglio dei De- 
plittiiÉdIb seduta' fléF 6 decemKre protestavano «solennemente 
éÌB Cafcèia all'Italia è alF Europa contro la invasione francese 
« ipreparata e deliberata dal generale Cavaignac dichiarando che 
« afle sue truppe verrebbe secondo le nostre forze impedita Fen- 
« irata e- la violazione del territorio nazionale, nel che fare in-^ 
« tendevano di difendere 1* onore non pure degli Stati romani , 
ti ma di tutta quanta Italia e di secondare la ferma volontà e 
«I deliberazione di tutti i suoi popoli » (4). Furono quindi riso- 
tuli e fatti i necessarii apparecchi a impedire qualsia sbarco di 
Lruppe a Civitavecchia; ne fu rinforzata la guarnigione e veniva 
colà stesso instìtuita un Giunta di pubblica sicurezza composta 
del preside Bncciosanti, del maggiore Bersanti comandante della 
Piazza e del Forte e dei cittadini dottor Bartolini, Bonaventura 
Afibrandi, Valentino Giuliani, Pietro Guglielmotti. Popolo e guardia 
tiazionale erano concordi in volere od ogni costo resistere. Quando 
inbtti il 23 gennaio comparvero in alto m^re due legni da guerra 
B|iagmioli, i. quali colla incerta navigazione e colle ban£ere di 
giorno e coi- fanàK la notte accennavano di approdare , corse di 
Mirilo la truppa e la guardia nazionale alle' armi prónte a re- 
•iHBgerli (DOC. XLVl e XLVn.) 

B ministero però di guerra e marina per meglio sicurar la 
difesa di terra, e di mare concentrò in uno il potere sostituendo 
€011 ordine del giorno 49 marzo alla giunta di sicurezza un Comi- 
Itfo così detto di difesa composto del preside della Provincia, del 
Comandante della marina e del Comandante della Fortezza. Oggetto 
del eonilato secondo le parole dell'ordine, era di munire e difendere 
i parto ia qualunque assalto. Ritiratosi con rinuncia monsignor Bue- 
dosanti, éragli succeduto preside della Provincia Michele Manucci 
l^ovane di prìncipii democratici e caldo scrittore dell'Epoca giornale 
amico delle istituzioni liberali. Comandante della fortezza e della 
pazza il maggiore- di artiglieria Bersanti spacciatore animospdi libe- 
nfi dottrine, e consigliere di estrema difesa (DOC. XLVII e XLVIII.) 
leggendolo e udendolo così pronto a morir per la patria quei cit- 

(1) GeBMsuUta H kmma it decembre 1948. * 



m 

é^mjf^^fa. L»jniariiia- stava soUo il^eonando jgi «^tpngjUi »fi||Mi 
<^ n proCeasava ancb'e^ devoto a Reimlihlica. Noe: fmsf^ifè 
difiUo di 6^0 era stato nomioato ConmisMpa^strjtontiiiiariiSiM 
earicfl^ ddla sf^^aoza del porto, ma Q.^pw^qtsicbìetfa 4iÌ$ 
Ginitta.di sieorezza pubblica, la quale il ^..genof^oi^ soi- 
reva al ministero di gaerra « in qaesto ioronUo uiìì§iiiq le swlni 
« .premore a quelle già fatte da monsignor detesto pcarehè veqgi 
<} sollecitamente qui destinato no commissario straordinaria W 
« caricato della sonrej^anza del porto, ripetend<^, die -ffic^^ésS. 
f .contarsi soll'opera debole al confronto dei bisogni, delle;|ùi|i^, 
f',p& cbe attualmente vi presiedono. Il colonnello :(]liaUi gii <h!i 
«.stiaifito a quésto copiando di marina potrebbe ess^re.l^ p^nqit 
9(|Cap^' d'ispirare: fiducia, e noi crediamo necessario d^ i|DÌ 
jjf venga ult^iormente. ritardata la di lui nomina ». (I>OC.' jp^lO} 
(^ .le persone componenti il Comitato; noii.. lasciavano lifigfii 
d|ffi(joj[iaft^ e riposando il ministero neU^ onorate;^ f te^f^ * "^ 
^edesij^i né, approvò diversi decreti.. PrincipaJÌi$simf^' fii 
cìiQ statuiva in caso di assalto la unità del conif^n^.; e.potsih 
dosi la città assaltare dalla parte di, terra o dy meoeii^ GiQmit«l|i 
{provvide in ambe le, parti. gU apparecchi 4i .difes2^,jejdi.giBef|^ 
Conoscendo lo spirito jdi quella popolazio.qe incbinevjolef alla ceai*. 
s^nza qu^l ComiLa^ ivod considerò JlI ^easo 4f,<aye)fla. iq d 
V^iìza da^Qalto indifferente o nemica. (bpci^^X.. A.) cpme^ 
fatto avvenne per le- male praUi^e deg)i,ipvia(t|^. francesi;; k 
bugiarde lus>pgbe e le minacce accodo diremo più Ji|^aiixi.fAi. 
ly. Disposte così le difese. jùS4: aprile, verso. le^.pava^lA 
m^tin%là.*fregata francese, f) vapore delta. Panamàr, ^\iom9m 
4al;capii(aB0. di.^vascAUp ij^ois prpve^,nte; da.M^ 
fbprdp wlle/ dijfttjinto uppaini Jla: Ml^()n»f&^ 
Cx^fij^^jdaj^ Scesejfp .a . ^ra. il . sigaoif. ligiiì^ij^,..^' Awi 
fe|g^^^^, . di flf gazioiie „ ,, il ^ signor JEspi,ye(tt.^;4e , la yiUfi :^i 

^^ / ^9^^9'¥: ;^^ aiwtaoÀei, .di campo J 

generale Óudinot, ed il capitano di stato maggiore Donai 
de Villers aiutante di can^ft 4eJl^^JB<^aJ^ Mff^^^Jlf^ ¥^ 



d^lAgtfy, e fnriMié' tosto' éBì Prèside che li ricévette {presenti ili 
conaridanlè ^•'piazsa e quello della marina meinbri del omì-^ 
\tìS^ di difésa: AnDunziarono venire la spedizione annata di 
Francia a solo fine di fondare iin governo del pari lontanò 
dagli antichi abusi che dalla anarchia attuale , e presentarono 
<|iieslo dispaccio del generale Ondìnot. 

« Signor Governatore 

«t U governo della repubblica francese nella sua sincera L ne- 
« volepza verso le popolazioni romane desiderando metter ter- 
« min^alle condizioni in cui esse gemono da più mesi ed agevolare 
« lo stabilimento di uno stato di cose egualmente lontano dal-* 
« Tanarchia di questi ultimi tempi e dagli abusi inveterati chq 
« priiaa dell'avvenimento di Pio IX desolavano gli siati della 
« chiesa ha risoluto d'inviare a Civitavecchia un corpo di truppe, 
jK di cui mi ha confidalo il comando. » • 

« Io vi prego di dare gli ordini opportuni perchè queste; 
« truppe mettendo piede a terra subilo dopo il loro arrivo come 
« n|i è stato prescritto di fare, vengano ricevute ed alloggiate 
« come si conviene ad alleati chiamati nel vostro paese da così 
« amichevoli intenzioni. » 

« Accogliete, signor governatore , V assicurazione della mia 
« singolarissima stima. » 

Il Generale Gomaàdatite in capo, rappresentante del popolo. 

. • •■■''' Oudìriol di Reggio 

V. Il Preside per informare il Governo della Repubblica 
Itolaaiia per mezzo ^di uha staffetta chiese tempo a rìsponàere ; 
iiQi£leva peraltro il signor £spivent«che dovessero i fràn^ 
tfAt^appena giunti riceversi; di che il MaVinocci minacciò resi-' 
Mita qualora non si svolesse attendere. Il municìpio intanto, là 
MUMiia 'di «ommeréio * e gli ufiìciali superiori saputo rajirivcy 
dei parlamentarli si erano raccòlti nella residenza del Preside; 
^ il '.fece tòsto entrare alla presenza degli inviati francesi' e 
lim^esi^ose 'Ogni: dosa e coinè dom^d»$ise quattordici óre di' 
iMpo-a rispondere. iv^rpellsiròDoe^si gii iiiviati perchè marii- 
fMa8dero^-'9f«' repiiM)Rc«ine«-^MHióie> tnteiizi^^ della firància e' 




/•ra acriito dbe la JBpedukme ; fira^ a 4ì(eii4fi^Àl ganml 

attaalQ, ma veniva a resUiiic^re jqppello $ Pip^JX.*.. . , at,-i\ 
. Alla lettura. den'insolQiite proclaipa ifidegnaraDiQ.tBitti opirova^j 
la disleale condotta del fifaimejBe goveroo; il ;SJigiior Esp^ 
protestare e mettersi sol voler pie|rsiiadere che male s' iitopie-i 
lavano le intenzioni della Francia, e più prestò da gesuita it-j 
finto e meiida^ che nonr da %iilHare ftanco e schiètlb 
non avrebbe la «Francia ^aramfi imposto alte pojH)laiioni 
«A 'governo odiato da loro; deciderebbe il vóto delliat ma 
il' da fare; sceglierebbero quella qualunque (te&a di' 
foìro piacesse, la Fi^eia non intendere che adi^'aiiltài^e ti 
deli-ordine, e Tadempimento dei pubblici de^etìf. Quei' 
oìEiesli é malaccofli cittadini 'caddero * tiel lacciidi cnsieiild^^ 
.vane promesse di chi parlava ad ingannò, e noti si 
fMnrre in iscritto la sua bugiarda dichiàtazionié apérUtdeDl 
tntHa'ar^detti del generale Oudinot. Nói amiamo'' clìfiè 
dodìBiento perenne della perfidia onde vétane ia biioiÀ 'I 

Sorpresa di quella città. 

", ■ - •'i.-^'' 

'■■■■•'. 

DIGHIARAZIONB 

dd carpo di $pedi%ione del MedUerrmm 
aiUoBerfiatore di CwUavecehia. 

« n governo della R^iobblica trapccm animato da liberaSM 
fi. tenzioni diclùarasi in i^hbligo di rispettare il voto della 
« gioranza ddle popolazioni romane, e non venire che ài^[ 
« nel solo scopo dì mantenere la sua influenza legittima». flt(V*-. 
c.s<dnio di non imporre a queste popolaaioni venma foiMi A. 
« governo che non sia desiderata da loro. » > 

« Per ciò che tocca al GoveruatoTB di Civitavecchia, egU siib 
<(f /conserva in tutte le sue. attrìbosioni, e il governo hiuotii 
« .'proVvedeià al dispendio madore che potrà importare il nM#^ 
« giojre lavoro richièsto dal coqioi di ope^iMp^. Tutte }b. imr 



« rate eje v^Uov^ie necesaa^e ia^.jDaai)iteiiiifientei di quosto 
e ci^sifù sdjrmno paga^ a denaro ooi^Upte^ì» « r 
. . Civitavecchia 24 aprila 1849. ' ; 

Il capo aquadrane 
mutante di campo del oowMndante m capo 

ESPIVENT. (4) 

VI. E perchè miglior effetto sortisse codesto inganno, il 
^. Espivent giunse all'impudenza di suggerire che fosse 1^ sua 
£chìarazìoDe fatta pubblica per le stampe, come tosto sì fece* 

Ih popolo di Civitavecchia e la Guardia Nazionale piente àfEatto 
consapevoli del proclama del generale Oudinot accettarono per 
moneta contante questa dichiarazione amichevole; si rallegravai^ 
fira loro che i Francesi giungessero amici, speravano ci doves- 
sero difendere contro gli Austriaci , e Municipio e Camera di 
CommerciOp che mostrati si erano così apertamente avversi alla 
instaurazion papale, sulla fede di tal documento decisero dinoo 
doversi opporre allo sbarco, e protestavano contro il Preside se 

(1) Invano cercheresti questo documento negli scrittori francesi e perdo 
Boi qui lo rìportianio in francese tal quale (a scritto dall' Espivènt • 
MMerva il Manoocci 

I 

Déclaration du eorp» expédUionaire 
de la mediterranee au govemeur de Civitavecchia 

* Le goovernemeoit de la Republiqne franose anime d'intentioDS U* 
« bérales, déclare devoir respecter le voeu de la majorité des popola-r 

• tions romaines ne venir qu'en ami dans le but d'y maintenir son 

• tiflaence légitime, et décide }k n'imposer à ces populations liucané 
< Umae de gonvernement qui ne soit desirée par elles. 

> Al ce qaì concerne le goaverneur de Civitavecchia il sera conserfé 
« dans Urotes ses attribations, et le gouverDe(nent fran^cais po^rvoiraà 
« l'aogmentation de ses dépenses résaltant dePaccroissement da travail 
• qoe le corps expéditionnaire occassionera. 

■ ttates les denrées, tdutes les réquisitions néc^^ires à l'entrtitien 
•> de oorps expéditionnaire seront soldéesr argent comptant 

Civitavecchia le 34 avril 1843 
Le chef d^Eseadron Aide de camp da conunàhdant en chef 

BtMVBMT. ^ 



concederla. (IKM^/X.) "tfbìCftl^^ éosrFarotf^V^^^ 
dpìo U eig. EspiveBt instata pikèo M VT^é'ètóìi»sì&e Ar- 
care le troppe, fltftVMBgl» {Myilestaya e rispondeva in iscrivo 4. 
genesi^ OÌidiMÉ^noftt^sMFenancrcIifa ilegli' Stati Romani coM 
asseriva il suo dÌ8pacGÌ0;^.< av!!ir qnelle popolazioni prpcfaunffk 
Repubblica col medesimo diritto ph)& l'ayea pro((^l|iq^fita IswPr^fdi; 
gìikUcKèiréKbe fEorqpa dì quella . spedizione i|^nipr|NibS^ 
i^ ncorressé' alla fof^a,.e invadesse il . terptoiìo, d'ufi ìf*' 
Statò/ Qualunque poi ^ó^ per èssere la condotta . deÙe aui* 
Idcàfi^'dl CivitaVé(ksliÌa oln^^^ 

6^ ,. pèiSBÒs^' che ritnaneVà pur sempre in balla dèi ffiite~" 
di''%ttraf il prendere 'qnèOe detetiùinàzio Ai , cAe pi& sjtinier^ 
Oj^ftanel (DOC. (I e; LII.) Partt collà.fisposta ubo d^i' jm^^. ^ 
iftniìliètldQr ^ àlfai a (Civitavecchia ed iìntetrcatosi «di n^ovò sdlf-^ 
llrt^ll^'^fèce sèJpaì^ d&l pòrto per" ire incontro alla OoÌEÌl'I ^ 
PM^As'^^p^^ telàSdokie dell'accaduto ili Trium^^ri; tèr^ sèi^'1^^ 
^itd^le'boccte del potto, fébe alzare i potiti ' deMbrtó,.i — ,^ 
Of^t^vai. in città il baUa^lione. dei* bersa«ijieri comandili^ ; 
Ifoootohr'colannello Bleiara e lioevea dagli uflkiidi iutti pvili 
d'onore ch'eran pronti ^ resistere se così ordinavii il 'govenM-^ 
E così da Roma^OTdiB6 it gov^MTo :- alte quattro del mattino dd 
35 aprile grtrtisero:i discacci, ed il Mannticci' tìiénàb siìibito (wi 
fléUBole firamese e gli- di^de ehe oliando' la Sotta téutilsse'iriMr'' 
éttf^taim ÉxH territorio rotnano\ 'egif àvisa' ricevuto ' órdine, .ti 
i:e$isfeòza; il Cjì^nsole^^oe .4i9de patrio, ^ duo paflamen)fiÌ9i| 
che ìntimarónp/jinni^ialÀBefBte, gli apj^areccbi delb^^.paiicmiipl 
btiiJMcnto artvaporO'dafgttenm il Nanal Convocò 'il MamHieei 
éa eovf^lió di' gnefri^T'^'itìtehreiinéro ir comatndai)te dS PilÉif 
mWore ' Ifersànri-; il comandante ìTi 'ttarinà' cóIoiiHi^tlo'ìSildilf/it 
cj^U^daj^tje ,Ijt, Guai^ja J^P^gnafe .tenènte (colonnello, Galabj^, 3 
comandante; j|.Jì|ayuS»gttiNNdiB6fl^^ Melai:a« il4nag9lK; 

Quintini, il ma|^qf[.|^a|^e^aj.c/oa)[^/o^ le 4 compagnie éA 
^iif^HSmflfMnJk.h^ #Ufteui(^ityjiiftzzi^, (SÌ)C. LIU) 
Mentre il consiglio di ^erra discuteva , il popolò tumultuava ; 
che tS incitavano le sorae pratiche dei due parlamentari rimasti 



tfj^ìItà/iiDìJlaiolle eopie «slrAtitdn r stà^ 
lé*«g: Espivent, i diieorsi lUtìixialiv e gli abititi «»hsigli di 
MUfli leeoionari che usti: alla^ folla e vesfendo liberali '^sem- 
liaaie gridavano airinsania e assurdità* di un governò che to^ 
eiB'opporsì alla Francia quando la Piccia te sue truppe'^in- 
fkva a difenderci ; e ad accréscere anche peggio le apprensioni 
M jpopolo si spargeva ad arte la voce che i- Francesi ve^en* 
den fax resistenza avrebbero senta taeno bombardato la cittàr,< 
e dopo Tassalto imposto una taglia -^'un milione di franchi. La 
impeita in piazza cresceva a dismisura, e un gridare e un mi- 
Bftcìare continuo indusse il coniglio di guerra ad accodarsi 
ool Municipio e la Camera di Commercio in cadere alle circo- 
stanze gravissime dei tempi;' e in d^unanime consenso deliberato 
fi non opporsi allo sbarco sempre che il generale comandfànte 
itf capo - hi spedizione francese ratificasse la dichiarazióne del 
suo aiutante di -campo (DOGJ Lll. e l\\\.). 

-VII. Il Prèside con altri icorse a bordo dell' .ammiraglio 
ot^era il generale Oudinot, disse' che Civitavecchia cedeva a' 
promesse liberati' 6 repubblicane; presentò la dichiarazione d^E^ 
^Rvent; e il Generale' la riconoiibé e confennò ' aggiungendo 
eipmsioni' d' amicizia -e* rispetto al governo^ votato' dalla* mag- 
gMtiza. (Doc; LIH). ftar rWtipaziohè- di Civitavecchia?,'* Wi 
contentarsi che il governo romano teneJ$é-.'ràttìnlìnistrazìoti6'%l 
paese, si guardasse il forte, la darsena, Tantemurale, solo richie- 
dere che ai qu^ierif^edallfe^' porfé^^^otitassei^'' g^ le sue 
inàeme alle nostre truppe: dehTesto'idiirasse aTmata'^MMìuardia 
Naùonale. durasse.. in autorità il Municipio, e svenlqlassercusulle 
wnle.aue bandiere tricolori. Convenuti ed acc^ltab^l^fiiatti 
SI diede tosto principio, allo sbarco „ dal)e fregate a ^vapp^^e^ d 
Uibràdor (su cui fra il coriif * ammiraglie) Tréhoua.ri- e \o stinto 
maggiore della aivisionelìì Sane' il Panama, YAj^diros, \[,CrisiO' 
fot^ Colombo , . r Orenóque , dalle corvette a vapore iL. Veloce e 
IJii/muue, dal battello a vapore il renare^ dalla fregata a vela 

•"ftlMIW: ; *a^4f.élft,*:=» G#irre ,^; ?f«tfQ,vSWn^kron<i«fi«.^*»HW^ 
formanti il primo corpo di spedi2àilfll8 dcW^iMDittafa''^ia»9Ìéi 4^ 

primi soldati dalle barche in ^i '^IrélM^hò alW ^àì^^ 



9Mf 

im% j^il^iK^mNM^dte 1^^ /man 

9l^4Ìiialj{[ n geiifflMi)e QiiìdiDA(« cbo; AeV«uo ordiiie diS 
dfilJO aprUe.j» M^^ (4) non. forlav» iiè.:di pàpt^i^^m^ift 
pfipìde.gG^enio .j^j^stai^ ;na.<^laHdd fiaMOBep fMsìÙft iié 
doveyaai .^alberar ((alla :Fi^ai^i^ul..:|^qitom 
moiu9..8pleQdido 4i simpati^j.pfir.qiidie popriaiaonii qttij ipÉ 
4qy«w^o .jBOggiac^ro al c9^ieeÌQ di straniora. pokmaa mdDoP 
ps||Ài^ .qpdmiqiie j^ioo .4P9IQQyi4o diB». giag^wraiinÉyf a #|ÉÉi 
eofa^ nelle aoque di^.CiyiUvfPolipa niiMa^iffKyri w^iiuinirQE^ 
d^l '^rno clì^ . smentisce (f aeUQ-tpttbblioalo ciiM|a$ ^oim i\ 
a ManugUa Riparia di Vi^jÒi e delle*ia(€ywoiii..di ilnligeMroqii; 
Cosà egli adopra (^gli.^al>it^tiM4elh^ilTa0a jigìtt)^. i» a^^ 
firatelIai^..YQ9)e si spieghino ..f aJ^, «dell'i atea lù'ti 
tricolori bapdi^e .d'iUdia e di ^^ra^oia.;.. molei che 
ìsni^ ,d^lle d^e naripoi . ye^na i pwU. princìpdi> .tnit. 
^I^eoa padroQ del lerreiio j^ffigge s^li. abitanti degli Stati: llii 
maoji il.proclpEia cl^e era già ^tata da*liu a dal siio> àjMa^li ] 
diadeUp,. e tonta a didiiarare ^e ^ è spedito $ irealarfÉi| . [ 



V" . 



.• irj% 



UO 



Fodi^tQ governo dei preti, 

. . fi^RPo m sfspauzioiiB pBiìfj.mtmTKMAiKo . ..ik 

'[. .lÀVianU degli Suoi. Rùmmd : --^^ 

^ «Ifégl! attuali aVIrémmenti cbe agitano lltalia, la i^piAbAi^ 
« IHuièeae bansointo d^ìhviairè nn corpo d" armata nel yoèb| 
«territorio, non per difendere il presente governo che ea^ajiii^ 
«'ila mai riconosciuto, ma per aDontanàre dalla vostra V^i^ 
« giràhdi Sventure. » ' '\ ' ' ' -. 

« La Frància àon intende' di arrogarsi il diritto £reM|t| 

^> JVoiillnr^^ miwHMi 36^ a^^ ldiip e iPiéiois iùslotiiim etmlUlÉiA'^ 
da |^^piaditto.AaiH;ai8é:«m ttalìa.*i.'v .. .,..■.'.■■•■ u ':^^i:--\(Si 

■XttL?*W». **to«*W. ^i»^^ .f-:ii^ì ^i'-' ':':-.■'> rvv; 



sé» 

a'^die jjkili igtmpluiiiidté' parlàinÀ) W ef&ndo&o a!Ì'Eard(ià^'liifeìr«^ 
è VIbIIo if iùondB"<à«ófiCb. ■»•• * ^' 

' 'ii''K»éi ha cn^dio solàiment^'élìe néVà sàa pòsìzidtié sia in 
r']^leola)^' modo cKiamatifr ad liltórreDire per facilitere lo sta- 
ff irifimii^to di fin regime egoalmeSite ' lontano dagli aUàài per 
t iMipré' distmttì dàHa gìmerosilà' di Pio IX / e dair anarchia 
tffi'^ti rflimì tempi:- i \ . *' * * ; 

i- -là bandiera che ho innali^ò isnlle vòstre me % quc^k 
tiHièlla'*paee, dell'òlrdiite, ^la coiiiiiKéSBicfne/ della vèlia libertà; 
é' ^tHdi t i e - à <{tiésfa si -ttkcèo'glieiiÈIÀiò' tutti coloro Ì5Hé vórrantiò 
«^éMèorrere alcomtrimehio di liiué^V opera patriottica e santst! 

DL A cotàl gettté dovéràiib miàV gli uomini che reggevano 
k cose di Civitavecchia aprire imprudentemente le braccia come 
a fratelli? Gli ordini di Sòhia^ jBn' da" quando s'intesero le prime 
inlenùori iTfhtérvénto nate in ' capo di Cavaignàc fiifono' sempre 
£ resistere non ché"^ "fbs^b ' nella ^^ef^àsióne di poter colle 
BMfrr^ fjtecole^ ; Ione respìngere- te p^ bellicosa nazione d'Bttropa, 
Wh^firclliè <^^ andava .dell-onore^id^ì Italie sb non ipostraviafliò a 
fMì'itt ^dere ^a fonft'.e eoslnk 1' espressa; volontà de^popoli 
4ft'^. matto > ««denti a libertà:;>A tale sòopé Civitavecchia era 
«Iktentemente i^gtieitìla: coki (i20 cannoni; con 6(^ bravi arti -^ 
lifaiii con ;700 e plii armati^ con provvisione copiosa di-ipiiai'i' 
noni (4) ben riusciva agevole T impedire per più ore almeno 
oha -la spedisioné^tapprodasse. Neo^ ci/ avrebbero allora oosl ca- 
hwiiitì/come fecero, sìaidàlla. tribuna; sia, dai giornali, sia dai 
racconti storici che poi pubblicarono , dovie sempre; cr vantano 
Tiigtlsto paicifioo di iCSivitaivecchia/r quasi I testimonio 4^*^rt)i^che 
la .popotantione desiderava; i francesi (S)i Abbiamo pevò'docttménto 

•» . , . . . . j 

(l),.Pi;éGÌ» historique. et miUtwe .etc^^liag. 93 fhap. 3.^ Ooc.,U(X.,B. 

lÌS}£loi 9|Sie conosciamo di peràopa il Maimncci dobbiam rc|QdsrgIi giusti 
ib dÌdkiaÙH[lndó' che In quei sùprètìòi momenti sbagliò per Bontà di coo- 
1^ volendo risparmiare i danni della guerra alla èfttà; tianto più che Monìci 
J^i&miera di Coomiei^i^^Mpr^ia SyìfMgi.^, e popslp sedotto, alla . ftUtacl 
pniMase dflglV^ tAVìati,fra9^^^dv;^^ 



ÌNM. <te *k «t lUlo ottenuto per fnfl0,gftgi^, y ffliR i H i U pi 

PH <tM|l,j|O({^»fa,fiiyn0 pijlm^ , 

fi j^ i y M tt • all'Armi finncesi rammeuptu^. i cjm? . 'Vi «ijJWWHW J 

...... -. <>,..->:., -• .,:^^if|p«w^j«w#»f*«ir>:.{>i-.^ !if' ^-.iiMiìit'.' 

lift AIlM fdi'Alicitè cl^él spf iÉnia')Mfg0faiie iiÌHy''b 
« lUtlia; ^4,1 popoli pèÌRÌleL<qipméi 4a tao^a sishritf v4ÌMÌ 
Il «eirKriiidpr;:8orgevano.e'icoiÉbatle^»aiiO'al siilo gftdn iniV- 
« fMXibMo iMurioiiab, siecliè il liango» dei generosi vflpMtii^lA 
« anni ;déllà)liraimide santificala firmi^ Tardente tolò dl'Éi 
«.popolo, qoello di vìvere indìpeadetile^e libero < nella piépAk 
« terra. ..;>' i '^v ••. ■' \^' if"^'- 

« Quei gitfmi di felicità sparirono: il tradiinento e la^lnids 
« fecero ogni prova per ricondaìrre ir Italia a 'nuova aMilèakia ì 
«.e ad mnilianle disdoro. ì»'^tì v ' '■ " J 

, « jPio :.IX die avevamo. ladocÉto angislo ' rigeneratore d* iHilii, \ 
« : abbandonata di poi la qnìsa del jpdpolo, segnendo^^f ébaedsi 
« snoi predecessori nel temporale dominio , sorgeva prima ci* 
« gione di cotanta sventura. Patria, onore, vita, interessi, av- 
« venire, ^randezka tutto ^éhtcfrapftò per esso che,' Vìttinia &- 
«^ tele délf SrU 'dc9ÌÌ'''castà^^ rardjsiiie a|i^ 

«"4ei nost^^piiw^^ ^.=V."''"..-.^- "^■.: . m/--^- 

maiifior 'èoi|Mi ÌM èiiM il Mamimik délW #iasÉta é^'dèt Forte ché^doàiv 
aalortlà^tflilltfNmteotta' ihii'>«Him^'«f '^i^jiMfm^^^'p^^ él#tféa seeon» 
gli ordini espressi di Roma ad ogni eoito difenderai. 



«01 
..,^« Giyadiiii 4i f rancia 1 (j^rale e. soldati della jirepuhbUaaì 
« V«i che immolandovi airaltare d(^ls^ Ubertà oje sanUficasjterda 
fittiti anpi il prinGipìo>.scniaccerete noi, che cospei;si dji .sangue, 
fé col senp,. aperto ancora di non rimarginate ferite ,.. goq^- 
« «iaunmo.i .mostri affetti alja libertà, air indipendenza? .. ,, 

,1; AMaoclonati dal principe, .il quale la causa di nostca na^ 
« zionalità avea condotta a, mina; liberi nel nostro diritto eie* 
« {emmo con universale e numeroso suffragio di popolo,, come 
« Yoiy i nostri rappresentanti all'assemblea costituente rom^ma^ 
« .^ essi interpreti d^ voto d.el popolo , proclamarono {ra.nof. 
« il pia utile dei reggimenti politici, i( governo repubblicano, 
e Generale e soldati della repubblica, voi non calpesterete una 
« genie in che sola oggi si concenira il fuoco, santo della; Ji- 
« berta, spenta ovunque dalla prepotente forza delle armi croate 
« e borboniche in questa terra infelice. 

« Soldati di Francia! Noi vi protendiamo fraternamente le Igracciat 
a perchè un popolo libero non pub arrecare catene ad un pò* 
« polo che tenta sorgere a liberty perchè nello^^^ostre mani. non 
« è il ferro parricida della nostra cepubblica. ma Tarmi che voi 
« imbrandiste sono a tutela del diritto, della giustizia, sono-gipa- 
c. renila del debole e dell'oppresso. 

« Noi fummo oppressi, generale, ed il papato, prima sor- 
c gente delle sventure ditali^ non interrotte da secoli, no, viva 
« Dio non sarà ripristinato da voi, se, memori dell'antica gloria, 
e delle tradizioni, della fede dei padri , vi rammenterete che 
« se soccorrere gli oppressi è debito più che virtù, Topprimere 
« i deboli è infamia più che tradimento. 

« Il municipio dj Civitavecchia prima delle città, romane in 
« che sventolerà il vessilla di "Francia , rappresentando legiUi- 
« mamente il. voto della popolazione , fa a voi protesta di sua 
t fede politica. Fra noi V ardine regna e non V anarchia: qui ha 
« rispetto la legge. Alle aspirazioni di libertà svegliavasi il nostro 
a jpopob, e saprà raggiungerla se un crudele destino non vorrà 
« che quivi per opera dei fratelli soccomba Q fuoco di liberti 
< che ci anima , e che ci rende fedeli alla repubblica romana , 
« la quale sosterremo contenti [ cosi nei giorni di gjloria, se questi 



m 







(Or 









«'«a 'ém»^- ^m èi^m imm^ aà'^imai mtélèiitwt 



Follilo od iMammitó d<llB''j^--taÌÌii^d'i-mttlià^ 



•^«SiWIift '>''"««&ìi»Ué{I^MhÀ&1il-i-' Affiliò Bn ^'(eMÉL. 

timio Sposiid ^lAi^iiio (ìà^pittrì^ tì^itSSftt' 

10 :.:•«(. lÈifr^'l'Lr'Aliftrandi — G-.B-Tràtiàsaì'^TL' 

K.'M ..«.(!.. .fteddi — P/Mtefitto'-- P. Cactìolfoia'i-- F.^lS- ^ 

.i:. loh! ^ ..!.„. I! '.y^rt =-- a:- AÌbeH-'- ÀVlfreg«)IÌ -- *S.!iar«Ìfllf * 

'>'^^* sH ^Qigf^^ per ^UaììsposU.rece's^^ 
stramare le aflSsse e chiiiSere Tniuca iipó^rìJià data io càstodia t 
goudia miuure francese, lì jgi^ jròttei citato autore anonipr 
ddtta' storia qetla sjiè'diuohé fì^fes^^ Italia non, fa mollò m '' 
cW iimpoirù^ifè' 'indirizzo, ed if nunisbro degG àffiarì jeslen odf 
luériiè' l'otto màggio rarrpYò';JeUà spedii^one a Gyibveccliìa 
lo nascóise con arte. lodandosi d^ niioma resistènza apposta iw* ^ 
sEÀìfcb '; ' da c&e , netro^tensibile ^di$piaccio del ' generale . \ OdjàÉyw - 
(fi non ve n'era indizio,* e sfììo si parlava deIl*accodìenzè l&èiietole 



HiSb^di'-'nMÌniògDére 'mai déllò/spìritb j^^blico; 

diÉipfiidte elle afrfemnSo il regno dei prèti non pbievà non avvét- 
sart^fà kùééiMié francese ote l^ccorto si fosse che veniva a 
rmraUtiarI&. Civitavecchia anche qùatido àppairvéro col^ baionette ' 
flsnii^hit parleg^iavà'solo per là Romana Repubblica. L'aveva pélr ' 
ttÌ3Ud*'de suoi rappresentanti legalmente deputati all'assemblèa ' 
{ffiifibiDàta, vr'adèn subito che Ì{uelP atto solenne fu pubblicato: e db^** 
^Mirato il corpo dVspedizìbne il Municipio, la Gam^ra di còramer- 
db';lò s^to mag^b^e deìlagdkrdia nazionale si adunarono' a dichia;- 
mfoihiahnèntechenon più preti ma vòlean repubblica; e fra gli 
applausi del popolò affollato aderirono solennemente di nuovo al 
dl^6retcl'''del 9 febbraio òhe istituiva la repubblica (DOC. LIV). 
' XI. ' Di quésti fatti à così dir parlanti e veduti dai Francesi' 
stékffl" non fecero casb gli scrittori ed oratori retrògradi di quella 
làiùobè lièti di adular ringannéVole politica del loro ministero e 
cR'calaitiiiare i romani. Eppure ebbero cosi evidenti prove del 
lejfii&blidxrio' spiritò delle nostre popolazioni ih Civitavecchia che 
il'miitsràte in capo ad impedire Tè dimostrazioni di' libero pen-. 
sirè% costretto di metterìà'in istato d'assedio, disarmò il bat- 
Upònè' de' bersaglieri e con militare insolenza lo fece prigio- 
ni^ -Hi guerra; disarmò gli artiglieri e senza lasciare ricevuta 
onpò'le munizioni è il possesso del forte; disarmò le tre torri 
attivante/ e commise non pòche altre azioni che amici ad amici 
m fiiriliiò' e mostrano aperto che egli ài tenea essere tra popoli 
»«&»:''( DOC: XEIX. B. ). Fin contro là nostra innocente marina 
voiiiiàro T loro sdegni quei comandarci francesi. Alcuni dei loro 
utikAlré soldati di marina si' recarono improvvisamente a bordò ^ 
«3 BlfìctS. Pietro è setizà arrendersi alle osservazioni gius-^^ 
tittfaniè idi Felice' Afrigoniuffibialedt^uardia che chièdeva tempo < 
aridìviiré^ l^i ordini 'dal comando generale della marina romana/ 
kmp con' violènti mòdi disormeggiairlo e tradurre in Darsena. 
U 'flesso eseguii'óno contro gli altri legni protestando indamo '- 
1 tXRBsindfahle* colonnello Cialdi^ Quasi ^ per beffa gli risposerò 
ttior qneslanin malinteso ; ma il Brick fu * ritenuto iti darsena 
(BOC.' LV.) Anche ^ il' ^ nostro piccolo' Vapore ììBlascó iché attese* 
le dimostrazioni amichevoli dei Francési avea it*%5' ei %^^^fvV 



senito a rimorchiare i Io» w^i 4a trarrlo. ()f X«MMC 
e fio dal 3 maggio se ne giovarono come di nave pTOprÌA,(4]^. 
e il )D cacciarono i no^lri marinari equipaggiandolo coi Urs.n j 
inalberandovi la Trancese bandiera. A chi protestava di qwMll^ 
nuova infrazione dei diritti internazionali (DOC. LVl. e LYILJ' 
il comandante militare di quella città colonnello de Vaadriroyn- 
spose che il Blasco sarebbe stalodal generale Oudinot restituita 
appena cessala la necessità di servirsene. ( DOC. LVll. ] Qoeste 
riolenie forse inevitabili con altra qualunque truppa nemica O0Ì 
abbiam raccontalo perchè si vegga di qual falla amicizia tn- 
a noi promessa ed osservata dal generale francese. 

XII. Tornando ora alle cose di Homa è da sapere che i 
prima del ìi aprile avemmo sicura notizia essersi dairassemltlei 
concesso al ministero francese i fondi ricbiesU per una spedi- I 
EÌone nei nostri Siali. Come però erano corse voci probabiìjjd^ 
la corle papale in Gaeta rifiutava di accettare le condizioi 
all'inlervenlo ponevano le Potenze nel loro cos'i detto tUlian 
noi credevamo non vera o almeno lontana assai quella f 
zione. L'assemblea costituente intanto invitava nel suo 
triumviri che venissero a ragguagliarla. Vennero ed il I 
secondo i rapporti avuti narrO esser vero che avea la fn^ 
assemblea deciso di fornir le spese di una spedizione di. 
sopra il territorio della nostra repuU>Uca. e parere che undi^S 
uomini formassero il corpo di spedizione, e fossero dìr«j|| 
impedire l'intervento austriaco e sostenere i'inviolabUità e 
ritorio nostro. Soggiunse opportuno consìglio sì rinnovaasQ J 
l'assemblea la dichiarazione posta nell'articolo secondo àtìjM 
getto di costiluzione , che noi ci obbligavamo ad assiciu 
pontefìce il pieno e libero esercizio delle sue spirituali foE 
e l'Assicuravamo alla Francia e alle altre Potenze Cattolica 

^1. Svanirono pertanto ì dubbi sulla spedizione i 
presto anche i dubbi sullo scopo della medesima. Peit) 
che né r ordine del giorno del ^0 aprile al corpo dì j 

(I) È falso dunque ctie solo dal giorno 16 maggio i 
vissero del piroscafo nostro come aiMrisca 
hhlorijue et miiitaire eie. pag. 49. ', 




jUàtÈmi^im -Hvnglia, né Ik^iebianzièn* didl'BifaveM che i»-. 
coDleoiporaneamenle in Roma valsero a mascherare 
ipii svelatantenle professali dal proclama nìent« liberale • 
dd taUs «stile atta nostra repubblica del generale Oudinot agli 
abbanti deHo Sialo romano. L' assemblea ([uindi nella sera del 
3t « radunò di nuovo; era oHre la mc»a notte, cnrìosità im- 
ptàcnte e folla nelle, tribune, la seduta riuscì molto animata, e 
d'-ttccnrdo col triumvirato drizza una protesta al General coman- 
dMte la spedizione, incarirato il ministro dell'estero Rusconi e it 
deputata Pescantini a consegnatila, che partirono a tal uopo per 
Civita vecchi a. 

Protesta 
>> L'Assemblea Romana commossa dalla minaccia d'invasione 

■ del territorio della Repubblica, conscia che quest'invasione, 

• non provocata dalla condotta della Repubblica verso l'estero , 

• non preceduta da comunicazione alcuna da parte del governo 

• francese, eccilatrice di anarchia in un paese che tranquillo 

■ e ordinato riposa nella coscienza dei propri! diritti e nella' 
H concordia dei cittadini, viola a un te.mpo il dirillo delle genti 

■ gH obblighi assunti dalla nazione francese nella sua coslìtu- 
> lÌQDe e i vincoli di fratellanza che dovrebbero naturatmehle 
«annodare le due Repubbliche, protesta in nome di Dio e del' 
< Popolo contro la inatloM invasìons, dichiara il suo fermo pr»- 

• pinlo di reaiitere e rende mallevadrice la Francia dì tutte le' 

• coiisegoenze. ■ . n i ■ ' '"" " '"*' 

' BMna 4» ajniie !,«« , ,\ ,",',", " ',',,. ',,',,'"' ',''1 

FaUa in sedfila jxijb^a or» uva finlinufridiiaia. 
Il Preitdenlif dell'Assenl^ea 
A: Salicrti 
T segretari 
PabBRRTTI — CoCCBI *- PeriNACCBI ,, 

BV La sera del 35 ginnsero in Roma inviali dal generale ' 
Oudioot ii tenente colonnallo del genio Leblanc , i) capitano i 
Btittonnet paiineoti del genio e 'il tenent«i di Malo mag^M«v^ 



1 



< 



FMTHtul .l'TVMn'bliBtr ai -iTthoB^ri 'dissero, le acco^im 
tM» *\ rrnnritti in Cifilavecchia, e sperutt cbo. le rieeverebben 
«^Hiil) ili llomu. per duvn era JDlenziono del generale di mar- 
t^tP' quutilu prima. Avendoli i Triumviri iaterrogati a che queslo 
hlVlHdi truppe sul suolo della romana repubblica . risposero, a pre- 
«urvjtre I» Slcito dairìnvasione. aoslriaca , appresso a sostenere 
miiA ^uvenin chf- sarebbe dai voli liberi della ma^orasza; 
|irtuiiiidt(i e a prOQiuqvere una conciliazione perfetta fra Pio IX 
I il popolo cornano. Ripigliarono i Triumviri non sapersi ccoh 
priMiiìurR come l'inlervenlo austriaco avesse lanlo leb: di w 
provocato in Francia, esser sempre di mal augurio una occopi-' 
tiune armata senza che la preceda vna richiesta, o almeno bbb 
comunicazione; non bisognare altra scelta di governo a un popolo 
che di sua libbra volontà si era coslitailo in repubblica; non 
essere immani in guerra col papa come pontefice, ma da Ini 
irrevocabilmente divisi come prìncipe, ciò risultare dal suffragi) 
nnvversale nà dovere la Francia impedire ai romani quei di^i 1 
che ella stessa esercitò contro i suoi re. Replicavano griarìali 
non essere ben certo se lutti gli elettori dello Slato RomaU 
avessero àato il lor voto, e mal chiamarsi generale la vol^ 
iì alcuni. Poteano i Triumviri facilmente osservare che gli lli- 
liaoi, gli Spagnuoli. ìRjssì, gli Inglesi, gli Alemanni non eoa» 
andati in Francia a contare gli elettori che votarono p^ ^ 
r^iubblica: e perchè volea la Francia ingerirsi negli affari po- 
litici di Roma? Ma i Triumvirì amarono meglio tenersi enln't 
confini del puro diritto e lealmente soggiunsero: a niuno essere 
slato impedito il volo, non averlo dato chi non volle, e doveni 
avere in corìtó' di aderenti volontariatnènte al voto dei piiì ebi 
non intervenei)dti loro lacitamente- adori. Poiché per altro l'occi- 
pazione a mano arn^ata del territorio romano era, come aggi 
in diplomazia si dic^, un fallo compiuto, potere i francesi cot- 
snllare per mezzi legali l'avviso del pubblico, e vedrebbero K 
il triumvirato mentisce, asserendo e promelleiido che inlerpelWe 
I0 popolazioni si . dichiareranno di bel nuovo . ta . favor ^delft 
fwma repubblicana, e volere assolutamente divisa daUo spini 
il governo temporale dei papi : vedrebbero non oppord 



iriuuit 



sta 

alCDQo oRlaroli fi rilorno del papa; venisse qoando più a ^ 
piacesse, ma tuUi essere a nn tempo risoluti che non <lovess* 
mai' più tornare come re, né a disporre delle politiche faccende. 
Non essere il papa Dell'opinione d'ogai italiano, come non polKv« 
essere in quella dì alcun caltolico, persona di ninna patria, nott 
essere lui né italiano, né francese, né spagnuolo, ne germanico, 
né irlandese, né scandinavo, né rus^o, né greco, né americano; 
ma per ministero, o, come in linguaggio religioso appellasi, pe^ 
mìssiODe appartenere a tutte genti, e lingue, e razzi; quasi 
etile cosmopolita e umanìlario legalo con ogni generazione uinaDs 
ove sia la cristianità propagai»: ogni nazione e governo dover 
libertà piena a qualunque opinione religiosa, e commetter sempre 
iolollerabile e braLale sopruso di forza quando pretende imporla 
a qaalsìdsi popolo indipendente. Sapesse infine la Francia che 
il romano paese godeva pace ed ordine, e sarebbe da guerra 
civile agitato e commosso per la sola occupazione straniera. 
Peifiistevano gli inviati ad allegare le accoglienze oneste onde 
«bboro a rallegrarsi in Civitavecchia; ma il triumvirato a buon 
dritta osservò che il popolo dì Civitavecchia fu pur troppo de- 
luso dalle bugiarde promesse d'intervento fraterno e favorevole 
anzicché ostile alla romana repubblica; se mai sospettato avesse 
che sotto apparenza di amicizia si nascondeva la frode^ e ad 
ogni costo volevasi riporre in seggio il prìncipe fug'gilo e deca- 
doto, sarebbe senza meno insorto e voltosi ' da nemico contro 
nspili non voluti. 1 francesi non dissimularono i danni che avrebba 
arrecato la resistenza fatta al loro arrivo: non volere la Fraocia 
che un accordo fra popolazione e papa ed essa ne guarantiva 
i palli; decidesse pertanto il Iriumviralo e lo manifestasse aperto 
se intendevano o no di accogliere amicbevolmenl« i francesi. 
I^olestava il triumvirato contro qualsia intervento straniero, • 
<^()Daiilterebbe il voto dell'assemblea costituente per udire e saper* 
qual fosse la sua sovrana volontà. 

XV, Cosi terminata la conferenza fra gl'inviati francesi et) 
triumvirato romano, alla prima seduta del 15 venne l'assemblea 
consultala. Espose il Ma7.zinì quanto ò stato da noi riferilo circa 
la pretefisìoue degli inviati francesi e le risposte dei triumviri ; 



1 



96 

al guadagnar tempo (unico scopo della sua straordinaria missÌMe] 
badava ad accomodare al modo suo la faccenda. GonosceiHloagli 
benissimo quali fossero le intenzioni del ministero di Fnndi^ 
e che volevasi ad^ogni costo rinstaurare il governo del pip, 
benché non fosse ancor tempo di palesarlo, tentò richiamare i 
dovere il signor Lesseps e gli scrisse la seguente nota che apo^ 
tamente riprova la condotta dell'inviato straordinario. 

« Quartier generale sotto Roma, 27 maggio. 

» § i". Voi mi avete con tutta confidenza comunicato b 

vostre idee, i vostri progetti e i vostri atti come io vi detb 

ringraziare d'avermi mostrata tanta fiducia, cosi mi credo k 
obbligo di rendervi la pariglia facendovi conoscere chiarameilii 
come io la pensi. ' 

> ^T. Poco importa la mia opinion personale; ma ilgo?eiM 
della Repubblica invitandovi formalmente a concertare le voM 
pratiche col plenipotenziario della conferenza di Gaeta ha eii' 
dentemente avuto in vista di evitare due linguaggi e due iMk 
tudini. lo dichiaro qui che voi non vi siete guardato affatto 
tale inconveniente che a mio parere è gravissimo perchè ini 
l'onore e la lealtà del paese. 

> § 3^. Dichiaro egualmente che voi agite non solo senza gal^i 
dare agli antecedenti ma unicamente guidato dalle vostre ispi- 
razioni e senza veruna direzione scritta del governo. 

»5^4". Discorde affatto da! signore D'Ha rcourt e da me e faccndwil 
forte e potente sulla circostanza, che io apprezzo moltissinW)'! 
aver voi dati più recenti intorno le intenzioni del governo dclb 
Kepubblica, voi disponete da padrone ogni cosa, e voi irapedifc 
Tazion dell'armata. 

§ T)^. Voi fin da principio avete spinto tanl'oltre le cose 
oltre gli ostacoli già incontrati per colpa vostra fin qui mi 
bra che ve ne restino altri maggiori. Ma voi vi siete per q 
parte appellato al giudizio supremo del governo, ed é 
l'attendere la sua decisione la quale io spero non si farà te" 
gamente aspettare. 

» S 6". Può darsi rhe i Homnni ci aprano le porle. Meno penlW 



itwd 



ÉÌ5 
lUb msmàf saputo «oliera l-opporUmità di scnMersi da dosso 
i' giogo e perchè non doreva sempre oonsegaente a se stesso 
fegeire eoUa forza chiunque sotto quel giogo ricacciar lo vo- 
' Lo stesso soccombere alla forza maggiore era non solo no 
re il principio ma renderlo più gagliardo , e forse oggi lo 
km dire invincibile : da che tutte oggi sono persuase le menti 
I papato politico non è che elemento di servitù per ITtalia 
: oon diverremo giammai libera e indipendente nazione fin- 
asceremo che regni sul Campidoglio, 
ravano dunque lungi dal vero quei nostri Costituzionali che 
ssegnavano ad ammettere nuovamente il papato per evitare 
i tlicevano con aperta petizion di principio, la straniera in- 
ne , quando ignorar non dovevano essere appunto il papato 
tiK> principio causa o pretesto delle straniere invasioni. 
[tu. Né l'assemblea mutò risoluzione quando verso la mez- 
;te dello stesso giorno 96 il triumviro Saffi le diede parte 
tre messaggio invialo la sera stessa dal generale Oudinot 
mezzo del capitano Fabar. Recava questi più vaghe e iu- 
iere parole onde il generale cercava ingannar l'assemblea 
i ferma e risoluta attitudine a- lui manifestata dalla protesta 
)resentato gli avevano i nostri messi Pescantini e Rusconi, 
omento non poco. Essere le cose in ben altra condizione 
iella che si credea sui detti degli altri incaricati francesi 
i la sera innanzi ; sapersi ora officialmente per bocca del 
ino Fabar essere imminente e simultaneo l'intervento austro- 
itano negli Stali Romani, e venire i francesi nel solo in- 
di precederlo e scongiurare dall'Italia centrale i danni mi- 
ali ; i Ire inviati della sera precedente non avere, che espresso 
prii sentimenti, .non quelli del generale Oudinot; averne lui 
speciale incarico al capitano Fabar, e questi assicurare non 
i il generale Oudinot munito di alcuna facoltà di sciogliere 
lestione romana circa la sovranità temporale del papa; dover 
prevenire ogni altro intervento, e interporre l'autorità della 
;ia perchè venga la libertà del popolo romano mantenuta 
Miciliata col papato. Sciolta ''la questione {Come Francia 
erava tornare in prò delle idee liberali ; ove poi la scio- 



iitecì deB* JW^ijhj^AO j La' «pc^imnei.fn^p^lKAl ii|Pf>av<if <,pM|pl^^ 
cnnQ precoDcepit», lasciar lìbem la y^rioDlà ^azionale, iffvtfoÀÌ' 
impeflire gM effeUi.di alUi mterveati sljraoieri (4,)..A niimtlM^' 
. gira la patente c^iriiaddizìope io . cai quii cade . tt ; ipeffiaggiftiH 
generale fram^ese ; più. appra ha parlato di coociliai: libeitàalir 
p^atp,, e qm patria di lasciar libera la. volontà ii«^ioiiàle^rO|i 
come conciliare papato temporale, di qui solo è«dÌ8eor8qi!(N||i 
Ubera volonlà del paese? La> spedifuonetera iiH;ominciat8^-«4|dli( 
menzogne e pare che mai non; abbia smentito se .stessa. .. . .> 
n pobbUco all'adir dal Trianmro il racconto .delle gpmiliilw. 
asaicnrazioni recate dalF inviato . francese j^mppe Jb [ngfliéiJt 
ripk'Qviuuone, che si fecero anche più manifesti i.quavMlp 8ÌilN% 
9 segaente rapporta dal ministro Rnscooi sopra le c^nfar^iiteàt 
lui avnte in coqapagnia del Pescantini presfia-M gtiierafetjQkr 
ffinót. . . .^ .' ' ,'.. Mìs 4.d 

Roma, % aprile 4849. ' Ma4^ 

«r Ieri sera alle 8 ci siamo presentati al gé^ràlè OuÉHIft.' 

a che ci hi accolti con gentilezza. Gli abbiamo dello chè^v*' 

a Tannanzio d'invasione delle sne troppe la capitale si etu diAiH 

mossa, l'assemblea si era messa in permanenza ed aveva dM^ . 

a tata la protesta che c'incaricava di presentargli. Egli letteli^ - 

or protesta e parve maravigliarsi che si fosse in essa usala ft' 

« parola invasione ; disse che tal parola implicava conquiste; f 

<c che la Francia non intendeva nulla di ciò. Lo pregammo^ 

a rivelarci allora lo scopo di tale spedizione, ed egli disse IMV 

« aver essa altro che quello di mantenere Tiofluenza della Franéik' 

« in Italia, essere il nostro Stato minaccialo dall' intervento mh 

« siriaco e napolitano, non poter la Francia consentire che qa^ 

« seguisse, es^r venuti i francesi per oppiòrsi ad ogni misliit 

« di questa specie. Il generale mostrò quindi stupore della Gre!' 

« dezza colla quide erano accolti i suoi soldati. Gfi spiegamÉI • 

(1) Monitore Romano. Assemblea Costituente sedata M ' 9S aivili 
1840. pag. a34. 



PfnÌ"Tr"' ilìil|fr''~r''i '"' freddezza derivare dal. timore cbe e|# 
« veanio. fosse ,(teTti>ppoggiarR una retilAurazione. il generale per 
« tre v«lte diobiarò' non l'^ssere (io neìla sue istrusionì; non es- 
• sere, egli ripetè, venulo che per {guarentirci da un intervento; DOd 
volere .in nessun luotlo influire sulle cose nostre, sulla nostra 
n,in^ifra di reggimento., Braiuiir s\ che il volo delle popola- 
> zioni liberamente ^i esternasse, e a questa, libera manìtesla' 
« zìone concordare i suoi disegni, Non avendo la Francia rico- 
" nosciulo ancora il governo della repubblica, egli doveva met- 
ti lersi ih un terreno neutro e bramava lii conoscere le opinioni 
u vere del paese. Gli dicemmo <'lte nulla di me-rlio chiedevamo 
« giacché il paPSf fra tulio (rompalto in non voler più il regime 
« aiiolitoj gli ricordammo duecenlocinquanla mìlaeletlori che vota- 
« rooo sotto gli aiispiciì di una scomunica e delle roinacci^di tutta 
« Europa a mostrare quali; quel regime fosse ; lo esortammo « 
u Iraiiquillizxare con un atto pubblico il paese, a fare un ma-' 
« nifeslo che disperdesse l'idea invalsa del voler essi esercilace 
■> una coazione qualonque, del voler essi una rfìxtaurauone fatta 
° impossibile, ed egli chiese che fossimo tornaLì da lui questa 
" mattina alle dieci. 

« All'ora indicata ci siamo trovati all'abboccamento. Egli ci 
« ha riconFermalo qoai^to ci disse ieri aera, e ha soggiunto che 

■ mandava a Roma con noi un suo ufficiale superiore per es- 
" sere interprete de'suoi sentimenti, ha detto che l'invasione dei 
" Napolitani e dei Tedeschi doveva ofa accadere, e che i Fran- 
" cesi erano venuti per impedirla. Abbiamo insìstilo per una di- 
1 cblarazionc se è possibile anche più franca, ed egli ha detto: 
" aoi vi dimandiamo ospitalità, accogheteci come amici e amici 
" rostri siamo; non abbìam missione né di restaurar il passato 
f ut dì opporci al libero voto del vostro popolo; mille tradizioni 
<■ di gloria cotlegano la Francia all'Italia ; i nostri padri com- 
" battevano insieme per quelle idee che l'eia civile ha tradotte 

■ in atti Chiestogli da ultimo che conlegno avrebbe spiegato 
< ave la reazione in favor dell' assolutismo sì levasse, disse che 
« egli ìnesorabilmeole l' avrebbe fiaccata , che era avverso ad 

■ ogni coazione, ad ugni intemperanza, che voleva l'espressione 



^sBMel^ è flAHiMlà dèi pMs^ i t tìtt Me (èj^ÉsÉÉ^ v WMflb 
m étìhL liberft e Affa* «MIA, i|iiel vesMIo ehè Idllini' timMlM 
« in CSvìtatc^i^cItta dficanio a qaeRo della BepoUrtica XÒiiiÉt', 
« r MiMati 4f Francia impetaiio {lagnarie. 
'■' « Eccovi cittadini q«al fa Fèsito defla nostra dt^ntaiiMé; 
t pesatelo con criterio ora , e adottate cpteRa linea di tèoAsÉk 
t tìttt il vostro senno saprà déUèrvi. » • . i\ 

y innati: Carlo Rusconi 

' Hinisiro degli affart esteri 

FuNsaico PBSGAirnm 
jRoppreMfifanle <l«i pup^to. ' • 

AblHatto f nOstM lèHofV ben presenU all' animo quéste ÌÉBi- 
sogHe^' promesse del Generale fiancese le quali sono toA 
flKttto riferite che lo stesso capitano Fabar presente ^d mI- 
' léqaié era pronto a sottoscriverle qaando se le intese te^ai 
dai nostri dae inviati. L'assemblea fra le ambagi di quelle fitf^ 
Elesse discopri la condotta ambìgna della Francia, e cbme 'let 
fàmente osservò il bravo e positivo Gemoschi bisognava indurii 
a spiegarsi meglio e dichiarare schiettamente il ^o pensiero'. 
« la Francia , egli disse , ci diventerà sempre 'più slimpàtica e 
« àn^ sempre maggior riguardo agli interessi italiani quinlo 
« più noi faremo vedere di curarli noi medesimi : ora io fico 
A che nell'interesse italiano, nell'interesse della libertà, neVin- 
« tereése della Repubblica Romana, Roma non può avere glla^ 
« nigione che della guardia nazionale di Roma »; di che col- 
chiudeva che le vaghe psirole riferite dal àiinìstro Rusconi e dallli- 
viato francese non mutando affatto lo stato della questione, convenin 
di tener fermo di respingere la forza colla forza. N'olio stesso 
avviso veniva Io Sterbini , il quale avendo richiesto al ttusoóni 
se il generale francese persisteva nella volontà di occupare Rovi 
anche a costo di combattere contro if popolo romano se mai si ^^P" 
ponesse, e avutone risposta del sì, ne deduceva con logica evidienn 
doversi durare nella presa risoluzione di resistere. Sorse a pM^ 
ture il triumviro Arme)lini e fra lo stupore della Oamiera e deBo 
tribune insisteva ' delta migilior fiuona fede' del mondò m pmnir 



i 



(Mhfttf ilal* litistro oliiriktro degli èsiéri ttoit a^ lei^ ó^ fl «olò 
Biièii^milAUr di tògliere^ da Gaeta % potttefice e rìtioffdarttt Mli 
nà'tentòfica rteidèifta di Roma: pd dòibiitib temporale dvé^ 
ttfiMr il {kipolo rodiaho che era finito pef papa, essere passfatò 
ikSle mani dèlia gloriosa Repnbblica che ci ^vernava, e ci go- 
vernerebbe ancora benché entra^ero i Francesi in Roma : l'a- 
iÉ^ia di Vraiicia dovere an2i meglio proteggerla cohlro i (en- 
iilliti dìéli* Austria' e contro gli assalti di Napoli. Questo ragio- 
ttìàt del 1*riamviro fd mal a proposito interpretato dat tniiii^ro 
91 Kraiicià e da^i scrittori a Ini divolf, quasi fosse Consilio di 
matìé dia balia deirarmàta francese le sorti di Roma; (|aafldo 
a iiir vero non è che testimonio della illdsione in cai versava 
flIViitibvirò che faiai' potesse dal francese intervento aver salute 
è ftocòoTsl la Romana Repubblica (1). Gotesta saà pateiAe il- 
Uiioitè distrasse (*/on sennata risposta il deputato StertiSni niet- 



-i. 



»:: ■.■....• 

,.J[ty.A smentire le parole che O. Barrot pronunciò alla- trihona il 

9 ÌBaggiò'(Vedi Afonlteor Un. séance du mercredì 9 nì?A)ètsi tur irois 

MÌÉI9i^» deux àppeltcUnt là Francè et c'étaint ceux qui etaini les ci- 

tÈjfm ìnéigèimà de Roéte, le plw intimeiHemt ìiéè txnx vérUahUs iMé- 

fÈbdM.EÉaUfromains etc. Basta qui riportare tlcone espressioni del- 

KiUlnBellmi per Dur meglio capace il lettore che qoel triumviro pavlaya 

|HJh aicprezza che la Repnbblipa Romana fosse salva. Infatti egli diceva 

ipèrtamente « La arancia quando dice io entrerò anche a parie di 

iftèèlà queiiiontr (del papato) non parta di poter temporale, non parla 

M'MMtlMlft .... Ora ehe n eomhhti in che modo possa il Pontiefiée 

Mamam vemre a fititéeìf %n Roma,, è una questione la quale rieura- 

iMiUlf,iiMi:n può decidere in um momento, e la quale wMUré ktseia. per 

Mvfn l^fio , non porta con se alcuna lesione alla nostra RepubbUca. 

IMe Queste cose possono combinarsi tiwisme, e quando saremo al punto 

m ci ì^ ^of^à iÌHporre^ che ci si dirà v il Papa non può risiedere in 

IMiaa, 86 non* ^lla testa corbnalà, se non' con scettro i^ allota hot di- 

tmmwCeii^tkL tutta • U Papato è decaduto di fatte è di diritto dal pó- 

l!l9..l|tt|peralei ». Non seno abbastanza clnare ed esplieita c|oesfeB parole 

WAmi0llmi^4a ropdere^^Qcorto ognuno ^Uingannoin.cni viveva qui^ 

nbìyivijro il qi^fe jpersuasp. e^^ I Francesi i^on venivano a distra^^^feTe 

iffte|kiÌÉMfit'ÌàÒÌÌ^ ette noin si resisfesSé a quelP^imata. ^ 



«KM 

jjjij^ttac to fiffgf ^ella Rqpiihhlici|(>Bpinw èiidc^ fi 
c.Qoi, siaiiKi .ypL^ìi. deL'FiaiMse$f^,.n^ doMuama fue jai»dk|l 
.« fe^..fVi tempo dalla BepulibUca Franpies^ quando vi 
.|ii^lamf^« . jiji. BepiiU)Uca BoiBana; e fii yaniM#o,'Pq?i 
J^(^ stappe qlM^.icì '.«i concedeva di £ure tatto qvdlo 
«i^liQpal^ea Francese yc^va che 8i> liceale. jB iqnieito oi». 
ced|eiebbe quando aTessiino dietì a. «odici mila yomqf||J| 
^ffp^^dfifA^ Kppuk. Quale sarebbe in lai xmoMjkm^ 
/gfsifii^ì Quale sarj^bbB la Cwna della imstif^ 
^juìfi^ I nostri nemici avrebbero . tatto, il campò 
tijMiiiaie. df^ brighe , di Care = tntto- óèt die vorreliben!. 
cjCfBitafiQ e col danaro e con tutti i mezzi. una jrei^ione,. 
rintemo dello Stato. La Repubblica sarebbe cosi debole 
non potrebbe impedirlo in nessunissimo .cimto ; ed una 
accaduta la reazione anche ih pochi paesi, anche in un pafeifl^ 
si direbbe .- ecco la volontà del popolo, ecco la vera magpif 
...ranza, sì richiami il papa, ù rimetta al suo dominio ieM|i^ 
fiale. Questa* gran questione religiosa che essi to^ìodo^éI^ 
Ulta eoi rimettere il papale in Roma, questa Tabbiamo sctòilj 
La RepidAlica Romana non si è mai opitosta che il fMpl 
▼enga qui come potere religioso, essa anzi è pronta a daq| 
tutte quelle garanzie che vuole, a dargli tutto quelfa pp u ui i 
manto che vuole, a fargli tulle quelle j^roposizioni le piir gpH^^ 
^^Bose, le pia belle che mai possono farsi, poidiè queslo'è'lt 
paese ove deve risiedere il capo del cattolicismo , ma cqIéA: 
capo del cattolicismo. Dunque rintervénìo francese, ri j»dor^ 
fr diretto a lutt' altro che a proteggere il pontefice come cm( 
« xelìgiofio ; è diretto a distruggere la RepuUdica Bomaua.Ai 
L'Assemblea imiata dal Presidente a dichiarare eoHUitfÉ' 
» praprib tol6. si kvò talla qoaiiU «ome i»> soto>»a t^. 
pìk fin^bffosi appianai delle ^ffoBate ^ìmm- cvakao»^ 
crete A respingere la forza èoDa ibrza.^ 



•cJlA^hi TCriià.l'AfÀeBAliea dovea cimgliaTè sentenza' pél 'nbovo 
IMoteoMicke il C^eràle^ in capo della ^ediziòiliefrance^àtanr-' 
l0lt» secondo la pròntèssa al nostro Ministro degli Esteri Ru^ 
igodì, da che questo proclama in aperta contraddizione col pritnò. 
Dostrava con più evidenia; quanta mala fede fosse in quel go- 
pomo e nel suo rappresentante militare in Italia. Sì voiea ad 
ìffkì costo evitare una zuffa tra le armi francesi e romane, si 
rdlea entrare ii'Roma senza colpo ferire per uccidere la nostra 
leplibUica ^. disononur noi Ja. faccia all'Europa, e >per 'scusare. 
|^n^„jciagaratp> intervento . eseguito^ contro ogni diritto, dellot 
giBti;-ejGpotrO' la stessa costitui^ion della Francia.* Ove fosse, lutato. 
illD)iHHi||. con, quale- autorità ;pptea un' generalef4i sp^hione. 
■oanUaie un alto del suo. governo qual era il phmo prodama 

• foggiarne un altro a suo modo . e capriccio e in contraddizione 
od primo? Noi qui lo/tecliiamo perchè resti nella storia nuovo 

• solenne documento che i Romani non solo ebbero a combat- 
tare contro la forza materiale delle armi, ma più ancora contro 
UrcoaUnuata perfidia degli inganni. .ji.' » 

ABITANTI .DEGLI STATI ROMANI ! 

vCj-U9,corfio di «ariBfUa {Ba^<cese,<^ abaccato ysul <v<^tnp;«terri'r. 
ledoi; U saO^scopo no<^ ^. d^:,esercitaEyi una .- influenza, ojipies^ 
«fa, né d'impervi un governa c|ie, fosse contrario ai vostri* voti. 
I^f.^;^icpntro yìeo^ « proleggervi dalle , più. grandi r sventare. 

e Gli avvenimenti politici dell' Europa rendevano inevitabile 
ri|ipirizione di una bandiera straniera nella capitale del mondo 
cmGano. La Repubblica francese portandovi la sua prima di 
9^^klÈìA?"'éèL «ma- splendida testìmbniaéza delle sue' sitìipàtie 
i«W4l> if^fòne i^fhiWa. ■ -' ■' 

#<leooglietèici' cotale^ fratelli; nói giu^iBtoheiremo questo titolo : 
ioi rispett^emo le^ò^nirè pérsotie e le? Vòstre proprietà ;'j>a^- 
RM a contailtf latte le' nòstre spese; noi ci accorderéìnlo botile 
tttorità esistenti, perchè la nostra occupazione monè'ntafnea'nori 
f^ponga'^fiona Soggezione;' staréinò a"'dalva^aÌirdift'"<Ìert'ottor 
watMt deHe vost^ trà()pé\ assoèiandòle daperintto alìi^^^oirti'^ 
per assicurare il mantfriiiiiféoto deU'èrdine e^ déHa liUetl^'"'" 



m ■ , ., 

:>GintOTsechi*, te aprii» «SM^ '^ 



• : 



r i' - 



jjpnierab 



flww»- 






criM AiÉ» il 'SWBO'ffMBiM te» dÌ8liM8 firm iiaiiM«è 
dl'AnOMÌi MÉf iaéolpaidolft prima Mie fame 
MfloÉtt; p ptiitiid» iottO' te ffoledòM délb fc^ i' 
lMBlUto:^Jfc|lpplMlamla goerm eiMro l'afiittà 4i 

'^y-.-i; j .. ]IWIIIMLiCA'^MniàN& '•.. r^-cfiivi 

m non m piq b jno. popolo. , ,^. 

fl^Giednido nelle generogè iwtà <bì Bammà^màMi ftMi»ì| 
• « valore : • • 

« CoDseii che sebbeoe deèiso a difeòàéré fino agli i ìIiimì, 

• >coÉlnr ogni isvasu^^ l'indipendeMa Mk ma te)M;^ Il 'j^iftb 

• érHoma wn rende maDevadove il popolo di Finaida itjfi' 
« venroii e delle oalpe del ano ffovemo : " *' "' 

a Kdand» ittmitalaDieale tiri popola é nella aanliift dèTaMti^^ 
a 'eipio nepaMilieano ; ' '^'^•-- 

'-•' ' n Trhmmraio itcnlm . . " ^ , :^. 

.ir^ filli strwieiji 6 seewiamiiota i f?cmm ijmwfSà^mfmif 

« aaenle in Roma sono posti sotto la fìalTfflflB^ailia it^ik nuriiiir 
^9(^ ^wàif^S9kh i^im^ ra> jdi laaa mpua pobbimì». .^ija» ■ ^ ] 

« ^f^ jfnfg^i(s9» Ux 1^ oltr^WHi. p maleatie. > <«r 

iR)V.4P9^PW iunsUevil a ch^ nefann d'esali \ mm ^i m% \im 

iM4^"»f ]«!fW»^ 8QNi4m avi jm^ :à9ìaii^hmtfii^,j0f 
^P)jF.jM|fJ9dip^^ d'Ihlij» ^s^a di^ikpBOi». 4i ) piH »!ig« &^ 



LIBRO ^W 



I ■ 



tf» 



Sommarlo» 

a-éMi'ìMMile -- Anmlta francese — Xeiizogiiè del Generale Ctadlnol 
sii wmmÈo éOà» «flifliefie franoetl»— CMdiaioni mllilarl detto Stai» 
Mmm-^ ^^915 Ino 81^ nìtìmì avmilmenti -r* Pregette di rìfbnne 
ii^cjlhi Cmnil^jdi Stato— Pìiorgfmiwaiane deU'amiaW »MfiMl 
ìq la,'eapitQÌazionQ di yicepz^ — Il )|inbtro Ca|](^pellei — Difj^fiffjij^ 
' iwfMù ' oA*armata — É8f;cozion^. dd piano 4^ ì^ippiBllQ, -- Goòi- 
BÉnkfae di i^err^ e nuovo plano — frospetto ddTahnaVi a leinpo 
dela i^Mrra ^'Bagie AiìMMicési iiiWao^aA*ÀnBata vraàtanà^'Oàl^ 
^ittronuuil». italiani e atMoioii -- Gemo rtòneo: de' eott») frtogolirt^^ 
al servìzio dì Roma — Offerta dei Grofii t- 4Mva gpnliifiMWpne <Wlt 
seraogna dei Francesi intomo al nomerò d^l stranieri neirarmata 
romana — Numero e stato delle artiglierie romane — Monizioni da 
gaenra — Marina francese — Blarina papale — Progetto del Governo 
PfVfvìaorlo — Apparecchi per la Marina Militare — Prospetto de' 
(sgni miovì da costruirsi — Prospetto delle spese occorrenti. 

I. Costretti dalla turba degli scrittori ostili ai nostri movì- 
ttmli italiani scendiamo alquanto alquanto e forse più del do- 
vere a particolari non neeessarii alla storia né a noi o al lettore 
^KbUevoli; perciocché vo^iam pur non vada senza risposta al- 
cuna delle tante calunnie onde nei racconti e giornali e romanzi 
teiiaiit costoro di sopraffarci. Prima pertanto di narrare i fatti 
fame combattuti tra i Francesi e i Romani è mestieri di met- 
lere come in contraposto le forze delle due nemiche armate 
acciocché il numero ad arte rimpicciolito deg^ uni ed esagerate 
ibfi altri nop sìa d'impedimento ad alcuno a giudicare della 
verità. È indamo avvertire che la cifra da noi arrecata é la 
■miorn a cui daranle la guerra arrivassero i combattenti. 
OneOa del francese esercito é traila dagli scritti di due uKcialf 
di qsdb Stalo maggiore. D prino è il aig. B. Odmas capitana 



adktetto alla Moonda;'#Mi«W>deUa ««iiriape (fltaSa , Mm 
delb rdaztone deD'«4j^(|Ìj^||l|m^^|^[^||l giornale di Parigi 
Ì^Spaetalair SBUbàrt del 45 decembre 1619, tradotta e rìp^ltlà 
nelle amMaaiotU tloridu lii E. Duisolo inforno ot oolonlari e tir- 
aagiieri lombardi : l'altro l'anooiino s<TÌUore dell'opuscolo mlM 
hlo Cenni Storici e Hililarì della spedizione francese in Ititi ■ 
va officiale di Stalo [naggioi||^iP^d^,;pistorique et militatredt 
Texp^tion fran^ìse en Italie par un officier d'État major. Utt- 

nX'esercilo iavasnre comandalo dal ^ni^r^e in capo Oudìntl 
(fi-'Reggio si romponevtt dì tre divisioni ili diip brigate ci'ascona. 
Cètìeralé della prima èra RRgnauU de'Sl Jean d'Angely. della 
secónda Roslòlan, dellti terza Guesviller. Comandava^ i) Geoioil 
generale Vaillaut , lArligUeria il geu^raJe Thiry: ci^ dello 
- SWa. -««Mlisres^flettnkncnii) cdsnello ■ UtMrti«<'A»''1lNk 
.■ÉM> fr'ywtyMtu «Me «làM^u »>'' i:'''^"' : ."")'>" '*> "y^'^r-t <- 

UiimWlfcn ruintili? !lj:»ii otìtiuh Ir «a--)!;!! i'^^nfi'l j^r t.i«u«i8tf 
cb r(i«i*\lMr< ^l'ciiin't ^ti'iil)|ihii »H*jl> -liste i (n-imulT - rjwiiM 
mnittii) i ■■.•*iV1 - ■.-'■■- >i;tj -lahiM ■■■■■■•wbH •',ii'".>!I '•■■"■«'3 



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UBtiiSìiw- (fi iifc jK:.dj oJJfiii) "l«iii ;ì' ■ jj" ■;-juii Jj o«t;-i, 
«il:/!. .-..■:;.'!(•■;; i. jiimali. r-^. -Jiì'i.'.'.'iini'u tue li;..i iJk 

/■.l j ÌJ:.-'I'.IÙ \1}it iifl «Vii.'' 1! "'d* -'tfWrfi .. r; .. . Ji .» 

ilDHliiWf^nLi't 1 d MiiJifiviiiA :fi'j-jif;; ni "j-.inuJ' '•;> *. :n«i; 



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tmm^^^'^mmimm 



il ACCESSORIE 



e Vaillant Gomandcnte il G«oio 
dello Stato Masgjore del Gonio 
1^ Reggimeoio dei Oenio 
3* Regg. del Genio. 



Xiry Comandante l'Artiglierìa 
pò di Staio maggiore deR'Artìg. 



Genml 



15"^ Regg. Pontonieri 

laestranza d'Artigl (una sezione) 
4^ squadrone del trepo de' parchi 



il di gendarmerìa, del treno degli 
[ , d'operai d' amministrazioni, e 







ijf 



1 



h 



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e- 









Vi. 



I ■ 



■ Il àM^ 0l aiaabantmo 

8 aUatjoqi^ olbfiofl^i3 






)£. IL llfliiig-sA orbitava 



Uff / 












3V.012r/IC II! 



^nUasckulMna il : iHnnero deHe Mtiglieeid'peii ÌDtralItneittìy 
)Q{iitaxs6 teifflenjBOgae dal igt^oecale t^Qgidiiifllt • I^el .-sao. disAoiM 
j^'as^einblea lagislaliva del aunag^K) ?48^d;a88erl cbe.ii?raB«Ml 
fevaiio appeaai; 47 pezzi (1) quando olire:. qu^U^ sbafcMi.col 
uno» corpo di< Bpeétsiona .si^ipiaino^'cte altri 4^oe.^«Ddèro>ià 
mts^ sol Ciktoforo Colombo,.^ 'aitra baiierìa di canipagna 
Ua^ faegaia j» i Yapk)re XOrmo^ptfiìi 19 dello! i slesso, mese/ ad tt 
^ sopra Gasarla tnmoccbiaia dal ilati&antjd carri dibattiglieli» 
^^cannooL» d'assedio il 7 giagnov edt'ili-.4i9l'Un(a j)^tleria del 
l^ iMiggknenbax. d'artiglieria .fa imbai^cala a: Marsiglia far^bordo 
elle fregale a vapore ilf(ml«zttmalef jCiptf to/bro.. Ooft^mfro ed aliti 
)cora. conile risiilla.;dalregistrov>del 'Comando -della'MarincIria 
Siare: R^matia a. Gtvilaveccbia: numeri;. 688 | ^099^^ 74 7 ^ 714. 
)QC..]^Via ìLIX. LX.;1.I|> OHre à ciò il nmnei^slèssòi^degils 
i^glieri noQjipiecolo <^he siiccessivameatsA(^rodavaao^ è'ébiaiMii 
idizìi#iicbe: oqn sólo eraao. molle le perdile {aUé da qQe|'eov(M» 
I {Q(9rca , mat; eraoo ':;inoba itiolUtle: arliglierie' da> servire. Ad 
ritii.eaimonied t0on0cdieU?O'iintlbattaglione infiero che .sbarcò 
alla fregala a vapore XAÌbatro» la sera del^S maggio»; il 24 
Wlo.t^so H^e ne: arrivarono 'b^n 149 dau^Sasiia ,8i(> vapore 
J^fi^ra(A, r ed, ii^ltri %^^ ne » gì wsero da Tolone Volto giogno^ siri 
!l|Rrec ambulanza <ìlr0j^, e ne-s^guiroho altri ^ome consta dal s«*^ 
ÌlH4h)r««istro nu^36, 7^, 780:(JK)G. LX.LXn.UJUOiiPossiam 
ImqpB aver ppr<fenBo;i0ssetie! «menzoigfliera la cifra'dei 17 cannoni 
cK^conMa dalvgeii^caAe Ondinoti ;all*ifssemblea.T Possiamo anche 
^Ifl^en^ di»i(^rtissima.«eienKai che ii;- Francesi olire Ict^proprie 
Bss^om^ 3^ «ombaltarei apohe lii* arMgltarie nostre, lette dai^fiShn^ 
b^rcieciiia.: Infatti il .capitano Yacqa «della 5^ cpmpagnìai>deif «o^ 
BbJii^annofiiMri^ìdi •gTia«^igionei,;oolàrmandò rapfMrtn.M rf.9imaggh 
Mii^ 1)1^^, 69,. fib^ i ; Francesìidopo , ayer^ il. 99 Aprile liUìsarmaAo 
i iMstri artiglieri s'impadronirono delle monizioni da 'guerra e 

iiitrer'peazi di artiglierìa ch<e seco trassero al oam^t"('DOC. 

1-1 . ■ . ' . • ■■*'.''.• ( 

(1) Va popolalìMi>romiiifie n'ètait pas* béstile à l'annéfe fhm^^lsè; la 
PCove^Mt qaé^Mnt nriHe indi'viéiis, qui avaitit 390 pièce^eh baftterfè 
liiiid DOUiB n'eD aMons qae f7, soift vèfnud'me troavér et^. 

AnemblóaJtetiomile légMlatilie. Sóatuse do 9 iliai.' * •*' *''^' ^^^- -'^^ 



«il 

XliX. B. ). f tt «ndte dMto ohe ptmàmmii^ «Uri cAumì 
dui fertb,' ma i|H)ufliè :<ii;fd 'MiiqpDddM 
ftoiM venne intemAto, 4iòi '«oa poteiamo miUa «ffinoMani 4Mb; 
doro. Stendo pei a qeaiito eeriesero i &ae liEBciali finneeiidK 
ini eilati piii'«opra TaTliglieiia dei generale Oddinot eonlM| 
W peiri inòirca, giaochè 3^ erano i pezii di éke fli oeotpeMji 
fàno le cìttqee batterie da campo, e di 30 le eionqiie d'aitaeÉI^ 
eiMcbna'ddle quali ateva dbé bocdie da SI « iqpaltre da^M^ 
àrirogi i «qbefle dièci batterie qoèUa dei quattro mortai dall' 
eiDteiìmi^ «e i quattro petti aia Paidians delia aMma'^lii 
18* ed ama 48' peni d^aHiglieria (I). . '«I'«JJ 

infine eiéendo in Rpancia ciascm reggimèailò »A piedi #. 
goerra . Ai tre iKitta^ni « meoiin beltaglione il pilr'di 
«oiMnt,«'MO il menored o^ri eqMidroiie di MS; il 
9èi: abbiamo pter qirantinnirttre tettagUoni dì fanleria.'e: 
otti squadroni di' eavaDeria 95^40 nonini: aila «pmle eifettij 
glongendo'le 6 cooqMgnie dd ^em, quelle «deU^'ittii^ieritfl 
oompngM e i distaecaoienli «fli^taltri eorpi ni awà vi 
iiitomo a MMO noomi. 

O. Quanto afla In^ipa id<dla Romana Repubblica primtti 
iMveranpe i eorpi obe la oomponcpruno pevera che riandipÉij 
bpe?emenl6 quali fossero le. «oddirioni mititarì dei nostro 
atmtì gli ritimi avvenimenti. "Volendo i papn potevano avuétt 
esercito Asc^tinato ed ajgguerrilo finilal 481 5 -quando MNlllj 
ìnfitaurati dopo la caduta di Napoleone. Rrano moltissimi $44^ 
dali e f^ ufieiali -delle Stato «be avevano mHitato sMaM^iffat 
eapSano ; eni già introduUa la coscrisione neHe nostre pr&éiàlH 
douevano i preli per patto segreto del treltato di Vienna lH^ 
eire miVarmata ^ 17 mila soldati; a -questi elementi «onmli{| 
elva: cbe:la soia vdlontà dei gevemaoti per avere una orgaiuiiaMtt|! 
- ■ ■ . . . :•:■ a,]": 

(1) Volend» anche credere che m quelle parole dette tàt^mmÈlik 
il 3 maggio 1850 e da noi riportate nella nota a pagina 399 il genaoll 
Oudinot intendesse parlare di sole quelle bocche da fooeo ebe acio)M 
dossero dentro Roma entrando i Francesi e non di tottal'artìglieiie^uÉ 
soggiungiamo- in tal caso che non solo quei 17 peni eraap -in* 
ma gli altri molti che dal Gianìcolo mioacciavauo la cìjttà. . 




tir 

tTdielL'lta1is''e')dfll''secolB^' Ma la teocrazìa de' Hoetri 
I per sistema di tulle le. innovazioni anche ne- 
! oltre al non faroe nuUa . abolì di snbilo la co^crixione, 
« per> ingaggia, e per obbliga imposto ai comuni di Tomire un 
Unto 4i annàtJ fece una accozzaglia di poco più di 8 mila 
■tonini talt'allro che soldati. Due reggime-nti di fanteria a tre 
battaglioni, due de' quali da guerra a tì compagnie, nna gra- 
MAieri. i facillcrì, ed una cacciatori'; il terzo di ^ compagnie 
bcfl'iMi cfaiamale^^ di deposilo. Una di questi reggiolentì pr^si- 
^eraRooia.ComaFca ed Umbria, l'altro le ijuattra legazioni. Per 
le JlaiKbe era un battaglione a se denominato balta^ione Uarch« 
d gtfd eam]>agnie, una granatieri, àei fucilieri, ed una naccia- 
Hài OHrc questa f^lcria facevano il servizio del papa o de4(é 
huuioni eccteetaaticbe i compagnie d'un piccola battaglione di 
BMilttierì.JJicav^eria avevamo an reggimento dragoni dìK com- 
fUfftK, 6 Ael centro , o come te chiamavamo bass^. una di ri- 
■Dnta, è'«Il>ma scelta e questa scortava il Papa e vegliava ma- 
sthve e corso in carnevale. L'artigilieri» contava 7 rompagnie 
paiM da piazza e parie da coste, baitlerie da campo nessuna. 
Quattro erano finalmente le compagnie dei veterani o più pro- 
prÌBflKBte invalidi . senza alciHia compagnia di disciplina : la 
pnoMion militarr erano ^li ergastoli. Due reggimenti poi di 
casabinieri a cavallo e a piedi erano la forza politica. Tirtla 
«-•cMl ^nte maliisima soddisfalla di servire aipreti che poco o 
MlUa di cesa cnrwaoo prese per ta maggior parte ad aiutar le 
sflJkvuioni dal ^S'ó\ in ftomagiia e nelle Marche, mutando per 
mancata opporlunilà solo fedeli pochi di guarnigione in Roma 
(l^j Scadati degni dei ipreli e fonnaii da >loro erano quelli che 
40MOi|kagnn«flnoiil cardinale Afeaai nella feroce spedizione contro 
quii (in oli, tulli ribaldi e -mahiiventi <delte campagne romane. Li 
iiweseìò il cardinale su quelli tDfJeltoi paesi dMe uccisero, ^i' 
nno, rubarono, stuprarono, e d'ogni falla nefandiU commisero. 
Jk«llro 4>Dteasi a«pfltlnr da costoro uomini retti {il delitlo per 
^Pl|>^ gli slesBi spreti: li facevano accompagnare^la^ sgheifì 



^f1) fìajitiero. Gli ultimi ri volgimeli lì italiani. Pnric prima, cap, 3,<\f. Si 



I 

J 



99t 

à; «agallo «cciecchè/.li v^ntutiessero >da1b*òliiAggttir«;i|.flaeiÌKlilÉ 

insorti tliisgtuttzif^sero conUio leretUà ribqlIK jJtp^aidinf iil 

laro camaficioe lal.eorte di '&oiaà;«la qimlefinoni Yerghgnmeri 

uaareiquei mesLti ^ rilomare'jnii» servitù , quelle gMi(9me« a*M^ 

topata popolaizionl:, mezai peraltrofìnsufficientf sé.l'aiato iÉoonèi 

deir Austria die •chiamata venne con nutakerosé >aniri/ aUjrJs€0pa 

gar^ le^lHomagne. ' t ■■ . .? . : /> ^i-. , uni;;!*!}*; 

. MI. QL {'Sedati^ quei muti bisognavano truppe fedtib;f'a CrigÉi 

X<VI;6h0r*disperando: trovarle «fra- suoi, né bastairidagiitOa oMtti 

del^ cardinal Albani. prese v' a> ciò ■ icoiisigliato. pnr'^iaUMiijHI|^ 

mazia.» alcsuo servino doeireggimenli •Svizie'ri frai» qiattlii 

podi GOQgedaii da iCiÀrlo|X, e invece di«apiiolajreepiiiia>itìltol 

Napoli Odi r.eaaUmi deUa Gonfederaxioa&TElMtcai patteggìdlj IcoÉ 

già'OOSbun&va^i coi. capitani ^.ventnracon certo Salis e GottMl 

com^andaiili'deiriviedeainii. Furono le condizioni igravosAelsinniJiin 

rana, e.prowedati ^ Svizaeri di codice militarev vesSario, hHI 

pciiMsiaBi'iiQ -modo affatto' difforme dai nostri; Postt-ad^dàmipl 

Bomagoe erano iavisi a quiei popbli^ ma troppa diseiplinalrl 

Ottima fanteria con> una batteria' di campagna , in tiitto' iH 

soldati* ..I •■?:... • iUii^i otUnf^ 

Uà Romano al servizioddl' Austria, il tenente- còionnelto'iaii! 

boni,, raccolse anch'egli qual altro capitano di ventura inalin 

niuaero di gregarii onde compose un battaglione <ii 4^Odiià0 

datori con due compagnie di cavalleggieri ed una «mezza M 

teria da campo : montata. Il materiale, il vestiario, i* cavalli ali 

armi acquistò daH' Austria , e questo corpo di truppa' rioevetl 

anch'esso un soldo a parte; • 'i '>nii 

.) .Altra. legione stranila si tentò d'agguerrire con uòàfinf fi 

deachi, avizseri^ francese, spagnuoli , i quali ndn oltrepaa^iM 

mai iHù^ e per ìndiacipliaa furono dovuti sciogliere' ben inreH 

come si fece a.. Macerata: ove. òcano stati a bella posta' a*qM 

scopo spediti.. * ::,'7: i.\n rn 

Un Galanti assoldava anch'agli fra i briganti coii .detU'/rÉ 
feduU della provincia di Frosinone un battaglione di befsafjh 
da servir di sussidio all'arma politica nelle provincie di secoiM 
ordine. . • •■ -■''■' ^ •' 



ì 



•furi» ftmpfm^mtìM diiaihata "ìiiiifEliM'eon^^ M^ & MXtàmetM 

miltiìf^intonm^i^bmUyw fìàmtélia, dae di gm- 

ìirtiavi''^di^:4P cottipatgnie ogdnno , 5 di^faeilieri di 6 c(ii0pfftgiiie, 

t diiegcciatori di 4 , un battagfi^M di veterani di tre compa-' 

yiie* «d'amia éi disciplina: ateva un reggimento tli dragoni, bella 

reapntà gente, 800 aamini circa ; un reggìmetiito d* at^igfieria 

firiso in 8 compagnie da piazza e una montata. Si aggiunse in 

ii^lidto'YBasécmda compagnia- fmriniéAti montatìl ,' gaudio la 

MMn; batteria del Zamboni la ebbero incorporata idla colB*i detta 

•MlfiBria inidigena, ma ivi a nòti 'molto la sciolsero.' Oel corpo 

dimenio 'ttèn esistevano che- 4$'-tifficiali senza soldati od operai 

é^màà.'-l earabinierì a'piedi ed a cavallo montavano a 2700. 

-uaAhMUi tempo dopo dichiarata an<5he indigena la colonna Zam- 

^krtHji' cacciatori presero nome di 2"* cacciatori, restando 4^ i 

lÉMiaUrii khe formavano i due battagliòtii dell'indigena. Allora 

MM 4* due battaglioni dei granatieri furono* aumentati di ita 

Mii|pagAiè e^uiio. Le due compagnie di cacciatori a cavallo 

ftMMnK Q^rpò a parte. 

. *^ÌÉàBé questa* 'accozzaglia militare di stranieri e statisti dava' 

^lh<ioìrpo d'arm&làf dì 48500 uomusféiita e 1500 <:;avàili, o pe^ 

E %'^^ii«6ro:tt qoiistà' cifra erano faHi'i pagamenti, ma Tarmata 

^ m^WoifèÉèS' i 435d0 coinpredr anche i così detti figli di trtippi 

4M {NW^^Bompagkna. 

^ ^.IM-^resto eccettuata una scuola di artiglieria, non al governo 

^ ilfc Ideamente dovuta alle cure dei comandante Stewart è alla 

y ÌÉlis:fblonUi' de*giovani, iioii- un éoUégio militare avevamo, dove 

latNrursi alle scienze e apparecchiare ufficiali de'corpi sjiecialé 

I"|;i#Mkii ^ questi ! corpi frequentavano non per debito loro im- 

I {UlM|i*itia; «pòntaneamenfté e per nebessità d' ércrdirM^'te dctadlé 

4|P1 ingegnèri' civili. Non parto di màestrani!e> di fonderie, dì 

MMiii/'tiitIte sApèrfliiità per i preti. Contenti di aver armi da 

a^iSJjetè- dl-uopé contro le moltitudini non si brigavamo' affati* 

tatK4iiru9òne e disciplina militare a-cdi soprainleildéva ìdoà 

d 4mhmIì^H4MìI& di preside delie armi Un monsignore! I caj^l'pèt 

J m plt^ìgjàèltmi b ittetfi ,' la- distribuztooe delle guarnigioni jfSk 

««^«I^Mklltt^peiNtlfttti t^ ane^^deOb Stato; i regolai6èÉli,86 



I 



pur tMiri^K H fOu^mb' i^é ìfià Kt 'ìH^ 

Cfapfjitéruiit )ioiti3PfWJ^ ti wwMm .della giMiliiv:4i^>pi9i|^ 

9ìM^,mm iffim»^S mi». Mim ^hìio «^ #pì>»j W ìéi 

^ ^ilSfpÒMR, le kiqpieiAW^ te j9P8eE«|o«:.iiikif4|lì^.H^^ 

%§miii^ìm re jfoBdalM. dell» «eémi|fi%. ummìmsvì 
l^opaip^ 4^1. Oii^iarirt nel fegne 4ì IbpoU .quaiidpo» 
mMroo4Ìi;|M4i^^ m> dwiea di iJMiiM. ed Wf^etidMbBr; 

lìm^.p^. Ift: nMda h^ìmiiJBW. Hfipaffe «m;mÀ<»> 
Pl4)e. M^ixhe.e j^ià Meoiv ,iifl^e Ijtom^ 
di turpitodiai e deliUi senza esempio. Ni^ ^oteit 
(i^mBXfià ,fi- Campagaa, d^ ^4(fii^pìfi^;detta:l^dm^ 
f doU^ MereJie m ayev^ maglio di(#i.;«)i)a 9iÈtMi^i 
battafl^qn: so^dmsi in «ompagaie i Jmonr flnllfi i!"PlUii]w|j,j^ 
fiattfo jlegazpiaDi ddleBooMieneefaBet.gaardBteda.qiiattr^jl^ 
nènti di coi igaorìamo il namero e le divigianìc . 4?^Upi ^ pjj 
cpme.di^yapji a suMiien^, f ondine. j^promeUefano.^d' <»(ìllli(JMjl 
nqirDsi e ittilvagi)^ in ./(HWiNWe ri^se ooi cittadini, a ^^iKlili^ 91 
eifiqji: od «cpisi. Dniarofio assai t^mpo anebse dopo KnletliWil 

. , JX(;i 4t A^ìiijristi #rdtn>.inBi^ri.pem<i pnowedweifOiw^^ 
fìfipU itforine te. Consulta^di Stato «[«leBia .iiMmla* diid^MJ 
lia sezione della medesima incarnala dUio owNiro,|iìfm^*l|jp 
.4ata «lise per M^e te ^s^am^ne .da mi.fòì^i.stm ^r'IWMll 
iggqemta e^dì^ipKiMite milteie. Proposy^via | «<«eiiMmft#IÌI 
^aidi Itee» di ice battagliai attm c^iescwo, » .m; peijftl 

f«sp9ir»> nm battai(l';<me ijii teate^iaJeggiera ed uttihtfjjitf iwi< 

iiVMMi-^t y#^raiii«. AggHmgAW II tfSggWietfì di. jftM i < te yi ^ii| § 

«8?edM»; »e«caiH)^ o^p jitì^MMm 1% flwip»<jOHft ^i w|i < t * 




Miiiptair di piéna^ Mft compia» di BMetitanoid^artigEnria' 
w^ailM'di'aAiieiÉDr^ «d- altra di pontieri ed «na £ deponi» : 
ti^^ i allaglìee w di tappattoriHatiialori del genio dì 4 eompeig;tite, 
I «ria eMipiigiHa del treno de'trasportì ed ambnlaiiza^. • 

.-^"V.CtoMeid domandava T erezione di due collegii mitilari uno 
IlAfMK'pnnFYedesse ufficiali ai corpi facoltativi; FaUro a quelli 
# éa^Àerià e d'infanteria, infine suggeriva la fondaziona degli 

■ fMdi teilitatf. 

'-''^ «naia ^ torte la Consulta improwidamenle aggiornò la di* 
MHnie di ceèiì u6Ii nforme, benché fin d'allora si prevedessero 
i'fjfkfl' avvetiiinènli che seguirone. Ivi a non molto iirfatti scoppiò 
: Ifi'ljrtirra délTindipendenza, e Roma non potè mandare a11%tante 
\ lArfWiéhé truppe regolari: Feittosiasmo però fece correre moM 
^ i(''iiiMAa santa- guerra, e di traKo sorsero battaglioni, leg^i, 
' Wàpét^ e corpi di voIoAtarii'l tpali se per manco di eser^ 
^ {Éi'^Nm: recarono al campo ordf||IW>è disciplina, marciarono però 
^ ^tbfkffàgpb ed ardire incredib^é! 

■ ;•''«*?.** % dopo la capitolazione di Vicenza ben doveva il nS- ^ 
i ig^lHgl^ èeHa guerra di Berna raccogliere questi moltiplici e buoni 

^ ttÉvuti , foiito'nie cor^ regolari , e tenerli pronti allo spirar 
: tfk*ca|ildla39Uie,o ti'tipfendersi della guerra. In ^li^lla vece 
1 iN(!ìeMè, e non tenne 'sótto le armi cfie 'le poche miUzie assola 
I ÉH;'^ci' qùeiKe disordinate e ornai' insofferenti di disciplina. I id^ 
' 'MfeiMauIi che sotto il general Ferrari* militavano dentro Venezia 

* ^Iffii^on Homana, la qualeal suo ritomo in Roma per volontà 

* ^Mlfai 'di quéi bravi giovani e dèi loro. comandante BairtofonWo 
^dMfr riordinossi e fu ripartita in guarnigione di proVrUeierin 

^ mK!W>iiò' da c^el naufràgio. iMcetnmo per voloniS' 'risoluta di 
' %Mi"gioVaM e del Gallétti dacchòìl ministro interino della gtféHa 
^i h'fochi 'di' sotibserisse da "ben ^9(eicéntò congedi onde quella Le- 

ÌjjMè^si'rlAssse a^'ISOO, ef sarabbcfsi probabilmente disciolta se 
^mònandante indugiavi il partire da Roma. 
' ^'Vli' A così miserevole rtato era la nostra mifi^ià ridotta 
P«d« ^rafvemte'la Tivolnziofiièf del 46 novèmbre- fSftB^.^^U 
HhÉNtt'Urfiiislro della 'guerra GàmpeHó, ^à stato segretàrie dèSa 
IM te N i^inHtkire hi consulta e autor principale del progetto clm 



igm^r^émpifmkfm-^ rtttÉiéifr'dfftiiailNi 

<fi forza %:fia|m:i|i^AiQ|K>n«^ ^19^^ ì<)«b ji i?iMj )gfg iP Ì : #l | ^ 
lUPg^AW le: popokzumi »> 19)11 riiifiiamitfl^iimeft 
ìfPUflf, a fiir. MsceiPR, la Mtiv«»rrM^^ 

campagoe alle coi grosse fanlaflùi avrebbero <lìlHPIIl»fl|l9)r'i1IÌl||l 
lpM:)e/,fiiwd!d9: iv9i^.)^ ki^g^^nBiaogaè. dUf^ .«MI 

ifcMWi^ ìl^ lMMN».WiiÌ8i^ :|iHa 4^^ fdog^hìiifliflljjll 

j$|ipad^fil4|.jD verità iM>i^,p^ mII^i/g^i 




graio ehe non meritalo ma^^jafe^a^P .la^-iiiaggit 

f^,'^^ poco^ ?era^ anak dÌDGÌamiio. «|t 4ffWato^ 4Ì^ Wn m^^mt 
fif^pi^^i^ pensai di akmni die p«MP img M f W i li»" » Hì^ 
jf^.c4i|i||iéj9e llesperìeiula noa dùmtpajrasse ehe,a.QreMj;><<pi 
;fiU ^ rYplont^noii basta» ^at^si.richìeggpDoaniihd?^ 
.^t^ ^ ,ii|^|(^siiao senno. La, stessa , {paiola «fjfirfiU^:^ HDi0g!M 
^flUles^oisio, ìxx ^oi vannfi. coffti iH iaiMfinte addastaral? i^p^an^nài 
,^p^,^,.p^sq<»i dovunque.^ si.^ffurmanp p^^Mwi 

^disifjlllj^ coll'/^scircizio. L'ignoiansa /a,;^ttUl0 ijLijfflffagg»^ 
f9^;acpnH>9giw4.la Yittanat,df# discipUpia» a,^ij^|9o|a;ènìNi 
^pMilie.il Tero, valore. S^u isUmipne *liiQg8^ ed. a^siÀ^Mviiaftii 
j^pil^e UtJDti^er. deU^t.^goacra ,ve ]?0daoieo..4t/.jre.^ <)tlN 
cneQ^j wé .lùflc^ionìri^tt .(^ydo,,^ «oss^rvai^e la.4i>|BeiU«iM 
gnerra non è inna^fad*:al(;«l^^ noi.beQcIiè.#i,.9fffliaie>iaMP 
|p^^foni\l^.di ^pa)M^^niinenU«:Hès^alpQjQaan^ ìmiméI 
ffblHìg^ di.4ff^c^i ' e» div:?io4a^ ^:inqtile.|AcéW»i/M^ 
Mlf^ìm ¥«^. ^Y<?9^ >?««P ^><mito : i^apac^, d'iiftandeìiPe adL^sufpì 
Mf»WJ^nwin#t, ^O^fs^dro ,^ l^cc^^ gfai^^/MNirifltolti 



I 



mnm oM «temuto airBm>pK meDcèJi pfoiitaioteitigcnizt-'MlR 

m^.fi^Q^,.9fpiiata.: N(| yale ìa spsteiun'QiC)!^ mai sirpassonQ^ittt' 

IjNMf^flflfp^^armater r^se^ che.^ctppa Ujprand» 

i^SQl«riAnes'mfircì)6iviUori^^ >sulle . rivQ; del ftanQ'e> soll^vjcima 

AflHfi.^pi. Qi^e^ioiwù e pomati., i^iliiie erano UUte ag^-^ 

» Mta.^fl^.corpii. aQlichi, e nionp ignora che U. cosà , della» gian4e 

ipuii^ di.NapQJiepne. f» ,qac)Uihche^ egli p^ djue aoDV addesJtrè 

litìi.ffBfpq di.rJKoulagaOii^.difisaia^ dieci, corpi ebbe po^.^tcoior 

lfltMp)^,li!a)i^^ i Tedesca, i Prussiaai ed i Russi. ; La .]ilr 

(H^, aiippra aoica^ial mo^dO; da: Carlo. XJQL.riporlala con A mila 

; ^]|(|jlet^i ,fcpn|ro rSO mila Rfi^^i.fiL^ ^epqi^do,. Federigo ìl.Grapdey 

^ tl^ dl^ istjru^ione p. discipljgia. £ a qual ^tra: causa d^b- 

] kìj^na Aoj^ ascrivere .le. 7UjLoyrie,,degU:aQU^bi Blpma^ù.? a.La^^k^- 

- ^tq^ e.,la,asluzie dei .Cactf^ii^i.p rabilit^;.dei Gi;eci, le^,alt§ 

ill^juri^.^ei. Germani, la compless^ona robMsla e H i^waggìp dei 

jjjppij, J.QQ^rosi esercii degli,. SpagomoUi ebbero lutti .a soccomc 

t l|(|ijìi^^ih)'l^,dis(v^^^ .,..;. .:, 

, ft^rffII.,,,I^,queUq.lanle, slqBUp^e divda^aro.'e dl,l9inpovgÌi|*lr 

• ^tji^q JieiJi. s^ej rfifgg^ fanteria regolari .p|lro.,,queUi 

', 4^ iwciralidi e veterani e delL'IjAione» e pia un ba^^?gU<>pe,di berr 

ll^ri^^un aU^f'di. zappalorir minatori del Gfspi0:;coi jor^ carii e4 

i^lKf'i ^. più un r^gimenlo, di arliglieirìa, diue di .cavaMéó^Ja 
lyilflifne, Garibaldi, Ja^iPro^i^ ed ambulanza, rimapend^ semr 
JMj^.^g^one , Romana.. In: luqgo dei c<^lfì^ . militari noii\ potali 
9gìV|{pi, in (.pochi giorni, fu.i$|iluila..una scuola, laicside^iiqttfp 
4|DfJ^i^e ,.e :prinpipio d.^n . colico ^anrenira. Ai (i^oìrpiiWÙ^etti 
IIIr, si .unirono in^.occasi^n^ d^ gnecra .che Jtiittisnpi ,rippEle«- 
Jfllf^,p^ ptmti^o ^ io^e esi^^f^i . e di^pombUi ,ia |bo^ 
jpièijftriwsedi^.d^^^^^ . , .. 

-^^yip. .^Ai pr^ni di.apitilei riUralosi il :49UiÌ6lro inlerii¥> flar 
||p^re|||^,J[a noiiùnata imp Cowmia^iQoe di g9^a, %bisogw^,co»r 
I '»«C;fiW-jB«^® i^e^iii^pvrPjjlijyM^^ , ^wn4fffi .^^ 



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fitnk IneiaM rinMte: awiilii JJBgiBgMB ia fìAI p W M W ^ft pf' 
Uste. Questa propose ed il TnarnviraU» approvò con d««relo eh 
dÉTesse I' esereito della Romana Repubblica portasi dai (5 a 
90 mila nomini di tulle le anni. Forse la Commissione sperata 
che dopo la sconfina di Novara toLia la dìrision lombarda al 
Mrvi/.ìo del Pieraonle passasse a far parte del nostro esercì . 
forse sperava che esuli italiani in qaantitìl venissero a prender 
Vwmì da noi in sostegno <lella tiberlà. Senza ciò come spiega» 
che uno .Slato coiO piccolo ore non avevam coscrizione poteste 
ani dare cosi soterchio numero d'armati "? Secondo il progetto 
dHla Commissione dovevamo apprestare 42 reggimenti dì fantoìi 
ili Trnea ognuno dì tre battaglioni attivi, ogni ballaglione di sei cott* 
pagnie, ogni compagnia di 1 36 uomini compresi gli ufficiali, e d^ 
battaglione di fiancheggiatori o bersaglieri di 8 compagnie di ffli 
nomini ciascona. Appresso due reggimenti di dragoni ed uno dì ta- 
talleggieri, ogni reggimento di 6 squadroni, ogni squadrone di IS2 
«oniili. Più due squadroni di guide perchè le ordinanze non 
avetiscro a scemare i ranghi della cavalleria. V artiglierìa <le 
(lovfìvasi computare a doe pezzi circa ogni migliaio di uomini 
l^ungeva a un effettivo di 80 bocche da fuoco di vario calibriti 
«ol soprappifi di due baitene da montagna. Il personale rìchie' 
deva un reggimento di due batterie a cavallo , otto batt^ a 
piedi montate, quattro batterie montate e due batterìe di ntoD-- 
lagna, in lutto 2500 uomini. Il sorpo del Genio con un cobB— 
nello ispettore dell'arme, 3 tenenti-colonnelli direttori, 6 capllanii 
18 lenenti e li guardie aveva un battaglione di zappatori-ii^ 
nslori di 8 compagnie di 1 !)0 uomini ciascuna . <ìd un ugnai 
battaglione puntonieri. H treno degli equipaggi componevano dB< 
compagnie di 180 uomini e 360 cavalh. Tutto l'esercito esse> 
doveva di 3 divisioni ognuna di due brigate. Lo stato-ma^W* 
avrebbe avuto i generali di divisione, 6 di brigata, 4 cotonirdli 
capi di stato maggiore , 6 tenenti -colonnelli sotto-capi (fì slaf 
naggiore. H Metani e 1t tenenti. Ma correvano tempi «MA 
pericolosi alla patria cbe mal permettevano di occuparsi di si- 
mili progetti. 

IX. L'armata rimase qnal era, e la Romana Repubblica to' 



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praT¥eiiiita la gaena la partì in due dÌ¥ÌsioDi , comaiidate dal 

|ÉMi;aI Fetrarì e dal general Bartolocci. La prima ^Tisione 
Mva due brigate ona solto gli ordini del general Garibaldi , 
f lira soUo quelli del colonnello Masi. Le dne brigate della seconda 
dififlioi^ capitanavano il generale Bartolomeo Galletti ed il co- 
iMpieBo Savini. Preso • ed in pochi dì consanto da mortai malattia 
jl genoìral Ferrari la prima divisione pa^ò sotto il comando del 
ipend Garibaldi, e il 1 4 maggio fu nominato generale in capo 
Kcfco Koselli. Siccome però alla nostra armata sopraggiunsero 
nuove e nuovi corpi regolari e volontarii , noi soggiun- 
qui di tutti un compiuto prospetto , tolto dagli atti ufi- 
lllfi. éA governo, dove si paiono tutti i combattenti che preaero 
une alla difesa di Roma. 



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425 

lanza e partito da Frascati prese la via di Montecompatri ove 
ina piccola scorribanda del Garibaldi erasi appostata per mole- 
lare il nemico. Al vederlo avvicinarsi arditamente raffrontò e 
(parpigliala fra ì boschi fece fuoco contro i Napoletani infino a 
lera. Mancò al generale Winspeare il coraggio di tenere la notte 
{nella posizione forse temendo che fossero in maggiori forze i 
aostri e retrocesse a Frascati. Il general Lanza infestato dalla 
parte di Valmontone per altra scorribanda dei nostri si decise 
ad assaltarli, e la mattina del nove marciò verso Palestrina. È 
questa una piccola città che si stende sulla china d'un colle 
dalle falde alla vetta, ed è signoreggiata dal monte S. Pietro. 
Sorge ancora sovr'esso una rocca antichissima stata già pria 
famosa ai tempi della guerra di Siila e Mario e poi nel decimo- 
quarto secolo durante le fazioni dei Colonnesi. Da tre lati la pic- 
cola città è circondata di mura in più punti danneggiate. Per 
chi viene da Valmontone si presenta il salire assai aspro di 
siepi, d'alberi, di vigneti e di ruderi. Mettono alla città due 
porte la Romana e quella del Sole, e a quest'ultima due strade 
per cui s'avanzava il nemico, diviso in due colonne l'una co- 
mandata dal colonnello Novi e l'altra più numerosa dallo stesso 
generale. La prima doveva arrestarsi prima del punto ove la 
strada che passa per Cave s'incontra coU'altra che l'unisce alla 
consolare ed ivi attendere che il general Lanza venuto diretta- 
mente per la consolare medesima coU'altra colonna attaccasse 
con vigore di fronte la città. Allora il colonnello Novi spingendosi 
innanzi doveva girare il paese alle spalle per la via de' monti 
filla sua diritta. 11 generale Garibaldi sempre impaziente alle 
mosse non diede loro agio di compiere i movimenti apparec- 
chiati, ma spinse fuori le mura a dritta e a sinistra alcune com- 
pagnie de' nostri. Incominciò Tattacco sulla sinistra contro la 
colonna del Novi che dopo di avere per alcun tempo risposto 
^alidamente al fuoco fu costretta di ripiegare appena ebbero i 
nostri nuovo rinforzo dalla città, e fu volta ih fuga. Combatte- 
rono con più fortuna i Napoletani dell'altra colonna centra la 
nostra diritta sostenuti com'erano da numero assai maggiore, e 
nò che più monta dalla artiglieria ; ma i nostri opposero valore 



r 



Bali iBeUo .Staio aanu* u a«siiw«aM«&3 hensgKtri UnniaMF, 
aOA della .Legione SIpdìai , 300 delta Legieo de^ Enigrati * 
ìM deiritaltana l.pgioi)i) di Garibaldi. Giova parlare di qoMlii 
ew:|)i disUntUDe&te, ' 

Xin. Dopo la' reazione compilila jq To^cwa i P«lae^è 
ajciuu Lainbar4i e 3'oscaai in lutlA 409 uonwi si riparanuu'»' 
Mogni la.jiecia del 33 a{»rile 18Ì9, e vennero a Koma il 16' 
OM^o colla divisione Mezzitcapo, e quindi nea > poterono aver 
pail« alpana Ael combatlimenlo del .10 aprile., 

Jl jti^ttagKone de! 600 bersagliaci Lombardi giungeva ael patU '* 
Ai Civilaveccbia il ì& aprile e. ti generale Ouditiot poneva eoe* 
diiiion) allo sbarco che duvessero slar los^ni da Boua e a»- 
trali fin* al t maggio. U cwnandante Manara li fece scenden 
a -Pwto d'Anzio la .malUoia del 27 e chiaHiato in Roma arnvt 
co'sQOi per la via d Albano la maltina del- Ut,. Il ^itmo M 
riinase inoperoso come aveva pcome^o e menlìficono per la-gol) 
i fesDOesi che scrivono doversi la questo corpo la fe^stenMÌI 
quel giorno avvenuta »oUo le mura di Bouia, Qu«6ta dvleuB 
namofipa noi leggiamo aJie pagine SO e .^0 dei Cenni Sfera i 
mUtairi deUa tpediaian Frtmcear. m Italia ^U'anottùw ufficiaU'. di AWi 
«i^areiilquateprel«nde.aacorB'Chefoe8edi piiiiniigliaiad'auaiiii 
ià primi di maggio Fi) qtesto iiorpo aumentato di alLn ìt^ ^ 
bersaglieri ion^di aorivalà col capitano Varié-Desiden). (tote 
di esai appartenevano alla kgione Trentin» e parte «<1 «ab flM> 
pagnia del 2" battaglione del "H" reggimento di fonlatia «el 
piamonte&e eaercilo , >i quali dopo il disBHlE» di Novara riiisci- 
fono «ome i peimi ad ìmbarfiarM per venire in «oucotso di ftona. ^ 
' - La h^ione degti Hmigrali raccolta saila il comando drell'it- ^ 
noni coniava sul finir dì narro 2^^ individui, di cui la CmK' < 
ttiasioiM ili .guerra proponeva CormEU^ un IiatlagUvn di df^ ^ 
ail* «ode trarre ufficiali e sotto -ilfficiatì ; il 30 aprils eragiuNlt * 
aiinumoro di 38fi de' quali un terzo ouca «ti iRomani. hiM ' 
al«Hi con Garibaldi a respingere i Napolitani da PaJes^a, dv 
aompagnie di KO ciascuna uacìruno il & mag§^ , caD'Aioioiii'fd* 
Bocca per l'Ascolana provincia a compriniervi ,il bn^tngpl 
mangg^Dia dallloco dei aaielliti. d«lla rmaùme. Qwmén 



!^ - 

Rprporò t7 Fulignati a Borghetto , tH^ volontari uavcUvMM 
Ila difesa di Roma, a Naroi altra cogapagnia di 80 disertati 
li^ Guardia Himicìpaie di Toscana dopo la reiuioD di Vi- 
mie. a Spoleto altra compagnia di 67 cittadini ed altra a Fu- 
igiu) di 1 k5 per forma die nella rassegna falla a Fiiligno quel 
lorpo aveva da 49!j uomini. Divisi in bande e aiutati dai carabi' 
iteri del colonnello Capanna, e da due compagnie di Guardia 
ìivica ili Camerino giunsero per le vie di Fermo e di Norcia 
ddosso ai briganti d'Ascoli. Dopo alcuni scontri felici il sette 
iuf^ ]' Arcioni ebbe a rientrare in Roma con 617 unmini e 
si pesiti di artiglieria, due de' quali presi a Civilacastellana. una 
i^Nsrnì imo a Spoleto e due a Perugia. Le (ruardie Civicbe che 

Pano parte di quei 617 passarono poi nelle file del baUa- 
p mobile dell'Umbria. 
, Leeone Italiana comandata da (ìaribaldi aseoldolla il n9r- 
jfffierw. fin dal decembre 1S48. ed ora ordinata in un bai* 
i^i»nedi l «ompaguie e giunse a Fulignocon non più di tOlO 
}fiae oampreai 40 lancieri (1). Il Garibaldi si stette contento 
tdo di .tenente colonnello (DOC LXVl^) e non fu Generale 
I 83 aprile La fama che meritanente godeva di valoroso 
i Qgregi woi falli in America in breve tempo fece crescere 
) ctrpo A 1500 uomini dei quali più di due terzi erano 
t Stato. La poca cavalleria raccolta dal bolognese Ma- 
dal tempo della ^ue-rra dell'indipendeni^a. e stata in a1- 
Mtt annessa al battaglione dei Caeeialori tifll'allo Bem comao- 
\h\a dal colonnello Zambeccari era Latta di Komagnoli e Irovavasi 
LB Bologna sulla metà dell'agosUi 18ti8 aspettando di essere ag- 
gregala a <|ualcbe ror^ re^ì^re. Soccorsa all'uopo dal governo 
kwiavasi col consenso del cardinal Amai Legalo ponliEcio a 
URitna per imbarcarsi alla voKa di Venezia. Saputo che quel 
» ivon potea >acoettare cavalleria il Masina si congiunse 
laUi che nella proviocia di Comaoohio e Ferrara radu- 
l f<4««tari delle Bomagae. D'^loea in.pfii tfOf^ta cat^Ueri» 



I 



(tniiKiadiitma chi a« :i)iiUlaMt'>-Ml«'Ì M«» ddliIlKMUIcMI» ià-tV 
t dì Piazza dì Fuligoo. OOk 



J 



ìm sÌ7BlflecJr«fBMtt|Mà fattila ì^M ftaMaftft De éìnbUbe- Mi MK 

- l>icfiaiM5''«nr dcOlft'ijLbgitfflé-Stfaniiera^^saaBa é pve^isMi^ NÉtt 
m&aoffaéi' Alcdiii ihiiicest moilnMpO' desidèrio 'dì j^gttar'yitf 
Ia.'caQBa:iù3ianai qtando ricominciasflé-1» gaeet^ déìW ìà&ì^ 
é&UM.MlsÈfiM^ài T^ysoiba^ e-di^RoMattParigiiVeiHieFò a|i|tf 
eofift^em perìcoato^dei ràpettivi* goitretni/e 8tìpalamio^;'4Étt^i 
Mpr deKe legioni Aom «èsser francesi, tt ovdiiiaiiiefitl$> ailftialitt 
flotti e mnsìglf'dì>guèn« frato<eii ;4l-i'8èìfVì^^ doé'AiÀ$ 

prònógriHleVflào > a qoallrò; «empnsl < ^pàdvoni ^ j go^remK'^iÌEaUttllHl 
Kotnziarirpfl^gtfndo*^ óu^Midi Mao. Itti doicmoettli (N.^ LIT:^ 
èilripoHato^i|nte8toàle'Coatfialto'/-Scri^ tùs» di'WAi 

e^aoii* di' ToteaiML' dobbiam >dii<^<ehe ' la tegioné destinai»- ^|# 
noi prendeva nome di legione FVanoo-AattbiUi èàpitaìiàM-dal'ìl| 
Be Sère. Erano ^ gìàittperli^i riioU deUeisei ^compàgnvèopressé^le' 
flèi capitMii^^DOG. ìXNVf. I£%évemo francese lungi MltA^pedM 
la IbrmaiMiio^'di qoeBlo^ooipoi' àiede gratuiUmepM«i'<Ì t>^i*ift^>VMÌM 
MO individai che^d^iérUM ilcrit) ;rmà 'gionti a'>l(|BMì^ia^ttlll 
fll^do?e▼feAó «mbarcàre per PltàUa^ùn^ordine dei pi^fetto'di^ p^ 
l»ia<del 913 aprilo 18Mf immò loroiifi scioglierù éstonuué 
ognuno alla pfqpria' cassi A qaoloher^ aCEciaie feto venne 'fìMi 
dispartire {ter-itoma. «fi: niistip inioistDó'deHa guerra . Aveuaòi 
pafisò d'invitatela coitibattere i pei" ta 'libertà romana quaatfvlnt' 
nieri trovandosi < da noi .lò^^vòlessero. U 6> maggio per^tneflioM 
capitano Lav^rekìdi Stalo^ maggiore feoe'si pol^bltcasse'tynviiir 
• il ii3'di quel mesi) appéna erasrisoriltoqualoano. Il toinMi 
della-'igueria oon òrdj^ di quei giorno inòarica il capitano^'Di^ 
browolski ad> ot^antsEare gli straiiieri ^e giol}serQ appéna 4 L 
ISO uomini senza contare i Poiaochi.' - < .- ^ '• 

«I quali daJSÒ^riunitì in> Bologna ì^nnaro<cone ^bbiataoii^ 
detto, colla diviMonè* Hezzacapo. Il TriuAtvirato a dì %9 «sjgi^ 
deoretava unV legione Pdàeoi' di '8000 .uoinini; ma^il temtui» 
delia Romana -Repubblica invasò; qnat era^dalle' armi ireniche «si 
aveva più libera che una sola via di venire a Roma che era 
qpMila dell'Umbria^ n6 > Polacchi, oteepassarono' mai il nmen 
di 800. •^■'>.-.'- .;...■■■ 



a 
fe 



^ItlV. Agemino infine Tofferta di 4000 bersaglieri dalla Grecia, 
y* ministro Gampello avrebbe volato accettarli mentre ancora 

sperava nella prossima guerra delIMndipendenza che fa com- 
tllata a Nov^a. Qaando però egli negoziava le pratiche il 
inistero camibiossi né per alcun tempo se ne tenne più parola, 
rappresentanti però del Gomitato Greco FUo-Hàio rinnovarono 

i^ aprile T offerta ai Triumviri, (DOC. LXVII.) i quali fa- 
qio dai terribili frangenti che minacciavano la sicurezza di Roma 
ipediti a proseguire le trattative, e mancava il tempo di potere 
ì^^re da così lontana parte utili soccorsi. Condizioni al trat- 
i|p;si proponevano molto accettabili: i bersaglieri Greci fra un 
1^ dovevano essere giunti sul suolo della Romana Repubblica 
m'armi e vesUmenta alla greca: dato il, giuramento di fedeltà 
itravano. co' suoi ufficiali a godere i privilegi e le paghe delle 
Ire nostre truppe : il servizio durevole a piacere del romano 
ivemo, in caso di ritomo alla patria pagasse Roma le spese 
A yiag^: venivano co' sacerdoti del rito loro> e p^r l'imbacco, 
^o e. trasporto chiedevano sette scudi a testa ^ in tutto 28 mila. 
^ avessero i tempi concesso a noi di goderjQ i benefizi che 
(^..esibivano spontanei questi fratelli di causa se non. di patria, 
luaqd'essi pugnavano per la indipendenza molti de' bostrì nella 
({tiepida legione dei Filo-Elleni caddero da prodi combattendo 
BT loro, volevan essi renderci onorata parìglia e ci stendevano 
diaerosi la mano pronti a rinnovare in Italia con noi i prodigi 
i valore che li resero immortali a Missolungi ed a Suli. Quanto 
i amassero, e come mettessero voti dal cuoxe per l'esito felice 
idie. nostre armi avemmo noi occasione di conoscere quando 
ì6MÌ dalle grandi nazioni ci raccolsero esuli con loro e c'in- 
imiarono di amorevolezze fraterne. Oh non cadrà dall'animo 
i verun italiano la memoria dei greci ospitali, e speriamo che 
Ottorino i cieli quel desiato momento che libera l'Italia abbracci 
bera anch'essa la greca nazione che ci trattò con amore di 
creila , come già ebbe in antico quello di madre e di nutrice 
er noi. 

XV. Dai conti esattissimi che ahbiam riportato fin qui risulta 
he i combattenti della Romana Repubblica in Roma erano 

U 



Statuti • . . ..-iiB,46& 

Italiani . . :. |jb7| 

Sti;aoieri #31)1 

• ■ - 

in tutto l8.M8i 



Vegga daoque ii lettore bugìa enorme che dispaerò i 
Tocqueville e Falloux airAssembleà francese che àVevamo in Siii 
da 20 mila stranieri armati ; vegga come fu bugiardo il'giitth 
rate Oudinbt che nel suo rapporto del 4 maggio ci dava dail 
in 8 mflai lombardi; vegga contraddizione in cui cadde circa éi 
aoi^ò dopo lo stesso Generale asserendo alla tribuna in Pà^ 
che .30 mila erano i nostri di Roma quando nel citato lappdAi 
li aveva descritti per '20 mila; è vegga impudènza solenne JU: 
GeneràtiB istesso nell'afférmare che fece il 91 aprile pàriandU À 
orline del giorno a* suoi soldati, che essi venivano a co: 
non truppe fiumane ma i rifugiati e i ribelli di tutti ipaian: 
labbro francese non doveva mai scendere alla viltà d'i 
generosi che ^di qualunqilfe paese mai siano se (combaHoDO ' 
libertà e j[iatrìa e sono sventurati perchè non vincono, mi 
però sempre il rispetto e Tammìrazione d'un prode. Noi àm-i 
devamo onorati , che le nostre file ingrossassero di questi M 
sacri avanzi e li avremmo accolti con amor di fratelli Minerò 
anche venuti dai ghiacci etemi del polo. Ci duole che finsero 
pochi, ma nel tempo stesso ci cuoce che la malignità francese || 
li voglia tramutare in molti per avere il destro a conchiud^ 
che noi Romani non volevamo la rivoluzione, e piegando sotto 
il giogo di straniere masnade imploravamo come beneficio del 
cielo Tintervenlo francese, e come ai nostri liberatori miravame 
ai francesi. Noi rigettiamo una tanta calunnia, noi abbracciai ' 
là repubblica e facemmo noi la repubblica. Noi non possi 
aver più né pace né tregua col governo dei preti, né mai pe^ 
doneremo alla Francia che ce l'abbia colla forza dell'armi imposto 
sul collo. 

XVI. Veniamo ora al numero e stato delle nostre artiglierie 
non ultimo pretesto anch'esse a befiarde calunnie. In tempo delb 



I 
I 



I 2S< 

nra d'indipendenza nel 1848 ci servivano due sole batterìe di 
mpagna indigena V una e- V altra svizzera , alle quali aggitin- 
mmo sei altrì pezzi con artiglieri della guardia nazionale di 
ima e di Bologna. I due ministri della guerra Campello e Ca- 
adrelli non omiuisero cura per aumentare il numero de'caDnoni 
de' cannonieri. Mancando maestranza sufiìciente al lavoro si 
edero da fabbricare, affusti e cassoni d'artiglieria alte migliori 
ficine della città. Pochi giorni prìma che il Canalini , uno dei 
rincipali artefici , consegnasse i molti lavori già belli e com- 
iali e inverniciali appìccossì incendio al suo gran magazzino e 
distrusse. Fu opinione allora corsa nel pubblico e non irra- 
iosevole che ciò fosse opera dei retrogradi congiurali colla rea- 
one. Il ministero non si smarrì d'animo e raddoppiando di zelo 
I energia potè mettere in pronto le seguenti batterie ciascuna 
sei cannoni e due obici : è d' avvertire però che al compi- 
enlo delle medesime si richiedeva almeno un altro terzo di uo- 
ini e cavalli secondo che prescriveva lo stabilito prospetto di 
rnazione. 
' Batteria da campo ~ uomini, eavalli e materiale della mezza 

batteria di destra; l'altra mezza batterìa era in Ancona. 
.' Batteria da campo - uomini cavalli e materiale. 

latteria da campo -nomini, cavalli e materiale; questa bal- 

ì era di deposito 
tatteria. da campo (svizzera) - uomini; cavalli e materiali 
Bditr& sezioni; la quarta rimase in Bologna perchè manca- 
cavalli pel trasporlo ed alcuni carri che si slavano 
Uruendo - ' 

BTia. Batleria da posizione - il solo materiale. 
I' bolognese - uomini, cavalli e materiale per quattro ^étia. 
tea civica-romana - uomini, cavalli f-, materiale per tre pèzzi. 
'm sezioni delle artiglierie civiche ili Sinigallia Viterbo e Rieli^ 

mancavano molti cavalli. 
Bue batterie compagnie di arligliftriu da piaziia|st;arsissimè éit 
il deposilo del reggimento «ssia compagnia ftior Aà ranghi 
anch'essa scarsa. 
[J* squadra di arUficieri.^" ' '*'■■■'■'""■ ' ' -' ' 



1 



132 

da tutte le parti. A difesa di Porta Romana mettevano sei pezzi 
d'artiglieria, due altri a guardia della strada di Valmontonee 
due di quella di Genzano , due altri sulla china del colle che 
mena ai Cappuccini oltre i quattro che già erano in quella cimi. 
Altre artiglierie erano qua e là per le mura. Da Porta di Na- 
poli sulla strada che conduce a Cisterna uscivano le grosse ar- 
tiglierie, i bagagli e la cavalleria per sostare in un campo a dne 
miglia dalla città con un battaglione di Svizzeri comandato M 
tenente colonnello Schaub. Cosi guardavan la via che sola potei 
lor dare la ritirata. 

Giungevano intanto pieni di marziali spiriti i nostri dalle vici- 
nanze di Valmontone, venne prima la 3* brigata del colonnelle 
Galletti: rilevò dai posti presso la città i soldati deiravanguardii 
con un battaglione della Legione Romana e un altro del 2^ di li- 
nea, e col resto accampossi dove le parve poter esser pronta al 
bisogno. Avuto questo rinforzo il Garibaldi spediva il colonnelb 
Marchetti con 420 uomini del 3^ reggimento ed alquanti dragwi 
a imboscarsi per molestar la ritirata al nemico prometteiub 
aiuto tosto che fosse giunto intero il corpo della nostra armali. 
Il Marchetti lasciati a Giulianello quasi tutti i dragoni si pose 
agli agguati per entro le selve che sorgono altissime in quelb 
parte e fìancheggian la strada consolare da Velletri a Cislcnu- 
Non guari dopo arrivava la ^^ brigata e la riserva e stende\'asìi 
campo sul terreno a destra della strada perchè a sinistra avval- 
landosi ovd troppo esposto al fuoco delle artiglierie jpmiche. 
Mentre i nostri reggimenti sdiieravansì miravan addensarsi ^ 
truppe napoletane [incontro a loro appoggiando il corno dc- 
>^tro dal lato di Cisterna e il sinistro da quel di Velletri to- 
tonienlo munita. Il generale in capo affine di conoscere da 
qunl parte muovere con più vantaggio e minor pericolo alfas- 
salto distaccò per una riconoscenza alcune compagnie della L^ 
gione Romana e del ^'' rcfifgimenlo di fanteria, le quali spinte 
dal proprio coraggio fecero anche più del dovere, perciocché s'a- 
vanzarono Un sotto le mura a un tirar di pistola: così peri si 
.seppero le parlicolarilà più minuto intorno le posizioni elcfowe 
d(»ll'oste nonìira. Lo fulminarono i Napoletani con fuoco assidiK^ 



timé goerre ascrive a quei soli stranieri che ci faroao^mpagni 
£ valore e di sventura. Noi siamo ben lungi dallo scemar me- 
rito aij^v^^orpsi.fid^prì clie/^^ 

ap|or di verità Siam costretti di non doverlo né tojaf^^QC^a^scefiiare 
sÌdos^. I sei pezzi degli svizzeri (4) tennero la ìor posizione 
aBa pdtta del Popolo e al Pincio, tutte le muirft e i Vfeuoni altri 
fiBonsia e le altre porte difesero i nostriurUglim lutti rolnani 
sdra ouegli che sopraintendeva alla sezione del m^tei^ale. che 
éà il oravo Gaspare Mosto napolitano peritissimo del mestiere. 
VSn, Prima del 30 aprile la maggior parte deH^ bocche 
da fin|M> erano in batteria in Castel S» J^gelo ; tre eamioii da 
48 sa ciascuna delle quattro tprri dai quattro Evangelisti nomi- 
to% Ed bastione di S. Salvatore che giiàrda Tentràta del forte 
dpijp^ tre sul bastione di S.^ Maria ed altri divisi pei ba- 
i di $. ^aolordi S. Pietro, di ^aijloSpHEito^.fw^ 
e cortine! Altri pezzi restavano in cantiere, e nella piazza 
a del Castello in pronto due batterie di caji^|gi^. ^opo 
jgiornata del 30 aprile e specialmente quando le ostilità si ri- 
^ conosciuta Ik direzione dei nemici assalti Yù necessario 
ipieriiire in parte^^éelle grosse artiglierie Goslel S. AiagcAo e 
nqpoi^drie sul fronte d'attacco, e dove rìchledley.^ la T^ij^on di 
dStea. Si trassero anche da Fiumicino e da altri forti lungo il 
mare/ ^ 

1US. Ecco il prospetto deUe nostre artiglierie^: : 

(t) ^ Svìzzeri a servizio dello Stato con legge delia Camera de' De- 
poM del 16 giugno 1848 ebbero la cittadinanza romana, ed è perciò 
che wÀ nel riepilogò dell'esercito non li abbiamo messi tra jgll stra- 
|IMri:ael resto essi non aumenterebbero qiieifai' ciM^^di $66 106 

■ : , , .• ' ■ ;.-;• V.V: •:,. .r ?'- . ^^ • 






0> ; !. ^^ILIUC-H 



-oAi i.' 

«Irf»!/' Batteria da nampo. Mena batteria di destra 

""11* Balleria da campo 

mUÉi' 'I rwni»'. .t^-' ^'"i. 

«ib^r Balteria da canipo.4ft„ .„^,ifl i^ . ^.^..^^ ..Ji 

■-•■■4." Batteria (svizzera)'" ' ■.-■ - "!Ì- -'V**» *". . -^ 
^ a n ■. ■ n ,. ■ j '■'' -^"t<n"ir.,r"i— »ni >fui|l 
5. Baltena. BaLcna da posizum» > -,_■»■ - ' 

.,,,lMi'[l,,J .t, D- Iflll^lA 

Balteria bolognese 



'latterìa civica romana 



-Mi .■■ , 

-*^"' In Castel Sant''4ngelo ed In altri ponti. 

Pezzi di ferro del calibro francese da 2i . 

Pezzi di ferro d. ,^ «^ ^_ ^^^ .18,,,,, . ,,,.,, 3 

Pezzi dì bronzo Jita... »>:><'i. »;!'<46''t^'.<| 

Pezzi di bronzo *ij'' *' ^'""'■'•'t, Y2''.' ' . "i' 

Pezzi di ferro n » n 9 . 

Pezzi di bronzo a ■ d 6 . 



■ ■ ■ . 87. 

\' Filai d]W,?nte l'asgedio. , ":. . h 

Venati colla colonna Arcioni , S' 

Venati da Civitacastellana i 

Venuti da FìoiiiÌcÌdo, Porto d'Anzio ecc. 9 

84 



2^ 
Dr qiìesU 408 peiin dndiéi ài gtt^ ^liftirb da[««4 sB 16 V 
renìàqùiiStro Si catari medÌfW4 3 a §' ié cinlpiànUiaaé^drpic- 
òff calibri «f^ 6' a'3 Àj^énà' «Midi " òbici avevamo de' ^iiaK 
ieBi dà 45''éd uno da 46 céntinsetrì. Di mortar, albina tanto 
tile ed efficace, ìnancaVamò afTattò, e per archìbnsi da ràìn- 
aro adopéiravano coh nessuna p^i^ìa' aTcuni militi, ih difello di 
rtiglieri, un 70 éjiitigaLrde vecdiie e rugginose di varia pòrtala, 
vcvamb pur due pelrieri in broùxo che non servirono. Gìtca 
enla bocche da fuoco erano smotilafe, altre dieci aveviaino tali 
eccki affusti che fa bisogno di costruirli di nuovo, e a qdielli 
i velili altre occorrevano forti riparazioni. Fu a tulio provveduto 
e! ttienlre se ne apprestavano vènti nuovi onde supplire ai dan- 
eggìati dai colpi nemici. 

^"jLx: Belle artiglierie poi un tre quarti in bronzo, le rima- 
èili in ferro; (Jueste ultiraè quasi tulle di tiifenle ben misurato 
ilibro con foconi slargati dalla sofferta ruggine, e parte ancói'à - 
i'^eì di bronzo con anime o camere dilatate e difòttuose. Do-' 
eMòci per necessità valere di queste bocche da fubco dovetónio 
nèhé provvedérle di prciSettili^ corrispondènti metténdo quattro 
irùf illa Wlcfifnsòn accesi' la notiè e il gió^riio,' e a* ihatìb che 
i traevano d^le staffe ^i proieXlili i nostri artiglieri li spedivano 
I loro destiiio^iai^iandoli al nemico. E non solo per queste ir- 
igolari bocche da fuoco, ma per le regolari 'ancorar ^arsissimo 
rane le munizioni, la instancabile attività peraltro' dell' artiglieria 
opperiva a lutto senza che mai inl^àvèdèssèi-o -gli eri>ici tlilénsori 
li Roma te strettezze in cui versavamo e non «avesse a venir 
Qeoo il loro coraggio: e munizioni non inan^QjpQ ipiiai. Cin- 
ombe qui il dovere dì far nterilata lode agli artefici romani i 
pali, nuovi a quel mestiere, occupati come c^^o.^ati per lo 
QDanzi a fabbricar campaqé e campanelli ds^^c^^Qiar/^evoti alle 
Mese e frati a refettorio, rappreselo, A^§lq, e, diedero lavori co^^ 
Ioni con sufficiente esattezza. Scarseggiav^njo ;poi isPJ^Qicttili in 
specie di>alciiiri''calibri e: le /granale; a ciò arrogi rimbarazzo di 
ospeQdepe:^ riprebdei^iifi^tiittOn^ <^^ diversi calibri secondo che 
ichiedevano le diverse bocche da fuoco, il continuo variar delle 
JedésiBdfiJ'J^ iM''^àém mX'is&ò' óM itèblcó'^ftffSte bìàbg^àva 



Kurra^atn tion allre.' e le nuove batterìe che s'improntavaao af 
l'uopo, liiH'iivano i fonditori ie granate alla BP;ra, e i tornitori i,' 
lucili ^^ le spolette neoessane apparecchiate in gioroala con qiiei 
l<i(1liaini che aver si potevano, i più Treschi ed inadatti, che mi- 
|);li»ri fjà indarno cercare stante che le barricate ed altri lavob;. 
di guerra ne avevano pressnchfe ipogliala la città. (Hi stagnati 
alla notte fissavano i lacchi alle granate, gli arlitii;ieri caricavano 
le spolette, e di tratto si spediva ogni cosa ai posti. Così anche 
facevano pei carlocci di mitraglia. 

XXI, Quanto alla fabbricazione della polvere verso il finir 
dell'assedio appena giungevamo ad averne mille libbre al ^omS' 
di peso romano. Non è a dire l'ìmbaraKza che pur questa daia 
Bi per la qualità ordinariamente non buona , si per la diversili 
da quella che si requisiva o acquistava, onde l'obbligo di spessi 
variar peso alle cariche mescolandosi l'una coU'allra. Convenivai 
anche spesso trasferire da luogo a luogo i Naechetli togliendo^ 
dai pezzi che pel momeulo non agivano e recandoli ove altri 
fulminavano. Il 30 giugno a mezzodì non avevamo che le mu- 
nizioni descritte nel qui annesso documento che amiamo di ri- 
portare come testimonianza di quanto è stato per noi asserilo. 

Roma U 30 giugno 1819 
mesiofpermt 

del 
reggimento d*artiglieria 



TITOLO HATERIÀLB 



N." 864. 
OGGETTO 
SuVa rimatteTisa ^elle n 

Riservatissima '.' 

> Al cittadina Monteedù ■<; 

Kwfistro SosiiliUo di guerra e marim 

Rientrate jitr pi^ volte vapie muoiiioni dù divetai poB^ ddb 



KÀt all'attuale momento' nei magaxunì del CaaleSo. ^r>ai 
80, Cuicbi da 36 ^ S.' ; »l ■, ,. , i y 

\f :':, ». da'it — « ;. 63. - ',,.- . j„ 



da 48 


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173 


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«00 



Caiiche da obice, da 6 pollici N." 49 

B , da 5. 7. 2 B iÙ \ ■,'., 

.Gnjialc cariche da pollici N° 137 
i\' * ,dft 5^7, i ». 49 .T ';,,';.//' 

^, CoKoni piani te^ait^ . / ,:,,, 

! I|et cannone del calibro 9 caseonl carichi N-?. Q 
„, . aTantreni .,.,*. S, 

, ,^er obice da 6 pollici cassone carico ^ » i 
J^olvere scioltalibbre . . 350 

JHunùiOTit aommnistrale dalle 7 aniimerìrjtane 

ai mes%»giorno del 30 f/ìv^o. i - ; 

Dieci cariche da i8 a Porta Aogelìca. 
Dn cassone pieno da 9 a Monte Pincio. , 

SO cariche per obice allungato da S. 7. 2 con gnqutte ^ 
Wij^ierìa civica romana. . ' ' . h 

SU.IITS E lUTEIXANU.,. ; ^, ' , 

F. lam MliMMtUt. 

L'artiglieria ebbe altresì a provredere^ le inunì^ioin per U 
■taria e la ^tvera per le mine. Averano itaj^iUto l^orsitfK^^ 
M cittadini, donneer^iaansoltala direzione «.aoryegUanza^ 
Ij^rai opmponeTano, caii^t^cce con le palle ^, ^onulBtptS;. 
iUg»(itii. P^Vìf '^. sQiiu(iin)«trazÌDDÌ cqfiipse.e' coBlini|e,.f^^ 
l lémpo della guerra noi all'ingresso dei francesi ne arevaao 
leora tm buon milioDe e dueceido cinqawU^ho^i iti.tv o\ 



l'MMIdio potemmo anche gìttare,cinqBe boccile 4>' 

hiACO. 

X\U Dn'noslri pezzi d'artigtìeria che «rana in tutto lOf 
doilìci furono resi ìduIìIì nel combatlimenlo, mela crepati per 
«ffuUo ilei Tuoco assiduo, mela danneggiali da palle nemìcbe, 
«od» all'entrata dei francesi non ci rimanevano che soli 96. E 
porliinlo assolulamenle falso il numero dì $30 pezzi che dalla 
tribuna di Parigi ha regalato a noi ìl generale Oodinot ((}. Adù 
«Itienla scarsìlà di artiglierie ci costrinse di servirci, come ab- 
biam notato, di cerli camion! dì ferro non regolarmente formali, 
di costruzione antica , di niente ben misurato calibro. Con oni> 
di questi vecchi arnesi da 2t fulminavano i romani tremendi 
dal monte Testaceo: ne aveano grave danno i Francesi occupati 
nei lavori d'assedio, e a salvarsi appuntarono con tal precisione 
un colpo che la palla venne quasi ad imboccare il nostro e lo 
ebbe fesso per una parte non breve della volata. Seconda ogni 
norma dell'arie doreasi abbandonare questo pezzo, ma non avendo 
come supplirlo i nostri artiglieri trassero dalla necessità l'ingegno, 
«on (ili e con anelli di ferro lo cercbiarono e cou sorpresa pro- 
pria e pìh del nemico che si lenea sbarazzato di questa grossa 
bocca da fuoco l'adoperarono ancora per altri giorni. 

Siamo lieti dì scendere talvolta a particolari in apparenza mi- 
nuti, ma difatto utilissimi a dare la degna lode a Roma che quan- 
tunque non agguerrita dei necessarii mezzi durò lunga e vigo- 
rosa difesa. Gli slessi nemici il confessarono quando enlraU in 
Roma' veggendo in Castel S. Angelo dì qual materiale compo- 
nevasi la nostra artiglieria alcuni uFBciali rivolti ai nostri ìri 
presenti dissero " avec un tei maleriel d'arlillerie voux nous ai 
bougreitunl ckagrinés. 

XXin. L'armala francese di terra veniva inoltre polenle- 
inenle soccorsa dalla marina . e a buon diritto ìl Generale V 
capo ne' suoi bulleltìni più volte la lodò, dovendosi aleìgranV'' 
seryigi per trasporlo di munizioni e di uomini , di materiali ''" 
guerra e di viveri, di maiali e feriti. A. lei è dovuta la cosi 

(1) Tedi nota^i^.'^!». ■ ' ■'••''■■-'•i': - • ■ 'Xi-x - lv i -<-c ;■■•■:■ 



139 

Diche rientrate nel regno non pensarono ad uscirne che quando 
d seppero in guerra con i Francesi. Allora occuparono Fresinone 
e si stesero sulle frontiere con sedici mila uomini e diciotto pez^i 

mente marcidto sopra Àree, ove Garibaldi con le sue bande erasi 
spinto dopo un conflitto sostenuto da molti abitanti di quel paese uni- 
tamente alle guardie di sicurezza e nazionale, che coraggiosamente 
avevano difeso Arce e Rocca d'Arce, e che poi dovettero ripiegare 
a causa del forte numero del nemico. Ciò mostra Teccellente spirito 
4i quella buona popolazione, e lo attaccamento al Re N. S.] 

» Il Garibaldi, appena conosciuto il movimento decisivo e le po- 
sizioni prese dal generale Nunziante, che già veniva ad attaccarlo il 
127 dello spirante mese, si è precipitosamente ritirato con le sue bande 
nello Stato Romano. » 

Quanta facilità a parlare* di fuga ! Contraponiamo a queste men- 
logne il racconto che ne pubblicò un bravo ufficiale lombardo Emilio 
' Dandolo presente a quel fatto. 

. « il tenente Morosini si scontrò negli avamposti napoletani, 

che dopo mezz'ora di resistenza voltarono le spalle alla minaccia di 
un attacco alla baionetta. 

* Noi li inseguimmo vivamente. Arrivati al piede dell'ardua mon- 
tagna sulla cui cima siede la Rocca, attendemmo alcuni minuti per 
raccoglier la catena, e formarci in colonna, poi montammo risolu- 
tamente. Ma anche quel villaggio era stato precipitosamente abban- 
donato dal presidio, che per calare più rapidamente dalla china op- 
posta aveva gettati sacchi, coperte, e qualche fucile. Si ricoverò esso 
ia S. Germano, città forte posta a sei miglia sulla sinistra, ove già 
stavano a presidio due reggimenti Svizzeri col generale Nunziante. 

» Tutti gli abitanti erano fuggiti e ricoveravano ai monti. Noi tro- 
vammo le case chiuse ed abbandonate e non un'anima per tutto il 
paese. I soldati erano sdegnati di questa diffidenza; ma mercè le 
calde ammonizioni di Garibaldi, arrivato allora colla sua legione, e 
'"particolarmente del P. Ugo Rassi (che conobbi allora quanto fosse 
'fervente di carità e di patriottismo*), non fu tocca una busca in quel 
paese deserto, non abbattuta un'imposta. Sedemmo per terra sulla 
spiazza. Ma gli spauriti abitanti, quando dalle cime vicine videro que- 
''sto ordine ammirabile, calarono in tutta fretta, corsero ad abbrac- 
' ciarci, aprirono le case e le botteghe, e in pochi istanti il paese ri- 
tornò alla consueta attività. Ci raccontarono allora quante supersti- 



260 

vednti di legni per vecchiezza e pessima coslrusione impo- 
teDli di a%%ardare akun fnovintento quando non fosse il man 
bea tranquillo , i: tnassime se dovevano affrotUarsi con cotUraiaH- 
dieri {\) , onde non è a dire i coolrabaadi impuniti che tnUa 
di si facevano dalla parte specialmente dell' Adriatico. Nel 18tì 
dopo conlra&li infiniti, e quasi ad evidenza provato che invenzisa 
diabolica il vapore non era giunse il Cardinal Tosti a strappm 
da quella buon'anima di Gregorio XVI 1' assenso a introdtme 
come fece navi di rimorchio a vapore sul Tevere. GÌ ìndivìdaì 
della Marina di Finanza passarono a far parte di questa nuD' 
TtSBima. Nei primi tre anni se a'ebbe un utile di 4 mila seaii 
all'anno; appresso la sohta amministrazione clericale ne conviti 
i guadagni in una perdila di oltre a 6 mila scudi all'anno, e M 
ne valse a vessare il commercio. La Marineria Camerale rì- 
stringevasi a i3 individui . e quella del Camerlengo anche più 
modesta si contentava di soli 3t. 

Occasioni e sollecitudini ebbe in quantità il governo de' Papi- 
ad acquistare a buon mercato navi ed attrezzi di mare; nnt 
volle saperne mai nulla, forse confidando potere l'un di n l'alln 
scoprire pei fedeli suoi sudditi quell'arte ammirevole che dicesi 
avere avuto S. Pietro, di camminare sull'acqua, arte disgrazia* 
(amente perduta né più ritrovala fin qui dai suoi successori. 
Quanti cilladini e negozianti onestissimi si provarono a chiedKO* 
facoltà di acquistare baslimenli, e navigli, non solo non ottenneN 
l'intento ma ne ebbero superbi rimproveri. Progetti di scndi 
di nautica si respinsero come peccati mortali, e per vie indirette 
furono i capitalisti impediti a provvedersi di proprii legni e 
dovettero noleggiare gli stranieri pel trasporto delle merci. 

XXV, La prima cosa il Governo Provvisorio con decreto del 33 
gennaio 1849 riunì le marinerìe dello Stalo facendo abiliti al K- 
nìstro della guerra Gampello, che d'allora in poi si disse anch' 
della marina, dì accrescere navi e marini. Si ammisero loslo olio 



(f) S<^ le parole sfease die ai leggono nei feriali H Mè£iU 



(wreaiililènmiifaaKlà) poMoi. )It ihMì «^«trtb >all<Uif^^v^ 
(MSfii^^ v]gtiarda(M|rtdi iq Aacébà è ^iittianeve é GMASfèèclte la 
^oIpMbtfUi camiotìefM: itoiqoìftt^ 0e<Mrritei^'*eolvir«'4ttO^4è 
^QGte; e^'èlittelK • tafMMre idel^et^rer conftSottflMi di» «inorate 
^tÉnini^iiaiitoe U tra^port» .#^p|MQ(Sg^i>e^i8l<f^ 
mfBm indlM' eestmire Ire CÀi^tté ikie' a ta^e e i^dlMiPvalit 
«aDDiùa^ grande tonvidoia ^ dn0'{]Mi»0oli fv^sekfi/^^Huitt 

mmia^ iodaridiiiMalti > tlalla darìna^iMeroa^Hte^ la^^qàMi^) dioè- 

4aii^^8Wt pariiiari hm iieiteirai((4i«4iiif<ii^ 

aill|^l»Ude. Opmi aoiL^^n^osia {MM^id^ ^egK Stali iMlii #AAìè- 

ÌB Francia talora persino il quinto. iÌMxfto{ÉlgilHigbi6l[Ml fimifMi 
r dei molti miglioramenti che si meditava dHntrodnrre nella nostra 

narineria, miglioramenti di non leggiera entità ove si ponga 
' sente a qaal miserevole condizione l'avevano condotta i preti, e 
i t più alla povertà dell'erario , che mal a fatica sopperiva alle 

i^ tefite urgentissime spese. 

i Si dovea dar mano ai lavori in maggio, intanto si rattoppa- 
mmo le vecchie navi, e s'istruivano con esercizi, evoluzioni e 
Manovre i nuovi ja^naL ig>?MàÈB0SÌÈStìiOr^^ governo in fatto 

> di marina svegliò *^el municipio di" CivTtavecchia l'ardore di 
lÉig^orare il servizio de legni mercantili, i cittadini entrarono 
anch'essi in gara fra loro e formarono società intese ad accre- 
lem il nostro marittimo commercio. Ma sopravvennero a troncare 
cari fiorenti speranze le armi cattoliche e noi persuasi dabajo- 
oatte e da bombe dovemmo nuovamente appagarci della navicella 
di Pietro. 

XXVI La spesa per solito fatta dai preti ammontava, come 

; ihbiam detto a scudi 744*40. 70 (franchi 883997. 78 ) al- 
l'anno: aggiuntivi altri scudi 43450 (franchi 72630) per ri- 
lutile artiglierìa nelle torri sulle spiagge dei mari si erogava 

\ igni anno senza che ne venisse alcun menomo frutto aH'erarìo né al 
4ée8e l'ingente somma di scudi 84560. 70 (fr. 4566S7. 78). Secondo 
i progetti del nostro governo provvisorio la spesa di primo 



i 



963 

impianto era come si dimostra nella tavola B. di scndi 
(fr. 1528200) e la spesa annuale non potea ascendere ck 
scudi 4(3917. Ì3 |'[r.777:M&. 12) la quale per altro potei 
facilmente ridurre ad assai meno quando la condÌ£Ìan del goi 
no ci avesse p^messo, come accade n^ i tempi di pace, di ar 
lare la sol& mela degli equipaggi, ecconomia pratica per 
governi. Né la cifra di scudi 59386. 73 (fr, 320688. 34) m 
nostra supera le spese papali dovea sgomentarci considerar 
che la nostra marineria non era oziosa e parassita come qne 
dei preti, ma sarebbe stala e al commercio utilissima e all'oco 
sione principio di maggiori intraprese nelle sperate alleai 
d'Italia. La francese invasione però sopravvenne nel me^ 
dell'opra, e noi non avemmo nella nostra ardita difesa aii 
dij,BDrta dalla parte di mare 



1-' (1(1. iilov*ii»ii)i louft • vili 

•iM^ r»mi«dl»-ijjni ■' 
•M|<)aVAi :< ''Infiliti .onji)sm »• \^»^f^.) ii 'in»in vAi i;iv''t> >' 
3 ioormlflV?! .rsinT*!*" i - ilwi'rrl-l ■ -^ ,(-•-■ Iit--- ■' ■ 
nlld Hi iKH-'w:. 
\b wrbic'l fii 
•nunli» illibi ' 
-«9o« bn W'Ini l- ì-.»- .;i..'ii.'>.i ■■ ■■-.. i 

^lUKDrlJ « iiT'imny.i.iHii» i.tf. niywBIRiu ' ■'(MK^ no i-im.ii '■ 
•nitóri ÌÈCii"U>l iua 1 ìérAUJUi 'mni- •>) 'titi.i"'|> ')i xil 
Blhnhsp JiUnb ìviw)a<j1[jE >.1il- tnuvvim '.nrtiovnJi ''«linod *i 

ntpiit j|viJni'nt(nii.<lTit| ifli> iJJnl aJiloa '"n, ,■'■>•]■• «.I IW 

-U(«v .reww: .iiBi)*nì M-T .oFtir lU— ^ ..tw. ^ 

•i i 73«| I Cb9H tihtnn) ) OAàf!) ilMMt nlii. ivtiflfli;);:'. 
iivs];cii-i ì'. rum ::iJ< -«lU^' -"l'"? ""»' "U " iTi-'/ift;t'ts v 
Inftn o;ijn')'Uc aMDi> omowMn ooalt ^ in-''"'r "•' t;,vi'.>= .'"►- 

uoti»! ib sm^ a\ ii^MivKv«| ìtavtvin^ u-jruu bb iUs^" 



vire alla Marina militare. 



VI 

O 






H 



da 
costituire 

id. 

id. 

id. 
esistente 

id. 

id. 

id. 
la costruire 
esistente 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

la sola 
macchina 



OSSERVAZIONI 



In questo quadro sono notate le sole 
arme di grosso calibro. 



Da servire per guardaporlo di Ancona. 



Id. 



id 



di Civitaveccìiia. 



Per servizio di Guarda coste. 
Id. 



Id. 
Id. 



Addetti al rimorchio nel tronco infe- 
riore del Tevere, due in piena attività, 
ed uno di riserva. 

Addetto al trasporto dei passeggieri" e 
merci nel tronco superiore del Tevere. 

Doveva farsi lo scafo per servizio del 
tronco superiore. 



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DOCIIIENTI 




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265 



DÓGUIHENTO ì. 



* Ordine del giwno. 

Adempio colla più viva gioia ad on sacro dovere coirilinicaiido a voi 
atti ufficiali, sotto-ufficiali e soldati la seguente lettera, onde ih Santo 
'adre si è /legnato onoranni. Me felice' se insieme a vói potrò^coi fatti 
orrisponclere alla fiducia di on sovrano, che tanti benefizi ha sparso 
ppra.i suoi sudditi. Crederei insultarvi dubitando un solo istante della 
ostca onoratezza e leale cooperazione. Sono certo che da questa sarete 
Dmmossi come io lo sono, udendo quanto il magnanimo e paterno 
Bore del sommo pohtefice Pio IX sia stato afflitto per la sleale condotta 
3|[a guarnigione di Roma nel giorno 16 di novembre scorso; deUa 
lale non può troyar scusa nella seduzione e nellinganno, mentre in 
lei di di baccante tripudio non ebbe vergogna di vantarsi di cosi turpe 
ione. La divisa del militare è onore e fedeltà: questa tracciar deve 
nostra strada in tutti i tempi, in tutte le occasioni. 
L'animo del Santo Padre amareggiato da così nere azioni trovò qualche 
Uievo nella fedekà delle altre truppe, le quali ha ogni motivo per cre- 
te che saranno perseveranti nelle vie dell'onore e del dovere, e sa- 
090 sempre pronte alla difesa del loro legittimo sovrano. Vorrei po- 
*vi esprimere i* benigni sentimenti di Sua Santità perle sue troppe 
teli, che io medesimo udii non ha guari dalla stessa sua bocca : ma 
sce a me impossibile di farlo, e potrà formarsene un'idea soltanto chi 
aosce a prove la sua magnanimità, e la sua bontà inesauribile, qoan* 
ique turbate dalle pi.ù gravi afflizioni. 

lo adunque sono certo che appena ricevuto quest'ordine (il quale sarà 
to per tre giorni consecutivi, affinchè ninno possa dire di non averne 
Ilio conusoenza) avrò la grata soddisfazione di poter umiliare ai piedi 
[/'adorato pontefice, il Tapporto che tutti i capi dei corpi sì sono messi 
eo m corrispondenza, assicurando tanto in nome loro quanto in nome 

corpo che» comandano, che essf«non riceveranno altri ordini se non 
3Ìli emanati dalle autojrità legittimfb, nominate dal loro augusto so- 
do. Questa pronta obbedienza farà conosCceré al mondo che l'onore e 
jisciplina non sono spenti nelle truppe pontificie, e che la macchia 
pochi traviati pon deve ricadere sull'armata intiera. 
Gaeta 7 gennaio 1849. 

Il tenente generale 
membro della Commissione governativa 
Carlo Zecchi. 



866 . 

Signor tenente generale Zacchi 
Quando ella fa da noi chiamata al servizio della Santa Sede con le 
alte attribuzioni da dirìgere e organizzare le truppe pontificie» rìma-^ 
nemmo molto soddisfatti delle sue leali espressioni e dei sentimenti 
deciso attaccamento all'ordine ed alia nostra persona e ponendo 
la mano all'opera confermò ella con i fatti le espressioni del la! 
Ma la tempesta suscitata dai nemici dell'umana società troncò le 
operazioni e lo nostre speranze. Fu per noi di somma afiDizionela 
dotta tenuta dalle truppe stanziate in Roma nello scorso novenlM^* 
mentii ella era in Bologna per missione importante che le ave 
affidata. L'onore militare vilmente macchiato, i doveri di sudditanza 
piamente traditi, il disprezzo incontrato nello stato, nell'Italia e 
mondo, forono e sono i frutti che raccolse la truppa suddetta (i 
fausto giorno 16 di novembre partendo dalla piazza del Quirinale. ri 
perla colla veste obbrobriosa del tradimento. Noi però sappiamo dÌ9ti»J 
guere i militari traditori dai militari sedotti, ed intanto inearìchianM 
di far conoscere a tutte le truppe, ninna eccettuata, ma specialmealt 
quelle che hanno conservato l'onore e il decoro militare, che noi 
tendiamo dalie medesime un atto di sudditanza e. di affetto coli'ad 
nel mantenere fedeli al loro sovrano quelle provìncie che ancora si 
gono tranquille; col sostenere i legittimi rappresentanti del governo 
noi liberamente prescelti, e col ricusarsi di prestar obbedienza agli 
dini del sedicente governo di Roma; coll'attendere e conservare o 
l'ordkne e la tranquillità- ristorandola ove «i trovi turbata e col dis 
a ricevere ed eseguire quei comandi che verranno loro comunicati é 
legittime autorità. E mentre ci è grato di tributare i dovuti elogi a 
porzione di truppe, specialmente a quelle che guarniscono Bologna 
rentendo la tranquillità a quei pacifìd cittadini, esortiamo per di 
mezzo i sedotti a conoscere e riparare il grave errore commesso e 
ghiamo il Signore a voler degnarsi di operare il grande miracolo 
condurre a pentimento i traditori. Riceva, signor tenente generale, 1' 
stolica benedizione che di cuore le compartiamo. 
Gaeta 5 gennaio 1849. 

Fermato Plus PP. IX. 



-»- 



DOCtniESìTO u. 



Abbiamo tra le altre prove che potevamo addurre di ciò cbe tf^l 
rammo , prescelto piuttosto questa perchè appartiene ad ufficiale 
lunga serie d'anni al servizio della S. Sede, ufficiale bravo e d'onori 
e tenuto sempre in conio dallo slesso governo de' preti come lo fu.po6CÌt| 
per i suoi meriti da quello della Repubblica. 



149 

> 2®. Tutti i pezzi d'artiglieria posseduti dalla città , saranno 
tosto trasportati e custoditi nel palazzo apostolico. , 

»3o. Ne saranno garanti la truppa di linea, la guardia civica 
ed il corpo dei carabinieri, che anzi provvederanno momenta- 
neamente al buon ordine ed alla pubblica sicurezza. Le truppe 
regolari presteranno il s^iuramento di fedeltà al sommo pontefice 
RòIX. 

* . > 4®. Tutte le altre armi da fuoco, da punta e da taglio, si di 
ragione pubblica, che privata, debbono essere immediatamente 
depositate presso la porta Castiglione, ove verranno ricevute da 
ij^posita Commissione, composta di ufficiali imperiali e di citta- 
&DÌ bolognesi. 

> S*". Nessuna delle persone attualmente dimoranti a Bologna 
sarà molestata dalle truppe imperiali per quanto avesse finora 
eontro di esse operato. 

> 6°. La Magistratura municipale di Bologna assume di spedire 
ifesto la presente convenzione nelle altre città e nei comuni delle 
legazioni, onde impedire ogni eventuale resistenza, e sollecitare 
\ desiderata intiera pacificazione dei paesi. 

jt Uì. lì. (jenerale di cavalleria, 
governatore militare e civile di Bologna e di Ferrara 

GORZKOWSKI, m. p. 

L'I. R. tenente-maresciallo comandante 

WlMPFFEN, m. p. 

Nagy, m. p. 

Colonnello delV L R. Siato maggiore generale. 

Sua Eminenza il cardinale arcivescovo 

Carlo Oppizzoni, m. p. 

A. Zanolim, m. p., senatore, 

Marescotti, m. p., colonnello, y> 

11 quinto articolo non volea ammetterlo il maresciallo si 
perchè favoriva quei lombardi che poteano esser li rifugiati e 
Wie egli riguardava per sudditi nati dell'Austria e però ribelli, 
rt perchè favoriva i disertori che potessero essersi salvati in 
^itta. Monsignor Bedini presente agli accordi con sincerità solo 



«M 



DOCUMENTO IV. 

Il maggior comandante la colonna. — Terracina, 

(N. 27) ■ 

Al Ministro di Giiena e Marina. — Roma. 

Le rìmetto un dispaccio proveniente da Gaeta diretto al comandQ 
divisione dragonii come pare rimetto la lettera del sig. tenente G( 
perchè appunto si conosca quai sentimenti generosi nutre questo al 

Si raccomanda per qualche considerazione. 

Nulla di nuovo per la parte nemica. 

Il maggiùre Quntron. \ 

\ /.Ut 

Primo* reggimento dragoni 
Diyisione di Terracina*. 

(N. 11) , / 

Al sig. maggior Quintini {comandante la colonna d'operQiioMl 

Mi affretto a darle comunicaziono di un dispaccio pervenutomi 
mattina da Gaeta in cu! invitandomi gentilmente il cardinale Gizi a 
di Pio IX a disertare dalia bandiera repubblicana dei mio paese, 
premio mi accorda la nomina di colonnello effeltivo nell'arma stessa ( 
cavalleria. 

Non fu mai equivoca la mia fede politica ; sia perchè mai presi 
ad alcun impegno del ce3sato governo papale; sia perchè la coid[ 
col sangue sui campi veneti per la libertà d'Italia. 

Nei compiegarle l'originale di tal dispaccio, che prego venga rimi 
diretto al Ministero della guerra, e dell'interno compio ad un dove 
sagro per me, e credo di dare una nuova prova di lealtà « di onore j 
governo della Repubblica romana. 

Frattanto con distinta stima mi rassegno 
Terracina 18 febbraio 1849. 

Il comandante la divisione di cavalleria 
Tenente Gencelu. 



•> gst':^: ^^^^S«* 



DOGUHEl^TO V. 



• --' 




Pour-RIeiiioire. 

Le General de Latour, commandaat des deux regiments suisses , au* . 
Mirice da Pape , ainsi que de Li batterie d'artillerie , ótait en oatre 
provisoirement du commandement da la 3i.me division militaìre. 
regiments soìsses étaieot cantoonés: le ter sous les ordres da co- 
ì^eber, à Bologne, avec un corps detaché à Castel-Franco, ainsi 
pe la batterie; la 3.me sous ceux da colonel Kaiser, à Forlì. 
»:Depais les evenements qui eurent lieu à Rome le. 16 novembre 1 §48; 
hoqae à la quelle M. le general Zucchi, ministre de là guerre, qui se 
BNivait en mission à Bologne, en repartii pour rejoindre S.*S., jusqu'au 
p janvier 1849, c*est-a-dìre, pendant plus de deux mois, le general de 
Iktoor ne re^ut du governement papal aucun ordre , aucune instrn- 
pfcm, aucune direction, si ce n'est un ordre du jour du general Zuccbì, 
P date de Gaeta du 7 janyier 1849 renfermant une lettre du pape à 
Ni general, aussi en date de Gaeta du 5 du mème mois, qui lui fut 
et qu' il s'empressant, selon la teneur du dit ordre , de faire 
MIX tronpes pendant les trois jours consecutifs, et que de plus il 
Icher dans toutes les caserxies. * 
_^ n'est point inutile de faire observer en passant que dans la lettre 
m Sl Pére au general Zucchi, S. S. en nontrant tonte Tamertume de 
Pn coear p^ raport à la conduite de ses troupes à Rome^, se plait au 

E aire à tèmoigner la satisfaction qu' elle éprouve de la conduite op- 
) tenue par ses autres troupes, et gu*elle signale particulierement 
HXLe» cantonnées à Bologne qui par leur conduite,' et par une. discipline 
Ikemplaire ont su en maintenant Pordre et le calme dans la Ville, ^»^ 
Mrer la tranquillile des citoyens paisibles. 

^; A defant d' instructions speciales de la part du gouvernement, tous 
«s soins du general de Latour durent donc se tourner du coté da 
iudutien de la tranquillile- de la Ville, et il ne pouvait experer arrìver 
kee resaltat que par Texacte et severe discipline des .troupes sqns ses 
Mres. Quant à sa brigade proprement dite il n' avait point à s' en 
iMfoieter: elle rèstait, et sans aucune alteration, e ce qu^elle avail 
iNjoors été brave, fìdele et d'une discipline exemplaire. Mais il Ini 
ilaH peut-étre permis de concevoir quelques , inquieludes sur nn cer- 
hyi nombre des corps de la division, oaparcequ' ils lui elaìent moina 
Daoaos, oa ea raisoo de te qae par leur eomposition ils se trouvaien^ 




t9i 

plas en dontact avec les popalations, et par conseqoent plus eipoiii 
aox inflaences politìques,«qaicliaqiie joor prenaieni od accroìasòauÉ 
noQveaa en raìson de la toarmente géoérale qui se prodoisait dana M 
rÉtat Romain. 

Tel était à peaprès Tétat des choses lorsq'ue dans la soirée da 
jaovier 1849 arriva inopioement chez le general de Latour moi 
Bedini comme envoyé extraerdinaire da Pape, et moni des ses 
poavoirs: ce prélat était porleur d'une lettre de créance pour le 
-rèvetue de la signatar'^ du pro-secretaire d'Etat Antonelli , tìa dft#, 
Gaet^ ^vi ti janvier 1843. Par cette lettre étaii enjoìnt ao géoérd 
seolemènt d'aider et assister le dit envoyé dans tout ce qoi avait 
à sa Biission» mais encore de se soùmettre et d'obeir tant aiix 
écrìts, qu'aux ordres de vive voix qu' il pourratt luì donper. Vm. 
stroction écrite, et emanée du pro-secretaire d'État, portait: 
brìglade étrangère jontiè^ement réunie s* acheminerait avec aa 
d*artillerie par là Vi3ie la plus courte k la route des Abmzzes oà 3 
seraient trasmìs des ordres ultérieurs. 

La mission de T envoyé extraordinaire avait un doable bot: il 
d'abord juger par lui- mème de la possibilité plus ou moins grande 
rétablìr pleine et entière Tautorité du S. Pére à Bologne, et dam 
eovirons; et dans le cas où ce but ne pourrait point ètre attwt, 
vait prendre toutes les mesures nécessaires. pour quo. la brigàde «a 
immediatament en marche à la destination qui lui était indiqoée. 

Soit que dans sa route l' envoyé extraordinaìre ait élé déja frappé 
la disposi tion des esprìts; soit qu' il. se, fut procure des rensèii 
à Bologne avant de se présehter chez le General: toujours est il, , 
son opinion était entièrement.arrètée sur V impossibilité qu*il y fvri( 
à rétablìr dans la vUle Tautorité du Pape, telle quelle y existaH annài»^ 
nement: il ne fut plus alors questions que du départ des troupes. M 
hésitation aucune le general déclara de suite a V envoyé qu' il étf 
dispose et prèt à exécuter dans le plus href délai possible V ordre fi 
lui était donne, que dans la nécessité où il est de se concerter 90 
ses chefs des corps, sur la marche des troupes, il écrit a P instant mèfli 
ao Colonel Kaiser en gamison a Forlì, de se rendre immediatemeal ) 
Bologne. 

Mais avant d'alter, plus loin^ il est d'une indispensable Decessile è^ 
bien faire coonaltre, de bien précìser la position dans la qoelle vi'^ 
Ir9uver place le general de Latour; position telle qu' il va assamorii' 
loi, et sur lui seul, la résponsabilité des ordres qo' il n'aora cepcoM 
en realité, doonés qu' au nom d'un autre, et que de méme il asm*^ 
sor lui seul la consequcnce de tous les evencments qui purront rét^ 
de ces mèmes ordres: iMle est la position qu'il loi est faite parPctfVif' 
extraordìnaire qui roontre que le resoHat de sa mission dépend da lif* 



271 
stère qui Tentoarera , et qaì ajoute qae dans qoelqae circonstance qoe 
oe soit soD nom ne doit jamais ètre prononcé, oi aacune pièce produite 
<m il poarait fìgorer : poui' ce doublé myslère, dont les seals chefs des 
corps soni exceptés, il éxige et obtient la parole d' honneur da general. 
En atlendant Farri vée da Golonncl Kaiser qui en raison de la dis- 
taDce de Bologne a Forlì pe pouvait arriver au plutòt que le 36 aa soir 
là generai mit en rapprt avec Tenvoyé le colónel du '1 Reg. Weber; 
40 traita quelques points relalifs à la marche des troupes: le GéitéraL 
jdéknanda à 1' envoyé Targent nécessaire pour la subsistance des soMats; 
jfBÌs par une imprévoyance peu excusable, on n'avait point songé à la 
Ipestlon d'argent) lorsq* il s*agissait d'entrcprendre un aussi long voyage 
«l au coeur de Thiver. L' envoyé proposa deux expedients .pour reme- 
<>ier à cet oubli: le premier était de s'adresser à la masse des soldats 
«t d' y paìser les fonds qui seraient nocessaires pour la roaic mais le 
iéùéral et le col mei repoassèrent bien loin d'eux cemoyen; ilsdirent 
' a l'envoyé qae la masse de chaque regiment se composait de 1' avoir 
de chaque soldat, que e* élait sa chose, sa propriété mise en dépot et 
«onfiée à Thonneur des ses chers; et que de l'ors était une chose sacrée. 
Xe second expedient était do mellre à contribulion tous les pays par les 
quels passeraient les troupes, et de se faire livrer de force ce qui leur 
serait necessaire ; mais le general repoussa encore ce raoyen de la ma- 
niere la plus formelle, en déclàrant qu' il ne consentirait jamais à ce 
.que les regimenis sui'sses , qu' il avaif T hounepr do commander, tra- 
tersassent qu pays ami en s'y conduissaut comme des veritables pillards 
^eten laissant derrière eux une telle note d' infamie et de déshonneur au 
Bom Suissc. lls engagerent le Prélat à s'adresser aux Archevéques Car- 
.dinaax d' Imola, de Ferrara, de Bologne , qui par eux mémcs lui four- 
niraient, ou sauraìent lui faire trouver les fonds necessaircs aux simplex 
soldats, puisque le general renongait à rien demander pour les ofiiciers, 
qui s'entr'aideraicut entro eux pour se tirer d'affaire. Le Prélat se rendi t 
en effet a Imola, mais il ne piit rien oblenir, rien, absolument rien, ni 
des Cardinaux, ni des Curés, ni des Couvents. 

Le Colonel Kaiser étant arri ve, le 96 au soir une conference e^l lieu" 
en présence de 1* envoyé, et le general arrèla et donna l'ordre de de- 
parl pour le 28 à 5 heures du matin: e' etait un seul jour d* jntervaiie 
pour preparer tout ce qui avait raport au voyage et pour se procurer 
les voitures, et les chevaox necessairos au transporl des bagages. Le 
colonel Kaiser devait repartir pour rejoindre son regiment , le tenir 
•ffrèl à se mettre en route, et attondre a Forlì le l.er regiment. 

1a general faisait. partir en avant le lieutenanl Kochla pour prcparer 
fefilogemenls du ler Reg. a Imola. 

Ce méme jour 27, l'envoyé extraordinaire donnait par écril au géné- 
^H'ordre de se demettre da comniandement de la 3.me division militaire. 



in 

et de la remettre provisoìrement à la personne qo' il jagerftit le firn 
capable de l'exercer; Le general qai n'avait consenti qo' à son corpi? 
défendant à accepter ce commandement, fut^enchanté de pouyoìr le lé^. 
signer, et il se hàlait de le remeUre provisoirement a Bl. le lient-CSl^' 
lonel Berti Pichat , Gouverneur de la Ville et province de Bologne. Gì' 
mème jour ancore le Generai consignait entre les mains da Colonetdtf; 
Milices de 1' Union 600 fqsils qu' il se trouvait avoir de trop, et qa* 
ne poovait eniporter ; il ne cr.oyait pàs pouvoir mieux piacer sa coi 
pourTa sùreté de ces armes, qu*eo les remettant au Coloneld*un 
qnì avait é(é forme par les soins et sous la direction da Candinal 

Enfin ponr suppléer au manqne d'argent necessaire à la sobsii 
des troupes pendant le long trajet qu* elles avaient a parcourìr, il a 
été anele et-conVenu, dans la reunion du 36 entre l'envoyé, l^ géo^' 
rat et les chefs des corps, que les sabsistances necessaires aax 
sejraient prélevées par Toie de requisition dans les villcs et villa^es, 
elles auraient à traverser, et que contro les fournitores qui 
ainsi faites il serait delivré des bons ou recus, preparés à ravanee, 
vètus de la signature des Colonels et de celle de V Envoyé extraordinaìrél 
et aquitables par le governement Fapal. 

Ainsi tout étalt donc preparò pour le départ et les troupes étal 
consignées à cet effct dans leur caseme , il ne restait absohument qr 
se procurer les voitures et les chevaux pour le transport des ba^i 

Cependant le bniit du départ des troupes ne se, répandit pas plos 
dans la ville, qo' il s^ y . manifesfat une agitation impossible à décrire:^ 
les diflerents partis se trouverent d'accord en cotte circostance pov^ 
pousser un mème cri, quoique dans des senlimens opposés : le parti df 
mouvement qui renfermait un asse/ grand nombre d'exaltés , craignait' 
que la marche des Suisses ne fut dirigée sur de certains points pour}' 
comprimer les moovements insurrectionnels partiels; ou que les deui 
regiments, et la batterie d'artillerie, iie dussent rejoindre et se rallieri' 
d*aatre$ corps pour former une masse capable de reprimer le moove- 
ment general; le parti conservateur, le parli moderé, le parti des gens 
paisibles, se tourmentaicnt moins de le question politiqae en elle memo 
qoe de la créin^*e de la position dans la quelle ils se trouveraient aprèi 
le départ des Suisses qui seuls avaient su maintenir la tranquillité; ik 
ne mettaient point en dente que, dès que les troupes seraient sorties, 
il ne dut éclater une revolation complète dans le vìHe, et un booltf e^ 
s^nent general dont les consequences étsffent incalculablts. Le génénl 
dès qu' il eut connaissance de Tagitation des esprils* crut pouvoir letf 
faire prendre le cbange, en faisant publier dans lous les quartiers, €i 
repandre parfni toates les classes , qu'il ne s'agissait nullement d'M 
départ, mais sealement d'on roulement et d'un changement de gamisot: 
cotte benne ìntention du general resta sans effet: il est aassi difficile de 



.i 




155 

condannare in casa d'altri ciò che era si ben riuscito nella pro- 
pria. Una sentenza cotanto giusta provocò la cristiana rabbia 
iOiel signor Benavides che levatosi con furore gridò « Qual pud 
essere paragone fra gli Italiani e noi Spagnuoli? Gli Italiani se 
li guardate come soldati fuggono vilmente innanzi a Rad$tzky, 
B§ìi considerate come cittadini accoltellano un ministro, insul- 
tàm al Pontefice, e dàlia sua capitale il cacciano. » A rintuzzare 
Ijicostui incredibile stoltizia gli vogliam qui ricordar di volo che 

I Bostri soldati italiani nelle guerre napoleoniche dì Spagna furono 
ftempre vincitori su tutti i punti e Toste spagnuola respinsero a 
Barcellona, la fecero in pezzi a Tarragona snidata che l'ebbero 
con moltissima strage dal forte Olivo, e gli stessi capi francesi 
IlOtto cui militavano diedero loro titolo e nome di valorosissimi. 

II generale Rogniat nel 1811 disse che soldati migliori degli Ita- 
IÌìdì non si potevano avere. 11 capo dello stato maggiore Saint- 

Nugues nel riferire la presa del forte Olivo al generale Peyri, 
l'impossibile, dicea, d'aver soldati più bravi di questi vostri ita- 
buii: in fé di Dìo sono degni discendenti dei padroni del mondo, 
fl^ciel ci guardi dal volere noi punto scemare le glorie militari 
^%agna, ma ci perdoneranno i lettori se alla bestiale ignoranza 
9m deputato delle Cortes abbiam dovuto insegnare alcun po' la 
fiferia del suo paese. Come può egli poi chiamarci in colpa della 
mccision d'un ministro quando è ancor tutta intrisa di sangue la 
fBpagna non dirò per le stupide carneficine che vi commise per 
ì^aedi l'Inquisizione, ma per le recenti stragi che fece l'ultima 
Éìfolùzione? Rammenti il signor Deputato che non vanno insul- 
Ate mai le nazioni per le colpe d'un solo o di pochi. Se questa 
^VB^ima avesse egli avuta présente non ci darebbe oggi il diritto 
^ rÌHibeccarlo che se fra noi fu morto di ferro assassino il mfni- 
;^Cro Rossi non ha guari uno Spagnuolo traferi di pugnale la sua 
Indovine regina. 

rr XVII Primi a trombettare e comporre la crociata furono gli 
^iltiffli a comparire i cittadini di Sancio Pancia : anzi la corvetta 
^ guerra Massaredo che venne frettolosa a Gaeta per assicurare 
^f Pontefice che i suoi dritti erano salvi, e sarebbe quanto prima 
^t^ il lampo delle spade spagnuole scomparso affatto e dileguato 



«74 

do regnnent ne pomit plus ètre ten(éo qoe par la force des Mn 

aree mie grande éflinion de ^png, et ce qui est pire, sfbt, m suoi 

dooteox, 

L'agìtation qai s'était prodaite daos la ville la jodraée do 97 aapn 
mìer broit da départ des saisses,' avait été toajoors en augmeolv 
.le» cercles s*étaieot établis en permaDence; ils stimolaìeot, ib pron 
Tocaìent sans relàche Taetion des aatorités^ ils leur indiqaaient et In 
dictaienty poar ainsì dire, toates les mesares qo'elles aTaient à pfeaÉ 
et qai lear semblaieat les plus propres soit à faire renoQcer aa dépi 
des suisses, soit à leur rendre ìmpossible par le déploiment de la font 
toas les habitants étaient en mouvemeat ; des pétitions so signaiei 
dans toos les qaartiers; le general eu recevait odo révétue de plus À 
dix mille signatares d'iodividas de toates les classes et de toates li 
opinions. Le directear do police faisait placardcr à tous les coios è 
rues aoe défence à toas les habitants de fournir, à telles condititf 
et sous quelque preteste quo ce fui, des chcvaux et des voitarespii 
le servici des saisses. Des nombreax rassemblemènts «e formaieiit à 
Ics places pabliqiies et prenaieot un caractèro menacant: lo gooveratfl 
publiait une proclamation dans rìnterèt de la tranquillile , et éa ie 
inandant le calme aux citoyens , ìX leur disait de se lenir prèis à eà 
cuter les ordres quii saatait donner en lemps utile dans )'inlèrèt A 
la ville et de ses habitants. -Des éstafettcs avnienl été expediées • 
déhors pour faire arriver eertains corps de milices irrégulières et poi 
aViser les villes environnantes , et des dispositions prises à Bologne, i 
de celles qui elles mémcs avaient à prendre. EnOu daus touCe la joif 
née du 38 se montrercnt tous Ics syraptomes d'une insu'rrection lonjonr 
prète à éclater. 

Il était du devoir du general, et il n'y manqua pas, de lenir monseignM 
Tenvoyé extraordinaire constamraent au courant de tous les xenseigoe 
menls qu'il se procu'rait Juì méme, ou qui lui arrivaient j>ar ses énàs 
saires; il lui faisait pari de méme de tous les bruits fondés ou non, qv 
circulaient dans la ville: ce fut ainsi qu'il dui le prevenir que la pi^ 
sencede sa personne à Bologne étail connue: le general n'alia pas ph 
loin k cet égard; il savail cependanl d'où partait rindiscrelidn qui ava 
été commise: Tenvoyé seul aurait eu à se réprocher do s'ètre exposé 
rindiscrète légéreté d'un sexe, sur le quel il n'est pas bien prudeot i 
compier. 

Lorsque l'cnvoyé connut la défense faite par le dìrecteur de poiP 
de fournir des chevaux et de vnilures, et que le general lui dédir 
qae dans une Ielle drconstance , et en Tabsence de toas moyens à 
Iransport, le regiment n'en parlirait pas moins, et que les soldats n'ert 
porteraient que lears sacs. Il proposa aa general de faire sortir l0 
troopes à Timproviste et de ne pas attendre Texpiration do délai àfi 



àt5 

H heores, pàìsqn' on avait voala se servir, et qa'on s'etait servi de ce 

Mai poar organiser des moyens propres à rendre le départ impossible. 

Le general repòussa celle proposition de la • manière la plas formelle : 

il declara'à Tenvoyé) qu'il n'avait jamais manqoé à sa parole et qu'ìl 

n'y manquerait jamais; que Tayant d'après son ordre engagée aax deox 

consuls étrangers, il attendrait l'explration da délai quii ayait consenti. 

* Bans la nait du 28 au 29, le general regni Tavis par un emissaire 

qaì lui étàit envòyé) que le colonel Kaiser, en retournant de Bologue'à 

Ferii, avait élé arrété a Faenza ; et y élait retenu corame prisonnier; 

el que l*officier Kochla, le lieuténant que le general avait envoyé pour 

Aire les logements, avait de méme élé arrété k Imola, et était ramené 

som escorte à Bologne. Une Ielle comm'unìcation parut assez grave au 

gennai pour qu'il crul devoir en inslruire à l'inslant mème Tenvoyè, 

&ez le quel il se rendit accompagnè du comraandant de Tarlillerie. 

Gette doublé arrestation demonlrait jiisqu' à la dernière evidence, 

l'existence d'un pian combine el arrèlé, non seulement pour s'opporr 

à la éorlie des troupes, mais encore pour enlraver leur marche aulant 

qa'ti serail possi ble de le fafre. 11 y aurait dònc à combatlre et pour 

lasertie, et dans le long* trajet que les troupes auraient à parcourir; et 

I sarmonler les obstacles qui pourraient èlre mis à leur marche prin- 

eipalment par la destruclions des ponls. L'envoyé ne se dissimulait ni 

- la gravile , ni la difliculté de la posilion ; il decida qU'il faHait laisser 

Itsser la nuit, et que le lendemain matin il aviserait à ce que lui pa- 

raitrait le plus convenable de faire. Le general 1^ quitta pour écrire 

• ^SQìte au 9. regiment à fin de lui faire connaitre la posilion dans la 

^Ue se trouvail son chef et lui transmeltre des ordres à cet egard. 

Le lendemain matin. 29 le general ayant été appelé chez monseigneur 

l^lffchevèque de Bologne voulut, avant de s*y rendre, faire connaitre à 

Bioiìseigneur i'envoyé ìes derniers renseignemenls quii venali de recevoir, 

vteeux qui lui étaient encore parvenus dans la nuit. lls ne laissàìent 

plus aucun doute au general. Il declare donc à monsefgneur Tenvoyé que, 

<I*9iBltà lui, il ne lui reslait plus que son metier do soldat à faire, et x 

^tt'il saurait le faire à la lète. de se3 tfoupes: mais qu'il ne voulalt en 

aveone maniere assumer sur lui la responsabilité morale des evenements, 

flt qae c'était sur monseigneur Tenvoyé que devait peser celle responsa- 

lùlllié dont à ilater de ce moment il se déchargait entierment. Il lui fit 

connattre qu'il était obbiigé de le quitter un instant pour se rendre 

>ntt ordres de monseigneur Tarchevèque qui Tavail fall prier de se 

>nidre chez lui. 

Lofsque le generai r^nt de chez monseigneur Tarchevéque- il ne 
^va plus monseigneur Tenvoyé dans sa maison il en était parti en 
Miiaiit chez le general Técrìt snivant 



>76 

Monsiear le general v . 

.« Vu rimpossibililè de paftir sans massacre Tordre est rQvoqoó» i 
« voas réjoiadrez le S. Pére quand les circonstances vous seibfalenii 
« plos favorables. * . • 

« Bologne 29 janvier 1849. 

(Signé) G. BBem. 
Dans la mème journée le general re^ul on autre ordre de moaseignen 
Tenvoye extraordinaire aìnsi con^u:. 
Monsieur le general 
« L'ordre de marcher , comme je *w)us ai écrit, est r^vóqaé vq 1 
« massacre qui s*en soivraif.- C'est à vods dechoisir aatretemps, pqi 
« rejoindre le JS. Pére: en attendane soaVener-vous que vos fidate • 
« peovent pas prèter aucun service au gonvernentient actuel sansmanqu 
« à lear serment. Je seraìs prét . à me réunir à vos troapes sf Ufl 
« peuvent une fois se mettre sùremei#en roate. . 

• Bologne 99 janvier 1849. • 

(Signé) G. Bbdini. 

Gomme oo le voit par la copie textueie des denx lettres ci-dessn 
Tenvoyé en ne fàisant pas connaltre le lieo où 'il *entendait serefugia 
mettait le general dans Tìmpossibilité de correspondre ayec lai , et d 
lui demander ou des ordres, ou des i nstruotions, ou untf direction qoè 
conqne par raport aux evéncments nouveaux qui poarraient se prt 
dulre: à dater de ce jour 39 janvier 1849 , le general ne reco! plas i 
lettres ni Communications aucnnes de Tenvoyé, malgré les circonslancf 
extraordinaires qui ne tarderent poìnt à naltre , et qui chaque jour h 
rendirent sa position de plus en plus difficile. Entìn , devant craindi 
d'otre abandonné enlierement de l'envoyéextraordinaire, comme lasoil 
ne le justifia que trop, il ne dut plus prendre. conseil que de lui mèo» 
En conséqùence il se proposa d'atteindre un doublé but; celni de ri 
tablir et maintenir la Iradquillité dans la seconde ville de TÉfat et de 1 
préserver des désordres si ordinaires dans les temps de revolations, < 
ensuite d'assurer à ses troupes , et le paiement de ^a soldo, et la dèli 
vrance en nature des subsistances. 

X cet effet il écrivit a monsieur le gouvemeur de la ville que n'ayai 
pu se réfuser au voeu unanime des habitants , il avait revoqué Tordr 
qa*il avait primitivement donne pour le départ de ses trgupes; etqa 
dès lors elles reprendraient , a dater du lendemain 30 le servici de 1 
place, et occuperaient les differeps postes, comme précedement 

À la date du 2 février le general adressait directement a S. S. et aiMi 
au ministre de la guerre son raport sur les «venements qui s'étaiflii 



Gotte nouyelle situatión ne devait avoir quo une bìeo coarte daféri 
puisqae dés io 1 fiBvrier le conseil des ministres à Rome reconoaisiii' 



«77 

l'urgente Decessile de prendre ane résolution definitive àj'égard de la 
lirigade étrangère, et qaé ce mème joar le ministre de la gaerre écri- 
ymt confidentiellement aa gouverneur de Bologne pour fui eonfier la 
mission de negocier on arrangement avec le general , et les chefs des 

. €orpsr attendu , disait-il ; qu'il ne serait pas pmdent de restar avec ces 
«orps dans la position actnelle. Le ministre de l'intérieur de son coté, 
«lonDait les mèmes instractions; et qaoìqae les deux ministres semblas- 
WDt laisser une certaine latitude au gouverneur -reldtivi^ment au traité 

^J (aire, mon^ieur le ministre de la guerre avait cependant jóint à sa 

' lettre une note qui , an fàisant connattre lesi ntentìons du Gouvernement 

' jramain , devait servir comme de regie , ou au moins comme point de 
^iépart pour la transaction. Nous raportons celle note que nous tra- 
^DXMHiS literalement parce 'qu'il cn resulterà que si les ministres s'é- 

, laieot' particulierement atlachés à sauve-garder Tinterèt matèrici des 
«orps, les offìciers en repoussant les propositions qui leur étaient faites, 

4 svieni beaucoap plus particuKerement préocupés de sauve-garder leur 

;}lMMmear, qoe leur interét materici. - , • 

• Pour pourvoir à la sùreté de l'Etat , et pour mettre le gouverne- 

- « ment' dans une position nette, pour mellre les suisses dans une égale 

• position, et specialment leur noble et honorable commandant il faut: 

« 1) Dissoudre le corps entier de la Milice étfangère et detruire 
;« leur capitnlation*actuelle ; 

» 2) Le reconslituer le mème jour et au\ mèmes conditions , de 
■^ « sorte qu'ils n'aient point à en éprouver le moindre préjudice. 

« 3) DanS' la novelle capitulation le nom des regiments étrangérs 

• doit étre abandonné, et recevoir celui de regiments nationaux. 

« 4) Les chefs des corps doivent d'abord se mettre d'accord avec le 
« chargé d'aOaire du gouvernement romàin, qui doit leur fairé entendré 

• que par ce moyen on sauve en mème temps et leur honneur et leur 
« iotérét •..*•** 

Ed vertu des ordres qu'il avait re^us *et dans le bui d'accomplir la 
missioD qiii lui était confiée , le gouverneur de la Ville écrivait le 6 
février 1849 au general de Latour pour le prier de se rendre chez lui 
le soir du mème jour avec messieurs les offìciers superieurs du corps 
ton^ér, a fin de prendre connai^ance des dépèches. qu'il venaitde re- 
cevoir du gouvernement et d'en conférer avec lui . 
* Le résumé de cotte conference fut : que le gouverneur propoSait ati 
general aìnsi qu'aux offìciers superieurs de dissoudre les deux regiments, 
tei que la batterie d'artillerie , et de detruire. leur ancienne capitu- 
'btion , et immediatement de les reconslituer au moyen \i*uBe nouvelle' 
^pitolaUon passée aux mèmes conditions , et. qui leur assurerait les 
jB^es avantiages ; seulement au lieo >lu titre de regiments étrangérs 
^ prendraient celui de regiments nationaux et en cette nouvelle qaaUlé 



ik prèieraieiìt sermeat de fideliié à la 'natioa, Qao; si oea 
n'étaient polU acceptées dans leur eQUer,c ì^ avaàt ordte^:49 
ijpoiliediatràMnty à son tres g^and regrél, au liceocieBUiieiit^ ì^Mi 
solntioQ efféijtive desdits regiments. ti^^l^é 

La reponse'dci general et des olficiers superiears fat spostiBlit 
Qnaniine; ils dèolarerent k monsieur le gouverneor que, <|n«iÌÉlTà 
liés aa S. Siège par leur capitulatioQ et beaucoapplos enoore pie 
sérment de fidetitó qu*ii$ lui avaient prète, lear honneur s'opptMnl 
BE^ère kisurmoQtable, à ce qa'ìlsdésertasseii^ leor ancieane: 
et qa'ils prètasseat od nouveao serment; qa'ei^ copBCfqiiQnflerj 
cpiant à eux ils étaient pr6t$ et disposés à s^bir tootes ìeft 
ééi leor rèfas; qtL*à l'égard de leurs troupes, dont il» cooniai 
Yèù^ràfpB pouvaieat presque assurer à l'avance^ qo'elles 
ropii^loii, de leurs chefs, et que non plus qu'eiv^, ^es ne> 
jaiiiais^^ prètpnt un nouvean serment, à violer pelai qw tea 
$.. Siège. Et en éQet ioi^sque là prppositkm. de monsieur le e 
^àt leur ètre transmise , ^tóntes la- repouss^ent d'un oomayR ei- 
aipqord. . *. . • . ^'*fi 

Cette resolution . des Ironpes ayant été ctnmnuniqnóp a 
^uvernear, il fasaìt parattre aossìtol le decretcSuivailt: 
•. « ìfoMf. Charles Berti Pichat, lieutenantcolonf^delalegion 
» et gouvemeur de la ville et province de Éi^ognoite verta id«s 
» ponvoirs qui m'ont été conferés par le go^vernemeat superieiHr^ 

• dèpèches de monsieur le ministre de lìntériear N. 36^ et de 
« le ministre de la guerre N. 134: 

• D*ordre de la Commission pr^isoire de gouvernement 
« Au noma du peiiple de TBtat romain déclare à la 1)rigadeétraiigèiSi 

• et à soo artìllerie, coUectivement, et individuellement, qu*à partir -d» 
t> jour 8.févrìer 1849, elle est deGnivement dissoute et licenciée^ que 

• capilulalion est annullée ett rompue , ot qu'jen consequence elle 
« reoevra plus ni solde, ni vivres, ni fourages. 

» Le présent acte fait, et notiflé à monsieur le general de LatourciMir? 
« mandant la hrigade, à messieurs les colonels commaìidants les d4lii 

• reginiens, et à monsieur le capitaine commandant la batterie, i 

• ». « Bologne le 1 février 1849. • • . > 

Le Gouvemeur. * 

(St^ft/; G. Berti PiGEàT. .^ 

Et le lendemain 8 févriev monsieur le gouvemeyr notiUait au géilM^< 
un second decref) prèscrivant les mesores relalives à l'éxécution d0 eéi^ 
da 7, commen^ant ainsi : • * . . ' / 

o'Considerant que la troupe étrangère, conformemént au voeo«tl^ 
» conseil de ses chefs, ne peut changer le semient prète dans leirci^'. 
« pitalation etc, etc. 



kprès la reception de cos deux decrels, le general de Latour reunissait 
i deax conseils d*admÌDÌstcatìon des regimens, et après leur avoir 

' ' a 

t coonattre toot ce qni s'etait passe, ik entraient en negociation ave<^ 
k plenipotentiaires du gouvernement provisoire. 
Unecpmmission chargée de la Uquidation des comptes relatifs aax règi- 
onts étrangers tùt.nommée par le gouvernement, et se Qonstitua a 
ilogne. Les conseils d'administration des deux regiments, ainsi qae la 
itterie d'artillerie se mirent de leur coté à l'oeuvre pour établir le compte 
» reclamatiòns qu*ils avaient à faire et lorsqne leur travail fut termine, 
lime regiment fut rappellé de Forlì à Bologne où devait s'effectaer si- 
òltanement, et le licenciement, et le paìement effectif de ce qui re- 
Bruita chacan des hommes licenciés ,^ officiers , et soldati Mais' uno 
lìs-grande difficuUé ne tardait pas a se manifester. Le gouyernement 
lait pensé pouvoir se liberer de ce qu'il devait àia brigade étrangère» 
D moyen des paiements qu'il lui ferait en papier- monnaie; les troupea 
evoulaient en aucune maniere entendre à ce niode de liberation, et 
i^ieaient que tout ce qui leur etait du, leur fqt compté en argei^ 
nmant. Le licenciement dut donc nalurellementsetrouverrelardé puisqu» 
lonsieìir le gouverneur manquant absolument d'argent ne puovait re- 
nettre à la Commissioni de liquidation ce qni lui était necessaire pour 
^der les comptes. Et ce fut en raison de cette difficulté ou plutòt de 
Atte impossibilité qu*à la date du 19 février 1849 la Commission de 
k|udatiQip écrivait au general de Latour 
«Que par suite de la commuaication qui lui était faite par monsienr 

• le gouverneur, de Timpossibilité dans la quelle il se trouvait de pouVoir 

• lui remettre aucuns fonds avant le 15 maìrs suivant, elle prevenait 
■-monsieur le general de cette disposition, en le priant de la faire con- 
••nattre aux corps, et en donnant aux conseils d'administration d'établir 
« les comptes de^ la liq|iidation generalo pour cbaque individu jusqu'au 
•15 mars inclus. » 

MaÙDtenant en présence de ce manque absolu d'argent, que devait 
do&c faire la troupe, qui tenait essientiellement à étre paiée de ce que 
lai était du? Devait elle sur la simple eventualité <le la promesse qui 
Idi était faite, et sur la realisation de la quelle il lui était peut-ètre 
bien permis do concevoir quelques doutes, abandonner les postes qu'elle 
occdpait dans la ville, se déssaisìr de ses armes, se dissoudre d'elle mème, 
se separer, partir sans argent, et revenir dans son pays , n*y raportant 
<lQe l'espérance assez douteuse de pouyoir rccevoir plus tard ce qui 
hi était du? Y-aurait-il eu prudence de sa part à en agir ainsi? Ne 
^evait-elle jpas, au contraire serrer ses rangs , se maintenir .dans lea 
P^les qu'elle occupait, principalement dans la garde des portes , con- 
^rver ses armes et se montrer. si non monacante, toujours prète à le 
^^Yenir, en cas d*un manque de foì aux promesses de paìement qni 



•:. 



lèi étaient faòtes? TeHe est* la qaestion sur la qaefte d<»*juges infpir 
tiaax àpripept à'se pronbncer. • * ' . - . • 

• Mais ceux poar qui la'calomnie est qd besoio ou qui ont oo ìbMI 
direct à s'en servir, viennent aojonrdhui accuser et reprodior à la itoqj^ 
et- plus ancore à sop generai d*avoir voulu servir la Republìqae! QuA' 
servir la Repnblique! Quel est donc ce reproc{ie e'n'présence dés- òSk 
eui mèmes. Était-ce donc puor servir la Republique que cette niéair 
troupe, que tous. les officìers, que le general à léur tétè, se refusM 
è 1 février 1849, à préter un serment autre que celui qui les lìaitii 
S. Siège et preferaient ótre .licenclées à préter léiir service à un aoln 
gouvemement? Élaient-ils donc au service de la Republique ceux qiii,i^ 
tenau^t en armes dans le'seul'buM*obtenir léor paiement réfuserent oli4' 
neraent de prendre, et de porteria cocarde tricolore repùbiicaine, ms^ 
les i^jonctions les plus formelles qui leur étaient faites à cét egard? Y-^tl 
un s^l homme dans tonte la brigade officier ou soldat, qui prit part 
électiops.pour la formation des Assemblée» constìtuantes, quoique le M 
enfnt non seulipentaccordé aux Suisscs, mais encore qu'ils fessent c|». 
dement qonviés et excités à T^ercer? £taient-iis don( au service dèj|j 
Republique , servaient-il& donc la Republique;. ceux qui le jour nàiif 
qu'ils recevaient ce qui leur était du, déposaient leurs armes et ^a» 
pi'essaient de anitter les États ronfìlns, pqùr rentrer dans lear |Hrinp 
Non, mille fois Sion: lesSuisses ne sérvifent pas la Republique^ Imì 
resterent point a •Bologne pour la servir, ils n'y resterent f^int te 
son ìntérét , mais dans leur propre, et dans le sedi but^d'obtenirli 
paièroent de ce qui leur était du; et ce but obtenu, il^partirent aussitMb 

Le licenciement éprouva qoelques lenteurs^ parce que Pargent n'ar- 
rivait pas toujours en lemps utile: tous les deu\ jours il devai^t partir 
une compagnie • après que son compte était entierment soldé ; et M 
soldats qui la cgmposaient, une fois.sortis de Bologne,*se dirigeaieotsur 
la Suisse k leur gre , et par la routo qui leur convenait le mieux de 
snivre. Le manque d'argent seul apporta quelque retard et quelqae 
changement dans cet ordre de départ. Le general de Latour dut resterà 
Bologne jusqu^^au paiement et .au départ de la dernière compagnie de 
la brigade; et aussitót il se mit lui méme en marche pour rentrer dans 
sa patrie. • ... 

Tel èst le simple régit, le narré fìdèle des evenements qui se soat 
passés à. Bologne, et dans les quelspar sa position, le general de Latoar 
a eu .à jo'oer un ròle principal. Il ne le fait suivre d'aucun commentaiia^ 
parce que ce n'est pomt son apologie qu'il a entendu faire, mais sedla- 
ment soumettre la condnite qu'il a tenue à Tappréciation. des bommes 
impartiaux. 

Si sur un seul point il a cru devoir repousser la calomnie, c'est moÌBi 
parte quelle l'attaquait personellement , que parce qu'eUe tendail t 



■ atteinle ;i ta lojaulp el à la fidelilp dei lirivi>s [ronpes 
iiBBCift et la 4toira de comnmpder. 



DOCmiEKTO VI. 



legazione di Forlì 
BfETet«ria generale 



.sarò Dato s^or MinUli*» 1' otilìne gìunlo &d GucU al generala 
r,|ier condursi uuj due reggimeiilì ai cuuliuì del Regno Napolitano, 
le sarà tiotd la ferma ri^oluzioue dei Buloguesi e Romagnoli di 
p.irUi*e u eu6\ii aacliti di dover iiitrapreudere uuu guerra ci- 
.Kf.U'impunenza di questa situauune, e auH'ìuleudimeoto di leutar 
Ogni mezzo coucilialivo fi udoUitr lutle le misure di prudenza 
nel fi'altempo l'ordine pubhiii'u non fu^sc turbato da uua qual- 
CÌdeDlalilà , ehiamai iei'i mattina in udianz^i tutta alTatto pri- 
sjgDor eumandoQle lIì piazza i^apituDu l^baldu Ubaldioi ai- 
avesse consegnalo le l'hìavì della polveriera dove sono chiuiìe 
Itti da L^uerra lauto iusurviziu del corpo svizzero guanto quelle 
a disposiziuni! delia Legazione in uumeru di àttJUU uarluccie 
Queste munizioni uraau, uume è uiilurale a credersi, uua delle 
■pali vedute dei citladìiii per vallarsene al bisoi;uo, come lo era dei 
inealo sviz/ei'u , ed io ad evitare uu colpo di mano, sopra il co- 
lante di piazza per parte dell'uno a dL's;li altri aveva appiiuLo ideato 
{^nle di ritirare le chiavi, coDscio che la l^iltà avrelilie coDijucst<> 
P'teriDiiie riposalo tranquilla. La consegna in mie mani doveva se- 
r«egreti!ìsi|iui, e Anche la questione della partenza del reggimento 
ristriuta; ed 11 capitano Ubaldiui aveva nou solo piegato lo spirito 
n.le chiavi , ma si dichiarava cuuieulu dal vedci-sì esonerato da 
responsabilità, solo ehiédeva una mia lettera precettiva a sua giù - 
inone. Spedita la lettera, al capitana nascono in capo ìuuerteszee 
ietk; dubbielà ed incertezze che furono per me dissipate in un se- 
) collo<{uio. farle ; ed invece di recarmi le cliiavì come per la se- 
1 Tolta aveva promessa, mi manda dopo due ore ima lettura nella 
I esprime formalmente il suo rirmto. Jili cuufermai allora nell'idea 
pteconcetta durante il seuondo abboccamento , che cioè 11 capitano 
preso lingua col tenente-colonnello del reggimento svizzero, e che 
CiA DBKessa il suo ostile procedimento. Aggiunto questo fatto alle 



dichiara/ioDÌ già ìa voce espressemi dì riconoscere la mia aatorìtà Gocli 
avessi rappreiìentato il cardioale Marini, e disconoscerla appena mi «i 
nisse dall' H liliale governo, credetti argentigsimo di sospenderlo ìinmi 
dialamenle dalle sue funzioni: ordinargli la consegna deli'uSìcio in mao 
del maggiore Ceccarìni ed inviarlo all'Eccellenza Vostra per le sue di 
(enninazioni. Incaricai portatore della mia lettera un ulficiale della guai 
dia civica che gliela presantò alle 10 della sera , ma il capitano Imi 
dall' obbedire al mio ordine non solo si negò alla consegna , ma pra 
sentando una viva resistenza, ed affacciatosi alla Rnesira a chiamare! 
gnaidia svizzera fece epera di sollevare il paese, e dare cominciamenl 
a c|ael conflitto che io poneva ogni mio studio ad evitare. 

]l maggiore Ceccarini e l'uiliciale civico penetrati dalla gravilAddli 
posizione stimarono di alloalanare la violenza e tornarono a me adii 
formarmi dell' accaduto. In questo frattempo il capitano ITbaldini «H 
scorta di una pattuglia di svìzzeri ricoveravasi nel costoro qaarlÌEil 
dove rimane tuttora. E poiché nega tuttavia di prestarsi alla conupi 
senza un ordine del militare , ed io sempre pel timore che nna MÌ 
dentalilii non dia causa a lai falli dei i|iiali è impossibile di preveda 
le conseguenze debba trattenermi dal provocarla , cosi ho stimato jnf 
dente consiglio acconsentire che un nfBziale svizzero assuma le fnrajgi 
di comandante di piazza, finché l'i;, y. valendosi della sua antorìlJiM 
abbia chiamalo all' ordine il ribelle capitano e nominato altri io M 
vece. Posso intanto accerlarla signor minìslro che il comando del » 
condo reggimento si b dichiarato pronto alla consegna delle muDión 
aurrìcordate, e che in tre lunghi colloqnìi tenuli questa mane col leu. «> 
lonnello Barmann si è chiaramente rilevato il suo spirito conci liatint' 
il vivo desiderio di evitare un conflilfo colle popolazioni. Il rappNll 
che contemporaneamente scrivo in proposito al signor ministro dafh- 
terno detennina più chiaramente i portamenti del tenente -colono A 
?ummentovalo 

Intanto la prego istantemente signor ministro a dare a pronto cow 
di posta le sue disposizioni intorno al capitano Ubaldini senza le qnS 
sarebbe lesa non solo la mia rappresentanza , ma posta in peric^fe 
vita dell'Ubaldini e la pubblica tranquillità. 

Ho l'onore signor ministro di confermarmi con tutto l'ossequio 

Dell' Eccellenza f astra 
Forlì a9 gennaio 1849. 




DOGDSIENTtt Vtì. 

Delazione dt Ancwoa 

proTlnciale dt poUiia 

(N. 284) , 

EccelienM 

A mezzo di apposita stalTetia ho <|ues(a mane ricevuta dal preside 
i& Porli notizia che ijdiie reggìmeali svizzeri abbiano avuto ordine dal 
$. Padre di avviarsi uniti verso le Marche. Sembra chevogli^ao entrare 
lei Regno per formare il nucleo dell' esercito destinato a conquistars 
{Sesti paesi esseudo morta la speranza di ogni straniero intervento. 
, , Mi agginnge poi lo slesso preside che Bologna è decìsa d' impedire 
Il partenza di quel primo reygimenlo. e che i IloniagnoU operano nel- 
tlstesso senso in riguardo at secondo che è di stanza in Forlì. 

Il pro-legato di Bologna in nome dell'ordine pubblica, e nello iuten- 
ttmenlo di salvare la cìtifi da una guerra civile, ha inlimalo al gem- 
tjile I^lour di non muoversi: il generale ha preso tempo a rispondere. 

Don ho inducalo un istante a convocare avanti di me li signori 

Colonnello Lopez comandante la seconda divisiono militare ; 
' Colonnello conte Cresci comandante questa guardia cìvica ; 

Colonnello Piauciani comandatile il lerio reggimento Leggiei'i in A-R- 



ìfeoente-colonDello Cavanna comandante lo squadrone di carabinieri 
V Ancona ; 

Signor conte Camerata gonlalimiere di Ancona ; 

Capitano Costa comandante l'artiglieria; 
onde più maturamente risolvere in un cosi supremo momento come per 
meglia avvisare a quelle previdenti misure che più opportune ed elTi- 

PreHO di che si è in pitaiiasimo accordo con i prefati signori d«i»r 
aerato Ai (ostamente mobilizzare una compagnia cìvica di qoesla citta, 
lUi quale onire altra di gnesto teryi^jej^gi mento Leggieri ponendo tale 
^tf» gotto il comando del signor colonnello Pianciani, ed avviarlo in 
Gittiritca per quivi formare un campo di osservazione unitamente a tntte 
fuDe truppe disponìbili che lungo Io stradale da percorrere potessero 
'Mvenirsi, non esclusa la batterìa che attualmente trovasi in Sinigallia. 

Ho in pari tempo disposto che qneslo signor tenente-colonnello Ca- 
faiua si trasferisca immediatamente nelle prnvincie di Macerata, Ferme 
*d Ascoli onde formarvi con piena intelligenza di quei presidi una forte 



98i' 

uolonna mobile di ogni arma per la pili vigile sorveglianza di quel lit- 
torale , a line d' impedirà itualunque clandestino sbarro che da troppe 
Demiche potesse tentarsi in quelle spiag^ie. 

Per il <:iisi> che mancasse il bisogno di una maggiore urgenza di Ira- 
sporli pei' via di mare, ho pregalo questo si^or comandante la squadra 
di S. M. Sarda, per apprestarmi il mezzo de'suoi vapori , «d al che il 
lodalo comandante curtesomentn mi ha cori'is|)o$lo ponendo a mia di- 
sposizione il vapore Gotto. 

iSoD ho lascialo infine di requisire all'uopo suosprosso un rontingeote 
di truppa di linanza da questa soprainlendenza doganale. 

.Mentre affreltomi di rassegnare lutto ciò all'K. V., pregola a vuienni 
essere cortese dì sollecite qnanlo precise istruzioni sull' (^getlo , boi 
senza provvedermi degli occorrenti necessarìi fondi, e di che vivanwoli 
la supplico, trovandosi questa provincia esausta per modo, che noami 
presta mezzo di sorla a poter neppure minimamente sopperire a mnI'' 
gravi ed imponenti bisogni. 

Sicuro della più pronta dì lei superiore corrispondenza mi onorali 
rafi'ermanni con profondo ossequio 



ttcll- 1 



V. 



' Ancona li 3fl del ia4<J. 

■" (i. C. Mattioli. 

P.S. Dal velocifero proveniente da Holognu, qui giunto sulle ocei 
pomeridiane di o^i*, avendo appreso essere stata dilTerìta la parlem 
degli Svizzeri da della cillà , si è raomenlaneamenle sospesa la eMct- 
ziono degli ordini e disposiùoni signiGcate nel presente dispaccio, l^ 
servandomi di mandarle ad elfollo a norma dello ulteriori ulflciali i» 
tizie che mi perverranno con altra staffetta ripromessami dal presidedi 
Forlì sulle definitive deliberazioni del generale Latour in ordine alla nuli 
marcia a questa volta. 

Ancona, ore 7 pomeridiano dei 39 gennaio 1849. 
At !tìi»ittro della Guerra e Marina 




ROM.t. 



J 



161 

allMtirei a combattere. Con ciò non vogliamo scusare in tutto 
il procedere dei generale francese a cui doveva esser sacra la 
dwisola dell'accordo fatto col signore Lesseps di non doversi 
cioè riprendere le ostilità prima che intorno al medesimo non 
8i conoscesse la decisione del governo di Francia. Quel governo 
CI» certamente libero di accettarlo o respingerlo , ed era ciò 
stesso un articolo della convenzione/ Ma noi che riconoscevamo. 
B0l signore Lesseps un vero ministro plenipotenziario di Fran- 
cia, e trattavamo con lui il trentun maggio, quand'egli sottoscrisse 
f accordo, come se avessimo direttamente trattato colla Francia, 
mvamo in diritto di essere con apposito avviso tolti d'inganno 
e non possiamo in alcun modo giustificare questo repentino 
Ufiàlio del signore Oudinot. Né lo schermisce il dire che il 
apiore Lesseps venne con dispacci del 28 al 29 maggio di Parigi 
mocato; perciocché questa notizia non giunse che dopo già con- 
thiuso l'accordo, che però era dal canto nostro di tutta buona 
ÌNle, e il dritto delle genti richiedeva che si fosse almeno adem- 
ifito l'ultimo articolo ove era patteggiato che gli effetti di quel- 
raccordo non potessero cessare che quindici giorni dopo la 
comunicazione officiale che non era ratificato. Se pertanto i} 
|0vemo francese potea non ratificare l'accordo, dovea però non 
preterire la condizione dei quindici giorni che non toccava in 
nUa l'essenza del trattato né vincolava la polìtica di quel governo, 
iMsoltanto obbligava la lealtà della Francia a mantener la parola 
fcla dal signore Lesseps, che vestiva ancor le divise di suo mini- 
^ plenipotenziario appresso di noi quando vi si sottoscrisse. 
Quel governo però senza darsi la menoma briga delle trattative 
die potevano essere iniziate dal suo plenipotenziario e merita- 
vtiio dal canto suo pur sempre un qualche rispetto, perchè la 
carola di Lesseps a Roma era sempre la parola di Francia, 
ìdùamando il ministro mandò ordine perentorio al generale di 
>ttaccarci. Obbedì egli, e vi aggiunse del suo che promise di non 
iprendere le ostilità prima del quattro, e in quella vece le inco- 
aiciò il tre: di che un officiale austriaco ebbe a scrivere che egli 
^er simil atto dovette aver consultato un qualche avvocato (1). 
(1) 11 capo dei francesi avendo dichiarato che avrebbe attaccata 






mfxmBmomfkì 



Al signor ministro dell^lntemo^ 



Signore 



•t ., 



'ii^?-»^.' 



A sgombrar dall'animo di V. S. Le preventiòtiì dichiarale nel 
giatissimo foglio N. Ili mancante di data, ma arrivatomi in qaesta 
rispondo subito e l'assicuro non aver io né la mia caria emesse is 
zioni alcune ai Cleri sul modo di contenersi per T amministrazione 
SS« Sagramenti inclusivamente al mdtrfnioiiio, iii riguardo àdie 
che presero parte nella riunione per i consigli della Gostitnéiit^^ 'Klii] 
arrogherei il diritto di dare in proposito istruzioni le quali spetta al | 
emettersi dalla S. penitenzierìa apostolica. 

Quei consigli che suggirivo nelle popolari dimostrazioni, egoafanente 
fatte per le disposizioni governative, emesse in passato sotto il RégmÉliI 
Bontefìce Pio IX, continuo a dire ai Cleri di non immischiarsi cioè DÉl 
negozi secolareschi di badare all'adempimento dei doveri reiigio^, preJKi 
dello stato clericale; di non suscitare discordie né immisclHard nei 
fiizioni partiti e di vivere in modo da non potersi la di loro condotti { 
censurare in qualunque luogo e sotto qualunque forma di Govertooii 
trovassero ; tali essere in sostanza come sono i cleri in Ameriea, 1i{ 
Francia, in Germania, ed anche in Costantinopoli. Mi consolo di scorga!» 
le medesime massime nel lodato dispaccio della S; V. e spero dl^j 
l'aiuto del Signore di non dipartirmi dai sani principii in qi 
cimento. 

Replicherò sempre ai Cleri di contenersi come si conviene al 
del santuario ed ai sacerdoti del Dio di pace , a termini anche 
saggio di lei insinuazioni , e se sarò ascoltato , vivo cerio che m( 
fondati di rìclamo a danno del medesimo, in riguardo alle cose gover- 
native, non saranno elevati alle superiori autorità. 

Pieno intanto della più distinta e rispettosa stima passo al bene di 
rassegnarmi 

Dì Vostra Signoria lU.ma 

Acquapendente 37 gennaio 1849. 

Dev.mo Ùbh.mo Servo- 
G. B. Vescovo di Acquapendente. 



1 



<i# 



l.' 



IPMitinUDifTV M9 

Signor Console SHmo 

Le acclado un pacco, che è diretto a codesto Monsignor Vescovo e che 
l'interessa le sia snbito consegnato: abbia la bontà prudersene cara. 
in dall'altro ieri sòn ternato da Gaeta, ove ho trovalo le cose ben ia- 
(mminate, e forse prossime al loro svilappo. Spero che le sia staio cod- 
t|^Kilo on altro mio pacco, che affidai in Gaeta al capitano éA Ténare. 
S sdotì il signor Palomba, mi comandi, e mi creda colla più distinta 
iiiÉa*" 

Di Napoli li 23 VMirzo 1849. ' 

Suo DeiP-mo Jffmo setvo 

M1LBL1.A 
Al Nobile Uomo 

il Signor ConsoU Generale 

di S. iW. 5. • 

Civitavecchia 



DOGIJSIENTO U. 

Monsignor mio stimatissimo 

jiécoml ritornato da Gaeta ove ho trovato il S. Padi^e ed il Signor 
Minale in ottima salute ; ad entrambi ho presentato i saoi osseqai, 
I ho fatto il racconto genuino di quanto L'è accaduto, e con qual» 
ìeiBiezza si è condotto. Non può credere quanto il S. Padre abbia gTa- 
ìb queste notizie e sono state per lui di vera consolazione. Nulla: pdf 
( i^ di quello che di piacere ha provato il Signor Cardinale il quale 

stato contento che ne abbia fatto relazione al S. Padre. Le ^K>se sono 
I buono stato, e si spera presto vederne il felice risultato. — Ricevei 

foglio di M. Gambaro in casa Lndolf , e ne gradisca i più cordiali 

mgraziamenti — Abbia la bontà di far giungere con sicurezza l'acclusa 
Monsignor Rossi. 
Gradisca i miei più cordiali saluti, mi comandi e mi creda' pieno 

^lla più distinta stima. 

Di Napoli li 23 marzo 49. 

Devotissimo affezionatissimo di V. 5. 

MlLELLA 

A, S. E, Reverendissima 

Monsignor Bocci 
Vescovo suffragamo di 

• dvitaifecehia, 



DOCVMfiiT* i $11. 

Carissimo il mio monsignore; ' '"■ - >' 
'Prjma ii |>aritiFe da Koma non ho miincato ripaas.aTQ da l^i i 
oUreRiodo.cootristatodìrila disgrazia ehalrovaiialidwigUa, e peniÙDWi 
p^teì rìvedarla>) spero che il suo doine^9.-glÌ«lo avrà -detto. ' La wir 
coro (to' per tale disgrazia boo partit» eUiU^mo prendendo parl^^ ' 
gili^to ano dolore : pes p9rlB.mia non manco suffragarle «(usUaninuil* ' 
nedetla. Ora m'int^essa conoscere IoaUitodJBDasalutee.le avr^so^ ' 
pili prima se avessi avDto una favorevole circostanza perchè la miti 
tera le giungesse con sicurezza. ,j . / , 

Il mio viag^ fu f«ltcissìino e senza la menoma opposizione o 
Sila: l'unico ostacolo l' inconlrai in codesta polizia, ove non mi si .- 
leva dare il pass.iporlo, ma fori u natii mente mi riusci averlo. Dopo qiultli 
giorno di dimora qua mi recai a vedere il mio padrone, cbe mi actd 
con alTezione e cordialità da non poterlo dire; io trovai bene in salRl 
di bnon umore e dì animo tranquillo, tenni col medesitnoanlunga^ 
boccamento, ed il Si gno re' faccia che si conservi nei medesimi print^ 
che ora ha. Mi ha fallo trattenere una decina dt giorni, e poi niii 
dato )' ordine di non rimuovermi' ^ff^Up da. qqi e di attendere te m 
istruzioni. Ho visitato tutti gli iiltri signori che sono colà a tenergli e 
pagnia, ed ho trovato il loro parente incomodato con raffreddore. Si 
vedesse «ome sono alloggiati resturebbe sorpreso: mi han l';illo tiinip» 
sioue, ma non v'è rimedio, ilo vedulo che si lavora molto e cop Jj 
pegno, ed ho il piacere di iliric che le cose snuo benp inoltrale eJ 
far sperare un bnon risullato. Sita dunque di buon animo , e se air 
altre nuove positive non maiich^Ti'i fiirglielo avere con iiiciirez7.a. Io ih, 
tengo cholc cose non possono andare a lungo, r die presto 
piacere di rivederla. So chq Giraud fra breve dovrà essei^f qua : lo fr. 
^eodo con impazienza per avere le sue nuove. 

La prego di salutarmi con ogni dislinzioue lutti di rasa , mi e*;, 

mandi con tntla libertà, mi scri\a subilo, e mi creda col solito sinceri} 

allaccamcnlo .< 

Di Napoli SS marzo 1849. 

Suo aff. 0. r. 

HlVELlk. 

i S. E. »ei:ma 

Monsig. Antici M«Tyi;i 

Palazzo Mallei 

ROH.4. '■ 




rAvrei desiderato scrivervi più prima, ma noa ho volu lo azzardare i 
iigtio alla pnsta, the sicnramenle non vi sarehbe staln consesnalo. Il nostro 
iaggio è stali) felicissimo e smr^ ostacoli: qualche giorno dopo siamo 
ìpartili per visitare il Curato, che ho vedatn appena Riiint'j. L'ho Ira- 

sto bfne (li salale, trani^wllo, e di buoB aRimo- Mi ha prodipte mille 
luone gnizip. p si è mostrato molto contento di e^^^ere vernilo daqueola 
tarte: Abbiamo avntp doo luoghi! conversazioni. Da sé mi ha parlalo 
lì S. riiccola , ed ha voluto srherzare sulla .cosa; ho però mnLivi da 
iperar bene. Jli è slato poi di vera ronsolazione di vedere il mio jw- 
Irooe col quale Ito avido un lungo abboccamento: oh c^nie è stato 
Ipnlilc con me. Per rcrta delicatezza non ho voluto parlargli di S. ^jic- 
(Dbma son certo, dio pensa per me. Intanto tutta ISapoli è piena di 
luiisla novità e tnltì vendono a rallegrarsi: V è stato i|ualeDMO che Im 
'riulo dirmi essere già pronto il decreto. — ilo presentalo ad entrambi 
i.SMjti'o, e per Lui ho ricevuto buoni! aceoglienie dai due padroni 
'otele idearvi <iuanlo sia lìontenlo di essere a Napoli: sia bene e vi dà 
In mihone di saluti — Ilo trovalo che si lavora mollo e con piacere 
|iWO dirvi che fra non mollo ne vedrete i salutari^ effetti — Slate di 
inlniD tranquillo e pa/ienlate altro poco — Ho visil^lutli di altri amici 
|el padrone, che quasi lutti sono a tenergli corapaenia, ora che sono al 
Deglio delle tratlallive: v'è pure il vostro , che era rimasto qua per 
Dcomodo, ma cha trovai partito al mio arrivo. Oh se vedeste come 
«w alloggiati ! Fanno compassiono. Ilo discorso a lua[;o col vostro amico, 
' eoa quel ranonicaccio, ch'è sempre dolio stesso umore ed ho infor- 
nata enlranibì delle vostre nuove e <lella vostra posizione, lo stesso ho 
ÌBtto con altri, e vi rìtoraauo ì loro saloli. Il vostro amico sta meglio 
Da zoppica anoora un poco : '— - Venerdì scorso abbiamo fatto insieme 
ioa discreta passeggiata. Se poteste, venire a vederlo gli dareste una 
«niolazione: procurate di farlo e non ve ne (rovereto pentito: sentite 
l conM(;lio dì chi senta tutta la preranra jwr voi - Vi ritorno i saluti 
li Garibaldi, e di Meslia, die vollero le vostre nuove con tutto l' inte- 
tne: il primo non l'ho trovato dì buona salute. — In questo punto ho 
Merlila lettera di Mengene , che mi dice di star bene: ancora a lui, 
ctigsì di venir qua, e pare che na poco disposto a farlo. 

lari sono partiti di qua i (lue ministri d' In^illerra e di Francia per 
B 1' ultimo tentativo per la conci liaz ione ; ma io rilengo; 



llfVfuo a fare 1' 



I 

I 

I 
i 



che faraoDO fiasco. Hispomletemi presto e datemi baone nnow diw 
Vi abbraccio di cuore e credetemi sempre. 
93 marta. 

MlLELLt 

vi prego di far ricapitare le qei acdase. 
J S. E. 
Slontignor Stefano Rossi 
. .f Hon* 



DOCIJIIENTO \IV. 

Ecco il feroce ordine d'amilo per m<ymignor Boeei! Piaeeiie al Olii 
che i vànUlri della carila imparansevo così umaito linguaggio. 

Il sotloscrilto ministro dell'interno commette a) cittadtDo Angelo Beni, 
Ispettore generale di Polizia l'arresto del Vescovo di Civitavecchia , e 
di Pio Simeone e ordina che sieoo condotti a Roma nel carcere eoa 
detto S. Ufficio. 

Raccomanda cbe si abbiano sopratiitto verso il primo tutti i riguardi, 
e si asino convenienti trattamenti. U risultato e il modo della esecuzidiKi 
del presente ordine sono sotto la sua pili stretta rcsponsabilità- 
Roina 37 marzo 1849. 
S'intima a tutte le autorità civili a militari di dare al saddetto eiUi- 
dino Angelo Bezzi tutti gli uiuti che egli crederà ricbiedere. 
Il ministro 
A. S*fFi. 



Monsignor Bocci vescovo ili Civitavecchia fu arrestato nella quare^H 
per prova di corrispondenza lia ì reazionnri di Roma eoa Gaeta. E# 
fu trattalo con tutte le convenienze possibili, e ne sia testimone l'avW' 
calo Benedetto Siasi dì Civitavocuhia che trovavasi in casa di Monsignore 
quando i due commessi venuti di Roma gli commonicarono gli orditi 
xoperiori. Egli scelse di portar seco un servitore , ed una camiziii b 
attendeva fuori Porla Romana. Per la strada gli furono usali rigu^ 
di che egli si è poi lodato. Giunto in Roma fu condotto alte carceri ile) 
S. Ufficio. I commessi avevano cbiuso avanti a lui stesso di mano in 
mano le stanze del suo palazzo a Civitavecchia, e poi lasciando tutte le 
duavi nell'aaticamora fecero suggellare l'ultima porta per mano di do- 
Uro I' "o rimase in custodia di un pìccbello di linea che 



I 29t 

I montava la gnardia. Uopo il governo mandò persona per l'inventario 
Ove furono trovati molti oggetti poco ecclegìaslici di cui taciama per 
l^wlto all'estialo. 

I Dopo la restanrazione monsignor Bocci fu reintegralo nel sua vesco- 
Kdo ; aHora alcanì baccheltoni istig.iti dal governo stesso fecero do- 
panda percliè sì aprisse il processo contro coloro che avevano arrestato 
> VMCOvo o contro coloro che avevano cantato il Tedeum alla procla- 
BDone della Repubblica. Monsignor Bocci iu verilìi si oppose, e pregò 
La inatìlmente si tralasciasse questo processo. Egli morì a Civitavecchia 
■ i preti lo accompagnarono al sepolcro e posero sul suo feretro la 

Blroa per farlo credere martire Anche noi ove ci fosse lecito di 

nienare sulla tomba d'un estinto, lo chiami^remmo martire ma iti tutta 
Atra causa. 



DOCUMENTO XV. 



I 



MmisigiiQr i 

tiìunsi felicemente In Napoli, e ieri sera in Gaeta: visitai il cardinale 
«9COV0, e parlammo a luns;o: domani avrò udienza dal Papa- Il Bifolco 
loderà, ma iddio in breve convertirà in lutto il suo gaudio; io sono in 
>eoa per mio fratello, e per lei, del resto sarei l'uomo piii felice: quante 
■elle cose per divertire n'incontrano , ma non rallegrano il mio cuore, 
^nte coso vorrei dirle: le din') a voce se ci verrà fatto riunirci. La 
tia energica condotta ba fatto chiasso, ed è slata lodala da lutti: già 
apevaSi ogni cosa. 

lo ho cercato smentire tante coso addebitate a codesta città mentre ho 
Vedicato a tutti gli I^m.mi e persone di atta qualifica , ' che hanno fallo 
< gara di volermi ved^'e , che le voci sparse a carico di Civitavecchia 
■vano alterate, e che la ciltÀ è fedelissima al S. Padre. Se mio fratello 
■osse tornato la prego a consegnarle la qui acclusa , diversamente la 
Bandi in Ferentino ; corno ancora lo pregherei a far ricapitare le altre 
lai accluse. Monsignor mio quanto mi trovo bene in salute non può S- 
Eorarselo. lo smanio sapere rfline stia , ed avere sue notizie , le bacìo 
e mani e mi rassegno suo 

Obh.ma AiT.mo servo vero 
Fr. DE Hocco, 
All'Ili. mo e Rov.mo 
ùgoor Vincenzo Bocci vescovo di .\uria 
Suffra^aneo e Vicario Generale di 

dVITilVBCGHU. 



■■Mùgoor Vii 
^K Suffra^au 



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IVI. 



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^Gax^simo amico. 



.;?-!:.• . .. h-' . * iK»i)<Jt 

Borgo 4i Gaeta 9 Mari» 19^ 
. Non malico darvi le mie nòU^ie, le qoali seno eco^léiiti:; 
rispondere, servitevi del canale per coi rìcevete k presente e 

ragguaglio di tutto. ! :• *'' - -^u 

.11 vostne npoie è cognito a Sommi jP^r^ono^ ed hanno lodili! < 
la vostra condotta Dell'assisterci: non potete figpi^aifPfi quante ;'^fii 
persone mi hanno voluto conosiqere. Io ^tarò qui «altri i5 gìonii ,: 
cni ^(]|ero avere tue notizie. ./ ,.,;;. ' • ., r' 'itvi 
Salutate gli amici, e chi dimanda di me, che saranno iorse po(^i 
Vi abbraccio caramente raccomandandovi gì' interessi di S. Antonio, 
presto torneranno i Religiosi. Amico addio. 

rostro Amico Ohblmo 
Fa. DI Rocco 

Al Sig. Pio Simèbnì'^^ ^"'^'^ 

in proprie mani. 



. {i} Questa confessiéme . dalla bocca del Zoccolane mostra che im 
zi^nwi erano in scarso .numero. .< ' . :; ^ •• '^-^^^ 



m 



DOCUI»I£NTO XVll. 



rt 



Illmo. e Re^mo, Monsignore. 

iSapoli 93 Marzo 1849 
Vengo con questa a narrarle tutto il mio viaggio. Son partito eoiM; 
y. S. ben sa il due corrente da quella col vapore alle ore il antioMi* 
e siamo giunti in Napoli prosperosamente alle ore 4 antimer. allei 
abbiamo preso pratica e siamo andati ad alloggiare all'albergo deli 
Corona di Ferro dove io tuttora mi trovo, giacché il Capitano Demaeif 
ed i tre religiosi conventuali fin dal secondo giorno sono andatilo cii^ 
vento a S. Lorenzo Maggiore, ed il detto Demaco a Gaeta. Il Padre Gt| 
rato, ed il P. Scalzi si trovono al borgo di Gaeta tntt' ora. ^ 

Il mio viaggio per detta Città fu alcuni giorni dopo la loro parteott 
mentre io sono partito coli' Ambasciatore di Spagna Martinez della Rot^ 
e tutto questo per grazia della ministressa di Napoli*, la quale appeal 
giunto in questa mi fece avere> una Cappellania di 9 l>acati al WfK» 
coll'obbligo solo di celebrare il di fes^vo: al sfiòii di. ine?i^: giorno • 
negl'altri di a mio piacere; nel partire per.G^rasaknme ossìa per GmU 



175 

\ del Bernini in gran parte fracassate e monche dalle artiglie- 
;ie francesi; e fu grande ventura per le arti che non cadesse 
[ùel bellissimo tempietto del Bramante. Ivi San Cosimate e 
^Qto Onofrio celebre il primo per gli affreschi del Pintoricchio, 
) l'altro pei dipinti dello stesso Pintoricchio, del Domenichino, 
lei Caracci Annibale, del Peruzzi, del Da Yinci Leonardo, e fa- 
moso per le umili stanze ed il più umil sepolcro del passionato 
cantor di Rinaldo e di Goffredo. Ivi il principesco palazzo Cor- 
lini colla sua interminata galleria di quadri tutti mano de' più 
legnalati artisti, e colla sua doviziosissima biblioteca. Ivi la ele- 
gante Farnesina tuttavia rìdente delle pitture di Raffaello e dei 
BiMH scolari poco in verità rispettate dal Borbone di Napoli che 
k possiede e non le cura. Accenno anche di volo altri monu- 
nentl sparsi per tutto ivi intorno sapendo ognuno per poco pra- 
Hco che sia delle vie di Roma conservarsi da quelle parti assai 
preziose memorie e avanzi degli Alberteschi e degli Anguillara, 
iù mulini di Belisario, della torre ove Urbano li primo tromba- 
4or delle crociate languì prigione dei Pierleoni, dei ridotti del 
iuca Valentino, e deirorto della cognata lasciva d'Innocenzo X 
donna Olimpia, dei due ponti degli antichi Romani e special- 
«ente il Fabricio opera repubblicana che da secoli si vede scor- 
«re a' piedi le acque del Tevere. Sorgono pur da quel lato i 
^ae palazzi di più perfetta architettura che si veggano in Roma, 
il Farnese cioè del Sangallo, fabbricato sotto la direzion di Mi- 
cfcelangelo, e dipinto da Annibale Caracci, e la Cancelleria del 
Bramante con pitture del Vasari e del Salviati. Il palazzo Spada 
è a^che da quella parte e racchiude la statua di Pompeo a pie 
rfella quale cadde trafitto (ò fama) Fusurpator Giulio Cesare, e 
e repubblicane artiglierie di Francia ne scassinarono il piede- 
»tallo. x\nche la chiesa di San Carlo a Cattinari di colà situata 
'Ontiene opere stupende condotte dai sovrani pennelli del Reni, 
lei Domenìchino, del Cortona e del Lanfranchi. Tutti questi mo- 
numenti erano colà presso esposti al tempestare delle artiglie- 
ie nemiche, ma se volessimo solo annoverare anche gli altri 
•he venivan compresi da tult'esso il largo raggio delle batterie 
mancesi ed erano più o meno anch'essi in pericolo d'essere sco- 



89Ì 

ìnaDora ricevuta per pubblicarla ^eiuta che l'abbia pubblicata meotie ii- 
vece di pubblicarla alla messa solenne la pubblicò alla sua messa letU 
e la lesse io modo, o S. Padre come dicono e leggono te orazioai se- 
grete nella S. Messa mentre nessuno intese ciò che leggeva ed io e» 
presente, e di questo bel ristrovàto co' suoi amici si gloriava. Soggiaui 
ancora di più che giorno della pubblicazione della Repubblica nix 
i parali alla flneatra e vi fece l' illaminaziane; lui spinse moltissioui 
fare quei attentali coujro Mons. il quale con fermezza coraggio, e 
non volle dar mai le chiavi per sonare le campano, dal^ni pure la morte 
ebe son pronto a riceverla, che imprudenza diceva questo sig. P. poUn 
dir meglio rispose S, Saalìlà che zelo, che zelo altre cose potrei nu... 
ma verrà il tempo. Mi chiese del Preside ed ogni uosa raccontai; >' 
esclamò alzando gli occhi al cielo; poveretto poveretto. Godette mol- 
tissimo che il capitolo non abbia preso parte in questi eccessi ed aDM 
mi inginocchiai di nuovo per baciarle a nome del medesimo , < 
molto contenlo. Mi chiese altre molle cose della cita che a voci 
tira, non cessava mai di fare 1" elogio di V, S. Ill.ma. E mi dissi 
tenetevi sempre costante in questi sentìmenli e non abbiate paura àt 
Iddio umilia ma non abbandona lo stesso farà il buon vescovo sA 
G finalmente mi domandò come avevo fatto per venire a Napoli ei 
il decrelo per la propria sebbene non potesse farlo ? Allora bo riapi»» 
ho preso il passaporto per Gerusalemme al che rise alquanto... ii^a , 
benedisse dicendomi ci vuol pazienza. , 

Ho visto varie volte nei borgo di Gaeta il P. Curato, ed il r. Sc^P 
i quali stanno bene di salute, Alons. Gambaro mi rimandò due pietf 
per rimetere a vostra signoria ma per non aver avuto una sicura i» 
casione non li ho potuto rimandar prima temendo che non fossero )- 

tcco quanlo son in dovere significarle nel mentre che col più dote- 
roso rìspello sono per sempre di cuore 

D. f. S. Iltma. e Revma. 
P. S. Avrà la bontà di rtterire a mio nome ì seguenti cao. e 
felli Reale, de Reco, Semeria Parsi, Giusepe suo domestico. 
Air IlLmo e R.mo Sig. P.mo Coll.mo Mons. Vincenzo Bocci 
Sur di 

Civitavecchia. 



177 

IX. Abbracciato pertanto il partito d'un formale assedio i Fran- 
cési non frapposero dimora a mandarlo ad effetto ; ruppero anzi 
fiersino la data parola attaccandoci come abbiam detto il giorno 
prima che cessasse il termine da loro promesso. Partiva quindi 
la prima colonna comandata dal generale Molière di Villa Mattei 
prossima alla Villa Santucci quartier generale, e partiva Taltra 
loidata dal generale Levaillant del luogo detto San Carlo vicino 
4i Montevcrde.' AI punto di lor congiunzione passavano entrambe 
lotto gli ordini del genfiina|6 Regnaud de Saint-Jean-d'Angely. 
I generali Rostolan e Guesviller stavano presti ad appoggiar colle 
]oro truppe quel movimento. Alle due infatti del 3 giugno le due 
colonne Molière e Levaillant giungevano presso Villa Pamfìli. È 
goesta divisa in due parti, Tuna con giardino e abitazion signo- 
ifle, l'altra tutta selva, e la gira intorno ima muraglia di oltre 
ipattro mila metri, alta quattro, e grossa un cinquanta centi- 
^tri. La guardavano quattrocento de' nostri, duecento del bat- 

?;lion de' Bersaglieri Romani, e duecento del sesto reggimento 
fanteria. Gli uni e gli altri senza le militari cautele fidando 
3ella parola del nemico di non attaccarci che al domani placi- 
.,damente riposavano. Fu quindi facile ai Francesi di giungere 
inosservati. 11 generale Molière appena fu co' suoi sotto la cinta 
che guarda a mezzogiorno nel viottolo della ^Jocetla fé' tosto dai 
\Uppatori dar nel muro per aprirsi un varco là dove il capo bat- 
l|{lione del Genio Frossard avea (in dal giorno innanzi ricono- 
iciuto a centotrenta metri circa dalla Gappelletta un punto da 
"Scil breccia. Le percosse de' colpi svegliarono i nostri che cor- 
sero alle armi e incominciarono il fuoco. TI nemico aprissi il 
Wrco e si spinse a tutt'impeto contro i Romani. Il generale Le- 
vaillant con tre reggimenti IO*', "^S" e OG^ per la via diTiradia- 
^oJi trovò aperto un ingresso dalla jìarte del giardino ed entrò, 
Incontrando però dopo pochi passi una resistenza accanita che 
Romani durarono finché sopraffatti dal numero ebbero a ripa- 
^rsi al Convento di San Pancrazio. Venivano intanto ritirandosi 
ftrso il giardino i duecento che valorosamente batlevansi colla 
rigata Molière, ma trovandolo già occupato dalla brigata Le- 
'^illant si videro accerchiati da forze cento volte maggiori e ri- 

VOL, II. — ]'2 MkMORIK STORTCIIt. 



pimblicamente di socA^rso é Jì aiqto. Lode e ricooosceoza alla più pane 
(li voi, delle azioni de* (inali io mi chiumo 'sodis rattissimo , imÌiì km 
adoperaste :■ suemarmi rischio e fatit^a, serbaodo l'ordine, e obbudmdo 
volenterosi alla Ingge, nostra unica e provvida sovrana. 

Debbo però manifestarvi con mìo prorondu ilolorc, die vi ha 9tpt i 
colo ceto, vi baunu delle persone f^d Voi, le ijuali, pernii si stadimi' 
accumnlare suUa strada, segnalami dal Governo, inciampi e impediMiA 
(juanlJ più possono. 

Non uvrei mai immaginalo the il Clero Serolare e RegolDre, 
prete e banditore della parola, cbe iuciiun^e nbbedwtua aijpropriift- r 
patti, si faci!$se ad essa ribolle, o per non riconoscere i dovi>ri d; 
di famiglia, si credesse in diriilo ili sconoscere u rìnnei;are ì doverli 
cìttatlino. 

Uovendu iu par legge dichiarare beni della [Vupnbblicd i beni eed»- k 
siastiui, vado incontrando tutto di ostacoli grandissimi dalla parie t>i 
Ai modi ì più itrbaui d'una Commissione da me a ciò creata, v 
essi risposto con modi duri, e dirai quasi, di slìtla. Ciarle si mpactiot 
astutamente, con cui provasi di disonorare la Kepubblica, emst.erbl 
TOce dì ìrrelìgtosa, e perseculrice del Culto, spiccando persino daisM 
altari lampade preziose ardenti alla Madre delle Uraiie. ' 

Ha la bonarietà è gentilezza, e non «offre a lungo il dilegio. Il |W 
che io sono risoluto di teoere con essi altra via , chiamondoli in ftxt 
aUa Haiione e a ]>io responsabili d'ogni scandalo. Se uou cbemigiM 
■incora sperare, che vogliimo rinsavire, e stornare da so l' infaniM , lU * 
sersi fatti promotori d' inquietezze e turbolenze per brama di cwwBTflH 
grasse prel>ende, posponendo Gesiì Cristo alla troppa ricchezza, rk*' 
fa sovente nemici al miglioramento della l'alria, e menu venerati i 
credenti. 

felUbi ai 3(1 di Febbraro l»49. 

Il cittadino Preside 
«t—-iiu..t iI»^uiIUH(J '..: ili ETronEBOHGIA 



DOCVinEi^TO w, 

Momiffitor mio CaìitHino e Heverendìsiimii. 
Ilo sotto gli occhi Ire sue grad.me r preg.me lettere porlaoli la dik 
del 93 fd>braia 1 e li marzo. Tutte tre mi giunsero ajKtcadist 
l'una dall'altra e la prima particolarmente toì fu rimessa molto im 
«veiidoìa ricevuta da soli 4 o 5 gioroi. f^a riconoscerà da dò 1 
lardo del mìo riscontro, e vorrà 'scasarlo perchè involóìA^iia. ' 



179 

:a8salito di dentro o per varco squarciato nelle mura o pel viale 
jdiritto d'ingresso le folte siepi e i tortuosi sentieri e i fossi e le 
l^nte e i poggi offrono tante difficoltà e difese che riesce Tim- 
jpadronirsene assai malagevole. Cosi difatto avvenne in prò dei 
Francesi che respinsero gli sforzi veramente eroici della Legione 
italiana che con somma bravura li caricò più volte fin dentro il 
casino alla baionetta. Cacciata di dentro il casino usci a riordi- 
narsi al Vascello, e dì là spiccossi con nuovo ardore alFassaUo. 
I lancieri stessi attestati dal colonnello Masina precìpilano a ca- 
vallo dentro il palazzo di Villa Corsini, ne salgono le gradinate 
> trafìggono senza pietà i nemici: dovettero rinculare i J^rancesi, 
.perdettero ta posizione, ma tornati alla zuiTa la riacquistaron di 
.nuovo, che i nostri nelle pratiche di guerra mal periti non sep- 
• pero ne' luoghi occupati fortificarsi. Furono assai i morti e i f e- 
^ liti dall'una parte e dall'altra, e fu danno ai nostri che Garibaldi 
imo alle imboscate, alle sorprese e agli agguati non ben si co- 
^scesse della scienza deirarmi, né qifìndi arrivasse a indovinare 
'H pensamenti del nemico, e s'avvisasse poter mai bastare il va- 
\bre di pochi a romper l'impeto serr3to di truppe disciplinate e 
; scorte da comandanti spertissimi. Giunto sul luogo dello scontro 
^rikm seppe contrapporre arte ad arte e solo giovani spicciolati e 
& Vilorosi avventurò al fuoco e al ferro di agguerrite schiere che 
:i ammiravano senza meno il coraggio degli Italiani, ma si stupi- 
'"i.iano a un tempcf di si mal consigliata temerità. Tenevano i Fran- 
cesi da dieci mila uomini in due brigate del Molière e del Le- 
-. taillant a campo da Villa Pamfìli al convento di San Pancrazio e 
'da Villa Corsini a Villa Valentini, e due divisioni quelle del Ro- 
•stolan e del Guesviller erano li pronte concentrate a soccorrerle. 
Avevan essi tanto apparato di forze raccolto in quelle posizioni 
perchè necessarie a potere incominciare le opere dell'assedio. 
Se pertanto credevano i nostri di non doverle ciDderc, poiché si 
tta commesso l'error primo di non munirle come pur bisognava^ 
doveasi almeno colà rivolgere il nerbo più poderoso delle nostre 
truppe per disputarle al nemico, e tolte ricuperarle, e impedirgli 
Mi ogni costo gli approcci* Che se la nostro guarnigione perchè 
-scarsa dì numero non era giudicata da tanto di reggere qvtesta 



La voce, che mi <tice girava cosli iatorno al Papa e priva atbUs 6 
faDdamento. Cì mancherebbe queslu. 

Colla saa degli U ebbi quella per me di Monsignor Rossi , le alln 
due del medesimo per gl'E.mi Bernetli e Brignole ai quali Airanofi- 
messe, come fu subito ricapilata al buon P. De-Rocco qaella di V. & 
lll.ma e Re.ma a I^ei diretta. Ili questi le invio im pii^colo [uego uba 
troverà qui accluso. 

Ho sentito il nostro Emineotissimo su quanto Ella mi dice intomo ^ 
supposta abolizione di ogui privilegio del Clero ecc. Se si veriGcaM 
quanto da Lei si teme Ella si rìc.usi di fare alcuna consegna ieA 
atti in discorso. Qualora poi si o.sasse la forza, cosa che noD|sÌ vorreUt 
t-redere, non polendo opporsi a questa, la Curia sarà meramente passin 
(iuesto è quello che debbo dirle su questo affare , e per corrisponden 
alla di Lei domanda. Penso però che la di Lei previsione sarà stala ' 
sarà utile a qualche cosa- L'avviso da Lei dato in proposito agli Ende> 
siastici è savi issi mo. 

Il sig. Prep. Slef si è smascheralo somjire meglio per cui oggi pwMi 
Ijltudicarlo secondo i) suo vero merito. Dadi a se. 

li buon Ab. Cabras ripartirà domani mattina per Napoli, e mando i 
Lui la presenle che procurerà fartela pervenire con sicurezza. Egli li 
benìssimo accolto anche da Pio IX il quale gode felicissima salute. 

11 nostro R.mo fu alquanto costipato in questi ultimi scorsi giorni, M 
ora le cose vanno meglio. Le fa i più distinti e atfettuosi cMupliaualL' 

Ella modslg. mio ven.dnio stia bene, continui a farsi animo, e si nitit 
riguardo. Conservi a me la sua benevolenza, mi comandi, e mi ' 
sempre quale mi pregio ripetermi «.«n disiinlissima rispettosa 
Rima stima. 

Borgo di Gaeta ts marzo 1649. 

Suo De.mo Obb.mo servo ed 
G. CàaBtao. 



IIOCIMENTO XAI. 
1^ DlTisione aUlitare. 

N, IftSfi, 




RappoKli) ordinario del Comandante della Dwismte dei gionu t 
al 9 mano 1S49, al CiUadino Ministro dfVa Guerra e Btaritta. 



mfé ta febdsae «rito iMMt «nonto iii'BonoÉi; cMUvecdik, ftor- 
n V FdigDO quel cDoandanle cosi ternuna il san rapporto. 

- DoIKavvawilo i^ .SpdV» Ai ai^c^lMui le copie confocmi 
del Coauodante la Piazza di Fidigno. 

" Il Gènermk lUmmdtikt» l 

» I9IUIia« di 

N. 566. 
Fidigoo 7 mano IHft.i 



delta 1^ lHTi8loiie RHUtarSk 

Roma:' ' 

Il 5 aodaflle essendosi in Spello proceduto colla Tona del distacca- ■ 
9d1o che ivi risiede alla compilazione dell'i aventarìo noi convento dei 
jwrì Osaervanti, e per sospetto essendosi passato a scrupoloso esaiiw 
arte, si riov^anero lettere tendenti alta reazione contro l'attuale Go- 
tao, e di cui tre per copia eonrorme qui si annettono. Insieme ^ 
ireonero alcune pistole, fucili da caccia a fulminante, polvere pi- 
» ecc. 

Qnindi a Heconda delle istruzioni del Preside di Perugia, e di coa- 
rto colt'autarilà governativa, sono slati arrestati tre frali de! suddetto 
ovento, e sotto scorta stamane sono stati tradotti con ud legno in fV' 
^ a disposizione di questo tribunale inquirente. 

Fw c&gi» oonIbnBe ' '' ' ''' ' 

nC»of(MM» -, . > ■■ ■-iw.--.-i 



r. S9«ft^ 



.«ImqijKi i'u<, i< )Mii(ii-:'.t i. , . iiiiU-ii^i- 1 l'I.}* «nsiUin tu 
I. 

■'■'■■'■'''^''Assisi (luori). 
Al mollo Reverendo Padre Gal.motl 'Padre PrótrmciSH 
issi» fÌMi(HJf8* o.nt.-u r tìiigiìt'i 

^l^rtlUflKpawifdiwcHb ibrl ddlublan assisani fa fatto l inTeottr 
coDtro codesta santo convento E vero ■ 

'ipedsco fjoiUnwnl on I "dperlo i nostri p„ li 

V Fuligno non \i slih ijUi par la n or n I vesc \o ae 

' alcnu liogo pio Qui i fi fdtla le"oe p I ni M r \Lritì o 

10 sia rono cova e 1 n., i lini cnna gli ofi ji o | pnior o nlA 

p nsoliiJo DI' ilcun I i roi "nato n^cnt^ (1 o la o i frW 

hentat i f rno 

Mi I rj <jual he o oine I u (ino ri l I ( oj ; ^ 

era il motto ori nai o di l^in \ II t r e e | 1 pr i t nipi^ 
lu la^ ]} ^ (.orpo^ lurse e luinf lu 1 bona 11 uar^ 

n^ ne g<!(4o|]^]dD^aiti o StlAji al i in ^ I i i d MI 

KfUifqa e, • yuol^ e^»e\ s^pre U Iella unaol^lii e di t lU la (^^ 
ài Gesù suo B^lio In qoe^ poi}i\ii oro burrt^ ose ho rinian^ono M 
diamo p uslodiamo difenmanio i eonvenli o le chiese lìa^alduiB 
provvisD attacco degi afTamali au-arii e degli ^|^|U^JipQ^;^i^e n9> 
tivi paesi Ora. non ve a temere che di qacsti iùc) qÀaj>rotetti liD 
a questo ^un(o eoa un continuo e permanente itrodigio ci saNeii * 
pochi '^momenti ilt^mi'^ di punta che aniora nmam^ono 

Mille salub 1t*^Svl e Tiiu. Addio 
Ei lei 

Spello S Andred iH febbrai tri 

P S lì nostro Vescovo ieri mi reslilai li scudi 4*7 33 che aTBì» 
pagati per la tassa ecclpsiast ca coli obbligo di ritomargheb se ■ 
Voti nasse il Sommo Pontefice Cos ha tatto d vostro 

DevMO ObbLmo Servitore 
Fra Filippo M. Rossi Min. Conventuale 



m 

«HjJiilliiiHHKtoJqrotato dih jHMrattft. « tMp»[»6 niP^fitfcimk 
HiLi«hoS»IH^o|wt)|»«tin»lbi!t> « fiMl»iilfirto<B0^ taUttHtuftWilihMi), 
eneoti firme r.ì n e i,<tbì ^ 

f obSMKlIaHUnHff mmhnn dtUa «éMmnMM* r r > i 

1 ( I ♦ -r r in -r ^ [ i i^**^ topia (-onforme 

i.*.cBr.oNiv«H.. «■ .<", ,fc'"£o"""»«i Capitano ^ 

pi rh-, \t. If! , .,< .^.(T?™^''»« Sab»tim Tenef<lf 
, De ìi^tiim So((r>r(w«nh 



, fl -Voraiorf Cmnondoiile la Piatta, 



e Bini f » I e mrt » 

«km RMtkiUlllteit BAmRnH. » 

1^^ ylt Cittadww tìenerale , 

Roma 
\ìi^mì^ felib 18*9 

L^ aiHDiiiio <he ten matiina alle ore 1 ì\i neDa rMdeoza di quesl» 
«indillo Governatore nel momento la bai ho dlstnbillta la Uopra m 
drappelli rf ordine ilei nclosimo e onsegnaU ai rappreflentaiiti hèHiXIÉ 
^He opera ZI ODI prili al i ei '■on\eDti ih qaesl r ttdtìdfntolW ifrtpM- 
Cistante sorti dal vinco Lonvcnto li S Domenico il P pHÌMI hi qM)^ 
da ana fa/iono del Corpo Civ co t.li e stalo int malo 'd ÀnjUWsUpeAidlrf 
iorer e"Ii r lornaie al "fuo con>enlo quesliprr litro lettfiflfiilWHWffinW 
*" Tviars verso la p i^i? del C mune ho loi du<% àffuBfijRf JWStì*? 
na il snidalo rI impose d esejiuire quT lo oj n e cBtt ^tftKB0 tftiàrt'j 
1 tale effetto ri pnore gli stese uno schiafTo da cdi ne mrtfbèwVtoàM 
miào, eaaefadSJjri piridii Ve Mfet« Sf^ ^àsei^te al MMtìtUttk 



WnuMVi) una delle «{uali è stata trascrìtta ed inerita al 

Mide Ella coDOMa quanto veleno vomili quel cattivo, tradotto al eoamtt 

Buanlatn a vista. 

lori a «era alle ore pnmerjiiiitne mi resi al convento nnìtameiile il 
Cilladino Capitano Stame Aiutante Ha^i^ore della Civica, perchè foseen 
bnn distribuite In razioni, e dare gli ordini inerenti al Capo-posto avendit 
in tale incontro parlalo roll'arrestato il quale nella saa confusione con- 
Tesso di avere «critln la lettera suddetta a solo eflelto perchè la stampi 
<-a lìbera come veggasi :^aco dai giornali. Sembrami non esser prodeili' 
die il Priore rimanga a luogo ivi detenuto poìubè sonavi deilnogUnr 
condili nei qnali potrebbe nascondersi e sottrarsi dal convento colla lagt 
rximpromettendo anche in tal modo la forza. 

Tanto ir debbo e con rispetto e subordina/ione 

Il Comandante di PiaiM 
FirmaU} Hkss Ca<pibmo. 



Preffiatùnimo Sìiptnr Curalo 

La gentilissima sua lellerina mi recò mollo conforto nelle trislÌKÌn» 
ealamitìi ove in allora mi trovava, ma i tempi <iuHDln sono d'allnri i 
•laesta parie cambiatil Io prevedo di grandi sciagure; e purtroppo 
erano veri i presagi della penultima mia. La nostra vita'dì presente st) 
in mano del Popolo^ i nostri beni sono messi a ruba; mille occhi d 
guardano cuntinuo, perchè non sottraggasi alcun uggetlo dai co 
se Ella mi vedesse al presente , son persuaso che direbbe ficee 

guanto labnrat Ciò non pertanto il mìo coraggio non si 

e a dispetto loro vorrò 7.Blare por l'onore del tiìignore che mi radt 

la fede, la pazienza, in questa difficil lotta. Perchè sehbene 

per un momento da eoITrìre noi la vìnceremo. Il sassolino sta per 

tolare dalla montagna per stritolare il colosso Le colombe saranw 

messe in sicuro per non essere offese dallo sparviero... sì leva una tnilt 
dal suolo Odrisio, dalla quale si spera una pioggia propizia, , . , andin 
il Vesuvio promette bene ... e la Dora, e il Tanaro menano acqw 
«bbondose 

Il Leone ntnmcrà presto nell'antica sua lana, e uim ricolma dì odMÌ 
dalle Belve del luogo; nia il terreno dell'Umbria rosseggia, siam liciai 
iiìa primavera, Iddio ci aiuti. Le fave nuove me le prepari al cornine)* 
del maggio , perché quello sard il tempo opportuno. Io non ho noliii^ 
di Gidvannìna, né mai vidi le cose sue, sifaene ho l'onore dì conoKCn 
persone di lontanissima vita, che ne riconfortano a non temere poicU 
.^Mt nuMla piuinùus. 

Gndiaca ì miei salntì e le ottime ÌDaugorazionì di tulle felicìlà, dw )» 



?i9 
■Érto di eoiBBenra cod mio fratello, aieiitre fneno <K totlà sttoa ho 
iDfe di solUMorivernii 

Dal Coii?ei^^ S^ lt> ìà^ à'^kM ' 
y i\ febbraio 1849. 

Suo iaiffilio Jmico^ é Parente 
Fra Fbucb Bbnblli lie' Predkaiori. 



■lì 



Àt MMfQ ifev.clo Prone Prone Colmo 
. n &g^ li, Marcob$lagio 
Parroco a Fossato. 



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r.- ■ .f ■■ ' ^- - . lA • ;J'"'^ 



V 



'■■'♦ ì 



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DOGIIHIBNTI» XUll. 

Delegato di Fermo 



Fermo 21 *l 1849. ^^ 

ID Governatore della vostra Del(^azÌQaey che io {giài|B00Qsceya per 
^'pessimay ha spàrso una circolare, che vi rimetto non tanto perchè 
apponga che voi la ignoriate, ma per .indicarvi che la Cai spargere 
ne in luoghi della mia giurisdizione. Df che sta bene che siate eSh. 
^ trattandosi di cosa, su cui dovrete riferire al superiore governo, 
ip coi dovete sapere tutto quanto si fa. . i 

ì^ ieri le vostre pochissime righe: son lieto <^ tutto procede oo^i 
ì pace. Quanto a me son sempre disturbato^ c|iiesto Em,mo G^dìnalN^ 
dvescovo, sul quale scrivo ripetutamente sd Governo, le cui conve- 
nze mi sembrano lese dal. procedere di costui, che ultimamente ha 
she diramato ordini dei generale Zucchi al Comando di piazza, ed 
Tttiente dej Garabinteri. 
Piaeemi ogni incontro per rassegnarmi 

'Batto Vostro 

::*, ■■■.: ■ ' . . • ■ . . . Reo BVBANI. ^' 



Éì CHtadino UGO CaiìIìImii • 

PltESIDB 

Ascoli . ■ ^ y o 



V. .1' 



m 



" .«liflf oi-.rrfilr.l «!.' iJ 




Troverà in seno della presente una noti6cazione del Pr^lde di ^pM 
provincia, e dai tenore della MÌ^ni^V^è^i^a^tl Sìànti^^ofitim'^ 
dòpo la partecipazione che le diedi .4e^^^.a«^ v<mnaili dovrò cesa 
fra poco dalle funzioni di Governatore di questo distretto quante vul 
le popolazioni del medesimo noj^iconoscopp più in me il solo legittii 
rappresentante del Governo temporale del Sommo Pontefice, e noai 
somministrano i mezzi necessari per sostenere e difendere la di'! 

Devo quindi invitare ra ». v. ai riunire Tosala sua Magistratura e 
pubblici funzionari tutti ed ufficiali della G. C. 9nde sia sollecitarne! 
notificata agli abitanti di codesto circondano' 'cÌ33nùnàfle'*f^^ 
penosa necessità, a cui non potrò resistere se i medesimi non mii^ 
ranno prova conveniente della loci liceità e devozione alla S. Seda: 

Dopo ciò la S. V. coi di lei colleghi si presenterà in questo i 
ufficio per;i]^libì^aff3 suU^ tOiisure da prendersi in sì difficili circostan 
beninteso che la Deputazione da inviarsi sia munita dei pieni poti 
òoMfér'itigli dal ' (rabblfòo votò; .^ desidèrio iti una alla adei»ibné di ''è! 
fen^ionài^ eà itffici^li e èh^ ìé nostre provvidenze saranno dirette Hi 
esorto" alla' ^ohséhràzfone dell'orbine pubblico ondb così po^sa io nudi 
éeite^ ' i'ntx^i'i ^ ed ' ihtanigTbiH i sÒ*vTainr diritti fino * a che cederli sarà !i 
dolorosa necessità per tutti. ** ; ' . ' ' 

La S. V. mi darà alto della* presente per mezzo dell' esibltord' (hs 
fnedesihìaekol deslièrio di potere al più presto assicurarle a Vii 
dèlta niia stima diràinrta, bó ròfiore di protestarmi 

; Dèlia S., V. tUnstrissima .. 

\, .. i ru; ;. i» 30 jfe»»oro 1849 ore 17 i<alii« 

Devotissimo sèrvo ' • 
* ' ìf. CoLUNA Governabre (l) 

(\) Questo CollmHi fu fatto arrestare e mandato a Roma si finse pa^ 
onde fu tenuto allo spedale de' matti; app^ni^- riprisf^fiff^ jif (^P^ 
pontificio guarì dalla sua paxsia. Fu un colpo di sorpresa. Era d^v^ 
lignuM col vesce luale fuggì a Gaeta^ portando seco un depone 



Signor Maggiore Stimatissimo. ^^^ r^o-néw^iì c*rh hi>*ì 

Ho lef^ fi^|rà3^ 4i s^¥f4¥ll^ioi^^ ^>^ rimasto dopo la lettura del 

[ lei rapporto del 35 cadente. L'attività e lo zelo intelligente del i>ri- 

idiere Alboni sarà pièèi^Hleftilte éélisid»àfèi-^ fil|i[^^i«^jgblfi@É^al 

M«iiftiilr#Tttifo»!ÉÀn«^^ftéildè^l9,^c^^ àttfiiar W^ééd^W ^éridat e 

MiiCKiéll'fiiittiaa01$ta<#'^r^e(»M. 't'-^V '^jutrsl f^ìhb cr.iìh hU ,[ìnr,mic,\Ìù 
ElàlD6i0iri|^olòtoiil^f4flt»»^ dlèllo( belle VliiÌMkiizÌéflP^:»( cédeèlIWiBhfl 
l«nÉtci|t dilMal<«^np^itrfliMrt)if# iT^^dniè^^^otlIffièièi' ^d ì^éiéSriAfiilfe 
I sacrilego repuftblkbw^ iMle t^iAÌl«#é^é»)Ér«4¥Jlti;^> i^ilo^,^4e^ i^ikiHib 
É«ìitnilur6>)mpHttè^iRlte )m|^^éstfiiÉire r^és^Of^^e' y^rip^ 
HHr^ r «|uaH jiìÉ9^«H# ^ìàlaif«>;^^^cl& ìtt^ ^^^»VYÌ^#ia^'^€iMred^mSi4 

ì^à^pttùMb&imi^ìù^m^è Taììàèil^^fPìééM ^tòt#MÌkd(V di l^^èbcU^M^ 
Irici ?isagnà f«p^Vi(;^ìdrdat« él/^ditt^i^ I^ArmttliiléOi^^orà mkièmi^^i 
kr^^ssareifàù 4«ttaro^ «Ni ^répCibbHoafii, ^mm f^àk^i'iené^kf^ilf^i^ 
lento, ed altrettéma f^rà^ (coi»e In véicéUc^{«»sél>Vei^^le'c^«riì^HV»ri^ 
iH^'id rG0if«toè legtttTiiidiPoniilf^r I^^HMdi*^dév4iid^è^rè idfsniyti. 
li^iiÌa>in8bgii»>piwiQ |Mrt^l4zio in tttVR i'tnodf pó9èlf»ii^ 

yà provvedere al Governo di Arquata inviterà prima con lellèÉ'à'^^i 
ch^ ^ aA^Attandofo, '^iiiti^Rdó qoe^^bd^t^^jìkr altèra 
in via' provvisoria e stràè^idlltiàHria kui^ììàktniliì'f^blf^m^ 
rdlgpbiii£ióa«itàvl^ Iié»g0'^èhe (^^^^ invitare U 

M^eutewQfualìMa Ài veriGbaéo i C!^(i^i< le46à^tt^ti^t«) 
qif^feiife diif nel fUràf eskitò vapporto^èr lik su&6^vài|))^r&^ii^òfce. 
^Vl^n^lasii* di tenermi 'in ^gbizioiv^ di <^ thot^idlétilo^ Oj^e^a^éfàe; 
flttialleM^ bd 9ìdio%efo,'t^ aUi\^À pas^ ^eénf Stiiòla a lipélè^HÉir- ^ " 

Di Lei ^ ..- r/f.'if^ » 

^^. Sk qql n<Mi kKiriéevnt» lotterò per È6i/^6ttftdi#éttb ilif'Gyfeiiìf 
psrtìrà questa sera ( le parole qmsta sera sono cassate ) domattjnfl^'élè^ 
Nwa nella mia ecc. -i^''' :\«--' ku-i^'-'ì -^.ì'^^kI ,!:•'*[•,:.['; t^ìKM.lsk^ 

F^i^^v^ngo 4^ l^k-epàbbircatài ìcercatii» fifiÀb «^dtè magf^iratuire j^r 
pii|idiiré# sodolarliizaziotìe issoliM» del ,G«veriM? Pbntffiafo; ciiidé ì4 
Hùate possibilmente a tali frodolenti operazioni. 






Cariislmo Cameraia (i) 






ùl Oli 






Sino ad oggi nessuna lettera per voi aUa poeta. 

Gli alCuri vanno bene , per coi tenete vi prego ben anlBMili ri 
papalini ai qoaK saranno m'immagino a quest'ora pergionte tante 
allarmanti» del ritiro delle troppe napolitane col re; dello sbaro 
francesi in Ancona; ddPannoenza del generale Udinot a ftvoio 
tepàkòMea^ e di tante altre. /Smloat^ messe m stampa per deprimòelij 
spirito de' beoni ed accrescere fiducia ai demagntfii!!! . 

La ritirata delle troppe regie , che sempra posiUvaawnte aver 
Inciso» perchè non fotte inlese dell'armistizio per trattare coni 
della rApndlM^a* io veramente gloriosa da che il Garibaldi 
circa, a 4000 combattenti ìli Da positivi e sicari canali aUnamo/ 
Udiiii^.non ha compinato con 11 Triumvirato della Repmbiiea , ptf 
si, -dice, che le ostilitli sonoriassante^ In una parola sempra che 
Ffiaocia vo^a aver essa sola la gloria per quella parte. 
1,1^ truppe austriache fin dal 16 corrente entrarono a Bologna» e 
di aver arrecato non poco danno aUi casini , e poraione dei. 
intemi. 

11 governatore di Mantova è destinato a governare si Bologna , dui 
legazioni militarmente «olio stato d'assedio. 

Scrivesi per ogni dove oggi, ed anche da Asc<rfi che i Tedeschi! 
cati a Senogallia siano a Osimo e Jesi. Dìcesi pure Ancona bloccata 

Leggesi nel 7>mpo « È ordine del ministero di Francia che i Franoni 
• colti a Roma colle armi alla mano , siano condotti in Francia dofe 
« saranno sottoposti ad un coosiglio di guerra, come rei di alto tradh 
« mento ». 

Monsignor Savelli gradirebbe un rapporto giornaliero anche negativo 
sulla situazione e posizione delli papalini da voi diretti , con quelle no- 
vità che potessero avvenire : esso potrete fpoi> spedirlo ogni qoal volta 
vi viene data occasione propina; occorrendo poi fate apposita spedH^ 
zione. 

Salutate Piccioni, Tabbate Taliani senza fine. 

N. N. che asserisce di essere disertore dalle file di..... e che si ^ 
presentato in Maltignano a quel comand. Tedeschi, che qua ìosfn^ 



(4) Nel carteggia proveniente da Teramo ^ inUificeUaiù satUU giorno 
ejpirante me$e^ e pervenuto in potere del commissario si rinvenne iifofi^^ 
mntografo del De-AngeUs qui. sopra trascritto LBTTBRALMRfTK 



\ 



(rignor £iilM , dMro s^nénSMo tt^remo àtìf^tfmo diMf^ire mi 
oa ii ^Mfinrelo » pfi^ to, mettiate, sotto gli ordini di piccione 
uÉla Ift volte vi piaeeia) il quale lo tariè -i^' éCrl»ttiHM«?es^anaa, 
I wdte i a a non esser diiaro, potrà aódie mandailQ via, da che poco 

ipi»at^ dire qualche cosa sul conto del Calvelli Ferrante, di col 
inni propositi^. ' 

Aftma eameiate ed* adieo'' i ' 

'•'''/■ ■ ■ ■' DB-Àii6i|^ aftaggiore/ ^'' - ^«^ 

1»^ : ■ ^' •"'' ' ' ' ■.•'''•. ■' "'^- • • ^ •' ■ •■- . e:, - -•■ 

i J-.. » ■ i ' ' ■ ■; • . ^ M '' ' •■ ■ ' ••,.•"■'■"• ir 

Al sig. maggiore Palomba 



Gemandante le troppe Pootìfippe 
Ut^ S. GÉBfloaio ibbi nVL 



«1 • 1 •'' '.'. ;.(;-•■.• 






■ ■ • »§ • <« ■■- 



DOCUMBNTO XTVt, 



.i> 



V"» 



/(tmo «ig. maggiore 

. nome di S. E. B. Commissario PontiOcio le rimetto un rapporto det 
^gsciàllo All)on^ contenente dne inserti» ella ne farà quel oso die ore- 
if intanto ho scritto al maresciallo saddetto ordinandogH » che tenga 
igpiiHniato di tutto ciò che accade con appositi rapporti^ giacché ella 
capo assoluto. 
'Saiio con distintissima stima 

Suo Bev.mo àervilore * ^ • 



5 



p. Ricci. 
Sig. maggiore Palomba 
^ 5. Gregario : , . ^ . 

9ùilofù^ in un cogli imerti era rirnehiusà im i oprme ai f t a mggl/l- 
laiMftenlef ìa éìretUme dello eUsto earaUet^ deìh icHUméM fijiiio. 



'. •> 



Al llLmo sig. 

$ig. maggiore , Palomba 

' AlqiÉata^ttii-àbi 

Sieguomo gVtnsmrti 






Anni^'tl ib inibio ila oDfK oteillaai ftl (Uuiaq , «tortibsq* ih toSM 

0W4 '^lio lìb riwiilltlih' — ".rrìR liiloq ,oii!rib l'nm r.t>n ««^isvii 
Ddla colonna mobile de' Carabioicri. "^ 

' ' -^ '■ ' . - j ; MoritégaHo' 55 m^^p.Tp^fl;. .'..'. 

AppeoajirfiByiH* il ^br ni tfti rapporto del sig. Dionisio Cecchiai g»- 
vernalore ài^^f/fjpjf}^ jVJ^^rtiUiin MoDteg»llo cnn una colonna di 
e già attaccassimo l'iniiaico, il quale con ver^ozna ha dovulo rìtiranii 
Uoi^ Propezzano. Qoi corre voce che arrivcEanoo gran rinrorzi tdltó- 
pubblicani, e che saremo ailaccali ii) Jre punii, una rolunnaiiroTeDintt 
da Norcia ci attaccherà dalla parie '^ sopra , allra colonna da Honb- 
gallo, ed altra al Monte di iKi^^am,^ «% fHSO vCrtf^saittuNi'V. E. cfa 
«itro Ascoli i repubblicani più non Tjtor^t^it, T^Dtp -riferisco a^)^ 
per discarico del mio ufficio. 

11 comandante la colonna 
Firmato ^ Scipione Alboni marescialls, 
A. s. E. Revjflj»^ j( OTy^aBUKXi 
Monsignor Savelli 
Commusano straordmano PontiflcM 

SJimilfffnnio sig Mare r ali 

Arqnafd '■4 maggio 184% 
lo ho atteso lin qui iimt In nte il promesso rinforzo per M >nl<galli 
Le costi 4i wlà w»*o «ne. 

len VI fa uno^ scoq^o tra li uosln i li Rei ubi I .ini [>ei nosInuKi 
ne peri alcuno , ma dei R«pul b1 ini ne morirono quattro ed pas " 
fo folto pngioniMo Sul prupos lo del I r t; omero vi acLlu lo la copi) 
dì una lettera che quella for/i ha fatto firmare al mio rogujio perii 
ingiusta carcerazione di mi uo glio di anni Ib irca Vedete cbeeai{ii' 
ciW(tC«rf^)Hfcca8fi'SXQ> c)i%Bo« %d che sta monda Che beila giutiai' 
6jptfkVdi»ilit.tementii4i3Jire cbe Urra$to e^seguitn perd-gnw» 
spetto di aderenza alla nostr 1 genie Che colore Basta intanto 
ilete di venire con un rmforzu j 

Sono in gran fretta 

V ostro Aftnw AltSeti' é''Senii^ 
Hrawto Jfiq»S(9 fc^"»»- 
\ì sig maresciallo Album 

JeqiiataKla. ..m^. ti .w»*^* 



I- r^iiifiriO H ' 



^"if^wiìà fe.gtói'n 



jA •:•■ 



<^i dalla . gelile arijiala che esitile iu gi'ardìa <lei viajni rulli appara 
Mrinti (I rodesto goverao dì cui no siele voi il ciipu,.i^ ^tuto pr esn nn 
i}ilJvii)uo apparlciientf nllii Guarilia Razionalo repubMic^iDa, che trovasi 
fjA di slaziaDP.' B tnle e Un|i> i) desidorì^), eh» nulru i^i»s>i di r^ciipe- 
^c il propi'io uouipagDu, die <|ual(iri| iie) risIrcUo -lojrin^ue dellit ^or'r 
ula di doiiiiini iion vedctssA rìinmarc quivi sar|u a s^lvo.tl medesimo, 
i|f,oUei)atp l'irrevocabile decreto di fqci lazi nue del vosl^c^ fridallo Giù- 
sppe, e di mio lìglió Giovanni, «ho ruruiio arresUiti fìn da ieri I'uIItq, 
letame ^aveineole wsiielti ailereuli ttlli; ooniilivi^ urlitele , i-ho vi di- 
KHiloiio. Da tale- ìii^'^iddo rai'<:oiiU> voi coiiiiireu<lereU' facilntcnte i^ <fu^lg 
lìlnazioiie si Iroviinn due famiglie vostro ciiiisiinguineu^ l'uiia lìelle^falì 
^ ÌAi|fF^ f. ^ BVetCf^^'^ "^ '■"'B^ figUi) , e l'aitra' che ureblM la 
hielì^^j^es^j^j^^rociato di rimanere vedova di uno sposo aJTel- 
tnoM qóale è Giuseppe vostro fratello. Imp^j^nl» ia^i^^ljl^f^. Ji di- 
rigervi la presente per sicaro mezzo pregandovi conuitto l'ardore dell'a- 
nimo ajidie per parte di vostra sorella, e cognata a fare in modo^ el^ 
va riparata in tempo la grande sventura, che ci minaccia col rilaaciare 
in liberti) il milite summentovato fornito di sue armi, e vestiario mSpo- 
nendo, che sia accompaenato illeso da qualunque mVMUiìl itftii^o si- 
Hh('Vei"wgÉ*d|W ittMÉffiibìiÌrf«^¥Wi'iÌ.<*''"'^'">™^ ioo5iÌEfto« 



...,.jid^'dt^ai/iittttV'i^l^i^'-Ì%rX^fc>iaw^iiH'vdst^'~^a^^ 

iW Vtri dW fte^t'l'l^t^ ìA diiiik ìwiAbr\t> W^ ^t^'«Ài|l^tii^déi 
IMello, e di un nipote, io confido pienamente nellaWiélffi' almi^Mltof, 

(mcepire a comune conforto ve ne anticipo le prì^tMw dJ'tilia 'tttém 

&i»6ai«:^' -^ ■'-■ ■ "'•'^ ■■■■'''■"'-■ '■' '-fi'-'' ■'*'■■•'" ^'"^'^ ' -;<'..i<.^njK ■Ai 

Aggradite t salati deU'afflitUssìma »U)<Mfi7'4'<«^a«,>a(ft v^iiWt» «Vi* 
tttftiri^)al'4Mè^'^rMt«''tìlL%''^fiSo •ailHHiibt^Bf'Hfa'VfllK AÌHWWibt- 
ta wjiHg ptiì -slidieeoij si* ■iAj uh] oailddui] .ilEiciast iJ 

.lovEl uileotìn V«$(j>gHlIf»MP6Ml|^^ 
Firmato — Luisi OhnlfclMi. 
<'n«'«aMi«3»<lÌJaggio 1849. 
W=8fg.t..^A'T!flme assai e ri«,rv^. „.^„ ^ , ^^^^ 
All'iU.nio Sig. Preg.mo GolLmo («jIbs ji^) 

^11^ -^-«liaigMO^niatetAeakhiAt 3)A«iiia<«»ith asA n ^> jllvtrt*^ 

H • 8 C. P. ■"*'* *"* 

U latore ^dcEHVBM^gK''' ^ Ascoli il quale e loggito «ula coIobiib . . 
WeseD(ai(f^%^,^^^i in Hahigpano. 



94« 

U suddetto ha moitraio desidnio di naìre coati ad ualni ai UmIi- 

gnoli , ed aveadolo lasciato Hoiuignor in piena libertà di andare im 

. xli aggrada lo diriggo a voi onde se credete consegnarla a Piccioni, 

Hoosignor vt saluta tanto, ed allenile il vostro ritomo. 

Per la nostra famìglia ho trovalo alloggio in Cmana poco distatiteli 

qui, ò UD ricco possidente quello cbe mi favorisce, per coi vedete < 

potete .ottenere di farla sortire liberamente, consigliatevi adoprateii hc 

Tanti salati a CapHHii. 

I cappelletti non si trovano che piccioli per cui non posso servirvi ttedl 

i(uesti. 

Dite a Piccioni cbe allorché gli oi^corre muniuoni ed altro relatlni 
deve dirigere a Palomba e non a Monsignor. 
Vi chiedo la santa benedizione e sono 

Voftro Afllmo figlio 
Pirmato — Rico. 
Trramo n maggio 1849. 

Entro. 

Taro AHmn 
Monsignor Commissario Pontificia ba ricevuto quest'oggi un vari!*' 
Rapporto con due inserti (V. N" 1) diretti al sig. Cecchini , vi paritopt' 
che il tatto è sialo rimesso al sig. maggiore Palomba perchè ne bcdi 
quel uso che crederà. 

Da qoi avanti procurale di tenere aggiornalo di lutto ciò cbe acorii 
il sodetlo maggiore, cor appositi rapporti, giacché esso è il capo h 
tato in cotesti luoghi. 

Da Monsignor è slato molto lodato il vostro zelo , ed a sno nome 
dico che vi avrà in considerazione. 

Coraggio e non temete le ciarle, vi acclndo no Bolleltioo (1), oodt 
lo facciate pubUieo più cbe sia posaibile. 
Vedete le cose raarciano a nostro favore. 
Vi «lato 

Vostro AfCma Seno 
Firmalo ~ Rico. 
Teranto lì ^ maggio 1A49. 
(/» cofc») 
PtrmtUi eh* vi Hea MmctratutnU ekt te pattnt fiotta poUrbbejfit- 1 
fwAMra eimtimtate mi ocyw ii Uftii ptrtte * fUtUe iti mt che p0t* ■ 

"*^f>' "'"" '■,, dei Carabinieri. 




li i3 Maggio 



U Re ooslro Signore è tomaio in Gaeta, e le aiilJzie hauDo preso po- 
iaioDe sulla eslrema frontiera, dopo aver eseguilo una brillante ritirata. 

la conchiusione di un. armistizio fra i Fraocesi ed i Romani fece si 
Im quest'uUimì riunite le forze in N" di I4D00 piombassero sopra i Na- 
«Utaoi. 

Qne^i però coraggiosi al par cbe forti sebbene io piccìul anmero 
empre in ritirata fecero un macello dei Repubblicani, i quali non un 
ni bagagUo non un sol prii^ionìero ebbero nelle loro mani. 

Il Btìnislro delta inierra frinripe d' Iscfailetla fece prodigi di valore. 

Il Conte Colonna alla testa del suo squadrone incrociava e^li stesso 
I ferro col masimdieru Garibaldi, quando il suo cavallo fu morto da 
■K colpo dì lancia. Il Conte rizzossi tosto colla spada in mano per ri- 
vendere il comando doi suoi prodi soldati. 

Bologna resa, ed è sialo nominato a Governatore il Governatore dì 
Kanlova — Ora i Tedeschi avanzano aenza incontrare alcuno ostacolo, 
■ni riscuotendo applausi, come liberatori. 

In Osirao si sono preparati alloggi per i Tedeschi, i qaali sembrano 
Ogliono prendere la via di Ruma. 

Li 97 corrente, si dice, cbe i Tedeschi siano per bloccare Ancona. 
Inlixia è che da Trieste siano partiti Ire Reggimenti sui legni da guerra 
k«r la *ott;i di Ancona. 



1 



DOGIMBNTO XKVn. 



Jl CiUadtiM Mmùtr» 



A^ali 30 aprile 1949 
dMadino Min)«(ro 
U faiuoMnimp prete D. Domeniro TaNani autore del brìganUglia che 
le' suoi autografi brmati Commitsaric i*lU Marchi poteva esser stlto 
ftao ma Ja rtebolnza del oaloanaU» Rosellì lo aveva qu^ awicuraU 



di perdono. Ora poi cbi- fn toror^plo della mia delcmitnaiionf cmttg 
Ini ed i principali suoi complici ha avuto tirilo l'a^o di rìdimi ' 
• dispero della di Ini (-altura i[npfir1antts.sima, poiehc lai solo potnbh 
inqaiclarci auovanieale. Se p^W Bn Wra^^lo di averlo verrà ìmnedit- 
tamenle giudicato dal!» conimissioae, avenilo gìit in mano i scrilli iiui, 
e tutte le deposi/loDJ inHnile, rhr^ lo comprovano auló** dl'-liMtf-^ B» 
vimento da lui esi^guito piv ordino del Car<)inale Aitlonelli. Colli «■; 
Rar^1iwit*'latésta-.diqtiaitauMpir3KÌaiie,nnliiiiviv»n(n,aUiÌ«aoif " 
«alzici principali c'iiiqHÌelBriiia l<^mo>perqtttlclie.lenipB. SeSonN 
kecOfldaVH a qai^'oni avrei .foise completsvillMiavlaquale ilwiut 
«OH dcfapleKca, ed enitaoM 'avreà-aoclte: assicurato, so dnenorni iodi 
avessi avuto un uorpo ili Carabinieri da dlrl^^TC a uiio talento alUi 
di Haute I Gali» per ^ dira direzione. 

' TttHavia peni la Repubblira poórrnitarp ornai anehe questa sua vìlWI 
odia quale bo magf^ór^'Mueìa ora t^eap^[ii)osar<'> immeifiatiiAHA 
M«ètn|irto> lu ^Étisfc sdMlaiidai ' ~'i '"' 

Lù l'Irgli! ili -n',,.-.. ...l i; Un,-.,1|. ,lllt...lni. tlfiO C*l:l,tPRt 



tyt.'ir . ■ ■ Il -.y^rr. iIiTunprt'i "imi i^ lUnliO *1 

Repnbolica Romauà ^nnit >h u/ it v^.:: 

,Mì0.j::1 i _-_^, ; "lJ .' i 11! > .-, ut. u .tinr.TWJ f» i 

Prorincia di Asctlì .www* iti rjtot ri 



Sezione speciali! a di 
Sicumsa 

jiVKX vnmtmaaoa 

N" 236 

^.„ j «-i^j-i!* oAit'oiUi :i 

Cittadino Ministro 
I briganti ingrassano soverchiamente o Inlln ieri sì e fólto no 1* 
conlinuo. Il Etegg. del Ten. Colonnello Hoselli bersagliai^ dalla *l 
dei monti, ha dovuto retrocedere nel basso a tre mi^ìS diSislaBO 
solut&^i^tff'HlacéJre'tl^i!! islesso la marr.ia per Arenata. NeUenC 
Ièri rimasero prigionieri nn lenente (jfili.^V^t-^i^ESui' i^P^ltore di q™ 



8Ì8 
MMM negli alili paesi dì quei montfe Eeeé'eo«(e iii;<MoiitegÉllo' a^ifajp^ 
Mnm il brigantaggio. Nel giorno 19' M-VolgeBiè meite 'giuMero in 
MhMiegaBo dieci brigami e precisamente neHa casa di D. Domenico Ta- 
iani, eoi intosegnarono «kia lettera proveniente da Gaeta.. Qoestì si reca- 
allora nel quartiere dei* carabinieri,^ li disartearono/ poscia - aoiti 
paesjini calarono lo stemma della RepnbMieft e rialxaroiio qaellò del 
^Wfà, Dopo sabito tatte le campane saonarono a stormo, correvano da 
intte le parti briganti armati dai quaK si correva per le case a stra- 
Maar via degli altri a, for^ con nunacpi^ di bruciare le case di 
Miàqoe si ricusasse 'à^rtire colle kitni SiiUa sera eransene adunati 
gran qoantitdt ed allora fu letto né essi dal sef^tario di quel go- 
Tor^e del giorno proveniente da Gaeta. Si fissava la partenza 
^erf indimani alla volta di Àrquata millantando che sèi mila riapoli- 
^goardavano lor |e. spalle., Difatti ieri circa un'ora pomeiidiana sì 
a qudla volfa oltre 300 uomini armafì) e pri^ednti dal ìnén- 
Btouato prete, che cavalcava alla testa a suon di tamburro. 

Non cesso d* invocare ad ogni istante soccorsi mentre mi ripeto con 
imtimenti di distinta stima ed ossequio. 

D* Ascoli 14 aprile. 1849 



Ugo Gaiindmi Preside 



Al CiUadmo Ministro 
di Guerra -e Marina 
ROMA 



DOCUMENTO %%!%. 

Caro Antonini 

, Balzo, li 13 Aprile 1849. . 

Alle ore 31 è venuto un messo da Arqqata spedito da Fabrizìani, e 
lai Governatore, ed ha portato la nuova che Arquata è stata occupata 
^ una grossa truppa di Fabriziani alla quale si è unita la truppa di 
Knea (1). Piccioni sta presso Acquasanta con settecento uomini. Il detto 
Mbriziani, e Governatore hanno mandato a dire che domani sì vada 
là al più presto possibile, per riunirsi a loro e prendere V opportune 
^^terminazioni. Voi dunque venite domattina presto, e portatevi tutta 
^P«itta gente che potete. Avvisate Pallelto che non occorre più di andare 
>1ftA9oenio. Se vi viene di avvisare gente fuori di Montegallo, fatelo, e 
^MsQOnare atl's^i ed'afeéta. Il Balzo è pieno di gente: mancasela- 
; ••te Abbéteto ed Ascertto, ma Ascèmo veri'àtrà notte e giorno. Tutta 
^ 48 



/ 



Bit 

Ì&\ffipo\atif"if è iuquieU c'iulra quelli <^be ooa veugoofi e. nojL fi t 
BvoBo a noi. Vi serva di regola addio. 

I , .... II Commissario dello. .tlanto. 

., . lìnnalo Duhknici» Talunl. 

Jl »ig Mmdio ^nt(inÌNÌ Jbbeletti. 
(fj Quella nolùta era faba, 



DOCrjnENTO XXX. 

•*" (^onfalmni^'' ed Jw.jani del Commie di Amitndnla 
in romunoDza ma un disljccjmealo di tOO uomii 

1 citla a ripristinare i! goten 
collo amithevolmeDle coni 
yv Dime saranDO cnmpUM 
ijuanlo quelle della intera ^ 
DD* paciijche, si compiacer! 
lii'onic trecento razioni ta di sollecilo risconiro per 

., mi dichiari) 

Delle. SS." VV. lILtne. 



Da Comunaiuui U 15 Maggjo 1S49. 
DàvatMu) lexvu 
Il Comandante superiore dei pahniarii Pontifd' 

O. DOMBNiru TlLl.tNl, 



DOCVniBIVTO XSXI. 



Bepiibblica Romaua 
Presidenza governativa 

.*!'." ^ ' 'Smìomc speciak 



Xn ore dqpo il rìtonw dei due nuioD^i di, Cavalleria caflfM 
dallo sowtro dei br^anlJ, di cni ti r^gpm^ìaya ini a.atn.mH ' 
rkpcthMo.stBcieM. xn,l<ffBpUi:«rB^iùwe c;«^usM<luria.ffafljni«) 



zaTouo altro rapporto sullo stesso fatto, che consona realmente sulle 
circostanze non peTÒ^pfìfjgce^mKfi'ìk^!WtÌ'^^^ cl^ì briganti, che 
mostravansi in più ptónti esplodendo i facili sopra di essi. I nazionali 
retrocedettero al galoppo, ed i carabini9q^es^i&yio..tiMtm4,}L,iUM^ 
esplorare i fatti, ma le scariche si avvicep(làvànp, e /non! potendo nulla 
tentare retrocedettero anch'essi derisi da'tifli'^ fiééhf, "^ pM^itaiiaim in 
ponti diversi mostravansi pare dei contadini, elìci ''sóagliaviìM' ad essi 
pietre. Capi di qaeste bande, sono nn tal OtDfBnm PicéfMnididlla villa 
di S. Gregorio, ed un tal Giuseppe Capponi, detto Coccio, il figlio del 
primo percorse i monti a rannodare i vecchi centnrioifi dicendo che 
per oggi dovqyano ^iiA^ adunarsi in Acquasanta. Sollecitatori di questa 
lezione sono' due frati e due preti che marciano col. Cristo e 
jnlanp di voler rimettere l'arma pontificia. . ^ •,.,•. 
jlia Bazl^nàfe non' più' comandata dia 'lenente Colonnello riccolomi^i, 
BÌBrf&osi''per órdine del ministro Saifi, all' appello che feci' battere 
^^tante fu in armi, ognuno si trovo alla sua_. con^pagma ^ . beoph^ 
ì^ fucile' da giièrrà, armato di armi diverse, anche da taglio^ cip 
FTa "di sómma consolazione, ed il [>opòlò adunato sulla piazza pi^UT 
f^ àtla spontanea tornata, mentre io; T. arringava con calde parola. 
M orgaàizzaronò pattuglie nell' interno cibila città e sulle circòstjBi^i 
^^nenze due spedizioni furono fattele tornate in un colle dilVone 
letizie attinte da fonti sicure rilevasi, che fino ad ora i briganti 'at(n- 
ÌBÌ{iilano a sopra i40p. E(;co l'effetto del confessionale in' questi giorni 
«i^ali. Il tàmburro della l.a Compagnia mobilizzata ,. è. riip^sto pri- 
gioniero, il Capitano di essa, un Tenente e sette uomini' non si ritrov^ano. 
3ra parte il Tenente Colonnello Ròselli colle sue truppe per tentare di 
L^vìlupparé queste b^nde d'insorti. Il cittadino Ferri Maggiore del mio. 
Mjaj^lione mobilizzato pf\rte alla testa deOa 4.a Compagnia con alcuni 
^i^inieri. Gli alpestri monti, le pericolose posizioni, esìgevano guide 
ier'non cadere negli agguati e scortare i militi per sentieri sicuri.. A 
ale uopo ho prescelto alcuni degli ex-ministri del Macinato fra i più 
)ratici dì quei luoghi. Intanto le comiinicazioni fra la montagna superiore 
) questa città sono interrotte , poiché i briganti hanno scelta unsi 
Ijfficiie posizione ove nella gola di più monti fermano, e fauno ostaggi 
joa'nti poissono. Due soli carrettieri loro amici ottennero di venire innanzi 
òpo averli lungamente trettenuti e minacciati. 

Ascoli ì% offrile 1849. 

il Preside 

Ugo C alidori. 



'-D^(XÌÌBIVT9. XI^;", 



''.^ìhepa|fliUca' Montana'' ■ ',. ../r.,'".!i;",.„ii vJirf^ 

'.'- 'n!o;Ttttcla.'4Ì 'Ascoli . n'W-:''-ii' : ■•■tfiB 

, S«i*m« sféàake : . ..,■■■ :■■■(-■.■■■■,-■''•.■*■;. •tiir 

.ill^'^-pM^eà aenteati: f i". ■ 

- N" 2<0 ■-^■-' : '.^ 

Citi«diiK(,e«^fl0ò 

Si è orgahÌEuto oo bri{[ynUggto in. queale montagne; un'ords i 
merosa annata, alla eoi lerta mardaDo un pei^onaggio M>n gran ai 
•1 ooDo, due frati e doe preti col Cràto inÙberato milIantaDdo (B q 
nre lo ilfaiima pontificip e rittatwre il governo, è già scesa in ^ 
mnaou. Ieri dne Naxiouali e due Carabiilierì di cavallerìa che aa 
fiqp ad Mplotare drfiero reidkale Marìcbe da qaesle orde sparse « 
WUe die dominano la strada maestra verso Àcquasaota. Un tanbi 
4dU jiriiBft compagnia del Battaglione mobiliziàt» è rimasto prigio^ 
d'ca|iìtano, na tenente e selte aiHnini di essa non iii trovano. Illoi 
òdoimdlo Ros^ è partito colla-Bua Ini^ f^v avviluppare queiU 
sortì: la quarta Compagnia del BBttagli(Hie mobilizzalo col nug 
Ferri e capitana Sgarìglia o et» diversi Cafabinieri e profughi AM 
sonò in marcia per l'opoazione medesima. Il Tenente >li Finaui' 
spedisce una colonna mobile di 15 soldati. 

I Napolitani assolutamente iDgrossaDO so tatti i punti del confine in m 
assai notabile, specialmente presso Gìolianova. Verso là montagna J& 
abbiano sconfinato, e temo diano man TorteaUe insorte ciarme ^1 
ganti: di ciò questa mane, non ho altre notizie, perchè sono roK 
comnnicazioni. 

Dieci dei miliari profughi Napolitani per sicuro avviso ricevoto) 
tono per Ancona, sapendosi in qoel regno che circa il 15 quelle tn. 
invaderanno lo Stato della Repubblica. Io però noUa credo a ciò, rìi^ 
fino alla vita nel mìo posto, ma domando soccorso d'armi e d'uM 
porgetemelo suU' istante. Io mi appello a voi; credo cheora.sìaaM 
momenti più supremi. 

Attendo riscontro ed aiuto, mentre mi ripeto con siacttfa aitai 
Di voi cittadino comandante 
D'Ascoli 13 aprile lS49, 

affimo Preside 
Ugo CALinnai. 

M CiUadmo CowMttimte la i.a 
OkuÌom Mttilorc - Aitcnu. 



sci 



fi; '■ '. ■ . iv 



ii^r^ì i. :>^'Tt. ''- 



p^mmRN99 xxiqo. 



gr e al di ni ga ftOTeraatiTa . '<> - 

.. . r l'I- 



41 Asédtt 






Stfstone speciale 



M 428. 



■.?' ■..= ■"'. 



Ctftodtno MinUiro 



1.0* . 



!• .ptrtènza delle troppe da questa Provincia ha spmmaiJDLeqte imbal- 
lato i faziosi e scoraggilo e posto nella desolazione : .qq^ti popoli, 
•dalmente i paesi di montagna reclamano altamente col mezzo 
Be llagistràtnré^'aei Governatori per essere garantiti dalle incnr- 
Md èSlHhiH^adtl, Tubati cf-ome narrava precedentemente oltre a 300 ri- 
pnsvano sai monti di S. Gregorio e si salvavano nel regno. Questi sono 
là discesi ed approssimatisi alla Città infestando paesi e villaggi. Questo 
J'efletto deUa renuenza del Colonnello Roselli agli ordipi miei che 
IHM» uniformi a quelli ^IVHSjfisimy déMljbiiÉ)i«indiscendenza verso 
cqM e della sua quasi inoperosità in quelle operazioni le più salutari 
FeÌQrpazione del brigantaggio. Ora è risortO!;^cme,iiriiEn^, (K>pie^spi^ 
iho preconizzato, con mio dolore. 

Hel giorno 30 di Aprile dopo il mezzodì a cinque miglia da <3uesta 
tt si sttuava la banda del famigerato PiccrSfA' daT^iltCrl a'I^Mfcìlf/' "^ 
Ina masnada guidata dall'altro capo Silvestri dirigevasi al villaggio 
ip^to Goperso, quivi giunta si dispersero per le case togliendo a 
nei naturali fino Tultimo tozzo di pane che avevano, e quani'altro di 
mmiestibile colà poterono avere, togliendo a quelle famiglie 1» sussi- 
ieiHa di più giorni; spargendo ovunque desolazione e disordine. Risa- 
TMw sul monte dove il Piccioni co'suoi masnadieri attendeva le prov- 
Irte. Quella gente villereccia sperava di non dover deplorare altre 
lipHÀei iHiiselia itse^o^àte .màttkia videro sopraggiungersir un'altra 
■MfeadA<dirJi)rigàa(Là< quali rabbiosamente percorrendo quell'abitato oon -: 
B h jo cia /ipercwge e iiestemxnie trasoinaronovia forzosameaAe dièci gio--*' 
^ coH5idei(fone di aumentlire le loro turbe e ecm buoiia< 'Scorta il 
iMùiarono iVeno & CìDDgoriò abijtaaAQ Pesktanzftidel loro capo Pìceioiii« ' 
^tniBi Aiinatciatanp dfiìcroiiii^De nel giorno stesso nella terra zoomane «; 
^ *HiiìiiiiHii * Bifata HttTeteguifWiO,. Jeri^aqilpBFnto quell'orde cowMlé < 
^ilvwtii sbracarono» jdolàg«arniÉ»f di i:o(xaf da.' aa e crpcf '> 

""^'il ipelto;'>Là6MraroBO le stavi^ deUa M^blicfa e rialza4N»o lo a 



I 



stemma papale, ed altrettaoto fecero negii altri villaggi e paesi da A^q»^ 

santa verso Arqoata. l^Mlifil^ H »f»» <PW ia é4 f "^^^^^^^ ^ ^f^ 
tuttavia vedo impossibile^ repressione di questo orìganlaggio col sili 

battag^onesidbilìzzatOyil coi nomerò non pad iM)rrispond|re^tee^M 

dei tempi. Hointanto qui riconcentrato i CttOitMIKW Wli iWft ÌI^^WOTPmli 

colonne mobUi. Ho situato dei distaqf|yttrt?I ^ Ì fW WÌÌ g'ì^Ì«fl^ ^ 
cavallo in tutti quei punti da cui possono sorvegliaì|itanto i nwvìnMajiidei 
faziosi per questa città, come delle truppe napolllane^e 9 dispoMirj 
s.TO alla terrilule vicinissima invasione. ^\xù ,^t,, ;>r«;i»<)f: 

Intanto mi ripeto colla più distinta stima ed ossequio di Voi Cit 
Ministro. 

Ascoli 3 Maggio 1849. 

Al CUtadmo MimUtro 



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ProTinef a di Ascoli 



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Segn^taria geneirale 

Stesiowé jy. 3. 



N. 95. 



(MorévoKssimò é(2 illustre cittadino Preside 

I faziosi, seguono a ninacciare. Spediscono bigUelU ed ÌBti«i per sv 
sisteoza e danaro che è forza lor dare per evitare magguri girasti 8i 
non li ottengono invadono casini e casali, e rovinano. Sobo .sempre «i 
monte di Rosara. Ieri scesero ancba a S. Savino , e sono qoei di•Fi^ 
ciom. Minacciano di rader ii»o al |Mn piccolo segno <M vegetazione aeUi 
pianma che si estende dal Tronto alle eoUiae della parte dai Marilù- 
11 Hioiiisi però ed altri possidenti voghaBo ^^edarsola jcob^ tutti i WÈfm* 
Il popc^o sembra animata: la Nazionale pare deoiaa a §w il.8Da:iii>- 
vere. L'ingresso di qne'rifcfldi Bbn^sl teme. Si eono JalH acsfi^ pan 



3f»* 
stti~ dietro l'Episcopio e si ha idea di fissarvi un cannone per battere 
lei. di S. Savino, che ÉÌf)l^^eÌMhMlK\tÈÓtf^ co' miei occhi in 
idche nomerò. 

• ••••••• *••• 

Stava per dùadere la lettera ed il cittadino Domentb Silvestri pian- 
nte mi fa ostensibile un viglietto che doveva portaittflhliéscovo, come 
m fatto altri, che neppure me ne han tenuto parola : pi ha pro- 
esso però farselo rendere, e conservarlo a disposÌ2à[one <klla giustizia. 
Bggete Preside questo vandalico croatico documèlRK). 

Fopri : 

dMfo- ■ •" '' "■■ '• 

lUàitrùHmo Sfignore , 

Farete U piacere di mandare al numte di Raeara per «fomUmmenia 
A iTKffM iMMil^Sote grano quarte 100 oppure uudi pmto, d/iperèemmU . 
i Mfà portali via % buoi. Fi compiacerete non traegredire gueeVorime 
non pm tardi oggi alle ore 22 : di pia carne eedoH HbÌMre 100. 
Dal w¥nUe di Roeara 14: maggio 1849. 

Piìrmato: Per comando del tig, eolonnétto Piocroin 
F. 6iov. Provveditore e Ditpensiere 

\ tanto ma chiamava il mio dovere. Ripetevi semfMre friqipo, friippa 
Nr» se è poflsilfile. 
Ho il bene di protestarmi coHa più sincera decisa stima e rispetto 

Salute e fratellanza, 

Ascoli 14 maggio 1849 ore.4 3i4 pomer. 

De»,mo Obblmo aff,mo 



Al CUtddino Jhreeide di JeeoH 
& Bwòunrro. 



Uffic. il 
Gabtano Mamcogol. 



"■•T\ ■■■ ■:'.*■ 



mi 

BEPDIHILIG4 ROMANA 



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Prasddenza fioTema|ÌTa 

<■:: . .Wi»^;iABlWllli- i ^:- ■ • "-.■■* '- 

'•r» .-"' rt ff • t ltt' i iin ■:--^}' :»"• »ii ■■•• •■;•::: ,;»■;. 

Cittadino Generale, 

Ad o^' ioioaiento si accresce il brigantaggio in questa parte 
tuosa, e nella paéMì' llòttè'Wìlttp|)è-1ardinlentoso iMÀ^ nel -pi 
Mattinano finitimo alla nemica frontiera borbonica. Fra quei fu 
si ravvisarono varii napolitani, i quali lianno cosi^aj^ l9^|»raq 
protezione manifestata nei passati giorni. A reprimi^re in qaalclM 
qnèn'tÉm WMnàté yi^fto'^itò la^d«rdM%tirioi»le' liiobfliÉza 
poiM««ar&Kttei^'(M appéna pbM^èomide^re^^ 
ra2ÌimiiM'fl^d»lÀiAèdfo 41 darV«^^ d^^ Intanto èpobMtetfl 
del napèlUadò'*MeH«bto In onesta città, ^^ già ts-trbM^tegroW 
quella frontiera, e perchè mi sfaldato 41 ^1 vare à teh^ % «m 
arm^tif tdoy^qdf^g). pei;(;^rf^e. lo stradale di ^^[^^ 18 fino al pi 
cui sboccbereli^ijMrp le .^pp^ pi»* in*omper^ nello Stato repubblic 
divisato di stabilire non più tardi di domani la sede governativi 
Bei^^|e^o,^^i:ec;^»do^,ip^coJ,Qdi.,comp$i^ armi e la truppa.,; 
piegare sopra Ancona al primo movimento di inv2^>i^e, nemi< 
sciapdo raccomandata questa città alla guardia nazionale stàn^i^ 
curamente tale progetto è rùnico che ci pqò, apprestare salvezza, i 
al primo passo del nemjco sùrnosfro confine ci sarebbe chiuso 
a procurarla, e rimarremmo "VftttiAé degli' inftÉìi,'oltfecchè fi g 
perde(eM>e quei làèzzi di difesa che tanto abbisognano nelle p 
perigliose cirèósfaifzè^ *' ' 

Vi significo inolfre 'cfae ad esempio di quanto ha disposto V \ 
Triumvirato per il soprassoldo di campagha afié tfijppè dàt'à 
sergente in giù, altrettanto ho praticato per queste tfdj^ì>é^òn^e ii 
giarle sempre più ad aSìrontare i perìgli e curare la salvezza della 

Intanto ho l'onore di raffermarmi colla più alta stima 

Ascoli 3 maggio 1849. 

■" ^«-r-— : Il Preside 

Firmate: Ugo Ckusfm 
Al eUtadmo general Garibaldi 

Roma. 



. t 



Sezione speciale 

del 
Tfmmissariato straordinario 

in Ascoli. 



A:- 



;i u. 



,^. 



J w 






Al Cittadino Mùmtn» anl^ftiiq^^ 

Ieri spediva circa alle 9 antimer. dae corpi di trappsT repubblicana 
per avviluppare i ben molti faziosi chtt>ft;tkn Jff ^iaflb 4ìdl^^)%i:'<|%'^' 
jUimo minacciosamente armati. Queàti scontraronsi fra^ Rosara e Mor- 
nno. Gli ardenti militi della Repubblica come leoni scà^aronsi contro 
a quei briganti forti nel nùmero di circa 800 dei qéÉK^'t^ò non tutti 
armati. S'impegnò un fuoco vivissimo e giammai interrotto, -per lo spazio 
9 quattro ore dalie due ali di dritta e di sinisUra,^ n<^t|i militi. 

Speravasi poterli con buon successo circuire: ina' protetti i ribaldi 
Stalle forti posizioni su di eminenti rupi, difesi da ip^Qcessibili scogli e 
sopravvenendo la nolte dovette la truppa ritirarsi in Città per non esser 
sorpresa dagli altri faziosi cb^ scq)i^evansi^^agli altri monti circonvicini 
« nascosti fra le folte boscagtié. 

il)|^,piUti .r^ppbt^ni vi ,fi|^.un, ^rito.. cai^ftl^^ prigio- 

nlfiQLjcie i ]»i1g§iaj.,im,^i>assi|cara^abbiaiio, già^^ tl^jregfto.ffyfei«t9i > 

<li6 per ebbrÌQtà,ilegliindi»idai ayycffijUse Ipra qoeisEm^dttsgvftzia,,.., ^r 

;iÒKto;.^ngj^^tl limas^ro vittima; sql terreno, ol|re :;Hi1>|i0n fnumtro di 
fajj^iffll la. k^,.|)€»rdita dey'essw. ip<iggiori^.nqnpQlo04<NS(:<}tt^ta'PC^ 
4iiiB.j|)eneh^.desaì eranp al.coper^)., . •■■.j,. .,i..^»,. '•:..' '••. '-^'ì •'*• '■'-■''' 
Fp.ad essi toU^.iin tamburo, una bandiera g|albi/i diie,(ft|cilÌF,. ai|«s 
^M, un carretto con d|ies9me;(i)ivii|(i. ed un. cavallo. -r; 

£ .dubitato olpe ilBorbone imà^ ai fastiosi monùioni ed armiipoiohè 
'^^■^Imoltissimi milita)^ Q^v^ggonsi .fra essi soldati :di Vfuel ? eame* « firak r 

^I^i^idMtingaevansv.ai. segni ufiSciali.e solt'aQipiali dii!!^'^^^^ IV^^* 
^i adopero per rinforzare la truppa, senaa di cbe non potr«i|9iitarA« 



nulla di decisivo. Domani dalla Ginnla militiire verranao gindicati sei 
faziosi, quattro dd qu^j^triUtónati sirMW'dMtlìli (1). 
Salute e frate llansa 

Da Ascoli li 9S magsio 1849. ,,.... .-,« ■ . . 

Il (i4(h*fti4Ho ,rtrrfflrifiBBHo * 
F. Orsini capitano. 
jil eiUadino MinUtro di guerra 

e martini. ' :>•'.■ 

ao».. j^^, 

(1) No» fnrono mai fueitatL - HPWAinr.-l <i\nVtn»ytit«nlif* 



DOCUMENTO UUVU 

Repubblica Bomaua 

Presidenza GoTernatiTa 

mi' ^ 

^mi. Ascoli 



'■-Seìmiiè j^ÌMufe 

Cittadino Miiósiro 



- to;trqpp»«<politeM fa groggàBtfrteoBBtie ove gmgonofaoH. cavalli, 
od'IMi^iefta. M<W Mjiportiae lo GOtfennaWi. SI [Mparano altre raiioil 
e foraggi. Cfr irt tit ll WtpeBliri itffllaiitairt -M pnsto sorprenderci. 

U bVida 'dcl<4iriginli ai uni il parlai col mio n. 308 dei 93 TtJgMta 
hmMiW lnAtguMMi di ìWBT preMo Mcewù dai ITapòlìtaiii, firrnvo 
Umetti per le loro razioni anche io Home dèi Generale Landr, m S 
aoB'«ad^ <M>UO avAdoM «m'MritW'dal tìapù di qaeHi rìbeHi sottoc- 
chio, ci& però la rigoanla sempHeé ntfDantatione. 

A«leMe*>4ÀaH, ami «d Umati. imtU fstrmiobi alhio|w In eu« 
delia ' mt MMriato ter da né dm tredTO IWi'simn. 
''Ai: «9»! dMo' ('MiHlte-ìAMi ooflt sài ^^ Ami uè ^nflSre ili' 



205 

lotta tre quarti d*ora e vi caddero degli assediati quarantuirio 
tra morti e feriti, de' quali sette officiali. Il Cremouiiii, il Gior* 
dani, il tenente Chigi di Faenza, il capitano Bagni *n\ì\ ntaggion* 
Fanti di Ferrara, il capitano polacco Wern ed il inaggiure Pa- 
ni2zi. Questo animosa romagnuolo avea guerreggiato in Spagna 
ed in Africa e dopo la presa di Bona ebbe grado di tofiente. Alla 
notizia della nostra guerra dell' independenza veleggiò p^^r la 
patria con quattro cento altri italiani ina giunto in Genova e 
saputa la mala sorte delle armi Giostre si recò a Bologna, ovt^ 
^trò capitano nel reggiijdento Unione, ed il giorno H giugno 
irigilia della sua morte fii alzato a maggiore. In questa zuffa del 
iì cadde esamine colpito da tre palle nel petto mentre animava 
ì suoi, che non vollero abbandonarne il cadavere al nemico e 
dei quindici soldati che andarono a raccoglierlo sei soli torna- 
rono illesi portando seco il ccipo dell'amato maggiore. IV Fanti 
antico militare del regno italico soffri con grande intrepidezza 
il taglio del braccio destro, ma fu tanto il jdolore die ebbe po- 
scia alla notizia dell'entrata dei Francesi in Roma che preso 
da forte febbre morì. Il Wern accorso sul luogo col generale 
Bartolomeo Galletti di cui era officiai d'ordinanza volle teneit;i 
dritto in piedi sopra una barricata ad incoraggiare i nostri e a 
sbeffare e motteggiare il nemico cui provocava con gesti e 
parole a tirare sulla legione d'onore che aveva con altre deco- 
razioni sospesa al petto. Fatto bersaglio ai colpi de' France^si 
una palla lo ferì nel sommo della testa e tutto filava sangue e 
proseguiva non pertanto a svillaneggiare quei soldati di Francia 
con cui avea combattuto in Africa e li incitava a mirare più 
basso, su quella croce al petto : ivi sarebbe morto certamente se 
i nostri non lo avessero a viva forza strappato dal pericolo e 
condotto allo spedale. Un soldato del reggimento Unione Carlo 
Poggi da Imola ferito in questo stesso fatto d'arme tollerò con 
una calma e serenità d'animo ammirabile il taglio del brac- 

• 

generale Vaillànt a pag. 70 scrive: «On se disputait, de deux cótés, 
tea créneaux du mur; et là où on ne pouvait plus faire usage du 
fusil, le combat se continuai! à coups de pierres. 



m. 



■iitilw))Vi'* V. 
hm popolari da camtarti netta jj i-w i wW eiiriMp-\li^-tljM 
• 1?. ,>in(> '"^'tW*'*'^ *'"' ^«f"^ SiàSàtu'* ' 

Con rhuM di vittoria 
Per gltnOnf «A^Hf|l|ini8ori' ' 
Fia del popolo la gloria ■ 

Che riW«ri]^b«V«IIfJLHHI 

Non tana adiiave le gtfotì 
Deiribdai, madei'Ml.ttuiO" Hfiilridnqs» 

Vi<te Dio <Ieprepolenti.^,p|^.„ a \»„^,„» 
I delitti, e ne ftvmè. . , 

È l'Italia solutore. ; „,. f, ..^j - 

ÀI gran Dio non toglie i diritti 
Fona umana, umano ardir . t^ .'' 
Cadrao gli empi al ^sn^^l^IraGHi 
Farà i baoni invigotif — bit. 

2. j ' Blaledetto chi lìlspera, ,',.;■ i .;,■ 

. Non na feJe non ha t-oi . ir .1 '.j-ic.i- ■ ii-i, 'i" 

■V ' ■ ■ Su i'iiiaal/.l la banJiera, 'n! ■ ■)> ìli' i» i* 

„'rJ\^,„. ' Cile lu p,iii(. .leii'araor ;:'';; ;"■,,"; /;,ri^ 

I. malvagi cadran, sorgete :ìii.i«''- iW 

Gente oppcemiì'tfatqr» itfiuflìra 
Enqtie sette tremate, ap|M^eiidate''..<;!i ' •■'•■-• 
,,t;.i|,-..,fia^.)|.Cif^,9i¥ai gerita merrò — fri*. 

Si^'^mbne il valore, il desio 
Cbe ogni prence ritorni a saoi drìttf'"''"' " ^ ,, 
Si difendao Dell'ottimo Piò;''"''"' ' ' ' '*' 
Le persone tradite dei Re — bù. "'' ''' 

Cittadini godrete sicari 
Sotto l'ombra 4p!F jMT^ n ifinH 
Se gli infami coi brandi temuti 
Fngsrete dal patrie teirrn — Hi. 



» % 



: Ó-: Ofptt ffùèd pnp^ft' la scure 
• / ^MtroreÉDpi^JfMIni^ lo itolto 
' Vi ttnidt Is ypaeè stil t^òild''^ 

*" : Ma vi freimi te guerra .nel sefi. 

1 . . . ■. .■•''■'* f ' - , 

..•.•••' .' .: / T7;.- . 

Si]iiile''JJl'òrlgÌDalé sèriito in rosso — 

La esilia di qafist'iiioQ fii rimessa al ministero di giielra .e if^inapa 
•1 preside Caliiidri nel suo dispaccio N^ li^.il Ì6 jipnle 1949- . ... 







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. DOCDHBNtO XL. 

SqpsUbMica Romana 



I.;. 
li ' -, 



U Preside 
Della proTincia di Macerata 

Segreteria Generale 

N. 11223 

Cittadino Ministro 



r. »i 



> < • 



•• -.r.V \ • 



■....< 



Intento sempre a procurarmi notizie'nht ogni parte per conoscere le 
^^sse nemiche ho ricevuto il rapporto che mi affretto di spedire da un 
i^mto esploratore mandato find» a lé^. - 

lÉjbidnbitato che gli Austriaci contavano assai sull'intervento Napoli, 
KM dalla parte di Ascoli, e sulla propagazione del brigantaggio. Ghia- 
unente si rileva dalle domande premurose che promuovono in ogni 
lego dove arrivano, e la meraviglia e dispiacenza òhe mostrano all'ap- 
pendere che in questi dintorni non. sono né Napolitani, né Briganti^ 
Debbo aggiunger pere che costoro cris^sòono tutte giorno nell'Ascolano! 
ime avrete rilevato dai rapporti di cui vi ho datto^comuiiicazioiie, p^- 
là' noi' manchiamo di forze- gnfficienti a combatterli, banche peirchè es^i 
mno il. favore delle Coazioni, che* a loro pratici recano vantaggio,' 
nostri ignari di quelle damio. 

Tornava un infelice capitato^.a/Moltignano , e scampato per prodigio 
dia morte, che pel solo motivo d'aver lunga e. folta la baii>aei baffi 
1 veniva f^à/^flte minaedata ,dal)^^ fazione, ch^ là hfi il quarti^. |;e- 
irale; as8Ì€;ur^vci.i)linei}chinQ 4-&ver.^,v!9duti i^ei^ più-.dt /dojdicj pre^j^^^ 



quell'orda; assicurava lnoltrftr<to:{iti.;l|lfli9>'4NMi dè^ disUnte inglw- 
savane i Napolìtani^Ìtt>f9ho»o9iiillnlMr^^ stabilito ingnM 

de'BQrbonìci nel nostro UÌ0|ìl»ìiii» SeKC|iMftt«fiMÌ» iwenisse , sgufrifi 
tatta questa parte di ogpì truppa» pot«ldQ#)*^bgiiMgere Regi ef AÌ- 
striaci, per vincolo d* unione assocciati 1 Briganti che ^oggi teogomi 
mezzo, ne avrebbe il Governo, meglio la causa comune, danno infinti. 
Io per me ho fatto dal canto inio jina^taw b.P..ip^iP<^tqto:^|^ alki-l 
tanare e disperdere il brigantaggio, cne'senzia' ciò' a quest'ora si» 
dHMffio pèiilHfr ih qu6Ì^t9'>roVlneir E^ ìé ^mSé'^i^orM'ià 

teste, se fossero collegate con quelle che operano «dalla parte oppoid 
deUa Permana^ ina sventuratSlnèiilS* oltre al difettare d' nomini si pe- 
nuria di capi, per cui anche il poco che si tenta non riesce a bene, i 
almeno a un bene decisi^ NlM'è'ièfBittilé^e mi faccia scrìvere die 
nessuno ha forse più coraggio e speranze di me, ma proposito I 
non ingannare, e di far conoscere qinfejà:il|teq9'«lJiollShH[(9Spaoiri 
giudicare dello stato delle cose, deUe probali tà dei successi, se non {^ 
viene pienamente e lealmente riferito. 

Salute e frateUanza ^tìr^.^*m ^ì 

Macerata 26 maggio- f849'ì'T<:lf "'^^ «ì'Mm f^^Mi^ f?*? 

Devotissimo affezìonatissimo 

"'' ri. ZATtmiNi ' 

Al cittadino 
Ministro della guerra • • . f . ^' 

ROMA 



)i 



DOCUMENTO ULI. 



■ ■■..■;■ 
.1 fi-ji 



Caserma Gimarra '- '-■ ' 

Rapporto straordinario al Comandante il Battaglione 

Cinsa le ore undici antimeridiane fu tirata un arehibugiata dalfu^l 
delle monache di S. Lorenzo alla . direzione della fazione^ di detti ct- 
serma che prese al muro vicino airingresso senza offendere alemo^tt] 
fattene ddle indagini non si è potuto sapere se da che parte 
mente sia venuta e da chi. Tanto per mio dovere 

Vuffleiale di Guardia 
Vàna'wzi S**. Ti 
Roma 6 ma^^ 1848. / 

iipitt àltti rsipporti verbali si sono ricevuti giorni itadlèitrod!''nil'] 
tàSHié i palla tirate eoiktro la santfnelia o agli uonliiiidfl' guardia Idtf 



^ " 



'4S0 

i^o che *sia|^^ e^^^:^ pi^^^qi/^^Qiie.a^^iieL.i^^ 

'bel Inogbi adiacenti, a qaale eìfetto s' inoltra il presen^^i^apppfUffa 

lomando Generale dell'anxi2[(^,. . . , . 

Roma, '6 maggio 1849. ...r-.O 

J Comando generale deW Armata ^lUVmV. 

/i Comandante il ^.^^JRSiJ^^i^rò-" * -^ 

CAUCCÌ MOLÀRA '" 



i'ìN '!■!!'<. l'-V* *>ìì-';:";trt5SfJSf'J>!' ■.^ 

iepabblicii .Pf^in^^Mia 



".♦ 



^maiìdo iìa Piallila . 






M ■ ' ? . • . •. .'.'^ 



/ ,■ • ." 'r-tì-^ 



ValmontÒpe 28 ma^^'o 1849. 

Ieri circa mezzo giorno si présente a me fl sindaco di Giulianello , 
logo poche miglia distanti da costi, rapportandomi che l'arciprete Do- 
menico Santorì, assocciato con Giuseppe De Angelis, non solo l'avevano 
nsultato perchè si mostrava attaccato alia Repubblica e per essa s'in- 
eressava , ma ben anche 1' avevano minacciato di morte, tentando in 
1^ modo di sommovere la popolazione per una reazione, predicando 
he^ Repubbhcani condivano l'insalata coll'olio santo, e promettendo 
^ pràmio dì Étcudi cento a chi uccideva un repuM>licano della Legione 
«aribaldi. . IB, conseguenza a nome anche dei cittadini che venivano mi- 
scelati particolarmente dal De Angelis ad armata mano, pregò perchè 
K^ ne fosse folto eseguire 1' arréisto onde prevenire serie conseguenze , 
' per l'effetto inviò una guida. Presso ciò questa nòtte spedii l'Aiutante 
iaggiore Bordoni, con picchetto di quattro uomini dì Fanteria e dieci 
t Cavallerìa con istnu;ione d' imposessarsi dei suddetti due imputati 
ttiitamente a Pietro Latini , die parimente si diceva d' accordo con i 
Medesimi nonché di perquisire. armi , e carte che fossero di sospetta 
%;nificazìone. Infatti or' ora il ricordato ufficiale è ritornato col distac- 
^mento insieme ai suddetti tre individui arrestati^ in seguito di che ha 
KASHo il verbale che in copia vi accludo, e che vi rimetto ùhilameiiité 
Vt copia 4i' diverse cifre « segni di couvefizione. 



338 

Li tre prìgisBierì cui meUo del Maggiore Vitaliano di Stalo HagsiAn, 
li ho dirotti al generale Garibaldi, per le sae determinazioni. 

Tanto m'interesso partecipare a Voi, o cittadino Ministro, pcrv«ln i 
intesa e norma 

Salute e fratellanKa 
Al Cittadino 
jtfinutro 
ii Gimra e Marina 

Il CnmandanU la Piassa 

i< Beggimeato Fa nterla 

Stato Maggiore ' • V'^ì; 

Rapporto 

Al Comando del saildetto Heggimenlo 

A seconda gli ordini cbe vi nompiacesle darmi mi porlai la sMU 

notte alla terra di GiulìaneUo, onde eOeltaare l'arresto dell'Arciprete D' 

Domenico Sanlorì e dei nominali Pietro fratini e Giù. IteAngelis. 




ì 



a me b^^tiljp^dune fa mia prima cara di <^lpo^taro4ifi 
per'diucniia 'cwa (lei »^pifjatoyaii, quiodì par.tj^ji|^ 



jjbizioné delXaetni gli ho ordinato in doiiié dftlla ^Hepabto^à, at 
d^.alla forza sicftome fece. Mi po^ qóiridi in 'traoda '4eÌ!*ÀÌ^-^' 
y'n&à'SDlle primo nota mi fa possibile <)ì rinvenire come aincpta^iri- 
*ono Mstslnée le ispezióni circa il nominato De Jngeìis che anzi 
isicnrò essere ambedue partiti nella notte istes|a. « 

!i dovendo però credere alle assertive dei paes^iii non lasciai di 
lare le più scrupolose indagini e .circondando di sentinelle H cìt-^ 
delle case a me sospette passai una diligente ispezione ad nnà 
ina, e mi riuscì di rinvenire in ona casa del fatto estranea . e pre* 
lente in una sofilttà morta l'Arciprète , il qaale al mio intimo ^i 
[dersi, obbedì. 



SCEGLI 



ij.- '. 




stavami di mettermi in possesso del terzo cioè di De Angelis, ma 
laante ricerche praticassi , tutto mi riusci inntile , e già disperavo 
»ter compiere l'operazione, quando vengo avvertito che questo in- 
no era nascosto in un granare della sua propria casa. » 
tale relato mi portai in Inogo con porzione della scorta aflSdatami, 
im lo potei rinvenire, e siccome in questo granaro vi era un buco 
■etteva al tetto il quale si poneva in comunicazione con altre pros- 
case, così feci sortire due uomini, e sul tetto trovarono un paio dì 

19 



iI2 

le dissensioni danno i;ravissinio ci arrecarono. Il Garibaldi u 
i suoi 'officiali credendo che i trinceramenti alle gole dei due 
bastioni sarebbero impedimento ai fuochi delle batterie del Pino 
vollero si scomponessero; si preparava in tal guisa facile ed 
incruento accesso al nemico e a noi si toglieva la gloria di 
contrastare validamente le breccie. Impedirono ancora si demo- 
lisse il casino Savorelli ed il ridotto designato vi si costruisse: 
dal quale ridotto i Romani, come altrove dicemmo , avrebbero 
tempestato il nemico, quando si fosse reso padrone del bastione 
8<*, e rilardato ancora alcun poco la caduta di Roma. 

XXXllI. La mattina seguente ritornò al campo l'araldo francese 
con le risposte più innanzi da noi riportale, l'assediato cioè non 
ascoltar patti. Meravigliossene assai il signor De GorcellesnnoTo 
inviato straordinario di quella Repubblica al quartier generale 
specialmente nelFintendere che la nòstra Assemblea Costituente 
aspettava dal governo dell'ElisìBO l'accettazione o il rifiuto del 
trattato conchiuso col signor Lesseps quando era in Roma mi- 
nistro plenipotenziario di Francia. Scrisse perciò al De Cerando 
cancelliere dell'ambasciala la seguente lettera che mosse ginsla- 
mente le risa universali (piando fu letta in pubblica sedutale 
produrrà certamente lo stesso efl'otto nei nostri lettori già con- 
sapevoli del linguaggio subdolo e bugiardo del governo francese 
e dei suoi rappresentanti. 

« Quartier generale, villa Santucci, 1*] giugno IHi'.*- 

» Signor Cancelliere ! (I) 

» Arrivando al quartier generale so che il Governo romano, 
rispondendo ieri airnltimu inliuio del generale Oudiiiot , bi« 
dichiarato che per lui hi ripresa delle ostilità, prima chesipos>i« 
conoscere la- decisione del Governo frniicoso intorno alpi'ogetto 
di accordo fallo con Lesseps, era una violazione del diritto dell»* 
genti, lo alfermo che i negoziati dol signor Lesseps sono sUH 
officialmeritc» sconfessati dal ministro tlegli all'ari eslf^ri con "'- 



■li 



'lì Monilore lìomono, seduta ili-l IH ^ingno 1S19, pii^. 4''J 



\ 



213 

spaccio in data del 26 maggio, e che al 29 dello stesso mese un 
altro dispaccio racchiudeva la rìvocazione di tutti i poteri del 
signor Lesseps. Se il signor Lesseps è stato rivocalo al 29 maggio, 
^tùB avrebbe egli avuto qualità il 31 per conchiuder col Governo 
romano un accordo che in ogni caso doveva essere ratificato ? 
Per quanto riguarda questa ratificazione, ecco la verità. Un 
nuovo ministero costituito nei primi giorni di giugno mi ha fatto 
l'onore di affidarmi l'officio straordinario che io compisco in 
questo momento. Sono partito da Parigi il 6 di giugno, qualche 
ora dopo il ritorno del signor Lesseps. Io affermo ancora che il 
Governo, di cui sono l'espressione, non ha dubitato un solo 
istante a rifiutare l'accordo operato dal signor Lesseps. La nar- 
razione di questi fatti, la mia presenza al campo, i poteri di cui 
sonOrinvestito testimoniano bastevolmente clie il Governo romano 
s'ingannerebbe solennemente se credesse poter giustificare, col- 
Taspettazione di una ratificazione che non si è potuta effettuare, 
il prolungarsi di ima resistenza tanto contraria alla vera causa 
della libertà romana o agli interessi che altri pretende difen- 
dere. Io penso, signore, che voi dobbiate, con tutti i modi 
■che da voi dipendono, confutare Terrore del Governo romano. 
Dn solo intendimento ha la Francia in questa lotta dolorosa ; la 
libertà cioè del venerabile capo della Chiesa, la libertà degli 
Stati romani, la pace del mondo. L'offizio che mi fu confidato è 
sostanzialmente liberalo e protettore dei popoli che sono stali 
ridotti a tale estremità. * 

» Gradite, vi prego, o signore, l'espressione della mia distin- 
tissima considerazione. 

» L'inviato filroordimrio della Repubblica Francese, 

CORCELLES. » 

XXXiV. 11 signor De Gerando comunicò la lettera al Mazzini 
e questi [all'Assemblea. Quel Triumviro non come autorità di 
governo ma come privato cittadino rispose al cancelliere ado- 
prando un linguaggio assai netto e reciso e qual si conveniva 
dopo dieci giorni d'assedio. 



^ T>/A\ M ■Wittt.dll OMpjbptil s'empara des- arme» et de dep^ 
«if.ili m «MMMr.pw de v^rifier d'abord et; 4 IMnsUnt fit fosìlk 
ta^MM ilMM^t FW 4QiiMr aùi»- ira Qxemple a la.trahteon «gae. i 

^^HMMft ^repdlii sQ^pasa. . r; . ' ' ..V.., .,.,; 

gì Ioli Monilaiiriil Caot i^eos .raiiarc[Der qae le comitat ai^^iifllii 

MkipeyA le pr^tM :et brlgaads de Vallecorsa; ou qa^ il pepjji» .definii 

0« Uen de trahisoii, le fìit est qu' il fit reiacher sans ancone p 

dUM^ le.ooupablea qn'il ne fnrent pas plus tot rentrés dies fMpLriii 

ijlitrent a massacrer aa Ut les peroa. de qoelqaes ans -de ses aal 

étfni eo perdute connaisance de ces.iibominables cri]nes, ilM^d 

( vali alon senlement ) a ne donner apcon qoartier a cette raìce : 

jliUhltti trovant en- flagrant delii.de haute trabison on^bien annéef 

•aaoovlr lenr irage. 

> Il oobliait, Monsieiar, de voiis dirf qne le premier j[e^mte, qo': 
ftlittler etait portenr d'une paìredies pistolels avec le qnejb il fi 
•or le foidata. . ' 

Rappellai ensuit a jaome il.fnt acasernée.en S. Marie en Traakibr 
q^elqnes Joors aprés Jes picètoes se disposeraient a fiadre une. lei 
lei armea a la main crpyant d' enuneutiiner le bas peuple contre 1 
A cet effet plnsieurs d' entre-^ux.furent pria la nuìt en Trastibn 
aanl fen sor les soldats: d' autres prechant daas les places et Uea 
blìques le massacre.e la guerre clyiL^Ayaat convennes ces miser 
de lenr scelieratesse davant lui il les fit immediatement fusiller 
le jardin de S. Caliste pour eviter qu' ils ne fussent coupés en p 
par le peuple come il avait deja Tait a des autres au Pont S. Anj 
Il vous domande maintenent, Monsieur, si les soldats qui ont peni 
malgre eux suivi le comandement de leur chef sont coupables d 
parfaite obeissance, q' on leur empute a crime aujourdhui; s'.il y 
Goupable dans tout ce qu' il vient d' exposer assurement ce doit 
celui qui les a commandè, est prèt a s' y soumettre et de proor 
yeracité de tout ce qu' il avance ; et de faire resortir bien mienx ( 
toutes les infamies et scelleratesses comniis par ceux sur qui la io 
des hommes s' est accompiie ? 

Si vous croyez, Monsieur, que sa vie puisse sattisfiùre la novelle 
do sacerdoce il est prèt a venir a Rome pour le contenter ; mais 
cela faire il ne pretendrait pas otre pris en route par les Aotrid 
et on sauve garde de vous, Monsieur serait indispensable. 

Si Vous vous degnez, Monsieur, V bonneur d' une reponse veuiU 
Toos prie la lui adresser a Forlì chez son frere Ulisse 
£n attendant qu' il a 1' bonnenr d' etre 

De Vous Monsieur le Gommandant 

Umble et oèM 
■ SefvUew 
C. Z. 



S8S 
DOGfmiEIIiTO tSAY, 

• 

Attesto io sottoscritto per la para verità, •come- nella sera dei 3 maggio 
prossimo decorso io venni arrestato sulla piazza del Collegio Clemen- 
tÌDO e tradotto in S. Calisto, nella notte stessa in che si correva da me 
gravissimo perìoolo della vita, per ordine di quel governo si recarono 
ibi detto ìacBÌe ì CaVabinieti libarwiti, Priiielti, e Colncci con a capo 
H Sig. Gaetano Battistini allo scopo dì avermi in loro potere e salvarmi» 
e pnchè nell*esegnire qnesjto incarico andavano esposti a gravi rischi 
por anche i suddetti Carabinieri, io defì>o- "ÌMàmente lodarmi del con- 
tegno .e dei riguardi da loro usatimi in si critica circostanza, ed in modo 
particolare debbo saper grado alla eondotta del Battistini. In fede di che 
dietro richiesta ne rilascio ben volentieri il presente certificato. 
Roma 37 Settembre 1849 

Giovanni Muccioli Canonico della SS: Basilica Lateranense. 
Certifico io sottoscrìtto essere vera la firma dell' Ill.mo e Rev.mo Sig. 
Iliiccioli Canonico di questa sagrosanta Arcibasilica Lateranense in fedo 
Roma dal Laterano 5 Novembre 1849. 

^- Giuseppe GRAZuia Vicario 

Curato perpetuo. 



•mmme 



DOGIMENTO XLV. 

I / 

. ' ■ • • ■ t 

' / • , 

' li 3 maggio 1849 Tufficiale di Sicurezza pubblica Sig. Gaetano Bat- 
btki d'ordine del Direttore Generale di Sicurezza pubblica Filippo 
toded salvarono li seguenti dalla morte con rischio della vita in $. Ca- 
hXù di Roma, estratti dalle mani de'Finanzierì mobilizzati. 
l.** Monsignor Giovanni Canonico MucciòH di S. Giovanni in Laterano. 

Li SO maggio 1849 
io fn Giuseppe Mingoni Eremita della Navicella. 
.^'L'abate Gattucci chierico di S. Eustactào. 
yp; Antonio Imperi di S. Giuseppe di Capo le Cbéc. 
S.*B. Luigi Trìsconi dell' Angelo Custode. 
^'^ 11 Padre M. Basiacco di Propag^daì fide. 
''•'' B. Luigi Bigi Gesuita. 
y Mons. (Gallo segretario del capitolo di S. Giovanni in Lat. 

S«ììa^fe£*' wa^ } amb«JueEremia Tedeschi della Fara k Sabina 
^«•* Bi Angelo Germonani Abate, in S. Loreoto in Lucina* 



^ 



s 



332 Certificati e re 

f elait aa moment da coooJtotil s'empara dee ar 

quVU ne manqaa-pas de veri6er d'abord et. a 

traìtre jesuite; pouf donner ainsi un esempla 

chement veodaìs son paya. . Gaetano Battistoh i, 

Et icì, Monsiear^il faot voas remarqap gi^ affidale, 

enyoyé le prétres et brìgands de Vall'^ 

oa bien de trahison, le fait est qa' ' ^ 

dare le coapables qa' il ne farer 

allairent a massacrer an Ut lep 

Ayant ea parfiaite connaisan^ ziiSTO XLVI 

( mais alors seulement ) a 

dite-leg tro¥ant en flufr ^^à^ in Givitayecchia. 

assoavir lear rage. jt^^^ 

U oablìaìtyMotti' ' 
f osiUer etait por* ^ ; 

nnftlla' ' ^' A^^^ ufficìo di ieri intomo Tapparizione dei 

1^^; '.^0^ *^amo farle conoscere qaaoto ci risulta oggi A 

q eiqoeB -^*^i^.^,u«i. Si conferma che ieri in molta prossimità ddh 

««t i^Jir 'vite alzassero prima la bandiera spagnuola, e quinS 

^^->/ *Tj^nì la cambiasse con due altre bandiere di fXfffsk 

y^ i^y^^^%^ nera ed altra bianca colla croce rossa. >'ella Do(to< 

^^ ^k<ttì stessi de'fanali ad intervalli, e le nostre torri ^ 

f^f^^tm^ ricevute non lasciarono di avvicendare le fianli 

"^ ^ iplellìgcnza non solo ma per persuadere chiunque della vi* 

^ ^*A iHisti. Questa mane i legni sono scomparsi e le torri pantoii- 

^P^L iihlìoavano coi concertati segnali. Furono questi in senso op* 

^^^^^.j^j^i^iroiali da taluno del popolo, e come è naturale per le<p»" 

r^'j^ t^uipi ben presto si diffuse per la città un certo allarme, ptf 

^^^ in un attimo videsi gran parte della sempre vìgile Guardia ^ 

^* .^iiitM e disposta ad accorrere ove il bisogno lo richiedesse. W 

V^ù quindi dell'equivoco cessò l'allarme, ma tuttavia la Civica cai à 

uiii aniHira una compagnia di linea amò di fare une passeggiata mifi' 

miv iiiit*) '^^ vicina torre. IJfoi per altro traemmo argomento di 000* 

Hùiceiiza da questa nuova conferma dello spirito che anima la popob- 

^oup. Non omettiamo darle conto di tutto ciò per di lei norma ed < 

M'anzo ancora di esagerate relazioni che potessero d'altronde gioDgerl?' 

In questo incontro uniamo le nostre premure a quelle già fatte dt 

Monsignor Dettato perchè venga sollecitamente qui destinato un Coo^ 

inÌHsario straordinario incaricato della sorveglianza del porto, ripetend* 

die poco è a conta i-si salta opera debole al confronto dei bisogoi,d0l' 

'Autorità che attoalmente vi presiedano. Il Colonnello Cialdi già ^ 



questo comando di marina po^ebbe essere la persona cttpace 

"dacia, e noi crediamo necessario ebe non venga nlterìor- 

*a la di Ini misBiònéC^ AbMiiiui: l'^eMre di confermard eon 

^a di lei Sìg. Ministro ~ Givitaveccbia S3 gennaio ^ La 

") > sicorezza - B. BtcaAìBy|ii«TX.|pe9ide|^ Jf^^ttèfnt D.r 

^ara Alibrandi. Vatentioo Aicguanl Pietro Gxt- 



'lerra e manna 



DOCDIHBNTO XLVU. 

■ -■ • ■'■■ -4 

II comando là Plaza!;a e Forte 



ìtavecchìa li 23 gennaio 4849 ♦ 

^ ■. .... -.. ' 

ia, ieri alle 10 antimeridiane due legni da guerra tenendo in- 
a}d^azione sji v^evano in prossimità. Il capo posto dalla Torre 
tfa ne^ece rapporto indicando aver quelli bandiera spagnola. — 
tòsto prese delle misure di previdenza,, e le torri hanno corri- 
son segnali, onde la spiaggia è stata sorvegliata; e i legni indi- 
sóno veduti tutta la notte ., facendosi, sejpali con fanale acceso 
ido il lume, prima uno, pdt VàAtro.^tkf pescareccio cbe rientrano, 
che altri due legni di alto bordo, erano più a largo, che^non 
m sfct terra veder». I segnali del glòmo som paté al&idati rego- 
la, meno che la torre Marangone, ha per equivpco sparato un colpo 
taretto, lo che ha un' p^o attirato dei curiosi: ajlqra si è fatta 
scola passeggiata mititare, di iina cpmgagpia dì fanteria, alla 
evoluto 'unirsi un'altra dì Givipa, che ha molato l'unione e 
k — Qui tutto è pronto quel poco che abbiamo, ed il coraggio 
ÉDca. — Con rispetto — li Comandanti^ la Piazza e Forte ^ 

. . Bbksantk '^ 

A, S, Eeeellensa 
ì MMsiro ielU armi/Boma) 






DOCUMENTO XLVni. 

Il dttafliao Comandante la Piazza 
^ ' e Forte di ClTlfavecchia 

N" 71 

Civitavecchia 9 febbraio 1849 

Al Ciltadino Ministro ileìla Guerra i* Marina 

CijD prcvidon/a aveva in pronto ano bandiera Irii^ulore. Cusiiaic#' 
per saiularla. La Uio mercflde alle ^ \\A poni eri diaoc pervenne f« 
di liberUi o la Repubblica fu salutata dal forte ed aa'laniata dalli nt ■ 
liKia e dal popolo. Iddio la proteggerà e ooi giuriamo di viver perlli 
o morire con Lei. 

Tanto per mio doveroso rapporto 
~'~ " ' Il Comaniante la Piatta 

""" Bebsanti Ma^ìore 



DOCUnENTO XLIX.. 

«VI.. Comando del Kegghnento d^ArtigUeria 

"*■' Titolo Persojuile ■ 

"-" ' ^^ ii-Jit ,'■"■ 



' usa ■ ■**""'-' ■*■ "^"' 

571 '•■"^■' '• '^^' 



Al Cittadinù Miniatro di Guetra e Marma 

noma li ^I maggio 1N9' 

Vi accompagno lu copia conforme di dne lettere perveDUlenì <l> ^ 

vitBvecchia, onde aia a vostra cognizione quanto in esse viene delU!' 

e cftgl per ogni buon fine. 

Filippo Lopu 






:ì' '.'• 



n maggiore BersafUi 

. Givitavecdlùft 30 maggio 1849. . 

N. 97 «■ • •- . ■'. - '• i^x-* • if '". * ^ ■ i' 

.257 ■.....;/ ..,,,.. . -, . ;v 

l GomaBdo del Reggimeiito d*Arti|^é»m . I'; , 

* -ROMA.-- •:'-'" 

CjiUa data %6 aprile, e eoi ou-^ iiopoalar «n foppovlo dei fiteni 

94 e 95 aprile; ìDa temendo che noo sia a voi perveiia|0: Attedino 
loimeUo tomo, a oppiarlo. ; .., ,::.,; ■ ••-. - f. i 



t*.. . 



... Rappoirto- -■■./.' ■ 

U Minigtro déHa Gaerta e Manna oon ordine del giorno. 19 marzo i94B 
ito} nn'GoitiitatO di difesa del Porto di CÌvìtaveoGhia oomiiiosto ùA aor 
enti cittadini; 'j? *' - •• ■ 

Preside della Provineia . v . 

Comandante la làfarma 
Comandante la Ferteaia..' 

m 

piangendo queste parole « Soggetto del,m§A? è di munire e difendere 
U Portq da qualunque assalto » Questo Ciomitalo nelle sua conferenze 
e vari 'decreti che sottoposti al Ministero saddetto per organo del Pro- 
le come Presidente,vennero tutti approvati. 

Due ne rapporto che hanno contK^aito ai fatti delle tre penose gior- 
ite 33y 24, 25 aprile p. p^ - 

1.* Si decretò Vunità di comando ; cioè Gbo;j|Mi is^tdi difesa , il 
imitato avrebt>e pomandato il fuoco dal J^iono della bandiera del ma- 
lìiìb rièl fòrtcf. Cosi W marina;- Ik batteria; tt fòrWti liti ^guarnigione W- 
bbero state subordinate ai Gomitato Comandante, t-^- . 

2.® Presentati i casi di essere assaltati ,1^ dalla parte marina, 2^ dalla 
a di terra; 3® da ambe le parti. In ciaséìkn 'caso considerava 1^ la 
ttìi armata in aiuto alla difesa; 2^ indifferente 3^ Ito opposizione ostile 

Ha difesa. .•:,..' 

Il Coqù^to.. decretò.. disprevedero.jl solo c^ diie la città fosse ar- 

Mi in aiuto alla difèsal . , 
H 23 il Prèside rìonTit' Comitato di difesa , e si spedi a- Roma «na 



338 

' lì M rÌDDÌ tntte le antorìUi , e si avvide àoìVorroje nei decreto 1 
e sno) imbarazzi, e con altra staffetta iarormò la soperiorìtà. Il Canuti 
restò deciso alla difesa; la notte le batterie erano pronte al fuoco : a 
il brick, la gnamì^one. 

All'alba (lol ì5 il Preside ingrandì il Comitato di difesa , stante 
gravila delle circostanze formandoiie un consiglio di t!i)orra; rosi ' 

Prende MtNMocin — Prendente 

Colonnello Ciildi 

Taunte ColoMneUo Heuba . . ' ^ - 

Maggior Bisanti m»»»'^» »•* «Ih 

Maggior Carpegni *" 

Maggior Qdintcìi 

Tenente Ruvisazzi 

Al mio primo apparire fo deciso per il fuoco , e fa mandato il O 
sole Francese a bordo del Téoare, per comnntcargli il decretò, e fil 
uscire dal Porto. 

Prolongando la sedata , si complicarono lo circostanze in modo ,'i 
per unanimitji di voti, si richiamò da bordo il Console, e conservila 
Comandi Civili, e Militari, si decretò diversamente. 

Devo aggiungere, cbe oggi 36, il cittadino Montecchi Comiasario Sin 

dinario del Triumvirato, mi ha imposto dì rimanere in Civitaveel 

(eonìe d'autografa dispaccio ) dandomi delle istruzioni , cbe da mti 

raano divotamente eseguite. ■• 

Salute e libertà 

I) Comandante del Fwte: 
Bbbsahti nUggìore. 
Per copia conforme 
■ ■^: ■ ■ Il coloundlo comandante ' 

■ . ■ PlLIVFQ loraz ' .i ■■ ■ 



COMANpe 



Gfibtìfeet^ ti 4 9 nùjHK' {$49, , 

TITOLO imiWULB 

At Comando dtl reggimailff ^àrtì^Ur»- 

.>, ., ,■;, ... V ... .. . . ^^i'y ■'.'■ "r'^-'-'l 

Perdiè la S. V. sia esattuuate informata del tiittodìcpiutai^ 



nudato 4^1 Cppiantfp laspedizìQpe francese ja.qi]|est'ammùoi^ti[aBiftii^ 
latarìaie e p^noi^e^ questa compàigpia, qui aj^pri^m^ Ipi^f^vp un 
fp!f9 deiuigjio. • 

I 9S,aprìle .1849 aUe.9 aotimeridMtne per. ordime di qaesftò sìg. mag- 
giore Bersanti comandante la Piazza furono consegnate ai tenente- 
colonnello francese d'artiglierìa sig. Lerchers le chiavi dellì màg^s? 
Zini di Porta. Campanella e S. R^ ( a conta1|to dcda , p)p|vpiriera 
mezzana ) , non che del cancello di S. Antonio che mtróduce nel- 
Topera a corno, e disse riceverle per an prestito moimentaneo. 
1 96 detto alle quattro pomeridiane furono sgombrati di tutto il caser- 
maggio li due piani del Maschio per ordine del Comando la Piazza 
francese ove si è accasermata una compagnia di linea. Il x^pitano 
e li due tenenti sona alloggiati nelle camere che un tempo occu- 
pava il sergente profosso, 
ii tt detto aUe 13 antimeridiane il capitanò d^artiglieria Ganddèi (uni- 
tamente ad un maresciallo capo artificiere) dietro ordine liorBOso del 
Comando di piazza francese diretto al sig. maggiore Beranti » ri- 
tirò le chiavi delli depositorii a polvere qui sotto notati, portandosi 
tutti personalmente alla faccia del luogo per riconoscere la posizione 
ed il contenuto. Fu stabilito uno stato in doppio di tutte le muni- 
zioni ed altrt oggetti in' essi contenuti per ritirare ùnia copia quie- 
. tanzata i che a tutt'oggi noti si è ancora ricevuta, benché ne siano 
state fette replicate ricerche. 
Gran polveriera.- 
Polveriera mezzana. 
Piccola polveriera del l^rte. 

Depositorio del fortino Bicchiere. * 

Bepositorlo dell'Opera a Corno. 
Magazzino detto dei Forni. . 
Depositorio del fortino S. Pietro. 
Depoelitoriò della Mancina. 
Depositorio del forGno Gregoriano nell'Antemurale. 
Magazzeno detto delle Bombe'. 
^^ detto alle due pomeridiane per ordine del Comando della Piazza 
hncese furono disarmati i nostri artiglieri di boschetto, e' ritirati 
dal capitano ohe risiede nel Forte, in numero però di soU 54 rila- 
^ sciandone ricevuta^ 

TA\ maggio per" richiesta del detto capitano Gandojei, e coti ordine dei 
V % maggiore/ Bersanti furono stabiliti tre stati che dìs^ chiederli 
2 per ayéme conoscenza ; tino di tutte le bocche a fnecorj altro di tutti 
ilK afhsti , ed 11 terzo di tutti i proiettili, scatole a mitraglia , palle 
^ ^endiarie e paHe di pioiiibo. 
^ 3 d«tib àUè'^ anameridlatie dal medesimo capitano si ritifò la chiave 



ì 






3tO 

dell'Arsenale, che dinse prenderla col solo scopo di 'deposi larvi le aa 
(«ntonenli li facili che dovevano essere diretti io Roma. 

La fona dell' Aatemurale dod è stala variata ; ma nelli posti d 
Doi occupali vi moQta un solo graduato di piantone dei tieslrì,ì 
reato della guardia è francese. 
Q 4 detto si portò un colonaello francese con un distaccai mento dica 
vaìleria ed altro di fanteria ndlo Ire torri di Levante ed operaron 
quanto appresso. 

Ton e Sferangone 
Fu portalo Via il Mortaretto^: si ricercarono le munizioni ma dm 
vi erano. 

Torre ChiaTvcrid 
ui; , Furono portate vìh 1D candele alla romana, 4 mazzi di cartotcie 
'-' m Meco a polvere con due liLhre dì polvere , e fu inchiodaUj 



Torre S. MarinnUa I 

Furono tolte 10 candele alla romana , 4 mazù di cartuccie, al 
sacco a pólvere con Ire libbre di polvere ed il MortateUo. 

Il 7 detto alle H antimeridiane chiese ed ebbe il medesimo capilaod b 
chiave della Cbtema che contiene un gran numero dj scatole i li 
Iraglia e molli armamenti. , 

Il 9 detto alle 9 antimeridiano partendo il residuo dell' armata pe^ 
campo colli pezzi d'assedio, stsai condusse la prolunga ed no (■ 
sone dell'obizzo da pollici 5. ~. 3. - 

11 13 dello alle 7 t|S antimeridiane furono dalli Francesi imbaitwl 
due pezzi di bronzo del calibro 9 con li loro affusti ed avaoMÌ 
tolte le palle e scatole a mltrjiglia del medesimo calibro. 

Il medesimo giorno alle 9 aatimeridianc-il ripeUilo . capitano Gaii4il> 
chiese Bcbiarimenli salii calibri delle varie sacchette da cannonef^ 
esistono nella polveriera mezzana, preparò dieci barili della noitil 
polvere preparandoli per trasportarli altrove ; si osservò anconcM 
varìi artiglieri disponevano delle cariche per estrarle dalla potici 
riera. Allora fu fatta lagnanza contro questo operare dicendo A 
erano slate a loro consegnate le chiavi de'varii depositorii a potn(| 
per una sicurezza dei Francesi, e non per servirsi delle muoiii' 
che in. eiSL si contengono a danno dei fratelli romani. 11 capi»' 
suddetto cortesemente rispose (conlro il proprio' carattere altci<'' 
Boperbo) che lutto eie che si prendeva di armi, munizioni, cW** 
ed altro in Civitavecchia, serviva tulio per fortificare Palo, pò 
quelfp cbe potesse occorrere per niarciare sopra Koina era di4 
che t'osse di pertinenza della Francia. ■ 



3M 

d 14 dettò alle ore 8 antimeridiane, dai Fraqcesi fu imbarcato nn can- 
none-obice da pollici 6 con sqo ^Qsto ch*era piazzato nel fortino 
Gregoriano all'AntentiìrSlé , ^0 gìaiijte ècaricbe , 30. scatole di mi- 
traglia , 100 stoppini e suoi armamenti de' quali ne è sfato preso 
rappimto. , . '. ^: -^ ■ i- - .. •- .' 

- Tanto devo per mio dovere, con sobordinazionle. ' ' 

FitmaiaiffA^ Capitanò. 
Per copia conforme : 
/( CoUmnello comandante V artiglieria 

F. Lopez. 



tJ ■!■> 



DOdJHlENTO L. 

...l . . • • • 

-■?■' 

.La Mo^ùtra^a, to Cbmera di Commercio in Givitavecchitff^ 
ed U Comando della Guardia Nazionale al Preside detta provmeia, 

' t Cittadino Preside 

^i- La flotta della Repnblica Francese è a vista del nostro porto. Ci son 
;jite- le intenzioni che .la^guidano: le più amichevoli e rassicuranti per la 
'lAmservazione. dèli* ordine della tranquillità e della sicureza degli Stati 
^lonani. Voi ne avete le più lusinghiere assicurazioni nel dispaccio 
.'/ébl il comandante della spedizione vi ha diretto. La Francia non può 

JBiDcare alle sue promesse, nelle quali impegna il suo onore in faccia 
|idi'E[iiropa. bi 

g<i,^yoi Cittadino , domandate tempo per avvisare |il Governo' della 

ìepnbblica di questo avvenimento, secondo le istruzioni .che avete; ma 
■.^troppe esposte alle noie ed ai pericoli del mare pottrebbero indispet- 
* ilN dei ritardo, e perder così quei sentimenti di amicizia e di frattel- 
, ^tta.ende sono animate. 
r., Conoscendo noi perfettamente i desideri d^lla popolazione nostra 

<bhiarìamo che a nostro avviso non si debba frapporre alcun ritardo 
f.^0 sbarco delle troppe francesi non volendoci noi. esporre alle conse- 

Slraze*d'una guerra che non potrebbe non esser temeraria, e protestiamo 

^Wtto chiunque volesse compromettere l'ordine e la tranquiiità intema 

4 questa popolazione. 

. Givitavecbia 24 aprile 1849 

Cinseppe Boscaini Gonfaloniere — B. Acquarono vice presidente della 
^kunera di Commercio — Carlo Galabrini Tenente Colonnello della Guar - 
^ Nazionale — D. Bartolini — A. Brauzzi — G Lanata — Giuseppe 
ilibrandi— Giacomo Cardini — Gio. Valentini— Alessandro Guglielmotti 
^ Benedetto Blasi Segretario 



iti 



BociJitiEivro LI. 



Governe della Repubblica Romana 
In ClvItaTecchia. 



Signor generale 

rioii posso riscontrare delinitivameate la vostra lettera, io data à'tq 
tìnebè aon abbia ricevuto una risposta da Roma, la quale m'indidii 
intenzioni del mio Governo. 

Fin d'ora pwò protesto contro il modo col quale m'annanziate il 
il governo della Repubblica francese, desiderando mettere un' tet^ 
alh situazione in cui gemono le popolazioni Romane da molti uHà* 
focililare lo stabilimento d'un ordine di cose lontano dall'anarcbi) Ì ' 
questi ultimi tempi eci'., ha risoluto d'inviare a Civitavecchia un cotpoÌ 
truppe. 

Queste parole d'anarchia, sig. Generale, non rano Imerilate A ■ ' 
popolo che si e creato nel soo diritto un Governo d'ordine e di 
ralita, e debbo dirvi che la Francia è mollo male informata deHe MH 1 

La forza puù molto nel mondo, ma mi ripugna il credere de'1 
Francia Repubblicana vo^ìa abbattere colla forzR i dritti d'una Rqitf' 
bUca.che è naia sotto i medesimi auspiccii delia sua. L' tluropa dieei 
goarda giudicherà le vostre azioni e le nostre. La storia dirà so la ntisn 
eondoUa politica era tale da poter essere acrusata d'anarchia.. 

Son certo, Sì^ Generale, che quando sar.ete meglio infonunto ài 
verità dei fatti vi persuaderete che nel aosli-o paese la Repubblivis 
sostiene pel concorso morale dell'immensa maggiorità della popoteottr 
Gradite ì sensi deHa mia alla stima 
M aprile 1949. 

/( preside di Cieitavefehia 

M. MlHTOCCI 



i* 
MGDIHBNM UL 

Marineria 'miniare Giwiando Generale 

N. 5%. 

Civitavecchia H aprUé .1849 

(Htkidino minwtro 

Ijnesta mane alle ore 9 si è approssimata a cpiesto porto la fregata 
vapore francese Panama armata di 16 cannoni e 264 persone d*eqoi- 
Kgio, comandata dal capitario dì vasoeMo biibois proveniente da Mar- 
^ «vendo a bordo 1300 uomini di truppa da sbarco. Ha spedito in 
ta. r imbarcazione col messaggio diretto a questo Preside ca^lipp^ 
im diplomatico in persona di M.r Latour D'Anvergne e di due ufficiali 
Stato Maggiore. Il Preside li ha ricevuti alla presenza delle autorità 
1 luogo giusta le intelligenze in prevenzione prese, e del comandante 
Piazza» e comandante di Marina scrivente, membri della Commissione 
difésa, della Magistratura e della Camera di Commercio. 
L'oggetto del messaggio è stato di manifestare a nome del Coman- 
ItAfi in Capo deli* operazione Generale Ondino! che erasi qui diretta 
l'Qovenio francese. la spedizione di 6000 uomini per un'occupaaone 
I|d Stato.. Romano espressa in un proclama dello stesso Generale pre- 
dato dal suo Aiutante dì campo. Dopo varie discussioni su diversi 
ali oonlroversi , e contenuti nel proclama stesso e che non potevano 
r rpnore nazionale tollerarsi , si è dall' Aiutante di cagipo ritirato il 
ìj^etto proclama riformandolo colla dichiarazione sul momento da lui 
ri)jb| neji termini dell'acclusa copia a stampa che qui sì rassegna (1). 
ll^nóoside ha risposto in iscrìtto protestando verso il generale Oudinot 
qomBque espressione contraria al vero «talo politico e sociale dei 
»poti romani » ed ha preso il termine dì 19 ore di tempo per inter- 
nare il governo dì Roma sul contegno da tenersi in questo. importante 
lergedte ( come ha prontamente eseguito per mezzo di staffetta), ma 
Magistratura e la Camera di Commercio in corpo ha emesso prolesta 
iscritto, e da tutti firmata con cui si dichiara decisamente contrario 
qualunque minimo atto di resistenza sì volesse fare allo sbarco dello 
ippe francesi in Civitavecchia a nome dell'intera popolazione. Disciol- 
i la conferenza su queste basi un ufficiale del messaggio si è nuo- 
nente imbarcato sulla fregata la quale ha ripreso il tarsio , gli altri 
10 rimasti in città. 

^1) La dichiarazione deWEspivent è riportata nel testo. 



3ii 

Óra che è per partire il corriere nei raffrettarmi di russegoare i tei 
CìtladiDD Itlìnistro il presente rapporto in uderapimenlo dei miei ilovoi 
aggiango che l'aria fosca,, e la pio^iafreqnsiUe impedisce Aimfm 
lull'arìzzonle se dae bastimenti a veln, che si sono distinti verso.leon 
4i possono essere quelli che fanno parte della squadra in spedizione. 
*' ' /( Cnntandtmte del Carpo 

A. CULW 

Al Citladinu MìmUIto 

di Guerra e Marina 

Roma' 



DOCUnENTO LU.I 

Harlna militare Comando Generale 

N." 603 



Civitavepchia 9!> aprile 1849 
Gtitadino Ministro 

Proseguendo i miei rapporti sui sravi avvenimenti attuali , mi ttfj ■ 
QD dovere di parteciparvi, cittadino Ministro , che nonostante 1' onfi * 
ricevuto quesl» mime per istaifetta dal Citladinu Preside emesso Aalé ^ 
verno di Roma di resistere allo sbarco delle truppe francesi in qtml 
Porto, lo slesso Preside si é Veduto costretto di rionire presso di » » 
Consilio di guerra composto del Comandante di Piazza Maggiore Be- 
santi, dello scrivente Comandante di Marina , del Tenente ColooMfe 
Calabrini, Comandante la Guardia Nazionale, del oomaDdanle il Batu- 
glione di guarnigione Colonnello Melara , e del suo maggiore Quinliffi, 
del Maggior Carpegna Comandante il battaglione Fucilieri, e del Teiie>il> 
del Gonio Rnvinaziì, vista l'imponenza delle circostanze tanto per la 
cama di mezzi salficienti per fare una qualsiasi onori iica difesa, qnuU 
per la forza morale contraria ad ogni opposizione manifestataci w 
popolo, considerata l'apparente e dicbiaraia grande massa delle irDp;) 
in ispedizione , si è risoluto nnanimamente di non opporsi ostitmeDU 
allo sbarco, quanto volte il Generale Comandante in Capo Oudiooinl- 
tificasse la dichiarazione emessa ieri dal suo Aiutante di campo rbt'ii 
copia vi fu da me rimessa Cittadino Ministro. 

In seguila di che parte dello stesso ransiglio in corpo si è recato . 
bordo dell' Ammiraglio ove trovavasi il suddetto Generale quando à 
presentata la squadra avanti questo porto composta def legni da goein 



, 5145 

sotto designati, che sentitasi io tutto confermare tale dichiarazione 
anche le espressioni riassicnrantr d'amicizia f e di rispetto per il 
emo voluto dalla maggiorità, si è dato principio allo sbarco delle 
ipe, die sì fanno ascendere a otto mila uomini. 

Comandante in Capo Generale Oudinot ha subito disbarcato e prc|^ 
^gio in locanda, mentre le truppe si vanito schierando nella calata 
Porto , e quindi sulle piazze, e strade, della città per accasermare 
lo può permettere da ristrettezza deirabitato. 
rattanto sulla Fortezza è stata inalbera^, la bandiera francese unita 
romana ed i posti armati saranno in forza della convenzione stabi- 
con una sentinella romana, ed una francese. 
èl tempo stesso che disbarcavé V armata francese ha approdato in 
!o nn vapore mercantile da Genova con 420 nomini del Battaglione 
ibardo pel ricevimento dei quali già avevate emesso Cittadino Mi- 
ro le vostre disposizioni, prima però dello sbarco dei medesimi il 
giore Comandante di detto battaglione unitamente al Comandante 
«azza ed al sottoscritto si è recato d'ordine del Preside dal generale 
tinot per prevenire ogni opposizione a proseguimento del viaggio 
la Capitale ove era diretta tal truppa assoldata Romana, noia il Gè- 
ile dopo varie dimostrazioni tendenti a persuaderlo della inconci- 
ile mossa di un corpo armato, che secondo Lui potrebbe produrre 
urio conflitto quale egli deve impedire come primo oggetto della 
intervenzione si è opposto perii momento riserbandosi di dargli 
iiiiiva risposta dopo 94 ore per cui il dèHo battaglione è rimasto a 
io del* vapore stesso. A questa misura temporaria si è tanto più de- 
linato il Generale, quando il Maggiore Lombardo gli ha fatto com- 
idere ehiaramente ehft se non era riconosciuta per truppa romana , 
tichiarava al servizio piemontese e di poter ritornare sotto quel Go- 
l<Ky «Hi qoale seconda risoluzione sì è mostrato il generale Oudinot 

teodenté- e favorevole. 

(nll'aliiro di rilevante si presenta sino a questo momento, se nonché 
desi, che uno dei vapori della squadra francese Narrai si diriga a 
(lieiiti per Gaeta. Tanto fin qui si fa un dovere il Comandante gefie- 
) della Marina di parteciparvi CiUadino Ministro per vostra intelii- 
za e governo. 

Il Comandante del Corpo 

,» .A. ClAtDI 

Labrador Fregata a vapore 
Sane 



V 

Panama ' • 






Albatros » 
"Cristoforo Colombo 
Oré'rfoqoe ' • 
Infemal » 

^0 



1 . / 



Veloce ConelU a vaporo 
Tènare - ■ . 

Narvd Brick < 

perdru Gabarra dn i^arico 
Provettcale ■ 
Itigenis fregala a vela. 



ikamENtò Liv 



Il Consiglio manici|iali: ili Civitavetii'hia dopo l'onlrabt dei Fr; 
aderì di nuovo alla Repubblica edopu quella seduta scrisse la se; 
lelfeni al Commisgario '^traordìiuirìa Montecchi. 

aitatimi 
\oi stesso sielf litato uggì tesUuiouio Oull'eiilusìasiito uuii che i 
Municipale Consiglio in piena adunanza a toMra ricbiesla coavoc 
iipanimanieiitc risposto alla JnlerpellaKione die a nome del Covo 
t- pbcìalo indirizzai'gU. I RuppresenUuU della pupolazione fedeli 
preti del pubblico vulo, voi presente, bauDO protestalo chefennii 
si maoterrauno nella fede data al Governo della Repubblica. God 
l'anìnio i he al tempo -«lesso abbiale pur imIuIo accorgervi com' 
non avessero d'uopo di eccitamenU) per aderire a ijuanto da loro i 
devate. Ciò che oggi lianno e^pi'esso alla vostra presenza non ii 
conferma <li ciò che, voi lontano, il Oonsiulio civico solennemeulei 
sava ieri in piena adunanza. GU atli cfac in copta autentica si w 
Ilo ne fanno I eslimo pìan7j amplissima. 

Voi quindi avete come dare ai Rapprcsen lauti della ttepublilic 
vi haniH) mandalo, ogni assicurazione della nostra fede politica, 
biale per fermo cbe il solo voto cbe ha Civitavecchia si è qotl 
consenlono con lei gli altri municipii, perchè sia la llrpiiMilici 
é gloriosa. 

Salule e fratellaDixa 
Civitavecchia 96. aprile tiM!» 

Giuseppe Boscaini ~ tionfalonieii- 
Itiìiam — Ooroenico Bartolinì — Allìlio Brauui -- Gaelac 
nata - Felice Guglielmi 
Constglieii -- Aolonio B^^ttì -- Giuseppe Bruzzesì - Settìna 
sito - Antonio Gasparì- Giuseppe Ferri - L. Ali 
- G. ». Fraticein - l. Freddi - P. Marchetti 
<:acdollola ~ S. Aliberi - a. Alibrrt ~ A. Brei 
a Marinelli - l. Galli. 



Mt 



BOGUMBNTO L\. 



.marineria militare Comando Geoerale 

N** 635. 

Civitawcckia 4 Maggio 1849 

Cittadino Ministro 
ri nelle prime ore pomeridiane an* imbarcazione armata francese 
nn ufficiale, ed il Comand. la Marina di questa spedizione, si rec4> 
róyvisamente a bordo del Brick 5. Pietro armato in porto e senza 
to desìstere alle giuste osseì^azìóni fattegli datrufiìciale di guardia 
ìé Orrigoni tendenti ad avere un breve tèmpo per ricevere gli or- 
del Comando Generale della Marina Romana con modi violenti lo 
disormeggiare ed immediatamente lo tradusse entro la Darsena, 
ò quindi la stessa imbarcazione a bordo della cannoniera guardar 
b^ e della Scorrìdora S.a Fermina di cui prese cognizione tanto del 
Brìale, che deil^armamento lasciando ambedue detti legni al loropo- 
eotne meglio rilevasi dai rapporti dei rispettivi comandanti acclusi 
èpia lettera A, B — Non appena il comsiindante scrivente venne ip 
toione di questo fatto si recò in persona dal Vice Console francese 
6lBgil le più ammalo rimostranze per lo indebito accesso armato 
£d un legno da guerra senza alcun atto di avviso a chi ne ha ilt^u- 
iore comando, non senza fargli osservare quale conseguenza poteva 
' luogo in una collisione fra le due marinerie. In seguito di che ne 
ricevuto gli atti di scusa, che si lagone nel foglio dello stesso con- 
> francese annesso in copia lettera C. .— Frattanto ad onta dell' e- 
tto malinteso il Brick non viene punto rimosso per parte del Co- 
iik> francese dàt suo ormeggio dentro la Darsena; ma solo sonosi 
marcati tutti i marinari fì*ancesi, ed è rimasto coq^ era con V intero 
tro equipaggio. Cosi anche nella Cannoniera, e nella Scorridora non 
masto alcun francese a bordo. Si affiretta il sottoscritto di dare a 
Cittadino Ministro, di <|atMtò 'fatto ihprerttffé rapfMIo. 

Il ComaiMlante del Corpo 

A. ClAI.DT 

Matrineria Militare 

Ckitavecehia 8 rhìiggw i849 

liapporto Straordinario 
erso le ore l\ e 1(2 pomeridiane di quest' oggi si è pi*esealato adotto 



il twrdo del Brìck una barcaccia rrsm-ese avente a bardo dei miiliiirii 
Htt'ofHriali armati dì rucile„eMl3b(>ltfT:tJBitBUnlanpameDles<i 
tati a borilo, u si sono impossessali dell'armerìa, poDeadovi qusUroEi^ 
lioQi, e spargendo il restante d^llatteole. lui^ il bordQ,..^ì ^ 
preseolalo nil 'CiiAiBÌid ante 'francese, che ha dèlio èssere il ConuBdaiill 
di Marina ed un sottotenente che hanno dichiarato al Cittadino OrrigH 
Felice uflìc. di guardia ohe veaivano per porre il Briuk in seqncslHv' 
condurlo in Darsena, alla qu;ile dichiarazione esso ha risposto cbe i 
tessendovi il soti" a bordo, e non avendo ?sso nessun ordine deliuf 
coniando di li^rina, non paleva permettere che ciò si cwgujsse e i 
dimandava tO mi nuli di lempo per andare a pceDdei;e gli ordini <qf 
(ani. Il Cómand. francese rispose che non avrebbe ijalo neppnre 
minuto di dilazione, ed ordinò a suoi individui di disormeggiare il 
stimento. Recatomi a bordo protestai Conlro tale viqleajta, niaeesia 
ascolto ini iliedern. lVn:hiarai ancora che siccome i regolamepljddR 
paese mi inlbivuno di entrare in Darsena con le poheri, così chii 
loro respoiisaliili di lutlo ciò che poteva arcadere, ed essi allora 
rono via le polveri rilasuiandone ricevuta. Salpalo le ancore mì et 
aero dentro la Uanena ove mulamenle mi hanuu ormeggialo, avenda 
proibito' all' e<)ui paggio del bordo di piestargli il niininio diulo. IJD 
mite alto di prepotenza e I' inurbano modo con cui ò slata eoe 
mi obbligano nel prevenirvi del Tatto di chiedervi domandarne una 
>ione per l'onore dèlia marinerìa da voi comandata. , 
Al Cittadino Cialdi Comandante ' , 

la Marineria C. Vel^chia. 

Il Cómailid. del Rrii^ 

f;"'"-' ■■ ' ' '" l'ielro palemba Teii. t", 

I Il-<tpg>'«gp^ cMtfbVffl^ all'originale ' 

''■' f^'' "'—l '■ -•"'■■i II Comandante del Ctfpf 

^.IH^ ..h^ l,.ii M'-'M .■! ■'■■'■-'■ 'i-i:!"!-' 'A. Cxil-BJ''" '■■'' ■■ 

i^'ltun 4*" 1.-I- ^pO 'If""'! ' ''■ ,t-""i1' <'*,(.,.«■.. . IMll rtfc' 

iflWl ilMlIlM»" *>■ hltm ■ -rtJUwlIfjgiJ^^lljJ .ll-xit if\i nuisi^iiill'» 

- „Bi, ,i ...ti- .«..!.-■ T, Mi'M-r 1' : : -■"1, i- .li^r wn 

Da Bwdftdella Cannoniera 

S henedflto ' j 

' Cii-Uai!crchia 3 maggio J819 | 

Rapportp Slraoi'ilinarìu 

Mi alTretlo di parleciparvì Cillaidino Cntgni)eUAc|io j^ueìt'.ogs^^e Vt 

3 pomeri diano, il Capii- di Fregata comand. la spedizione Trancese il 

quefilo Pprlo ni è pqrtiilo. coo iuiburpAziano armata eil accompa^-natn A 

un utile, a bordo di i|uosla Cannoniera S. Bfnrdftto guarda - porto, 

presa cognizioiio doll'armalnenlò, dell'equipaggio, e della portata di 

cannone, ha dotlo al capo di guardia-che cbUferrótiva ciascuna ti » 



231 

Mei bastione 6« disposte le «Scolte come nel 7«y collocata metà di 
tna compagnia dietro il parapetto a sinistra, metà nella casa Bar- 
berini, Faltra compagnia rimanea in linea più in dietro alla man 
manca. Nella cortina posate le sentinelle da ambi i lati della 
breccia i difensori rimanevano coperti da un abbassamento di 
terra. Fu dato ordine che in caso dì ritirata i nostri riparassero 
t San Callisto, ma che a qualunque costo si mantenesse la casa 
Barberina. 

Dopo le dieci ore della sera il tenente-colonnello Espinasse con 
ta battaglione del suo reggimento 22^ leggieri e quattro pezzi 
d'artiglieria cominciò un vivo fuoco e pertinace contro le mura 
a porta San Paolo, e contemporaneamente il generale Guesviller 
avanzando sui monti Parioli alla testa di quattro battaglioni prese 
posizione in vicinanza di villa Borghese e di là fece gettare per 
Albore continue granate in quantità sulla parte più bella di Roma. 
Lo strepito delle artiglierìe e degli archibugi risuonando per tutta 
la città destò popolo e soldati i quali volando là dove il bisogno 
appariva m^giore risposero con non minor numero di offese e 
ienner fronte a quegli attacchi. Ma il nemico intendeva ad altro 
assalto. Alle undici infatti dato il segnale dal colonnello Niel le 
Colonne di colpo si slanciarono sulle breccie eie superarono. Al 
Mistione 7* una sola sentinella gridò all'armi, ma i nostri vedendosi 
fià innanzi il nemico come alFimproviso comparso sull'alta breccia 
[presi da timor panico fatta una scarica indietreggiano sulle ri- 
Mrve che occupavano le due case e quindi tutti insieme senza 
alcun contrasto fuggono; e il malo esempio seguirono i difensori 
della cortina. Le guardie del bastione ^° prese di fronte e di Oanco 
«t ritirano a casa Barberini ove i Francesi ardimentosi corrono 
alla baionetta, cadono mortalmente feriti il capitano de' grana- 
tieri d'Artelet del 36"* ed il capitano del Genio de Jouslard, ma 
i|Qei bravi soldati rincalzano inostri i quali lasciati morti, feriti e 
'frìgionieri riparano a San Cosimate. La presa delle breccie fu cosi 
^ttocita che al rimanente della nostra Divisione che era a difesa 
Iella seconda linea sembrò uno de' consueti falsi allarmi talché 
U teaente^eolonnello Rossi di nulla addatosi proseguiva la sua 
fonda quando improvvisamente videsi fatto, prigioniero da alcuni 



IMCIJIMEKTO - LTI. 

Marinerìa nililan* <:oiiian(lo 4;en*^rale 

N. fi:-i7. 

Civiluvcri^hìa 1(1 Mastio IH4!)' 
-■*( Cilfaitina i/ini''-» di Guerra e Narinn 
i'. liuto già a voi, Cilladino MioisLro, che vuuulo io <]uesle jihU 
Ic^i ilagneira francesi con truppe c<l elCelti da'sbarco, farow Kf ' 
siti per ordine del oomaDdo della spedizione tra gli altri ìtgiii.ii 
Mann» .MeiTiautile, e ili proprieL'i del nostro Governo, 
M-ato il Biase», il «loale .sulle prime si prestò senza opposizione io 
delle amichevoli praleste ed assicnrazioni di amicizia 
francesi occupuvano questa piazza. Stento in attività pertanto il d 
lutto il 35, if' e parte del t^ aprile rimorcliiando legni <la trafori 
mane h sera. Vi è nolo ancora che u^la^erti del 97 parti il BÙicifl 
Porto d'Anzio onde elTetlnare cola tu sbarco delle truppe 1. 
E ne ritornò (a sera del iH: Il i^iarno 9!t parti dalla parie 
per adempiere g}i ordini che il soUoscrillo aveva ricevuto da n 
ladino Ministro con Oflìcio del td aprite p, p. da dove fece P 
sera del :iti. Yeimle allni truppe da sbarco nei primi di maggio, | 
il sotloscrilto qiial valore avessero avuto le proleste amici 
francesi, adoprù egn> mezzo per far si che il Vapore ijella R«p 
Ulta cooperasse al disbarco di esse, e fra lo altre cose lo •tcfivenU'l 
luftliere dalla macchina de' peezi di prima neccssilà per la soa ul" 
Kii però iuulile il dimostrare al comando francese lo stato di ripsrtf ■■ 
in cui si trovala it vapore, esso fu posto in azione e dovè rimordii 
il :t, 4, .*) e (i l'urreute. Dal rapporto dì questo comando del 4 nif 
^.N. lUA) e dagli annessi del 3, avrii coteslc Ministero rilevalo,! 
simili aUi di violenza si sono praticati cui Brii:k, con l^i Cannonicn 
altri piccoli legni. Questa uuitlina nuovamente il Cnniandanle la Sbi" ' 
francese, si è poiialu a bordo del nostro snccitato l'iroscafuedeqiiil'i 
glandolo con gente fraacese lo hanno nuovamente posto io aUtiil' I 
servire allo sbarco dì nuove provviste e per le poche truppe giunU^ ^ 
sta mane come meglio si rileva da allro rapporto dello scriveiiw' 
({uì si unisce, Faccio rappoilo di i|iiesli falli onde sìeno noli al" ^ 
nlero ed avere da r'iir itityoihiriir sul juodo da contenersi a f>l , 
riguardo. 

Salute e frateUaiua. 
Il Comandante del Corp«. 

A. ClULM, 



H5^ 
MCimENTO LVII. 

Marineria niHitare Comando Generale 

ràvita vecchia 13 Maggio 1849. 
N. 672. 



Cittadino Ministro 

l^esta maltina por mezzo della . posta ho inviato a Voi Ciliadiao 
ila della protesta da me fatta al comando della spedizione per 
lalberazione della bandiera francese a bordo del Piroscafo Blasco. Il 
mandante francese di Civita\;ecchia ha, risposto a questa prolesta con 
dispaccio di cai invio qui acclusa una copia. Esso però non risp(»ide 
egorìcamenie a quanto protestava come scdiFgerete dalla copia del 
paccio suddetto. Ma prima di fare ulteiìori passi su questo riguardo* 
fitto da Voi Cittadino Ministro istnuione del modo come devo 

Heiiermi. 

« 

2olgo roccasione di far giungere a voi il presente per n^ezzo di per- 
a dì mia fiducia che si re<ra a Roma ed aggiungo anche altra copia 
la suddetta mia protesta nel caso non fosse pervenuta colla posta 
))la spedita questa mattina. 

Salute e fratellanza 
Il CowumàoHte del Carpo 

A. CULOI 

ÀI Cittadino 

f^isU'O di guerra' e Marina 

ROMA 

Civitavecchia 4H raaxfglo 4849* 

Hàrineria jHilitare 

»• 667 

. nolo che la spedizione francese comandata dal generale Oudiuol 
■ava in questo porto con protesta e dichiarazione di amicizia , non 
date a voce alle autorità qui costituite, ma anche pubblicate a stampa 
I due proclami, uno dell' aidtaate di campo Espivent, in data <lel 
aprile, e l'altro del generale Oudinot del ^ dello stesso mese. Però 
i contrari susseguiremo a. queste dichiarazioni, e senza parlare degli 
(cedenti ben conosdqti questa mattina si è, aggiunto quello di avere 
DOfttro Porto inalberato a bordo del Piroscafo Romano il B(a«co 1% 



bdndicL'u francese. E siccome la bjindicra che sventola sopra Dn legDB 
'«ìa esso di gacrra u DTorcantile dooota la proprietà e la Dazione ni 
mso legno appartient, ritsi It sAttbscrilfo si'lfe^ in dovere di protalan 
eDergicamenlr contro qiicsl'allu denotante dritto dì proprietà nsorpalt 
dal Comiutdo, Francese uontni ogni legge inteniazioDale. A prò varo chi 
iioest'atlo sia' una' narrante lesione dei dirilUi internazionale baslM 
riportare ciiV che dice il .relebri^ vostro francese V. Thèodore OtUiIm 
nell'opera Hc'gleu inttmationaleu et Diplomatiqufii de la mer • Àjitìau, 
pmtr ternimer t'cxposè det reglet relativcs à la ptràdilion inter^uIUù^llà, 
fue Cofcupatian et mème l'administraliaH mitihiirr d' un payi par la 
troHptu d'une puiisanee, par mitf dei operationi Ifmporairen dt k 
guèrre. He fuffitéiit pa* poUr rhatiger ta jurùditìon naftonafe, tt «uMì- 
liur à celle dv terrifoire tenqtpravfmml ticeupé, la jurifidicti4in df l'eTal 
mevpant (liv 11. Ctep 13) . '. , , ^ 

Ijuesiò principio che risgiiarda -i le cipse ebe le pei-sone è applicabili 
ni caso presonle laiito oìù tha il Rlasro essendo un legno da ^oemS^ 
pérlineiDa della RiipubDlica ha dritto al rispetto , ed agli onori die jf 
sono dovnll secondo che ricAniscnno, e comandano le leggi internali»- 
oali. Kè sì jiuò apporrò che il Slasco non entri nella categoria dei h- 
ntimentt da Boerra quantunque nnn sia ora annate di cannoni n 
pletato ne) suo equipaggio giacche il itDcciiato aulor« ha detto'piiiatiri 
«d Huddetto libra e capitelo l(l quelito siegut^: - lYoun eomprenoiu por" 
te» MtmaiU ir gvxftr rrvj- anni'f cnrnrutrrialfm^t per l'étal , f><M 
éirf ftt eaviffx qtti «pfcialemeut t.>iJ»Sf> " f*" triauptiTU ile troupe,)' 
ntrret dt rtcìwmgei m» OHtrts objecU apparlrm^it au gouvemnnml - 
quoiipie ai/ant pfit d'eqitipage, ri pev mi pomi de eanoni. 

Da quanto sopra viene esposto l'inalbera/ione della bandi^i'a frawn' 
■opra UD legno di proprietà •■ pertinenti della Repubblica Komaiui'' 
pnò essere riguardato che come un alto ba^'ato i-oltaoto «ulla fora,' 
atto ledente le leggi intemazionali , un altn non ilcsno di una oan* 
lufìlizzala quale è la francese. 

In vista pertanto delle suesposte ragioni il sottoscritto protrata M«- 
^eammte contro questo latto, e domanda che II tììaieo ritomi ^^ 
bandiera e proprietà del «io Governo- 

H ConandanU del Corpo 
lìrmato - - ALEssi<<niio CituX' 
"<W' 41 Comawlatite deWanni franeesi 
4if>< in Civitavecchia. 

l'ivUii.- Vecchia le IH Mai 4849 

Mensieur le Commandatil 
Le pt^tit bfttiinent a vapeur, doot il est questiondans volre lettre JeW 
qui m'a ^té nmisei ce matiii,a étéeuptoyéàplusleursreprìseflaisplbr 



353 
déjà au transport, de nos troDpes et de nos approvisioDemeats. Maia itjà 
troia joars son èqaipage ayant refosé de continoer ie service, mème en 
ini proposant ane retrtbaflM^- Rfi^f^nfiMMdlliiandant PEscadre a da 
lai doDDer un èquipage, M un offìcier franoaìa pour eD diriger les ma- 

U était tool Daturel aiors que ie^.f^ieprs nationaies fassentarÌM>réessar 
ee bàtiment Getta présence da Pavillon franoais sor le Blasco^ n* im- 
pUqoe d'aillears eo rìen une prise^ de possc»ion definitive, et j' ai toot 
Meo de croire que ie Generai en^tlief de? Tarmée fera la remise de ce 
léymeBt.lors.que se» sennoes nenous senofit pio» ^aécfiiimiriu». ,:■> 

••< ì ' - : . M Goaverneor de^Civitat^Veochia 

• 'ili ^de\ìa Marine de- Civitarf^€cehia.'i ti'. ■ '■ *-' ..^rj,. 

DllClMERITaiiVHhL:^ *.■.)•. 

■ ■ ■ li. :.• vJ .: . .: ; : CivttaTi^clua 6 Magglp 1840. 

^ .« flbifi0erla Militare ; ^ 
Gomando «deaerale 



« ■ I 



f 



Questa mattina alle ore 9 è giunta in porto una Goletta da guerra 
4merìeaiia nominata Fanny annMa di #' eannoni^ «omandalft' dal 
Capitano Hnnter con 40 persone di equipaggio proveniente da Livorno^ 
ignorandosi l'oggetto del suo approdo. Nel temjpo' stesso sono approdata 
^e fregate a vàrorè Francesi la prima denominata Sane, di ritomo 
da Bastia ove ha 'disbarcato i feriti del combalimenti^, ^t^ ^^ :W^ ^ 
^oma, e la seconda nominata il Cristoforo CqUmJbo^ i^.^pf^jITiene 
da Marsiglia con N. 1,500 uomini di truppa, 10 cavalli, j^^^^^pezKì di 
artiglierìa. 

In fine è puranco giunto'àltro Vapòré^da guerra Inglese proveniente 
da Napoli, il Buldogg, forte di 6 c^i^qi^ 90P 1^ persone di equipaggio^ 
che ha preso stazione in quésta ^Vta^^ ' '^ 

Tanto vi,pfrifiP4W C}#fÌN^||M^Ms^ «* bk 

adempimen'ti» di miei dovi'ri . ^ , . ^^-. 

fi Comandante 

A. CUUDI 

Cittadino Ministrò . >: . . » 

(R 'Ouerré e Mobilia ^^ -•* * ' '■■ • ''''■'■' 



.».,-. '„;. , ./» . t X, ;'■-■••. ' • . 1-4 li"!. 



M. 



ab « n^' DOCLIHKNTe LH. 

Marineria Hilllare comando Generale 

[■ N. 699 

I . Civitavecchia lil maj^^^io 18411. 

Citladino Minislro 

(.luesla Dialtiua pi'iina di giorno fa fregata frauceso 1' InleinaU •ki» 
compito i«ri il disbarco delle troppe è pjtrlita jiei' Telone. 

Alle ore in ha salpato da qaeslo parlo l'altro vapore da guerra tran- 
rese il yetace diretto con premura a Marsiglia ron dispacci dicesi iol^ 
ressanli dell'Incaricato straordinario iTiKoma M v ).ossops ed ba preso 
al suo bordo il sig. .lanson già ses^rotarin ilell'Hiabaseiala ili Frant-iai 
Roma ora richiamalo. 

La Corvetta a vapora americana PrinetUm clie si ti iratleiiulu p«r ii. 
giorni ancorala fuori di questo porto i- o&sti partita per Napoli. 

E'rima di ^luezin giorno ba approdato iu porto la fregala a vapore l'i 
réaoqite rimorchiando due llrJgaDliiM carichi ili viveri, e foraggi, u 
fregala ha qui diabarcato una Itatteria 4i campagna, col trejiu ' 
s|M>nduite e .>. 350 ca\alli. 

In Gne proveniente da Gaeta fa in questo momento ritorno in pori» 
il vapore d» ancrra fraiic&se Narvai e non rpca alounn interpsiiaiit^ 
nwtlà. 

< Tanto partecipo a voi <:iltHdino Ministro iu aileoipimenlo ile'profri 
doveri 

Salute e Kra iella eia 

Il CimandattU del Corpo 
, A. CIU4I , 
t Ai Cittadino Viniittn '—^ ' ' ' ■-'^"■- '<• 

"' '«i Guerra f Marina '' '' *'*""'"'• ■'"" 

i: '^ .Roma ,.«. ,J. .«—«.. ! ^-> 



"^ '" 'ilM'iAeria minare Comando Generale 

N, 717 

Ci\ilai ei'rhiii il iHiiGaiu iMi^) 
Cilladino iWiHufro, 
Qorsla mane alle ore :, ha qui approdalo la fregala a »apurp il ''1"^ 
In» francese e la gabarra da trasporto .Vaisouin con oum. l4fiiHH'>"" 
di truppa e (TI cavalli olm 38 cani del treno d'artiftlierìB. 



355 
Dae ore dopo è pur giunta V altra fregala a vapore 1' Albatros con 
uè brìgantìni accodati trorìdhi iti tbttb dr 33^ cavalli e 103 uomini di 
interìa. 

Ad ua/^op {M^mpridiava h». approdalo altop vapore da guerra fran- 
ese Eufrate con 149 artiglieri imbarcati a Bastia. 

Nuiraltro posso parteciparvi cittadino ministro in adempimento dei 
aiei doveri. 

Salute, e fratellanza 

11 comandante del corpo 

... A. CULDl. 

il cittadino t^inistro di Guerra e marina 

R01L4. 



DOGGMENTO LXI, 

Marineria Militare Comando Generale 

N. 774. 

Civitavecchia 7 giugno 1849. 
Cittadino ministro^ 

Ieri a mezzogiorno' approdò in portò proveniente da Gaeta un va- 
lore da guerra spagnuolo • il Lepanto armato di 4 cannoni comandato 
ilal capitale Alaeron, equipaggiato di 148 persone , oHre-doè ufficiali 
appartenenti [.alla truppa ^pagnuola che si fa credere avanzata sino a 
Terracina. 

Nella scorsa notte sonò stati qui tradotti sopra, una tartana rimor- 
i^hiata dal vapore BUcsco novapta feriti francesi venuti dal campo e ìtt 
prigionieri di cui 12 tutti contadini deBe campagne di Roma. 

ir vapore suddetto è ripartito p^r Fiumicino rimurchìando due tar- 
ane cariche di miinizioni da guèrra, e 6 cannoni d'asseto. trasbordati 
<]aHa gabarra r^^ma. 

^oiraltro emerge in questo porto Gno al momento della partenj;a del 

wniere. 

» .■/.•■■■'■ • ■ ■ ■ 

. • :. Salute e fratelUimJ^ , ., , 

..: .. Il ooittandanle il corpo 

A. €ULDI. 

'^^ ^^iUidino,imniiÉi^ dàr^gmrra^^.vM^ 

Roma. 



'W 



DODDnEiVrO LXII. 



nartiieria nllìtare comando Generale 

N. 636. 

Civitavecchia h iiiag§!ìo I84D. 

Citladino minUlru di guerra e marina 
Inri iiiHllioa sono ginnle altre ilae fregate a vapore Trancesì il 1*. 
éruilor uvunlc a bordo i) i:oiitro-aai miraglio Trehouarl , ed il FanoKÀ 
«<>n |7(Mi uomini di truppa e 90 ravalli che hanno -subito qai disbarcw 
Ieri Mra al Iramonto è approdata là gabarra carica di viveri e ik* 
vtilll in aum. 130 rimorchiata dall'ultra Fregala a vapore Atbatrot ite 
aveva pure altri 5U cavalli, ed un battagliane di cannonieri che disbl^ 
carono feri aera istessa. 

CredMi che la fregata Panaìna i^artita, ieri sera stessa sia dirctia |ia 
Goffa, e quindi passi di stazione in Ancona. ' 

Il comandante del cofp« 
:t. . ' ' '. ' A.'Guuk.. 



DOCUMENTO LSIII. 

. Marineria militare Comando Generale 

j^.J. . N, 780. ■•'■. '■.."..'.'4i« 

Civitavecchia 8 ^iwdo t^H'. 
attadino miniHro di ytterra f farina ' ' . 

Da finmtcìno é (giunto questa mattina il piccolo vapore dà gwM 
Francese Dominato Pinguin in origine proveniente da ìS'apoIi, e s'igoon 
affatto Io scopo della sua venata, e non si può che aggiungere che dih 
poche il comnndànle di detto vapore ha avute delle conTcren^j; cH 
l'aiinniìraglto Trebouart t: partito alla volta di Ponente. 
' Alle ote 10 aolìmerìdlatte ha approdato tu pòrto il vapore Uni» 
Amia francese Grégeoii con 88 uomini d'equipaggio età di trtippi ^ 
artiglieria proveniente da ToMiie 'd'onde parti il ti coiTenle. Ninna ■*- 
tiua li è potuta raDcogHeré'M non che aasicuravasi a Teìoae che il giivM 
(i era giunto a Parigi'Jl sig. De-Lesseps. 

Tanto vi dovevo o ci ttadÌiM> ministro 'por duo «Ulrico. 
StìitU t fraUUmta •■"■' 

U comaadanle del oorv* 



.157 



* 



,:... :,,,:,:.„: pOCmOBNTO JUUV. . 

• t. temi «9 dicembre r84« 

Eccellenza. * 

Òomaivi raggiuDgerò la' colonna a Foglino, da dove mi dirìggero a 
jeti, punto che mi sembra molto più . conveniènte per organizzare il 
attaglione e ricevere da Roma il vestiario, armamento ed altri oggetti 
IcBspeiisabilì. Mi permetto di raccomandare a V. E. il pronto invio del 
Mtiarip', è massime dei cappotti e scarpe trovandosi la gente in ano 
àJib deplorabile. ' / 

Onori de* suoi ordini 

G. Garibaldi. 

• * * ■ • 

P. S. Ho ricevuto il dispaccio di V. £. dopo d'aver scritto la presente, 
diriggerò la colonna a Fermo siccome mi yien ordinato. Ringrazio 
. È. dell'accettazione del cprpo al servizio dello Stato e solamente ret- 
ro la soliécitudine dell'abbigliamento e dei suoi ordini. Vale. 

• A, S. E. il sig. Ministro della Guersa'. ' ' 



_ . - _ . ' ~- 



:-':■ • 



DOCIlMENtO tXV 

■•' t'. ■■*■■.■ ■ ■ ■ • - ■ . ' • ■ 

L.es Gommissaires délégués par les Gouyernements Rpmain et Tosean 
oor la formation de Légions frangais^s à organiser età transporter en 
.alle, arrétent ei;i exécntion de leur mandat, les jiases suivs^ates; 

1. Chacuae de ces légioQS sera commandée par un .olTiciec. fr^ngs^is 
t.V9l)seii^le.des.^eux JLcgious sera .commandé aussi, autant .que faire 
e pourra , p4r uq pfOSpier . franc^ais qui choisira lui - mème son Etat 

<^9"^^ , . • . '. . .•:./.■..•..:. . 

9. La Gonstitution du cadre des corps de tuiilesarmes sera la mème 

m? daos rarn^ée. fr^ncais^. , ,; . , j .. . ,. 

3. .L'oiO^cìer Goipm^ndant .l^s L^giops ,ct io Gojoiniis^fiire, ()es Gouver- 
deats jtaliens. ^oisira^t Ics cpl()i],cls4,l9 Cpmn^lsisaire et.le Golpnel de 
haque Légìon choisiront le chefs de bataillon. Un. J.ary compose dn 
iOfflmissaij:^.,du..GQuvernen(Lent, du Colonel.et du cbQf,.de.chaque ba- 
n'Ilon, choisira le Capiiaiues du bataillon. Un Jury composé-du Com- 
ìissaice.du Quvernepfjenl, jiu Cbef.,de .bataillon , ^t do., de^ux capi- 
lines,. cbaisìr<l - lo persppaèl o^cessaire. pour cqrapl§ter les^cadres des. 
impagnies; 



»••» d'Wr.tloiiiu «MiilH iTuii ctiirurgiBD major et d'un officier. 

^LJ"*' '"' """" ** *''"'* *** L^ons (Ti! oc justUie d'avoìr serti tu 

■WHi phiiluiit i»i n djn« 1 drméc fraDi.^iisc ou daos la Garde moliib 

** *'*' "• Il alle ile ites étais de servire el mi reilifical ilf 
iMniW I 

i^rnArule on aissiirera Hulaol (|ue (lossilile 3U\ oflicieiiipi 
de immi-diateinenl supérimr a cehii >)(i' ils oul ei 
ae. 

iT\Ìce de U l.cgioii e^l ILvce ;ì ileuv aus. Mais »ib 
daoce italienaen' esl pns lermiiiée à l'e^piraUon ik 
. sera maintenue jiiiM|u' a la couclusioa de la paii. 

«B aaciin cas, la doride du senice oblieó De pnorra de- 

laents ilalien» se rrscrvi'iil le ilruil de licencier in 
«E> iin an, mn} eiinaiil indcranilé ilunl le lau\ esl li\é t 
'" w!de. 

ì de l'iiulenmiUi eventuelle doul il est questìoii dans l'ui- 

!ni, chaque homme présenl ìi l'epoque da lìcenciemeiit, if- 

■ lorit e vas, <les fraìs de roiile pour f^on retour en Franca 

B !<erout régles avaot le dt'part enire IsCoinmandanl ei 

ns et les (iouveniemcnts ou leurs rnnd<''s ile pouvoirs. 

i ^rnie ile la UBptiulation expirè, il sera libre auK gouvernemeiti 

ilaktens rt aii\ lè^ianmire; de slipuler aur les mème bases ou sur Inub 

aulre* Uni- nou velie 4'onventijOH pour un prorogalion de serviee. 

0. I)ìrn(|iie soldat m'cvra une première mise qui »era ógale, pour àaiy 
arme, à celle i^uì e^l déterniioée par le« ivelenienls franriiìs. La n 
fBdhi(luel|p sera réirie de m^me. 

* 16. La soldi' quf les sosdils Gouv er nero en Is senga geni fi payei 
Mmplei -loldats ci »ii\ ofliciers ile toiiT «raile sera e\ac>ienienl la n 
qne celle de l'armée frantaise, 

11: h>uL- ce ipii regarde tes indeinnilés d' enlieeeirrampaune, leipir 
slatiobs ile pain el le pieil de guerre, eJles serani les mémes {|UÌ 
determinre^ per les réglemens et ordannance» <\»ì régissenl 1' a 
francaise 

19. Dc:- rérompeiue!!, des indeimiités et des relraites seront aceorJ^ 
cenfomLément ao\ lois des Ktats Toscan et Romain, mi\ offirier- (l 
9MI8 - otlìciers el soldats ou ìt leors veiives et enfanls rtans irt ras 
ninés far ces lois. 

VX Le t.égionnaires néeeaaileiiv recevrniit une indemnite Aerimi 
Jnsqu'à leur départ de Paris. 

M. BaDs le trajel de Paris ou de loul aulre poiul de ta FraBW. » 
pòri d'embarquemeni pour l'Ilalie, il sera alloué aoe iadmnité dt li- 



241 

le verità democratiche, ma tutti a un tempo gli errori e i sistemi 
opposti di riordinamento sociale su cui non vi avverrà di trovare 
singolarmente in Francia dieci persone che vadano fra loro d'ac- 
cordo. Coteste allucinazioni di pochi la malignità diplomatica e 
la fazione retrograda le riversarono sul capo di tutti indistinta- 
mente i liberali d'Europa, e ne fecero come la causa primaria 
dei grandi rivolgimenti politici. Bastava quindi che un popolo 
si svegliasse alle aspirazioni di nazionalità e libertà perchè tosto 
in lui si vedesse una disordinata aspirazion di socialismo o di 
comunismo che sarebbe l'ultimo termine o vogliam dire l'eccesso 
del socialismo. I liberali d'Alemagna, d'L^ngheria e d'Italia erano 
tutti della fatai peste infetti, e per naturai conseguenza ne dove- 
"vano anche essere i Romani, e noi fummo trattati da discepoli 
di Proudhon e di Gabet. Né ci duole che cosi la pensassero i 
diplomatici, e gli uomini del francese governo che la spedizione 
contro di noi lavorarono, ma ci stupisce assai che scrittori ita- 
liani e costituzionali non vergognassero di ripetere cosi stolte 
accuse. « La Repubblica di Francia, leggevasi nel SagguUore di 

* Torino al n» 63 del 15 giugno 1840, in questa difficile mis- 
^ sione di Roma ebbe per fine diretto e speciale la tutela delle 
B libertà europee contro le dottrine del comunismo e contro le 
^ formidabili falangi del settentrione la Francia che combatte 

* contro Roma è il diritto che fa guerra al socialismo di cui il 
» santuario di Vesta con orribile profanazione è divenuto centro 
^ e sinagoga, »> e più altre cose, consimili che ci asteniam dal 
riferire per dignità della storia. La cecità di partito annebbiava 
per modo certi intelletti che dovemmo leggere nei loro scritti 
che la Francia non conculcava ogni dritto nazionale sguainando 
la spada contro di Roma. Meno male che alcuni di questi scrit- 
tori, benché non abbiano mai confessato i loro inganni, hanno 
però giudicato ben diversamente le cose di Roma quando ne 
'videro le ultime conseguenze. Ciò peraltro che la foga dei par- 
titi impediva a molti di vedere lo vide fin da princìpio Roma e 
•però assisteva con ansietà allo spettacolo dell'estrema sinistra 
deUa Legislativa di Francia in apertissima guerra col ministero 
di Bonaparte non per vaghezza di socialismo, ma per amore alla 

Vox., n. — 10 Mr^ioRiB SronicuB. 




( 



Ha litBto Jtoo^iw uniti cun i loro lopenórì daràui 
il veiisillo della R- R. dalla quale sollanto saraniK 
e cosi godranno liilli quRÌ privilegi rbe godoiM il 
slMSO sialo 

jt' SJmin rMleraoDD nello stato delta R. R. finche la Hepubblica ere 
4k*f4 wMwmirlo, ritornando però alla loro patria, il governo ]>eosedi pM 
W Ifwc 'lo' viaggio. I 

tt* lilceverano'o dal governo della H.R. il soldo e luU'altro cheoggi 
t4i<tivi)iiii le truppe dello slesso stato che pugnano per la causa della 
tniMlMndenza. 

?" I>al giorD'i i.'be n' imbarcheranno per In stato della it.'R. cnoiinran 
bt loro |iaga. 

H" Avranno con se i loru sHL'erdotL 

A" II governo (lòlla R. R. consegner» li ì9 mila scudi a suoi affidali 
■ommisaarì i quali saranno accompagnali da ... . 
«) Inogo deli' imbarcazione. Questi iS mila scudi occorrono per imbi 
dazioni, vitto, spese di trasporto i;he vengono ad essere 7 scudi f 



Roina li 93 aprile 



.Itff.t «TrMIf lUMJ 



'*"■'* '"^ •«■JtfkM^Mt tn <i lAi '1 ... wté,. Il .Atw',fl[ (hOk 

^niMr>'(l «•>• l»Dtul>«|l>l •>) «TAWn^l -«OMi'iil iriItl-M ItMll* •"' 

t>M> tnllunrmIOIIlM I >i il. «ilsl k «Ih» 

iHiBfmi U t'wi.l itnHUuvM '•V ■ ' 
juim*"J loh Riitltolhlr t| •NMi ' >*-Nii ti^ mi»' 
^ • I ■ - jj^j^, 

M^lli rtfHSMiMnti ih Mi«.t>i. iJmIu'k f RhiitHi tiif. ^Ml Ih iMmi - 

itOKAodì Itti» »'-' 
•4il I nui I mir.ii««> Il -• n II Jl>'fi u1m> »KnH titiiinivjf ÌIhwV 



T ETAT MAJOR 




Scrg.t major vagufmesir^*. 
I(j. (ambour major. 
Mattre cordoDoier. 
Hatlre tailleur. 
Maitre armarier. 

Id. 
Caperai clairon, 



6.6 Compagnie 



Sisco - - CapiLe 

Fournicr — Jieut. 
Maloubior - A'. Lieut. 



Dehelm.iis — S. maj. 
Pirckler — tour. 



Laureilo 
Morcier 
Carro 
Dorlu 



Serg. 
Id. 
Id 
Id. 






l« al 



ni cxmììì 



•% >•-.».■ VM rf ' 



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\\ru/^\ ^»''»'^ 



li 









•<k.»-^.*. ^»J--^4'» . i**," 



3Ì5 





ERRATA 


CORMAK 


1. 


• 

e te freqaeoti 


e sì frequenti 


• 


de' tempi e de* popoli 


di tempi e di popoli 




Io accolse qoa«;i presatelo 


lo accolse per vero atto di gin 
stìzia quasi presagio 




ioipossibile 


impossìbili 


1 


Alcuni de* retrugradi 


dicono de' retrogradi 


> 


li Papa non rifiniva 


il Papa non rifinava 




a crcMiere che 


a credere a 


• 


Preceduta del circolo eix. 


Preceduta daUe insegne del cir 




dalle insegne 


colo ecc. 


l 


superstitazìoD 


:»Qpergtizion 




del desiderio 


dal desiderio 




della stima 


dalla stima 




sarebbe satata 


sarebbe stata 




alle volontà 


alla volontà 




le è stato da Cristo? 


le è stato dato da Cristo ? 




ora del protosto 


ora del pretesto 




dalla immutabilità 


della immutabilità 


1 


nel Nord 


del Nord 




carnelìcinc 


camificine 


i 


elavazione 


elevazioDe 


1 


del progiranmia 


al programma 




brandi le sue armi 


brandi le armi 


• 

> 


ohe sempre è stato fon* 
damento 


che sempre è stata fondamento 




e fu giudicato 


e fu giudicata 


» 


dei piemontesi 


dai piemontesi 


» 


dell'Inghilterra infuori 


dall'Inghilterra infuori 


. 


unito 


imita 


* 


O sano 


sono 


) 


«grassa ignonmjBa 


crassa ignoranza 


ì 


ìstroziooi *: 


fstitazloni 


J 


essa a creduto 


essa ha creduto 


• 

> 


invayoo siijio «^^^ in Rom» 


in Roma Ut reaiiime invano sino 




la t'etalQiie . ' 


allora 


J 


ddl'evi^ema!' ; 


datt'eviden/u 


J 


e gllerrore ^, 


. gli errori 


1 


dovevooci! . 


dovevano 


i 


alcune ea^jne 


alcuni ciisini 



>Ve>nRÌw. 


VespigoaoH'f/HflH 


nii-iQl€ac 




per spingere 


per ispuuceru 


gregge 


«re^ta 


istanrarèi > 


iiw(aui>ar<>i 


mfh^oae ■' 


''taGizio»- 


•«MidM " 


cobduioiÀ 


-Pft*U 'i ' 


Pio IX 


MifaccMsyì^ptr 


Doi II (arridili» 1 uarn 
disteso 


irfja rortejaa 


Italia certeua 


i-sser cid dd giuriiarf 


esser cioè di auirdare 


«m».-tr.rt.U 


dimoslraiioni 


l'Upunilenb 


rispondeodu 


pFopniAnonle qàfU ■ 


> propriamente in q<ii.IL< 


<. le seppero 


lo seppero 


■nandù dopo 


mando «abito <)nuo 
Iti pdrroihi'*"^ 
folcitas / '"■ 


pei parrorlu 


futiliUw 


t«*prt*IMfo"' ' 


proppasede 

PP peoedélAiii ' 


l-P Itène^Mlf 


briianda«gW^^ ';' 


bngaotaagio 


uuminaio cjfnìttiiììino 




non pochi i& Irteli errori 


ima poihi liei prischi w 




ti esortarono 


Del pDbtiIiw ' 


dal pubhlKu 


«folnf 


Sialivi 


Lorije 


Cori,! 




pianidli 


"P^' „',' ', ,' 


operati 


dejShinànì'o' ' ' 




I.O.. (,noBSC » |(A^i.,r. 


non giunsp i ptfewmre 


ti.ordan 




• |>àll/>tiì ' 


1 pallom "' 


4I1 UIOM' 


Il filOVO 


xl 0^^ ^o (0 


dd o«ni costo 


(ter inti pichiI'Ti 


Bisanti e^ ^(nDlorf 
ne ipprovrf [ 


.1. jpproM. 


•"■" ■" e» in 


ma ha ganti , 


Ì.rotf.ld>i ili jile^rf 


pmleslava cùattó <fi i|uh 


pm ontepift) ' 


preconcetto" *"■ 



S67 



Un. 

n 

34 

38 
9 

22 
i) 

(» 
8 
6 



aver c^sa 

Basta 

è di diritto 

a queirarmata 

per scusare 



averne essa 

basta 

e di diritto 

a quelParmata? 

per {scusare 



alquanto alquanto !v?' fufsé ; ^' s^uanto e forse 

Greyois Grégeois 

giacché 30 erano i pezzi di giacché di 30 pezzi si compo- 

che si componevano 6oc> • ^: neyapo ecc. 
e capata gente e cappata gente 

ascendere 1383 ascendere a 1383 

)i ordinamenti gli ordinamenti 

ecconoiuia pratica economia praticata 

ondo 'jostra supera onde la nostra supera 



•'. \ltre correzioni dì minor conto e facili a farsi da chiunque le ab- 
bandoniamo alla inteUìgenza dei cortesi lettori. 



■Si ^. .1 



■ì 



'' '■-...' -I f* 



t .• 



.• ,M« 



S 



MEMORIE STORICHE 



SULL' 



NTERVENTO FRANCESE 



IiWROMA NEL 1849 



DI 



FEDERICO TORRE. 



VOL. II. 



TORINO, 1852 

TIPOGRAFIA E STEREOTIPIA DEL PROGRESSO 

diretta da B/lrera e Ambrosio 

Via Madonua degli Angeli, rimpetto alla Chiosa. 



LIBRO SETTIMO. 



Sommario. 

lamenti di guerra in Roma — Proclama del municipio — 
Tidenze del medesimo — Deputazioni al campo francese — 
lazione del generale Oudinot — Cause che lo indussero a 
nare su Roma — Pratiche degli officiali francesi in Roma — 
ativi del colonnello Leblanc collo Sturbinetti, senatore e 
rale della guardia nazionale — Tentativi dei costituzionali 
nedesimo — Risposta allo storico Farini sulla condotta dei 
tuzionali — Lettera del Mamiani — Pratiche del P. Ventura 
Sturbinetti — Minacce e lettere anonime — I ministri d'Har- 
t e de Rayneval a Gaeta — Il ministro Falloux e suo fra- 
monsignore — Ordine del giorno del generale Oudinot ■ — 
ia de' Francesi — Descrizione delle mura di Roma — Dispo- 
ne delle truppe romane — Scontro d'una pattuglia francese 
un avamposto romano — Idea d'attacco del generale Oudinot 
sservazioni sulla medesima — Errore dei Francesi nell'ese- 
la — Attacco — Il generale Garibaldi combatte i Francesi in 
30 aperto fuori porta S. Pancrazio — Il capitano Fabar tenta 
diare agli errori commessi , e muore — Ritirata dei Francesi 
Romani non li inseguono — Stratagemma dei Romani nel 
)rigioniere due compagnie francesi — Stolte ingiurie degli 
:ori di quella nazione — Esempi tolti dalla storia della stessa 
ita francese per confutarle — Danni arrecati al Vaticano nel 
Dattimento del 30 aprile — I feriti — Pietà dei Romani — 
iti francesi, e pessima condotta del signor Forbin de Janson 
olore del generale Oudinot por la sconfitta del 30 aprile — 
rapporto al governo di Francia — Confronto di questo rap- 
) con quello letto dal ministro della guerra all'assemblea 
zese — Confutazione delle menzogne in esso contenute — 
» rapporto del generale Oudinot al ministro degli affari esteri 
onfutazione di alcune delle molte menzogne che vi si con- 
ono — Negoziazioni pel cambio de* prigionieri — Decreto del 
nvirato — Liberazione dei prigionieri e festa di Roma — 
accio del generale Oudinot al suo governo — Confutazione 
medesimo — Occupazione di Fiumicino. 

resa dall' Assemblea Costituente, come già narrammo nel 
> libro, la risoluzione magnanima di respingere la forza 



colla forza, fu subito posto mano ai necessari apprestamenti 
di guerra. Il corpo eie' zappatori del genio, guidato dal colon- 
nello Amedei, si fece a fortificare alla meglio quella parte dd 
recinto di Roma che salendo il Gianicolo da porta Portesc 
corre ad avvallarsi a porta Cavalleggeri e risale a circondare il 
monte Vaticano e si appoggia a Castel Sant'Angelo. Rendevaà 
cosi sicura la città da una sorpresa di truppe che venissero di 
Civitavecchia. Giungevano frattanto dalle vicine provincie le 
f: hiere della legione italiana, comandata dal Garibaldi, e dietro^ 
falangi di volontari accorrenti in aiuto della capitale. I cittadini 
attraversano di barricate le vie, e la guardia nazionale sacra- 
menta di difendere ad ogni costo l'ordine e l'onore di Bonu. 
Quattordici membri dell'Assemblea con altrettanti eletti fra i 
cittadini più popolari dei rispettivi quartieri erano destinati i 
sopraintenderc e regolar le difese d'ogni rione. Si dichiarano 
spedali militari quelli di S. Giovanni Laterano, di S. Gallicano, 
de' Fate-bene-fratelli, di Santo Spirito, di S. Giacomo e FospiflO 
della Santissima Trinità de' Pellegrini, e i conventi di S. Ma^ 
tino a' Monti, di S. Pietro in Montorio e di S. Teresa. Alcune 
onorate signore di famiglie cittadine e patrizie si profferirono 
alla assistenza gratuita dei feriti, e iiiuno avrebbe mai potuto 
immaginare che un atto si pio dovesse poi essere denunziato 
all'Europa quasi delitto dal vicario di Cristo. (Quand'anche nella 
caritatevol opera si fosse, come in ogni cosa umana può sem- 
pre accadere, intramischiato alcun elemento non buono, ogni 
ragione volea non s'imitasse l'esempio de' Farisei che spubbli- 
carono il fallo della donna adultera , ma si di Cristo che lo 
scusò. Ma che parlar di Vangelo quando è stimolo all'ira una 
mondana cupidità di regno ! 

11. Il popol tutto fremeva al pensiero della straniera inva- 
sione , e concorde nella volontà di resistere si accalorava a 
vicenda a non temere di morir per la patria, e i suoi nobili 
sdegni contro chi era la causa di tanti danni anche a quei 
di esprimeva co' soliti spiritosi motteggi. Non men del go- 
verno affrettavasi a dar provvidenze il municipio: il compo- 
nevano uomini d'indole temperata e pacifica, ma pur tenacis- 



7 

timi nell'amor di Koma e d'Italia. Costituiti appena in quella 
popolar magistratura per universale suffragio decloro citta- 
iinì bandirono un proclama che noi riportiamo a tèstimo- 
nianza perenne della carità di patria che loro ardeva ne' petti. 

<i Homam! 

i La prima parola che vi diriirc il vostro municipio è parola 
di gratitudine. Noi vi siamo riconoscenti di averci creduti degni 
di rappresentare gl'interessi di questa inclita città in tali mo- 
menti che sembrano destinati da Dio a renderla nuovamente 
gloriosa fra tutte le città della terra. Noi dal Campidoglio Sib- 
biarao vòlto lo sguardo sui grandi monumenti che lo circon- 
dano, e abbiamo compreso che le sante memorie dei padri nostri 
sono ben più che un ricordo d'ingegno, (m1 arti ; essi sono una 
istoria, una ispirazione. 

» Noi abbiamo veduto la concordia ira voi e abbiamo presa 
fidanza, che serbandola sempre, tutti quanti verranno miglio- 
rati gl'interessi morali ed economici del popolo. 

> Noi abbiamo udito la voce colla quale rispondeste alle ge- 
lerose risoluzioni prese dai poteri costituiti per difesa dell'onor 
•^ostro e della vostra libertà. Fu quella una voce concorde, la 
luale ben rispose alla calunnia che vi lanciavano gli stranieri, 
Ae voi vi trovaste immersi nell'anarchia. Nell'anarchia? II 
'ostro municipio dichiara innanzi al mondo, che il popolo ro- 
llano è stato sempre, ed è nell'ordine, e nella concordia. Il 
'òstro municipio, tutore dell'onor vostro, lo ripete : l'accusa è 
ma calunnia : mai corsero per Roma giorni più tranquilli in 
tiezzo a difficoltà di cui non ebbe mai le maggiori. 

» Romani ! perseverate. » 

Dal Campidoglio, li 27 aprile 1849. 

Francesco Sturbinetti, Senatore. 

Lunati Giuseppe — Gallieno Giuseppe — Galeotti Federico — 
te Andreis Antonio — Piacentini Giuseppe — * Corholi Curzio ^— 
éliciani Alceo — Tittóni Angelo — Conservatori. 

Giuseppe Rossi, Segretario. 



8 

La sera del 27 aprile stretti in consiglio stanziarono quattro 
commissioni con ampie facoltà di provvedere^ ciascuna in ciò 
che la riguardava^ ai pressanti bisogni del pubblico. La prima 
detta degli approvigionamentì invigilasse che non mancas»») 
le derrate necessarie al consumo; la seconda, di sanità, s'adope* 
jrasse che ai feriti per la patria venissero prontamente amministrati 
i soccorsi dell'arte salutare ; la terza riparasse ai guasti deDi 
guerra ; la quarta soccorresse all'uopo le famiglie de'combattenti 

in. Alla minacciata patria cosi provvedevano del loro me^ 
i Romani ; pur mal sofferendo di dover essi repubblicani respin- 
ger coU'armi un esercito repubblicano, senza nulla intrametteie 
dei lavori di difesa vollero tentare accordi, e se riuscivaio 
scongiurare lo scandalo d'una guerra fraterna, il municipio, k 
guardia nazionale e i circoli inviarono deputazioni al generale 
Oudinot che gli palesassero l'animo de' cittadini, il disingannas- 
sero sulla pretesa anarchia de'nostri Stati, e a non marciare si 
Roma il consigliassero ; che tutti già erano in arme i cittadnù, 
pronti a combattere e pronti a morire anzi che cedere. Alcnse 
il generale cortesemente le accolse, altre con alterezza, a tatto 
dicendo di aver buone truppe per entrare a forza, ove non j^' 
si fossero aperte di buona voglia le porte della città. A chi gli 
rispose, iwi ci batteremo^ egli con militare scherno ghignò, quasi 
non sapessero anche tili Italiani morir per la patria e per l'o- 
nore, fosse (lueslo un privilegio de' soli Francesi. Il ministro 
degli affari esteri ed il deputato Pescantini che tin dallo sbarco 
de' Francesi a (livilavecchia gli aveano latto presente, come &" 
cenuno nel libro quinto, Tinevitabib* resistenza che avrebbero 
le suo truppe incontrato ove avessero mai voluto entrare a Roma, 
tornarono di bel nuovo colà a ritentar se potevasi di vincere 
quell'animo ostinato. Lo trovarono partilo già col grosso dell'ar 
mata a Castel di Guido né venne loro concesso di raggiungerlo 
opponendovisi il colonnello Blanchard governatore francese di 
Civitavecchia. Scrisse allora il Rusconi al generale Oudinot usa 
lettera che gli fu per pronto corriere spedita dal colonnello, fa 
esponeva in essa l'arder de' Romani in volersi ad ogni costo di* 
fendere ; esortava il generale a sospendere le sue marcie, a to 



9 
NToposte d'accordi) avvisandolo non bastare le truppe che aveva 
igli con sé a prendere d'assalto la capitale. 

Anche i Francesi dimoranti in Roma spedirono deputati, e 
écero un indirizzo ai soldati loro connazionali. A Civitavecchia, 
^rima che ne uscissero le truppe alla volta di Roma, erano 
(tate sparse pei caffè, sui baluardi e pei ripari del porto e nei 
pubblici ritrovi, e dai balconi per man delle donne, stampe in 
laantità perchè le leggessero i soldati (Doc. LXVII). Ne aveano 
intese tante e così strane sul conto nostro a Marsiglia che le 
raccoglievano con avidità curiosi d'apprendere ciò che vera- 
mente fosse, e molti si disingannavano. I capi però mettevano 
in sospetto que' scritti e la militar disciplina mirabilmente os- 
servata fra l'armi da que' valorosi impediva che a noi fruttassero 
i disinganni. 

IV. Come tante pratiche del romano governo e del municìpio, 
e della guardia nazionale, e dei cìrcoli non sortissero il deside- 
rato effetto di sospendere una guerra fraterna, e come il ge- 
neral francese durasse in cosi poco ragionevole determinazione 
tfassalirci, noi a dir vero non arriviamo a comprendere. Tanto 
più che le istruzioni del ministero di Francia da noi sopra al- 
legate nel libro quinto non gli facevano abilità di marciare su 
Roma che nel caso di agevolare accomodamenti, e a lui lascia- 
vano il giudicare se le circostanze erano tali da poterlo certificare 
non solamente di non incontrar seria resistenza^ ma di essere anche 
hme accolto. E che nueste fossero e non altre le istruzioni lo 
Confermò lo stesso signore Odilon Barrot presidente del consi- 
glio de' ministri alia commissione incaricata dall'Assemblea a 
conoscere le cause della sconfìtta toccata al francese esercito 
nella. giornata del 30 aprile. Cosi riferiva il relatore della stessa 
commissione all'Assemblea asserendo sulla parola del presi- 
dente che la spedizione doveva sbarcare a Civitavecchia vin- 
cendo se occorreva le resistenze che le potevano essere op- 
poste; ma ottenuto quell'intento non doveva marciar sopra Roma 
che per preservarla da un colpo di mano austriaco o dagli ec- 
cessi di una controrivoluzione: in breve i Francesi non dove- 
rano venire a Roma che come protettori o come arbìtri richiesti. 



10 

Di tanto fa fede il Monitore Univei'saìs di Parigi dell* 8 niag|;io a 
pag. 1705. 

Or come potè dunque il generale Oudinot contro la espressa 
volontà del suo governo, e non essendo affatto chiamato né de- 
siderato dalle nostre popolazioni, e senza veruna provocazione o 
minaccia austriaca muovere contro Roma? 1 suoi panegiristi 
lo tolsero a scusare dicendo averlo sollecitato il sapere che 
erano pronti i carabinieri, e pronte le guardie nazionali ad aprire 
le porte della città all'armata francese sol che si fosse appres- 
sata alle mura, e la stava aspettando con ansia il maggior nu- 
waro de' cittadini impazienti di levarsi dal collo il giogo im- 
posto da un governo tiranno e da una fazione di tristi e di pro- 
dighi (1). Altri però hanno troppo leggermente sentenziato di 
dudace il generale, non tenendo conto delle cause che a cosi 
fare lo spinsero. Eppur queste cause a noi sembrano tali che 
debbano essere attentamente investigate dalla storia perchè si 
possano giudicare con senno e ragione gli avvenimenti. 

V. A volerne pertanto dire alcun che non ancor detto da aUn 
fin qui ricorderemo che narrando noi nel libro quarto delie 
presenti Memorie la mena in cui stette il conciliabolo di Gaeta 
per suscitare negli Stati Romani una reazione in favore delFo- 
diato. governo dei preti, toccammo di alcuni agenti francesi. Ivi 
è detto come il commendator Campana, aiutato da ufficiali delle 
disciolte guardie svizzere e dei carabinieri, disegnasse una di- 
mostrazion popolare che dovesse all'arrivo de' Francesi aprir 
loro le porte disseminando nel volgo la voce che tornava con 
essi Pio IX, e avrebbe a tutti concesso un generale perdono e 
distribuite ricche largizioni ai poveri. Ivi anche è detto come 
venisse discoperta la macchinazione e qual risposta facesse il 
Galletti agli ufficiali che andarono notte tempo da lui il 27 d'a- 
prile {'2). Ora a chiarire un punto di storia che ci rimane oscuro 

'1) Précis historique et militaire de Vexpédition frangaise en Italie, 
pag. 21 e 22. Non ci curiamo confutare d'Arlincourt e Bellaydier. 
bastando ossi sti'ssi alla loro confutazione. 

(2) Nel libro 4^ di queste Memorie è detto, per error tipografico, 
la notte del 22 invece di 27. 



11 

vogliam soggiugnere che la mattina del 28 a rianimare il co- 
raggio de' carabinieri, e specialmente di alcuni ufficiali sospetti 
per antica divozione al pontefice, gran numero di deputa tMn 
compagnia del generale Galletti si condussero a passarli in ras» 
segna dentro caserma, ed ivi il generale ne scaldò per modo 
con acconcie parole i sentimenti generosi di patria che quegli 
slessi ufficiali di cui si aveva alcun dubbio tocchi e commossi 
;- giuraronp d'esser pronti a combattere, e si mostrerebbero degni 
. della fiducia del generale, dei deputati e del popolo. Poco prima 
. la sua parola avev:i destato il medesimo ardore nella guardia 
5= nazionale da lui arringata in nome dell'Assemblea, di cui era 
. ancor presidente, sulla gran piazza de' SS. Apostoli. Ecco qual 
i' era l'opera del G-allelti due giorni innanzi all'attacco, e si osa 
i divulgar per le stampe che egli aveva deciso i suoi ad aprire le 
. porte ai Francesi (1). 

Non ebbe dunque, chi diritto ragiona, la diplomazia francese 
di Roma e di Gaeta altro fondamento a sperare che la nota 
fiiacchinazione del Campana, uomo facoltoso e colonnello della 
£[Bardia nazionale. Da lui pare fossero indotti in errore gli agenti 
francesi e il generale Oudinot credendo che guardia nazionale 
^ carabinieri non fossero per far resistenza di sorta ad un'ar- 
njata che recava a Roma il ripristinamento del governo di Pio IX. 
VI. Con tutto ciò il generale Oudinot avendo, secondo le istru- 
zioni dategli dal ministero di Francia, spedito alcuni suoi uf- 
ficiali in Roma, che trattenutisi giorni, avevano esplorato ogni 
cosa, e conosciuto milizie e popolo essere d'animo deciso a 
combattere, doveva essere pienamente informato del vero. Basti 
riflettere che ufficiali francesi erano dal nostro governo lasciati 
liberamente venire dentro le mura per una facilità non lode- 
vole in tempo di guerra. Il colonnello Leblanc la mattina stessa 
del 28 assisteva da una fenestra del palazzo Colonna alla ras- 
segna della guardia nazionale. Altri ufficiali stanziavano nella 
locanda della Minerva: là il colonnello Masi, comandante del 

; 1 ) Précis historique et militaire de Vexpédition frangaise en ItaUe, 
pag. 22. 



12 

quinto reggimento di fanteria, si avvenne nel capitano tn 
del Genio Boissonet, che si pose a studio di persui 
non convenire che Roma facesse guerra alla Francia: 
volere i Francesi togliere le libertà a Roma, non impo 
popolo un governo non voluto da lui ; cercar sol d'imped 
intervento austriaco, averlo ben compreso la popolazione 
vìtavecchia, che li accolse come fratelli. E qui si traeva di 
alcune carte stampate dai Francesi a nome dei Romani 
a convincerlo che dovesse anche Roma seguire l'esempio 
vìtavecchia. Rispondeva il Masi esser questa veramente 
rosa e inaspettata guerra; non farsi capace che mai dov 
i soldati di Francia pugnar per tirannide, e repubblicar 
figgere di morte una repubblica che forse la simile ras 
sorse dal libero suffragio d'un popolo. Tutti omai prot 
contro quella invasione i municipii. Se vero era che vei 
ad osteggiare gli Austriaci, perchè esigere l'occupazione di 1 
Non erano essi a due marce da noi? Posto che avanzasse 
Austriaci, non potevano i Romani invitarli a un grido j 
venissero a combattere con essi in aperta campagna il c( 
nemico? Ma che dissimulare più oltre? Meglio essere si s 
ciasse ogni velo d'ipocrisia; abbia il governo di P ranci 
raggio di parlare aperto; dica netto che manda a ristaui 
papa, e vuole di nuovo soggiogar questo infelice paese a 
stato governo; cosi aver ordinato i Gesuiti di Francia a i 
perenne della patria, benché patria i Gesuiti non Iiann< 
resto ogni Romano è fatto soldato a protestare contro 1; 
lenza straniera, ondechè venga. Dovere il signor Roissi 
quest'ora conoscere qual abbiano amore i Romani al g( 
del papa, e lo conoscerebbe anche meglio all'eroica difes 
cui respingerebbero le baionette di Francia, se mai scell 
mente venissero a puntellarlo. Pare che desser opera a p 
tire i nostri altri ufficiali di Francia che si aggiravano in ! 
lusingando al solito le menti con bugiarde promesse di li 
Noi l'abbiam detto e ripetiam volentieri che il governo 
rigi voleva si evitasse ogni zuffa, ed aver vanto d'enti 
Roma senza colpo ferire. I nostri però non furono presi al 



13 

delle seduzioni, e tutti si disser pronti a combattere, ninno a 
cedere. 

Vn. Degno di particolar menzione è il tentativo cui fece il 
colonnello Leblanc con quel fior di galantuomo che è l'avvo- 
cato Sturbinetti, in allora senatore di Roma e capo della guar- 
dia nazionale. Lo pregò da prima volesse propagare e distribuire 
il proclama da noi riportato (1) del generale Oudinot; appresso 
cercò persuaderlo che dovesse del suo alto grado e della sua 
riputazione valersi a impedir le difese, e fare pacificamente in 
Roma entrare i Francesi. Rispondeva lo Sturbinetti esser vano 
consiglio lo spargere proclami per la città ; essere il paese con- 
corde a resistere; rammentasse il signor colonnello lo spirilo 
delle cittadine milizie quando ne vide dalle fenestre del palazzo 
Colonna la generale rassegna. Persuadere ai Romani di non 
fronteggiare i Francesi, essere un esporsi alla esecrazion gene- 
rale, poiché generale era la delìberazion di combattere. Quanto 
a sé dar volentieri la vita in sacrificio alla patria, ma non vo- 
lerla esporre con ignominia alle vendette del pubblico consi- 
gliando una viltà. Senatore e capo della cittadina milizia ve- 
gliar per dovere al mantenimento dell'ordine; inalberando una 
bandiera qualunque che portasse discordie si farebbe traditor 
iella patria. Un parlar cosi saggio meritò l'approvazione dello 
stesso ufficiale francese, che dal senator congedandosi gli disse: 
Voi siete veramente al vostro posto. Vous étes à votre place. 

Vili. I Francesi però non lasciarono di assaltare altre volte 
l'animo dello Sturbinetti: nella sua qualità di senatore e di 
generale, disponendo del municipio e della cittadina milizia, 
importava lor sommamente di guadagnarlo. Fallitoli colpo del 
colonnèllo Leblanc, gli misero attorno non più agenti francesi 
naa uomini dello Stato, che godendola stima di quell'integer- 
rimo, più facilmente il traessero a secondar le mire di Fran- 
cia. Dobbiam qui confessare ad onor del vero che uomini questi 
lon erano avversi alle libertà del paese, né schiavi a straniera 
)otenza, ma ingannati alle promesse lusinghiere mille volte ri- 

(]) Libro 3^ pag. 221. 



14 
petute nell'Assemblea Costituente di Parigi e divulgate nei pro- 
clami della spedizione in Italia, senza volerlo, ingannavano e 
tradivano incolpabilmente la patria. Erano questi i costituzio- 
nali della Coììsorteria da noi a dilungo riferita nel terzo libro. 
Bencbè sapessero di bocca dei sig. Mercier, come ivi è stato già 
detto, che, dopo la sconfitta di Novara, dipendeva ogni cosadalk 
assoluta volontà del pontefice, non si ristettero dallo spenr 
nella Francia, e ne secondavano con pertinacissimo zelo i dir 
segni. E perchè vegga il lettore che scriviamo per solo anior 
di verità, non per alcuna opinione prediletta, noi ci facciamo 
coscienza di qui citar le parole con cui queste medesime cose 
ebbe ultimamente raccontato il più illustre difensore della c(»- 
dotta dei costituzionali, e in ciò nostro avversario, il Parili 
tU signor Mercier, egli dice, significava desideri e recava coo- 
» sigli, ma nessuna promessa per Francia ; domandava cbe i 
» costituzionali cospirassero con quella alla caduta della repub- 
» blica ed alla restaurazione del governo temporale del papa, 
» ma non poteva guarentire ordini liberi ; guarentiva sperarne. 
» Quand'anche i disegni di popolare restaurazione fossero sUti 
» possibili (che non Terano), qual modo avrebbe avuto essa h 

> Francia di piegare il pontefice a liberali consigli? e se non 
» si fosse piegato, avrebbe essa la Francia potuto ricominciare 

> contro di lui la guerra che la Repubblica Romana guerreg- 
y^ giava? Nei costituzionali potevano dare favore ad un'impresa, 

> a malgrado del principe, a malgrado dei chierici e della parte 
» loro, e senza veruna guarentigia di Francia ))(!). 

Or come va che i costituzionali in cosi evidente disperazione 
di non poter più nulla ottenere pur vollero cooperare a danno 
della Repubblica? Lo nega il Farini (2): « Né i costituzionali 
potevano dare favore ad un'impresa a malgrado del principe, 
a malgrado dei chierici e della parte loro e senza veruna gua- 
rentigia di Francia. Essi credevano si che fe Repubblica nou 
avesse fondamento nella opinione e nel consenso dell'univei- 



(1) Farini. Lo Stato Romano; voi. 3, pag. 405. 

(2) Idew. Ibidem. 



15 

lale, ma sapevano altresì che il governo clericale era cosi esoso 
d laicato colto, alla gioventù generosa ed a quanti erano caldi 
li nazionale affetto^ che il solo iimore di cooperare alla resti- 
tuzione di quello avrebbe rattenuto ogni liberale uomo da qual- 
sivoglia concorso da Francia meditato. » Ma lo attestano in modo 
da non potersene dubitare gli intrighi usati presso de'municipii 
che noi narrammo, ed è ancor vivo il Minchi dai costituzionali 
a bella posta spedito a Bologna, e parla aperto la lettera del 
Hamiani che qui riportiam per disleso 

« Signore. 

ì L'intervento non solo è certo, ma pur troppo TAustria che 
» fino a qui pareva rimettersi d'ogni cosa alla Francia pretende 
» ella pure d'intervenire colle armi, come ha già cominciato di 
» fare in Toscana. La Francia vorrebbe prevenirla e ciò poteva 
» facilmente adempire qualche giorno addietro: ma nella politica 
» sua esteriore non è oggi abilità né energia. À ogni modo elift 

> fa chiedere a noi qualche dimostrazione in favor suo e in fft« 

> Tore delle libertà costituzionali, perchè le serva di forte aiuto 
» negli accordi che tenta. Si è pensato d' invitare i municipi! 
A a mandare indirizzi al presidente Bonaparte, e da Bologna si 
» aspetta l'esempio, lo mi arbitro pertanto d'includere in questa 

* (inviatavi per mezzo sicuro) un'idea d'indirizzo concepita in 

* guisa da non dispiacere ad alcun libérale, e nemmeno direi 

* quasi ai repubblicani più ragionevoli. Voi modificherete o ri- 
^ farete secondo gli umori di costi, ma siete incessantemente 

> pregato a scrivere l'indirizzo e che il suo concetto principale 

> sia di domandare con risolutezza e forza le libertà e guaran- 

> tigie costituzionali. Tutto quanto vi scrivo di Francia e d'Austria 
) lo so per fatto mio proprio, essendosi per caso alcun diploma- 
) tico rivolto a me direttamente con lettere ufficiali e autografe. 

> Io, benché affatto ritirato dalle faccende di governo e dal tur- 

> binoso mondo politico, non posso mancare di quest'ultimo uf- 
1 ficio al nostro infelice paese. Come pure non ho mancato di 
» esporre in una nota mandata al governo di Francia la vera 

> condizione di questi popoli, e ciò che potrebbe far tollerabile e 



16 

» quieta una ristorazione. L'indirizzo che a proposta dell'AiidiBOt 
» ha votato oggi l'Assemblea pormi che agevoli oltremodo laoi- 
» nifestazione dei municipii. Si spera eziandio qualche cosa di 
y> simile dalla guardia civica. » 

Terenzio Hamiaio. 

Dobbiamo qui tacere il nome dei due che andarono a notte 
inoltrata a casa lo Sturbinetti pregandolo scrivesse aU'istaMa 
una lettera al generale Oudinot per significargli che Roma aUflh 
deva a braccia aperte i Francesi , sempre che guarentissero b 
Statuto e le altre libertà che avevamo prima della fuga del pap. 
Lo Sturbinetti osservò non doversi la privata opinione d*aleiiio 
confondere colla opinione generale, ed ammirarsi forte come eal 
che pur si aggiravano per le contrade di Roma, potessero noi 
aver compreso lo spirito pubblico che ad ogni pie sospinto nu- 
nifestavasi avverso alla restaurazione del governo papale e pronto 
a ricevere colle armi alla mano chiunque si attentasse di ripri- 
stinarlo : quanto a sé non credeva far opera di buon cittadiM 
opponendosi all'universale, e ricusava di assumere l'officio che 
gli consigliavano: si rivolgessero, se cosi lor parca, alfa Costi- 
tuente ; ne presenterebbe egli stesso, ove a lor piacesse, la pe- 
tizione. Non furono di questo avviso i due costituzionali, e si 
ritirarono. 

Per queste ed altre or palesi or clandestine pratiche la storia 
avrebbe ogni dritto di accusare di tradita patria i pochi della 
consorteriay ma noi ci siam resi nel terzo libro e qui di nuovo 
ci rendiam mallevadori della loro onestà. Solo ci duole che 
neghi alcuno Tinvolonlaria lor colpa e col Farini asserisca che 
nulla fecero, quando i fatti e i documenti abbondano per dimo- 
strare che fecero e troppo fecero, benché sempre senza effetto. 
K più ci duole che uomini forniti di non comune dottrina 
ed esperienza cadessero nell'inganno di servir lo straniero, 
mentre era facile a prevedere di non giovare in alcun modo 
alla patria. Perciocché il Farini ricorda che , a domandalo il 
)) Mercier da un di loro se il pontefice e la corte romafna as- 
» sentissero all'impresa d'ima restaurazione sugli ordini liberi, 



17 
» rispondeva del no, e lasciava intravedere che non per altro ri- 
» cercava la cooperazione de' costituzionali se non per agevo- 
» lare al governo francese i modi di coonestar una intervenzione 
» annata » (1). 

IX. Oltre i già narrati ebbe io Sturbinetti a sostenere il 27 
aprile inaspettato assalto da uomo di chiesa ma presso i libe- 
rali assai riputato come era nel pubblico per democratiche dot- 
trine evangelizzate con eloquenza dal pulpito. Era questi il fa- 
moso padre Ventura ex-generale dei frati Teatini, e presso la 
Romana Kepubblica incaricato allora della ribellata Sicilia. Ve- 
nuto egli al general comando della guardia nazionale per lo 
Sturbinetti gli disse, over parlato omai con quindici o sedici 
ufficiali francesi stati d' alloggio alla locanda della Minerva, e 
da tutti raccolto promesse ed assicuramenti di libertà per Roma: 
verrebbe immancabilmente il 30 aprile dentro la città Tarmata; 
capo del governo provvisorio sarebbe come senatore lo Stur- 
binetti con persone altre di pubblica fiducia; gli rispondesse 
aperto se fosse pronto di accettare quell'incarico. Lop Sturbinetti 
senza esitare osservò non dare il risoluto contegno delle milizie 
e del popolo cosi sicura' speranza ai Francesi d' entrare ; del 
resto, ove Homa rimanesse senza governo, saper egli benissimo 
doverne come senatore e capo del municipio assumere di dritto 
le redini, ma che egli mai accettasse di governare in nome di 
uno Stato qualunque fuori della Romana Repubblica non con- 
sentirlo l'onore. Il giorno appresso è di nuovo informato lo Stur- 
binetti che il P. Ventura va premurosamente in cerca di lui, e 
per tratto di gentilezza si conduce egli stesso dal frate nel con- 
vento di S. Andrea della Valle. Lieto il Ventura gli partecipa 
♦essere stato assicurato dai Francesi che avrebbero ogni cosa ac- 
'Jordato ai Romani, e gli fa leggere diversi articoli proposti da 
loro, e ripete mille altre promesse invitandolo ad agevolarne 
l'ingresso in città, e a strìngere all'uopo una convenzione con 
essi. Lo Sturbinetti gli fece la stessa risposta già fatta al colon- 
nello Leblanc, non volere cioè opporsi al voto del pubblico ; non 
metter esca a discordie ; non dare prelesti che la cittadina tran- 

(Ij Farini. Lo Stato Romano, voi. 3, pag. 405. 

VoL. II. — i Mbxorii Storichb. 



18 

quillità si turbasse. Erano alla conferenza presenti il 
Gaetani, il Paradisi ed altri, e tutti col Ventura convei 
dichiarare onorata e leale questa condotta dello Sturbi 

X. Tornate vane le persuasioni si ricorse alle minacci 
tere anonime in quantità pervennero al generale e a( 
colonnelli della guardia nazionale, dove pena la morte 
intimato se non impedissero ogni resistenza de' Romani 
cesi. Queste clandestine perfidie abbiamo qui consegn 
storia perchè meglio si paia quanto fu assennata la nosti 
nel disprezzare le arti fraudolenti», onde si tentò disonori 
pevano gli sciagurati agenti francesi, e altresì dicevan 
speranza di salute per Uoma essere nella supposta p 
pontefice ; avea il generale in capo nel suo primo proch 
dito lo scopo della spedizione significando venire ad in 
V immortale Pio IX, e cercavano poi scongiurare dal lorc 
maledizioni d'Italia e d'Europa evitando una zuffa ove 
non potevano che ucciditori di fratelli e di libertà. Mi 
mercè gli eifedi di Richelieu non la imberciarono quef 
ai discendenti di Machiavello, e ci piace ripetere che 
gior lotta che avemmo a sostenere non fu la micidiale d( 
in campo, ma la stomacosa delle coperte insidie. 

11 nostro governo finalmente non omise le precauzioi 
dagli usi di guerra, e postochc gli ufficiali Leblanc e E 
si trovavano d'essere ancora in Roma il giorno innanzi 1 
furono loro intimati gli arresti, ed al signor Mcrcier im 
partire. 

XI. Dopo cosi evidenti manifestazioni della volontà 
eravamo di non ammettere i Francesi in città , non pa 
bile come il generale Oudinot s'ostinasse a marciare si 
tanto più che gli ostavano, come abbiam veduto , le is 
del suo stesso governo. Fra ([uelle però una ve n' era 
ingiungeva di mettersi in corrispondenza coi due minis 
cesi residenti a Gaeta. Noi l'abbiamo già testualmente 
colFalti'e nel libro quinto. Veggiamo or dunque se mai 
mazia francese entrò a far parte delle cause che lo spi 
mal fatto. 



i9 

Non è ignoto ad alcuno che rappresentavano la Francia a Gaeta 
il signor De Rayneval ministro a Napoli, ed il signor D'Harcourt 
ministro a Roma. II primo parteggiava apertamente con Napoli, 
con l'Austria, colla Spagna e co' preti nel volere che il papa 
tornasse senza condizioni di sorta al suo temporale dominio, e 
sempre nelle conferenze diplomatiche andava perfettamente d'ac- 
cordo coi ministri Ludolf napolitano, Esterhazi austriaco, Mar- 
tlBez della Rosa spagnuolo e AntonelU cardinale; non cosi il 
«ccondo, che onesto e liberale uomo il D'Harcourt conosceva Tu- 
mor dei chierici e le finzioni del papa, e chiedeva s'imponessero 
airinlervento delle potenze condizioni di libertà; senza ciò ri- 
cosava di stipularlo. Ciò non ostante amico qual era ai costi- 
tuzionali di Roma, da essi e dai loro aderenti, che egli suppo- 
neva essere in gran numero, sperava favore all'armi francesi, e 
amava entrassero quanto più presto potessero in Roma : forse 
Tunica via gli parea questa di piegar l'animo restio dei preti a 
liberali consigli. Scriveva però a Parigi prevaler in Gaeta i con- 
sigli dì Napoli, di Spagna, e sopratutto dell'Austria che cercava 
assicurarsi la preponderanza in Italia ; pericolar quindi le sorti 
<lclle romane libertà. R De Rayneval invece spediva dispacci di 
tutt'altro colore : essere inutile alla Francia d'imporre condizioni 
al pontefice, perchè sospirare il suo governo i Romani ; star pronti 
a sollevarsi appena sieno in vista della capitale del mondo i 
Francesi; non potere più reggere a lungo nel potere i faziosi. 
• Cosi l'avevano imbeccato i preti , e per soverchia divozione ai 
ministri di Dio quel diplomatico obbliava la vecchia massima di 
<>|ni buon politico di non doversi cioè mai ciecamente affidare 
«He parole 'dei regnanti sbanditi. « Debbesi considerare, scrisse 
il sommo Machiavello, quanto sia vana e la fede e le promesse 
di quelli che si trovano privi della loro patria. Perchè quanto 
Sila fede si ha da estimare che qualunque volta possono per 
«'tri mezzi che per li tuoi rientrare nella patria loro, lasceranno 
te ed accostèrannosi ad altri non ostante qualunque promessa 
fi avessero fatta. E quanto alia vana promessa e speranza, egli 
* tanta la voglia estrema che è in loro di ritornare a casa, che 
^'credono naturalmente molte coso che sono false, e molte ad 



▼icinanza dei tiri micidialissimo. Nnofi danni alla Villa. S^pada» 
al convento di S. Pietro in Montone, al Casino Savorelli le grassa 
batterie nemiche arrecavano e qneUe muraglie già tutte fesse em»- 
gagnate non riparo ma tornita ai difensori apprestavano. 1 Fraocen 
a meglio Gombattere i nostri che «rane a dritta della porta S. Paa- 
eraiio tentarono impossessarsi dell'alto della «tessa porta e salile 
la broeeia del bastione 9* la quale per lo icontinno trarre di lie 
cannoni della batteria X era già spianata ; ma il Medici oo'saoi 
e col ì^ reggimento di linea li respinse valorosamente più vaile, 
i nostri occuparono essi stessi la sommità di quella porta d'oade 
» resero assai infesti al nemico che era sui bastione 8«. E per 
fulminar che facesse colte artiglierie non l'abbandonarono e fetf 
perirono sotto quelle rovine. 11 S"" ed il 5^ reggimento veanen 
anch'essi in soccorso dei combattenti e preser parte a qoeh 
sanguinósa lotta. 

Verso il mezzogiomo una breve tregua diede sosta ài ioa» 
per accordar tempo a raccogliere i feriti e i morti sparsi sul sari* 
specialmente vicino del bastione 8^. Italiani e Francesi dùoMli- 
cate le ire furono solleciti al pietoso officio è i chirurgi dellefte 
armate in opera di medicare i feriti. Il Garibaldi sperandocele 
il combattimento potesse ancor prolungarsi aveva disposto qaaBte 
secondo lui poteva più a lungo tener forte la terza linea. Nel ca» 
di ritirata l'ala destra difendendo a palmo a palmo il tcireio 
doveva batter la via che corre dal bastione di Santo Spirito s 
Castel Sant'Angelo; ivi attestarsi e sul ponte, mentre egli colfali 
sinistra sosterrebbe le barricate e i ponti di Trastevere wr» 
la città. 

LXVll. Ma tali provvedimenti furono indarno perchè nonfe 
più ripresa battaglia. La giornata del 30 giugno benché fine- 
stìssima ai Romani per la perdita delle posizioni e più delle vile 
preziose di tanti strenui combattenti fu però altamente glorio» 
pel coraggio magnanimo con cui pugnarono i nostri dal farcW 
giorno in poi. Assai fatti eroici e degni di storia illustrarei* 
le ultime ore della difesa di Roma. A noi è acerbo che qiarit 
ci precessero nel racconto di tali avvenimenti non abbiano p* 
sto cura a raccoglierli, e sopperiremo in parte alla mancaiss 









2i 

sue fatiche, e compatibile il premiato che ne fece non divote^ 
lagnanze. 

Benché dunque il generale Oudìnot fosse appieno istruita 
della nostra volontà di resistere dovette credere o mostrar di 
credere alle suggestioni diplomatiche, le quali venivano a lui 
partecipate da Gaeta. Si aggiunga ora a quelle insinuazioni l'in- 
sistere de' molti agenti secondari che lo circondavano, si ag- 
giunga la sicurtà in cui egli e i suoi vivevano di poterci facil- 
[ mente abbattere, si aggiunga per ultimo l'orgoglio nazionale 
S nei Francesi più che in altri popoli sempre fortemente sentito, 
|:^ e rimarrà in parte spiegato perchè a un tratto furon tolti gli 
indugi e ci si ruppe la guerra. Immaginavano per avventura che 
pochi battaglioni bastassero a persuaderci di aprir loro le porle, 
e al solo fragore dei tamburi battenti di Francia dovesser crol- 
lare le mura di Roma , come quelle di Gerico al suono delle 
trombe d'Israele. Con tutta però la certezza che avevano di una 
pronta vittoria, sappiamo che verniero muniti di un disegno di 
t" attacco. 

XII. Avendo pertanto stabilito di marciare su Roma, il gene- 
.rale Oudinot parlò con pubblicato ordine del giorno in questa 
guisa all'esercito : 

e Soldati, 

« Voi conoscete gli avvenimenti che vi hanno condotto ne- 
gli Stati Romani. 

« Appena il generoso Pio IX ebbe salito sul trono pontificio 
suveva conquistalo l'amore de' suoi popoli iniziando presso i 
'uedésimi le riforme liberali. Ma un partito fazioso che ha re- 
cato la sciagura su tutta l' Italia s'armava in Roma all'ombra 
*ella libertà. 

« Il sovrano pontefice dovè esulare in seguilo d'una rivo- 
luzione inaugurata dall'assassinio impunito e glorificato del suo 
primo ministro. 

€ E sotto questi auspici e senza il concorso della maggior 
parte degli elettori fu fondata la Repubblica Romana, di cui 
Jiiun governo d'Europa ha riconosciuto resistenza. 



22 

( Nondimeno appena io giunsi feci appello agli uomini di 
tutti i partiti sperando riunirli in una sommessione comune al 
Toto nazionale. 

« il fantasma di governo che siede in Roma risponde con 
reiterate bravate alle mie parole concilianti. 

« Soldati, accettiamo la sfida, marciamo su Roma. Noi non 
troveremo per nemici né le popolazioni, né le truppe romane, 
le une e le altre ci considerano come liberatori. Noi non avremo 
a combattere che i rifui;;iati di tutte le nazioni i quali oppri- 
mono questo paese dopo aver compromesso nel loro la causa 
della libertà. Sotto la bandiera francese al contrario le istitu- 
zioni liberali riceveranno tutto lo sviluppo compatibile cogli in- 
teressi e i costumi della nazione romana. » 

Ripetizione^ a noi sembra, delle medeshne frasi che il duca di 
Rrunswich rivolse all'armata destinata a conquidere la grande ri- 
voluzione francese; le vogliamo citare a non inutile insegnamento 
dì storia. «Convinti che la parte sana della nazione francese 
abborre gli eccessi d'una fazione che la soggioga, e che la mag* 
gicranza degli abitanti attende con impazienza il momento dd 
soccorso per dichiararsi apertamente contro le intraprese odiose 
de' loro oppressori, S. M. l'imperatore e S. M. il re di Prussia 
li chiama e li invila a ritornare senza mora alle vie della ra- 
gione e della giustizia, dell'ordine e della pace. » 

Solite parole o meglio menzogne e ipocrisie di religione « 
d'ordine, vecchia e sdruscila maschera d'ogni rinnova lor di ti- 
rannidi. Qual fosse l'opinione de' Romani sul governo de' chie- 
rici i nostri lettori lo sanno e rudirenio più tardi dalla bocca 
stessa del generalo francese. 

XIU. Continuandoci ora alla narrazione dei fatti, la mattina 
del giorno 28 aprile alle sei muoveva da Civitavecchia la truppa 
repubblicana di Francia per alla volta di Roma; noi in appa- 
recchi di guerra e disposti a combattere. 

Siede la città sulle rive del Tevere che ha scaturigine dal 
monte Fumaiolo in Toscana e serpeggiando la valle dell'Umbria 
e quelle che prendon nome da esso fiume, passa fra i collidi 



23 

ioma dividendola in due parti ineguali e va a poche miglia di 
listanza a metter foce con due bocche nel Mediterraneo per 
i)slia e per Fiumicino. Alla dritta del fiume s' alzano dall' un 
canto il Vaticano con alle falde la città Leonina (così detta da 
Leone IV che neir832 la murò), e dall'altro il Gianicolo con sotto 
il rione Trastevere. Qua vengono dall'opposta parte i cittadini 
pel ponte Fabrizio o de' quattro capi e pel ponte Sisto, là vanno 
pel ponte S. Angelo che nei tempi del romano imperio chiama- 
vasi Elio e metteva ai deliziosi giardini di Domizia, oggi aperta 
pianura, ed al mausoleo superbo dell'imperatore P. Elio Adriano, 
oggi Castello. A prevenir le incursioni dei Saraceni Pio IV nel 
Alaggio 1561 riforni di più forti Aura la città Leonina condotte 
a termine da Pio V coU'opera dei Turchi fatti schiavi nella fa- 
mosa battaglia di Lepanto. Questa cinta partendosi da Castel 
S. Angelo girava intorno il monte Vaticano e finiva a porta Santo 
Spirito. Sotto il lungo regno di Urbano Vili, creato papa nel 
1623, fu costrutto altro nuovo recinto di bastionate mura che 
<la porta Cavalleggeri, vicina a Santo Spirito, è a perpendicolo 
<telle mura del Vaticano, sale il Gianicolo, giunge a porta San 
J^ancraziò, e di là scende fino alle rive del Tevere a porta Por- 
tese. Da qui fino a porta S. Paolo non è altra difesa per tre 
niila metri che il fiume; là ricomincia il girare d'altre mura 
costrutte nel basso impero e in diversi tempi rappezzate e tut- 
^via sdruscite che correndo a mezzodì a levante ed a settentrione 
giungono a toccare il campo Boario, Ivi rimane scoperto e non 
guardato che dal fiume uno spazio di circa 1200 metri che moria 
« Castel S. Angelo. 

XIV. I Francesi volendo mantenere Civitavecchia per base di 
ogni operazione militare si avviarono all'assalto di Roma per 
'3 via Aurelia dalla parte occidentale, che, come abbiam detto, 
®ra la meno debole della città. Benché alle mura ed ai bastioni 
fiancassero fossi, spaldi e opere avanzate, pur era atta a resi- 
slere contro le artiglierie di campagna e contro una sorpresa di 
colpo. A difendere questa parte della città, avevamo truppe po- 
^Ic a campo sulle mura ed altre dentro. La prima brigata sotto 
gli ordini del general Garibaldi e composta della prima legione 



!24 

italiana, della universitaria e di quelle de' reduci e degli emi- 
grati, guardava la linea tra porta Por tese, porta S.Pancrazio eCa- 
valleggieri. La seconda brigata condotta dal colonnello Masi e 
composta del quinto reggimento di linea e della nazionale mo- 
bile, si stendeva da porta Cavalleggeri a porta Angelica. La 
quarta brigata, del colonnello Galletti, composta d*un batta- 
glione del primo reggimento ed uno del secondo colla legim 
romana, era accampata sulle piazze Cesariui e S. Filippo. Li 
terza, tutta cavalleria, composta d'alcune compagnie del primo 
e secondo reggimento dragoni, era dal colonnello Savini squa- 
dronata su piazza Navona col battaglione de' zappatori del ge- 
nio. Stavano a riserva sulla (flazza S. Pietro i bersaglieri lom- 
bardi, il battaglione carabinieri, e vicino a Castel Sant'Angelo 
altri carabinieri a cavallo capitanati dal generale Galletti. Fuori 
le mura da Monte Mario spiava i passi nemici un piccolo corpo 
di finanzieri mobili, e tutta questa oste non oltrepassava i dieei 
mila armati (1). 

XV. Giungevano i Francesi a Palo nell'ore meriggiane del ^ 
aprile, precedutivi la sera innanzi da un battaglione cacciatori 
Il giorno appresso inoltrarono per cinque leghe a Castel di Guido 



;i A quell'epoca del 1" reggimento non eravi in Roma che uà 
battaglione; l'altro, comandato dal maggiore Squarzoni, trovavasi 
nell'Umbria e venne ai primi di maggio. Del 2® reggimento i pochi 
tornati col maggiore Carpegna da Civitavecchia. Il 3® reggimento, 
lasciato un battaglione a Spoleto, era in marcia jier Ascoli, entro 
in Roma il 9 maggio. Il 4" reggimento ed il 7° non furono mai in 
Roma., Il 6^ vi entrò solo il 13 maggio. I bersaglieri romani erano 
prigionieri a Civitavecchia; la legione bolognese, la polacca, la 
legione Medici . il reggimento Unione, la batteria svizzera e la bo- 
lognese facevano parte della divisione Mezzacapo che giunse solo 
il 16 maggio. Scarsa la civica mobile e le artiglierie civiche deUp 
Provincie. Sopraggiunsero dopo altre artiglierie, altri carabinieri, 
altri dragoni , altre guardie nazionali mobili. Dopo il 30 aprile, veu- 
iiero di Civitavecchia i bersaglieri romani, tenuti prigioni , e altri 
26:3 bersaglieri lombardi. La legione Garibaldi s'ingrossò anch'essa 
durante la guerra. Quindi in quel giorno non avevamo che l« 



25 

écer sosta a quattro leghe da Roma. 11 generale in capo spedi 
M>giììzione il capitano Oudinot suo fratello ed officiai d'ordi- 
a con quindici cavalleggeri. Il più ^olte citato autore anonimo 
is kistorique et militaire de l'expédition fran^aise cn Italie, 
ÌA) che pur sappiamo essere officiale di stato maggiore, as- 
ce che questi si avviarono a Torre in pietra, luogo al di là 
islel di Guido verso Civitavecchia e non al di qua verso 
a; onde la ricognizione sarebbe stata fatta alle spalle del- 
lata francese e non al fronte. Vero è che vennero verso il 
ove si dividono le due strade Aurelie antica e nuova, e ad 

« 

qui sotto descritte, ricavate da noi dai prospetti officiali del 
rno. 

1. BRIGATA 
Comandante generale Garibaldi 

Legione italiana 1300 ] 

— universitaria 300 / 

-- emigrati 300 } 2750 

— reduci 600 1 

— finanzieri mobili 250 ' 

2. BRIGATA 

Comandante colonnello Masi 

5« reggimento 1700 i ^^mn 

Civica mobile 1000 * ^^ 

3. BRIGATA 

Comandante colonnello Savini 



304 



1° reggimento dragoni 155 

2*» — — 149 

4. BRIGATA 

Comandante colonnello Galletti 

1« reggimento 6Ò0 ) 

29 reggimento 400 > 1810 

Legione romana 810 ) 

Bersaglieri lombardi 600 600 

Carabinieri a piedi ed a cavallo 511 511 

Battaglione de'zappatori del genio 450 450 

Artiglieria 505 505 

Totale 9630 



una lega di Roma si avvenueru aciravainposto romano cke ne 
vegliava il passo. A voler credere ciò che narra TaniNiiinio « li- 
feri nel suo rapporto il generale in capo, li avrebbero i noelri 
accolti con ima scarica di palle, e tostamente fuggiti (i). Se- ] 
condo però Tavviso officiale che venne al nostro ministero ddh 
guerra ben altrimenti andò la faccenda; che la fazione romaii 
ebbe ordinato allo agli esploratori francesi, e il nostro officiale, 
essendosi loro avvicinalo li richiese del che desiderassero: — 
l^andare a Uoma , quelli risposero. — Non è permesso, so(- 
giunse ritaliano. — In nome della Repubblica francese, repK- 
carono, vogliamo andare a Roma. — in nome della Repubblica 
Romana vi dico, addietro. — E come ? — Colla forza disse l'oflì- 
ciale romano e recossi in minaccioso atto di guardia. — EU)eiie, 
gridò il capitano francese rivolto a' suoi, fate fuoco, ed egli steso 
sparò un colpo di pistola al romano che rinculando verso inostii 
ordinò fuoco anch' egli. Si ritirarono i Francesi al galoppo e i 
nostri inseguirli a passo di corsa : un cacciator francese morto^ 
sotto ucciso il cavallo cade nelle mani de' nostri ed è pre» 
prigione e tratto a Roma. Senza renderci pagatori della verità 
del dialogo, certo è che il racconto pubblicato dai Francesi è falso, 
da che ove i nostri dopo la scarica fossero fuggiti, come avrdh 
bero fatto prigione un francese, ed il capitano Oudinot quando 
non avesse dato volta co' suoi come poteva abbandonare nelle 
jiiani de' nostri un suo soldato? Ognun vede che i fuggitivi furono 
i Francesi i quali galoppando arrecarono al generale la non liete 
novella che noi eravamo pronti a combattere. Tuttavia volle 
venire avanti e il giorno appresso che era il 30 aprile lasciando 
alla Maglianella i sacchi de' soldati approcciò a Roma colle sue 
falangi. Se avesse il generale Oudinot fermata un'idea d'attacco 
in quel di, mostrano dubitarne alcuni, altri lo negano riducendo 
ad una semplice ricognizion militare l'accaduto combattimento; 
ma che che ne dicano gli scrittori francesi intestati a calunniarli 
vittoria riportata dai Romani come effetto di basse insidie e non 
di valore noi possiamo affermare con verità che l'avea, ed era 



l'I) Précis historique , ecc., pag. 24. 



27 

uèsta: attaccare] due punii di porta Cavalleggeri e di porta 
Lflgelica, l'uno alle spalle dell'altro, quello al sud, questo al 
[ord; là doveva spìngersi co' suoi il general di brigata Mollière, 
uà dopo salito >lonle Mario a cacciarne i nostri il generale 
•evaillant. Facendo poi impeto entrambi a un tempo contro le 
lue porte mettere in rotta i nostri e venire a ricongiungersi 
iella città sulla piazza S. Pietro centro assegnato ove rannodar 
e truppe. Ecco le precise parole che furono trovate indosso ad 
id un estinto ufficiale francese e poscia dal colonnello Masi spe- 
lile originalmente ni ministero della guerra. <i Si dovrà dirigere 
un doppio attacu, uno da porta Angelica e l'altro da porta Ca- 
valleggeri per dividere l'attenzion del nemico : col primo si 
cacceranno le truppe nemiche accampate sul Monte Mario 
e in seguito si polrà occupare la porta iVngelica. Quando le 
nostre truppe si sieno impadronite di questi due punti, noi 
potremo respingere con tutta la forza possibile il nemico in 
ogni parte, e il punto generale di riunione per noi sarà la 
' piazza S. Pietro. Si raccomanda sopra ogni cosa di risparmiare 
' il sangue francese. » On devra diriger vne doublé attaque par les 
Hìrtes Angelica et Cavalleggeri, afin de partager VaUenlion de Ven- 
^mi. Par h première on forcera les troupes ennemies, qui campent 
ur le Monte Mario, et ensuife on pourra occuper la porte Angelica, 
^-"mque no8 troupes auront occupés ces deux points, nous pousserons 
^ememi avec toute la force possihle en tout sens, et le point general 
fc ralliement sera la place de S, Pierre. On recomtnande surtout d'é- 
^^Qirgner le sang frangais. 

Xyi. Chi militarmente esamina questa idea sulle prime la 
-rova semplicissima, eppure vi ha difetti assai rispetto al poco 
Numero di truppe onde disponeva il generale Oudinot, non che 
^lia posizione topografica dei punti d'attacco. 1 nostri senza con- 
erà l'aiuto che potevano avere ed ebbero di fatto, come ve- 
dremo, dal popolo, erano più poderosi di numero de' Francesi 
ì bastevoli ad accorrere in difesa de' luoghi assaliti o minacciati, 
^orta Cavalleggeri è a 630 metri in linea quasi retta da porta 
\ngelica nell'interno della città; nel mezzo di questa linea è 
)iazza San Pietro ove noi avevamo appostate le milizie di ri- 



28 

serva che al bisogno dovevano venire in soccorso o di porli 
Angelica a dritta o di porta Cavalleggeri a sinistra. Fuòri la 
distanza tra queste due porte tenendo la strada che gira intono 
al recinto è meglio che 2400 metri, e perciocché un'armata nn 
va sotto le mura d'una città difesa ma piglia lontani e tortnoii 
cammini dove non l'offenda il trar dell'armi nemiche, diveniva 
forse dì tremila settecento metri. Questo enorme intervallo tra 
i due corpi assalitori facea malagevole il soccorrersi l'un l'alln 
a vicenda, e lo tardava forse lo spazio d'un'ora incirca. Oltre a 
ciò potevano i nostri molestarli assai facilmente ai fianchi d 
alle spalle: poiché senza uscire di porta del Popolo e farei 
lungo giro per Ponte Molle attorno al Tevere potevano aprirla 
sortita di Castel S. Angelo e in brev'ora o alle spalle o sii 
fianco sorprendere ed assaltar la brigata che attaccava porti 
Angelica non più di 600 metri da Castello ; mentre un altri 
corpo dei nostri scendendo da porla S. Pancrazio investiva alle 
spalle gli assalitori di porta Cavalleggeri. Che se il generale 
Oudinot avesse voluto secondo porta,va la sentita di guerra t^ 
nere in comunicazione qpeste due brigate, perchè l'una potasse 
all'uopo sostener l'altra, ognun vede che una distanza si grande 
tra i punti d'attacco avrebbe di soverchio a^^sottigliato le file, 
e poteano essere facilmenle respinte. 

XVII. L'idea già molto difetluosa del generale fu anche pes- 
simamente eseguila. La via infatti che da Civitavecchia mena 
a Roma a un mille e cinquecento metri circa di distanza si apre 
in due, e a dritta mette a porta S. Pancrazio, a sinistra conduce 
a porta Cavalleggeri non discosto dall'angolo saliente del Va- 
ticano. Volendo pertanto prendere, secondo Tidea concelta, alle 
spalle Monte Mario e poi assaltare porta Angelica dovea ^a^ 

• 

mata francese giunta al bivio volgere con una brigata a si- 
nistra nella direzione dell'acquedotto Paolo, e coll'altra piegare 
a dritta verso il casale di S. Pio e tentare d'impadronirsi di 
porta Cavalleggeri. In quella vece le due brigate giunte al bitio 
presero di conserva la via di porla Cavalleggeri. Fu questo 
l'error più grave che in quel di commettessero i Francesi. Spie- 
garono dunque le ordinanze dei volteggiatori del 20° di linea 



29 

irit|a, dove era dirupato e boscoso e di arduo accesso il' 
»^(pielle de' òacciatori di Vincennes sulle alture sovra- 
[ sinistra. A centocinquanta metri circa dalle mura furono 
ulminati dalle infuocate gragnuole che vomitava l'arti- 
del bastione S. Marta, ma con poco danno come che di- 
3ntro i cacciatori qua e là dispersi pei circostanti vigneti 
tti dal terren montuoso che in qualche guisa li nascon- 
oterono anzi quei valenti molestare assai comodamente i 
artiglieri fra i quali avemmo in quella occasione a de- 
I la morte del tenente Paolo Narducci, giovine romano 
d'anima e fervente d'amore di patria. Anche Enrico Pallini 
e maggiore venne mortalmente ferito nell'atto che recava 
superiori e da valoroso mori incoraggiando i soldati. Altri 
iri caddero della stessa guisa spenti o feriti. Il grosso però 
colonna nemica costeggiata dalle case e dal muro non 
a spingersi molto innanzi che fortemente la bersagliavano 
i dei cannoni posti sul bastione S. Pietro. Pensarono al- 
Prance^i di collocare una contrabatteria con cui scavalcare 
ccare i nostri pezzi, e il valoroso capitano Fabar ordinanza 
lerale Oudinot riconobbe e scelse a trecento settanta metri 
^tione dove appostare due cannoni che direttamente guar- 
I i nostri ed apri subito un furiosissimo fuoco. Rispon- 
I senza intramessa i nostri, e la colonna impedirono avvi- 
;. Ma le artiglierie e le carabine francesi assestavano colpi 
giustati contro i nostri bravi cannonieri che stramazzarono 
il brìgadier Della Vedova soldato quanto altri mai animoso, 
ono il capitano Pifferi, il tenente Belli, il cadetto Mencarino, 
esciallo Ottaviano ed altri bravi che lor succedevano, e 
snte smontarono un cannone Nel luogo dei feriti e dei 
entravano pronti o gli stessi ufficiali per le manovre dei 
I altri di fanteria che gareggiavano di valore. Il soldato 
fanis ed il caporale Lodovich ed il capitano Leduch del 
pimento corsero a coadiuvare il fuoco de' pezzi, e cadeva 
ido a' pie del cannone, moriva il terzo colpito nel petto, 
prode era nato nel Belgio, amico di libertà, italiano d'af- 
ìombattè per l'Italia nella guerra dell'independenza, e in 



«/uiaaiua ilKi^le con poca mano de' nostri tolse ardito allaTan- 
^uai'iiia austriaca le provvisioni di bocca. Era scritte nei cieli 
( Uo gloriosa fine avesse fra l'armi italiane, e pose la vita pò- 
;;iiaudu piu' la llomana Repubblica. Essendosi alquanto rallenfaito 
l»i*r li) continue uccisioni de' nostri il fuoco, la prima brigati 
Irancose condotta dal generale MoUière inoltrò bravamente fii 
pi'ussu il muro di cinta ; ma ben presto ricominciato un tnr 
micidiale dai bastioni furon per modo percosse le teste delle 
colonne di Marulaz e Bouat che dovettero piegare a dritta e tn 
le asperità del terreno cercarsi un riparo. Le altre schiere re- 
trocessero e si posero a campo in luoghi meno esposti. Ha il 
coraggio di quelle truppe non potè durare a lungo fuori di 
azione. L'artiglieria aggiustò ratto sulla strada i cannoni eie 
colonne si spinsero per ben due volte innanzi battendo la carici; 
I soldati aveano in ordine i sacchi di polvere per mandare il 
aria non sappiamo qual porta da loro supposta che non rin- 
vennero né avevano fatto prima riconoscere ; si ritirarono dunqie 
dopo inutili sforzi. 

XVIII. Mentre dalle mura i Romani facevano fuoco addosso 
agli assalitori, il general Garibaldi che fuori porta S. Panerà» 
tenea diverse posizioni, fece di coglierli improvvisamente sul 
fianco destro inviando piccoli distaccamenti che di celato mar- 
ciassero attraverso le vigne. S'avvide però dell'insidia il nemico 
e dal 20° di linea spiccò un rinforzo d'armati a proteggerei 
cacciatori che non fosser sorpresi. I pochi dei nostri affronlatì 
pei primi con impeto dai Francesi furono respinti, ma non ri- 
girati e si ritirarono uniti. Garibaldi mandò per rinforzi e in- 
tanto si tenne stretto co' suoi a villa Panfìli. 11 raggiunse colà ed 
battaglione che solo era in Roma del primo reggimento il co- 
lonnello Galletti e col primo battaglione della Legione Romana 
comandato dal tenente colonnello Morelli. Distribuì compagnie 
a guardare i passi che parevano i più minacciati ed altre apposte 
dove potessero meglio proteggere il fianco e le spalle de' nostri: 
due del primo reggimento le spinse innanzi a prendere da lato 
nemici, e sarebbe riuscito nell'intento ove le nostre artiglierie 
credendo ferire i Francesi non gli avessero coi loro colpi ta- 



31 

tatto la via e obbligatolo a ritirarsi. Il Garibaldi intanto rassi- 
irato dal rinforzo avuto inseguiva alla baionetta in campo aperto 
aemici per nuovi aiuti ingrossati. S'impegnò zuffa micidiale ed 
stinata: cento gloriosi fatti accaddero di personale bravura dal- 
una parte e dall'altra; Francesi e Romani si battevano corpo 
corpo, si stringevano, si ricacciavano, si rovesciavano, si uc- 
idevano. Cosi provarono i nostri che gli Italiani si battono, e li 
«lunniò Taulore anonimo (1) già mille volte da noi sbugiar- 
lato, quando volle far credere che pugnassero sol dai ripari. Da 
[tiel conflitto riportò contusioni non ferite il Garibaldi. Morirono 
1 capitano Montaldied i tenenti Righi e Zamboni; rimasero fe- 
iti il maggior Marocchetti, il chirurgo Scianda, Tufficiale Ghi- 
;lioni, il cappellano Ugo Bassi, il giovane Stadella, figlio del 
generale napoletano, e i tenenti Dall'Oro, Tressoldi e Rota. Ces- 
(ero all'urto i Francesi e fugati si sbandaron pei campi, altri si 
spiegarono sul corpo principal dell'esercito, ne caddero molti 
^ feriti e morti, e duecentosessanta prigioni. Le strade mal 
«cure dai colpi delle nostre artiglierie non permisero d'inse- 
Suire il nemico e di usare con maggior prò la vittoria (Docu- 
OQ^to LXVIII). 

XIX. Mentre questi fatti accadevano il capitano d'artiglieria 
^abar, officiale d'ordinanza del generale in capo, accortosi della 
fagliata esecuzione dell'idea d'attacco, pensò rimediare al mal 
btio volgendo pei campi che girano'il Vaticano a porta An- 
gelica la seconda brigata del generale Levaillant. Inesperto qual 
sra de' luoghi e lasciandosi più guidare al coraggio che alla 
Enrndente sentita del condottiero di guerra s'inoltrò colla truppa 
in una gola quasi perpendicolare alla direzione della strada e 
di là uscito piegossi a dritta pigliando il fondo della valle che 
Bla a centocinquanta metri di distanza le mura dei giardini va- 
UcaoL Appena la testa della colonna ebbero discoperta i nostri 
la tempestarono con una grandine di palle, ma non retrocesse 
ì rispose validamente al fuoco. Il resto della brigata avanzò, e 
(li artiglieri ci contrapposero due cannoni. Dei nostri accorsero 

(1) Préci8 historique et militairej pag. 27. 



32 

in rinforzo i carabinieri che accrebbero di ben nudrite scariche 
il trarre giù spesseggiato delle altre truppe, e di molto aiutarona 
la strage nel campo nemico arrecata dalla instancabile arti- 
glieria. Fra numeroso stuolo di prodi fu morto il capitano Fabafr 
quantità di feriti giacevano a terra, la batteria perdette quattro 
cavalli, e la brigata sia per guardare i pezzi e i feriti, sia per 
non esporsi più oltre a perdite maggiori ruppe le ordinanu e 
divisa in varii drappelli continuò dagli adiacenti vigneti a Ar 
fuoco fino al sopravvenir della notte, 

11 combattimento durò sette ore, e la brigata Mollière neb 
orribilmente malconcia, e si ritirò sconnessa in gruppi e di- 
spersa per la campagna. Quella del generale Levaillanl las» 
un forte distaccamento del 36° che alle due del vegnente imi- 
tino trascinò seco a braccia i cannoni rimasti senza cavalline 
sui traini alcuni dei feriti, affidando gli altri alla cura de' pi 
robusti che se li recavano in collo o li sostenevano in due.i 
questa ritirata del retroguardo si trovò presente il generale il 
capo Oudinot. 

XX. Potevano i Romani assai meglio usar della vittoria, che 
i Francesi, che che n'abbian detto i loro scrittori, erano assai 
scoraggiati, e mancanti di cavallerìa ed estenuati di forze e di 
numero. Noi invece avevamo truppe ancor fresche, tutte gio- 
vani, e frementi amor di patria e d'indipendenza, che avevano 
vinto pugnavano per la libertà, e comandale a tempo sareb- 
bero con ardore volate ad incalzare il nemico fin sotto le porte 
di Civitavecchia. K fama già fosse ivi la cittadina insurrezione 
apprestata e forse i nemici scampali da morte sul campo l'a- 
vrebbero incorsa in città. Di fermo la militare insolenza del ge- 
nerale Oudinot aveva stancato la pazienza di que' cittadini, che 
presto s'avvidero del funesto errore commesso nell'accoglie» 
amichevolmente i Francesi. Potevan anche aiutare quel moto 
intestino i bravi bersaglieri romani '1) colà disarmati a tradi- 

(1) Il gen. Vaillant, niella sua opora Siége de Rome, pag. 1. in 
nota, li chiama Lombardi, e Melara è chiamato Milanese e noe 
Bolognese, qual era. Nò è a diro che confonda questi con i bers»- 
glieri lombardi comandali dal Manara, dei quali parla a parto. 



33 

lento e fatti prigionieri di guerra. Cosi còiti i Francesi tra due 
w aveano altro scampo di salute che arrendersi o pugnando 
oceombere. La cosa appariva tanto ovvia che sebbene non fosse 
>er alqun modo palesata a parole, ne insospettirono forte gli 
(tessi Francesi, tantoché dopo la disastrosa giornata del 30 
iprite parlavano di arrestare i congiurati, e ne furono male a 
btica distolti da quell'uomo savio e prudente del console Ta- 
vernier. È fuor d'ogni dubbio che una sortita de' nostri poteva 
ftrrecar danni gravi e funesti all'armata francese, e se all'autore 
del Précis histarique è piaciuto di mentire per la gola scrivendo 
che ove l'avessimo fatta saremmo stati conquisi, siamo almen 
questa volta nel caso di opporgli un'autorità francese presente 
al latto. E un officiale di sanità che riferisce l'avvenimento del 
giorno con queste parole : « Si teme una sortita, e, in questa strada 
e nel cammino dominato da tutte le parti, non oso dire ciò che 
sarebbe avvenuto. Per buona sorte il nemico non usci dalle 
Qmra > (1). 11 generale Garibaldi instava perchè voleva inseguir 
l'inimico, instava il generale Galletti comandante la riserva, ma 
l*iuiità di comando si necessaria alla direzione suprema in quel 
^mo mancava, e impedi il corso della vittoria. Vi si attraversò 
Imre la volontà del governo che liet(f della respinta aggressione 
tao di andar riguardoso verso l'armi d'una nazione a cui per 
tonunanza di ordinamento civile non era nemico. Se il governo 
diFrancia, egli pensava, aggredì la Romana Repubblica, non l'ha 
A fermo aggredita la Francia. Maniera di pensar generosa, ma 
^litarmente parlando erronea, che non conviene lasciar agio 
di comoda ritirata al nemico quando si possa impedire. Può 
darsi a scusa dell'errore non tutte esser le forze di Francia 
comprese nell'armata del generale Oudinot e quella sbaragliata 
iMieme subito altra più agguerrita e poderosa approdare ai nostri 
lidi} la^Cdove nói pochi ove ci avesse la vittoria stremati non 

(1) On redouteune sortie, et, dans ce chemin domine de toutes 
pirts, je n'oee dire ce qui en serait résulté. Heureusement ren- 
ami resta derrière ses murs. — Gazeéte medicale de Paris, XIXo 
mnée, 3me sèrie, t. 4, n. 44, 3 nov. 1849. 

VoL. II. — 3 Memoe» Stortchb. 



> i.. li'àriQata franeese farà la sua .entrata neUadtftVe^^ 
oecnperà quelle posinoni nùlitari, che credeii^ convenièali. .. . \ 

n 9vs Tutte le comi|]iicaxionÌQolla> cittadelle sono io questo^' 
momento inten^tte: dall'armata firance^e^ritoràera^ libere. -^ 
». 8< La disposizioni difensive stabilite nell'interno della eitt% 
non avendo più oggetto, scompariranno. 

> 4. Le truppe regolari romane prenderanno gli: accantom- 
menti, che loro iranno designati. I corpi di truppe stranio» 
negli Stati Pontificii saranno licenziati, sarà data jai militari, 
che lecoffipoftgono, ogni facilità per ritirarsi a' loro focol«riL> 

Tornati i deputati il Consiglio seduta stante pigliò -la proposta 
per derisoria non vi leggendo, pur un articolo che riguardasse 
gli interessi e la sieurem del popolo Romano. Dopo dunque un 
Innge deliberare agli articoli del generale Oudinol aggiunse: 

«,1. 1 corpi militari Francesi e Romani che rìmaminiio nelli 
città faranno il loro servizio scambievolment^. 

» 2.' La libertà individuale e l'inviolabilità delle per$one per 
tutti i (atti precedenti e la sicurezza delle proprietà sarann 
garantito indistintamente per tutti. \^ 

» 3. La Guardia Nazionale è mantenuta in attività di serri» 
conformemente alla sua prima organizzazione. 

> 4. La Francia non sUmmischieràneiramministrazione interni 
del paese. » 

Il primo luglio la Ueputazione portò queste aggiunte al campo. 
Il generale Oudinot giudicò moderate le domande del Municipio 
e stava per sottoscriverle quando un Generale ivi presente, e 
non il signor De Corcelles come altri scrisse , gli oppose che 
oltrepassava le sue facoltà accettando i romani articoli, e quello 
in ispecie che guarentiva la libertà individuale e V inviulabiliii 
delle persone. Ne sdegnò forte il generale Yaillant gridando se 
non dovevano i Francesi concedere a Roma ciò che gli stesa 
Austriaci avevano già conceduto a Bologna? Allora il generale 
Oudinot prese tempo a decidere promettendo che intanto sospeo- 
deva le ostilità provenendo la dilazione da lui. La Deputaflone 
parti ed egli mandò a Civitavecchia un messo pei diplomitki 



35 

Alcuni della legione degli emigrati pensando ài compagni tenuti 
i?i prigioni s'avvicinarono in numero di circa settanta capitanati 
dairofOciale Camps per tentare di liberarli. Non potendo colla 
forza perche inferiori di numero giuocarono d'astuzia e si po- 
sero a parlamentare. Che dicessero noi non sappiamo, vero è 
«he mandarono in quel mezzo a chieder rinfor/i e frattanto sep- 
pero così bene avviluppar col discorso i nemici che il loro co- 
mandante Piccard abbandonoUi per venir dentro Roma a favellar 
col generale Oudinot da lui creduto padrone della città. Rimasto 
cosi senza capo il distaccamento e ingrossati i nostri da compa- 
gnie arrivate di fresco lo circondarono e lo fecer prigione. Ecco 
il fatto di cui si menò tanto rumore ; eppure quando avessero 
i Francesi voluto giudicarlo con animo spassionato l'avrebbero 
interpretato per semplice stratagemma di guerra qual era e non 
già ricoperto d'infami titoli di tradimento e di aggressione pro- 
ditoria. Va bene che giovava ad essi l'aizzare gli sdegni della 
nazione e dei soldati contro di noi da che Tuna e gli altri dovevano 
*nandare ad esecuzione i micidiali di^egni contro la nostra li- 
l)erlà concepiti dal gabinetto di Parigi. Ma calunniando come 
han fatto scemavano forse a noi l'onore di quella gloriosa gior- 
nata, sul cui esito non influì per n-illa questo parziale successo 
avvenuto sul far della sera? (1) procacciavano scusa all'errore 
in cui cadde il Piccard di lasciarsi prendere all'agguato di chi 
^vealo con sette ore continue di fuoco combattuto da nemico? 
La storia abbonda di simili stratagemmi, e senza riandar pol- 
"^erose memorie, noi ci appelliamo ad esempi tolti ai ricordi 
'bielle slesse armate francesi sotto il maggior capitano che abbia 
5i^io mai il secolo e la Francia. Il signor Thiers nella sua Sto- 
▼w (W consolalo e delVimpefo al volume 6'* loda per ben pensato 

(1) L'autore stesso del Précis hislorique, ecc., che mena lauto to- 
more di questo fatto, scrive che accadde verso sera : * Mais vers hi 
«oir lé feu s'étant ralenti, et ayant raòme un moment presque com- 
plètement cesse, les Romains, etc, » pag. 29. 

La stessa ciFcostanza è ricordata dal Vaillaut in una nota alla 
JMg. II della sua o^gtsl Siége de Home. 



38 
pertanto con cjui furono dai nostri fatti prigionieri i Fran 
essendo che una semplice astuzia non esce dai limiti deg 
aguati di guerra che tornano a dimoro di chi vi cade i 
di chi li tende. 

XXII. Vogliamo ora confutare altra singolare stranezza 
pel capo dei Francesi, ed è di negare di aver per nulla 
giato colFarmi i monumenti di Roma. 11 palazzo e la 
torreggianli in Vaticano attestano se le palle nemiche n( 
Uiiassero le mura. Due giunsero a traforare l'arazzo di 1 
ove è rappresentata la predicazione di San Paolo nell'Ai 
quattro ruppero il tetto della cappella Sistina, tre si api 
varco per le sale del palazzo, e quattro colpirono il mu 
l)ìblioteca. Che dire poi del tempio percosso in quel g: 
ben sessanta palle cattoliche dei cannoni di Francia ? (Do 
Noi riferiam queste cose non mai per darne colpa ai ] 
essendo naturai conseguenza di guerra^ ma perchè t 
con qual gente avemmo a fare che per amor di partito | 
negare le verità più palpabili. Una di quelle palle indi' 
cassò un enorme triregno di travertino, simbolo di que 
che fu spezzato per sempre dalle potenze cattoliche qua 
Tultimo intervento armalo lo resero un potere di forza 
nostra volontà ce l'imposero. 

XXUI. Nella gioia della vittoria la prima cosa i Re 
«luel di pensarono a quei generosi che avevano sparso i 
per la libertà. Onorati di sepoltura i cadaveri si accolse 
apprestati ospedali i feriti, e spontanea assistenza ne 
signore in gran numero, direttrice quella egregia itali; 
stina Trivulzio principessa di Belgioioso (Doc, LXXl). 11 u 
della guerra, il municipio, l'assemblea costituente, i 
d'ogni ordine facevano a gara in sovraintendere e pr< 
che nulla non venisse meno alFuopo. Abbiam veduto tra 
per la città carra e carrozze in questua di biancherie 
bondevoli si gettavano dai balconi e dalle fmestre, cos 
breve ora ne furono riccamente guernite le guardarob 
ospedale. Un vecchio cadente e canuto avvenutosi tra 
questuanti proruppe in pianto, e chiamata dentro la poi 



30 

casa iu via Condotti una |,^uaidia del seguilo si levò di dosso la 
camicia volontieri donandola per c^hi soffriva in prò della patria. 
Abbondarono altresì le offerte in danaro e le collette alle porte 
delle chiese e qui spesso vedevi il derelitto e l'orfano chieder 
l'obolo della carità per depositarlo in favor dei feriti. Le mona- 
che anch'esse concorsero generose all'opera di questa patria 
'r carità e le signore in ispezialità di Tor de' Specchi seppero 
I contradistinguersi tra tutte (Doc. LXXII). Gli artisti danesi, 
I prussiani e americani offriron danaro, e danaro anche diedero 
[■ i consiglieri della camera di commercio. 

XXIV. Delle cure apprestate ai nostri godevano anche i nemici 
' feriti caduti nelle nostre mani o raccolti dal campo. £rano questi 
in numero di quarantuno (Doc. LXXIII) e non solo trentacinque 
come scrive il signor Jacquet (1): ne morirono alcuni, e gli altri 
appena guariti ritornarono ai loro commilitoni. Al generale 
Oudinot fu per la commission dell'Assemblea spedita la nota dei 
inorti francesi seppelliti coi militari onori dai nostri e quella dei 
feriti che si tenevano in cura assicurando quel comandante che 
posti gli sdegni di guerra si trattavano con tutto l'amore che il 
popolo italiano professa al popolo francese (Doc. LXXIV). Il ge- 
iierale ringraziando parve dubitasse alcun po' sul numero dei 
suoi rinvenuti morti sul campo, ma dava fede che in simile con- 
^untura potevano i nostri contare sull'affetto e la riconoscenza 
de' suoi (Doc. LXXV). Vedremo appresso che i feriti romani non 
ebber sempre i riguardi che qui promise; per ora ci basti d'ag- 
fiungere che venuto il signor Lesseps in Roma rimase assai 
^'Jificato del modo amorevole con cui vide essere curati i feriti 
francesi ed allegrossene col generale Oudinot che ne fu contentisi 
simo(2). Volendo anzi il governo sovrabbondare in riguardi verso il 
nemico scrisse al generale che a visitare e confortare i suoi inviasse 
liberamente a Roma qual chirurgo più gli piacesse dell'armata. 
Sa ognuno il dolce sollievo che è la voce d'un concittadino in 

(1) Gazette medicale de Pa/iis, XIX® année, 3e sèrie, t. 4, n. 44, 
S tìov. 1840. 

[2j Vedi Documento 4° dell'opera Ma Mission a Rome, di Ferdi- 
nando Lesseps, pag. 91 e a pag. 109. 



40 

casi simili. Il signor Forbin de Janson a cui sarebbe corso 
l'obbligo di prestare un tal servigio da capo qual era a quei di 
rimasto della legazion francese non si diede alcun pensiero di 
visitar gli ammalati, non recò una parola amica ai feriti, ma 
dopo d'essere stato per tutta la giornata del 30 aprile chiuso e 
nascosto nel palazzo dell'accademia francese Tolle abbandonir 
la città e ne usci protestando che sarebbe tornato con 40 nuli 
uomini a distruggere Roma (Doc. LXXVl. LXXVII. LXXVm). Lo 
stesso giorno trenta questo singolare cervello pretendeva s'apris- 
sero a' suoi ordini le porte a non so qual messo che egli spedin 
al campo: i triumviri non si opponevano, ma come era da cre- 
dere si oppose il ministro della guerra e pel molto strepitare e 
minacciare che facesse l'adirato legittimista il messo non fu bh 
sciato partire. Condotta assai diversa dalla sua tennero altri Fraa- 
cesi d'animo più gentile e ci piace qui nominare a cagion d'onore 
il cancelliere De-Gerando ed il signore Lombard corri^ondeirte 
del National. Furono essi a veder di persona e confortare i feriti, 
né mai crearono alcuno impaccio al governo. 

XXV. Tornando ora al successo che ebbero felicissimo le 
nostre armi nell'attacco del 30 aprile è a ricordare che ne ri- 
mase cosi profondamente addolorato il generale Oudinot, chew 
cadde infermo. E veramente i^li era duro a dover comprendere 
che si era forte ingannalo nelle sue speranze, o direm meglio 
illusioni, quando per avvertito che l'avessero diverse depu- 
tazioni dei nostri essere i Romani apparecchiati a resistere, e 
volere ad ogni costo respingere la forza colla forza ostinato e 
caparbio non si mosse di un neo da' suoi pensamenti, e stolta- 
mente immaginava raccogliere osanna e trionfi colà dove ebbe 
a toccare da pòche e giovani milizie inesperte una vergognosa 
sconfìtta. Alla passione di gloria così propria di sua nazione 
aggiungevasi in lui l'alterezza del suo carattere. Figlio del ma- 
resciallo crealo da Napoleone duca di Reggio pare abbia eredi- 
tato Tardimenlo del padre. Era egli un prode soldato anziché 
un generale avveduto : come era sempre dei primi ad affrontare 
le zuffe poche furono le battaglie dove non riportasse ferite 
poco del resto si conoscea di tattica, non molto vigilava la di- 



41 

sciplina, e il ben-essere de' suoi il più trasandava. Si direbbe 
che i figli riuscissero tutt'esso il padre, perchè l'uiio pose valo- 
rosamente la vita in Africa per soverchio avventarsi nell'affare 
di Macta, e l'altro precipitò imprudentemente una marcia ar- 
rischiata su Roma che gli tornò funestissima e poteva anche 
peggio. Uomo certamente di grand'animo e cavaliere dì non 
ordinaria destrezza verrà sempre lodato fra i più abili direttori e 
comandanti che si ebbe quel grande militare istituto di Saumur 
ove imparano cavallerizza i soldati : quanto però a scienza di 
guerra lo dicono più atto a seguire i dettati altrui che a pensare 
del proprio. La disfatta quindi del 30 aprile lo accorò non poco 
e n'ebbe a soffrir di salute. Quando il nostro ministro Rusconi 
avanti di partire per l'Inghilterra fu a visitarlo a Castel di Guido, 
il vide assai contrafatto d'aspetto ed ancor pallido. Benché con 
quel vuoto girar di parole cosi famigliare ai Francesi che pos- 
son volendo parlare moltissimo senza dir mai nulla , dissimu- 
lasse il suo abbattimento dell'animo , e gli favellasse di male 
intelligenze, di ordini male eseguiti, di diffidenze e di sospetti, 
e gli dicesse che il governo di Francia poneva a sua disposi- 
zione quanti altri reggimenti volesse non potè nascondere per 
modo il vero che il nostro ministro non s'accorgesse lui essere 
tuttavia ansioso ed incerto della impressione fatta a Parigi dal 
mài esito del suo primo attacco. In questa perturbazione del- 
l'animo è certo che egli deve aver dettati i suoi rapporti ai mi- 
nbtri della guerra e dell' estero , perchè riboccano d' inverisi- 
miglìanze e di falsità. 

XXTI. L'autore anonimo de' Cenni Storici della spedizione fran- 
cese in Italia, sempre fermo nel suo proposito di adulterare con 
mala fede la verità, adduce in conferma del suo bugiardo rac- 
conto il rapporto del generale Oudinot sul fatto del trenta aprile, 
e strano a dirsi, lo adduce affatto diverso da quello che il mini- 
stro della guerra lesse in piena assemblea dalla tribuna di Fran- 
cia. Vi ha espressioni cangiate, altre aggiunte, e fin periodi fab- 
bricati di nuovo, e di conseguenza i fatti si paiono del tutto dif- 
formi da quali avvennero. Qui la colpa e la vergogna di alterati 
atti ufficiali è flagrante, o li ha'mentiti l'anonimo, o li mentiva 



42 

il ministro leggendoli dalla ringhiera. Noi li sommetUamo eo- 
irambi all'occhio del lettore, desiderosi che ognuno apprenda a 
quali inganni trascini il bisogno di sostenere una causa non 
giusta. 



Camp de P.vlo 4 mai. 

Monsievr le Minisire. 

Depuis le 22 avril, jour où 
le corps expéditionnaire a mis 
la voile poui: Civita-Vecchia, 
jusqu'au 28, je vous ai tenu 
exactement au courant de nos 
opérations. Elles ont eu toutes, 
vous le savez, un grand succès. 

De concert avec M. le ministre 
des affaires étrangères, vom m'avez 
ifwitéy lorsque je serais mcutre de 
CivUa-Vecchia, à inarcker rapi- 
dement sur Rome pour y donner. 
courage aux honnétes gens^ et pour 
répondre à l'appel des populations, 

Les horames les plus émi- 
iients déclaraienl que notre ar- 
rivée subite et inattendue dans 
le port de Civita-Vecchia avail 
élonné et terrifié. Il fallait, di- 
sail-on, de toutes parts, afin 
d'éviter Teffusion du sang , ne 
pas laisser s'accroitre à Rome 
les moyens de répression et de 
défense. 



Camp de Palo 4 mai(ì). 

Monsieur le Minislre. 

Depuis le 22 avril, jour m 
le corps expéditionnaire de li 
Mediterranée a fait voile pov 
Civita-Vecchia, jusqu'au 28, je j 

vous ai tenu au courant de M 
opérations; elles ont eu toutes» 
vous la savez, un plein sucrài» 



Les hommes les piusémine&ts 
déclaraient que notre arrivéc ! 
subite et iniprévue dans le port 
de Civita-Vecchia aurailétonaé 
et terrifié. Il fallait, disait-on» 
de toutes parts , et à fin d'évi- 
ter Teffusion du sang, ne pis 
laisser s'accroitre à Rome les 
moyens de répression et de 
défense. 



(Ij Sembra assai probabile che il ministro leggendo questo di- 
tipaccio all'assemblea togliesse o alterasse tutto ciò che potefi 
compromettere il governo. 



of&ciers très-ÌDtelligents, 
ivais ea¥oyés dans cette 
e pour y éludier l'opinion 
ue^ déclaraient unanime- 
de leur coté, qu'une forte 
laissance sur Rome était 
nsahle et su f (irai t pour 
dre immédiatement tous 
ìparatifs de résistance. 

prompte délc^rmination 
npérieusenìjnt prescrite. 

avrii, le corps expédi- 
ire part de Civila-Vec- 
[1 campe, le 29, à Cas- 
•Guido. Jusque-là point 
lités. 

lant connaitre le plutòt 
le les dispositions des 
s de la République Ro- 
, je prescrivis au capi- 
Oudinol , mon officier 
nnance, d'aller jusqu'à 
avant-postes avec quel- 
ihasseurs à cheval. 11 les 
itre à trois lieues environ 
re camp. 

paroles pacifiques de cet 
r sont accueilliesparune 
rge qui demente un de nos 
lurs. 

alt est isole et ne nous 
s encore tonte espérance 
iciliation. 

s continuons à marcher 
encontrer l'ennemi. Nous 
is position sur les pla- 



43 

Des officiers très-inteUigents, 
que j'avais envoyés dans cetle 
capitale poury étudier Fopinion 
publique, déclaraient unRnime- 
ment de leur coté, qu'une forte 
reconnaissance sur Rome était 
nécessaire et suffirait pour sus- 
pendre immédiatement tous les 
préparatifs <le résistance. 

Une prompte détermination 
était donc impérieusement pres- 
ente. Le 28 avril, le corps 
expéditionnaire part de Civita- 
Vecchia. 11 campe, le 29yà Gas- 
tel-di-Guido. Jusque-là point 
d'hostilités. 

Voulant connaitre le plutei 
possible les dispositions des 
troupes de la République Ro- 
maine, j'ai prescrit au capitaine 
Oudinot, mon officier d'ordon- 
nance, d'aller jusqu'aux avant- 
postes, avec quelqueschasseurs 
à cheval. Il les rencontre à trois 
lieues environ de notre camp. 

Les. paroles pacifiques de cet 
officier sont accueillies par une 
décharge , qui démonte ,un de 
nos chasseurs. 

Ce fait est isole et ne nous 
òte pas encore tonte espérance 
de conciliation. 

Nous continuons à marcher 
sans rencontrer l'ennemi. Nous 
prenons position sur le plateau 



44 

teaux qui domìnent l'entrée de 
la ville par la porte Pertusa 
avec rintention de faireun der- 
nier appel à la concorde. Mais 
le drapeau rouge flotte sur tous 
les forts, d'outrageantes vpcifé- 
rations font retentir les airs, 
et notre téle de colonne est as- 
sailiie par le feu le plus vif. 

Dès ce moment y la mUrailkj 
les ìxmlets et les haUes^ ne per- 
melient plus d'arréter l'ardeurde 
nossoUkUs, 

Malgré de grands obstacles, 
la brigade Mollière couronne 
les bauteurs à droite et à gau- 
che de la route. L'infanterie, 
rartillerie répondent vigoureu- 
sement au feu de la place. Mais 
l'ennemi est derrière des rem- 
parts, landis que nos soldats 
soni à découvert. 

Pour faire diversion, je pres- 
cris à la brigade Levaillant de 
faire un mouvement aggressif 
sur une route de gauche, qui 
conduit à la porte Angelica. 

Le valeureuxofficier, quis'è- 
tait offert à guider celle troupe, 
au lieu de prendre le chemin 
qui y conduit à l'abri des rem- 
parts , suìt une route qui y 
méne plus directement, mais 
qui est exposée au feu de l'en- 
nemi. 

L'élan de nos soldats n'en 



qui domine l'entrée delafille 
par la porte Pertuzza aTecTinr 
tention de faire un demier ap- 
pel à la concorde. Mais le in- 
peau rouge flotte sur tous les 
forts, d'outrageantes vocifén- 
tions font retentir les airs,0i 
notre téte de colonne est l^ 
sailiie par le feu le plus vif. 



Malgré de graves obsiadtfi 
la brigade Mollière courouK 
les bauteurs à droite et àgli* 
che de la route. L'infanterìe, 
l'artilierie répondent vigourei- 
sement au feu de la place. Mail 
l'ennemi est derrière desron- 
parts, tandis que nos soldats 
sont à découvert. 

Pour faire diversion, je pres- 
cris à la brigade Levaillant de 
faire un mouvement aggressif 
sur une route de gauche, qo' 
conduit à la porte Angelica. 

Le valeureux officierquis'é- 
tait offert à guider cette troupe, 
au lieu de prendre le chetnin ; 
qui y conduit à l'abri des rei»- ' 
parts , suit une route qui } 
méne plus directement, mais 
qui est exposée au feu de Ven- 
nemi. 

L'élan de nos soldats ne» 



i relenti, et bien que la 
suive parallèlement et à 
de deux cents mètres 
mparts, ils s'y engagent 
ne grande témérité. 
s le méme moment, les 
Is Hanilaz et Bouat, des 
td3°^^ de ligne, faisant 
de la brigade Mollière, 
;ent avec une centaine 
mes de leurs régiments 
porte Pertusa. Ils arri- 
usqu'au pied méme du 
rt. Profitant d*un pli de 
i ils s'embusquent, mais 
vaux tout récemment ac- 
és ne permettent pas le 
I de cette audacieuse en- 
\e. 

hahilanUy au lieu de Èe 
cer, smt évidemment tetri- 
r les réfugiés, Les troupes 
:ales elles-mémes sorU obli- 
i joindre kur feu à celui de 
nmun^ adversaires. 
le commencement de l'ac- 
[uelques bataillons enne- 
fant essayé de descendre 
la plaine, sont forcés de 
irer en tonte hAte der- 
les retranchements. 
kissent sur le champ de beh 
m grand nambre de morts. 
n'était point un siége que 
iroulions faire , mais une 
*econnaissance. Elle a été 



46 

est pas ralenti, et bien que la 
route suivit parallèlement et à 
moins de 200 mètres des rem- 
parts, ils s'y engagent avec une 
grande témérité. 

Dans le méme moment les 
colonels Marulaz et Bouat des 
20«« et 33»<» de ligne, faisant 
partte de la brigade HoUière, 
s'ékmcent avec une centaine 
d'horomes de leurs régiments 
sur la porte Pertusa. Ils arri- 
vent jusqu'au pied méme dn 
rempart. Profìtant d*un pli dn 
terrain, ils s'embusquent, maid 
les tra vaux tout récemment ac- 
cumulés ne permettent pas le 
succès de cette audacieuse en- 
treprise. 



Dès le commencement de l'ac- 
tion, quelques bataillons enne- 
mis, ayant essayé de descendre 
dans la plaine, sont forcés de 
se retirer en tonte bète der- 
riere les retranchements. 



Ce n'était point un siége qne 
nous voulions faire, mais une 
forte reconnaissance. Elie a été 



46 

exécutée on ne peut plus glo- 
rieusement. 

Elle a deinontré jusqud l'evi*- 
dence que Vordre social ne cesserà 
d'èlre en perii qtie lorsquil sera 
abrilé à Rome sous le drapeau 
frangais. Mais ce n est pas seule- 
meni avec une fraction du corps 
expédiliormaire, cesi avec tous les 
éléments d'action que ce resultai 
dùU ètre obtenu. 

J*ai donc fait suspendre le 
combatj et j'ai passò la nuit au 
lieumémeoùil avaitcommencé, 
sans qu'un soldat de Tennemi 
ait osé sortir de ses réduits. 

Les 1^' et 2 mai, le corps ex- 
pédilionnaire est reste en posi- 
tion à Castel-di-Quido. J'y ai 
regu Tavis de Tarrivée à Civi- 
ta-Vecchia de qiielques detache- 
ments de la troisième brigade. 

Pour facilitor la conccntra- 
tion, j'ai établì la première bri- 
gade à Polidoro; la deuxième, 
avec le quartiér general, à Palo. 

J'y conslitue un dépòt prin- 
cipal, d'où je suis en rapports 
fociles, par les voies de terre et 
de mer, avec ma base d'opéra- 
tions. Il n'y a d'ailleurs aucune 
ìnsulte à redouter, car depuis 
le 3 et au moméni niéme où je 
vous écris, nous n'avons pas vue 
une- vedette ennémie. 



exécutée on ne peut plus glo- 
rieusement. 



J'ai donc fait suspendre le 
combat , et j'ai passe la txA 
mème au méme lieu où il aTait 
commencé, sans qu'aucun sol- 
dat de Tennemi ait osé sortir 
de ses réduits. 

Le 1^^ et le 2 mai le eorp 
expéditionnaire est reste en pò- 
sition à Castel-di-Guìdo. fai 
re<^u Tavis de l'arrivée à Ci?i- 
ta- Vecchia de la 3^^ brigade. 

Pour faciliter la concentra- 
lion j'ai établi la p/emière bri- 
gade à Polidoro; la deuxième, 
avec le quartiér general, à Palo. 

J'y constitue un dépòt prin- 
cipal, d'où je suis en rapport 
facile par les voies de terre el 
de mer avec ma base d*opéra- 
tions. Il n'y a presque aucune 
insulle à redouter, car depais 
le 3 et au moment où je voos 
écris, nous n'avons pas vu ut 
seul ennemi. 



291 

Venne con parte d'essi a Cesenatico, e su tredici barche avviossì 
verso Venezia. Ma i legni austriaci che vegliavano al blocco di 
quella metropoli s'avvidero appena di tal flotliglia che le fu- 
rono addosso, le presero olto navi; cinque altre fuggirono, e 
approdarono alla spiaggia di Mescla. Il Garibaldi non sappiam 
come tramuiossi a Genova, rivide i suoi a Nizza e veleggiò per 
l'America. La più parte di quelli che lo^ seguirono e furon pres 
dagli Austrici vennero straziati ne' ferri e alcuno cadde trafitto 
da palle soldatesche e di questi infelicissimi uno fu il P. Uga 
Bassi. È importante a leggersi la corrispondenza tra il generale 
Oudinot ed il generale d'Aspre per conoscere come il solo Ga - 
ribaldi con poca mano de' suoi incutesse timore agli eserciti 
delle quattro potenze (Doc. CXVll, CXVIII, CXIX, CXX, GXXI). 

LXXVllL Tornando ora noi alle cose di Roma dobbiamo avver- 
tire che il procedere del comando francese offendeva forte l'onore 
del Municipio; perciocché il generale in capo nel suo primo 
bando aveva detto ai Romani che l'autorità militare francCvSe 
intendeva appoggiarsi a quella del civico Magistrato; onde fu 
subito nel giorno 6 luglio inviata dal Municipio la Magistraturai 
al generale Oudinot perchè l'avvisasse non voler affatto entrar 
mallevadore di ciò che fosse per ordinare il comandante in capo» 
e a un tempo stesso chiedesse la facoltà di manifestare al popolo 
romano quanto egli credeva facesse a liberarlo da qualunque 
taccia. Nacque allora un dibattimento vivissimo di circa tre ora 
col generale Oudinot presente il signor di Rayneval, e poco 
appresso sopraggiunto anche il generale Rostolan. Si toccò degli 
abusi tanti e intollerabili cbe avevano originalo la rivoluzione» 
e apertamente si disse quali avesse in animo sentimenti d'ira 
contro de' preti il popolo, e come fosse vano sperare che mal 
Roma riguardasse per liberatori suoi i Francesi. 11 generala 
Oudinot prima di licenziare la stampa la quale era dal Municipio 
richiesta, volle pensarvi sopra e prese tempo insino al domani* 
Il di vegnente permise la chiesta pubblicazione e fu dal Muni- 
cipio affissa ai canti delle vie la dichiarazione non aver esso 
avuto parte alcuna nei provvedimenti ordinati nei loro bandi da» 
generali francesi: rimanere al suo posto finché la convenienza 



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i.i;^.i^ 



19 

ìes obusiers ont. été ainsi para- 
lysés. Une tette condescendance ne 
pourrait se reproduire une autre 
fois. 

CependatU et contrairement à 
tonte vérité Ics RomainSj loin de 
Vapprécier^ déclarent dans leur 
Moniteur que nos projectiles ont 
détruU des chefs-i'oduvre de Ra- 
phael (1). 

XXVII. Tra l'altre menzogne che avrà il lettore osservato nel 
rapporto al ministro della guerra noi amiamo di fargli rilevare 
quella ove dice che il trenta aprile il generale non intese che 
fare una riconoscenza, e la mossa del capitano Fabar la quali- 
fica per una semplice diversione. Quando non avesse pgli pro- 
postosi che una riconoscenza, lo stesso generale Vaillant nel suo 
giornale delle operazioni dell'artiglieria e del genio neirassedio di 
Roma pubblicato a Parigi con autorizzazione del ministro della 
guerra Tanno 1851 a pagine 8, dopo accennato i segni mani- 
festi a cui potevano i Francesi accorgersi che noi eravamo pronti 
a resistere e dopo narrato i due colpi di cannone sparati contro 
gli speculatori, confessa che la riconoscenza voluta dal generale 
in capo potevasi considerar come finita (la reconrtaissance que 
le general en chef s*était propose de faire pouvait dès lors étre con- 
sidérée cornine faite). Chiunque ha salutato anche di lungi una 
scuola di tattica militare sa che una riconoscenza non dura che 
circa un'ora o poco più di fuoco ove occorra dar campo agli 
officiali di esplorare il terreno e le opere dell'inimico ; ma sotto 
le mura di Roma arse un conflitto accanito per ben sette ore, 
G nulla oravi da esplorare fuorché l'animo de' cittadini abbastanza 
"Manifestato alle prime accoglienze ostili. Il generale però erasi 

(1) Ciò che abbiam narralo più innanzi intorno ai guasti arrecali 
"alle artiglierie francesi basti a rispondere a queste ultime 

VoL. II. — 1 Memorie Storiche, 



50 

intestato di attaccare e di vincere ; lo scrisse egli stesso al mini- 
stro degli affari esteri in Francia, e ne abbiamo testimonio so-, 
lenne e documento innegabile nella seduta dell'Assemblea «di 
Francia del 7 maggio 1849 inserita nel Monitore universale^ 
pagine 1708. Il Ministro per ben due volte sostenne che il ge- 
nerale Oudinot partendo da Civita-Vecchia pensava di non dover 
guerreggiare; ma il signor Grevy gli diede una solenne mentita 
dicendogli che leggesse la lettera che tenea fra mani del gè* 
nerale Oudinot dove questi scriveva che partiva deciso di attae-^ 
care i Romani. La lettera è questa. « Il governo romano ci lii 
)> in certo modo sfidati: il dovere e il sentimento militare ciin- 

> giungono di accettare questa sfida. Non è ancor tutto sbarcato 
» il materiale da guerra, e ciò non ostante io non esito a map* 

> ciare direttamente su Roma con soli 5600 uomini in circa > ()). 
11 signor Goudchaux lesse altra lettera del console di Francia in 
Civita-Vecchia al signor Ministro degli affari esteri in data dd 
26 aprile per provare che il generale Oudinot era pienamente 
informato della resistenza che gli sarebbe stata fatta a Ronu. 
Ecco in quali termini si esprimeva il console. <c Le notÌ2Ìe sona 

> tutte di resistenza; si alzano barricate; il ponte S. Angelo, il 
» Vaticano e diversi altri edifizi per quanto ci viene assicurato 
» son tutti minati ; i Francesi i più irritati fra quelli che vi hanno 
it residenza, hanno protestato contro l'occupazione dichiarandosi 
» pronti di montare pei primi le barricate; le porte di Roma son 
» chiuse ed è proibito ai viaggiatori di uscir dalla città ^ (2), 

(1) Le Gouvernement romain nous lance une sorte de défi, quele 
devoir et le sentiment militaire me prescrivent de relever sans delti. 
Le matóriel n'esi pas encore entièrement débarqué, et pourtant je 
n'hésite pas à marcher directement sur Rome avec 5600 hommes 
seulement environ. 

(2) Dépéche du Consul de France à Civita-Vecchia adressée i 
^. le Ministre des affaires étrangères - 26 avrii 1849. Les nouvelles 
sont toutes à la rcsistance ; on travaille aux barricades ; on assuie 
que le pont Saint-Ange, le Vatican et divers auires édifices sont mi- 
liés ; les Francais les plus exaltés do la colonie ont protesté contro 
ròbcupation, Us ont offert de monter les premiers sur le barricades; 



1 



51 

Si nvaraiò egli dunque con prestabilito disegno di d^rci lin as- 
salto e Io diede, e se non sorti Teffetto ch'egli ne sperava ne 
dOfeMàft gloria al valore dei nostri che gli ruppero tra mano 
il [(Tonetto, che come abbiam veduto non era né bene ordito né 
Aen eohdottò. Con tutto ciò nei suo rapporto ebbe cuore di 
asserire che dopo le grandi battaglie napoleoniche la giornata 
del 30 aprile era delle più gloriose a cui avessero mai preso 
pnrte le armi di Francia (1). 

XXVIII. Non è da preterire l'altro rapporto che lo stesso ge- 
nerale inviò al ministro degli affari esteri Druin-de-Lhuys : ivi 
pure entrano le usate menzogne , e singolarmente quella ripe- 
tata a sazietà non tanto dai profughi di Gaeta che sognavano di 
Bssere desiderati da un popolo che come padroni li sopportò 
& vero per secoli ma non li ebbe amati giammai; quanto dai pro- 
Kiptori di questa infaustissima spedizione francese, che cioè sta- 
nano i Romani a braccia aperte aspettando le cristianissime 
kxitìi che affrettassero il ritonio del papa. Il governo repubbli- 
^mOy continuava, divenire ogni di più odioso al popolo; crescere 
^ imposte pel mantenimento di sessanta mila soldati, quando 
appena n'avevamo (ed egli lo sapeva da fonti sicure) un venti 
poih, e agguerriti soli sei o sette mila, tutta feccia di Lombardi, 
li'flenovesi e di stranieri. Gli partecipava d'aver in Civitavec- 
dlia ricevuto una lettera del pontefice ed altra del cardinale 
^Monelli per mano di monsignor Valentini mandato dal papa 
^ governare quella città e provincia ; persuaso però quel prelato 
li non dover per nulla impedire la libertà d'azione all'armi 
hlheesi, se n'era tornato a Gaeta: gli soggiungeva d'aver scritto 
J si^idor de Rayneval che disingannasse gli esuli di Gaeta 
UHè ^vi illusioni che si facevano sullo spirito pubblico delle 
io{N>Ia£ioni romane, non amiche di fermo all'anarchia presente, 

di cuore avverse al clericale dominio; informavalo che il 



ai portes de Rome sont fermées, et il est défendu aux voyageurs de 
•rtir de la ville. Monitév/r Universel, séance 7 mai 1849, pag. 1708. 
(1) Catte joumée du 30 avril est Fune des plus brillantes auxquelles 
li troupes francaises aient pris part depuis nos grandes guerres. 



52 

P. Ventura fuggito per forti paure da Roma gli aveva dettola 
Castel di Guido per commission de' triumviri (logica singoUft 
del generale Oudinot, un fuggitivo che porta imbasciate per parte 
di quelle stesse autorità da cui fugge ! ) potersi ancora dopò i fatti 
del trenta aprile conciliare le cose, sempreccliè il governo fran- 
cese si obbligasse a non imporre forma di reggimento allo Stato 
romano; al che aveva egli risposto di aver già dato a conoscere 
quali fossero le intenzioni del suo governo e come egli era an- 
cor pronto di entrar da amico in Roma benché Taccaduto ^ 
fornisse ogni ragione di mostrarsi severo. 

Non ci arrestiamo a confutare per singole tutte le parti favo- 
lose , inesatte o esagerate di questo infedele rapporto. Per cij 
che riguarda la nostra truppa ne abbiam ragionato quanto basta 
nel libro sesto, ove i nostri lettori sono largamente forniti dei 
documenti all'uopo per combattere qualunque calunnia. Intona 
all'anarchia che di mala voglia soffrivamo in Roma, secondi 
ch'esso insinua, potremmo rimettere a quanto è già copiosa- 
mente discorso nel libro primo e terzo ; ma ci piace di qui no- 
tare un fatto tutto proprio del trenta aprile, ma per sé solo 
bastevole per vendicare da ogni malignità il nostro repubblicano 
governo. Al primo colpo di cannone una folla di popolo invase 
il Ministero di guerra, altra i quartieri per aver armi a com- 
battere, e in un subito ci vedemmo come per incanto non più 
tra un popolo di cittadini ma tra un esercito di soldati. N'eraB 
pieni i ripari, i bastioni, le mura, e chi mancava deirarmi à( 
non bastarono alle richieste correva a trasportare feriti e morti, 
altri a recare provvisioni da fuoco e da bocca, e le donne, 1« 
donne istesse furono viste con calde parole animare i fratelli « 
i mariti, e questi prodigi accadevano pur frequenti fra quei Tras- 
teverini che si decantano a torto per aderenti del papa quando 
essi veramente non erano che Romani e della romana indipen- 
denza orgogliosi. Fu spettacolo di tenerezza e meraviglia il 
trovarsi la sera nella ispezion degli ospidali due giovanetti dai 
quattordici in quindici anni rimasti feriti con gioia perchè ave- 
vano contro lo straniero difesa la patria (Doc. LXXIX). Senza J-- 
minaccia di castigo e sopra un semplice invito i dieci mila 



l 



53 

a guardia nazionale furono all'istante sull'armi, 6 all'appello 
nancarono appena 225 o assenti da Roma o infermi. Il fervore 
'avversare il dominio de'preti che tutti sapeano volersi ri- 
ilÌT colla forza dalla spedizione francese era ancor cosi ar- 
te nell'animo de' Romani il giorno appresso che quando sul 
e S. Angelo apparve il tricolore vessillo in luogo del rosso 
ruppero in minacce, che non volevano pace e tregua , ma 
rra a morte contro i satelliti del regno temporale de'papi 
e. LXXX) : il Ministro della guerra dovette attutire gli sde- 
avvisando il popolo che il rosso segnale di guerra verrebbe 
ipre é tosto inalberato quante volte sarebbe occorso di com- 
tere (4). 

lei P. Ventura altresì è parlato in modo cosi assurdo e fal- 
ì che il Contemporaneo lo rilevò tosto che furono conti a Roma 
spacci inviati dal generale, e lo stesso padre lo mandò a rin- 
ziare coji la seguente lettera, ove non solamente conferma 
mto erasi dal giornale asserito sulle bugie del sig. Oudinot, 

spiega ancora come se le lasciò mettere sul labbro da quelli 

lo circondavano. 

« Egregio signor Direttore. 
L'ho detto più volte a voce ed in iscritto: la mia politica è 
ì sincerità; la mia diplomazia è la franchezza. Amando però 
i rendere omaggio a tutto quello che è franco e sincero, non 
osso che lodarla e ringraziarla per quello che ha detto in- 
orno al motivo della mia partenza da Roma, nel num. 115 del 
tto pregiato giornale. Quanto Ella ha detto su tal proposito, 
ila verità, e la pura verità (2). 

> lo non ho fatto in questi ultimi tempi e non ho dovuto fare 
a menoma concessione, il menomo sacrificio delle mie con- 

1) Monitore Romano n® 34, pag. 425. 

^ U Contemporaneo aveva detto che il P. Ventura si era allonta- 
^ da Roma per una missione del Governo ; oltracciò in odio al 
•verno napoletano quale incaricato di Sicilia, e non accetto al car- 
^^ AntonelU, poteva ben credere che invaso lo Stato dalle quattro 
^^^ze la sua persona non era sicura. 



56 

generale Oudinot al general comandante le romane truppe: ayere 
la giornata di ieri lasciato nelle nostre mani alcuni Francesi; 
perchè si avesse da noi una testimonianza de' sentimenti onde 
era animato l'esercito di Francia, diceva d'avere egli stesso ri- 
mandato alcuni de' nostri che erano rimasti prigioni. Ricordan 
che il generale in capo prima di abbandonar Civitavecchia aven 
permesso l'uscita dal porto a due bastimenti con bandiera sarda 
benché sapesse che portavano truppe lombarde, piemontese 
d'altre nazioni evidentemente dirette ad ingrossare le nostre 
file. Offeriva in nome del medesimo generale Oudinot la liberti 
di cinquecento uomini da lui trattenuti in ostaggio a Givitavee- 
chia, numero maggiore dei prigionieri francesi. Avvertiva essere 
suo desiderio che questi ritornassero con armi e bagagli. We 
offerta soggiungeva non poi ersi rifiutare senza violazione mani- 
festa del diritto militare e delle genti. Pensassimo che il gene- 
rale Oudinot aveva fatto distribuire le paghe in Civitaveccliia 
alle truppe romane e rimandato liberamente a Roma il batta- 
glione venuto a cambiar guarnigione sul punto che egU stava 
per partire. In iscambio di tanta generosità chiedeva che fossero 
da noi Immediatamente rimessi al campo francese i soldati per 
loro ardimento caduti nelle nostre mani. Si appellava alla testi- 
monianza di nostri eminenti uomini stati sempre accolti come 
parlamentari con molta amorevolezza da loro , e sperava che 
egual trattamento si avesse dal canto nostro il parlamentario 
renditor della sua affidandolo al nostro onore (Doc. LXXXI). 

Abbiam qui pure a rettificare diverse affermazioni. La prima 
cosa i due bastimenti sardi non avevano a bordo che un balta- 
gliene lombardo, e niente affatto truppe piemontesi o d'altre 
nazioni. Appresso i 465 uomini che si chiamano ostaggio erano 
stati disarmati a forza dai Francesi nell'atto che il comandante 
colonnello Melara sgomberava tranquillamente la città uscendo 
per porta Campanelli. Per la paga alle nostre truppe non ?i fece 
coH'oro di Francia ma nostro e n' erano in diritto le romane 
milizie non ancor vinte, anzi non ancora nemiche. 

Il nostro ministro della guerra accolse di buon grado le do- 
mande del generale Oudinot sol richiedendo che dovesse egti 



57 

estituirci le armi sequestrate a Civitavecchia. Erano 197 casse 
i focili approdate colà sul Traiano poco prima che giungesse la 
pedizion francese. Il ministero della guerra ansioso di averle al 
MÙ Ireste possibile aveva tutte sollecitate le autorità perchè le 
naiidassero tosto a Roma fosse pur col mezzo dei cavalli di 
posta. Per colpa di chi non sappiamo l'ordine del ministro non 
Tu eseguito, e le armi erano ancora a Civitavecchia quando i 
Francesi vi giunsero. Il generale Oudinot poco o nulla scrupo- 
loso nel disporre delle cose nostre se ne impadroni air istante. 
Datasi pertanto questa occasion favorevole del cambio de' pri- 
gionieri, il ministro si tenne in obbligo di chieder quell' armi. 
Il generale Oudinot appena ebbe contezza delle condizioni po^te 
èi noi, trovò che dire sulla proposta del luogo che noi indica- 
vamo per ottima al cambio dei prigionieri, ed era alle porte di 
Roma. Pareva a lui che si dovesse fare, secondo il costume, in 
M punto intermedio delle due armate per conservare la egua- 
g&Qza delle parti cosi necessaria in ogni convenzione. Gli si 
rópose assai ampiamente come in tutte le condizioni il guada- 
gno, maggiore era suo e non nostro ; che noi finalmente rende- 
mmo uomini presi coll'armi alla mano, ed egli uomini fatti pri- 
gioDi in tempo di pace e quando colti alla sprovvista né potean 
^mpoco difendersi volendo : averci noi a guardare dalle vicine 
iRippe napolitano, e dolerci d'occupar milizie in accompagna- 
mento di prigionieri. Per mostrargli però che noi non amavamo 
tì andar per simili lungherie, adempisse alle nostre inchieste 
^ inviasse le armi, e noi accompagneremmo anche fino a Palo 
4i che cosi voleva i suoi prigionieri. Anche dopo tali risposte 
fl generale teneasi sullo schizzinoso , e il nostro governo per- 
4^ pazienza lo confuse con atto di tale generosità che anderà 
testimonio ai futuri dell'alto animo degli Italiani. I Triumviri 
andarono fuori il seguente decreto: 

Considerando che tra il popolo francese e Roma, non è, né 
fttò essere stato di guerra ; . 

Che Roma difende per diritto e dovere la propria inviola- 
<^ilità, ma deprecando, siccome colpa contro la comune credenza, 
**gni offesa fra le due repubbliche; 



58 

Che il popolo romano non rende mallevadori dei fatd f un 
governo ingannato i soldati che combattendo ubbi(firono; 

IL TRIUMVIRATO 

DECRETA : 

Art. 1.® I Francesi fatti prigionieri nella giornata del 30 
aprile, sono liberi, e verranno inviati al campo francese. 

Art. 2.® Il popolo romano saluterà di plauso e dìmostraMe 
fraterna, a mezzogiorno, i bravi soldati della Repubblica sorelli 

Roma 7 maggio. 

/ Triumviri 

Carlo Armellini — Giuseppe Mazzini — Aureuo Saffi. 

XXX. sia il secolo da lunga stagione non più avvézzo a hA 
liberali e forti in guerra, o sia malignità di uomini capad a ca- 
lunniare il bene e la virtù anzicchè rendere una sola voltt pt 
stizìa ai loro avversari, avemmo a leggere sui giornali fraiM 
che meglio ambivano gloria di equi e temperati scrittori te fA 
sinistra e gesuitica interpretazione che mai dar si potesse alMl 
nobil decreto della Romana Repubblica. La Patrie, il Cmiiàitir 
tiannel, e finanche il giornale dei Débats lo presero per unari- 
soluzion di paura, e lo dissero finniche strappato a forza dal ; 
popolo romano cosi tenero amator de' Francesi al tiranno Mai- 
zini. Noi non abbiamo posto Tanimo e la penna a scrivere la 
storia per conto di nissuno: noi amiamo e sosteniamo prìnci|HÌ 
e non uomini, e Torte ci cuoce la stolta impresa di coloro chea 
screditar principii li vanno come personificando in alcuno, sul 
cui dorso fabbricano poi tante calunnie con arte inventata dai 
gesuiti, che ne venga disdoro al principio medesimo e lo prenda 
come in uggia il volgo dei più. Noi tetragoni ai colpi della ma- 
lignità e amici non timidi del vero non abbiam nulla a nascon- 
dere, non temiamo di nulla, e diani lode al Mazzini della calda 
parte che prese a quella risoluzione ; ma nel tempo stesso dob- 
biam dire che il primo pensiero di quella generosità è dovuto 
airegregio professore Ercolani di Bologna. Levossi egli a prote- 
stare in piena assemblea dei deputati contro le offerte del gè- 



ivamo alta vigilia di vedere eternata iti Hoiiia la Cosli- 

i richiamavano alla memoria la lepida pruteziane della 
a nel 1831 quando poteva dal governo gregoriano aiutare 
ili iu Ancona, e in quella vece nella persona ite' suoi sol- 
sisteLIe impassìbile al suppliicio d'alcuni. 
Altri più avveduti senza paragonar tempi con tempi, né 
srare quanto sìa dai Francesi del 1831 a quelli de! 1849, 
V far caso alcuno delle parale del governo dì Francia pro- 
te a Parigi in pubblica assemblea guardavano alla natura 
iti, e nulla auguravan di bene dalla reslaufazione benché 
Ita coll'armi della Francia. Non poìittcamlu essi col cuore 
i passioni, ma qual si conviene coll'acume della mente, a 
covano sperare libertii dai preti? Anch'oigi son quegli 
nomini caparbi e incorreggibili cbe non ammettono verun 
■ progresso e dogmatici nella fede sono ancbe dogmatici 
^'erno, e fanno come sempre fecero perchè pensano come 
3 pensarono. Vedete, proseguivano, qnal accoglienza ebbero 
I le deputazioni delle due Camere incamminatesi per andare 
acquale quella della consorteria di Bologna: osservate 
«none del papa nel respingere ogni via di conciliazione 
ngannati suoi popoli. Leggete la famosa enciclica del 20 
che da tiaeta vi dichiara di aver dato lo Statuto per forza 
i ne' suoi motu-propri asseverasse di darlo di sua piena e 
nea volontà. Non è questo un confessarvi aver egli al par 
altro uncuorda prete nel petto che simula a parole amore 
ibertii costituzionali, mentre sono intimamente da lui con- 
io? Quàl follia confidarsi in uomini di simil tempra ! Che 
Àde^;amljBBgtóW*^iil vocale a spargere il sangue nostro? 
i„ ... — .-^ . -u ., gji^iij^jj jj potere assoluto, 
SSima parte alienalo colle 
Iti- ora il pensar di coloro 
^i quiislUui^a co» mano 
iji, mleii- 
bcrlii del 




«0 
veTvì?a. Pfirlaroiio alcuni Italiani sensi di fratellanza e i 
patrio, e congegnali concetti riposero alcuni Francesi, { 
gli jaltri sempre applauditi dalla Mia. Date le mosse a 
bandia una guardia nazionale portava il vessillo francesi 
officiai francese il nostro , si attraversò fira innocenti tur 
allegrezza piazza Colonna e per la via dell'Orso si prose 
a Castel Sant'Angelo e San Pietro. Qui gli officiali cerca 
entrare per vedere il gran tempio, e tosto, vi entrarono i 
i soldati e il popolo. Nell'ammirar che facevano quella ii 
mole udissi una voce che gridò: Francesi ed Italiani 0| 
prostri davanti all'Onnipotente, e sollevi una preghien 
libertà de' popoli e per la fratellanza universale. Fu si] 
tutti inginocchioni pregarono. Usciti del tempio popolo e 
8i riabbracciarono per l'ultima volta all'ultima barricata 
Cavalleggeri mettendo grida festose e giurando amicizia 
tra i repubblicani di Francia e quelli di Roma. Se pu( 
sarsi mai ombra di perfidia in simili espansioni di cui) 
non sappiam più come schermirci in questa misera terra 
gello degli eterni sospetti. 

XXXII. Giunti i prigionieri al campo afifretlossi il g 
Oudinot ad inviare il giorno appresso i suoi ringrazian 
nostro ministro della guerra, e volendo pure con altr 
cortese rispondere alla nostra generosità scrisse d'aver i 
dine perchè si lasciasse venir libero da noi il battaglione 
cosi prepotentemente come abbiam detto trattenuto a Cr 
chia. Richiedeva a un tempo istesso gli si rilasciassero i due 
francesi del genio Leblanc e Roissonet, e si autorizzasi^ 
tire il signor Mercier. Aderiva il nostro governo non alt 
dizione ponendovi che la pronta messa in libertà del M; 
preside di Civitavecchia. La sera stessa il generale si v 
nanzi i tre Francesi da lui mentovati e mentre stavano e 
lui anche i due nostri deputati del popolo colà di passai 
alla volta di Londra, dettò altra lettera di ringraziamei 
stesso ministro della guerra confermando la data pai 
guardo al battaglione Melara, ed assentendo alla libera: 
Mannucci. Solo volle rispetto a quest'ultimo giustifican 



61 

resto incolpandolo di aver fallito alla data promessa di servire 
la causa francese (Doc. LXXXII). Avvezzi i nostri lettori a co- 
gliere cosi spesso in bugie il generale Oudinot si persuaderanno 
di leggeri del perchè noi non dubitiamo dì negar fede a questi 
suoi detti. Quanto alla restituzione che il generale ci fece de' 
nostri bersaglieri è da sapere che ci vennero tornati senza 
fucili .anzi perfino senza bagaglio. N'ebbero quei bravi tanto 
rossore e dolore che giurarono non entrare in Roma se prima 
non si fossero provvisti delle armi strappandole al buon bisogno 
di mano a qualche avamposto nemico. Giunti infatti alle mura 
di Roma fecero sosta come per istudiare un assalto. H nostro 
governo informato della intempestiva benché generosa risolu- 
zione ad evitare una zuffa spedi loro gli archibugi ed ogni altro 
soldatesco arnese con che presentarsi militarmente in città. Vi 
furono quindi accolti fra gli amplessi fraterni delle altre milizie, 
e nulla accadde che potesse funestare la gioia del loro festeggiato 
ritomo. 

XXXni. Compiuta l'opera della restituzion dei prigioniil ge- 
nerale Oudinot con dispaccio telegrafico al suo governo diceva: 
la condizione fisica e morale della truppa non poter esser mi- 
gliore: il governo romano non avere in suo potere che una 
trentina di Francesi feriti, del resto neppur un zaino. Cosi quel 
generale seguitava le sue millanterie, quando avrebbe pur do- 
vuto avvedersi dello scoraggiamento prodotto nelle sue file 
dalla degna resistenza dei Romani non che delle condiscendenze 
al di là del consueto usategli dopo la vittoria dal nostro governo. 
Non potendo anzi a lungo celare al gabinetto di Francia il fatto 
dei prigionieri s'appigliò al partito di malignare e l'otto mag- 
gio scriveva al Ministro : « Io credo avervi partecipato che nella 
giornata del 30 aprile intomo a duecento uomini del ÌO^ con 
dcuni officiali trasportati dal loro ardore ^ e attratti anche da 
>arole di conciliazione erano per porta San Pancrazio entrati a 
loma ed ivi lasciatisi prendere. Or èssi ritornano. Ho creduto 
lon dovesse la Francia restare indietro in fatto di generosità , 
d ho per conseguenza ordinato al governator francese in Civita- 
ecchia di rendere la Ubertà al battaglione dei cacciatori romani 



e» 

tmaàè^nóVk fnaJMmnu fio fttto mtht ditfè al govatm-àli 
Romaiia fiifillMicft éBéetevàjBi iÉleisi(jlne die ìmewoÈnfimSÈ' 
di lai «do jroeedere li ^òaeetoser^ i MlVaeómlotli m^MHi^ 
naricmli o Stranieri di qiialiiii<iii6 peesa cbe amàtaéró i»^^ 
dalla città «^ (1). ^ • . 'W 

Se i F^rancesi entrassero per la porta di San Pamerano sj^iiÉilf, 
dd proprio takre, « dalle ingàimeToIi parete . dtd aostri ff Iltp^ 
toro n'è bastantemente islmito da quanto fti ra|(H)nalO'*i|l^ 
sfjfgrti e assai per disteso; di che non Mcòr^' intralténelcdi |fl^ 
oltre sai eilevare simili mesdaci. Vogliasi: più j^Mo di 
a^gianto'la noia boendogli osservare ehe in t|aestò -stìBsio 
porto il generale esea in una invonzieil fNiétìca 4a 
fl SanGÌo*Panza e l'Orlasdo innimiorato. JMehà d x ih l iy 
dioe, riùmteìMio eht il forU di FiumUHHO ci ptkpa 
vani^giB di. 0gtiii$krele nettiis rèlamtì eoa Aww flM>És^JMa 
ftinmto, ed il 20-» di linea W ei è finiemente e^feeUà^ 0^ 
piccolo manuale di geografia insegna a chi vuole òhe.Fj 
non è né una dttà^ né un porto, tii una fottasai, ma niià 
pUcerada con poche dise dove tmto al piùsaraimé ubfSO 
tatm. Chi poteva mai sognare che dovesse divcanhre m ^òmeKf 
di vanto militare Toccupazione d'un luogo cosi insignifteaiM 
Eppure non solo il generale ma anche il suo storico anònunò^ 
l'hanno tramutato in sito da storia^ e quasi dissi in teatro dr 
guerresca bravura. Quest'ultimo con fronte iimperterrita at» . 
ferma che la popolazione ebbe lietamente accolti i Francesi (I). ' 
In quella vece avendo essi mandati il giorno cinque magpa j 
un officiale con venti cavalli a correre tra quelle quattro casa» 
e domandato avendo se bisognava forza per mantenere la féh 
bliea tranquillità si uditon rispondere che venendo anzi i Fnoh 
cesi avrebbero posto l'allarme fra quei poveri pescatori. Velài 
al brigjadiere N perchè li seguisse co' suoi due dragoii' 

(1) Moniteur Universel, 16 mai, pag. 1793. 

(2) Ibidem. 

(3) Prède BistoriqvSy etc, pag. 35. 

(4) 11 flit accueilli à Fiumicino aree des démonstrations de sympi^ 
thie non équivoques. Préois, eie, pag. 86. ' 



i 



6g 

CQiQe camerata e fratelli, n'ebbero un aperto rìikUo e dovettiRTo 
CQlla for^a disarmare e trascinare quei bravi (Doc. LXXXin}. 
Dopo questa riconoscenza ecco giungere il 20™'> di linea a cas»- 
peggiar Fiumicino dove altra potenza doveva in breve racco* 
gliere più altri allori, e con più ragione come quella che ha 
comune la patria e la lingua col tremendo combattitore dei mu* 
lini a vento. Chi poi fosse curioso d'indovinar la ragione perchè 
aquell'ardua impresa fosse di preferenza destinato il 20™<>, po- 
trebbe, ci pare^ trovarla non tanto nello spirito liberale onde 
ers^ più d'ogni altro informato cotal reggimento, e però meno 
Tavorevole aUa spedizion contro Roma, quanto e più perchè ad 
e^ appartenevano i prigionieri stati cosi ben trattati da n(M, 
Biìon tanta generosità restituiti. Diveniva pertanto la lor pre* 
36WHL al campo un pericolo non forse guastassero le altre file 
Udacendole a rispettare con noi anziché combattere contro 
ili noi la causa della libertà. Noi non sapremmo vedere altra 
ragione del [falsificarsi cosi fattamente la verità da mandarne 
Enori rapporti che sono persino ridicoli. Se però queste fallaci 
notizie giovarono in qualche modo allora per coprire l'iniquità 
ddla aggressione contro Roma, speriamo divengano di norma 
Bi futuri per dare quel valore che meritano ai bugiardi relatori 
di Francia. iPra i quali dobbiamo anche annumerare il contro- 
IHnmiraglio Tréhouart, un cui dispaccio telegrafico pubblicato 
dallo stesso ministero di Parigi accusava ricevuta d'una lettera 
del generale Oudinot del 13 maggio da Castel di Guido nella 
^ale davansi per certe le proposte di sommissione fatte dai 
Komani (1). A noi duole che uomini dì cosi alto grado militare 
Scendano tanto basso da parlare il linguaggio della menzogna, 
fi ameremmo meglio dissimulare o tacere tanta turpitudine 
le lo consentisse l'imparzialità della storia. Non caddero mai 
idl'animo d'alcuno pensieri o trattative, e molto meno si ci- 
Bentarono mai proposte di sommissi(me. Gli sciagurati che con- 
liaravano ai danni della libertà d'Italia poterono soli inventarle 
Da più a disdoro di loro stessi che nostro. 

(1) Moniteur Universel, 17 mai, pag. 1805. 



64 

S'incominciò solo a negoziare, non però mai per sottometteTci) 
quando giunse il signor Lesseps vale a dire non prima della 
mattina del 15 maggio. Rusconi e Pescantini passarono soliai 
campo quando partirono come abhiam detto per Londra, furono 
invitati a far colazione dal generale Oudinot, parlarono delle 
cose del giorno ma non dissero sillaba che avesse la più lon- 
tana idea di trattative ; che non ne avevano alcun carico dal ' 
nostro governo. Fuori di loro niun altro de' nostri vide in quel . 
frattempo il generale. Se dunque son essi gli inviati a cui pare 
alluda il dispaccio, rimane manifesto il mendacio. Roma sempn 
ferma nel suo proposito non piegossi ad atto di viltà giamoML 
Conosceva e sapeva la potente nazione che le faceva la guent 
ma essa amava meglio succombere al fato iniquo che peidere 
vanto di città risoluta e amica di libertà. La giornata del treati^ 
aprile conferi non poco ad accrescere cosi nobile orgoglio irf 
petto dei Romani. 



LIBRO OTTAVO. 



Sommarlo. 

• 

destato in Europa per la sconfitta dei Francesi il 30 aprile 
jntimento dei Francesi — Voto dell* Assemblea Costituente — 
)zza del medesimo — Parole del ministro Drouyn-de-Lhuys 
ori dell'Assemblea — Lettera del l'residente della Repub- 
1 generale Oudinot — Ordine del giorno del generale Chan- 
r — Interpellanze di Ledru-RoUin, Giulio Favre e Dupont 
sac — Risposta e vittoria del ministero -*- Invio a Roma del 
Ferdinando di Lesseps — Istruzioni date al medesimo — 
?nere proteste di Odilon Barrot a favore della libertà ro- 
— Dispaccio di Drouyn-de-Lh,uys ai due ministri d'Harcourt 
yneval a Gaeta — Dispaccio telegrafico del dieci maggio al 
le Oudinot — Arrivo del Lesseps al quartier generale — 
itrata in Roma — Sospensione d'ostilità — Nota del triumviro 
li sulla questione romana — Nomina dei deputati Agostini , 
)t e Sturbinetti a commissari dell'Assemblea — Progetto 
sseps — Dispacci del Lesseps al signor Drouyn-de-Lhuys 
Mamiani presentato al Lesseps — Opinione dell'inviato 
linario francese intorno ai nostri Costituzionali — Tentativi 
ulti — Il progetto del Lesseps rigettato — Secondo progetto 
xeto dell'Assemblea Romana intorno al medesimo — Nota 
ium virato — Progetto di Carlo Bonaparte presentato al ge- 
Oudinot dal ministro degli Stati Uniti signor Cass — In- 
ai palazzo dell'Ambasciata francese — Dichiarazione del 
de Oudinot e del Lesseps — Il Lesseps ^i ritira al campo — 
de rOudinot da un improvviso attacco contro Roma — Nota 
iumvirato, e risposta del Lesseps — Arrivo del ministro di 
vai al quartier generale - — il Rayneval riprovili la condotta 
dato straordinario — Risposta del Lesseps — Ultimatum dei 
jsi — Risposta del Municipio Romano, del Triumvirato, e 
progetto ^r- Disaccordo tra l'inviato straordinario ed il ge- 
intomo a questo progetto — L'Assemblea Romana accetta 
lificazioni suggerite dal Lesseps — Progetto definitivo — Il 

. II. — 'ì Memouie Storiche. 



66 

generale Oudinot riQuta di sottoscriverlo — Il governo francese 
richiama il Lesseps — Partenza del medesimo e promessa ai 
Triumvirato — Interpellanze nella Assemblea Legislativa — Ri- 
sposta del Ministero — Il Lesseps messo in accusa è condannato. 

I. Destò rumore in^ Europa la sconfìtta che ebbero a toccare 
i Francesi nella giornata del 30 aprile. Le nazioni rivali si com- 
piaceano di questa umiliazione della vanità francese, e gli sp- 
riti in Francia ne rimasero, come era ben naturale, profon- 
damente addolorati. Ad ogni altro sentimento ivi prevale pi& 
che per tutto altrove quello dell'onor nazionale, e quando questo 
venga offeso i partiti anche più differenti e nemici ne restano 
egualmente commossi. Il governo di Francia avvisò trame van- 
taggio, e con menzognere notizie procacciò di mettere in odio 
alla nazion francese il nome della Romana Repubblica. Non 
giunse però ad ingannare che chi volle essere ingannato. I 
deputati dell'Assemblea non venduti ad alcuna fazione e ve- 
ramente liberi svelarono le trame ingannevoli del ministero, 
incolparoiro di reazionaria la sua condotta, e i nostri lettori 
avranno presenti le interpellanze fatte nella seduta del 7 mag- 
gio sugli avvenimenti d'Italia per noi ricordate nel secondo 
libro. Ivi toccammo i torti manifesti del governo, ma qui non 
vogliamo dissumulare anche quelli della stessa Assemblea, la 
quale nel suo voto decisivo contro la riprovevole condotta dei 
ministri statui si continuasse col suo consenso l'intervento, 
quando era suo dovere il sospenderlo all'istante e richiamare. 
Non aveva essa il dritto della pace e della guerra ? Dopo ac- 
cettato e consentito il famoso programma di Lamartine, dopo 
votato l'affrancamento d'Italia, e la ricostiluzion della Polonia, 
e il patto fraterno coll'Alemagna , ella si rimase spettatrice 
immobile dell'invasione austriaca in Piemonte e in Toscana, 
ella autorizzò l'intervento delle armi francesi nell'Italia cen- 
trale, ed ella quando pur si accorse che quelle armi erano 
rivolto a combattere i principii della sua stessa costituzione, 
permise che in Italia restassero, e l'iniqua opera proseguis- 
sero. Questo suo non leale procedere la trasse ad agir di con- 



67 

serva coH'Àiistria contro la causa dellsr libertà de' popoli, a cui 
dovea per i suoi stessi principii protezione e tutela. Avendo 
essa decretato lo sbarco della spedizion francese a Civitavec- 
chia non si espose forse ad occhi aperti al pericolo d'una guerra 
fraterna inevitabile se noi respingevamo lo sbarco? E si il 
nostro governo, ove lo avessero obbedito le autorità del paese, 
▼dea Sb resistesse, e allora non era la costituzione francese tra- 
dita per colpa dell'Assemblea, e non dovea sul capo di lei rica- 
dere ogni goccia di sangue italiano e francese che si fosse sparso? 
Se dunque ella era già stata ingannata la prima volta a Civita- 
vecchia dalle dichiarazioni del ministero che l'assicuravano dei- 
Tessere noi disposti ad accogliere amichevolmente l'intervento, 
se ella stessa avea dovuto convincersi dai dispacci officiali che 
non ostante la nostra espressa volontà di resistere il generale 
Oudinot aveva voluto marciare su Roma e il ministero rispon- 
deva di quel passo, come scusarla di essere negli errori mede- 
simi ricaduta lasciando che l'intervento continuasse? Le parole 
del voto che richiamavano la spedizione francese al suo scopo 
primitivo erano cosi vaghe e pressoché insignificanti che lo 
stesso ministro Drouyn de Lhuys <ic quanto a noi, disse, siamo 
ìntimamente convinti essere la spedizione di Civitavecchia stala 
diretta allo scopo che è conforme agli interessi della Francia, 
conforme alle parole da noi pronunciate da questa tribuna , e 
noi nulla non abbiamo a cambiare nella nostra condotta, né 
dobbiamo ritrattare alcuna delle nostre parole, lo vorrei foste 
più aperti. 11 vostro invito a riportar d'ora innanzi la spedi- 
zione verso lo scopo indicato dall'Assemblea nazionale, mi suona 
assai vago. Siate più franchi e più recisi. Non restano che due 
: partiti a prendere, o dichiarar che l'Assemblea intende sostener 
la Romana Repubblica contro i suoi nemici interni ed esterni, o 
inviar l'ordine alla spedizione di retrocedere, e nelle mura di 
Civitavecchia rinchiudersi ». Qui la parola del ministro inter- 
ruppero voci alte e molte dal lato sinistro accettanti quest'ul- 
timo partito ; « ma no, rispondeva il ministro, non è questo il 
momento di far rinculare la nostra armata avendo la certezza 
xhe l'intervento napolitano s'avanza, ed un esercito austriaco & 



68 

in marcia contro gli Stat^ Romani» (1). Or come potè TAssem- 
blea tollerare più oltre un ministero che con tale arrogana 
annunciava la pertinacia ne' suoi disegni stati da lei riprovati? 
Come appagarsi di un voto cosi indefinito, vago ed elastico die 
11 signor Odilon Barrot nella seduta del 9 maggio vi si appoggia 
per sostenere come egli diceva la causa della umanità e liberti^ 
ma come era di fatto la cominciata impresa d'instaurale il go- 
verno papale con qualche istituzione di liberale apparenza? 

II. Quanto poi non crebbero anche più i torti dell'Assemblai 
per la seduta dell'undici maggio ove si lasciò strappare un volo 
di fiducia? I deputati Ledru-RoUin, Giulio Favre e Dupontde 
Bussac l'arringarono fortemente facendole conoscere che il po- 
tere esecutivo non faceva alcun caso delle sue sovrane delibo- 
razioni. Era nota a tutti la lettera del presidente al generale 
Oudinot che con enfasi imperiale dicea: 

« Eliseo nazionale, 5 maggio 1849* 
» Mio caro generale, 

y> Sono vivamente afflitto dalla notizia telegrafica che annufl- 
zia l'inaspettata resistenza fattavi sotto le mura di Roma. logo- 
rava, come sapete, che gli abitanti di Roma aprendo gli ocdà 
all'evidenza, accogliessero amichevolmente un'armata che ve- 
niva a compiere presso di loro un atto di benevolenza e sen» 
interesse; la cosa andò ben diversamente: i nostri soldati sono 
stati ricevuti come nemici, vi va dell'onor militare, ed io non 
sofl'rirò che gli venga fatto oltraggio. Non vi mancheranno rifl- 
forzi; dite ai vostri soldati che io ammiro la loro bravura, io 
divido i loro travagli, e potranno essi sempre conlare sul tó^ 
appoggio e sulla mia riconoscenza. 

» Abbiatevi, o mio caro generale, la certezza che io altamente 
vi stimo. 

» Luigi Napoleonk Bonaparte. » 

Niuno ignorava che il generale Changarnier aveva dato ordina 
ai generali sotto il suo comando di notificar questa lettera dd 

'1; Moniieur. — Séance hindi 7 mai, pag. 1707. 



I 



313 
fatta inenzione pur del nome della Francia né di quanto patirono 
i nostri bravi. Ogni insulto fatto alla nostra bandiera o al nostro 
uniforme va dritto a ferirmi il cuore e io vi prego di farla bene 
intendere, che se la Francia non vende i suoi servigi esige 
almeno che le si sappia grado de'suoi sagrifici e della sua abne- 
^zione. 

» Allorché le nostre armate fecero il giro deirEuropa, lascia- 
rono come traccia del loro passaggio la distruzione degli abusi 
della' feudalità e i germi della libertà. Non fia mai detto che 
nel 1849 un'armata francese abbia potuto agire in altro seoso, 
e condurre altri risultati. 

j> Dite al generale che ringrazi in nome mio l'armata del suo' 
nobile contegno, lo ho saputo con dispiacere che anche fisica- 
mente ella non era trattata coi dovuti riguardi: badate che non 
si trascuri nulla di quanto occorre alle nostre truppe. 

» Abbiate, o mio caro Ney, per vostra la mia sincera amicizia. 

Luigi Napoleone Bonaparte (1). » 

XIV. Con qualunque intenzione fosse dettata una tal lettera certo 
è che non riusci a nulla. La Corte di Gaeta non cambiò stile, e il 
Ministero di Francia non volendo mai alla ostinazion papale op- 
porre la forza titubava incerto se riconoscere o no come atto del po- 
tere esecutivo la lettera del Presidente. I diplomatici intanto non 
ristavano di instare a Gaeta per qualche concessione che avesse 
almeno apparenza di liberale, e cosi il papa più per togliersi la 
noia di tali instanze che per volontà di tenere quanto pro- 
metteva s'indusse a pubblicare il Motu-proprio che qui ripor- 
tiamo per intiero acciocché le generazioni avvenire imparino di 
quanta libertà sotto Pio IX fruivano i disgraziati abitanti dello 
Stato Romano. 

<( A' suoi amatissimi sudditi. 

i> Non appena le valorose armi delle potenze cattoliche, le quali 
con vera filial devozione concorsero al ristabilimento della piena 

(1) Moniieur Universel 1849, num. 250. 



70 

•che alla politica loro, a quella politica che io mi guardo dal 
qualificare, è dovuto cotanto infortunio. Infine proponeva che 
senza richiamare la spedizione dovesse la Francia rendersi me- 
diatrice armata nella questione di Roma. In tal guisa i tre ora- 
tori della opposizione proposero tre differenti voli che parzial- 
mente combattuti dai ministeriali fmirono per dar piena vittoria 
al gabinetto che ottenne dalF Assemblea un voto di fiducia, ac- 
cettando con un ordine del giorno puro e semplice per ben fatto 
ciò che nel giorno sette avea dichiarato essere irregolare e tra- 
viato dallo scopo. 

IH. Il ministero uscito cosi vincitore dalF assemblea troppo 
fiacca e mal risoluta nel bene comprese esser per lui perico- 
loso il metter subito mano airadempimento de' suoi disegni. La 
pubblica opinione della Francia lo intimoriva, le vicine elezioni 
d' un'altra assemblea l'obbligavano a molti riguardi, ebbe dun- 
que bisogno di guadagnar tempo. Pensò quindi sin dal gioì» 
otto subito dopo il voto vago del sette spedire il signor Ferdi- 
nando Lesseps al campo del generale Oudinot con istruzioni di 
aprir trattative di accomodamento con il governo di Roma, sena 
però mai compromettere né impegnare la parola di Francia. 
Era in breve questo un tranello diplomatico per tirare in lungi 
le cose fino alle nuove elezioni compiute per poi apprendersi! 
quelle deliberazioni che avrebbe la politica suggerite. Ignoriamo 
se il signor Lesseps avesse avuto sentore dell'uso che in queste 
pratiche faceva della sua persona il ministero; giudicandone 
imparzialmente dal suo procedere bastantemente leale, e dal- 
l'esito delle sue negoziazioni dobbiam credere del no. Ad ogni 
modo egli venne esecutore delle istruzioni che gli diede in 
iscritto il ministro degli affari esteri, che si possono compen- 
diare nelle seguenti : trattasse in modo col governo di Roma 
da non fargli credere che la Francia lo riconosceva per governo 
regolare ; non risvegliasse sospetti e timori nei preti di Gaeta; 
fosse promettitore di libertà , ma senza proteggere la presente 
anarchia nò dar campo a speranze della reazione avvenire ;>« 
la intendesse coi signori d'Harcourt e de Rayneval ; e vivesse in 
pieno accordo col generale Oudinot rammentandosi che ambi- 



74 

due eran chiamati a condurre a buon termine Tintrapresa delia 
Francia' (LXXXrV). A traverso le ambagi di queste istruzioni a 
a noi pare veder manifesto il desiderio del ministero di rimet- 
terci sotto il governo de' preti modificato e corretto da qualche 
piccola istituzione liberale, cui peraltro non era ancor certo di 
ottenere dal suo poter dirigente che era la congregazion di 
Gaeta. Il signor Odilon Barrot annunciando nella seduta del 9 
maggio ai rappresentanti del popolo la partenza del nuovo in- 
viato Lesseps alla volta di Roma protestò che le armi della Francia 
non avrebbero mai servito a restaurare abusi impossibili. Solite 
frasi indeterminate le quali non possiamo chiamare innocenti 
sul labbro d'un ministro che conoscea le sinistre voglie di Gaeta, 
e il mal governo che avrebbero fatto, come poi fecero i preti, dei 
popoli soggiogati a loro dalle forze straniere. Che lo sapesse 
apparisce chiarissimo dai dispaccio in quel giorno medesimo 
scritto dal suo collega ministro degli affari esteri ai due rappre- 
sentanti della Repubblica francese in Gaeta. Perla sua impor- 
tanza vale ben la pena di qui riferirlo in disteso. 

« Parigi 9 maggio 1849. 
» Signore, 

» Ho ricevuto i dispacci che voi avete avuto la compiacenza 
di scrivermi. 

» Mi duole profondamente oltre ogni credere che si duri a 
tenerci in diffidenza a Gaeta : il tempo ci farà quanto prima 
giustizia : veggo bene provenire ciò dalle influenze che preval- 
gono evidentemente nei consigli della Santa Sede. Più si ap- 
prossima lo scioglimento delle cose, più nettamente si paiono 
le propensioni pericolose che da principio si nascondevano sotto 
pretesti più o meno plausibili. Per ischermirsi da qualunque 
dichiarazione preliminare che ci potesse fare de' suoi disegni 
il Santo Padre, coloro che lo consigliano parlano sempre della 
sconvenevolezza di legargli anticipatamente le mani. Questa 
obiezione potrebbe aver luogo se si trattasse di pórre precisa- 
mente le basi d'un reggimento nuovo ; ma quando noi altro non 
domandiamo che di sapere la via n«lla quale s'intende di cam- 



72 

minare dopo il ristabilimento deirautorità della Santa Sede, 
come si può comprendere questo ostinato silenzio assoluto sema 
supporre che si abbia il segreto disegno di tornare puramente 
e semplicemente agli abusi dell'antico sistema? 

» Si parla di certe tendenze reazionarie delle popolazioiu, 
della necessità di trattarle con molto riguardo, mentre noi cre- 
diamo non si dovesse farne gran caso. Or se queste tendente 
avessero veramente la forza che viene loro attribuita, non sa- 
rebbe miglior consiglio il risolvere fin da questo momento ret- 
titudine che dovrebbe più tardi prendere il S. Padre per poteni 
resistere ? D'altra parte si crede forse essere cosa di niun mo- 
mento l'assicurare quella porzion numerosa del popolo romano, 
la cui moderazione detestando l'anarchia teme quasi egualmenle 
il ritomo di quel sistema che ha impresso un cosi tristo marchio 
sul regno di (Gregorio XVI, e che dopo morto questo Ponteiee .] 
ha reso assolutamente inevitabile una innovazione , e che pro- 
vocando una reazione violenta ha senza meno contrìbuito alle 
calamità di questi ultimi tempi assai più delle riforme fatte con 
tanta fretta, e forse ancora con troppo poca ponderazione? Gli 
uomini di cui parlo i quali, se non m'inganno, formano qn«i 
la totalità (ielle classi agiato ed istruite, si stringerebbero vo- 
lentieri anche oggi a sostenere un ordine di cose che loro 
offrirebbe franchigie d'ordine, di sicurezza e di buona amraini- 
strazion(\ Ma come pretendere che non siono gravemente inquieti 
quando veggono conservarsi un assoluto silenzio suiravvcoire' 
Non è questo un dar loro ragion di temere rhe si pensi di abo- 
lire tutte le concessioni dovute alla generosità di Pio l\, non 
eccettuata nemmeno la secolarizzazione de' pubblici impieghi, 
prima ed essenzial base senza di cui ogni riforma tentala negli 
Stati Ecclcsinstici non può essere che illusoria? 

» Non mi stenderò più oltre su questo soggetto: le tristi consi- 
derazioni che in me sveglia non vi sono affatto ignote, e voi non 
avete nulla omesso per illuminare coloro che si ostinano a non 
voler vedere le cose sotto il giusto punto di vista che si conviene. 

>> Non volendo essi lasciare ai S. Padre la facoltà di rassicu- 
rare gli spiriti con ispiegaiioni e promesse hanno con mollL*- 



73 

ila probabilità contribuito a fortificare la resistenza inaspettata 
tta alla nostra spedizione. Riposano essi sulla certezza che le 
Tze straniere riieondurranno il Pontefice ne' suoi Stati ; ma per- 
le non pensare all'avvenire che gli si apparecchia spingendolo 
I cotali vie funeste? Saranno dunque sempre perdute le lezioni 
he ci dà l'esperienza? Si dovrà dunque sempre cadere neime- 
lesimi errori? E il pretesto che hanno avuto esito infelice le ri- 
orme tentate in congiunture difficili sarà più polente di tutti 
;U argoménti della ragione appoggiati dagli esempi appresi 
Illa storia di questi ultimi tempi? Che che ne sia, o signore, i 
sacrifìci che noi facciamo in questo momento per pacificare gli 
Stati Ecclesiastici, e la responsabilità morale che ne assumiamo 
^ autorizzano senza dubbio a richiedere che non si persista più 
oltre in una via di condotta che aggraverebbe di troppo la nostra 
responsabilità. 

» Finalmente non debbono arrecar meraviglia i voti che noi 
esprimiamo. Non reclamiamo se non quanto ci era stato pro- 
messo fino al presente senza veruna difficoltà, vale a dire un 
sistema di condotta che non ha guari paréa da doversi adottare 
senza questione di sorta. Ci si ripetea continuo essere impos- 
s3)ile un ritorno all'antico reggimento, non comportarlo la con- 
iirione attuale degli spiriti né la generale disposizione d'Europa; 
^pena ci si lasciava intravedere potersi dalla prudenza richie- 
clere qualche modificazione accidentale allo Statuto Costituzio- 
nale concesso da Pio IX. La necessità e convenienza di simili mo- 
Mcazioni potranno prendersi in considerazione dopo ristabilito 
l*ordine e la pace ; ma noi non ammettiamo (io lo torno a ripe- 
tere) come possibile che si possa considerare come non avve- 
duto tutto quanto il passato. 11 rispetto che abbiamo verso il 
5. Padre non ci permette di -sospettare che perii avvenimenti 
leplorabili di cui Roma è stato il teatro dal mese di novembre in 
[uà possano venire interamente abolite le istituzioni da lui date 
1 suo popolo. Il pensiero che mai potesse a Roma rimettersi in 
igore il sistema governativo anteriore al 1846, non è entrato 
iammai nelle nostre previsioni e nei nostri calcoli. Noi ab- 
iamo agito sotto l'influsso di tutt'altro convincimento. 



74 

if Noi speriamo ancora di non esserci ingannati, né \ogUama 
dare troppa importanza a poche parole pronunciate forse nel- 
l'atto d'eccitamento soverchio ; ma in questo afiEare si tratta di 
interessi assai gravi e potenti, ed io fm d'ora senza aspettare di- 
lucidazioni che forse dissiperebbero queste inquietudini debbo 
incaricarvi di far intendere al cardinal segretario di Stato e al 
S. Padre in persona , e se lo giudicate a proposito anche ai 
membri della conferenza rimostranze assai vive, e naturahnente 
proporzionate alla gravità dei pericoli che si vogliono evitare. 
Essi comprenderanno che nella nostra attuai condizione abbiano 
grandi doveri da compiere, e a questi doveri noi siamo risoluti di 
non mancare. 

» Non tardate un istante, o signore, a farmi conoscere le ri- 
sposte che verranno fatte ai suggerimenti pressanti dei quii 
troverete il testo nel presente dispaccio. 

» Egli c'importa di saper subito su che possiamo contare (1). 

» DrouYì\-de-Lhuys. » 

IV. Ecco dati autentici comprovanti l'olocausto che il inÌBÌ- 
stero francese facea della Romana Repubblica alla vendetta id 
nostri tonsurati tiranni. Il signor Lesseps era incaricato d'in- 
trodurre per qualsivoglia modo l'armata francese dentro Rotn» 
guadagnando l'assenso del nostro governo, o ingannandolo 
con artificiate promesse , le quali potean forse a lui sem- 
brare veraci, ma certamente non eran nell'animo di chi a lui 1^ 
dettava. Un dispaccio telegrafico infatti del 10 maggio arrecava 
al generale Oudinot quest'ordine: «Fate dire ai Romani che n^ 
non ci vogliamo unire ai Napoletani contro di loro, intavolata 
negoziazioni nel senso che avete fin qui dichiarato. Aspeltalew 
rinforzi. Cercate di entrare in Roma col consenso degli abitanti» 
ed ove foste costretto di attaccarli fatelo con probabilità posi- 
tiva di successo » (2). 

V. Appena ricevuto il presente dispaccio il generale Oudiflo* 

[ì] Ma Mission à Rome, mai 1849. Mémoire présente au Consefl 
d'Etat par M. Ferdinand de Lesseps. Paris 1849. Doc. 2. 
(2) Ma Mission a Rome, Lesseps, pag. 22, 



75 

:oniunicollo subito all'armata ed insieme comunicò la lettera 
I lui diretta dal presidente in data dell'otto già sopra da noi 
riportata, e in aspettazione dei promessi rinforzi aveva già de- 
ciso che appena gli arrivassero sarebbe ricomparso sotto le mura 
di Roma. 11 14 maggio alle 6 pomeridiane approdava a Civita- 
vecchia la Pomana fregata a vapore comandata dal capitano di 
vascello Leveque proveniente da Tolone con sopravi Tincaricato 
straordinario signor Ferdinando Lesseps. Questi all'una della 
mattina vegnente era al quartier generale di Castel di Guido. 
Introdotto immediatamente presso il generale Oudhiot gli lesse 
nel Monitore il verbale della seduta dell'Assemblea nazionale 
del 7 e gli partecipò le sue istruzioni. 11 generale Oudinot che 
aveva già dato comandamento di mosse e di apparecchi di guerra 
fece subito sospendere ogni cosa non volendo eh e niun movimento 
offensivo di truppe impacciasse le negoziazioni del sig. Lésseps. 
Nello stesso giorno venne questi a Roma accompagnato dal 
signor Latour d'Auvergne segretario di legazione, vide subito 
lo stato degli animi qual era, vide gli apparecchi di difesa, e 
senza frapporre dimora ne scrisse al generale come segue : 
«Nello stato di aspettativa in cui siamo importa a quanto mi 
sembra di evitare ogni specie di scontro. Veggo l'intera città 

«ull'armi Ve^^go qui a prima giunta l'aspetto d'un popolo de- 

,ciso a resistere, e senza far calcoli esagerali si può certamente 
contare sui venticinque mila veri combattenti. Volendo noi en- 
^dre di viva forza in Roma non solo dovremmo passare sui ca- 
daveri di alcuni fuorusciti, ma ci converrebbe stendere al suolo 
borghesi, bottegai, giovani di oneste famiglie, e quante altre 
dassi, che qui come a Parigi stanno pronte a difendere l'ordine 
^ la società.... È dunque mestieri dì badare all'attuale condizion 
delle cose, non precipitar nulla, non impacciare il nostro go- 
verno, non traviar dallo scopo sin da principio proposto alla 
spedizione, e testé dichiarato novellamente dal voto dell' Assem- 
4lea nazionale » (1). 
VI. La prima cosa conchiuse a voce col generale Oudinot e 

(4) Ma Mission à Rome, Lesseps, pag. 23. 



76 

con le autorità romane una sospensione di ostilità. Noi avrem* 
mo amato che secondo le usate forme l'avesse fatta in iscritto 
e i nostri gli avessero espressamente poste le condizioni che si 
richieggono a simili patii. Non avrebbe cosi l'annata francese 
inoltrato a prendere nuove posizioni, il che era contro ogm 
dritto di tregua. Non ebbe il signor Lesseps a faticare molto per 
accorgersi quanto fosse inviso al pubblico il dominio de' preti, 
e come tutti aderivano alla Romana Repubblica , che a niimo 
parca meno legittima di quella di Franciif. Con tutto ciò avvilup- 
pato egli com' era dalle sue istruzioni mal sapea risolversi d 
alcun partito. Fu a visitare i Triumviri, disse di essere stali 
spedito dal suo governo a riconoscere la verità delle cose e quii 
fosse precisamente lo spirito pubblico in Roma dopo gli awesi- 
menti del trenta aprile, e fini per proporre che la nostra Assem- 
blea scegliesse una deputazione, che con lui e col generale il 
capo trattasse al quartier generale un accomodamento. Evilaw 
egli cosi di negoziare col potere esecutivo a cui dovea guardala 
di porgere verun pretesto di tenersi come riconosciuto dalli 
Francia, secondo portava il suo mandato. Consigliava però e|^ 
stesso i Triumviri a scrivergli una nota sulla condizione delle 
cose di Roma : fu secondato e la dettò il Mazzini, e come fedel- 
mente narra lo stato nostro qual era, noi di buon grado la ri- 
portiamo qui pr»r disleso. 

(( Monsù , 
» Voi mi chiedete informazioni sullo sialo attuale della Bi- 
mana Repubblica, ed io di buon grado ve lo fornisco con quella 
franchezza che in venti anni di vita politica ho sempre avuto 
per mia guida inviolabile. Nulla noi non abbiam da nascondere, 
nulla da mascherare: noi siamo in questi ultimi tempi assai 
stranamente stati calunniati in Europa; ma sempre abbiam n- 
petuto a coloro presso cui eravamo calunniati, venite e vedete. 
Voi ora siete qui, o Monsù, per verificare la realtà delle accuse; 
fatelo : la vostra missione la potete compiere con libertà piena 
ed intera. Noi Tabbiam salutala con gioia perchè essa è una 
guarentigia per noi. 



77 

» La Francia non ci contrasta senza dubbio il diritto di gover- 
narci come meglio crediamo , di cavare cioè dalle viscere del 
paese a cosi dire il pensiero del come ama di vivere, e di 
questo fame il fondamento delle nostre istituzioni. La Francia 
Bon può che dirci : io riconosco la vostra indipendenza, e sono 
pronta ad ammettere il voto libero e spontaneo del maggior 
Bomero. Legata alle potenze europee e desiderosa di pace nel 
eslso che una minoranza volesse presso voi imporsi alla volontà 
nazionale o l'attuai forma di governo non fosse che un capric- 
cio d'una fazione sostituita alla nazione, non potrei vedere con 
indifferenza essere la pace d'Europa continuamente minacciata 
dagli eccessi dell'anarchia inseparabili dal regno d'una fazione. 

> Noi riconosciamo un tal dritto nella Francia (1), perchè noi 
crediamo alla responsabilità delle nazioni pel bene; ma noi di- 
ciamo che se mai v'ebbe un governo creato e mantenuto dal voto 
del maggior numero, egli è certamente il nostro. La Repubblica 
si è presso noi stabilita per volontà d'un' Assemblea creata dal 
suffragio universale : V hanno dapertutto ricevuta con entu- 
siasmo e senza opposizione di sorta. E osservate bene, o Monsù, 
che era l'opposizione facilissima, poco pericolosa e quasi dissi 
^cor provocata non già por atti violenti, ma per le circostanze 
assai sfavorevoli in cui ebbe principio. 

ì 11 paese usciva da una lunga anarchia inerente alla orga- 
nizzazione stessa del governo decaduto. Le agitazioni insepara- 
bili da ogni grave cambiamento e nel tempo stesso fomentate 
dalla crisi della questione italiana e dagli sforzi del partito re- 
^ogrado l'aveano come posto in un arder febbrile che lo faceva 
access'ibile ad ogni temerario tentativo e ad ogni appello agli 
interessi ed alle passioni. Noi non avevamo armata né poter di 
reprimere. Le nostre finanze per le tante dilapidazioni anteriori 
srano impoverite ed esauste : la question religiosa maneggiata 
la uomini abili e interessati potea servir di pretesto a som- 

(IjNoi non ammettiamo affatto questo diritto riconosciuto dal buon 
triumviro, altrimenti ogni nazione potrebbe sempre ficcare il naso 
ìei governi delle altre. 



78 
muovere una popolazione fornita è vero di nobili istinti ma poco 
illuminata. ' 

» Con tutto ciò, proclamato che fu il principio repubblicano 
si vide per primo effetto incontrastabile rinascer Tordine. La 
storia del governo papale va piena di sommosse : non ve n'ebbe 
una sola sotto la Repubblica. L'assassinio del signor Rossi 
(fatto deplorabile, ma legato ad avvenimenti politici, eccesso 
individuale riprovato e condannato da tutti benché forse provo- 
cato da una imprudente condotta, e la cui causa è rimasta igno- 
rala) , fu seguito dall'ordine il più perfetto. 

» Il dissesto delle finanze toccava l'apogeo ; v'ebbe tempo la 
cui la carta della Repubblica non potè per indegne manovra 
scontarsi che al quarantuno o quarantadue per cento. L'aititi- 
dine de'governi italiani ed europei diveniva ogni di più ostile. 
U popolo sopportò queste difficoltà materiali, e la sua politici 
solitudine con tutta tranquillità; perchè aveva fede nell'avve- 
nire che sarebbe uscito dal nuovo principio proclamato. 

» Un certo numero d'elettori sia per minacce ascose, sia sopra 
tutto per manco di abitudini politiche si era astenuto dal con- 
correre alla elezione dell'Assemblea. Pareva che un tal fatto 
avesse dovuto affievolir l'espressione del voto generale, tn se- 
condo fatto caratteristico e vitale dissipò d'una maniera decisivi 
ogni dubbio che avesse potuto mai nascere. Poco prima che si 
installasse il Triumvirato si fecero le nuove elezioni de' muni- 
cipii. Tutti convennero a dare il lor voto. In ogni parte e sem- 
pre l'elemento municipale rappresenta l'elemento conservator 
dello Stato : presso noi si ebbe timore per un istante che rap- 
presentasse un elemento retrogrado. Ebbene ! la tempesta en 
scoppiata, l'intervento cominciava: non si sarebbero dati che 
pochi giorni di vita alla Repubblica ; ebbene, in quel momento 
si adunarono i municipi! a far atto di adesione spontanea alla 
forma attuai di governo. Nella prima quindicina di questo mese 
oltre gli indirizzi dei circoli e dei comandi generali della g^l^ 
dia nazionale ci giunsero pur quelli di tutti i municipii da due 
tre infuori. Io ho avuto ronoro, o Monsù, di trasmetterveneli 
lista. Essi dichiarano tutti divozione esplicita alla Repubblica, 



79 

il convincimento profondo che i due poteri riuniti in un sol 
pò sono incompatibili. Questo, io lo ripeto, è un fatto decisivo^ 
qna seconda prova legale che dà compimento alia prima e 
inde evidente il nostro diritto. 

> Oggi nel mezzo della crisi, nel cospetto deirinvasione fran- 
se^ austriaca e napolitana le nostre fmanze migliorano, il 
redito si ristabilisce, la carta si scpnta al dodici per cento ^ 
armata ogni di s'ingrossa e le intere popolazioni son pronte a 
STfirle di retroguardo. Voi vedete Roma, o Monsìi, e voi sapete 
tresi la lotta eroica cui sta combattendo Bologna, lo scrivo 
lesta nota di notte tempo in mezzo alla quiete la più profondo^ 

I guarnigione ha abbandonato la città ieri sera, e prima che 
rivassero nuove trtippe a mezza notte, le porte, le mura e le 
irricale erano sopra una semplice parola data a voce guarnite 
nza strepito, senza disordine dal popolo in armi. 

> Nel cuore di questo popolo v' ha una decisione ben ferma 
le importa la decadenza del poter temporale sin qui esercitato 
li papa ; Todio del governo de' preti sotto qualunque forma 
itìgata mascherata mai possa venir presentato. Io dico l'odio 
m degli uomini ma del governo. Verso gl'individui, il popolo si 
sempre dopo l'avvenimento della Repubblica diportato con 
onerosità, ma l'idea sola del governo clericale e del re ponte- 
ce lo fa fremere. Egli combatterà accanito contro ogni pro- 
stto di ristorazione, ed anziché subirla si lancerà nello scisma. 
) Poste che furono le due questioni davanti all'Assemblea 
ebbe alcuni membri timidi che giudicarono la proclamazione 
^lla forma repubblicana essere immatura, anzi pericolosa avuto 
guardo all'attuale organizzazione dell'Europa: non un solo votò 
>ntro la decadenza (1). Dritta e sinistra si confusero insieme 
non vi ebbe che una voce sola per gridare : — il poter tem- 
Drale del papato è per sempre abolito. — 

> Con un tal popolo che fare? Qual governo libero può mai 
ìnza delitto e contraddizione arrogarsi il dritto d'imporgli che 
tomi al passato? 

(1) Qui mancò d'esattezza il Triumviro perchè cinque si astennero 

II votare la decadenza. 



80 

» Pensatevi bene, o Monsù, il ritorno al passato è lo stesso 
che organizzare il disordine, lo stesso che ricominciare le lotte 
delle società secreto; Io stesso che gittar l'anarchia nel seno 
d'Italia ; è la reazione o vogliam dir la vendetta innestata nel 
cuore d'un popolo che ama- l'oblio, è un tizzone di guerra ac- 
ceso per sempre nel cuor dell'Europa, è il programma dei par» 
titi estremi surrogati al governo dell'ordinata Repubblica di ce 
siamo noi oggi i ministri. 

^ La Francia non può volerlo, non il suo governo, noni! 
nipote di Napoleone, e molto meno nella congiuntura delta 
doppia invasione dei Napoletani e degli Austriaci. Vi sareUe 
oggi nella esecuzione d'un tal disegno ostile qualche cosa di 
simile a quell'odioso accordo del 1772 contro la Polonia. Si- 
rebbe del resto impossibile di venirne a capo : perchè solo ss 
monti di cadaveri e sulle rovine delle nostre città potrebbe qui 
rialzarsi il vessillo strappato dalla mano del popolo. 

» Io avrò l'onore di presentarvi, Monsù, altre consideraxioDi 
su questo soggetto domani o dopo domani (1). 

y> Giuseppe Mazzlsi». 

VII. A'i7 magj^io la nostra Assemblea Costituente con TOli 
unanimi ammise e nominò una commissione di tre de' suoi 
membri elio socondo iì desiderio del signor Lesseps si recassero 
al quartier generale per colà negoziare. Il quartier generale 
dell'armata francese sin dalla sera innanzi era nella villa San- 
tucci sulla via Porluense a 3,500 metri dalla porla Portese. Fu- 
rono prescelti Audinot, Sturbinelti e C(u*nuschi, e a (|uesl'ultiiDw 
non accattante perchè lombardo, come egli saviamente ossenó, 
e trattavasi allora di locali interessi misti ai generali, veufl^ 
sostituito Agostini. Il deputalo Audinot con sagace giudizio ri- 
chiese airAssfanbleri che restring(»sse ai tre commissari il wa"" 
dato a lar niente altro più che conoscere ai rappresentanti 
francesi la ferma volontà dell'Assemblea che le trattative iufo- 
minciate tra il generaht Oudinot e il signor Lesseps da una parfc- 

(1) Lesseps, Ma Mission à Rome, D'jc. 8. 



81 

t 

e il BOstFO Triumvirato dall'altra continuassero esclusivamente 
tn^ UfTù. Avendo infatti, egli osservava, la nostra Assemblea af- 
fidato alle mani de' Triumviri la salvezza della Repubblica, 
gixÈSio eara che a loro si lanciasse la cura di simili trattative: 
l'assumerle lei per mezzo di una Commissione equivaleva a mo- 
strare, diffidenza verso chi avevamo onorato della nostra piena 
fiducia, e k) compromettevamo nel concetto dell'inviato straniero. 
Assenti l'Assemblea e ai commissari non rimase altro potere che 
quello di udir le proposte e riferire. Intanto fin dal giorno sedici 
3^ signor Lesseps d'accordo col generale Oudinot aveva steso ilse- 
gaeofte progetto che fu poscia approvato dal signore d'Harcourt. 

Art. 4®. L'armata francese non frapporrà impedimento alle 
liSere comunicazioni di Roma col resto degli Stati Romani. 

Art. 2®. Roma accoglierà l'armata francese come un'armiata 
di fratelli. 

Art. 3°. L'attuale potere esecutivo cesserà le sue funzioni. Gli 
verrà surrogato un governo provvisorio composto di cittadini 
romani e designati dalla Romana Assemblea Nazionale sino al 
momento in cui le popolazioni chiamate a palesare ì lor voti, 
avranno dichiarato la forma di governo che le dovrà reggere, e 
le guarentigie da consecrarsi in favore del cattolicismo e del 
papato. 

¥111. Si avvide da se stesso il signor Lesseps che non era 
questo un progetto da potersi dalle romane autorità non dico 
accettare ma nemmeno discutere ; con tutto ciò informava con 
due dispacci il signor Drouyn-de-Lhuys di queste sue prime 
pratiche. Ne fece apportatore il signor Forbin de Janson, di 
cui non potea scegliere peggio. L'abbiam già descritto per 
quel legittimista accanito e della papale corte amicissimo che 
aveva sul conto nostro cosi stranamente ingannato co' suoi rap- 
porti il suo governo. È agevole immaginarsi qual sorta di schia- 
timenti potesse avere il ministrò di, Francia sulle cose di Roma 
da cotesto sciagurato agente. 

IX. A indovinare i commenti o schiarimenti che a quei di- 
spacci avrà potuto fare in Parigi il messo Forbin de Janson 

VoL. II. — G Memobis Stobiche. 



rindipendenza del papato che un popolo dì tre miìioni abbia ad 
essere eternamente dannato a vivere in condizioni da cui rifug- 
gono guanti han uman cuore in petto? É necessario a cagion 
d'esempio che avendo i lumi e i bisogni della civiltà distìnto 
dominio dell'intima coscienza da quello della legislazione esterna 
si rizzino ancor tribunali che confondano il delitto col peccato? 
É necessario che in cotesto paese la giustizia non subisca ancor 
la trasformazione introdotta nel mondo intero sin dalla cifiltà 
del secolo decimo terzo, per la quale ciò che tocca alla coscienza 
e a Dio fu segregato da ciò che riguarda gli interessi degli uonpì? 
.Qual necessità che i cittadini abbiano per giudici ed amministra- 
tóri uonaini che per vocazione, doveri e ministero vivono fuor di 
fiimigUae albergano nella celeste patria senza amor né cosdeua 
degli interessi che dirigono? dorremmo noi dire che sia questa 
una necessità inevitabile ? — No, egli rispondeva a se stesso, 
no , mille volte no (1) » e il dabben ministro questo suo do 
appoggiava alle promesse del papa! Noi però rispondiamo che lì e 
mille volte |i; perciocché conoscendo assai da vicino la Coite di 
Roma sappiamo che non può cangiare, e sempre essa ripetere 
quel superbo detto dei gesuiti aut sint ut suné aut non sinL Pre- 
tendere di riformarla è come rivolgere ad altro ufficio una ma- 
china da quello a cui l'ebbe destinala e costrutta Tingegnere.Se 
parve,per un momento che Pio IX volesse ammodernare il papato, 
Pio IX è ancor vivo, e con alla mano la sua enciclica del 30 
aprile 1849 fa noto all'universo, e alle generazioni avvenire che 
tutto egli fece pel forte incalzare degli avveilimenti e de' tempi, 
ma non avea intenzione di fare. Il governo papale rimarrà seffl- 
pre quel mostruoso governo che è (2), né il popolo romano 
acquisterà giammai sotto di lui istituzioni e leggi che si conven- 
gono alla civiltà. Se non si scuota da dosso il giogo sacerdotale. 



(1) Moniteur Universel, séance 20 oct. 1849. 

(2) Napoleone il grande dicea « Tunion des deux pouvoir spiriwe^ 
et temporel ayant été, comrae elle est encore aujourd'hui, la source 
de continuels désordres, etc. » Decreto di Napoleone imp. Vienna, 17 
maggio 1809. 



327 

il popolo romano sarà anomalìa perpetua fra i popoli tutti della 
umanità, die procedendo innanzi nel cammino del sociale benes- 
sere lo lasceranno di lunga mano indietro. «Tant'è, scriveva lo* 
stesso Duca di Broglio liberale fra i più moderati che mai si 
avesse la Francia, il papato non saprebbe piegarsi alle novelle 
forme politiche senza rinnegare se stesso. Il supporre che possa 
conciliarsi con esse, è un vero sogno. Il governo del papa non 
può essere che quello che è (i). » Volendosi pertanto lo Stato 
Romano , come ne ha diritto, emancipare dalla oppressione e 
sottrarre ìa patria da quella febbre e piaga perenne della società 
che rivoluzione si chiama, deve rimuoverne la causa incurabile 
col rimuoverne il governo esercitato dai preti. Senza ciò non 
sarà mai prospero né libero. 

XXV. A coloro poi che stoltamente affermano occorrere l'ap- 
poggio del temporale dominio alla indipendenza spirituale del 
papa, risponderemo esser cotesta una condizione affatto nuova 
e moderna del papato, che secondo i teologi stessi esisteva da 
secoli senza questo temporale dominio. Oltre a ciò a questo 
qualunque diritto novello de'papi ninno negherà che prevalga un 
altro diritto certo e inconcusso, e di molto anteriore perchè co- 
mune a tutti i popoli, e derivato dalla stessa natura della umana 
società, il diritto cioè di libertà, e di essere con buone e savie 
feggi governato. Laonde qualunque rivoluzione si faccia a tal 
fine il popolo romano, è sempre rivoluzione santa e giusta. Né 
è da far meraviglia che la rivoluzione sia presso lui perma- 
nente. Andarono cattivi da Roma due pontefici esultando i Romani 
sotto gli alberi della libertà, o salutando quasi liberatori i sol- 
dati che li traevan prigioni. Dappoiché i trattati del 4815 rial- 
zarono il trono de* papi contro ogni aspettazione e desiderio del 
pubblico, noi avemmo la cospirazione estesissima del 4817, 
appresso un tentativo di rivolta nel 1821, poscia una insurrezione 

(1) « D'un autre còte, la papauté ne saurait se plier aux nouvelles 
formes politiques sans se renier; le supposer compatible avec elles, 

c*estun réve Le gouvernement du pape ne peut étre que ce 

^'11 est. » 



Hi 

da ncntìcL é - BOI da nenoiiei li avevamo giustamente' iroqiplii? 
Osine pteUóxi^te si dimettesse dal potere l'atludr {pDiv«riojp|r 
dar loogìo a un prorriserio , che mterrogasse di M ÌMMré. 
pojpiolaiiòiii a qaalibnna di reggimoito amassero àimgffààtA'^ 
Ufitt^ér^ Svesto un condamiare le opere tutte della 
JbuiMiè. non era un distruggere quanto era stato fttla dif^ 
Come poi interpellare il voto del pubblico mmitre il teniflÉij 
della Bepubblica era già conculcato da tre nemiche 
dTAustria^ di Spagna e di Napoli t Qual manifestazione ìMIi^i 
Iwità generale aspettarsi sottp la pressione di tante- 
straniere? Eh via, la Francia tentava indamo^aseoi^jlm'i 
yane apparenie l'intento a cui joiiràva d'instau!rare il papriiitl 
prjuno proclama di : Oudinot era tuttavia sotto gli^écdù*Mil4i 
lume baatevple a comprender l'ingannò di si lusingbiai^rfH*^] 
poste. Quand'anche la Francia ritraendosi da' suoi veedS 
rori avesse, dopo conosciuto il vero stato delle cose, jolBi^lj 
rimiediare in parte al malfatto con questo nuovo. appèHoal- 
firagio iiniversale ; ognun vedeva che le bisognava coi 
le tre; altre armate, e per riguardo nostro avventuratrallA 
guerra senza forse europea; che a quei nostri tre nediia d^l 
rivano ancora altre potenze alleate. Niuno era fra noi tn# 
imbecille che sotto le apparenze di quel voto universale mM 
innanzi dall'inviato di Francia non prevedesse che sarebbe «fu 
cosa finito in qualche tumultuaria dimostrazione di mascabfV 
e di frati in favor del Pontefice. Le avrebbero dato nome i 
espressa volontà popolare, e noi tornavamo ad imporci noa^ 
lendo l'odiato governo dei preti. Lo stesso signore Lesseps ctior 
fessa l'impossibilità che mai venisse accettato da noi questo si* 
progetto. Vero è che principalmente egli la deduce da quel tei* 
articolo che richiedeva la dimissione delFattuale governo (1)» 
che di fermo era un gran passo e assai malagevole l'esautonr^ 
un potere creato da una Costituente. Non qui però consistevilt 
parte più importante della nostra questione. Egli adempioR^i* 
volontà del suo governo cercava introdurci nella città tu0^ 



(1) Vedi il progetto riportato a pag. 81 



329 

^sso debba essere ancor vero questo ritorno alla barbarie imma- 
ginato dal gran filosofo, non crediamo mai che debbano essere 
tanto indietro sospinte le generazioni dalla mano del papato ; 
da che egli stesso è così consunto di forze e privo di credito 
che gli mancherebbe la potenza . all'uopo. Ora credendo noi 
fermamente che la società non indietri, crediamo altresì che il 
papato non possa guari durare nel suo temporale dominio. Pel 
momento sussiste alla guisa di quelle vecchie case che più non 
reggono sulle fondamenta proprie, ma perchè a dritta e a sini- 
stra sono appoggiate a fabbriche di costruzione ancor salda (1). 
E invero dal 1815 in qua regge sulle forze straniere, che ai con- 
fini lo guardano o dentro vi stanziano come nel 1831 e dal 1849 
infino allora che noi scriviamo. E poiché queste occupazioni non 
è possìbile che si prolunghino senza fine, ognun vede che il 
poter temporale è fatto precario, e sta per isfuggirgli di mano, 
come è accaduto più volte sin qui, e come accadrà domani se 
f^i stranieri che lo puntellano si ritirano. Cosi la pensava Pel- 
legrino Uossi uomo di quel acume politico che tutti vanno (2). 
XXVI. Quanto alle straniere potenze che ancor lo sorreggono 
è da por mente che non lo aiuteranno sempre per due potissime 
ragioni, l'una perchè esse tutto che lo affermino a voce non cre- 
dono affatto necessario al potere spirituale il corredo d'un potere 
temporale, l'altra che loro dà noia questo poter temporale per 
le agitazioni continue di cui è cagione. Che non lo credano neces- 
sario lo mostra il progetto che ebbero più d'una volta di spo- 
gliarne il papa, e se non l'eseguirono fu per tutt' altre cause 

(l; \i Le gouvenienient du pape ne peut ùtre que ce qu'il est. Aussi 
n'est-il que par un concours singuher de circostances. 11 n'existe plus 
par sa propre force. Il est debout comme ces vieilles maisons qui 
He subsistent que parce qu'elles se trouvent appuyées à droite et à 
gauche sur des maisons plus solides ; elles s'écroulent d*elles-mémes 
<lès que les appuis disparaissenl. » Duca di Broglio, Révue de Deux 
-Mondes. 

(2) « Le pouvoir temporel serali un jour óchappé de ses faibles 
niains, sans combat, sans effort, comme cela est arrivò hier, comme 
oela arriverà demain, si Tétranger lui retire son appui. » 



88 
fitolie E4iaeet»«MoHaèil6ole. Udi^de&zatiellapopolaa^ie 
gA m «Ibtrati p^ solo peBBiero di vede^I■ tua « itta It ettU ht 
ladio, 1^ città eterna, occupala da truppe ali miere 
serata anowpià efeuderd^difficile,j)for t attchc imposbd 
0|pu traoMutrtie sor im panlo si qttate, A altronde t Assei 
BJl«Ws tiettfe G0IIU alla [nu nlale fnarratlgii Iplla sua di; 
della sua iBdtpMtdenia 

> Fecsi&Uengieiu, eperbm atM ancAri 1 \sbembleB 
cU « nudiacuOM ha dovuto giudieare il piogeUo inami 
bile DietrolasuB dichiarata mlcnnone noi a\rem I onora* 
taemettèm dimanf una proposuuone infenoi alle 
time sperarne ma tale obe avrà alAieno i| intaggi) di alli 
Uce osai peniudo di colk&iQBe fra due Rfli)ubbliciie fondale: 
medasmu diritti, e cofigmnte dalle medesmu' speraaze 
» Gradita, ecc >■ 

R Tnaammlo 
C Aitiiaiaia — ti KAxsÉa—k S^fpi 

XIV IT confro-pfogetto che è qui prooie'sso dal TrminiiM 
non 91 mandò per non imbarazzare alcune trattative già iiH 
taniente intavolate presso il generale Ou I n )l Htl sigooi C4 
inviato degli Stati Uniti V>eva questi coite iraenlc accfllnV 
I invito fattogli da Carlo Bonaparte vice prcsiilente della nostn 
Assemblea di andare apportatore al campo francese di propitì 
che e per se stesse, e perchè stese privatamente dal principe & 
Canino era impossibile venissero accettate 

Aat. 1° La Repubblica romana accettando li3 deliberaziooi 
l'Assepiblea nazionale di Francia che autorizzano la spedinM 
di truppe in Italia per impedire l'interventir straniero 
noscente dell'appoggio che essa ne riceverà. 

Aitr. 2° Le popolazioni romane hanna avuto il dritto di f*- 
nnnciarsi liberamente sulla forma del loro governo, e la Repak* 
b^ca francese che non lo ha mai posto in dubbio si compiaci 
di riconoscerlo solennemente, allorché la Oostilunìone toW 
daU' Assemblea nazionale romana sarà sancila dal voto geunlt 

Art. 3" Roma accoglierà come fratelli i soldati franeesi, ni()l 



89 

truppe non la occuperanno se ncm quando minacciata dappresso, 
il'governo della Repubblica ne indirizzerà loro domanda. Le au- 
torità civili e militari della Repubblica romana resteranno nelle 
kro ie|[ali attribuzioni. La Repubblica francese guarentisce più 
ipeeialraente il dritto cui ella riconosce nelF Assemblea Costi- 
tuente, di compiere e mandare in esecuzione la Costituzione 
della Repubblica. 

Il signor Cass vi aggiungeva un quarto articolo che lo abili- 
tava a sottoscrivere, accettati che fossero questi patti, nella sua 
foriità di ministro degli Stati-Uniti. Il generale Oudinot non 
ebbe riguardo di sorta a questa mediazione dell'americano n^i- 
'iistro perchè essendovi, egli diceva, un inviato a bella posta di 
' Francia bisognava direttamente trattare con lui: diede appena 
una corsa d'occhio alle proposizioni lasciategli dal Cass, e si re- 
strinse a dichiarare di voler pace anzicchè guerra, ma dove fosse 
provocato, esser 4caro dell'esito. Presentatesi le stesse proposi- 
zioni al Lesseps non le volle nemmen discutere, da che inchiu- 
dendo il riconoscimento della Romana Repubblica oltrepassavano 
Ogni termine dei poteri a lui conferiti, che erano ben altri che 
fevorevoli a Roma. Il generale Oudinot poi istigato pur dagli al- 
W generali più presto che dare ascolto a trattative aveva Tanimo 
rivolto ad assaltarci, e senza .aspettar le risposte che pur dove- 
vano venir da Parigi alle lettere del signore Lesseps colà spedite 
per mano del signor Forbin de Janson, pensava a coglierci al- 
l' imprevista, e mettersi dentro Roma. Avremo altrove occasione 
dispiegare questo apparente contradìrsi della volontà delFesercito 
dall'una parte, e delle pratiche conciliative dell'inviato straor- 
dinario dall'altra. Per ora basti accennare che informato il signore 
Cesseps dell'essere il generale Oudinot deciso di attaccarci, con- 
vocò il 21 maggio i Francesi residenti in Roma nelle sale del palazzo 
Colonna ove risiedeva l'ambasciata. Mentre ivi stavano tranquil- 
lamente riuniti una mano di altri Francesi entrò tumultuando, 
ina prontamente scacciata si ridusse ad aspettare alle porte del 
palazzo: quando passò la carrozza del segretario Latour d'Auver- 
Kne diede in ischiamazzi e in gesti di minacce e di provocazioni. 
Niuno Italiano prese parte a quel tumulto di Francesi e la guardia 



332 

e a rassodare la sua influenza in Italia. In quella vece non ha 
fatto alla fin fine che rinstaurare un governo perfettamente 
dispotico e importabile e perdere la benevolenza degli Italiani dì 
qualunque partito. Poiché gli assolutisti la guardano sospettosi e 
non confidenti in lei cosi facile ai politici rivoltamenti; i costi- 
tuzionali la dispettano come quella che ebbe deluse le spe- 
ranze loro ed i progetti; i repubblicani perchè attaccati da lei 
e vinti. Ciò previde il signor Lesseps e fin dal maggio scrivefa 
al suo governo. «Noi finiremo col perdere la nostra influenza 
su tutti i partiti, cioè a dire col camminare verso uno scopo 
diametralmente contrario a quello che aveva dato causa alla 
nostra spedizione. I nostri sforzi ed il nostro danaro non avranno 
servito che a riunire contro noi le passioni degli Italiani (1).» 
Né rispetto air Austria acquistò maggiore influenza sui preti 
da lei intronizzati mentre essi non piegarono giammai alle soe 
dimando ed ove avessero modo di sicurtà vedrebbero assai to- 
lentieri partire le sue milizie. Econverso l'Austria signoreggw 
le Provincie più ricche e popolose dello Stato, possiede ancora 
e distende i suoi avamposti firio al campo francese ed impera 
senza dubbio sulla chierisia per antiche amicizie a lei devota. 
Causa principale di tanti errori fu il dilungarsi da quelle legi,^ 
che erano base al suo repubblicano ordinamento e seguire una 
politica non concordevole coi proprii principii. Vedemmo farsi 
trombatore ed autor principale dell'intervento francese qudl» 
stesso Odilon Barrot il quale prima ancora che fosse procla- 
mata la Repubblica rumoreggiava dall'alto della tribuna a fa- 
vore d'Italia dichiarando che tutti gli Stali della penisola avcan 
diritto assoluto di scegliersi la forma di governo che meglio lor 
talentava e che la Francia dovea mantenere quella loro indi- 
pendenza C^). Vedemmo quel Luigi Napoleone venire in sdc- 

(1) « Nousfiiiirons par pordre notro influoucosur lo parlis. CVst-a- 
dire pur marchcr au bui diamótralemonl contraire a (^elui qui avaii 
motivò notrc oxpédition. Nos fiTurts et nos dópoiiscs n'auronl ^^'rvl 
qu'à reunir conlre nous toutiis le passious italienues. )> 

(2) « Après le droit absolu pour tous les Élats Italiens de ch(àsirt»H<' 
forme de gouvernement qui leur convient dans toute la pléniluded»' 



91 

» In fede di che la presetìte dichiarazione è stata sottoscritta 
alquartier generalo dell'armata francese del Mediterraneo; ne 
saranno trasmesse copie all'Assemblea Costituente Romana, e ai 
Triamviri, come altresì ai signori rappresentanti delle potenze 
straniere, affinchè possano volendo rendere comuni ai lóro com- 
patrioti i medesimi vantaggi che sono riservati ai Francesi. 

» Il Generale Oudinot oi Reggio. 
j> Ferdinando Dr Lesseps. y^ 

XVI. Rispose il Triumvirato, causa dell'indugio essere state le 
trattative del ministro americano, non avere i Triumviri voluto 
ìatralciarle colla comunicazione del contro-progetto cui si erano 
obbligati nella nota del i9. Aver essi pensato che tra popoli fra- 
tèlli più che alla precision delle forme diplomatiche si bada per 
solito alla sostanza delle cose. Era in pronto il progetto , e l' a- 
vrebbero quando prima spedito. 11 generale in capo però non 
lasciava di sollecitare il signore Lesseps di farla prontamente 
finita, da che gli altri generali lo stimolavano ad attaccare senza 
frapporre più lunghe dimore, né alcun divideva le sue speranze 
2 il generale Yaillant riguardava come gravem^tte pregiudizie- 
vole alla dignità dell'armata e all'onor della Francia quel so- 
vrastare indeciso : i generali richiedere non s' inceppasse più 
>ltre la libertà dell'azione, si negozierebbe appresso, e forse con 
tiaggiore vantaggio. Re;scriveva il Lesseps stargli a cuor l'onor 
tiilitare, ma correlali obbligo di recare a termine l'incominciata 
Utrapresa di conciliazione: si aspettassero da Parigi le risposte 
li dispacci colà recati da Forbin de Janson e da La tour d' Auvergne, 
lon doversi assalir Roma senza essere provocati, e prima d'a- 
'^eme ordine formale. A vincer meglio lo spirito impaziente 
lell'armata pensò d'andare egli stesso al quartier generale ove 
i stabili il giorno 24. Questa almeno ci pare essere stata la 
^usa principale della sua partenza da Roma, se dobbiam cre- 
iere a quanto egli racconta nella sua memoria a pagine 37 e 
^ (1). Certo è che allora egli ne addusse altra ben differente, 

(1) Ma mission a Rome, 



ékmdii^ ctie fi^^^ p«r«iMHere m «alw» ita ¥ila; éha^^amME»^ 
mMte ^iéfiìr |iiM^^ iiè ascrisse «i ^^lélbirtlNl 

làieata àer«(»«de 4-agosii» éeVLé stesso anìio 4849 <4y^';«f«|pjFij 
disijngaiamfe facendo eldgi aUa probità ilei HaaakL .Iis|iC>fl^ 
s^Ada'ii.mvèstigiii^ i priocipìi onde muovcmo gU^ umniv^ìflil] 
snim di cipedere di non andar lungi dalyeird spieg9adòne>; 
sègaenteeotesta- bizzarra condòttr d^l signor^^Lessep6\' 
fìighi idi'Ga^ areaiia d^ mal occhio Tédoto. l'invié tl*^tatSlj 
plaMÉtìoo ^ ftoiiia', e peggio * quando ebbe reso giÙ8|iÉif^ 
twti ^ecri dì^bi^nrai^'Clija noi nqn'^eràvatno in anaisctiià- 
laiitàvniht credere eén ^naH^aimnas^o dr méfiBOgne. f^lAjigil) 
addtèimtte spalle. Gfi feeèr /dunque pressa intoitio|^ 
Fniiieesi diplomarci é dei molti agaiti sècoiidmi che 
e ^eplTano da Gaeta at •eatnpo,)^ pei* ìaénzb di notercc 
ian^p^ftffirano €ndiè venne lor fatto di spavi^tarioqiiasì'idha^ 
g1ì'lèssÌ9M> nelsiici in Roma ed egU non vi potesse pM^^ 
ch6iÌA.àpert0 pericolò della vita, Ch6' nna ial paiiut^':||K> 
entrate ìiéirossa lo confessa il dispaccio sattiméntoVato^ e ÉtÉi 
repentina dipartita. Presto però si riebbe da questo ingaoài»*, 
noi lo notiamo a lode del suo senno ed animo leale. Dal cttipj 
mandò messaggi airAssemblea Romana a spiegar meglio secati^, 
lui gli articoli delF accomodamento proposto e da noi riferiHi 
pagina 85. Circa le guarentigie che noi richiedevamo allaFnadi 
egli assicurava che il nostro territorio occupato dalla frandU 
armata non sarebbe invaso da altre truppe straniere. GuM* 
tigia in verità ammirabile, che noi avevamo dagli stessi AuslrilB» 
Spagnuoli e Napolitani che non lasciavano entrassero i Fnv* 
cesi nel territorio occupato da loro. Era questo un eamlntf* 
astutamente in fisica una questione meramente morale^ e eif 
fondevasi un dritto d'indipendenza politica con una leg^ge f in- 
compenetrabilità de' corpi ! Qual peso meritassero queste corf* 
derazioni del signore Lesseps ognuno di leggieri comprenda h 



(1) Risposta al Minisiero ed al Consiglio di Stato. 



93 
[uelli stessi messaggi asseriva non aver facoltà di agitare la 
[tiestione del papa, e frattanto chiedeva si accogUess^o dentro 
U»na le armi francesi, che alla fin fine miravano a rialzare il 
tivesciato soglio dei preti. Il suo linguaggio pieghevole ad ogni 
ateppretazione, come è sempre quello della diplomazia non sin-* 
«ra né franca, accresceva anzicchè scemare le diffidenze. Ap- 
lariva chiaro l'intento di temporeggiare, e noi e il ministero 
rancese eravamo entrambi ridotti ad aspettare la decisione fì-> 
lale dalla Francia ; perciocché ricorrevano le nuove elezioni, ed 
ITO la pluralità dei deputati fosse riuscita di uomini affezionati 
dia repubblicana costituzione di Francia la causa era vinta per 
ìoiy se in quella vece prevalevano di numero i partiti ostili a 
r^ubblica trionfava la politica del francese intervento e noi 
3ravam(» perduti. Quanto si adoperasse il ministero di Francia 
ìer ottenere dal suffragio universale un'Assemblea Legislativa 
ntf altro che repubblicana, é cosa di pubblica e scandalosa no* 
^rietà. 11 signore Leon Faucher non ebbe ribrezzo di calunniar 
^n dispacci telegrafici il nome di molti cittadini onorati desi- 
gnandoli per macchinatori di anarchia acciocché non fossero 
detti (i). In questo mezzo però volevasi pur tentare un colpo 
Umtro noi dal generale Oudinot, e forse ne aveva istigazioni e 
consiglio dal ministero di Francia. Qualunque fosse per riuscir 
^Assemblea egli pensava non potesse che approvarsi T occupa- 
done di Roma presentata come un fatto compiuto, e un risarei- 
Dallo deir onor militare offeso negli avvenimenti del trenta 
aprile. Dello stesso avviso erano gli altri generali, e tutti di 
^nserva insistevano perchè si troncassero le dimore e si cor- 
resse all'assalto. Laonde fu forza al signor Lesseps di radunarli 
I consiglio presso il generale in capo , esporre loro ogni cosa , 
lar lettura dei ricevuti dispacci, e dichiarare formalmente che 
ìgli intendeva d'opporsi ad ogni atto di ostilità contro Roma 
iBché non gli pervenivano ordini decisivi da Francia. Alcuni 
le' generali instavano doversi ad ogni costo entrar dentro Roma, 
lon occorrer guerra per farsi aprire le porle, bastare un solo 

(1) Dispaccio del 12 maggio 1849. 



DOCUMENTI 



VoL. II. — 23 MraoRiB Storiche. 



97 

redranno la nostra armata disposta ad agire, e più tarderanno. 
Grrazie alle condizioni da voi poste la quistione in luogo d'avan- 
are mi pare che vada indietro. 

» § 7®. Io protesto con tutta la forza dell'animo contro simili 
condizioni. Esse non solo importano il riconoscimento d'un go- 
verno cui la Repubblica ha formalmente dichiarato di non voler 
riconoscere, ma c'inducono altresì a dover stringere con lui 
alleanza offensiva e difensiva. Prima e grave infrazione degli 
ordini del nostro governò quali almeno io li conosco. 

» § 8^. Cosi procèdendo noi gittiamo un guanto di sfida non solo 
ille tre potenze che hanno dichiarato la guerra al governo di 
Roma, e sono appoggiate da tutta Europa, ma ancora ad una 
[lotenza superiore alle altre chiamata a partecipare in un modo 
importantissimo ai nostri interni destini, vuo' dire al papato, 
feconda e grave infrazione delle norme date dal governo della 
Repubblica, che non [ha dichiarato la guerra all'Austria, ma 
Fuole unicamente mettersi in istato di dare il convenevol peso 
ill'iniluenza francese nell'ulteriore composizione degli affari di 
Roma. 

» § 9<*. Unendovi ai nemici del Papa voi lo spingereste a forza 
e più che mai sotto Tinfluenza esclusiva deirAuslria. Or tale 
non è certamente lo scopo che dobbiam ottenere. 

» § iO=>. Vi pare egli che sia nel voto della Francia che noi 
stendiamo la mano ad un governo che ha cominciato dall'as- 
sassinio e non vede salute che nelle nostre intestine dis- 
cordie ? 

» E osservate bene che riconoscendo noi questo governo ci 
togliamo di sotto ai piedi il solo terreno su cui possiamo ancor 
K*eggere. Se questo governo ò da noi riconosciuto come nato 
iaJla libera volontà della nazione, noi non possiamo che soste- 
nerlo. Ora a noi non è permesso di adoperarci che alla sua 
-aduta, finché egli resta quello che è vale a dire l'opera d'una 
^azione composta in gran parte di stranieri. 

» § il". Voi tenete nell'inerzia l'armata (obliandola massima: 
n vis pacem para heìhim. Voi esponete l'armata all'indisciplina 
ì alle malattie. L'armala che anela di provar ciò che sa fare e 

VoL. II. — 7 Mi:morie Storu iìe. 



98 

vorrebbe accrescere una gloria di più alle tante del nome fran- 
cese, Tarmata è da voi condannata a capitolare 

> §12^. Mentre la nostra armata si sta inoperosa sotto le mura 
di Roma, gli Austriaci avanzano, e sotto la lor protezione il Papa 
potrebbe andar benissimo a Bologna a stabilire la sede ddla 
sua autorità. 

% sotto le mura di Roma , o dentro la città in possesso di 
alcuni posti che ci sarebbero conceduti per grazia, pare a voi 
che saremmo in condizione di tenere e agli Austriaci e al papa 
il linguaggio che si conviene alla Francia ? A fronte dei primi 
non ci resterebbe che ad usar la violenza, mezzo estremo che 
sarebbe del tutto ineffìcace a fronte del secondo. 

» § 13®. Le primarie Assemblee in paesi come sono cotesti non 
hanno la forza morale che possono avere presso di qoì (1), per- 
chè ognuno sa che in Italia le popolazioni sono incapaci d'espri- 
mere i loro voti in questa maniera. Se noi rimettiamo ad esse 
la sorte futura degli Stati Romani noi dichiariamo implicita- 
mente di non più riconoscere la sovranità del Papa dopo che 
abbiamo solennemente annunziato all'Europa che noi avremmo 
rispettate le divisioni territoriali ammesse dai trattati {ì). 

1» §14°. Io non mi spavento affatto dei tentativi dei missionarii 
protestanti. Essi possono fare scandalo, niente più. 

ìì» § 15°. Ancora una parola sul regno di Napoli. Voi Tesponete 
airinvasion delle bande lasciate libere dalla nostra inerzia. 

{V Si vede che raculozza diplomatica del signor de Raynevalnon 
sospettava nenmieno per sogno il colpo di Stato drl 2 dicembre, con- 
tro cui l'Assemblea di Francia non diede alcun segno della forza 
morale ch»^ qui le attribuisce. 

'2 Nella stossa dichiarazione fatta all'Europa dal famoso pr'>- 
granmia della Repubblica Francese scritta dal signor Lamartine. 
oltre l'ariicolo che prometteva di rispettare le divisioni territoriali, 
vi era anche quoll'altro di non impedire ai popoli di costituirsi m 
libertà come sanbbo lìnglio piaciuto a loro. Questo era l'articulo 
che faceva a proposito nel caso di Roma, non già quello dei lorri- 
torii. che il signor df Rayne^al sapeva benissimo non essersi alte- 
rato in nulla dalla Romana Roinibblica. 



99 
Credete forse che il governo della Repubblica voglia che rico- 
minci a Napoli Tagitazìone italiana di già soffocata al nord, al 
centro, ed in Sicilia ? . 

> § 16^. Ne ho dette abbastanza per provare come io parta 
afflitto da tutto il complesso della presente condizion delle 
cose. Io deplorerei al pari di voi che si aprisse al papato una 
via di sangue e dì rovine. Assolutamente non deve andar cosi 
la bisogna. Secondo me un'attitudine assai ferma dell'armata, 
un attacco che senz'altro danno salvo la caduta di poche vecchie 
smraglie ci avesse fatti padroni dei più alti quartieri di Roma, 
avrebbero deciso la popolazione a pronunciarsi in nostro favore... 
I nosb'i almeno occuperebbero una posizione forte, sana e qual 
si conviene al nostro nazionale orgoglio e alle esigenze della 
nostra politica. Tosto o tardi noi saremmo stati ricevuti senza 
condizioni; ogni cosa sarebbe stata rimessa alla nostra genero- 
sità ; e noi non avremmo a lottare, come accadrà senza meno se 
voi riusciste, contro obbligazioni impossibili a mantenersi, e tali 
che ci compromettono assai gravemente in faccia a tutta l'Europa. 

1 §17®. Io mi credo in obbligodi formalmente respingere d'aver 
|Arte alcuna in tutto ciò che si è fatto dopo il vostro arrivo. Nel 
tempo stesso però non voglio terminar la presente senza rendere 
omaggio al vostro zelo e alle vostre intenzioni, né senza pregarvi 
^ riconoscere in questa mia estrema franchezza non altro che 
ima prova di confidenza nel vostro carattere, e di quella ami- 
cizia che è già antica fra noi. 
» Aggradite ecc. » (1) 

XK. Le risposte che fece il signor Lesseps ci svelano in lui 
I-iHmìo che non dimenticava quanto gli era stato imposto dal 
governo di Francia, e nel paragrafo decimo terzo svela come egli 
fosse molto innanzi nell'arte delle diplomatiche fmzioni, perchè 
il dritto ohe et'li prometteva ai Romani di scegliersi il governo 
tJhe più sarebbe loro gradito, lo converte in quello di tornare 
^a obbedienza del papa. 

(1) Ma Mission ò Rome, Doc. 29. 



100 

(( Al quarlier generale 28 maggio. 

^§1' ; • ' 

» li signor de Ray nevai partendo da un punto di vista diffe- 
rente dal mio per ciò che spetta alla condotta da tenersi dal 
canto suo deve essere conseguente ai suoi principii come io sono 
stato ai mici. Le sue riserve fanno onore alla perspicacia del 
suo spirito eminentemente politico non che alla lealtà ereditari» 
del suo carattere. 

y> § 2". A me era dalle mie istruzioni prescritto di mettermi in 
pieno accordo coi signori D'Harcourt e di Rayneval in tutto ciò 
che non esigesse una risoluzione assolutamente immediata. Tutte 
le volte che il signor D'Harcourt è venuto al quartier generale 
io mi sono affrettato di andargli incontro non ostante le mie 
occupazioni continue e l'ho posto a parte non solamente di quanto 
io faceva, ma altresì di tutti i pensieri che dirigevano il mio 
operare. Nel tempo stesso io spediva al signor di Rayneval in 
Gaeta la copia de' miei primi dispacci al governo della Repub* 
blica, e mi sarei continuato di questo tenore se non l'avessi 
veduto con mio sommo gradimento arrivare al quartier generale. 
Ivi non gli ho mai nulla nascosto, assolutamente nulla ; gli ho 
fatto conoscere tutte le polenti cagioni pubbliche o scerete onde 
erano mossi i miei passi, ed egli ha dovuto convincersi che se 
noi eravamo necessariamente di opinioni diverse non per questo 
io cercava al par di lui di mantenere inlatto Tonore e salvare la 
lealtà del nostro paese. 

» Quanto al consultare anticipatamente i signori D'Harcourt 
e di Rayneval intorno ai singoli passi che giorno e notte e dVa 
in ora, di minuto in minuto richiedevano decisioni immediate 
e varie, essi ben viddero che ciò era impossibile ; lo stesso ge- 
neralo Oudinot elle era più direttamente in contatto con me non 
lo prete lido va. 

» S '^^ Gli antecedenti che in principio hanno diretto la ccnidolla 
del signor di Rayneval dovevano certamente da me esser presi 
in cousitlcnizione, ma non potevano allatto servirmi di regola 
invariabile; perciocclu3 da una parte il Santo Padre, che cprla- 
inetite più tardi riconoscerà di doversi interamente confidare a 



101 

noiy non ha mai fatto caso dei nostri consigli, ed ha seguito pa- 
reri del tutto opposti ai nostri, e la sua corte era divenuta una 
vera Coblenza da dove era stata perfettamente esclusa la Francia; 
dall'altra parte i fatti avvenuti dopo lo sbarco della spedizione 
francese a Civitavecchia avean per modo complicato la questione, 
che avea preso novello aspetto. Cosi il governo non potendo 
chiarirsi del vero stato delle cose l'otto maggio, giorno della 
mia partenza da Parigi, e all'indomani della seduta dell'Assem- 
Wea Nazionale del sette non potò darmi istruzioni precise e mi- 
nute. Egli m'aveva detto : voi vi adopererete esclusivamente ad 

entrare in relazione colle autorità e le popolazioni romane 

il vostro senno vi saprà regolare secondo le opportunità. 

» § 4®. Io ho tenuto informato il governo degli sforzi fatti per 
arrestare lo slancio dell'armata, slancio che fa la sua forza e la 
sua gloria, ma che non venendo moderato nelle circostanze at- 
tuali avrebbe prodotto una catastrofe senza rimedio, i cui risul- 
tati avrebbero, secondo la mia intima persuasione, distrutto ogni 
nostra influenza e secondato i disegni de' nostri interni ed 
«sterni nemici. 

» § 5°. lo mi sono proposto di cercare di discoprire la verità 
per dirla al governo e apparecchiare a lui i dati positjvi su cui 
prendere una risoluzione suprema quale io attendo con ansietà 
non minore del signor di Rayncval. 

» § 6<'. lo'non ho desiderato giammai che i Romani ci aprissero 
immediatamente le porte. Bisognava dar tempo di calmarsi alle 
passioni eccitate dagli avvenimenti del trenta aprile. Le condi- 
zioni che io aveva da principio proposte non erano accettabili, 
ed io sarei stato dolentissimo che fossero, massime quella che 
consisteva nell'attribuire il servizio militare della città alle 
nostre truppe di conserva con quelle di Roma. Il generale in 
capo ne faceva gran caso ; ma io ho sempre dichiarato di ri- 
guardarla come un pericolo, perchè ci metterebbe dentro que- 
stioni d'amministrazion romana più che noi non vogliamo, e ci 
farebbe parte dell'eredità dell'attuale potere esecutivo 

» § 7®. Nelle mie proposte non vi ha parola che indichi che io 
riconosco la Repubblica Romana, ed è ciò tanto vero che lo 



102 

stesso Mazzini le riguarda come inaccettabili, e perfettameate 
simili al primo proclama del generale Oudinot davanti a Civita- 
vecchia. Io sono stato incaricato di negoziare colle popolazio&i 
romane e colle autorità di Roma ; e questo ho fatto. Ho dunque 
obbedito alle istruzioni scritte del nostro governo. 

Ȥ8^.Con questa nostra condotta noi qui non gettiamo affatto 
il guanto di sGda alle tre potenze che hanno dichiarato guerra 
al governo dì Roma. Napoli ha creduto di dover procedere alla 
militare; noi non gli abljiamo affatto promesso di far marciare 
la nostra bandiera colla sua, e quando il signor generale Ou- 
dinot è stato obbligato dal signor conte di Ludolfa pronunciarsi, 
lo ha tolto da qualunque inganno a questo riguardo. H ministro 
degli affari esteri con dispaccio del dieci maggio ingiungeva al 
generale Oudinot di far dire ai Romani che noi non volevamo 
unirci coi Napoletani contro di loro. Non abbiam dunque noi sfi- 
dato Napoli, come non abbiamo nemmeno sfidato la Spagna, 
alla quale sono stato incaricato io stesso di dichiarare cheilsiio 
ambasciatore a Gaeta divideva a torto la sua causa dalla nostra, 
e che unendo contro noi i suoi consigli a quelli dell'Austria 
non serviva né agli interessi del papa né a quelli della Spagna. 
Quanto alFAuslria i suoi principii sono cosi lontani dai nostri 
che è assai diffìcile che noi possiamo andare giammai d'accordo; 
un'apparenza di amicizia non ce la renderebbe favorevole, e 
alienerebbe da noi per sempre le popolazioni romane. Bisogna j 
dunque decidersi, e se noi abbiamo una speranza di non aver 
guerra con lei, bisogna continuare come abbiamo cominciato 
salvo che richiedessero altro circostanze nuove ed impreviste, f 
bisogna ogni di più forte rendere la nostra posizione militare, e 
politica negli Stati Romani 

» gO**. Lungi dairunirci ai nemici del papa noi gli facciamo ve- 
dere al contrario che siamo la sola nazione simpatica alle 
popolazioni romane, la sola che possa in niodo giusto e liberale 
giovare gli interessi di lui ; e se in questo momento la sua po- 
tenza spirituale si trova ancor compromessa in Roma dagli er- 
rori de' suoi imprudenti amici come dall'odio de' suoi nemici, 
egli dovrà convincersi un giorno che sol noi gli potremo fare 



103 

le porte della Basilica di S. Pietro facendolo camminare 
ana via coperta di fiori. Comprenderà infine che ogni ac- 
jli verrebbe chiuso in quel giorno in cui per passare gli 
lisse calpestare una sola macchia di sangue, che fosse stato 
da lui. Amici sinceri di Sua Santità mi hanno dato animo 
3guire nella via tenuta fin qui, e l'hanno vivamente esor- 

non suscitarmi ostacoli 

IO*. Non è esatto il dire che la Repubblica Romana debba 
iere dell'assassinio del signor Rossi: si potrebbe egual- 
obbligar la nostra Repubblica del quarant'otto a rispon- 
ei delitti del novantatrè. La Romana Repubblica la quale 
sono incaricato di riconoscere, è succeduta per voto uni- 
5 al governo che era rimasto l'erede diretto dell'omicidio 
nor Rossi, ed è stata proclamata da un'Assemblea che 
'incarico di scegliere la forma di governo che più con- 
I. Questo è il fatto, io non debbo discuterne qui le con- 
ze. 

i^. Io non tolgo l'azione all'armata, ma fo tutti i miei sforzi 
il suo ardore ammirabile non la trascini fuori di vìa. 
rà ben meritato della patria temperando questo ardore 
?k meglio impiegato nel combattere i nemici dell'indi- 
za e della influenza della Francia che non nel far breccic 
;hie muraglie e nel distruggere per un error deplorabile 
3i monumenti del genio antico e del moderno, 
nio dispaccio no 6 indica come la nostra, armata si brava, 
plinata, si ben comandata può conservare la sua posizione, 
irla, migliorarla col cangiare accantonamento nel caso 
ma non ci avesse aperte le porte prima della stagion dello 

esto progetto in buona politica dovrebbe essere eseguito 
rno in cui un accomodamento venisse concluso tra i Ro- 
i Francesi : sarebbe cosi evitato ogni molesto contatto e 
remmo ritirarci a nostro bell'agio senz'alcun danno ap- 
rminata la nostra opera, e quando la Francia avesse bi- 
le' suoi soldati. Nel caso che avesse luogo un accotno- 
sarà oggetto di stipulazioni particolari una posizione 



104 

forte in città dove potesse sedere il quarticr generale colle forze 
necessarie a guardare la sua sicurezza, lo ho fatto vedere al 
signor di Rayneval sulla pianta di Roma il vantaggio che ci ver- 
rebbe dall'occupare sul monte Pincio una parte deirAccademà 
di Francia e tutte le adiacenze del magnifico convento della 
Trinità de' Monti ; le quali proprietà francesi formano un tutto 
di posizioni militari. La grande scala di Trinità de' Monti di- 
scendo nell'interno della città e fino al 1815 bastava che m 
uomo inseguito dalla giustizia mettesse il piede sul primo scalino 
perchè godesse della inviolabilità del territorio francese. Le 
religiose del Sacro Cuore che al presente vi riseggono, e che 
non sono che le pigionanti del governo francese hanno a RoM 
due altre bellissime proprietà dove riunirsi. 

»S i!^". 1 principali accantonamenti^ella nostra armata essendo 
stabiliti a Frascati, ad Albano e nei dintorni conosciuti sotto i 
il nome di campo d'Annibale noi conserveremmo libere comu- 
nicazioni coji (avitavecchia^ colla strada di Firenze, con queli 
di Bologna, con quella di Fiumicino per l'acque del Tevere o 
pel ponte già fatto apparecchiare dal generale Oudinot e noi 
avremmo una via di comunicazione più corta col mare pel portft 
d'Anzio (pori US Nerunis). 

» hi tal posizione meditala e studiata in questo momento dal 
signor generale di divisione Vaillant noi non potremmo essere 
considerali per gente che abbia perduto il suo tempo e sia ri- 
masta inoperosa. La marcia degli Austriaci non dovrà guari 
ispirarci timori. Oiianlo al sospetto di vedere il papa che vada 
a stabilir la sua sede sotto la protezione delTAustria in BoK»- 
gna città aperta ed indifesa io non lo credo fondato. 

» S IS**. Dichiarando alle popolazioni romane che non è da noi 
contrastato ad esse il diritto di scegliersi liberamente la forma 
del proprio governo, noi non diciamo in qual maniera questa 
libera scelta dovrà venir fatta; e se noi non agitiamo in questo 
momento le ([uestioni relative agli interessi del Santo Padre, è 
perclriì noi crediamo assai imprudente il farlo prima del leffl|W 
persuasi che siamo doversi solo sperare dal tempo un ritorno 
spontaneo di queste popolazioni verso di lui. Quanto ad un 



105 

itorno forzato; ognun vede che non sarebbe durevole ove non 
venisse continuamente sostenuto dalla violenza che l'avesse im- 
M>sto. 

» §14°. Io ho veduto dappresso in Roma le tramede' prote- 
stanti (1), il pericolo esiste. Forse non sarebbe che passeggero 
ssposto come è a indebolirsi o a scomparire appena mancasse 
loro l'appoggio su cui oggi essi contano. Ma siccome alla fin fine 
noi abbiamo che fare colla condizione presente delle cose e 
non colla passata o l'avvenire bisogna ben combattere e rove- 
sciare gli elementi contrarii che ci si oppongono. 

> § 15^. Non è vero che noi esponiamo il reame di Napoli al- 
l'invasione delle bande di Garibaldi; si l'espongono col loro mal- 
vagio contegno le truppe napolitane che si sono imprudente- 
mente avanzate negli Stati Romani 

» § 16°. Io credo aver dimostrato in tutta la mia corrispon- 
denza col ministero che nello stato attuale delle cose un at- 
tacco contro Roma sarebbe stato causa d'infiniti disastri, e 
senza scopo.... 

)» §17°. Io assumo senza esitare di rispondere su quanto si sta 
facendo davanti a Roma; io non domando a persona che entri 
mallevadore con me ed io fo omaggio al signor di llayneval ben- 
ché nell'espormi le sue idee attinte alla stessa sorgente patriolica 
delle mìe, palesi convinzioni differenti, lo lo ringrazio della sua 
franchezza che risponde perfettamente alla mia, non che della 
sua amicizia sincera al pari di quella che io ho per lui » (2). 

XX. Durante simili contese fra i diplomatici di Francia cre- 
sceva l'impazienza nell'armata risoluta di attaccar Roma. Il ge- 
nerale Oudinot dopo avere il di !28 passato in rassegna i die- 
cimila uomini che gli erano arrivati di fresco, pensò spedire 
^n uUiìmtum, e se ne incaricò il signore Lesseps, che nel di 

■ 

(1) La Repubblica Romana non si è mai e poi mai sognato di si- 
mili trame, di cui ninno in Roma ha mai sentito a parlare in quel 
tempo. 

(2) Ma Mission a Rome, Doc. 29. 



406 

seguente per mezzo del signor Le Due segretario suo partico- 
lare il fece tenere all'Assemblea Romana, ai suoi Commissiri, 
al Municipio, ed al Triumvirato. 

« Il sottoscritto Ferdinando di Lesseps inviato straordinam 
e ministro plenipotenziario della Repubblica Francese in mis- 
sione a Roma: 

» Considerando che la marcia dell'armata austrìaca n^ 
Stati Romani cangia la condizione rispettiva dell'armata fran- 
cese e delle truppe romane; 

yi Considerando che gli Austriaci avanzandosi su Roma po- 
trebbero impadronirsi di posizioni da cui minacciare TarmaU 
francese ; 

. » Considerando che la prolungazione dello statu quo al qiùk] 
aveva consentito contro domanda il signor generale in capi 
Oudinot di Reggio potrebbe tornar pregiudizievole airarmalt 
francese ; 

» Considerando che dopo l'ultima nota spedita al Triumvirato 
sotto la data del ^2^ di questo mese non ha ricevuto altra corno* 
nicazione di sorla ; 

» Invita le autorità i^. l'Assemblea Costituente Romana a di- 
chiararsi sopra i seguenti articoli : 

Art. 1". I Romani richieggono la prolezione della Repab- 
blica Francese; 

Art. :2". La Francia non contrasta punto alle popolazioai 
romane il drillo di risolversi liberamente ad abbracciare quelb 
forma di governo che loro piacerà ; 

Art. 3^, L'armata francese verrà accolta dai Romani come 
un'armata amica. Essa prenderà gli accantonamenti che giudi- 
cherà convenevoli sia per difendere il paese, sia per provve- 
dere alla sanità delle truppe. Essa non si immischierà per nulli 
nell'imiministrazione del paese ; 

Art. 4-". La Repubblica Francese guarentisce contro opù 
invasione straniera il territorio occupato dalle sue truppe. 

» Dopo ciò il sottoscritto d'accordo col signor generale in cjp* 
Oudinot di Reggio dichiara che non venendo i suddetti arti- 



107 

oli immediatamente accettati, egli terrà la sua miseione per 
«minata, è l'armata francese resterà in piena libertà di azione. 

» Dal quartier generale dell'armata francese, Villa Santucci^ 

29 maggio 1849. 

y> Ferdinando de Lesseps 
» OuDiNOT DI Reggio « (1). 

Si dava termine a rispondere ventiquattro ore, cosi disse il 
gnore Le Due, che spiravano alla mezzanotte del 30. Si lesse 
slla mattina questo uUimatum nella pubblica seduta dell'As- 
^mblea straordinariamente convocata. Il deputato Andreini 
i8se che le proposizioni del Lesseps essendo uguali alle ante- 
^enti non cambiavano per nulla lo stato della questione, e 
apciò pensava si dovessero con le altre rimettere al Triumvi- 
ro. La quale sentenza sosteneva ancora il deputato Audinot 
n ben ragionati argomenti. « La nota di cui vi è stata data 
lettura, ei sclamava, non cangia in nulla la nostra posizione, 
non deve in nulla cangiare la nostra politica. Là nostra poli- 
tica è la politica della verità, senza ambagi, senza le difficoltà 
della diplomazia; la nostra politica dev'esser qui quella del 
diritto e quella della giustizia; noi dobbìam mantenere Con 
fermezza tutto ciò che abbiamo fatto e detto fin qui sempre con 
quella volontà, con quel desiderio di conciliazione che ci deve 
unire ad una nazione colla quale fra poco dovremo uniti pu- 
gnare, e fra non molto combattere i nemici comuni. Quindi, o 

colleghi la nostra politica ci è stata tracciata, ed è stata qui 

applaudita nella nota del 25 corrente mandata dai Triumviri 
^ ministro Lesseps, quindi io sono d'avviso che mostrando 
come noi mantenendo piena, intera quella fiducia nei Trium- 
wi, che hanno saputo si bene meritare, noi incombenziamo i 
medesimi di sollecitare le trattative colla maggiore speditezza 
c«l ministro francese, onde queste possano portare un risul- 
tato che^ per quanto sia l'apparenKa oggi contraria, credo che 
noi sicuramente potremo ottenere. ^ I deputati quindi fermi 

il) Ma Mission a Rome, Lesseps, Doc. 45. 



108 

rimanendo nelle deliberazioni già prese di resistere se atUc- 
catiy rimisero al Triumvirato la cura del rispondere', avrisudo 
però per mezzo del lor Presidente lo stesso Lesseps di qiesta 
determinazione. Anche il Municipio Romano aveva già nel me- 
desimo senso risposto. 

I Commissari dell'Assemblea non avendo facoltà di tratUn 
ma come abbiam detto di riferire non dovean nulla rispondeie 
e non risposero. 

II Triuipvirato che in tutto il corso delle trattative col minisln 
francese aveva usato sempre un linguaggio franco e leale noi 
mancò a se stesso anche questa volta. Pur troppo a' nostri dia 
è voluto fare della diplomazia un' arte d'intrigo, che debba v 
volgere d'infingimenti il vero, e parlando giustizia tesserei] 
ganni. Né forse l'ultima cagione è questa della difQdenza in 
l'hanno i popoli. Scriveva dunque a quell'inviato che aii 
esaminata la dichiarazione spedita alle autorità romane a^ 
creduto farvi alcune modificazioni che riguardavano più la f( 
che il fondo della questione: intorno a queste varianti, oTe 
tempo l'avesse comportato, avrebbe dato schiarimenti: del 
essere esse richieste non solamente dalla qualità del mai 
che aveva dall'Assemblea, ma ancora dal voto esplicito della po- 
polazione fuori del quale non vi potrebbe essere convenàoM 
definitiva ed efficace: in ultimo confidarsi nella lealtà di lui cte 
aveva presa tanta parte e vivissima alle sorti di lioma (lì. 



(( Roma 30 maggio 18-iU. 

» Art. 1^. I llomani pieni di fede oggi come sempre ncll'aBBi" 
cizia e nel fraterno appoggio della Repubblica Francese doiMfrj 
dano che cessino perfino le apparenze d'ostilità, e si torni a quelbj 
relazioni amichevoli che debbon essere la dimostrazione di qw 
fraterno appoggio. 

» Art. 2^. I Romani hanno per guarentigia de' loro dritti po«-j 
tici l'articolo quinto della Costituzione Francese. 

* Art. 3°. L'armata francese verrà dai Romani riifuardata p*J 



1) Ma Mission a Rome, Doc. 31. 



109 

ica e accolta per tale. Essa prenderà d'accordo col governo della 
[mbblìca Romana gli accantonamenti che le convengono si per 
lifesa del paese come pel ben essere in salute delle sue truppe, 
ia non s' ingerirà per nulla nelF amministrazione del paese. 
ì Roma è sacra pe' suoi amici come pe' suoi nemici. Essa non 
ra negli accantonamenti che saranno scelti dalle truppe fran- 
i. La sua brava popolazione ne è la miglior salvaguardia. 
> ART.4f<>. La Repubblica Francese terrà lontana ogni invasione 
inìera dai territori occupali dalle Sue truppe (1). » 

(XI. Avute che ebbe il signor Lesseps queste carte sperò si po- 
sero comporre le cose solo togliendo dal progetto l'articolo so- 
ldo come quello che ricordava ai Francesi un dovere che non po- 
àno aver mai dimenticato stando nella stessa loro Costituzione, 
olo modificando non mai la sostanza, ma le forme del mede- 
IO in qualche altra parte. Riunendole pertanto alle lettere del 
nicipio e della Assemblea consegnolle al signor Espivent aiu- 
to di campo del generale in capo , perchè le trasmettesse al 
lerale Oudinot con un suo memorandum. Diceva egli qui non 
er separare la sua dall' azion del generale, e poiché gli era 
scilo di vincere gli ostacoli che impedivano ai Romani ditrom- 
tndere le intenzioni benevole della Francese Repubblica, non 
ebbe indugiato a sottoscrivere il progetto dei Triumviri salvo 
oppressione dell'articolo secondo, e poche altre modificazioni: 
librargli essere per tal modo mantenuto l'onor dell'armata e 
odala la francese influenza in Italia. Il generale Oudinot 
pinse tosto indietro cotesto carte al signor Lesseps signifi- 
idogli che più tardi si adunavano i generali in consiglio, e 
avrebbero allora parlato. Alle quattro infatti dello stesso giorno 
signor Lesseps diede lettura di questi documenti ai Generali 
:inati, manifestò la mancanza d'ordini positivi per parte del 
wrno di Francia, e richiamò l'attenzione sul pericolo di pre- 
aitare in tal frangente una deliberazione. Gli rispose assai dura- 
^iite il generale Oudinot che avea già stabilito di marciare su 

1) Ma Mission à Rome, Doc. 51. 



140 

Roma; vi si oppose con forza il signore Lesseps ed appdbssi 
alla sua qualità di Plenipotenziario. La risoluzione però delfoie- 
rale era presa e le truppe sulle mosse per occupare posi&oiìi 
benché non concesse dalla sospensione d'armi che tuttavia doravL 
Ne parlò sdegnato la notte col generale il Lesseps, che veden 
mal9 fede in quel muover di truppe : e gli riusci dopo calonM 
diverbio ottenere si rivocasse l'ordine già dato agli avamposti.fi 
attaccare; era però già stato proditoriamente invaso ed occupito 
Monte Mario. A tranquillare gli animi de' Romani perchè nona 
allarmassero agli inaspettati movimenti ostili de' Francesi, il sigùri 
Lesseps scrisse al nostro governo che non contro noi ma etani, 
diretti contro le altre armate nemiche a Roma, che da noi 
lontane potean anche di colpo apparire presso le mura. Si 
spiegazioni ebbe cuore di dare anche a voce ai Triumviri la miri 
lina seguente che venne in Roma. Si ammirò da noi la 
ohez^a del mentire e si tacque. 

In quella mattina istessa il triumviro Saffi richiese all'Asse) 
si raccogliesse in comitato segreto che le avrebbe comuniealo 
che erano le trattative. Terminata la comunicazione si riapri 
pubblica seduta e fu letto il seguente accordo da proporre M 
accettazione dell' invialo francese. 

Art. 1®. Alle popolazioni degli Stati Romani è assicurato Taf* 
poggio della Francia. L'armata francese è riguardata come i«' 
armata amica, la quale concorre a difendere il loro territerio. 

Art. 2®. D'accordo col romano governo e senza nulla iimDK 
schiarsi nella amministrazione del paese 1' armata francese a 
acquartiererà fuori le mura in luoghi proprii alla difesa del pie» 
e alla sanità delle truppe. 

Le comunicazioni saranno libere. 

Art. 3°. La Francese Repubblica assicura da qualunque in^ 
sione straniera i territorii occupali dalle sue truppe. 

Art. 4". S' intende che la presente convenzione dovrà 
sottomessa alla ratifica della Francese Repubblica. 

Art. 5°. In nessun caso la presente convenzione potrà consi- 
derarsi di niuu effetto se non dopo quindici giorni dalla coma- 
nicazione officiale di non essere stata ratificata. 



353 

DOCUMENTO LXXVI 

Rome, 30 avril 1849. 
Monsieur ! 

Le Gouvernement Romain m*avait accordé hier un sauf-conduit 
pour une des personnes attachées à Tambassade. l'insiste pour qu'il 
me soit enfin délivré. Dans le cas contraire, je croirai nécessaire de 
me retirer avec tout le personnel de l'ambassade, comme cela se 
pratique lorsqu'il y a guerre ouverte entro deux pays. 

La responsabili té de ce départ retomberak toute entière sur vous. 

P. DE FORBIN JaNSO^C. 

Monsieur le general Avezzana ministre de la guerre. 



DOCUMENTO LXXVII. 

Monsieur ! . 

Veuillez bien reraettre à M. le Chanchelier de l'ambassade le sauf- 
conduit coUectif pour M. de Forbin Janson, de Belcastel, Isambert, 
de Cerando, composant l'ambassade de la République Francaise à 
Rome. 

P. DE FoRBiN Janson. 



DOCUMENTO LXXVIII. 

Il signor de Forbin Janson mandò il quattro maggio la sua 
protesta al Triumvirato, il quale rispose con la seguente lettera : 

Rome, 4 mai 1849. 

Le Triumvirat vient de recevoir la protestation en date d'aujour- 
d'hui que vous venezde lui adresser. Il est surpris de la recevoir 
après la conversation toute pacifique qui a eu lieu hier soir entre 
lious et un membro de l'ambassade. 

Rome n'a jamais fait la guerre à la France : attaquée, elle s'est 
défendue. Elle le ferait encore si elle était de nouveau attaquée. Et 
sa conduite, nous osons le dire, a été d'un bout à Tautre non seule- 
ment honorable, mais généreuse et empreinte de cette profonde sym- 

ToL. n. >-> 23 Mbvobib Storicbi. 



112 

Nel mezzo delle trattative col romano governo aveva egli ii 
sato l'esercito di nuovi battaglioni, e munitolo di quanto è 
sario ad opere di assedio e dì assalto, né mai si curò dì risp 
ai moltiplicati messaggi del signore Lesseps che in tutto il 
che egli trattò con noi non si rimase mai di scrivere chi< 
istruzioni. Tanto è vero che Y invio di quel diplomatico a 
non fu pel gabinetto di Francia mai altro che un buon i 
a temporeggiare. La sola lettera che gli diresse il minislr 
affari esteri in data del 25 maggio (1) non arrivò che d 
sua partenza per Francia, e siccome è stata da lui pubi 
e sempre meglio ci svela quanto sia vero che il governo fr 
mirava ad ingannarci e nulla più, ci crediamo in dovere 
citarne qualche brano in conferma sempre maggiore del gi 
che abbiam già volte manifestato intorno questa commedia 
malica del signore Lesseps. — « Noi abbiamo (scriveva il 
» ministro degli affari esteri) costantemente dichi:)rato « 
» Francia non riconosceva la Repubblica Romana; da 
> governo del S. Padre non aveva mai agli occhi nostri e 
» d*essere il governo romano, y> Entrando quindi il minìs 
esaminare il primo progetto di convenzione che gli aveva 
dato il signore Lesseps ed è quello stesso che non fu dalla 
Assemblea accettalo, il ministro si arresta al 3** articolc 
investiva le popolazioni del dritto di votare la scella del gc 
che fosse dì lor comune gradimento giudicandolo non am 
bile come quello che tendeva ce a consecrare in qualche 
» il governo attuale di Roma riconoscendo in lui la face 
» presiedere allo stabilimento d'un governo definitivo che sa 
» creato senza che vi prendesse alcuna parte Tazionc del 
») Padre. ^> Codeste parole uscivano di penna a coloro chea 
le tante volle ripetuto dalla tribuna di Francia non voleri 
mai imporre forma veruna di governo ai Rommi, ma last 
libera la scolta alle popolazioni. E codeste parole ri fanno 
a conchindoro di bel nuovo che il governo Irancese è r 
premeditato assassinio contro la libertà di Roma; percic 

.1' Ma }fisslon a lìoim:. iJut.*. ;^9. 



il3 

3a come. fosse da noi generalmente esecrato il clericale domi- 
sapeva che il suffragio universale nuovamente interpellato 
ivrebbe di fermo nuovamente respinto. E pure simulava di 
jr ricorrere a questa prova, e lo prometteva nell'Assemblea 
''rancia, e lo faceva promettere alla nostra dal signore Les- 
§ fìnchè gli fu necessario fìngere intenzioni che mai non 
e per guadagnar tempo ; ma appena potè contare sulla pin- 
ta dei voti nella nuova Assemblea gittò la maschera, parlò 
;uaggio non più di riconciliazione al suo Plenipotenziario , 
pretto papale e pochi di prima di richiamarlo scrissegli in 
nini che facevano chiaramente comprendere non riconoscersi 
Francia altro sovrano di Roma che il papa. Vengano dopo 
a lodarci i Francesi la loro lealtà e onestà nazionale ; quasi 
\ non fosse da loro frequente lo scandalo di uomini che saliti 
)otere mentiscono senza rimorso nel cospetto della nazione 
i tutta Europa. Ciò non toglie che anche fra loro non v'abbia 
ìpre uomini intemerati che hanno il coraggio dì osteggiar 
nenzogna e sostener la giustizia. Di cosi forte animo furono 
ersi membri della nuova Assemblea tra cui ricorderemo sin- 
armente gli Arago, i Cremieux, i Bac, Michele de Bourges i 
di interpellarono francamente il ministèro nelle prime sedute 
sette e del nove giugno sul come andassero le bisogne dltalia. 
ninistero coH'arti usate si schermi dal mai rispondere fìnchè 
1 venne punto e spinto a parlare dalle animose interpellanze 
Ledru-Rollin. Allora il signore Odilon Barrot accampò tutta 
sua avvocatesca facondia, e schivando la questìon principale 
subito richiamo da Roma del signore Lesseps si distese in 
igo ragionamento sulle proposte da quell'inviato fatte al nostro 
remo, ed esagerò con ampollosa retlorica le concessioni da 
dette eccessive che noi chiedevamo col nostro uUimaium alla 
mcia. Uscì poi favellando con calore energumeno della dignità 
ipe§a della grande nazione, e della romana burbanza nel pro- 
are alla guerra l'armata francese. Menti per la gola asseve- 
ido che il generale Oudinot avea ricusato di sottoscrivere il 
tro ultimatum por ordine del ministero, che ingiungendo coi 
i dispacci del ventinove maggio al signor Lesseps che par- 

VOL. lì. — 8 MCMORTK StOKICHB. 



114 

tìsse e al generale Oudinot che attaccasse non poteva senz'esser 
profeta avere alcun sentore di un atto conchiuso il trcn(uno.E^ 
intanto da oratore intrepido citò quell'atto per giustificare Tui- 
tecedente richiamo dell' Inviato da Roma e l'ordine di attacco al 
generale Oudinot. Cosi tutto il fracasso di quel Barottiano discorse 
dilegua qual vano suono per l'aria innanzi alla innegabile veritii 
dei fatti e delle date. Ma ^li uni e le altre erano ancor poco noli 
alla Francia, ed il ministro confondendoli astutamente insieme 
parve aver ragione mentre avea torto e quasi per compimento 
del suo trionfo aggiunse il sacrificio e lo scherno dell'infelice 
Lesseps traendolo senza prima udirlo, con decreto del nove giu- 
gno, innanzi il tribunale del Consiglio di Stato. 

Giunto egli da Roma a Parigi in quattro giorni e tre ore amie 
tre volle all'Eliseo senza essere mai ricevuto dal principe Pre- 
sidente: gli veniva sempre risposto non volerlo vedere se noi 
dopo aver letto ì suoi dispacci, al che fare gli era fin là mancate 
il tempo. Andò al ministero degli affari esteri ed ebbe la stesa 
risposta dal signore Toc ville: in breve niun de' ministri nèh 
ascoltò né lo vide e parea che tutti temessero di prendoe 
direttamente informazioni da lui. Condizione durissima d'n 
accusato che non trova con cui difendersi. Gli fu forza ricorrcrt 
al ministero della stampa e pubblicò una Memoria dove al Con- 
siglio di Stato esponeva i fatti e le ragioni e i documenti delli 
sua diplomatica condotta verso il governo di Roma. Dalla lettera 
di quel libro si raccoglie che molto egli affidavasi alle dichia- 
razioni fatte dal ministero nella seduta del sette maggio alla 
Costituente, e pigliandole per commento e compimento delle islre- 
zioni offieialmente a lui date uniformava a quelle, per quante 
gli era concesso, il suo procedere. Ma il Consiglio di Slato noi 
tenne alcun caso di simili osservazioni bastevoli a giustiflcare 
l'onestà d'un privato non mai l'innocenza d'un diplomatico, che 
come invialo e commissario di chi lo manda non può oltrepassar 
d'un pelo il suo mandato, e tutto che è fuori di quello è anche 
fuori de' suoi doveri. Per quanto dunque avesse egli dritto si 
riconoscesse la sua rettitudine d'intenzione e d'operare, non si 
poteva giammai assolvere dall'essere passato al di là dei termini 



115 

cbe gli €rano stati prefissi. Ebbe dunque dal Consiglio di .Siato 
guai giudizio che si poteva aspettare, e fu sentenziato che egli 
avesse oltrepassali i suoi poteri (1). 

Inchinevoli come noi siamo per ìntimo convincimento dell'animo 
ad anunettere nel signore Lesseps tutta la buona fede d'un uomo 
onorato siamo dolenti di non poterlo scusare di avere dal suo 
(governo accettato una missione di riuscimento impossibile. Non 
mancante cerUimente d'ingegno qual egli è doveva dal solo con- 
fronto delle istruzioni officiali che gli venivano date colle dichia- 
razioni ministeriali della tribuna accorgersi che non si voleva 
di lui fare un inviato che dovesse trattare seriamente la queslicn 
lomana per condurla a un termine che essendo conforme alla 
fiustizia rispondesse nel tempo stesso alPonor della Francia; ma 
solamente voleasi di lui servire come d'istrumento ad una delle 
due ingannare i Romani persuadendoli a ricevere senza resi- 
stenza Tarmata francese in Roma, o non riuscendo, a tenerli a 
iMida per guadagnar tempo finché le nuove elezioni imminenti 
non creassero un'Assemblea meno ostile ai progetti del ministero, 
che erano quegli stessi della Spagna, di Napoli e dell'Austria di 
nnettere cioè in seggio i profughi di Gaeta. Or si Tuna che Taltra 
«B queste incumbenze mal potevano accettarsi giammai da un 

(1) Se la sentenza del Consiglio di Stato fu giusta, però la con- 
'«iotta del ministero fu veramente biasimevole. Salvatemi daW esser 
Jposto seriamente in accusa j diceva Odilon Barrot r8 maggio al Les- 
seps nelFinviarlo a Roma; ed il 29 dello stesso mese, nel giorno in 
coi il gabinetto si credè esonerato dagli impegni contratti coli' As- 
semblea Costituente, non esitò di richiamarlo. Il 9 giugno, giorno in 
'«tti la notizia del nuovo attacco contro Roma aveva irritato tutti i 
Ituoni, giorno in cui il ministero era chiamato a render conto di tutte 
le sue menzogne, per un vile sotterfugio, per cercar materia a di- 
^a, decretò il giudizio del Lesseps. In quei tempo un altro agente 
Mancese, il signor Laprédour, trovavasi nella medesima situazione 
^ Lesseps per un trattato con Rosas, eppure il governo non lo mo- 
lestò. Il giudizio stesso del Lesseps, pochi giorni dopo passata quella 
Imrrasca, evitato quel pericolo pel ministero, era già dimenticalo, e 
non sarebbe stato forse recato a termine, se l'accusato pel suo onore 
4I0Q ne avesse sollecitato la fine. 



il6 

vero uomo d'onore. Se le apprendesse o no noi non vogfimo 
ricercare, certo è che venuto a Roma e conosciute cogli occki 
suoi come erano le cose o non volle o non ebbe cuore di restrÌD^ 
gersi alle sue istruzioni officiali, e amò più presto di regohra 
colle dichiarazioni liberali che aveva egli stesso udito pronus- 
ciarsi dal labbro dei ministri in pubblica assemblea. S'ingaonè j 
pel suo proprio interesse, ma può consolarsi di tale inganno perdio 
finalmente gli ha salvato Tonore. Le proposte d'accomodt- 
mento non ci garbarono mai gran fatto e siamo lieti che boi 
venissero accolte: poiché andiam persuasi che ove il generile 
Oudlnot ed il ministero le avessero accettate noi ci davamo ami 
e piedi legati in balia deTrancesi. Nell'assenza delle nostre troff» 
in soccorso di Ancona essi sarebbero entrati improvviso in dttk 
e poscia provocata una dimostrazione qualunque anche 
sima di fanciulli e di frati ci avrebbero imposto il reggaan^ 
de' chierici come desiderio universale. Ricordiamo le guerre i 
Spagna , ed avevamo poi avuto già tante prove di slealtà dal e^ 
mandante la spedizione e dal ministero che in verità non si polen 
affatto contare sull'osservanza fedele di quella convenzione A' 
bastanza vaga in se stessa ed incerta. Diremo quindi cheqtfB^ 
proposte ne traditrici nò perfide nelle intenzioni del Lesseps. 
tali sarebbero riuscite per noi se fossero state ratificate, cotw 
sempre diremo che ebbe torto di accettare un mandalo cheiTen 
del misterioso e del coperto, nò lasciava speranze di alcune»»^ 
onorato. Servire i governi iu tutto e ciecamente e ad ogni coste 
sarà legge santissima pei diplomatici , per noi sarà sempre ©*' 
quissima. 



■ J; 









LIBRO NONO. 



Sommarlo. 

Tento delle altre tre potenze — Il re di Napoli è il primo a 
irciare ai confini del regno — Cattura di alcuni nostri ufficiali 
Minacce e rappresaglie scambievoli — Restituziene de' prigio- 
m — L'armata borbonica il 23 aprile entra nello Stato Romano — 
oclama del generale Winspeare — Prospetto dell'armata napo- 
ma — II' generale Garibaldi va ad occupare Palestrina — Il 
nerale Lanza è spedito contro di lui — Attacco di Palestrina — I 
poletani respinti — 11 general Garibaldi è richiamato in Roma 
Ripresa delle ostilità — Il generale in capo Roselli muove con- 
> l'esercito napolitano concentrato a Velletri — Idea del generale 
»selli — Ritardo delle vettovaglie — Il general Garibaldi col- 
vanguardia sotto Velletri — 1 Napoletani l'attaccano e sono 
jpinti — 11 corpo d'armata romana giunge sul luogo — Ricono- 
3nze — I Napoletani continuano il fuoco dalle mura — Ritirata 
'medesimi da Velletri — Imboscata del colonnello Marchetti — 
Romani occupano Velletri — Relazione del cap. d'Ambrosio 
ugiardata — 1 borbonici ripassano i confini — Garibaldi entra 
l regno di Napoli — È richiamato a Roma — Paure e precau- 
>ni posteriori del re Ferdinando — Ostilità cogli Austriaci — 
Prima occupazione di Ferrara del maresciallo Haynau — So- 
nda occupazione del generale Turn Taxis — Il Consiglio muni- 
tale di Ferrara — Proclama del maresciallo Wimpffen — Attacco 
Bologna e resistenza — Sortita — Morte del colonnello Roldrini 
Armistizio di dodici ore — Proclama di monsignor Redini , e 
"ìlazione de' cittadini — Ripresa delle ostilità — Nuova tregua — 
usa vera di queste tregue — Rinuncia del preside — Secondo 
sciama del Wimpffen — Sortita de' Rolognesi respinta — Arrivo 
campo del generale Gorkowski — Rombardamento — Incendii 
Duputazione al campo — Capitolazione di Rologna — Marcia 
&U Austriaci contro Ancona — Dispaccio del Wimpffen al Pre- 
^e, e risposta di questi — Proposta del vice ammiragUo francese 



ii8 

respinta — Ànconp bloccata da terra e da mare — Resistema con- 
tinuata — Occupazione del borgo Santa Margherita — Assalto a 
monte Gardeto respinto — Il principe Lichteinstein giunge diBa 
Toscana con rinforzi — Incendio della polveriera ed altri danm- 
Lettera del Cardinale arcivescovo al maresciallo — Superba ri- 
sposta — Deputazione duramente ricevuta — Intimazione dire» 
— Capitolazione di quella città — Parole di Pio IX nel ricevere 
le chiavi d'Ancona — Gli Spagnuoli — Scopo vero delle prati- 
che di Martinez della Rosa per la spedizione spagnuola — Parole 
ingiuriose contro gli Italiani del signor Benavides deputato alle 
Cortes — Risposta — Il comandante della corvetta Massartéot 
Fiumicino — Suo proclama — Arrivo degli Spagnuoli a Gaeta - 
Rassegna delle truppe presente e benedicente il Pontefice — Pro- 
spetto delle truppe — Marcie e dimora delle medesime nello Stati 
Romano — Partenza — Condotta di quei soldati. 

1. Benché scopo principale di queste Memorie sia V interv^ 
francese nella rivoluzione di Roma non possiamo omettere di fiat 
eziandio parola delle altre armate cattoliche le quali vi sMntrih 
misero, e la nostra condizion peggiorarono. Già notammo aei 
libro secondo le coperte pratiche della c'erical corte di Gaeta per 
aprirsi un varco a ritornare sul suo rovescialo trono non perri* 
conciliative ma colla violenza delle armi straniere. Là dicemiDO 
come ella di consenso di tutte le. potenze cattoliche o non catto- 
liche d'Europa, dall'Inghilterra e dal Piemonte in fuori, ebbe 
imploralo l'aiuto specialmente dell'Austria, della Francia, dell* 
Spagna e di Napoli. Là ricordammo gli indugi che ella di mal 
animo soffriva, ma imperiosamente si frapponevano al chiesto 
intervento dalle proteste del Piemonte, dalle trattative volute 
prima tentar dalla Francia, e dagli interessi dell'Austria minac- 
ciala da nuova guerra d'Italia. Il re paladino che mosse prinM 
alle offese come più premuroso di presto soffocare i semi di libertà 
che fatti forti a Roma non potevano non invadere anche tosto il 
regno, fu il Borbone di Napoli. Chiamò corpi di truppe da diva* 
punti e li pose a guardar le frontiere de' nostri Stati con ofdii^ 
dì tenersi pronti a marciare al primo appello. Il romano goreti* 
già da lunga pezza insospettito d'una invasi^n napolitana, cte 



1 



i"k 



ii9 

ler YÌdnanza dì luogo e aperta ostilità di principii poteva da un 
Domento all'altro succedere tenea guarniti in linea prolungata 
^sottile i confini dalle foci del Tronto a Terracina, e questo tyito 
^rpagliamento di forze per noi che non ne avevamo moltissime 
'Q danno incredìbile perchè ci tolse di potere istruire e discipli- 
tòro alle manovre del campo i soldati, e più d' una fiata non man- 
cando valore ci venne meno Tarte e la perizia di guerra. I regi 
tacevano spesse riconoscenze, opera di millanteria e jattanza perchè 
senza scopo e senza pericolo. Lo ste>so re Ferdinando sul battello 
Hapore il Vesuviow